BAMBOLE, NON C’E’ UNA LIRA! IL MINISTRO GIORGETTI FA CAPIRE CHE LA MANOVRA FINANZIARIA SARA’ AMARISSIMA: NON CI SONO I SOLDI PER ACCONTENTARE LE RICHIESTE DI FRATELLI D’ITALIA, LEGA E FORZA ITALIA (PRETESE CHE IMPORREBBERO SPESE PER OLTRE 30 MILIARDI DI EURO)
GIORGETTI FRENA SUL TAGLIO DELL’IRPEF E SULLA ROTTAMAZIONE FISCALE CHE CHIEDE SALVINI
Che la situazione si stesse complicando lo aveva già fatto capire l’altro giorno il viceministro Leo, ieri è stato il titolare del Mef ha gelare le aspettative delle forze di maggioranza, compreso il suo partito, ovvero la Lega, circa i margini di manovra in vista della stesura della nuova legge di Bilancio.
Secondo alcune stime la somma delle proposte e delle richieste avanzate da Fdi, Forza Italia e dal partito di Salvini ammonterebbero infatti a oltre 30 miliardi di euro. Soldi che al momento non si vede come si possano reperire.
Tutti sono d’accordo sul favorire il ceto medio, aiutare le famiglie, sostenere i redditi più bassi, aumentare i salari sgravando straordinari e festivi e tagliare di nuovo l’Irpef dal 35 al 33% per i redditi sino a 60 mila euro, ma poi in concreto tutto non si potrà fare.
Il problema è che ogni giorno la lista si allunga: ieri ad esempio il ministro delle Imprese Urso ha sostenuto che vanno reintegrati i fondi tolti alle tv locali; il vicepremier Antonio Tajani (Fi) ha invece rilanciato l’idea di alleggerire i contributi sugli stipendi più bassi. E sempre ieri, poi, qualcuno si è ricordato che nel 2026
andrà rifinanziata la social card «Dedicato a te» che quest’anno ha assorbito ben 500 milioni di euro. Inevitabile dunque che dal Mef arrivasse un altolà.
«Quella che Salvini chiama la rottamazione delle cartelle e la riduzione delle aliquote fiscali al ceto medio costituiscono un quadro su cui c’era una sicurezza e che, lo dico con grande franchezza, si è complicato un po’ con tutte le vicende che a livello internazionale sono divampate e che non dipendono dal governo» ha ammesso ieri Giorgetti intervenendo ad Aosta a un incontro della Lega in vista delle regionali di fine mese.
A pesare è soprattutto la guerra in Ucraina, che crea conseguenze «dirette e indirette». «Indirettamente tutta l’ondata di inflazione che noi abbiamo avuto in questi anni in realtà è inflazione da prezzi di energia e quindi in diretta correlazione per quello che è accaduto in Ucraina: recuperare gas o altre fonti energetiche avrà un prezzo molto più alto. O direttamente, perché a questo punto per l’Ucraina nella coalizione internazionale c’è addirittura chi vuole mandare soldati sul campo. Non è il nostro caso, però l’aiuto finanziario è un aiuto finanziario che ciascun paese in qualche modo dovrà sostenere. Quindi inevitabilmente anche questo graverà».
Il riferimento è all’impegno preso anche dal nostro Paese in ambito Nato di aumentare progressivamente entro il 2035 la nostra spesa militare dall’attuale 2% scarso al 5%, in pratica dovremmo passare da 45 a 145 miliardi di spesa, 100 miliardi in più da reperire nell’arco di 10 anni, uno sforzo enorme visto che solo questo comporta un investimento di 9-10 miliardi all’anno
È chiaro che in questa fase Giorgetti non si voglia sbilanciare
sull’entità della prossima manovra. Interrogato sul declassamento del rating francese (da AA- ad A+) deciso dall’agenzia Fitch il ministro ha risposto secco: «A me che gli altri vadano male non fa piacere. Io voglio che vada bene l’Italia e sono fiducioso che il lavoro che abbiamo impostato possa produrre esattamente questi risultati. Non c’è da godere per le disgrazie altrui. Dobbiamo essere contenti del fatto che il nostro rating è già stato consolidato e migliorato nel recente passato, vogliamo migliorarlo ancora».
(da agenzie)
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