Dicembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
AFFARI NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI, MANUTENZIONE DEL VERDE E CAMPI NOMADI… CENTO INDAGATI, 200 MILIONI SEQUESTRATI
Maxi operazione a Roma per “associazione di stampo mafioso” con 37 arresti, di cui 8 ai domiciliari, e
sequestri di beni per 200 milioni.
Un “ramificato sistema corruttivo” in vista dell’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi, in particolare, anche nella gestione dei rifiuti, dei centri di accoglienza per gli stranieri e campi nomadi e nella manutenzione del verde pubblico: è quanto emerso dalle indagini del Ros che hanno portato alle misure restrittive e ai sequestri da parte del Gico della Finanza.
Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
“Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma – ha spiegato il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa dopo la maxi-operazione – Nella capitale non c’è un’unica organizzazione mafiosa a controllare la città ma ce ne sono diverse. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato ‘Mafia Capitale’, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso”.
Nello specifico, ha riferito Pignatone, “alcuni uomini vicini all’ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Massimo Carminati e Salvatore Buzzi (presidente della cooperativa 29 giugno arrestato oggi) erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni”.
Gli arresti.
A capo dell’organizzazione mafiosa l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati che, secondo gli investigatori, ”impartiva le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti”. L’organizzazione di Carminati è trasversale.
Ne è convinto il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone che sull’argomento ha precisato: “Con la nuova consiliatura qualcosa è cambiato, in una conversazione Buzzi e Carminati prima delle elezioni dicevano di essere tranquilli”.
Carminati diceva a Buzzi, ha spiegato Pignatone: “Noi dobbiamo vendere il prodotto, amico mio, bisogna vendersi come le puttane” e di fronte alle difficoltà presentate da Buzzi, Carminati aggiungeva: “Allora mettiti la minigonna e vai a battere con questi”.
Tra gli arrestati anche altri nomi di spicco come l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini e l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi: per i pm romani “pubblici ufficiali a libro paga che forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti”.
E Luca Odevaine, ex capo di gabinetto della giunta Veltroni e ora direttore extradipartimentale di polizia e Protezione civile della Provincia di Roma.
Gli indagati.
Fra gli indagati figura l’ex sindaco della città Gianni Alemanno, la sua abitazione è stata perquisita.
“L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è indagato per il reato di 416 bis, ossia l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma la sua posizione è ancora da vagliare – ha detto il procuratore capo Pignatone – Sugli indagati preferiamo non fare alcuna precisazione”.
Pignatone ha inoltre aggiunto che l’inchiesta ”non si chiude oggi” e che tra gli indagati ci sono anche alcuni esponenti delle forze dell’ordine che hanno agevolato l’organizzazione guidata da Massimo Carminati.
Non solo. “Nel marzo 2013 nel Cda dell’Ama viene nominato con provvedimento del sindaco Alemanno un legale scelto da Carminati stesso. Lo stesso per il direttore generale di Ama e un altro dirigente operativo – ha spiegato il pm di Roma Michele Prestipino parlando dell”incessante attività di lobbying’ dell’organizzazione criminale individuata “per collocare con successo manager asserviti ai loro interessi”. Prestipino ha citato anche la nomina del presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma e la candidatura a sindaco di Sacrofano – dove risiede Massimo Carminati, considerato capo di Mafia Capitale – di un uomo fidato poi eletto.
Indagato anche l’ex capo della segreteria di Gianni Alemanno, Antonio Lucarelli.
Il procuratore Giuseppe Pignatone ha riferito di un incontro tra uno dei bracci destro di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Lucarelli.
“Buzzi voleva far sbloccare un finanziamento e Lucarelli non lo riceveva – ha detto – dopo la telefonata di Carminati si precita sulla scalinata del Campidoglio da Buzzi che gli dice che è tutto a posto, che ha già parlato con Massimo. Buzzi commentando questo incontro dice ‘c’hanno paura di lui'”.
Coinvolti come indagati anche l’assessore capitolino alla Casa, Daniele Ozzimo, che ha deciso di dimettersi dalla carica pur dichiarandosi “totalmente estraneo allo spaccato inquietante emerso”.
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha accettato le sue dimissioni e aggiunto: “Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura. Ci auguriamo sia fatta piena luce su una vicenda inquietante e che sta facendo emergere l’esistenza di un sistema diffuso di illegalità ai danni della città . Questa amministrazione ha improntato il suo lavoro sulla trasparenza. Per questo apprezzo la decisione personale e il coraggio di Daniele Ozzimo che rassegnando le dimissioni, ha agito prima di tutto nell’interesse della città mettendo in secondo piano se stesso”, ha detto Marino.
Indagati anche il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.
Che si è dimesso anche lui, dopo qualche ora.
Nella lista degli indagati c’è anche il responsabile della Direzione Trasparenza del Campidoglio, Italo Walter Politano: è accusato di associazione di stampo mafioso. Nominato dal sindaco Ignazio Marino il 15 novembre 2013, Politano è di fatto referente al Comune di Roma del Commissario nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. Domani dovrebbe essere rimosso dall’incarico.
Ma ci sarebbero un centinaio di nomi negli atti della Procura di Roma.
Tra cui quello di Gennaro Mokbel, già condannato in primo grado per l’inchiesta Telecom Sparkle-Fastweb, e tre avvocati penalisti, ai quali i pm contestano il reato di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbero concordato con gli associati “la linea difensiva da adottare” in un procedimento in cui era coinvolto Riccardo Mancini, ex amministratore delegato dell’Ente Eur, arrestato in passato per un giro di presunte mazzette legate all’appalto per la fornitura di filobus al Comune di Roma.
I sequestri.
Ci sono anche una ventina di quadri di valore tra gli oggetti sequestrati durante le perquisizioni, come ha riferito il capo dei carabinieri del Ros, il generale Mario Parente. Si tratta di quadri trovati nell’abitazione di uno degli indagati e di proprietà dello stesso Carminati che vanno da opere di Andy Warhol a Jackson Pollock.
Le opere verranno ora analizzate dagli esperti. A casa di un altro indagato sono invece stati trovati 570mila euro in contanti.
Le tangenti.
Appalti per decine di milioni di euro a società collegate a Massimo Carminati, considerato il capo dell’organizzazione mafiosa, in cambio di tangenti per centinaia di migliaia di euro.
E’ il “patto corruttivo-collusivo”, secondo il pm della Direzione antimafia (Dda) di Roma Michele Prestipino, individuato dall’indagine Mondo di Mezzo.
“In cambio di appalti a imprese amiche – ha detto il magistrato – venivano pagate tangenti fino a 15 mila euro al mese per anni. Ma anche centinaia di migliaia di euro in un solo colpo, fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana”. E tra queste “anche la fondazione creata da Alemanno”.
Tra gli appalti pubblici Prestipino ha citato quello del 2011 per la raccolta differenziata dei rifiuti del Comune di Roma e quello per la raccolta delle foglie.
Su altri appalti dell’Ama – municipalizzata romana dei rifiuti – per altri 5 milioni di euro sono in corso approfondimenti d’indagine.
La maxi-operazione ‘Mondo di mezzo’.
E’ infatti un’azione senza precedenti quella che ha messo a soqquadro Roma e il suo hinterland. Coordinata da tre pubblici ministeri – Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini – sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone ha infatti smantellato un’organizzazione che racchiude almeno dieci anni di malavita.
Personaggi che hanno solcato la scena della mala capitolina, come il nero Carminati ex della Banda della Magliana, ma anche politici e amministratori che hanno favorito e consentito a questo malaffare di radicarsi, di mettere le radici, di infilarsi coi suoi tentacoli ovunque. Ribaltando di netto le regole del gioco.
Ricostruire la trama e gli intrecci che hanno reso possibile tutto questo malaffare è stata un’impresa titanica. C’è un’intercettazione che spiega il senso dell’organizzazione mafiosa messa su da Massimo Carminati e ha dato il nome all’indagine. “L’intercettazione per noi più significativa è questa – ha spiegato Giuseppe Pignatone – quando Carminati parlando con il suo braccio destro militare, Riccardo Brugia, gli dice ‘E’ la teoria del mondo di mezzo, ci sono i vivi sopra e i morti sotto e noi in mezzo. C’è un mondo in cui tutti si incontrano, il mondo di mezzo è quello dove è anche possibile che io mi trovi a cena con un politico…’.
Carminati parla col ‘mondo di sopra’, quello della politica e col ‘mondo di sotto’, quello criminale, e si mette al servizio del primo avvalendosi del secondo al servizio del primo.
La caratteristica principale di questa organizzazione sta nei suoi rapporti con la politica e nel fatto che alterna la corruzione alla violenza, preferendo la prima perchè fa meno clamore”.
Le reazioni.
“Quello che sta emergendo è un quadro inquietante – ha commentato il rpesidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – E’ un bene che la magistratura sia impegnata a fare piena luce. Con sempre più forza bisogna proseguire, ognuno nei propri ambiti, sulla via della legalità senza se e senza ma”.
“E’ un’inchiesta che certifica il profondo inquinamento delle istituzioni, al di là delle vicende dei singoli, e che conferma sempre di più la presenza di una cupola criminale con le mani sulla città . Il sistema mafioso corruttivo svelato oggi impegna subito chi ha responsabilità amministrative e politiche ad assumere urgenti misure nella lotta alla criminalità e alla corruzione – si legge in una nota dell’Ufficio di Presidenza di Libera – Siamo convinti che accanto alla repressione e gli strumenti giudiziari, è necessario il risveglio delle coscienze, l’orgoglio di una comunità che antepone il bene comune alle speculazioni e ai privilegi, contrastando in tutte le sedi la criminalità organizzata e i suoi complici”.
“Cade il velo di ipocrisia sulla città e Roma diventa Capitale delle mafie”, ha commentato l’Associazione dasud che “denuncia dal 2011 gli affari criminali a Roma con dossier e inchieste, da ‘Roma città di mafie’ all’ebook ‘Mammamafia. Il welfare lo pagano le mafie’. L’indagine di oggi, finalmente racconta di un patto trasversale inquietante che tiene insieme boss, imprenditori, manager, funzionari, amministratori pubblici e politici di destra e sinistra, rappresentanti del mondo dell’associazionismo e del terzo settore e descrive come ha funzionato fino a ieri il sistema degli affari a Roma, quale ruolo le mafie abbiano svolto sul degrado delle periferie,? Quanta speculazione sia stata fatta sui migranti e i rom della città ,?
Quale sistema di corruzione abbia regolato i rapporti tra imprese e pubblica amministrazione, quali relazioni pericolose regolino i rapporti tra politica e pezzi significativi della storica eversione nera e l’estrema destra di oggi.
Il sodalizio con a capo Carmati come ha detto il procuratore Pignatone è solo uno dei tanti che opera su Roma. Il negazionismo e l inerzia della politica e delle classi dirigenti sono serviti solo a farli agire indisturbati. Non è più il tempo dell antimafia di facciata, serve subito un impegno trasversale”.
Federica Angeli, Valeria Forgnone e Viola Giannoli
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Dicembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
UNO DEI SETTORI IN CUI LA CUPOLA ERA PIU’ INFLUENTE ERA QUELLO DELLE POLITICHE SOCIALI… “SONO IN GRADO DI ORIENTARE I FLUSSI”… ECCO A CHI SERVONO I CAMPO ROM
Per la “cupola” di Roma l’emergenza immigrati era una miniera d’oro: i fondi per i centri d’accoglienza sono un piatto ricco e il sodalizio criminale ipotizzato dagli inquirenti fa in modo che parte di questi finanziamenti finisca nelle tasche delle cooperative amiche.
Gli inquirenti lo chiamano “Sistema Odevaine“: “La gestione dell’emergenza immigrati è stato ulteriore terreno, istituzionale ed economico, nel quale il gruppo riconducibile a Buzzi si è insinuato con metodo eminentemente corruttivo — si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini — alterando per un verso i processi decisionali dei decisori pubblici, per altro verso i meccanismi fisiologici dell’allocazione delle risorse economiche gestite dalla P.A.”.
Un sistema studiato per far arrivare i soldi pubblici ai gestori amici “che si dividono il mercato“.
E il mercato dei fondi statali per i centri di accoglienza per gli immigrati è immenso. Gli inquirenti parlano della “possibilità di trarre profitti illeciti immensi (…) paragonabili a quelli degli investimenti illeciti realizzati in altri settori criminali come lo smercio di stupefacenti.
Le intercettazioni parlano chiaro.
Al telefono con Pierina Chiaravalle, Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno” e braccio operativo dell’organizzazione, domanda: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.
Il centro del sistema è Luca Odevaine. Ex vice capo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni e capo della polizia provinciale di Roma, “Odevaine è un signore che attraversa, in senso verticale e orizzontale, tutte le amministrazioni pubbliche più significative nel settore dell’emergenza immigrati”, scrivono i pm.
Perchè è così importante la sua figura? “La qualità pubblicistica di Odevaine risiede nell’essere appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno — Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione” e al contempo è “esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”» , ente che soprintende alla gestione del C.A.R.A. di Mineo“. Un’intercettazione in cui Odevaine parla con il suo commercialista fotografa il suo ruolo: “Avendo questa relazione continua con il Ministero — spiega l’ex vice capo segreteria di Veltroni — sono in grado un po’ di orientare i flussi che arrivano da… da giù… anche perchè spesso passano per Mineo… e poi… vengono smistati in giro per l’Italia… se loro c’hanno strutture che possono essere adibite a centri per l’accoglienza da attivare subito in emergenza… senza gara… (inc.) le strutture disponibili vengono occupate… e io insomma gli faccio avere parecchio lavoro…”.
Odevaine è ben pagato, secondo Salvatore Buzzi.
Parlando con Giovanni Campennì, il braccio operativo dell’organizzazione spiega: “Mò c’ho quattro… quattro cavalli che corrono… col PD, poi con la PDL ce ne ho tre e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, ndr) quindi va bene lo stesso… lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… ed io ne piglio quattromila”.
Il piatto è ghiotto anche nella sola città di Roma e la cupola è talmente potente da deviare in sede di bilancio pluriennale risorse in favore delle strutture di accoglienza. Gli inquirenti sottolineano la “capacità del sodalizio indagato, di interferire nelle decisioni dell’Assemblea Capitolina in occasione della programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e relativo bilancio di assestamento di Roma Capitale, avvalendosi degli stretti rapporti stabiliti con funzionari collusi dell’amministrazione locale, al fine di ottenere l’assegnazione di fondi pubblici per rifinanziare “i campi nomadi”, la pulizia delle “aree verdi” e dei “Minori per l’emergenza Nord Africa”, tutti settori in cui operano le società cooperative di Salvatore Buzzi”.
All’epoca dei fatti alla guida del dipartimento Promozione dei Servizi Sociali e della salute del Comune di Roma (che gestisce la questione immigrati) c’era Angelo Scozzafava, con il quale la “cupola” aveva ottimi rapporti: “Le indagini hanno evidenziato l’ipotesi di una remunerazione dell’attività funzionale di costui da parte di gruppo criminale — scrivono gli inquirenti — con la promessa dell’assegnazione di un appartamento in una cooperativa” perchè “Scozzi” come lo chiamano i sodali, “si fa promotore di attività a favore del gruppo presso altri organi dell’amministrazione comunale, per spingere su finanziamenti a favore del campo nomadi“.
Ma dopo le elezioni comunali del 2013 le cose cambiano: il 14 giugno 2013 Buzzi raccontava al telefono a Carminati di trovarsi al Campidoglio “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”.
La decisione veniva accolta favorevolmente accolta dall’ex Nar che riteneva necessario “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”.
A quel punto Buzzi raccontava la difficoltà di muoversi nell’ambito della nuova situazione politica romana in quanto in quel momento “solo in quattro sanno quello che succede e sono nell’ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta“, e Carminati rispondeva in maniera eloquente: “E allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi, amico mio”.
Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 2nd, 2014 Riccardo Fucile
NEL MIRINO APPALTI DEL COMUNE, PERQUISIZIONI IN CORSO ANCHE IN REGIONE
Maxi operazione in corso a Roma per “associazione di stampo mafioso” con 37 arresti e sequestri di beni per 200 milioni.
Un “ramificato sistema corruttivo” in vista dell’assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate e interessi nella gestione dei centri di accoglienza è quanto emerso dalle indagini del Ros che ha portato alle misure restrittive.
Gli indagati, 39 in tutto, sono accusati vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
A capo dell’organizzazione mafiosa l’ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati.
Carabinieri alla Pisana dove sono in corso, secondo quanto si apprende, perquisizioni negli uffici di alcuni consiglieri regionali. Altre operazioni sono in corso presso altre amministrazioni a Roma.
Fra gli indagati c’è l’ex sindaco della città Alemanno, la sua abitazione è stata perquisita. Tra gli arrestati anche l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini.
Alla Regione in particolare i militari stanno perquisendo gli uffici del consigliere regionale Pd Eugenio Patanè e di quello Pdl Luca Gramazio, e in Campidoglio negli uffici del presidente dell’Assemblea capitolina Mirko Coratti.
Lo staff di Mirko Coratti al momento si trova fuori dagli uffici.
E’ un’operazione senza precedenti quella che, in queste ore, sta mettendo a soqquadro Roma e il suo hinterland.
Coordinata da tre pubblici ministeri – Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini – sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone ha infatti smantellato un’organizzazione che racchiude almeno dieci anni di malavita. Personaggi che hanno solcato la scena della mala capitolina, come il nero Carminati ex della Banda della Magliana, ma anche politici e amministratori che hanno favorito e consentito a questo malaffare di radicarsi, di mettere le radici, di infilarsi coi suoi tentacoli ovunque.
Ribaltando di netto le regole del gioco. Un intreccio pazzesco, degno di un romanzo criminale, che però è pura realtà .
In questi lunghi mesi sono stati indagati in un centinaio, perquisiti e ascoltati a migliaia. Ricostruire la trama e gli intrecci che hanno reso possibile tutto questo malaffare è stata un’impresa titanica. Ma una volta capito il verso, criminali e amministratori sono crollati uno dopo l’altro come nel gioco del domino.
Protagonisti di uno sconfinato business che sembrava non dover mai avere una fine.
L’indagine ribattezzata “Terra di mezzo” nasce nel 2010 da un’intuizione investigativa del procuratore aggiunto, ora scomparso, Pietro Saviotti, che affidò al reparto criminalità del Ros, allora diretto dal colonnello Massimiliano Macilenti, l’inchiesta poi conclusa dal colonnello Russo.
La fine è arrivata. E nella giungla del malaffare sono finite ditte, attività commerciali, traffici illeciti che non si ricordavano più dai tempi dell’epopea della banda della Magliana.
Le perquisizioni scattate all’alba hanno riguardato boss della malavita, come esponenti di noti clan di Ostia, e politici di elevato spessore a Roma. Politici che hanno governato questa città e che di certo non potevano non sapere cosa succedeva sotto il loro naso.
No, non potevano.
Ed è per questo che il reato ipotizzato nei confronti degli arrestati è il 416 bis, l’associazione a delinquere di stampo mafioso.
Reato per cui sono già indagate 51 persone dei clan Fasciani e Triassi di Ostia, e che a dicembre si concluderà con la sentenza di primo grado.
Reato per cui a Roma, nessuno mai è stato condannato. Perchè, come in un refrain, per anni si è continuato a dire che la mafia a Roma non esiste.
Almeno fino a oggi.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 16th, 2014 Riccardo Fucile
AL CORTEO DELLE PERIFERIE APPENA MILLE PERSONE MA RIAPPARE MOLTA DESTRA LOCALE TRA GAFFE E REDUCI
Puoi farti distrarre dalla musica sparata a palla dal furgone tricolore, successi sempreverdi come L’esercito del surf (ma Catherine Spaak non c’è), e l’eterno inno dell’indolenza romana che invoca opulente e unte società de li magnaccioni, ma qui in piazza sei per capire.
Sabato di metà novembre a Roma, piazza dell’Esquilino, la destra romana sale a cavallo del disagio delle periferie. Un migliaio di persone.
Tantissimi striscioni, uno, il più grande di tutti, porta scritto “Ora basta, Marino vattene”.
Marino è Ignazio, il chirurgo genovese inopportunamente prestato alla politica, che a un certo punto della sua vita volle provare l’ebbrezza di essere sindaco della Capitale, Ottavo Re di Roma. E fu un disastro.
Il ventre di Roma se ne vuole liberare. “Il popolo si riprenderà la Capitale”, urla a favore di telecamere un anziano signore. “Perchè Roma deve tornare ai romani”. “Basta co sti zingari che se prendono tutto”. “Negli asili nido non c’è più posto per i figli degli italiani, arrivano sempre prima i clandestini”.
Tor Sapienza, Tor di Nona, Corcolle, Centocelle, Roma Est, Tuscolana, Tor Bella Monaca, periferie che sono città . Abbandonate.
Luoghi destinati ad accogliere disagi, che si intrecciano, si sovrappongono, si contrappongono, si scontrano. Una Santabarbara sociale pronta a esplodere.
Che nessuno racconta più.
Nando, Jessica, Giusy, non hanno avuto una scuola e non vedranno lo straccio di un lavoro, Marianna fa le pulizie nei portoni e ha un figlio in una comunità di recupero, Fabrizio faceva il commerciante ma ha dovuto chiudere (“colpa de sti stronzi de cinesi”).
Vite difficili che non finiranno mai sulle pagine di un libro. Non c’è un Pasolini moderno per loro, oggi gli scrittori declamano il loro ombelico comodamente stravaccati nei salotti che contano.
La destra romana ha capito che nelle periferie c’è una prateria immensa da conquistare per riprendersi la città . E allora dal furgone tricolore partono le parole d’ordine.
“Dedichiamo questo corteo e questa meravigliosa marcia alla signora Reggiani, vittima della violenza dei rom clandestini”.
È una tragedia di qualche anno fa, ma va bene lo stesso in questi giorni di rabbia. “Dedichiamo questa giornataa Falcone e Borsellino, i nostri eroi”. E giù applausi. “Noi il centro d’accoglienza non lo vogliamo”, urlano in coro.
Ma il ragazzo con i bicipiti tatuati ben in mostra che dal furgone dirige slogan e corteo, ci tiene a precisare: “Destra e sinistra non esistono di fronte alla legalità . I giornali ci accusano di essere razzisti ma non è vero”.
E per dimostrarlo chiama accanto a sè un uomo di colore, l’unico presente al corteo. “Tu sei contro la legalità ? ”, gli chiede.
Quello si emoziona, non capisce e replica sì.
Imbarazzo.
“Non ha capito, le paghi le tasse? ”. Di nuovo sì. Entusiasmo dello speaker:
“Avete visto, così li vogliamo gli immigrati, chi viene qui si deve integrare con la nostra cultura, altrimenti via”. Ancora applausi.
Il signor Giulio viene da Settecamini: “Io quelli di Casa Pound manco li conosco, sto qui perchè da noi vogliono costruire un centro d’accoglienza. So matti, prima i soldi per le scuole che non ci sono, per le mense e il tempo pieno… ”. Il Campidoglio promette, il governo taglia, l’esasperazione cresce
Intanto il corteo passa per via Cavour. I camerieri dei ristoranti cinesi che propongono involtini primavera, ma anche rigatoni cacio e pepe, osservano.
Come i pakistani che vendono statuette del Papa e colossei in miniatura made in Taiwan. “Basta, basta con le rapine, l’illegalità e gli stranieri che non pagano il biglietto sui mezzi pubblici”, si scandisce in coro.
“E finiamola pure co sti venditori ambulanti, ma lei ha visto quante bancarelle? ”, si lamenta una signora nel momento sbagliato.
Perchè ora a stringere mani nel corteo c’è Giordano Tredicine, sorriso d’ordinanza e pacca sulle spalle per tutti.
La sua famiglia ha costruito un impero sulle bancarelle, ma poco conta. Perchè qui la destra è di casa e la memoria corta.
Arriva Gianni Alemanno, ultimo sindaco del disastro, scortato come Obama. Gli amici neri assunti nelle municipalizzate, il disastro dei trasporti, gli scandali.
E chi se ne ricorda? “C’è una invasione, troppi nomadi e troppi immigrati, io l’avevo detto ai tempi di Mare Nostrum”.
Ovazioni per Gianni, e destra tutta unita. Adriano Tilgher regge lo striscione insieme agli altri. Quando gli anni erano di piombo, fondò con Delle Chiaie Avanguardia Nazionale, è invecchiato, ma marcia ancora.
Con i camerati di un tempo e quelli giovani. Si sono divisi e ora sono di nuovo qui, a sentire gli sberleffi su Marino e la sua Panda plurimultata.
C’è Fabrizio Ghera, Giovanni Quarzo, Marco Pomarici, consiglieri capitolini ed ex assessori, c’è il figlio di Domenico Gramazio (“er Pinguino”), Luca, consigliere alla Regione.
Sono i lepenisti d’Italia, pronti a unirsi alla Lega. Presenti. Sempre.
Pronti a ricominciare. Basta soffiare sul fuoco delle periferie.
Enrico Fierro
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
RICEVUTO PER LE REGIONALI DEL 2010 E MASCHERATO DA UN FALSO SONDAGGIO… ARCHIVIAZIONE PER LA POLVERINI, ALTRI OTTO A GIUDIZIO
Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno nella vicenda legata ad un presunto finanziamento illecito ricevuto per le elezioni regionali del 2010 e, secondo l’accusa, mascherato da un falso sondaggio.
Il processo è stato chiesto per altri otto.
L’inchiesta, coordinata dai pm Paolo Ielo e Mario Palazzi, era scaturita da una denuncia presentata dalla società di consulenza Accenture che, dopo aver svolto un’indagine interna, aveva scoperto un giro di false fatturazioni.
Secondo l’accusa la provvista di 30mila euro, scaturita da false fatture, sarebbe stata impiegata per incaricare una società specializzata ad effettuare il falso sondaggio e portare a termine un’operazione di “telemarketing politico” a favore del listino dell’ex presidente della regione Lazio Renata Polverini, per la quale la procura ha invece chiesto l’archiviazione.
Le indagini erano state chiuse lo scorso 12 maggio.
Oltre che per Alemanno la Procura ha sollecitato sollecitato il processo anche per Fabio Ulissi, podologo e storico collaboratore dell’ex sindaco di Roma e Giuseppe Verardi, ex manager della Accenture.
Chiesto il giudizio anche per altri manager e funzionari della società di consulenza: Luca Ceriani, Francesco Gadaleta, Roberto Sciortino, Massimo Alfonsi, Sharon Di Nepi e Angelo Italiano i quali avrebbero concorso nella predisposizione della provvista illecita di denaro.
Il 2010 è l’anno in cui il Pdl viene escluso dalle liste elettorali.
La Accenture quindi commissiona un sondaggio. L’oggetto del sondaggio commissionato riguardava in teoria le mense scolastiche.
In realtà , secondo gli inquirenti, quando le persone rispondevano al telefono si sentivano fare domande diverse.
Un testimone sentito durante le indagini aveva dichiarato: “La finalità del progetto (il sondaggio, ndr) era far vincere le elezioni alla Polverini. Il telemarketing è un vero e proprio spot pubblicitario, in questo caso a favore della Polverini”.
Della lista Polverini faceva parte anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti.
Già ad aprile del 2013, Roma Capitale Investments Foundation era stata oggetto di perquisizioni da parte della procura di Roma.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 17th, 2014 Riccardo Fucile
E IL FRATELLO D’ITALIA VIENE CANZONATO DA TUTTI: “ALZA LA COPPA FEDERICA”
Michel Platini sente la sua poltrona traballare. Ad aver puntato il suo posto di presidente della Uefa c’è un nome forte del Governo Renzi.
Un nome che sta tenendo banco nei consessi europei, tra Strasburgo e Bruxelles.
E’ il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.
A darne notizia è l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno su twitter: “In Europa siamo nei guai e #Renzi pensa solo a mandare inutile #Mogherini all’inutile incarico di “ministro degli esteri” della UEFA”.
Una gaffe, quella di Alemanno, che ci mette poco a fare il giro del web.
L’esponente di Fratelli d’Italia cerca di correre a ripari cancellando l’infausto tweet e sostituendo “UE” a “UEFA”.
Ma ormai il danno è fatto, ed è diventato virale sui social network.
“Gianni, non far andare la Mogherini, vai tu e portaci la coppa!”, lo prende in giro un utente.
E un altro, sulla stessa falsariga: “Quest’anno la Champions non ce la toglie nessuno, oh!”.
E ancora: “Alzala ancora Federica, alza la coppa!”.
Qualcuno, dopo le clamorose dimissioni di Antonio Conte dalla panchina della Juventus, ha già immaginato un ipotetico valzer di poltrone, ai piani alti delle istituzioni internazionali: “si…e Conte alla Segreteria Generale dell’Onu!”.
C’è chi ha notizie più fresche di quelle di Almenanno: “Renzi ha smentito, sembra che stia pensando a Totti”.
E poi: “Era inevitabile dopo l’addio di Conte. Era necessario che qualcuno di peso stesse alla UEFA”; “Ho chiesto a Matteo Renzi di mandare D’Alema alla FIFA, Bersani al Conmebol e la BIndi alla FIGC #OccupySoccerMovement”.
Infine, qualcuno che si schiera dalla parte dell’ex sindaco si trova sempre: “Alemanno ha ragione! Le donne di calcio non ci hanno mai capito niente!”; “Bella Gianni, il pallone portalo te!”.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 28th, 2014 Riccardo Fucile
IL MINISTERO ERA GUIDATO DA ALEMANNO…ACCUSA DI CONNIVENZA ANCHE DIANA E DUE SINDACI PD
“So benissimo di quali delitti mi sono macchiato. Sto spiegando un sistema di cui la camorra non è l’unica responsabile”. Sono le prime dichiarazioni del boss dei Casalesi Antonio Iovine che da poco ha deciso di collaborare con la giustizia.
I verbali sono stati depositati in un processo in corso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Oltre a depositare i verbali, il pm ha chiesto di interrogare Iovine, che dovrebbe riferire vicende legate ai suoi rapporti con imprenditori. Il collegio ha accolto la richiesta e fissato l’interrogatorio per sabato 7 giugno.
Iovine ha rivelato anche che finirono nelle casse del clan dei casalesi alcuni finanziamenti del Ministero dell’Agricoltura per il rimboschimento nell’alto Casertano.
La vicenda viene collocata da Iovine nei primi anni Duemila.
“Si trattava – si sottolinea nel verbale – di lavori appaltati attraverso finanziamenti del Ministero dell’Agricoltura e Della Volpe Vincenzo ottenne di essere colui che avrebbe gestito per conto del clan i relativi appalti”.
Della Volpe, secondo il pentito, “utilizzò anche imprese del napoletano, vivai che avevano le categorie giuste per accedere a questi finanziamenti. Se non sbaglio – ha aggiunto Iovine – questi finanziamenti si riferiscono al periodo in cui il ministro dell’Agricoltura era Alemanno e ricordo il particolare che il ministro venne a San Cipriano per una manifestazione elettorale al cinema Faro su invito di mio nipote Giacomo Caterino, anche lui impegnato in politica tanto che è stato candidato alle elezioni comunali e provinciali ed è stato anche sindaco di San Cipriano”.
‘In questo ambito naturalmente – ha aggiunto Iovine – si deve considerare anche la parte politica ed i sindaci dei comuni i quali avevano l’interesse a favorire essi stessi e alcuni imprenditori in rapporto con il clan per avere dei vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti. Non aveva alcuna differenza il colore politico del sindaco – ha concluso Iovine – perchè il sistema era ed è operante allo stesso modo”.
“C’erano soldi per tutti in un sistema che era completamente corrotto”, soldi anche per sindaci.
“Generalmente – ha affermato Iovine – io ero del tutto indifferente rispetto a chi si candidava a sindaco nel senso che chiunque avesse vinto automaticamente sarebbe entrato a far parte di questo sistema da noi gestito”.
“Devo però anche dire – ha aggiunto – che altre persone del clan potevano avere passione per la politica e comunque un interesse per un candidato piuttosto che per un altro”.
Esiste, ha detto il boss, una “mentalità casalese inculcata fin da giovani”. È quella che si può definire “la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi, ha diffuso nel nostro territorio proprio lo Stato che invece è stato proprio assente nell’offrire delle possibilità alternative e legali alla propria popolazione”.
Pur ammettendo le proprie responsabilità in “gravissimi delitti”, nell’interrogatorio reso nei giorni scorsi al pm Ardituro l’ex boss del clan ha affermato: “le nostre condotte sono anche conseguenza di questo abbandono che abbiamo percepito da parte dello Stato”.
Tali considerazioni – ha sottolineato – sono anche alla base della sua decisione di collaborare con la giustizia.
“Forse non mi crederà – ha aggiunto – ma quando nel 2008 il governo emanò dei provvedimenti emergenziali che miravano nelle intenzioni di chi li predispose a dare delle risposte di legalità maggiori per il nostro territorio, io ne fui contento”.
Iovine ha aggiunto: “Anche la parte politica che dovrebbe rappresentare la parte buona dello Stato è stata quantomeno connivente con questo sistema se non complice. Sicuramente era del tutto consapevole di come andavano le cose”.
“Era noto a tutti – ha detto – che quella era un’impresa di Antonio Iovine eppure nessuno si è mai opposto a questo sistema. Per esempio, a San Cipriano una personalità come Lorenzo Diana che pure ha svolto un’azione politica dura di contrasto alla criminalità organizzata facendo parte anche della commissione antimafia, ha permesso che noi continuassimo ad avere questi appalti anche quando erano sindaci Lorenzo Cristiano e Angelo Reccia della sua stessa parte politica. Il sistema – ha concluso – è andato avanti fino al 2008 e allo stesso modo nulla ha avuto da ridire il sindaco Enrico Martinelli che era invece del centrodestra”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2014 Riccardo Fucile
CHIUSE LE INDAGINI: L’ESPONENTE DI FRATELLI D’ITALIA E’ RITENUTO L’IDEATORE DI UN’OPERAZIONE DI “TELEMARKETING” DA 30.000 EURO A FAVORE DELLA LISTA POLVERINI: “FACEVANO DOMANDE SULLE MENSE”
Rischio processo a Roma per l’ex sindaco Gianni Alemanno. La procura, a conclusione di un’inchiesta
su un’ipotesi di finanziamento illecito, ha fatto notificare all’ex sindaco l’avviso che prelude alla citazione diretta a giudizio.
Verso l’archiviazione, invece, la posizione di Renata Polverini, ex governatrice del Lazio, ora deputata di Forza Italia.
L’inchiesta dei pm Paolo Ielo e Mario Palazzi riguarda una presunta provvista di circa 30mila euro realizzata con false fatture dalla società Accenture e destinata alla Coesis per confezionare un falso sondaggio favorevole al listino della Polverini.
Il tutto in prossimità delle elezioni regionali del 2010 vinte dalla Polverini.
Rischiano il processo anche Fabio Ulissi, collaboratore dell’ex sindaco, e Giuseppe Verardi, ex manager della “Accenture”. La Polverini è risultata estranea “all’operazione” che per i pm fu ideata da Alemanno.
Secondo quanto emerso nel corso dell’inchiesta nel 2010 il Pdl viene escluso dalle liste elettorali per le Regionali (che peraltro il centrodestra ha poi vinto).
La Accenture quindi commissiona un sondaggio. L’oggetto riguarda in teoria le mense scolastiche. In realtà , secondo gli inquirenti, quando le persone rispondono al telefono si sentono fare domande diverse.
Un testimone sentito durante le indagini dichiara: “La finalità del progetto (il sondaggio, ndr) era far vincere le elezioni alla Polverini. Il telemarketing è un vero e proprio spot pubblicitario, in questo caso a favore della Polverini”.
Della lista Polverini faceva parte anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti.
Già ad aprile del 2013, Roma Capitale Investments Foundation era stata oggetto di perquisizioni da parte della procura di Roma.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA ALLE EUROPEE NELLA CIRCOSCRIZIONE SUD ALL’INSEGNA DI “ALZA LA TESTA” GLI E’ FATALE NON SOLLEVARLA ABBASTANZA PER VEDERE L’ERRORE DI STAMPA
Gianni Alemanno scivola sulla doppia “b”. 
Già , perchè in uno dei manifesti elettorali preparati per la campagna per le elezioni Europee, lo staff del candidato di Fratelli d’Italia è incappato in una tremenda svista: “Abbruzzo”.
L’ex sindaco di Roma, secondo quanto si può leggere sul cartellone, è candidato nella Circoscrizione Italia Meridionale, che tra le varie regioni, appunto, comprende il fantomatico “Abbruzzo”.
Ovvia l’ironia che si è scatenata sul web: “Dov’è l’Abbruzzo?”, “Si dice Abbruzzo in romanesco?”, si chiedeva il popolo di Twitter.
Lo slogan “in Europa alza la testa” permette di ironizzare sul fatto che il fratello d’Italia non l’abbia in verità sollevata a sufficienza per notare l’errore.
Talvolta la fretta è cattiva consigliera e ad Alemanno che già ha dovuto “emigrare” da Roma alla circoscrizione Sud, il “fatal Abbruzzo” non ha portato fortuna.
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