ALTRO GUAIO GIUDIZIARIO PER I FRATELLI D’ITALIA: L’ASSESSORE REGIONALE SICILIANA AL TURISMO DI FDI, ELVIRA AMATA, È STATA RINVIATA A GIUDIZIO PER CORRUZIONE. L’IMPRENDITRICE MARCELLA CANNARIATO, EX MOGLIE DEL PATRON DI “SICILY BY CAR” TOMMASO DRAGOTTO, È STATA CONDANNATA A DUE ANNI E SEI MESI.
UNA NUOVA TEGOLA PER IL PARTITO DI GIORGIA MELONI, DOPO IL RINVIO A GIUDIZIO DEL PRESIDENTE ARS, GAETANO GALVAGNO, VICINO A LA RUSSA, PER CORRUZIONE, PECULATO, FALSO E TRUFFA – A VIA DELLA SCROFA TREMANO: SE ESPLODE LA SICILIA DEI LA RUSSA E DEI MUSUMECI, SO’ DOLORI PER LA MELONI…
Rinviata a giudizio per corruzione l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata di
Fratelli d’Italia e condannata a due anni e sei mesi l’imprenditrice Marcella Cannariato, ex moglie del patron di Sicily by Car Tommaso Dragotto.
Sono i primi verdetti dell’indagine sulla gestione dei fondi all’assessorato al Turismo legata a filo doppio con quella riguardante lo scandalo dei finanziamenti erogati dalla presidenza dell’Ars.
È una nuova tegola anche per Fratelli d’Italia dopo il rinvio a giudizio del presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno per corruzione, peculato, falso e truffa.
Le due imputate hanno scelto strade diverse: l’assessora Amata si difenderà in dibattimento che inizierà il 7 settembre davanti ai giudici della terza sezione del tribunale palermitano. L’imprenditrice Cannariato ha optato invece per il rito abbreviato che le ha consentito lo sconto di un terzo della pena.
Il patto corruttivo fra le due donne emerge durante l’inchiesta principale sulla corruzione alla presidenza dell’Ars, lo scandalo che ha travolto Gaetano Galvagno
Gli investigatori della guardia di finanza scoprono che Marcella Cannariato ha
assunto il nipote della politica di Fratelli d’Italia. Amata ottiene da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) il contratto per il nipote comprensivo delle spese per l’alloggio durante i mesi di lavoro a Palermo.
L’imprenditrice avrebbe ricevuto in cambio dall’esponente di Fratelli d’Italia un finanziamento di 30 mila euro per un convegno organizzato a Palermo dalla Fondazione Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante per la Sicilia.
Scrivono gli investigatori del gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo: «Particolarmente significativa circa il pactum sceleris in essere tra il privato corruttore (Cannariato) ed il pubblico ufficiale (Amata) è una comunicazione telefonica intercorsa il 16 febbraio 2024 tra l’imprenditrice e Valeria Lo Turco, segretaria particolare dell’assessore, nel corso della quale Cannariato ammette di corrispondere delle utilità indebite alla Amata esclusivamente per conquistarne i favori».
Nella telefonata Cannariato dice che Amata «non può dire più niente (…) lei no non me lo può dire». E ancora: «È già tanto che un ragazzino di niente ti guadagna mille cinquecento euro al mese». Marcella Cannariato pagava pure le spese di soggiorno per il giovane a Palermo.
E quando dopo un primo finanziamento alla Fondazione Bellissario, l’assessora Amata sembrava tergiversare su un’altra richiesta, Cannariato sbottò: «A me no non lo può dire, perché la scanno viva».
Il rinvio a giudizio e la condanna di ieri riguardano soltanto uno dei quattro processi in corso nati dall’indagine madre sullo scandalo Galvagno.
(da agenzie)
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