CASO DE ANGELIS, LA FUGA DI MELONI CHE TACE MENTRE FORZA ITALIA SI DISSOCIA
SCREZI INTERNI IN FDI E LA MELONI NON HA NEANCHE IL CORAGGIO DI PRENDERE POSIZIONE
Basta la parziale retromarcia, sono sufficienti le scuse. Almeno finché calano le tenebre sui palazzi di un esecutivo che va in ferie. Giorgia Meloni è “delusa”, per usare le parole del governatore del Lazio Francesco Rocca, ma non affonda il colpo, si ferma davanti al fatto che Marcello De Angelis – l’ex estremista nero che ha “scagionato” Mambro, Fioravanti e Ciavardini condannati per la strage di Bologna – non intende dimettersi dall’incarico di capo della comunicazione della Regione Lazio.
La linea della premier resta la stessa: «Non è una vicenda che riguarda il capo del governo né il partito, De Angelis non è neppure iscritto a Fratelli d’Italia. È un caso che riguarda la Regione Lazio», dice un dirigente di primo piano di via della Scrofa. E poco conta se le esternazioni di De Angelis, che ricopre un incarico pubblico, hanno avuto un’eco nazionale, ribaltano una verità acclarata dalle sentenze, vanno contro il riconoscimento di una matrice neofascista dell’eccidio che anche il capo dello Stato Sergio Mattarella ha voluto qualche giorno fa ribadire.
La posizione è quella che FdI ha dettato attraverso “Ore otto”, il mattinale del partito: il coinvolgimento degli ex membri del Nar non è da mettere almeno pubblicamente in discussione ma allo stesso tempo non va chiesto il licenziamento di De Angelis.
Ora, Meloni ha fatto trapelare prontamente il suo risentimento per le parole dell’ex estremista nero, che hanno avuto l’effetto di riaccendere i riflettori sulle polemiche che, il giorno dell’anniversario della strage, avevano coinvolto la stessa presidente del Consiglio, criticata per non aver fatto alcun riferimento alla matrice neofascista nella sua nota di commemorazione della strage.
L’orientamento, fino all’uscita di De Angelis, era quello di far decantare il caso, non intervenire più sull’argomento. Anche perché c’è una corrente di pensiero diffusa, dentro FdI, che crede che la verità storica sia diversa da quella giudiziaria: a rappresentarla nel modo più evidente (oltre al viceministro Edmondo Cirielli che ha dato del “sovietico” a chi chiede le dimissioni del giornalista), il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, primo firmatario della mozione di centrodestra che chiede la decretazione degli atti sulla strage di Bologna. De Angelis, in questo senso, dà voce a chi non ha preso bene le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, che invece non aveva evitato l’esplicito riferimento alla radice neofascista dell’eccidio.
Insomma, De Angelis – oltre a mandare in aria il piano del low profile meloniano – ha acceso turbolenze interne. Meglio allora prendere le distanze dalle parole dell’ex direttore del Secolo ma senza intervenire direttamente. Restare anche fisicamente lontano dalla polemica: la premier, nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, non si fa vedere sfuggendo così alle domande più insidiose. «Mi chiede se De Angelis deve dimettersi? Non ne abbiamo parlato in cdm…», taglia corto in sua vece Francesco Lollobrigida, titolare del dicastero della Sovranità alimentare e cognato della premier. Tutto affidato, almeno formalmente, alla “sensibilità” del governatore Francesco Rocca, l’uomo destinato a incassare gli strali dell’opposizione e a parlare con l’amico a capo della comunicazione regionale che è al suo fianco dai tempi della Croce rossa.
È stato Rocca a consigliare a De Angelis di scrivere un messaggio di scuse ai familiari delle vittime, mossa di cui Meloni era a conoscenza. Mossa che ha spento un crescendo di tensione nella maggioranza. Se la Lega era ed è rimasta in silenzio (Salvini e la premier domenica sera si sono incontrati con le famiglie a cena vicino Marina di Bibbiona), Forza Italia aveva infatti cominciato a rumoreggiare con Maurizio Gasparri e Giorgio Mulé, che chiedono a Rocca, prima ancora che a De Angelis, di «riflettere sul principio di opportunità» e «di trovare una via d’uscita». Una grana che Meloni affronta con fastidio, quella del dissenso di un pezzo del Ppe che proprio in queste ore con il presidente Manfred Weber apre esplicitamente a un accordo con FdI alle Europee (escludendo gli estremisti di destra), col plauso di Antonio Tajani.
Però, almeno fino a tardi, la premier si mantiene fedele alla posizione: non fa nulla perché De Angelis si faccia da parte o venga allontanato dal suo incarico. L’unico atto che rimane è quello delle scuse dell’ex parlamentare. E la “delusione” di Meloni veicolata da Rocca, che in serata vede il suo dirigente. «Valuterò il da farsi», ripete il governatore. Tutto fermo, per ora. Con la copertura di Chigi.
(da La Repubblica)
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