CASO CUCCHI: GIOVANARDI SI VERGOGNI
“E’ MORTO PERCHE’ DROGATO E ANORESSICO” HA DETTO IL SOTTOSEGRETARIO, SUSCITANDO UNA FURIBONDA POLEMICA… ESISTONO DEGLI INDAGATI PER OMICIDIO PRETERINTENZIONALE E I SEGNI DELLE PERCOSSE SONO EVIDENTI: POTEVA MORIRE COSI’ ANCHE UN DETENUTO NORMALE….C’E’ ANCORA RISPETTO PER GLI ESSERI UMANI?
Che Stefano Cucchi sia morto per le conseguenze di un pestaggio avvenuto dopo il suo arresto il 15 ottobre è certamente da dimostrare, resta il fatto che l’attività istruttoria dei magistrati ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio preterintenzionale sei persone, tra agenti di polizia penitenziaria e detenuti.
Vi sarebbe un testimone che avrebbe visto in carcere l’aggressione e che è stato ascoltato dai giudici, mentre si è in attesa dei risultati medico legali che dovrebbero fare chiarezza sulle cause del decesso di un giovane 31enne, entrato in carcere sano per spaccio di pochi grammi di droga e uscito morto dopo sette giorni, con il corpo denutrito, devastato da fratture e traumi.
In ogni caso vi sono delle precise responsabilità , alla luce del fatto che, nonostante esplicite richieste, a Cucchi sia stato impedito persino di vedere il proprio avvocato.
E che , nei vari passaggi, tra carcere, ospedale, arrivo in tribunale, vi sono state troppe omissioni, troppe persone hanno fatto finto di nulla.
E’ incredibile che uno si presenti in tribunale coi segni delle percosse ricevute e nessuno, in uno stato democratico, si ponga delle legittime domande e compia i relativi accertamenti.
Solo grazie alla denuncia ostinata della famiglia, poco alla volta sta emergendo una verità , seppur ancora nebulosa.
Come è assurdo che in un altro carcere italiano il direttore si pronunci per il pestaggio dei detenuti.
Qualcosa non funziona non solo nel sistema carcerario italiano, ma nella coscienza del nostro vivere civile: è questo il dato più preoccupante con cui dobbiamo fare i conti.
Ciascun individuo è un essere umano e merita rispetto, anzi tanto più è in una posizione di debolezza, maggiore deve essere la sensibilità delle istituzioni e di chi le rappresenta.
Non ci interessa chi siano i colpevoli, è essenziale che il nostro Paese ristabilisca il principio del rispetto e del senso di responsabilità verso ogni individuo, detenuti compresi.
Abbiamo dati sull’affollamento delle carceri da terzo mondo, per l’incuria con cui abbiamo affrontato il problema nel corso degli anni, capaci solo a promulgare amnistie, mai a migliorare le condizioni di vita disumane dei detenuti e quelle di lavoro delle guardie carcerarie.
Non vogliamo essere ora assimilati a certi Paesi asiatici dove i detenuti vengono fatti vivere in condizioni disumane, se non torturati.
Una nazione di gente civile esige che vengano rispettati i diritti umani, non che vengano nascoste le percosse, pretende che le carceri rieduchino alla vita sociale, non che vengano restituiti corpi devastati dalle botte.
Una volta accertate le responsabilità , occorrono pene che siano esemplari.
In questo contesto riteniamo vergognose le affermazioni del sottosegretario Giovanardi che ha quasi giustificato la morte di Cucchi col fatto che “è morto perchè drogato e anoressico. Era uno spacciatore abituale, è morto perchè pesava 42 chili, la droga ha devastato la sua vita, la droga c’entra perchè causa della sua fragilità “.
Ovvero se Cucchi fosse stato più in salute, avrebbe sopportato le botte che gli ha dato qualcuno.
Un ministro della Repubblica giustifica quello che potrebbe essere un omicidio, senza avere altri elementi, in base alla tonicità dell’assassinato. Come se usare violenza verso una persona più debole non costituisse semmai un’aggravante, ma quasi una giustificazione.
Come se esistessero vite di seria A e altre di serie B.
Dalle cartelle cliniche sequestate emerge il rifiuto di Cucchi di alimentarsi perchè aveva chiesto ripetutamente di poter parlare col suo avvocato e con l’assistente della comunità terapeutica che lo seguiva, permessi negati.
Chi li ha negati? Che autorità giuridica aveva per poterlo fare?
Quante persone erano al corrente delle percosse subite dal giovane e non le hanno denunciate?
Quante indifferenza e omertà hanno portato alla morte di un giovane?
Ed è inqualificabile, di fronte a evidenti mancanze dello Stato, come un esponente del governo, invece che rimarcarle, si limiti a “classificare” il giovane come un tossico anoressico.
Proprio il sottosegretario che dovrebbe comprendere e affrontare il problema della tossicodipendenza in Italia e favorire l’ingresso nelle comunità terapeutiche per il recupero dei drogati.
Ma che Paese siamo diventati se chi ha certe responsabilità considera “emarginati senza speranza, larve e zombie” chi cade nella tossicodipendenza?
Che credibilità può avere un governo che ha un rappresentante che esce con certe affermazioni?
Il problema non è chiedere le dimissioni da ministro o meno, il suo problema interiore è essersi dimesso dal genere umano, cosa ancor più grave.
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