Marzo 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL NEOMINISTRO DEI BENI CULTURALI AVEVA DEFINITO IMBARAZZANTE DARE VITA A UN FESTIVAL CINEMATOGRAFICO ALTERNATIVO… L’EX SOCIALE REPLICA: “LA DECISIONE SPETTA A ROMA”
Ricomincia la guerra dei festival cinematografici.
Appena insediato al ministero dei Beni culturali, Giancarlo Galan afferma che due rassegne sono troppe e che sarebbe meglio poterziarne una.
L’ex governatore del Veneto non ha dubbi: bisogna puntare sulla più “antica”, quella di Venezia, e lasciar andare quella capitolina.
Immediata la replica del sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Il Festival internazionale del film di Roma non si tocca”.
A provocare la reazione del primo cittadino della Capitale sono state le parole affidate dal neo ministro a tre interviste a La Stampa, Il Mattino e il Sole 24Ore, nelle quali Galan ha definito ‘stravagante’ l’idea di dare vita a un festival del cinema in concorrenza con quello di Venezia: “Venezia è il festival più antico del mondo – ha detto – e farne un altro in concorrenza lo troverei a dir poco imbarazzante”.
Subito Alemanno ha risposto al ministro: “Al ministro Giancarlo Galan voglio dire due cose. Primo che quella tra il Festival di Roma e quello di Venezia è ormai una polemica superata. E un ministro della Repubblica deve unire i territori e non dividerli riaprendo vecchi e superati contenziosi. Secondo, il Festival di Roma lo pagano innanzitutto sponsor privati e poi, solo in minima parte, le istituzioni del territorio, mentre il ministero ci dà soltanto 200 mila euro su progetti mirati a fronte di 7 milioni di euro che ogni anno vengono dati in maniera fissa al Festival di Venezia”.
E ha aggiunto: “Quindi se continuare a svolgere il Festival del cinema lo decide la città di Roma, sia sul lato istituzionale sia, soprattutto, sul versante della società civile e del mondo culturale. E noi abbiamo già deciso da tempo di andare avanti con un Festival che continua a crescere ogni anno e ha sempre maggiori riscontri nazionali e internazionali”.
Nel Pdl ogni giorno c’è un “cinema”, che volete che siano se i festival sono due.
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Marzo 11th, 2011 Riccardo Fucile
L’ACCUSA PER GIORGIO MAGLIOCCO, SINDACO DI PIGNATARO MAGGIORE, E’ DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA… E’ NELLO STAFF DELLA SEGRETERIA DI ALEMANNO, ASSUNTO PER CHIAMATA DIRETTA CON LA QUALIFICA DI DIRIGENTE
Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl, è stato arrestato
mattina dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Magliocca, che ha 37 anni, è avvocato ed è stato consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi; recentemente è stato nominato consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno: dal 2010 è nello staff delle segreteria assunto per chiamata diretta con qualifica di dirigente.
Secondo l’accusa, avrebbe consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco.
In particolare, anzichè destinare una villa e alcuni appezzamenti di terreno a scopi sociali, avrebbe permesso che l’edificio fosse devastato, anche con l’asportazione degli infissi, e che i terreni fossero coltivati.
A Magliocca gli agenti della squadra mobile hanno notificato ordinanze emesse su richiesta del procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dei sostituti Giovanni Conzo, Alessandro Milita e Liana Esposito.
Giorgio Magliocca è entrato giovanissimo in politica.
Nel 1998, a 23 anni, è stato eletto consigliere comunale di Pignataro Maggiore.
Nel 2000 è stato eletto consigliere provinciale di Caserta.
Nel 2002 la prima elezione a sindaco di Pignataro Maggiore con la lista «Alleanza Civica».
«In questa gestione – è scritto sul suo sito, Giorgiomagliocca.it – ha portato avanti le acquisizioni al patrimonio indisponibile dell’ente dei beni confiscati alla camorra».
Nel 2005 è stato riconfermato consigliere provinciale.
Nel 2006 è stato rieletto sindaco di Pignataro Maggiore con la lista «Alleanza Civica per le libertà » .
Ha ricoperto la carica di capogruppo di Alleanza Nazionale al Consiglio Provinciale di Caserta dal 8 maggio 2005 al 24 marzo 2009.
Sul sito del sindaco arrestato compare una fotografia dei pm Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto cui c’è la scritta «L’Italia impariamo ad amarla come loro».
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
FRANCESCO ORSI AVEVA LA DELEGA AL “DECORO URBANO”: FU PROPRIO LUI A PRESENTARE A BERLUSCONI LA “DAMA BIANCA”, ORA E’ ACCUSATO ANCHE DI RICICLAGGIO E CORRUZIONE…SEQUESTRATO COMPUTER E AGENDE CON MOLTI NOMI ECCELLENTI
Forse è solo una coincidenza. O forse no.
Ma nelle stesse ore in cui, a Milano, lo tsunami Ruby libera il massimo della sua forza d’urto, la procura di Roma decide di tirare i fili di un affare che tiene insieme un uomo della cerchia stretta del sindaco Gianni Alemanno, la benevolenza politica del presidente del Consiglio e l’amicizia con una sua “dama bianca”, un giro di puttane e cocaina, opachi traffici su conti correnti della Banca Mediolanum, accuse di riciclaggio e corruzione.
È storia di martedì sera.
Quando a Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl, già delegato con la prima giunta Alemanno al decoro urbano e all’expo di Shanghai 2010, militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza notificano un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per “riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute”.
Vengono perquisiti gli uffici e l’abitazione di Orsi (per altro, come riferiscono fonti investigative, “convinto sulle prime di dover essere arrestato”).
Gli vengono sequestrati computer, agende e documenti sulla dismissione di immobili del patrimonio pubblico, definite “di un certo interesse”.
La “pesca” è improvvisa, dopo cinque mesi di indagini a fari spenti.
Su un tipo il cui nome – Francesco Maria Orsi – ai più, dice poco o nulla.
E questo, nonostante si dia un gran da fare. Almeno a stare alle carte della pubblica accusa.
L’uomo, 45 anni a marzo, è arrivato in Campidoglio dal nulla.
Meglio, con 1374 voti, guadagnati nelle elezioni del 2008 dopo essere stato uno dei motori della campagna di Alemanno.
È un ex ufficiale dei carabinieri, riconvertito alla professione di broker assicurativo.
Nel 2004, ha fondato una sua società – la “Lloyd Team Broker” – e il suo business è l’immobiliare. Meglio, le aste con cui viene dismesso il patrimonio pubblico.
Ha un socio, un tale Vincenzo La Musta. Un “saltafossi” di professione “immobiliarista” che, finito nei guai (ha patteggiato a Roma una condanna per riciclaggio nei giorni scorsi), se lo tira dietro, raccontando che il lavoro dell’ex amico è un altro.
La Musta sostiene infatti che, come peraltro accertato da un’indagine che nasce a Benevento, su una serie di conti (alcuni intestati a nomi fittizi) della filiale di Roma della Banca Mediolanum vengono riciclati denari truffati in Campania a famiglie di disabili e di affetti da malattie per trasfusione di sangue infetto. Complessivamente intorno ai 2 milioni di euro, frutto di risarcimenti civili che le vittime non incassano e che, appunto, prendono la strada di Roma e, in parte (come accerta la Guardia di Finanza), rimangono appiccicati alle mani di Orsi.
Per farne cosa? “Nulla. Perchè si tratta di un equivoco”, scrive lui a “l’Unità ” che il 7 gennaio scorso solleva il problema di quegli strani conti.
“Per partecipare alle aste immobiliari “Scip1” e “Scip2″ bandite dal ministero del Tesoro”, sostiene l’accusa.
Per entrare negli incanti degli alloggi popolari Ater (per i quali, secondo il pm, avrebbe anche corrotto funzionari pubblici). Insomma, per un posto al sole, che, del resto, Orsi certamente ha guadagnato nel 2008. Perchè è in quell’anno che – come scrive nell’annunciare la sua candidatura – “Se aiutiamo un sogno, il sogno ci aiuterà “.
Diciamo che ad Orsi dà una mano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio presta infatti la sua voce per un spot elettorale radiofonico in cui lo si ascolta dire: “Io penso che molti dovrebbero seguire l’esempio di Francesco Orsi e penso che avrà successo, perchè è conosciuto a Roma, soprattutto nella Roma che lavora”.
Di più, il presidente cede il suo nome per manifesti personalizzati in cui si legge: “Vota Pdl e scrivi Orsi, parola di Silvio Berlusconi”.
È un fatto che, alla fine di giugno dello scorso anno, Berlusconi scende dall’aereo di Stato che lo porta al G8 di Toronto con accanto una misteriosa “dama bianca” di 28 anni, neo assunta alla Regione Lazio dalla governatrice Polverini, che di nome fa Federica Gagliardi e che si “scopre” amica di Orsi (come lui stesso tiene a far sapere al “Corriere della Sera” in quei frangenti).
La circostanza viene rapidamente digerita dalle cronache.
Ma l’ex socio La Musta complica la vita di Orsi.
Ai pm racconta infatti che il consigliere comunale benedetto da Berlusconi, nel frattempo delegato da Alemanno al “decoro urbano” e all’expo di Shanghai 2010 (vicenda oggetto di un’inchiesta di “Repubblica” nel dicembre scorso), si fa voler bene animando “a Roma, almeno fino al 2009”, “festini con prostitute” in cui – scrive il pm nel decreto di perquisizione – “cede ai presenti cocaina”.
Chi siano gli invitati, al momento, non è dato sapere (la procura sta cercando di ricostruirlo).
Sicuramente un “non ancora identificato” ufficiale della Finanza che “corrompe” (Orsi, come documentano le intercettazioni telefoniche ha frequenti contatti con il maggiore Luca Berriola, arrestato nella vicenda Mokbel).
Altrettanto sicuramente, uomini del suo sistema di relazioni le cui identità , dopo le perquisizioni di martedì e il sequestro di computer e agende, potrebbero presto non essere più un segreto.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
DOPO “AGGIUNGI UN POSTO ALL’ATAC” E IL SONDAGGIO CHE LO DA’ PERDENTE (42% A 58%) CONTRO ZINGARETTI, IL SINDACO ALEMANNO SEMBRA FUSO… SCESO AL 73° POSTO NELLA CLASSIFICA DEI SINDACI PIU’ AMATI, ALL’EX SOCIALE NON RESTANO CHE LE QUATTRO ALTERNATIVE CHE GLI INDICA LUCA TELESE
Ieri, sentendo il Tg-Pravda di Minzolini, spiegare che il rimpasto di Alemanno era una “grande opportunità ” di leadership, ci siamo seriamente preoccupati (per lui).
In fondo, per spiegare il suo fallimento basta un’immagine del giornalista Emiliano Fittipaldi: in una città in cui (per far cassa) il Comune ha autorizzato una foresta di orologi con pannello pubblicitario, su via Nazionale si contano 26 quadranti luminosi che segnano 24 fusi orari differenti.
Complimenti: si vede che il sobrio assessore porta i rolex sui calzini, e non si cura dei dettagli.
In compenso anche il sindaco, di cui un tempo era indiscutibile la scaltrezza, sembra fuori fuso orario.
A farlo andare in tilt dev’essere stato il sondaggio che terrorizza il Pdl: se oggi sfidasse Nicola Zingaretti, Alemanno perderebbe 58 a 42 (se governa un altro anno non va al ballottaggio).
Mica male per uno che doveva far partire da Roma la nuova destra di governo, succedere sia a Berlusconi che a Fini, risanare le periferie, far vincere la meritocrazia, e si è ritrovato 950 assunti senza concorso (“Aggiungi un posto all’Atac”) tra ex camerati e cubiste (con tutto il rispetto per i Camerati veri, che almeno sono onesti).
Il problema di Alemanno, e della giunta “ribollita”, che nasce il 13 gennaio (con trattative da suk capitolino) è che tutte le ipotesi, anche le più benevole, sono devastanti per lui:
1) Bertolaso diventa prosindaco e dà una “ripassata” alla Capitale (più centri massaggi per tutti, la terapista Francesca assessore alla mobilità ).
2) Alemanno diventa sia sindaco che ministro della Cultura, al posto di Bondi e piazza una ballerina di lap dance alla guida della Biennale di Venezia (chiù pilu per tutti).
3) Alemanno, nuovo capo campagna elettorale di Berlusconi, crea un parco a tema sul Pdl: i bimbi nominano le loro fidanzatine nei propri ministeri e acquistano case a loro insaputa (il cambio gomme della Formula Uno si fa ai Fori Imperiali).
4) Alemanno si sveglia dal sogno e medita: non c’è un altro sindaco passato in soli 30 mesi al 73esimo posto della classifica di sgradimento del Sole 24 Ore e si dimette.
Fuga anche quella. Ma più onorevole.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL “PATTO DELLE FISIOTERAPISTE” TRA ALEMANNO E BERLUSCONI PROMUOVE L’EX CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE A VICESINDACO… NEL 2013 L’EX SOCIALE LASCERA’ IL POSTO ALL’ESPERTO IN PIEDATERRE GRATUITI PER CORRERE PER PALAZZO CHIGI COME RUOTA DI SCORTA DO SILVIO
Non ci sono solo le liti continue fra gli ex forzisti e il sindaco Alemanno, accusato di
favorire i colonnelli di An a scapito della corrente azzurra.
E neppure la crescente insofferenza dell’inquilino del Campidoglio nei confronti dei vecchi “camerati” che, come Parentopoli insegna, si sono dimostrati fin troppo rapaci, oltre che incauti.
Dietro l’accelerazione della crisi spuntano due elementi che, apparentemente slegati tra loro, potrebbero ben spiegare il perchè di tanta fretta nell’azzerare deleghe e assessori.
Da una parte il sondaggio segreto, commissionato da Alemanno e planato giusto ieri sulla sua scrivania, che misura il gradimento dei romani nei confronti dell’attuale sindaco e del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, da molti nel Pd indicato come candidato unico alla successione nel 2013.
Allo stato attuale, in caso di sfida, l’esito sarebbe disastroso: secondo la rilevazione, infatti, Alemanno incasserebbe il 42 per cento dei consensi, Zingaretti il 58.
Un’autentica debacle per il Pdl e, soprattutto, per uno dei suoi uomini di punta.
Roba da spezzare qualsiasi carriera.
E qui veniamo al secondo elemento.
Assai caldeggiato dall’ala forzista e considerata una onorevole via d’uscita pure da Alemanno.
La strategia che comincia a circolare negli ambienti del centrodestra non solo capitolino, discussa in mattinata alla Camera nel corso del vertice con Cicchitto e Gasparri, prevede l’inserimento in giunta di un uomo fortissimo destinato, tra due anni, a succedere all’inquilino del Campidoglio nel frattempo chiamato a più alti e prestigiosi incarichi.
L’asso da calare si chiama Guido Bertolaso, cui verrebbe assegnato il ruolo del vicesindaco in attesa di conquistare – nel 2013 – il colle più alto della politica romana.
Naturalmente per Alemanno non sarà una retrocessione.
Lui, per quei tempi, sarebbe pronto a correre come vicepremier accanto a Silvio Berlusconi (o a chi per lui): prenderà insomma il posto che fu di Gianfranco Fini, capo di quei colonnelli di An rimasti senza guida.
Sarebbe stato il Cavaliere in persona a proporre questa soluzione all'”amico Gianni”: il più adatto – a dire del premier – a coprire la rive droite del Pdl assediata dai futurista.
E ad Alemanno l’idea non è mai dispiaciuta, restando sempre molto attivo nella vita di partito più che in quella amministrativa.
Ecco perchè quando a Roma i dissapori con l’ala forzista si sono inaspriti, Alemanno ha cercato di correre subito ai ripari.
La prova?
Quando, prima di Natale, aveva pensato di effettuare un rimpasto-blitz e di sostituire l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini, potegè di Fabrizio Cicchitto, è bastata una telefonata di fuoco del capogruppo alla Camera per fargli cambiare idea.
Risultato? Corsini è diventato intoccabile Non solo.
L’azzeramento dell’esecutivo romano sarà l’occasione per tingere d’azzurro la giunta di Roma.
A spese del nero: è un fedelissimo di Alemanno l’assessore ai Trasporti Sergio Marchi, diventato dopo Parentopoli non più difendibile; proviene da Fi ma è passato con Gasparri il titolare dell’Ambiente Fabio De Lillo; è espressione di Andrea Augello, sottosegretario alla Funzione pubblica, motore del comitato elettorale di Alemanno prima e Polverini poi, l’assessore al Personale Enrico Cavallari; è sorella di un deputato nonchè espressione del parlamentare Fabio Rampelli, altro uomo forte del Pdl post-An in Campidoglio, la responsabile della Scuola Laura Marsilio.
Al loro posto scaldano già i motori Antonello Augemma, capo dei dissenzienti di Laboratorio Roma, ex Fi; Dino Gasperini, ex udc passato con Fi; Visconti, in quota Alemanno.
Solo l’asso verrà tenuto segreto fino all’ultimo.
Giovanna Vitale
(da”La Repubblica“)
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Gennaio 11th, 2011 Riccardo Fucile
REVOCATE TUTTE LE DELEGHE E AZZERATA LA GIUNTA: “INIZIERA’ UNA NUOVA FASE”…ENTRO GIOVEDI’ I NUOVI ASSESSORI: FATTI FUORI I COINVOLTI IN PARENTOPOLI DE LILLO E MARCHI, OLTRE A CAVALLARI… L’UDC RESTA FUORI, I NOTABILI ROMANI DEL PDL CERCANO DI SALVARE LA FACCIA, MA L’EX SOCIALE NE ESCE MALE
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha firmato due ordinanze con cui ha revocato tutte le
deleghe alla giunta capitolina e ai consiglieri delegati.
È quanto si legge in una nota del portavoce del sindaco, Simone Turbolente. La decisione arriva dopo un vertice tra il primo cittadino di Roma e i capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
«Si è conclusa una prima fase del governo comunale – dice ancora Alemanno in una nota – che ha ottenuto importanti risultati come l’approvazione del piano di rientro dal debito ereditato dalle precedenti amministrazioni, l’avvio della trasformazione del Comune in Roma Capitale e la definizione dei progetti più importanti del Piano Strategico di Sviluppo».
«Ora – prosegue il sindaco – è necessario lavorare per fare in modo che questi progetti e i nuovi poteri di Roma Capitale vengano rapidamente calati sul territorio con una grande attenzione alla qualità della vita dei cittadini e dei quartieri».
«Per questo motivo è necessario avviare un cambiamento della giunta – aggiunge Alemanno – che fissi per ogni assessore, le deleghe, gli obiettivi prioritari, secondo un preciso cronoprogramma e le regole politiche che garantiscano la piena sintonia con le categorie sociali e produttive della città . «Tutto questo – conclude – in vista della riunione degli Stati generali della città convocati per il 9 e 10 febbraio presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur e in cui sarà presentato il piano strategico di sviluppo e il Comitato promotore della candidatura alle Olimpiadi del 2020».
«La Giunta capitolina – si legge nel comunicato sullo scioglimento – a norma di statuto, dovrà essere nominata nuovamente entro il più breve tempo possibile. Obiettivo del sindaco è quello di nominare i nuovi assessori e i nuovi consiglieri delegati entro giovedì 13 gennaio».
«Per giungere a questo obiettivo – conclude la nota – il sindaco ha chiesto al vicesindaco Mauro Cutrufo, all’on. Alfredo Antoniozzi e al capogruppo del Pdl Luca Gramazio, oltre ai vertici del Pdl, di affiancarlo nelle consultazioni e nelle valutazioni».
E in una nota Gianni Sammarco, deputato e coordinatore di Roma del Pdl, e Marco Di Cosimo, vicecoordinatore vicario fanno sapere che «nonostante gli ottimi risultati raggiunti in questi anni dalla prima giunta Alemanno erano maturati i tempi per aprire una fase due dell’amministrazione di Roma in vista degli importantissimi appuntamenti cui è chiamata la città . Nei prossimi giorni verranno avviati degli incontri per calibrare la squadra e ridefinire le deleghe, in modo da riprendere immediatamente a lavorare sugli obiettivi prioritari che saranno fissati».
Secondo indiscrezioni in uscita ci sarebbero almeno tre assessori: Fabio De Lillo (delega all’Ambiente, sfiorato dalla Parentopoli sia per l’Ama che dipende dal suo assessorato, sia per l’assunzione in Atac della cognata e moglie del fratello Stefano, senatore Pdl, Claudia Cavazzuti), Sergio Marchi (responsabile della Mobilità , il più coinvolto nella Parentopoli all’Atac: assunti diversi amici e suo parenti tra cui la fidanzata, la segretaria, la figlia della segretaria più altri parenti del suo staff) ed Enrico Cavallari (assessore al Personale).
Sostituzioni di cui in realtà già si parlava da mesi, ma che ora potrebbero concretizzarsi.
Diversa la situazione di Umberto Croppi e Alfredo Antoniozzi.
Sul primo, dal suo entourage fanno sapere di sentirsi «tranquilli», anche se più volte l’assessore alla Cultura è stato messo in discussione per la sua vicinanza al leader di Fli, Gianfranco Fini. A
ll’assessore alla Casa, invece, potrebbe essere cambiata la delega.
Non dovrebbero correre pericoli, invece, Fabrizio Ghera, Marco Corsini, Sveva Belviso e Laura Marsilio.
Se in uscita, quindi, il quadro sembra delineato, più difficile capire chi entra.
I nomi circolati maggiormente sono quelli di Marco Visconti e Antonello Aurigemma.
A sorpresa, però, potrebbe essere inserito tra i papabili il capo della Protezione civile di Roma, Tommaso Profeta.
«Non esiste nel novero delle cose che noi possiamo entrare nella Giunta comunale di Roma».
Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, ospite della trasmissione di La7 ‘Otto e mezzò. «Noi – ha aggiunto il Leader dell’Udc – restiamo all’opposizione perchè abbiamo un giudizio completamente negativo sul governo di Alemanno».
Nel primo pomeriggio il sindaco della Capitale aveva incontrato per circa un’ora, negli uffici del gruppo alla Camera i capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri.
Diversi i temi al centro dell’agenda politica capitolina che potrebbero essere stati trattati nell’incontro: dai provvedimenti attesi per il 2011 su Roma Capitale, a questioni politiche come il possibile rimpasto della giunta guidata da Alemanno.
A pesare sulla decisione molto probabilmente il caso «Parentopoli» con le assunzioni facili nelle società partecipate del Comune di Roma, Atac e Ama che ha travolto l’amministrazione capitolina chiamando in causa collaboratori molto vicini al sindaco Alemanno.
E anche i risultati del sondaggio del Sole 24 Ore pubblicato lunedì mattina sui sindaci più amati d’Italia magari non sono passati inosservati al primo cittadino di Roma che in un solo anno ha perso il 5 per cento del gradimento.
«L’azzeramento della Giunta deciso dal sindaco Alemanno è la dimostrazione più lampante del fallimento di questa gestione della destra romana. A questo punto per coerenza si dovrebbe dimettere anche il sindaco visto che l’incapacità totale di questa Amministrazione è soprattutto colpa sua».
Lo afferma Marco Miccoli, segretario del Pd Roma. «Non era mai successo – conclude Miccoli – che dopo appena due anni e mezzo una Giunta della Capitale d’Italia fosse revocata in questo modo. La città allo sbando è ora ufficialmente anche senza governo».
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Dicembre 19th, 2010 Riccardo Fucile
LA COERENZA DELL’EX SOCIALE: ORA SI LAMENTA PER LA SCARCERAZIONE DEI FERMATI E VORREBBE SCHEDARE TUTTI… MA QUANDO VENNE ARRESTATO NEL 1989 PER RESISTENZA AGGRAVATA E MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA PER AVER TENTATO DI BLOCCARE IL CORTEO PRESIDENZIALE DI BUSH, PERCHE’ ACCETTO’ DI ESSERE SCARCERATO DOPO POCHE ORE?
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile.
È pur sempre il sindaco della città , e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire.
Lui nel 1990, quando ai margini della “Pantera” prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro
“il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico”.
Ma forse — chissà — gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile.
Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitrè.
Correva l’anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l’allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma.
Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell’anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar “La Gazzella” nel rione Castro Pretorio, assieme all’allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all’aggressione dello studente Dario D’Andrea di 23 anni.
Incidenti di gioventù, figli di un’epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione.
Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d’oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere “che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica”.
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell’ordine, forse.
Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di “resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale”.
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio.
I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva “alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori”.
A disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri.
Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver “aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione”.
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati.
Tra i relatori c’è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
Una domanda ci sorge spontanea: perchè a suo tempo Alemanno non rifiutò di essere scarcerato subito, visto che ora vorrebbe che i fermati restassero in galera, per lo stesso identico reato?
D’accordo che si nasce rivoluzionari e si muore pompieri, ma un minimo di coerenza in questo mondo è bandita?
E’ proprio necessario diventare forcaioli per convenienza, una volta che ci si è potuti sedere alla corte del sultano?
Un po’ di dignità sindaco, o la frequentazione del ciarpame senza pudore genera mostri?
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Dicembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
DEGRADATI SUL CAMPO: AN AVEVA CIRCA L’11% DEI CONSENSI, ORA FUTURO E LIBERTA’ SFIORA IL 9%… SILVIO HA CAPITO CHE I COLONNELLI NON CONTANO UNA MAZZA, HANNO SOLO PORTATO I DIRIGENTI, NON CERTO L’ELETTORATO DI AN… E PRETENDONO SEMPRE POSTI, CREANDO DISSENSI ANCHE TRA GLI EX FORZISTI… NEL NUOVO PARTITO NON AVRANNO POTERE, FORSE FARANNO L’INCHINO AI VISITATORI, COMPITO CUI SONO PORTATI
La crescita di Futuro e libertà , che ha superato l’8% delle intenzioni di voto e inizia a pesare quanto la vecchia An, ha messo ormai in ombra gli ex colonnelli del partito di Gianfranco Fini e ha già fatto pentire Silvio Berlusconi della supervalutazione fatta per tenerli con lui.
Gli hanno anche fatto rimediare figure barbine, come quando asserivano che i parlamentari con Fini sarebbero stati 4 e invece furono 44.
Silvio questo non lo ha mai perdonato a Gasparri, La Russa, Matteoli e Alemanno.
Tanto che ora il premier pensa insistentemente a un nuovo partito che si richiami alla vecchia Forza Italia e che sterilizzi il loro peso.
Analizzando gli ultimi sondaggi sulle intenzione di voto, il premier si è reso conto che questi avrebbero dovuto controllare il voto del loro ex partito e ridurre il peso di Fini a decimali, mentre è avvenuto il contrario.
An ormai veleggiava, prima della fusione, intorno all’11% dei consensi.
Alla fine vien fuori che il presidente della Camera sta riprendendo il peso che aveva nella vecchia Alleanza Nazionale mentre i colonnelli del consenso, da Ignazio La Russa ad Altero Matteoli, da Gianni Alemanno a Maurizio Gasparri, insieme fanno il 2-3%.
Infatti se si considera che il partito di Fini è dato tra l’8 e il 9% emerge che
senza Fini, ma con i colonnelli, il Pdl equivale esattamente a Forza Italia del 2006 più un 2-3%.
Un errore di valutazione da parte del Cav che a questo punto pensa di ritornare al suo vecchio partito e di alleggerire anche il peso di costoro, quasi tutti premiati con un ministero e con La Russa che ha pure avuto un terzo del coordinamento nazionale.
Senza contare che anche localmente la gestione di La Russa ha creato parecchi problemi agli ex forzisti, determinando molti abbandoni e polemiche a non finire..
Nel nuovo partito che il premier ha in mente forse finiranno a fare gli uscieri, con relativo inchino ai visitatori, compito cui sono sicuramente portati.
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Dicembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
LO SFOGO DI PETRANGELO BUTTAFUOCO, GIORNALISTA E SCRITTORE, UNA VITA A DESTRA… “HANNO CERCATO DI FARSI DEMOCRISTIANI A SUON DI CLIENTELE, PER CHI E’ NATO NEL MIO MONDO NON CI SONO GIUSTIFICAZIONI”….”NON ESISTE PIU’ UN’AREA CULTURALE DI RIFERIMENTO”
Il più arrabbiato per la parentopoli del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è uno che nella efficacia della destra sociale al potere ci aveva davvero creduto, prima di vedere come è stata gestita la Capitale in questi due anni e mezzo: Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista di Panorama, cresciuto da irregolare tra le file del Movimento sociale e il Secolo d’Italia. “Sono deluso come uno che scopre violenze terrificanti dentro casa sua e si chiede: e io, povero fesso?
Buttafuoco, i numeri sono da ufficio di collocamento: 854 assunti all’Atac e 1400 all’Ama da quando Alemanno ha vinto le elezioni.
E’ tipico della sua cultura che ha radici settarie. E’ la vergogna dell’Alemannismo, anzi la vergognissima.
Si aspettava qualcosa di diverso?
Hanno cercato di farsi democristiani a suon di clientele familistiche. Non ci sono giustificazioni, a maggior ragione per chi è cresciuto in questo mondo. Chissà come starà soffrendo Pino Rauti.
Anche quella destra, quindi, al potere si è comportata come tutti gli altri.
Eppure erano quelli che mordevano la realtà , che andavano sui marciapiedi, ma per altre storie.
Come reagisce, secondo lei, la base elettorale di Alemanno a questa politica delle clientele?
Non esiste più un’area culturale di riferimento. Gli attivisti del Movimento sociale non votano più per nessuno.
Neanche lei?
No.
Ma che destra era quella da cui viene Alemanno?
La destra sociale non c’ entra col conservatorismo nè col moderatismo: è una dottrina politica che nasce nel solco del Novecento e che ha avuto una sua ragione d’essere nella militanza in favore del popolo e delle sue priorità . Fondata sull’emancipazione, la tutela dei lavoratori e l’idea di dare un futuro a chi aveva difficoltà a ritagliarsi uno spazio nella società italiana.
Un bel cambiamento rispetto alla parentopoli di oggi?
Già . Non è certamente il Movimento sociale di Beppe Niccolai, nè quello di Giorgio Almirante e tantomeno di Pino Rauti.
Hanno piazzato figli, nipoti, mogli e persino una ex cubista nelle municipalizzate.
Tipico. Si sono ritrovati fra le mani un giocattolo che è diventata l’arma con cui si stanno massacrando.
Colpa dell’influenza berlusconiana del bunga bunga?
No, assolutamente. Si fanno del male da soli.
Qual’è la differenza tra Alemanno e l’altro uomo di destra che ha guidato il Lazio, Francesco Storace?
Storace non aveva la tribù, è più simpatico, più ruspante. Alemanno si è infighettito parecchio e i suoi uomini sono sempre stati settari…Chissà ora quanti anatemi mi lanceranno.
Qual’è stato l’errore più grande di Alemanno?
Il sindaco di Roma deve fare il sindaco di Roma. Invece che fa? Politica: costruisce il suo gruppo, piazza i suoi uomini, coltiva il suo giardino di consensi. Avrebbe dovuto occuparsi delle strade, delle buche, del traffico.
Chiudere le buche porta più consensi di qualche centinaio di assunzioni?
Certo! Ma Gianni si ubriaca facilmente: E’ bastato che gli arrivasse all’orecchio che forse il Cavaliere voleva lui come erede. O che i delusi di Fini intasassero i centralini del municipio urlando “Gianni aiutaci tu”. E la fine risulta imbarazzante. E’ diventato un interventista politico, politichese e politicuzzo.
Cadono già le prime teste, come quella del capo-scorta di Alemanno, Giancarlo Marinelli.
Marinelli è stato un vero signore ad andarsene. Ma sono altri che si devono
dimettere.
Cioè Alemanno?
Certo. Marinelli gli ha dato una bella lezione. Ma io, che amo molto i retroscena, sono convinto che dietro questa operazione si debba temere
un’aggressione più dall’interno che dall’esterno.
Complottista.
No, hanno fatto tutto da soli. Ma c’è chi è pronto ad approfittarne.
Facciamo i nomi.
L’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Aspetta in un angolo, con l’acquolina in bocca, immaginandosi già la campagna elettorale come prossimo sindaco di Roma. Ho notato strane mobilitazioni. E’ nell’ aria: non può stare con le mani in mano.
E chi lo dice?
Se ne parla negli ambienti di città , dove ci si annusa, ci si cerca, ci si dà appuntamento: dove si decidono le cose più concrete.
Quindi Alemanno è considerato spacciato?
Ha preso una brutta botta.
Beatrice Borromeo
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Alemanno, Berlusconi, Comune, Costume, destra, elezioni, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, Roma, sprechi | Commenta »