Febbraio 10th, 2015 Riccardo Fucile
L’INTERCETTAZIONE DI ODEVAINE: “L’EX SINDACO COI CONTANTI IN VALIGIA”
Mafia Capitale: i magistrati chiedono collaborazione al governo argentino.
La rogatoria, sul punto di essere formalizzata, riguarda una presunta esportazione di valuta alla quale si sarebbe prestato l’ex sindaco di centrodestra.
Gianni Alemanno: sempre stando all’ipotesi, avrebbe passato la frontiera argentina con denaro proveniente dai consorzi di Salvatore Buzzi (accusato di corruzione oltre che di associazione mafiosa).
Apparentemente strampalata, l’ipotesi del sindaco «spallone» trova conferma nelle relazioni dei carabinieri del Ros, che hanno effettuato le intercettazioni per conto della Procura.
L’episodio viene raccontato da uno degli arrestati, Luca Odevaine, che, da dirigente della Provincia, avrebbe organizzato l’accoglienza degli immigrati a vantaggio delle coop di Buzzi.
«Per soldi se so’ scannati …»
«Per soldi se so’ scannati – dice Odevaine a Mario Schina (altro arrestato per il sodalizio)- ma sai che Alemanno s’è portato via … ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con le valige piene de contanti.. ma te sembra normale che un sindaco…».
Odevaine avrebbe saputo dalla Polaria anche altri dettagli.
Che Alemanno, ad esempio, poteva contare su qualche sponda per varcare indisturbato il varco della frontiera.
Così aveva replicato l’ex sindaco: «Sono stato per pochi giorni, a Capodanno, con la mia famiglia, per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia».
Sta di fatto che, oggi, i funzionari di Buenos Aires possono fornire un riscontro e aiutare i pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli a ricostruire questi passaggi oltrefrontiera.
A proposito di somme che transitavano dai conti delle coop di Buzzi a quelli di funzionari e politici capitolini, i giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto l’istanza di dissequestro dei conti di Claudio Turella (Ufficio giardini) e della moglie Assunta Fortin (non indagata).
Il funzionario capitolino avrebbe involontariamente fornito la prova regina dell’attività corruttiva del duo Buzzi-Carminati.
Nell’intercapedine di una parete della casa di Turella il Ros aveva rintracciato circa 550mila euro riposti in sacchetti con il logo del Comune di Roma.
In seguito al suo arresto, una disposizione data dal carcere ai familiari ha portato la procura a chiedere un nuovo sequestro di conti correnti bancari per un totale di altri 355.877 euro.
«L’eredità in famiglia»
Turella si era difeso parlando di un’eredità in famiglia, ma scrivono i giudici, motivando il no al dissequestro: «Il riferimento alla successione ereditaria negli anni 2009 e 2010 è del tutto privo di riscontro. Non solo non è stato prodotto alcun documento che attesti che Turella ha beneficiato di proventi ereditari ma deve evidenziarsi che la documentazione allegata riguarda un giroconto tra banche della somma di 164.413 euro mentre il documento (prodotto dalla difesa, ndr) concerne la liquidazione di un sinistro per poche migliaia di euro».
E concludono: «E’ d’obbligo osservare che Turella percepisce uno stipendio mensile inferiore ai 3mila euro netti che appare ridicolmente sproporzionato all’entità delle somme portate dal conto, che alla data del 31 dicembre 2012 sono state quantificate in 188.847 euro».
Ilaria Sacchettoni
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
“I SOLDI ALLA NUOVA ITALIA DI ALEMANNO? GLI IMPRENDITORI LI DANNO IN CAMBIO DI UNA RETE DI RELAZIONI”
«Forse sarà un malcostume, però è così». 
Franco Panzironi, l’ex amministratore delegato di Ama, la municipalizzata che si occupa di rifiuti a Roma, sta spiegando ai magistrati romani che lo hanno arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso il funzionamento delle fondazioni in Italia. Il verbale del suo interrogatorio tira in ballo l’ex sindaco di Roma e svela come attraverso la Fondazione Nuova Italia (di cui Panzironi era segretario, il presidente era l’ex sindaco Gianni Alemanno), l’organizzazione di Carminati sia riuscita a muovere tutto il sistema politico, perchè da lì passavano i soldi delle tangenti.
Funzionava così: la Fni, così come, a suo dire, tutte le fondazioni fungevano da salvadanaio.
Un imprenditore versava soldi per finanziarla e in cambio otteneva «tutta una rete di relazioni».
«È un modo di fare che si esercita già da anni», dice Panzironi e quanto ai pagamenti – nello specifico bonifici da 15.000 euro a volta – che faceva Salvatore Buzzi alla Fondazione Nuova Italia dice: «Beh, veramente lo ha sempre fatto (di pagare dopo le assegnazioni dei lavori, ndr ), pure prima e lo ha fatto anche dopo, ma non lo ha fatto tramite me».
Ma se Buzzi rappresentava il cuore delle cooperative rosse, perchè pagare la Fondazione di Alemanno?
«Perchè (faceva) come tutti gli imprenditori romani. Pagano sia destra che sinistra. È una questione di relazioni… ma sicuramente relazioni non riconducibili a me».
Fu infatti l’ex inquilino del Campidoglio a presentargli Buzzi e non viceversa, sostiene Panzironi. «Ho conosciuto Buzzi nel periodo fine 2009 inizi 2010, non ricordo di preciso la data, ma non in un contesto Ama. L’ho conosciuto praticamente nella segreteria del sindaco Alemanno. Io ero andato lì per altre cose e Alemanno me lo presentò come presidente delle cooperative rosse».
Poi iniziò un rapporto. Dice Panzironi: «Buzzi alcune volte mi chiedeva, siccome ero presidente della Multiservizi (un’altra controllata del Campidoglio e partecipata Ama, ndr ) se era possibile partecipare a delle gare ma non verso Ama, verso il verde pubblico e quant’altro, che poi nel tempo non sono mai avvenuti (i pm hanno contato cinque gare vinte dal 2011 al 2013 dalla cooperativa di Buzzi, ndr).
Qualche volta mi ha chiesto di sollecitare dei pagamenti al Comune, cosa che io non ho fatto, ma riferivo alla segreteria del sindaco che c’era Buzzi che aveva esigenze di essere pagato».
Sul perchè si spendesse così per Buzzi ribadisce solo di «non aver mai preso contanti da lui».
Non nega il suo rapporto, stretto, con Alemanno. Al quale spesso dava consigli. «Alemanno (sulla nomina del suo successore, deciso secondo l’accusa gestita dal clan di Carminati grazie all’intervento di Panzironi, ndr) mi chiese consiglio sull’Anelli e io gli dissi: “Guardate è meglio che cercate un manager, diciamo, vero, che sappia fare quel mestiere”. E mi chiese pure qualche consiglio… Ma di tipo professionale, anche nella gestione della famosa ristrutturazione del debito con le banche gli diedi una mano, ma non certo in gare d’appalto perchè non me ne sono proprio occupato».
Fatto sta che le carte dell’inchiesta dimostrano come il suo successore, Fiscon, anche lui indagato, fosse persona gradita a Panzironi.
Federica Angeli
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
LO SCRIVONO I GIUDICI DEL TRIBUNALE DEL RIESAME NELLE 140 PAGINE DELLE MOTIVIAZIONI CON CUI HANNO CONFERMATO IL CARCERE PER IL NUMERO UNO DELLA COOPPERATIVA “29 GIUGNO”
Non ci sono solo cene, affettuosi sms di ringraziamento con relativi scambi di abbracci e incontri in Campidoglio.
“Certo è che Salvatore Buzzi con la giunta Alemanno e con gli amministratori pubblici che ne erano espressione, ha fatto affari d’oro” tanto che “il fatturato delle cooperative è più che raddoppiato in poco più di due anni da 25 milioni a 60 milioni di euro“.
Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame nelle 140 pagine delle motivazioni con cui hanno confermato il carcere per il numero uno della cooperativa 29 giugno, braccio destro dell’ex Nar Massimo Carminati.
Nell’analisi del ruolo ricoperto nell’organizzazione da Carly Guarany, vice presidente del Cda della 29 giugno, porta la data del 22 gennaio 2013 un’intercettazione che i giudicii definiscono “illuminante“, in cui Buzzi racconta “che la sera precedente era stato accompagnato da Panzironi in Campidoglio per un’incontro con il sindaco Alemanno”, al quale il capo della 29 giugno aveva chiesto una proroga dei lavori per le sue cooperative: “Gli ho detto ‘guarda Gianni, fa’ ‘sta cazzo di proroga, so’ sei mesi, te fai l’elezioni in santa pace”.
Ed è proprio l’ex ad dell’Ama l’anello di congiunzione tra Mafia Capitale e l’ex primo cittadino.
“Franco Panzironi — scrivono i magistrati — vien nominato amministratore delegato di Ama nel 2008 ed il successivo 13 febbraio 2009 raggiunge il vertice anche della controllata Roma Multiservizi.
Il legame stretto e diretto con l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, gli attribuisce un potere d’influenza generale in tutto quello che riguarda l’amministrazione capitolina“.
“Si può affermare, senza pericolo di smentita”, continuano i magistrati, “come nell’ente Ama il fenomeno corruttivo abbia raggiunto la massima espressione, inquinando tutte le gare“.
“Affari d’oro”, appunto, come scrivono i giudici nella motivazione.
A sua volta Panzironi “costituisce un punto di riferimento fondamentale per Salvatore Buzzi, per l’aggiudicazione di appalti in Ama e comunque per ogni problema che quest’ultimo e il sodalizio da lui rappresentato ha nei confronti dell’amministrazione romana”. Panzironi “da un lato riceve regolarmente illecite dazioni di denaro” e “dall’altro ottiene finanziamenti per la Fondazione Nuova Italia“, di cui Alemanno è presidente.
E’ proprio la fondazione il punto di contatto tra il sindaco Alemanno, Panzironi e il sodalizio criminale di Buzzi.
“Con riferimento all’aggiudicazione della gara n. 18/2011 della raccolta differenziata per il comune di Roma — che forma oggetto di imputazione — è sconcertante constatare che il Buzzi sapesse, ancor prima della conclusione della procedura di gara, che l’appalto sarebbe stato aggiudicato a suo favore”, come emerge dalle numerose intercettazioni.
“Il 06/12/2012, giorno seguente all’aggiudicazione della gara, dai conti correnti alle società riconducibili a Buzzi vengono effettuati bonifici per complessivi euro 30.000,00 in favore della Fondazione Nuova Italia“.
E, di soldi, Panzironi da Carminati&Co ne ha presi parecchi: in una conversazione intercettata tra Buzzi ed Emilio Gammuto del 2 maggio 2013 il ras delle cooperative spiega al collaboratore di Carminati di dover pagare l’ex ad dell’Ama e di “averlo messo a 15.000 euro al mese“.
Giovanna Trinchella e Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 12th, 2014 Riccardo Fucile
BUZZI: “TUTTO IL CONSIGLIO COMUNALE PRENDE DENARO”
Il “ Tanca”, come Salvatore Buzzi chiamava Franco Panzironi, era un’idrovora.
Un pozzo senza fondo. Lui e la “ Fondazione Nuova Italia ” del sindaco Gianni Alemanno, di cui era segretario generale. Capace di inghiottire un fiume di denaro. «Per l’aggiudicazione di appalti, lo sblocco dei pagamenti di Eur spa e qualunque altro problema con la pubblica amministrazione », annota il Ros dei carabinieri nell’informativa del 10 dicembre scorso depositata ieri al Tribunale del Riesame.
E a leggerne le pagine sembra quasi di sentire l’affanno con cui, ad horas, negli uffici della Cooperativa 29 giugno si svuotava la cassaforte di contanti da infilare in un borsello in similpelle che il corpulento ex ad di Ama si cacciava nelle tasche di fronte a una palestra dell’Eur. L’” Haeven 4”. Il “Paradiso”, appunto.
“JE NE DOVEMO 40
Vediamo, dunque. Il 13 febbraio 2013, Buzzi non si capacita. Dice a Carminati: «Hai capito er Panza? Er Panza me dice: “Aho, me dovete da’ ancora 40 mila”.
E alla segretaria, Nadia Cerreto, chiede in affanno: «Quanto c’avemo ‘n cassa? Dieci, quindicimila? Vabbè, damme 15».
Il grano, naturalmente, va consegnato dove gradisce “il dottore”.
Il “ Tanca”, o “ Panza”, si intende. Il 2 maggio 2013, 15 mila «alla palestra vicino all’obelisco dell’Eur».
E non sono certo gli ultimi, perchè dice Buzzi, «Quello è ‘na cambiale. L’ho messo a 15 al mese…. Anzi, che cazzo sto’ a dì. Quindici a settimana ».
L’8 maggio 2013, dunque, ci risiamo. “ Er Panza”, ribussa a denari. Altri 15 mila. Negli uffici della Fondazione Nuova Italia, stavolta.
E il 16 maggio, otto giorni dopo, altri 15 mila all’Eur. Le cimici del Ros catturano un Buzzi esausto che a Claudio Turella, allora responsabile della programmazione e gestione del verde pubblico del Comune, dice: «Oggi è l’ultima settimana e ho finito. M’ha prosciugato tutti i soldi, ‘sto Panzironi. E così posso ricomincià a pensa’ a te. Che cioè, pe’ trova sti soldi o te compri un benzinaio o non li trovi, eh».
Oppure, aggiunge, «fai come Maruccio (Vincenzo, ex consigliere regionale Idv arrestato per peculato nel novembre 2012, ndr) e Di Pietro. Perchè che te pensi, Cla’, che quelli giocavano alle slot machine? Quelli riciclavano i soldi. Però (per riciclare, ndr ) devi conosce. E io non conosco un cazzo»
Epperò, con il “Tanca”, non si finisce mai.
Il 28 maggio 2013 chiede altri 40 mila. E Buzzi, visto il rischio che Alemanno perda le imminenti elezioni comunali, teme siano soldi buttati.
«Aho’, me ricordo che quando ci fu il cambio da Veltroni ad Alemanno, c’ho rimesso 100 mila euro». Ma Carminati non sente ragioni. Che li prenda.
Buzzi di quei “40” parla come un’ossessione in giugno e poi ancora il 29 gennaio di quest’anno: «Dovemo da’ 40 sacchi a Panzironi». Senza contare che, il 24 aprile, lo stesso Buzzi si attrezza per consegnare a “Tanca” anche un orologio attraverso il figlio dell’ex ad di Ama, Dario.
Del resto, spiega Buzzi, quello andava a percentuale. Il 2,5% del valore dell’appalto. Lo stesso che pretende ora il consigliere regionale del Pd Eugenio Patanè: 120 mila euro. («Davvero je dovemo da’ tutti sti soldi a questo?»).
LA FONDAZIONE NUOVA ITALIA
Quando non sono per lui, i quattrini che reclama Panzironi finiscono alla Fondazione Nuova Italia. Dai conti delle cooperative di Buzzi partono 19 bonifici tra il gennaio 2012 e il settembre 2014, per un totale di 265 mila euro.
Anche quando Alemanno non comanda più. Ma la musica, evidentemente non cambia. Nè per lui, nè per i “nuovi”.
Buzzi, il 6 ottobre scorso, si sfoga con un imprenditore (che il Ros non riesce a identificare). «O c’hai lo sponsor o non entri».
Il tipo – annotano i carabinieri – «chiede se potrebbe essere d’aiuto il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda».
Buzzi lo liquida così: «No, non conta un cazzo. Devi trovare sempre un consigliere comunale che lo paghi e ti porta. Tutto il consiglio comunale piglia i soldi».
Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
“LE RESPONSABILITA’ POLITICHE DELL’EX SINDACO SONO EVIDENTI, QUELLE PENALI LE ACCERTERANNO, CON NOI ERA ARRIVATO DA POCO”… POI SI AFFIDA AL FRATELLO ACQUISITO SALVINI PER FAR DIMENTICARE ANNI DI SILENZIO SU QUANTO ACCADEVA A ROMA
“Le eventuali responsabilità penali di Gianni Alemanno le accerterà la magistratura, quelle
politiche, purtroppo, sono evidenti. Ma guai a parlare solo di destra. Il marcio, lo schifo emerso da questa vicenda è trasversale, c’è dentro di tutto”.
Nello scenario terremotato della Roma post “Mafia Capitale”, Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) è quel che resta del centrodestra, in queste latitudini.
Per una settimana ha taciuto. Ora vuol dire la sua dallo studio della Camera, al quinto piano del palazzo dei gruppi in via Uffici del Vicario.
E a chi come l’amico e ormai quasi partner politico Matteo Salvini la chiama in causa per la futura corsa a sindaco di Roma, non chiude le porte. “Sono convinta che ci sia ancora una classe dirigente a destra, ma la selezioneranno i romani con le primarie “. Domenica mattina a Roma (Teatro Quirino) la prima uscita pubblica per parlare dei guai “della Nazione e di Roma e di come venirne fuori”.
Diffida chiunque dal considerarla l’apertura della sua campagna elettorale.
Cosa sta accadendo nella sua città , Giorgia Meloni?
“Succede che un sistema di potere e di corruzione trasversale ai partiti sembra aver preso possesso dei gangli dell’amministrazione”.
Beh, trasversale, il cuore dell’inchiesta riguarda il mondo della destra, il suo mondo.
“Eh no, c’è la destra e c’è la sinistra. C’è il rosso e c’è il nero, ma l’unico colore che prevale è il colore dei soldi. Un quadro comunque vergognoso, perchè in tanti hanno lucrato sulla povera gente, perfino sugli immigrati”.
Voi dove eravate quando tutto questo succedeva? I fatti contestati risalgono al periodo in cui Alemanno era sindaco e lei era ministro, entrambi nel Pdl.
“Calma. Noi siamo stati gli unici a denunciare la speculazione sul business degli immigrati. Interrogazioni, marce, proteste. Ancora a luglio chiedevamo al ministro Alfano e al sindaco Marino perchè Roma dovesse ospitare 2.500 profughi contro i 104 di Milano o i 65 di Firenze. Perchè a fronte di pensioni sociali da 480 euro si dovessero spendere 900 euro al mese per ogni immigrato. Era evidente che qualcosa non funzionasse, ora si capisce perchè”.
Accorgersene ora è facile.
“Ma va comunque introdotta una disciplina che impedisca di assegnare servizi fino a 200 mila euro alle coop senza alcuna gara, che vieti loro di finanziare partiti politici. Oggi alterano il mercato, non è più ammissibile. Noi proporremo una commissione di inchiesta sulle degenerazioni del fenomeno coop in Italia. Punto secondo, le fondazioni: non possono essere finanziate dal pubblico. E le municipalizzate, spesso strumento di clientela, vanno drasticamente ridotte”.
Insisto, voi dove eravate? Alemanno fa parte del suo partito, Fdi.
“Premesso che nel partito è approdato da poco, abbiamo fiducia nella magistratura, le sue responsabilità saranno accertate e sono certa che ne uscirà bene. Dal punto di vista politico bisogna ammettere che in cinque anni non è riuscito a infrangere quel sistema di potere che si era consolidato sotto le amministrazioni precedenti”.
Che ne sarà del Comune di Roma?
“Ho già chiesto al nostro unico consigliere di avviare la raccolta di firme per le dimissioni di massa e lo scioglimento. È l’unica via percorribile. Commissariare per mafia sarebbe un’onta e un danno gravissimo per i romani onesti, irresponsabili i politici che ne parlano. Marino si faccia da parte, non è più tempo per lui”.
Elezioni, ma per candidare chi?
“Esiste ancora una classe dirigente che ha l’onestà e le carte in regola per governare questa città “.
Salvini propone lei, il sodalizio appare sempre più solido.
“Anche io non vedrei male lui sindaco di Milano (sorride). Scherzi a parte, mi fa piacere, lo stimo, ma saranno i miei concittadini a selezionare i candidati”.
E lei sarà della partita.
“Prematuro parlarne. Cominciamo a sciogliere il Consiglio comunale, il resto viene dopo. In ogni caso, per guidare Roma occorre ormai una buona dose di coraggio, di audacia ai limiti dell’irresponsabilità . Puoi pensare di accettare la sfida solo se te lo chiedono i romani”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubbica”)
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Dicembre 8th, 2014 Riccardo Fucile
QUEI SOLDI IN ARGENTINA E LO STRANO FURTO MAI DENUNCIATO
La posizione di Gianni Alemanno, nell’indagine sulla “mafia capitale”, è ricca di dettagli che portano il Ros dei carabinieri ad annotare un episodio di “presunta esportazione di valuta in Argentina da parte dell’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno”.
È il 31 gennaio 2014 il Ros dei Carabinieri intercetta una conversazione, negli uffici della Fondazione Integrazione.
Ecco i protagonisti del dialogo: Luca Odevaine, uomo forte della giunta guidata da Walter Veltroni nel settore immigrazione, Mario Schina, consigliere della cooperativa “Il percorso”, che si occupa di campi rom, e Sandro Coltellacci, collaboratore di Salvatore Buzzi, patron delle cooperative rosse in affari con Massimo Carminati.
È Coltellacci a toccare il tema più caldo della conversazione, parlando di un soggetto che, in passato, ha avuto dei problemi con Alemanno e che avrebbe “spallonato” dei soldi all’estero.
“Abita qua … dentro a ‘sto palazzo …”, dice Odevaine, “che fijo de ‘na mignotta … ha litigato con Alemanno … per soldi se sò scannati … ma sai che Alemanno si è portato via… ha fatto … quattro viaggi … lui ed il figlio con le valigie piene de soldi in Argentina … se sò portati … con le valigie piene de contanti … ma te sembra normale … che un sindaco …”.
Schina pone un interrogativo: “E nessuno l’ha controllato?”. “No”, risponde Odevaine, “ è passato al varco riservato … iun attore per me …”. “Io invece”, continua Odevaine, “pensavo che… se li portava via tutti lui …”. “Sembrava sembrava … che il sindaco non toccasse …”, replica Schina, “invece ‘a toccati…”
La conversazione prosegue su uno strano furto subìto da Alemanno.
“Poi — dice Odevaine — ad un certo punto… deve essere successo qualche casino … perchè ad un certo punto a Alemanno gli hanno fatto uno strano furto a casa … “. “Cercavano qualche pezzo de carta …”, interviene Schina, e Odevaine conclude: “Cercavano … eh si secondo me ce … credo che hanno litigato perchè Alemanno ha pensato che ce li ha mandati questo …”.
I Carabinieri hanno verificato che il 15 ottobre 2013, Alemanno ha davvero subito un furto in casa, ma non l’ha denunciato: “tale reato — scrive il Ros — però non trova riscontro in banca dati in quanto non risultano essere state sporte denunce nè da Giovanni Alemanno nè dalla moglie convivente Isabella Rauti.
Lo staff di Alemanno replica con una nota la versione dell’ex sindaco: “Si tratta di una millanteria totalmente infondata. Non ho portato mai soldi all’estero tantomeno in Argentina. Io sono l’unico sindaco di Roma che al termine del suo mandato è più povero di quando ha cominciato perchè ho dovuto vendere una casa e aprire un mutuo per pagare i debiti della campagna elettorale. Nella fattispecie il furto di cui si parla è avvenuto ad ottobre 2013 e basta aprire google per constatare che è stato ampiamente pubblicizzato. Per quanto riguarda il viaggio in Argentina ci sono stato per pochi giorni con la mia famiglia e un folto gruppo di amici a capodanno 2011-2012 per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia”.
Non si tratta però dell’unico riferimento a denaro circolato negli ambienti legati ad Alemanno. L’accusa sostiene infatti che le tangenti siano passate direttamente attraverso la segreteria dell’ex sindaco: “Massimo Carminati e Salvatore Buzzi”, si legge negli atti d’indagine, “erogavano a Gianpiero Monti” ingenti “somme di denaro”.
L’obiettivo era influenzare l’assegnazione delle opere pubbliche e Gianpiero Monti all’epoca, non era soltanto “l’addetto alla segreteria particolare del Sindaco presso Roma Capitale”, ma anche e infatti, sostiene l’accusa, le tangenti passavano direttamente attraverso la segreteria di Gianni Alemanno.
“Massimo Carminati e Salvatore Buzzi”, si legge negli atti d’indagine, “erogavano a Gianpiero Monti” ingenti “somme di denaro”.
Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 3rd, 2014 Riccardo Fucile
MAFIA CAPITALE : ALLA FONDAZIONE DI ALEMANNO 40MILA EURO DALLA CUPOLA
La Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno, ha ricevuto dalla cupola affaristica
gestita dall’ex terrorista nero Massimo Carminati “finanziamenti non inferiori ai 40 mila euro”.
La cifra compare nelle carte dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di 37 persone.
Nei decreti di sequestro eseguiti dalla Guardia di Finanzia viene descritto, in particolare, il ruolo di Franco Panzironi, ex ad di Ama, tra i soci fondatori di Nuova Italia e finito ieri in carcere.
In cambio del suo intervento sugli “organi del Comune e di Ama per lo sblocco di crediti”, il clan garantiva a Panzironi, tra il 2008 e il 2013, uno stipendio mensile da 15 mila euro e una somma pari a “120 mila euro (il 2,5% del valore di un appalto assegnato all’Ama non ancora specificamente individuato)”.
Tra i “benefit” che il clan garantiva a Panzironi c’era anche “la rasatura del prato di zone di sua proprietà “.
L’ex sindaco di Roma Alemanno, intanto, ha deciso di autosospendersi da tutte le cariche di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, fin quando la sua posizione “non sarà pienamente e positivamente chiarita”.
“Cara Giorgia – si legge in una lettera inviata a Giorgia Meloni, leader del partito – ti ringrazio per la solidarietà e la fiducia che tu e altri esponenti di vertice del partito avete espresso pubblicamente nei miei confronti. Queste dichiarazioni si uniscono ai messaggi di tantissimi militanti e semplici cittadini che mi sono stati vicini in un momento così difficile per il mio percorso politico e personale”
“In questo momento – prosegue l’ex sindaco – il mio impegno principale non può non essere quello di capire realmente la portata di questa inchiesta e di dimostrare in maniera chiara e puntuale, in tutte le sedi, la mia estraneità agli addebiti che mi vengono mossi. Nello stesso tempo mi rendo conto della necessità di evitare facili strumentalizzazioni che potrebbero usare queste vicende per attaccare l’immagine di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, che evidentemente nulla c’entra con tutto ciò. Per questi motivi ti comunico la mia irrevocabile decisione di autosospendermi da tutti gli organi del Partito, fino a quando la mia posizione non sarà pienamente e positivamente chiarita”.
Dal Pd, intanto, arriva la notizia delle dimissioni “per motivi personali” del consigliere regionale del Lazio Eugenio Patanè.
Le dimissioni sono arrivate al termine di una riunione alla Pisana del gruppo regionale democrat.
Anche Patanè risulta indagato nell’inchiesta sulla mafia capitolina; i suoi uffici sono stati sottoposti a perquisizione.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
“EROGAZIONI A FAVORE DELLA SUA FONDAZIONE PER FINANZIARE LA SUA ATTIVITA’ POLITICA”… I SOLDI TRANSITAVANO ATTRAVERSO UNA SERIE DI FONDAZIONI CHE NON HANNO L’OBBLIGO DI RIVELARE I NOMI DEI DONATORI”
C’è un filo rosso che lega tra loro gran parte degli arrestati e degli indagati dell’inchiesta Mondo di
Mezzo, che ha decapitato a Roma un’organizzazione mafiosa capace di orientare le decisioni di politici di destra e di sinistra, e Gianni Alemanno. Sono le fondazioni su cui transitano i soldi destinati alla campagna elettorale dell’ex sindaco o che sono il compenso per intervenire nell’assestamento di bilancio 2013/2014.
Il deus ex machina era Salvatore Buzzi, gestore di una rete di cooperative che spaziano dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione del verde pubblico, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati.
Sono tre, secondo gli inquirenti, le “utilità ” garantite dal clan ad Alemanno: soldi per le cene elettorali, claque per la campagna e “ricerca di consenso elettorale” in vista delle elezioni europee.
Parlando con un altro indagato, Buzzi riferisce di “un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno” fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente, si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini.
È ancora Buzzi a recuperare “50 uomini per formare una claque elettorale da utilizzare nel corso della campagna elettorale di Alemanno”.
Sempre Buzzi parla di una ricerca di consenso elettorale per la candidatura di Alemanno alle elezioni europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti “amici del sud”. Sforzi risultati vani, perchè alla fine l’ex primo cittadino non conquisterà il seggio.
Al centro del sistema ci sono le fondazioni, l’istituto giuridico più idoneo per gli obiettivi del clan perchè in base alla legge non hanno l’obbligo di rivelare la provenienza dei finanziamenti.
La “remunerazione per gli imprenditori o altri referenti della pubblica amministrazione — ha detto il procuratore aggiunto Michele Prestipino durante la conferenza stampa — andava dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana”.
Dagli accertamenti effettuati sui conti correnti delle cooperative riconducibili a Buzzi gli investigatori hanno accertato che risultava effettivamente, il 15 novembre del 2012, bonificata la somma di 30 mila euro in favore della “Fondazione per la Pace e Cooperazione Internazionale Alcide De Gasperi”.
Il 6 dicembre 2012, poi, “a poche settimane dall’approvazione del successivo assestamento di bilancio che prevedeva lo stanziamento di ulteriori fondi in favore dei minori immigrati e del campo nomadi, ed in concomitanza con la cena elettorale a favore di Alemanno e con l’aggiudicazione della gara Ama, venivano disposti altri bonifici dai conti delle società di Buzzi in favore della Fondazione Nuova Italia, per l’importo complessivo di ulteriori 30.000,00 euro”.
C’è una figura a cui, secondo i pm, ruota il giro di soldi che transita attraverso le fondazioni: è Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’Ama.
“Il dato storico emerso dalle indagini è che Panzironi, in ragione del suo ruolo in Ama — spiega il gip — è asservito agli interessi dei soggetti economici riconducibili alla coppia Buzzi-Carminati (Massimo, capo del gruppo, ex Nar ed ex Banda della Magliana, ndr). (…) Le utilità percepite da Panzironi, tuttavia, non sono limitate allo stipendio che costantemente percepisce, ma sono arricchite — argomenta il gip — da erogazioni verso fondazioni delle quali egli esprime organi apicali, una delle quali, la Fondazione Nuova Italia, ha il suo presidente nel sindaco Gianni Alemanno, suo riferimento politico nel comune e suo nume tutelare, con il quale egli ha rapporti diretti, privi di mediazione alcuna, che gli garantiscono un reale potere, non solo d’interdizione, all’interno di Ama, massimamente nel periodo nel quale egli non riveste qualifiche formali. Utilità che vengono percepite anche da Alemanno, sia sub specie di finanziamento della sua attività politica, sia sub specie di erogazioni in contanti, sia sub specie di raccolta di consenso politico“.
Il gip parla di “un approccio palesemente illecito dei componenti di Mafia Capitale (così come il procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Pignatone chiama l’organizzazione, ndr), e di uno dei suoi più significativi membri, verso la pubblica amministrazione. Un approccio che ha avuto forme di manifestazione diverse e che si è tradotto anche in contatti diretti con Alemanno e in condotte funzionali di costui che hanno oggettivamente favorito il sodalizio”.
In particolare il gip fa riferimento alla nomina dell’avvocato Giuseppe Berti, secondo gli inquirenti “espressione del gruppo di interessi del sodalizio” all’interno dell’Ama, la municipalizzata per la raccolta dei riufiti.
“Così come significativo — prosegue il giudice per le indagini preliminari — il suo partecipare all’attività che ha condotto direttamente alla nomina” di Giovanni Fiscon, “anch’egli espressione diretta degli interessi del gruppo” alla direzione generale di Ama
Il gip focalizza l’attenzione anche sui “contatti esistenti tra il capo di gabinetto della segreteria di Alemanno e il gruppo di Buzzi nonchè i contatti con il medesimo Alemanno fiinalizzati a costruire le condizioni per la realizzazione dell’assestamento di bilancio del comune che, alla fine del 2012, hanno consentito di rinvenire risorse economiche utili per l’attività ” di Mafia Capitale.
“In conclusione — ragiona il gip — quello che può essere, allo stato dell’indagine, affermato con certezza è che vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno, sindaco di Roma, e il suo entourage politico e amministrativo, da un lato e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati (capo del gruppo, ex Nar ed ex Banda della Magliana) dall’altro; dinamiche relazionali che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica e che certamente non possono inquadrarsi nella fisiologia di rapporti tra amministrazione comunale e stakeholders”.
Marco Pasciuti e Giovanna Trinchella
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
COLLABORATORI ARRESTATI, NESSUNA SOLIDARIETA’ DAL PALAZZO
“Cado dalle nuvole, è una cosa incredibile, sto cercando di capire. Io nel corso del mio mandato ho sempre combattuto la criminalità ”. La voce di Gianni Alemanno è provata. È appena finita la conferenza stampa di Pignatone.
Per la prima volta si parla di “mafia” in un’inchiesta locale.
Di “Mafia Capitale”, mafia avanzata, di terza generazione che puntava al cuore della spesa pubblica, agli appalti ma che si avvale anche degli strumenti tipici della criminalità di strada.
Per gli inquirenti è nel cuore dell’amministrazione: “Le condotte di Alemanno — scrive il gip — hanno agevolato il sodalizio”.
Indagato Alemanno, indagato pure l’ex capo della sua segreteria Antonio Lucarelli. Arrestati i suoi “camerati” più fedeli.
Erano loro i terminali di una rete che aveva relazioni con il gruppo criminale che ruotava intorno a Salvatore Buzzi da un lato.
E, dall’altro, a Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra dei Nar ed ex membro della banda della Magliana: “Alemanno – si legge negli atti – faceva nomine gradite a Carminati”.
Cade la linea telefonica. Alemanno risponde al secondo squillo: “Da sindaco ho sempre chiesto al prefetto, al questore, al comandante dei carabinieri se c’erano a Roma infiltrazioni mafiose. E ho sempre ricevuto risposte negative fino a che non è arrivato Pignatone”.
Già , la novità è che i metodi mafiosi, ha appena spiegato Pignatone, erano dentro il sistema di potere del sindaco.
I contorni dell’organizzazione criminale si confondono con quelli del Gran Consiglio che ha amministrato Roma, dopo la marcia elettorale del 2008.
“Duce, duce”, saluto romano e braccio teso.
La sera della vittoria elettorale le immagini fecero il giro del mondo.
Al Campidoglio era arrivata la destra capitolina, estrema. Maniere forti e fame di potere, nell’Italia berlusconiana e del Pdl al 40 per cento.
Un marchio rimasto indelebile anche se Alemanno usa il Campidoglio come palcoscenico per la politica che conta.
Studia da anti-Berlusconi interno, entra nel dibattito nazionale, critica il Cav senza strappare mai. Per questo prova a darsi una presentabilità politica, prende le distanze dal Ventennio, dalle leggi razziali. Tanta Shoa e buoni rapporti, almeno ci prova, con la comunità ebraica. Nel frattempo, però, il marchio non si lava. E i suoi macinano business e scandali.
Oggi, tutti coinvolti nell’inchiesta romana. Franco Panzironi, detto “Tanca”, è stato amministratore delegato dell’Ama ed è stato rinviato a giudizio nel 2012 per oltre 841 assunzioni irregolari presso l’azienda che smaltisce i rifiuti nel comune di Roma. Nell’inchiesta su Mafia Capitale figura tra gli arrestati.
Per i pm il suo ruolo sarebbe stato quello di fare da cerniera con l’Ama per gli appalti assegnati sui rifiuti.
Analoghi reati contestati a Riccardo Mancini, vicinissimo ad Alemanno. Da ammistratore delegato di Eur Spa è stato rinviato a giudizio il 24 ottobre per una presunta mazzetta da 600mila euro versata da Breda Menarinibus (Gruppo Finmeccanica) per aggiudicarsi la fornitura di 45 filobus al Comune di Roma. Praticamente braccio destro di Mancini è Carlo Pucci (arrestato anche lui nell’ambito di Mafia Capitale), che Mancini porta con sè a Eur Spa.
Secondo gli inquirenti, insieme a Panzironi, Pucci fornisce “uno stabile contributo per l’aggiudicazione di appalti pubblici e per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione”.
Accuse pesanti. Come quella che riguarda i finanziamenti alla fondazione dell’ex sindaco.
Sono circa le 18,00 quando Alemanno risponde a telefono dopo che la linea si è interrotta di nuovo.
Domanda: che dice degli uomini più vicini a lei?
Risposta: “Mi auguro che siano in buona fede”.
Scusi, Alemanno, ma lei?
“Ora però ho parlato troppo”. Clic.
È semplice la domanda che rimbalza nel Palazzo: ma Alemanno poteva non sapere? Poteva cioè non essere al corrente di come si muovevano i suoi collaboratori più stretti?
Il metro della risposta è il gelo attorno all’ex sindaco. Lasciato solo nel momento forse più complicato della sua vita politica.
Ciò che resta del suo mondo politico parla poco, pochissimo. Sgomenti, i parlamentari di Forza Italia chiedono notizie sull’inchiesta.
Anche se l’ex sindaco è ormai passato a Fratelli d’Italia è stato l’uomo forte su Roma, ai tempi d’oro.
Poche le dichiarazioni di solidarietà . Parla Ignazio La Russa: “Conosco da decenni Gianni Alemanno e con lui ho avuto condivisioni e anche scontri politici ma sono sempre stato convinto della sua pulita e disinteressata passione”.
Parla anche Francesco Storace, a modo suo: “Sono stato cinque anni all’opposizione di Alemanno in Campidoglio. Ma che c’entra la mafia?”. Già , che c’entra.
Tacciono pure quelli che con Alemanno stavano in giunta.
(da “Huffingtonpost”)
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