Destra di Popolo.net

IL VERDE PERDUTO DELLE NOSTRE CITTA’: ALBERI ABBATTUTI E MAI RIPIANTATI

Ottobre 14th, 2012 Riccardo Fucile

A ROMA IL RECORD NEGATIVO: SU 6.000 PIANTE SOLO 2.000 SOSTITUITE

Sempre meno alberi nelle città  italiane. Gli abbattimenti aumentano vertiginosamente, le ripiantumazioni sono invece insufficienti, complice anche il profondo rosso delle casse comunali.
A Roma, negli ultimi due anni, sono stati sradicati 6.647 esemplari, appena 2.198 sono stati sostituiti.
A Palermo, il punteruolo rosso ha decimato 10mila palme, sono solo duemila quelle piantate. Un parassita del legno ha aggredito betulle, aceri, platani e pruni a Milano: 133 gli abbattimenti, la promessa è di seminarne altri.
Promesse, appunto.
Ma intanto l’Italia butta via il patrimonio arboreo delle sue città .
La Capitale guida questa triste classifica.
Nelle strade e nei parchi di Roma si registra un saldo negativo di oltre quattromila fusti. Il trend dei dati forniti dal Servizio Giardini dal 2010 al 2012 non si discosta molto da quello degli anni precedenti.
Il rischio è che avremo una metropoli con sempre più cemento e meno verde poichè i numeri non lasciano spazio a dubbi: 1.900 alberi in meno ogni anno.
«Il patrimonio arboreo pubblico di Roma è stimato in circa 300mila alberi, almeno secondo l’ultimo censimento del 2002 – sottolinea Nathalie Naim, consigliera dei Verdi del Municipio Centro storico di Roma – e se si mantiene questa media fra 150 anni non rimarrà  un solo albero pubblico».
La distruzione degli arbusti negli ultimi tempi ha colpito quasi tutti i quartieri. Il centro storico ha perso 476 esemplari, l’area dei Parioli e del Flaminio altri 428.
Il caso Roma fa scuola su come cambia il volto verde delle città .
I platani e i pini che sono i simboli verdi della Città  Eterna (basti ricordare quelli di piazza Venezia che sono stati rasi al suolo per la costruzione della nuova metropolitana), ora non vengono più piantati.
Il Comune opta per il frassino che devasta meno l’asfalto, il pero e le robinie.
A questi numeri si vanno a sommare gli abbattimenti nei giardini privati che, con il pretesto della mancata approvazione di un regolamento del verde, sono stati liberalizzati con una circolare del 2011.
E da allora sono aumentati in modo esponenziale. «Si tratta di diverse migliaia di alberi tagliati per lasciare spazio a un posto auto o a un pratino all’inglese», conclude Naim.
Se la Capitale batte ogni primato, i dati sono allarmati anche nelle altre città  italiane.
L’attacco del punteruolo rosso ha decimato la palme Canariensis di Palermo.
Sono stati abbattuti 10mila esemplari nelle zone più prestigiose della città  dal lungomare Foro Italico a via dell’Olimpo, una delle strade che porta alla spiaggia di Mondello.
Di queste, ne sono state sostituite solo il 20%.
A Bologna, il caso di piazza Minghetti ha provocato una sommossa popolare. Il progetto di restyling, assai criticato, ha fatto sì che fossero rasi al suolo 12 alberi (sostituiti con sole due magnolie), sacrificati per rendere ben visibili i palazzi delle due banche.
A Varese, le motoseghe hanno fatto capitolare 18 arbusti a Casbeno, di fronte al palazzo della Provincia, per la costruzione di un parcheggio.
Critica la situazione a Milano dove 133 alberi sono stati tagliati perchè contaminati dal tarlo asiatico.
L’amministrazione ha ordinato «l’abbattimento di ulteriori piante non sintomatiche nel raggio di 20 metri da quelle infestate». Una morìa.
Nella lista dei fusti sono finite le betulle e gli aceri in via Novara, i filari di platani in via Diotti al confine con Settimo Milanese, gli aceri e pruni in via Taggia vicino all’ospedale San Carlo. «Le alberature stradali rappresentano corridoi ecologici utili agli uccelli per la riproduzione – spiega Matilde Spadaro del comitato Verde urbano – Si tutelino queste vite e si mettano regole vincolanti nei comuni d’Italia».

Laura Serloni
(da “La Repubblica”)

argomento: Ambiente | Commenta »

IL MINISTERO DELL’AMBIENTE PERDE IL 60% DEGLI STANZIAMENTI

Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile

MENTRE L’EUROPA VA AVANTI SULLA STRADA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE, L’ITALIA RISCHIA DI RESTARE AL PALO

Il presidente Napolitano ha riassunto lo sdegno dei cittadini verso gli ultimi casi di corruzione politica che stanno scuotendo l’Italia — epicentro la Regione Lazio — apostrofandoli come «vergognosi» e «inimmaginabili».
È la faccia dell’Italia che non vorremmo mai vedere.
Ma che purtroppo esiste, ed è latente in ogni parte del Paese.
Secondo le stime della Corte dei Conti, la corruzione ruba all’Italia onesta circa 60 miliardi di euro l’anno, oltre alla dignità  nazionale.
Risorse che il particolare momento storico, per riuscire a superare la crisi economica che ci affligge, meriterebbe più che mai fossero recuperate ed indirizzate a ben altre attenzioni.
L’Europa, per sanare la piaga della disoccupazione (che riguarda ormai 25 milioni di persone, in particolar modo giovani, sparse per l’Unione) è intenzionata a mettere in campo politiche per «uno sviluppo intelligente, sostenibile ed inclusivo», come sottolinea Alberto Quadro Curzio sul Sole24Ore: «Malgrado l’apparenza, alcune di queste questioni sono tuttavia rimaste in agenda presso le istituzioni europee anche durante la crisi. Esse hanno infatti continuato a lavorare per una Ue della “economia reale” che procede, sia pure lentamente, ma su cui s’informa poco l’opinione pubblica».
Male, anche perchè l’impegno è di sostanza.
Come riportano fonti istituzionali, in data 19 ottobre 2011 la Commissione europea ha già  presentato «un piano di investimenti pari a 50 miliardi di euro destinato a migliorare le reti europee di trasporto, energia e digitali (rispettivamente coi progetti Ten-E, Ten-T, Ten-Bda, ndr)».
All’insegna del motto Collegare l’Europa, l’Unione pianifica dunque un ingente impiego di risorse per infrastrutture attorno a quello che Quadro Curzio chiama «il mega-progetto “Connecting Europe Facility” (Cef) per aumentare ed accelerare gli investimenti nei “Trans-European networks” (Ten) mobilitando finanziamenti pubblici e privati. Cef e Ten nell’economia reale europea pesano tanto quanto Bce e Spread nella economia monetaria e finanziaria».
Si tratta di una strada in salita per la trasformazione della realtà  produttiva europea, all’interno della quale ritagliare un nuovo spazio per l’ambiente, non più disgiunto dall’economia.
Del resto, se c’è una scelta oculata da fare per guadagnare in competitività , è quella ribadita oggi in prima pagina dal giornale di Confindustria, ossia «puntare sulle nuove tecnologie, in particolare con riferimento a quelle ambientali, verso le quali i Paesi emergenti saranno costretti a orientarsi non appena avranno colmato i bisogni più urgenti, per contenere gli effetti negativi che l’industrializzazione accelerata sta producendo».
All’interno di questo scacchiere europeo, però, qual è la posizione occupata dal nostro Paese?
Il ministero dell’Ambiente è attualmente impegnato a gestire più fronti emergenziali, a partire dall’Ilva di Taranto, ma non è soltanto il tempo tiranno nei confronti delle possibilità  di programmazione.
La realtà  è che anche le risorse a disposizione del dicastero, in Italia, si sono incredibilmente risorse durante questi anni di crisi.
Nella sua ultima relazione sul rendiconto generale dello Stato (relativo all’anno 2011), la Corte dei Conti scrive testualmente che «il Ministero ha avuto uno stanziamento definitivo per l’anno 2011 di 876,07 milioni.
E, se vi è stata una consistente variazione in aumento rispetto allo stanziamento iniziale pari a 321,90 milioni (+58 per cento) è pur sempre vero che, rispetto al 2008 e al 2010 lo stanziamento definitivo risulta in netta diminuzione (-58,29 per cento rispetto al 2008 e -13 per cento rispetto al 2010).
Tali diminuzioni hanno inciso in particolare sulla missione 18 (Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente) che assorbe circa l’86 per cento di tutto lo stanziamento del Ministero».
Impietosamente, confrontando i dati forniti dalla Corte, risalta così che il ministero dell’Ambiente riceve in elemosina dall’Italia neanche un sessantesimo della montagna di soldi che viene ingerita annualmente dalla corruzione: 876 milioni di euro contro 60 miliardi.
La prossima volta che qualcuno insinuerà  che non possiamo permetterci il lusso di spendere ancora per pensare all’ambiente e allo sviluppo in senso ecologico dell’economia, sarebbe bene suggerirgli di scandagliare con più accuratezza l’attuale livello d’attenzione al tema in Italia, e le innumerevoli sacche oscure dalle quale potremmo attingere per recuperare le risorse necessarie.

(da “greenreport.it”)

argomento: Ambiente | Commenta »

ILVA, BOOM DEI TUMORI: “IL GOVERNO SAPEVA TUTTO”: + 306% PER IL MESOTELIOMA E + 12% DI MORTALITA’

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IL GIP INVIO’ LO STUDIO AL MINISTERO… BOCCIATO IL PIANO DELL’AZIENDA

Le carte che spiegano la drammaticità  della situazione di Taranto e la reticenza del governo erano lì, sotto gli occhi di tutti.
Già  nel Decreto di sequestro preventivo dello scorso luglio si leggeva una frase che oggi inchioda il ministro della Sanità , ma anche quello dell’Ambiente e il governo tutto, alle proprie responsabilità .
Il Gip, infatti, scrive che già  nel marzo del 2012 era acquisita agli atti del procedimento “una nota elaborata congiuntamente dall’Ufficio di Statistica e dal Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità  relativa ai dati aggiornati agli anni 2003 e 2006/2008 della mortalità  a Taranto”.
Si tratta, aggiunge il Gip, di “atti pubblici — trasmessi in data 8 marzo 2012 dal predetto Istituto al Ministero della Sanità  — sulla cui piena utilizzabilità  non può sussistere dubbio alcuno”.
I dati e i suggerimenti relativi alla mortalità  a Taranto per malattie gravissime — vedremo più avanti che si tratta di quasi tutte le patologie tumorali — erano noti da tempo, giunti sui tavoli giusti ma momentaneamente accantonati.
Non erano ancora definitivi, si è giustificato il ministro Balduzzi mentre l’Isituto Superiore di Sanità  ha precisato di attendere la loro pubblicazione sulla rivista scientifica.
“O forse erano solo in attesa dell’Autorizzazione integrata ambientale” provoca invece Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che di questa vicenda è uno dei protagonisti.
E’ stato Bonelli a rendere pubblici i dati dello sperimentato progetto “Sentieri” (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento): dati sconvolgenti.
La mortalità  generale a Taranto, non solo fino al 2002, come era noto finora, ma anche negli anni 2003, 2006/2008 è del 10% più alta rispetto a quella attesa (sono i Rapporti Standardizzati di Mortalità , Smr, cioè l’eccesso o il difetto in percentuale del numero di morti della popolazione in studio rapportata a quella di riferimento, la Puglia in questo caso).
La mortalità  relativa ai tumori lo è del 12%, dei tumori al fegato del 24, fino ad arrivare a un più 306% per il mesotelioma alla pleura, il tumore provocato dall’amianto.
Ma ci sono dati fuori controllo anche per le demenze (+25%), la sclerosi multipla (+28%), le malattie dell’apparato digerente (+34%) o le malattie respiratorie acute (+36%).
Dopo le rivelazioni del presidente dei Verdi, il ministro Clini ha minacciato querela per diffusione di allarmismo.
E ieri, a Radio Anch’io, ha ribadito che sui dati sanitari di Taranto “non c’è nulla di segreto, nulla di nascosto.L’unica cosa evidente è che si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti”.
Sempre ieri Bonelli ha annunciato la contro-querela al ministro Clini presentandosi in conferenza stampa con i documenti comprovanti la sua denuncia e spiegando che intende ottenere dal ministro un milione di euro da devolvere alle vittime dei fumi di Taranto.
In ogni caso la sostanza è che i dati esistono, documentati, dal marzo scorso.
Il governo li conosceva e ha fatto finta che non ci fossero.
Mentre il Tribunale di Taranto, dopo averli consultati, li ha ritenuti così rilevanti da inserirli nel Decreto di sequestro.
La gravità  si evince anche dagli effetti sui bambini e sulle donne, non solo sui lavoratori esposti alla fabbrica.
“Nello studio di aggiornamento la mortalità  per tutte le cause nel primo anno di vita risulta significativamente in eccesso” con un incremento della mortalità  del 35%. E sempre in “eccesso” è la mortalità  “per tutti i tumori in età  pediatrica (0-14 anni)”.
Per quanto riguarda le donne, poi, la mortalità  per tumori è più alta del 15% e quella del mesotelioma del 140%.
In questo quadro non stupisce che la Procura di Taranto si prepari a bocciare il piano di risanamento presentato dall’azienda.
Secondo le prime indiscrezioni, infatti, la valutazione dei custodi giudiziari sugli investimenti per risanare gli impianti sarebbe negativa.
Va in tal senso la relazione presentata alla Procura in cui si sospetta che l’Ilva voglia fermarsi alle promesse senza passare ai fatti.
Basti pensare all’ipotesi di copertura dei parchi minerari delegata al gruppo Wurth che ha preso 15 mesi di tempo per realizzare il progetto.
Nessuno assicura che alla fine la copertura si faccia. Lo scorso 26 luglio il procuratore Sebastio aveva detto che la Procura avrebbe valutato un piano Ilva in linea con le prescrizioni della magistratura.
Da questo punto di vista il piano dell’Ilva è inadeguato rispetto all’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni inquinanti.
“Aspettiamo che sia il procuratore della Repubblica di Taranto a pronunciarsi – dicono dall’Ilva – e a formalizzare la sua decisione. Per noi conta questo pronunciamento”.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Ambiente, sanità | Commenta »

L’EOLICO POTREBBE SODDISFARE IL FABBISOGNO MONDIALE DI ENERGIA

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

RICERCA SU “NATURE CLIMATE CHANGE”: SULLA TERRA C’E’ ABBASTANZA VENTO PER COPRIRE LA DOMANDA GLOBALE…. LE PIU’ EFFICIENTI SAREBBERO LE TURBINE ATMOSFERICHE CHE SFRUTTANO LE BREZZE IN ALTA QUOTA

Una riserva di energia in grado, potenzialmente, di soddisfare il fabbisogno mondiale: una vera svolta potrebbe venire dall’eolico, secondo uno studio guidato da Kate Marvel del Lawrence Livermore National Laboratory.
La ricerca, uscita su Nature Climate Change, sostiene che particolarmente efficienti sarebbero le turbine atmosferiche che possono trasformare la forza dei venti ad alta quota in energia meglio delle turbine a bassa quota o sul mare che lavorano sui venti di superficie.
Usando modelli matematici e prendendo in considerazione solo le limitazioni geofisiche – e non fattori tecnici o economici – i ricercatori hanno calcolato che i venti di superficie possono generare sino a 400 terawatt di energia, mentre dai venti in tutta l’atmosfera si potrebbero ottenere 1800 terawatt.
Secondo i dati disponibili, sul pianeta il fabbisogno energetico oggi è quantificabile in 18 terawatt di potenza.
Se ne deduce che con i venti di superficie si potrebbe generare una potenza pari a 20 volte il fabbisogno terrestre e con quelli di alta quota di ben oltre 100 volte.
Lo studio mostra però che per avere effetti globali, le pale per la produzione di energia eolica dovrebbero essere distribuite uniformemente su tutta la superficie terrestre e non concentrate in poche regioni.
Gli effetti climatici, ipotizzando uno sfruttamento a livelli massimi, potrebbero essere significativi, sottolinea lo studio.
Per soddisfare l’attuale fabbisogno, tuttavia, sarebbero decisamente inferiori, a patto di avere una distribuzione su ampia scala delle pale.
La fattibilità , dunque, su un piano geofisico, sarebbe garantita.
“E’ più probabile, quindi”, ha sottolineato Ken Caldeira, della Carnegie Institution for Science, coautore dello studio, “che saranno fattori economici, tecnologici e politici a determinare la crescita dell’energia eolica nel mondo”.

argomento: Ambiente, Energia | Commenta »

ANONYMUS ATTACCA: “L’ILVA DI TARANTO HA MANIPOLATO I VALORI DELLE EMISSIONI NOCIVE”

Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile

“BUCATO” IL DATABASE AZIENDALE: AVREBBERO SCOPERTO CHE LE RILEVAZIONI SONO STATE TAROCCATE… L’ILVA AVREBBE AUMENTATO IL VALORE DELLA SOGLIA DI TOLLERANZA PER LE DIOSSINE

Anonymous Italia ha lanciato l’operazione “Green Rights”.
Nel mirino degli hacktivist c’è l’Ilva di Taranto.
Nel loro comunicato dicono di aver “bucato” il database aziendale e di aver scoperto che le rilevazioni dei valori delle polveri sottili sono stati “manipolati”.
“A seguito delle nostre ricerche, emerge che i grafici dei valori delle polveri sono stati manipolati“.
Il testo continua puntando il dito contro “gli interessi economici e l’avidità  di padroni e istituzioni relegano in secondo piano i diritti umani e ambientali”.
Infatti si legge sulla pagina italiana di Anonymous, nella “grande maggioranza dei casi”, i valori riportati rimangono “molto al di sotto delle soglie di legge ma la variazione è minima”.
Quindi sostiene il collettivo, le rilevazioni “compiute a settimane di distanza l’una dall’altra, in condizioni atmosferiche diverse, non presentano variazioni significative degli agenti inquinanti”.
Quindi le conclusioni degli “Anon” è che vi è stata “una manipolazione dei rilevamenti effettuati”.
Ad esempio portano le registrazioni su una valvola, la CK2NO2, dove “la rilevazione della concentrazione ambientale di contaminanti sale di giorno in giorno fino ad arrivare a quota 561.3 il 31 di maggio 2012.
Il limite è fissato a 600.
Dai dati estrapolati, inoltre, si evince come Ilva abbia deliberatamente aumentato il valore della soglia di tolleranza iniziale, che passa da 640 a 800″.
Inoltre continua il comunicato “l’andamento dei dati rende plausibile analoghi incrementi delle emissioni dell’inquinante anche nei mesi successivi (superando, in data attuale, i valori limite di molti punti).
A tal proposito segnaliamo che Ilva ha cancellato dal propio database la cronologia dei rilasci di contaminanti (furfurani) rilevati dalla valvola CK2SO2 a giugno.
Tutto ciò costituisce un indizio del fatto che Ilva ha volutamente cancellato dai database dati compromettenti“.
Oltre ad aver “avvelenato gli operai e i cittadini di Taranto” continuano gli Anonymous, l’acciaieria “ha anche agito in modo tale da oscurare la verità  a spese della salute pubblica e dell’ambiente”.
Le valvole in questione, spiegano nel comunicato, servono a misurare le concentrazioni di diossine, in particolare di furano.
Questo è il nome comune dell’ossido di divinilene, un contaminante ambientale persistente di tipo organico che decade naturalmente in benzofurani policlurati, i quali son associabili alle diossine.
Già  naturalmente, il furfurano è volatile a temperatura ambiente e le concentrazioni rilevate sono “comparabili a quelle di un disastro ambientale”. L’azione del furfurano non è solo cancerogena: la sola concentrazione del prodotto volatile “basta ad incrementare di una considerevole percentuale” il presentarsi di malattie pneumologiche croniche, disordini immunologici atipici o persino malattie neoplastiche, ma è anche teratogena, ovvero causa problemi fetali.
Quindi da Anonymous invitano gli operai e cittadini di Taranto, a “lottare per difendere non solo il posto di lavoro ma anche la salubrità , è un diritto e un dovere allo stesso tempo.
Chi ricatta i propri dipendenti obbligandoli a scegliere fra salario o malattie è solo un deplorevole profittatore accecato dal denaro”. Il comunicato si conclude con l’annuncio di nuove iniziative: “Continueremo a scagliarci contro i fautori di inganno ed estorsioni, e rivendichiamo a gran voce, insieme ai lavoratori, il diritto di ogni persona a poter esercitare la propria professione nel rispetto dei diritti”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: Ambiente, sanità | Commenta »

IDENTIKIT DEL PIROMANE: ANZIANO, INCOLTO E AGISCE PER INTERESSE

Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile

IL “REAZIONARIO RURALE” CHE INCENDIA L’ITALIA: UOMINI ADULTI CHE CERCANO ERBA PER IL PASCOLO, VERDURE PER LA CUCINA E CACCIANO ANIMALI…. OGNI ESTATE CENTINAIA DI MILIONI DI DANNI, MA SONO POCHI I ROGHI COLPOSI E I PIROMANI “MALATI”

Il reazionario rurale è il protagonista dell’estate del fuoco, la più distruttiva degli ultimi cinque anni, la seconda per numero di incendi degli ultimi quindici anni.
Il reazionario rurale è un format negli archivi del Corpo forestale che racconta di un ultrasessantenne di provincia con una scolarità  che di rado raggiunge la quinta elementare e che dà  fuoco al mondo (rurale) che lo circonda.
È un maschio avanti con l’età , spesso meridionale, che ha interessi immediati: la sopravvivenza della sua vita da sopravvissuto.
L’erba per il pascolo, la verdura selvatica da trovare in fretta, la selvaggina da stanare. Ci costa 300 milioni l’anno il comportamento del “reazionario rurale”.
E quest’anno ha fatto cinque morti e quindici feriti.
Chi è l’uomo che incendia l’Italia d’estate? Chi appicca fuochi sempre più pericolosi per la comunità ?
Spesso è un pastore senza riferimenti, non ha famiglia nè rapporti sociali.
Un campo abbandonato per lui è terra da rapinare, serve l’erba per vacche e capre. Sterpaglie, spine, ortiche si possono portare via in un attimo e quasi gratis: accendino e fiamme in tre, quattro punti.
Un lavoro di un quarto d’ ora.
Poi la fuga in un territorio conosciuto, che può diventare nascondiglio.
Ma dopo il campo abbandonato le fiamme attaccano i boschi, la macchia mediterranea, i frutteti, le vigne, i villaggi turistici, i campeggi, sfiorano i paesi e scendono in città . S
e viene fermato – e dal 2000 a oggi le denunce sono diventate quattrocento l’anno, gli arresti almeno dieci – il reazionario rurale rischia sul serio fino a dieci anni di galera.
Ma non confessa mai e appena gli investigatori della Forestale tornano al comando per verbalizzare la denuncia, lui riparte.
“Dovete bruciare tutti”, urlò un contadino siciliano dopo aver provocato tre morti, distrutto un campeggio.
Negli ultimi otto giorni, Ferragosto compreso, l’Italia è stata attaccata da quasi mille roghi a settimana. In alcune aree protette e colpite ripetutamente si rischia la desertificazione.
Il reazionario rurale, che è una definizione necessaria per costruire un profilo psicologico e da lì tentare di arginare un’emergenza sociale ed economica, in Campania è un uomo di mezza età  che alimentando le fiamme raccoglie in fretta gli asparagi selvatici. In Calabria è un provinciale con un primo lavoro urbano che nel weekend stana le lumache con il fuoco.
In un’estate secca come questa con i boschi carichi di legna a terra, buttata giù dalle nevi di gennaio, il gesto del reazionario rurale può distruggere anche gli asparagi e le lumache.
Al Sud come al Nord i bracconieri e i cacciatori che non rispettano i periodi di ferma bruciano gli alberi per far alzare quaglie impaurite, far uscire dal sottobosco i cinghiali. E impallinarli.
Le gesta seriali del pensionato sardo.
L’ingegner Mauro Capone, dirigente della Divisione lotta agli incendi boschivi della Forestale, spiega: “Mettiamo in fila dati dal 1972, ormai abbiamo capito chi incendia i boschi italiani”. Aderisce all’identikit offerto dagli esperti l’incendiario seriale Celeste Pani, pensionato di 68 anni, venditore di auto usate.
L’hanno avvistato (con i binocoli) nelle campagne di Uras mentre dava fuoco all’ultima collina della provincia di Oristano.
Precedenti per violenza e furti, era sotto controllo da un anno, l’operazione “Fogu Tentu”.
Per ora gli hanno attribuito sei roghi dello scorso luglio, ma sono cento gli episodi su cui si indaga.
La Fiat Punto di Pani è stata vista fra Guspini, Pabillonis e San Gavino nel Medio Campidano, fra San Nicolò Arcidano, Terralba e Uras nell’Oristanese.
Lo scorso 9 luglio il pensionato si è fermato con la sua auto scura ai margini di una strada di penetrazione verso la campagna.
Seduto al volante, la portiera aperta, dava fuoco alle sterpaglie.
Non è un fumatore, ma a bordo aveva un corredo di accendini. Poggiati i binocoli, gli investigatori sono entrati nello sterrato: il rivenditore d’auto è fuggito seminando i forestali sul filo dei 150 all’ora.
È stato rintracciato e arrestato che era già  in un’altra provincia, in un bar di Guspini, una birra sul tavolo a mitigare l’arsura.
In Sardegna quest’anno di “Pani” ne sono stati denunciati ventinove.
Tra loro due serial teenagers: diciannove e vent’anni, disoccupati, con le loro mountain bike pranzavano insieme per raggiungere poi i sentieri di Mogoro e Pabillonis, sempre Oristano. Dove lanciavano fiammiferi come fossero a un party.
Il Grossetano quest’anno è stato martoriato. Luca Alpini, fiorentino di 42 anni, disoccupato e in passato gestore di un’enoteca, domenica scorsa ha lasciato Follonica dov’era in vacanza con i genitori per addentrarsi zaino in spalla – un vero escursionista – nel bosco maremmano di Cala Violina, l’area naturale protetta delle Costiere di Scarlino che s’affaccia sul mare.
Quattro ciclisti lo hanno notato a metà  pomeriggio, temperatura sui 35 gradi, mentre accovacciato dava fuoco al sottobosco con un accendino fuori misura.
Era ai margini di un sentiero sterrato.
L’incendiario del weekend ha tentato una fuga maldestra: due ciclisti lo hanno inseguito e bloccato, altri due si sono lanciati a spegnere le fiamme, alimentate a quell’ora dalla brezza marina.
Davanti ai carabinieri Luca Alpini ha provato a negare, poi ha scosso la testa: “È vero, ho fatto una cazzata”.
Mucche bruciate, stabilimenti distrutti.
Solo l’incendio della pineta di Marina di Grosseto, tre focolai di partenza accertati, bottiglie incendiarie e stracci inzuppati di benzina ritrovati, è costato alla comunità  un milione e 200 mila euro innescando un turismo della disgrazia che ha ostacolato la bonifica.
Nel Cremonese l’attacco a due cascine ha ucciso venti mucche da latte. A Farneto, Latina, l’appicciatore era un operaio che vive di lavori saltuari. Così lungo le rive del Piave, nella Valbelluna: un operaio di 42 anni ubriaco.
A Dragoncello, periferia squassata di Roma, un vigilante pregiudicato si divertiva a incendiare terreni incolti.
A Bettona, vicino ad Assisi, l’incendiario aveva 80 anni.
A Sterpeto, sempre Grosseto, ne aveva settantasette: ha dato fuoco a un cimitero e annerito un camion dei pompieri.
Una telecamera fra i rami ha fermato il volto di un lavoratore (saltuario) presso un allevamento della provincia di Avellino, un uomo di 43 anni che nel Beneventano voleva rinnovare il pascolo incenerendo il bosco.
Nel Tarantino due amici di 39 e 49 anni, questo a inizio luglio, hanno ingaggiato una sfida con i vigili del fuoco radendo vigneti, uliveti, i boschi delle Cave di Fantiano.
A Scanzano Jonico, costa materana, un ventenne ha contribuito a devastare trenta ettari di pineta e distruggere uno stabilimento balneare in attesa di apertura, il “Priscilla Beach”.
Sulla strada provinciale che congiunge Catanzaro a Magisano un uomo ha usato un cassonetto della spazzatura come catapulta incendiaria per attaccare il bosco.
Esiste ancora la catena del fuoco, il forestale a tempo determinato che brucia per garantirsi un reddito?
Gli investigatori del Corpo non segnalano più casi di “stagionali” o “lavoratori socialmente utili” che bruciano per garantirsi l’anno venturo, magari il rimboschimento.
Le leggi dell’emergenza del Duemila impediscono di piantare nuovi alberi là  dove è passato il fuoco e, da una parte, gli ex “socialmente utili” – in Campania sono seicento – nel tempo sono stati inquadrati in società  partecipate dagli enti locali mentre le ondate di spending review hanno via via tagliato rinnovi di lavoratori stagionali nelle singole Regioni.
Sta emergendo invece, racconta Angelo Marciano, già  capo degli investigatori della Forestale, il profilo del volontario dell’antincendio che, pur non percependo utilità  dirette, sa che la sua struttura viene finanziata dal pubblico per controllare il territorio.
Il direttore del servizio vigilanza della Regione Sardegna definì Walter Susanna, 21 anni, di Capoterra (Cagliari), “un incendiario seriale”.
Era socio dell’ associazione di vigilanza ambientale “Nova”, gli sono stati attribuiti quattro inneschi.
La criminalità  rurale.
Se è vero che il 51 per cento dei roghi boschivi sono nelle quattro regioni ad alta densità  mafiosa, gli esperti invitano a non enfatizzare la presenza della criminalità  organizzata nella questione incendi.
Grazie alle leggi anti-edilizia (non si costruisce per dieci anni sulle aree colpite) l’appetito dei clan è sceso.
Ci sono comunque singoli attacchi di chiara matrice camorristica o mafiosa e riguardano aree che si vogliono impoverire per far saltare le protezioni ambientali.
L’ultimo è stato quello al Parco del Circeo, nel Lazio meridionale. “Bisogna cercare piccoli fratelli, non grandi fratelli”, ama dire il capo della Forestale, l’ingegner Cesare Patrone.
C’è infatti una criminalità  rurale che prova a deprezzare terreni e lotti boschivi o che usa l’incendio come ricatto, intimidazione. Sempre più spesso questa criminalità  a bassa intensità  usa manovalanza straniera.
Bastano 50 euro per commissionare un incendio, un Nokia usato. A volte è sufficiente vitto e alloggio.
L’infinito incendio di Monte Mario, a ridosso di Roma, era frutto di una lotta fra bande di accampati rumeni. Il problema è che le investigazioni crescono di qualità  – gps posizionati sotto le auto dei sospetti, appostamenti stremanti tra frasche e roveti -, ma solo in otto casi su cento si rintracciano le menti e le mani di un rogo.
Gli zampironi modificati, le sigarette fasciate dai fiammiferi, lo sterco di vacca che lega sulfanelli, i lumini di cimitero, tutti inneschi sequestrati nel tempo, quasi sempre restano reperti da magazzino giudiziario senza autore.
Certo, c’è il piromane neroniano. A lui, che è un malato di fuoco, che non brucia per interesse ma per trovare un piacere nelle fiamme dardeggianti, va attribuito un incendio ogni cento.
Tre morti dei cinque registrati quest’anno sono figli invece di incendi colposi, di giardini da pulire nella stagione vietata.
Negli scorsi giorni la Forestale di Avellino ha fermato un camionista di 56 anni che in un castagneto di proprietà , a Lauto, aveva acceso un fuoco non autorizzato per bruciare felci e ricci.
Su una collina ripidissima gli sono sfuggite le fiamme e ora è in carcere ad Avellino.
Quel fuoco, domato solo dopo trentasei ore, con una folata improvvisa ha bruciato e soffocato l’ex lavoratore socialmente utile Michele Ciglione, ha ustionato mani e piedi del forestale Alberto Campanella. Una sigaretta caduta, invece, ha fatto evacuare tre campeggi a Marina di Grosseto.
Un falò acceso per scacciare le zanzare ha minacciato decine di automobilisti e sfiorato alcune villette a Gela.
Un ettaro in fiamme costa 5 mila euro a tutti noi, un Canadair in volo 10 mila euro l’ora.
Ma la mala-amministrazione italiana ci mette del suo.
Metà  dei comuni calabresi non ha aggiornato il catasto degli incendi, obbligatorio dal 2007, undici sindaci del Cilento sono stati denunciati (e assolti per mancanza di una pena prevista). Coldiretti ricorda come la falcidie di aziende agricole ha lasciato 300 mila ettari di bosco italiano alla mercè degli incendiari.
Oggi l’Italia è il primo importatore al mondo di legna da ardere nonostante 10,4 milioni di ettari di verde a nostra disposizione e un eccesso di legno combustibile sul terreno.
Ecco, il Corpo forestale sta sperimentando in Piemonte, Sardegna e Campania una novità : il fuoco controllato.
I “reazionari rurali” dediti alla pastorizia (la necessità  di erba per gli animali da pascolo) vanno avvicinati affinchè i loro bisogni non diventino indifferenza distruttiva.
Il compromesso, che in Spagna e Portogallo ha dato risultati, è appunto “l’incendio di Stato”. Un rogo nella stagione invernale, con il controllo da parte delle università  di temperatura, umidità , qualità  del terreno.
Un fuoco prescritto che porti via roveti e ortiche risparmiando macchia mediterranea e alto fusto.
“Bisogna provarci”, dice l’esperto Marciano, “se il pastore sparisce è un guaio per tutti, se vince usando il fuoco, e purtroppo sta vincendo, è un guaio per tutti”.

(da “La Repubblica“)

argomento: Ambiente | Commenta »

BOSCHI, BRUCIATE IN PACE: “DAL 2013 NIENTE PIU’ SOLDI PER I CANADAIR”

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE GABRIELLI: “CI VUOLE UN REINTEGRO DI 78 MILIONI NELLA LEGGE DI STABILITA’ O SIAMO ALLA CANNA DEL GAS”

Se quest’estate l’emergenza incendi è stata fronteggiata con enorme fatica, il prossimo anno potrebbe andare ancora peggio.
A lanciare l’allarme è il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli.
Con i fondi previsti nel 2013, denuncia infatti il prefetto intervenendo a SkyTg24, non si potranno garantire i servizi dei canadair contro gli incendi.
Per il capo del dipartimento, è tecnicamente sbagliato “parlare di tagli” quando in effetti “non si è finanziato”.
“Nella legge di stabilità  bisognerà  porre rimedio”, sottolinea.
I soldi, insomma, non ci sono mai stati, ma “nel 2011 e nel 2012 abbiamo sopperito perchè avevamo un ‘tesoretto’, ma questo ‘tesoretto’ ora non c’è più″.
“Il budget per i canadair per l’esercizio finanziario 2013, previsto dal precedente governo – ricorda ancora Gabrielli – è di 42 milioni quando ne servirebbero almeno 120. Il problema non è che sono intervenuti dei tagli ma che non si è finanziato. Si dovrà  porre rimedio a questo mancato finanziamento, non a un taglio apportato”.
“Se vogliamo lo stesso spiegamento di velivoli ci vuole un reintegro di 78 milioni”, precisa il capo della Protezione civile.
Per Gabrielli, comunque, quando si interviene con i canadair, gli speciali aerei cisterna in grado di scaricare sui roghi grandi masse d’acqua, è già  tardi: il danno provocato dall’incendio è ingente.
Si deve prima intervenire con una “seria attività  di prevenzione” sul territorio.
Ma per risolvere il problema alla radice, aggiunge, si deve “lavorare più sulla cultura, sul coinvogimento della gente, è molto più faticoso ma molto più concreto”.

(da “la Repubblica“)

argomento: Ambiente | Commenta »

“IL MINISTERO SAPEVA TUTTO DAL 2011”: DIOSSINA E OSSIDO DI FERRO DALL’ILVA

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

I MILITARI AVEVANO ASSISTITO AGLI SBUFFI DI FUMI ROSSI DELL’ACCIAIERIA E IL NOE INVIO’ UN RAPPORTO ALLA PRESTIGIACOMO: “EMISSIONI DIFFUSE”

L’esplosivo rapporto del Noe (Nucleo operativo ecologico) dei carabinieri di Lecce del maggiore Nicola Candido, che documentava il disastro ambientale di Taranto, con le fughe di emissioni «diffuse e fuggitive» dagli impianti di area a caldo dell’Ilva, arrivò a Roma, al ministero dell’Ambiente.
Eravamo alla vigilia dell’approvazione, dopo sette anni, dell’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale, e non successe nulla.
Nessun intervento, interrogativo, nessuna iniziativa fu presa.
Eppure, quel rapporto del Noe con la denuncia di centinaia di «eventi irregolari» è parte integrante delle accuse mosse dalla Procura di Taranto all’Ilva.
L’allora ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, giura che non vi furono pressioni di sorta per l’AIA, che fu approvata il 4 agosto del 2011.
Anche se dalle intercettazioni telefoniche e ambientali risulta, invece, che i dirigenti dell’Ilva si mossero con funzionari della Regione Puglia e con la commissione ministeriale per addolcire l’AIA.
Ma rimane un mistero come della prova dell’inquinamento in corso a Taranto nessuno tenne conto.
Era l’aprile dell’anno scorso.
Circolavano in rete video o fotografie che riprendevano «strani» sbuffi dall’acciaieria dell’Ilva e più in generale dall’area a caldo dello stabilimento.
Con il via libera della procura, il Noe dei carabinieri di Lecce piazzò alcune telecamere esterne ai perimetri dell’Ilva.
Mise sotto intercettazione visiva e sonora per quaranta giorni quello che accadeva, 24 ore su 24, nella acciaieria più grande d’Europa.
E registrò il cosiddetto fenomeno di «slopping» in occasione delle colate d’acciaio, la fuoriuscita cioè di ossido di ferro, una nuvola rossastra che posandosi sporca di rosso gard rail e asfalto della provinciale, dall’acciaieria 1 e 2.
Dal primo aprile al 10 maggio del 2011 furono segnalati 121 fenomeni di «slopping» all’acciaieria 1 e 65 all’acciaieria 2.
Nel secondo caso, la metà  di quelle emissioni dell’acciaieria 1.
E per gli uomini del Noe che fecero domande e acquisirono documentazione, fu chiara la ragione della differenza: all’acciaieria 2 erano stati montati sistemi di captazione di fumi più moderni.
In ogni caso, la dimensione dei fenomeni era tale che non potevano essere giustificati per la eccessiva frequenza.
Naturalmente viene spontaneo chiedersi se rispetto a un anno fa la situazione è migliorata o meno.
E la risposta (molto informale) che arriva da chi monitora l’inquinamento è che gli «slopping sono ridimensionati ma non eliminati».
Ma perchè avvengono e cosa si può fare per eliminarli? Intanto è evidente che la differenza tra le due acciaierie indica una possibile soluzione, sull’efficacia dei sistemi di captazione, poi la causa potrebbe trarre origine da «rotture meccaniche», da «errori tecnici», dalle stesse «torce meccaniche».
L’attività  di monitoraggio del Noe dei carabinieri di Lecce, nella primavera dello scorso anno non si fermò soltanto alle acciaierie.
Dalla gestione dei rottami ferrosi, un’area all’aperto dove attraverso piccole colate di materiali incandescenti, ad alta temperatura, viene recuperato il ferro, si notavano, di notte, dei bagliori.
Erano emissioni in atmosfera di fumi non captati.
E poi le cosiddette torce, collegate all’acciaieria, dove vengono convogliati i gas della colata.
Sono dei sistemi d’emergenza che per gli 007 del Noe in realtà  servono a smaltire gas, ovvero rifiuti che dovrebbero essere recuperati diversamente.

argomento: Ambiente, Lavoro, sanità | Commenta »

L’ITALIA INQUINATA DA BONIFICARE

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

UNA RICERCA HA ANALIZZATO I DECESSI NELLE ZONE DEI POLI INDUSTRIALI: SONO MIGLIAIA PIU’ DELLA MEDIA

Migliaia di morti, causati dall’inquinamento industriale diretto o indiretto, tra il 1995 e il 2002.
Parliamo di tumori polmonari e malattie respiratorie a Gela e Porto Torres.
Tumori della Pleura a Casal Monferrato e nelle zone dove si lavorava l’amianto.
Insufficienze renali dovute all’esposizione a metalli pesanti, a Massa Carrara, Piombino, Orbetello, nel basso bacino del fiume Chienti e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese, in Sardegna. Malattie neurologiche a Trento nord, causate da piombo, mercurio e solventi organo-alogenati.
Linfomi dovuti all’esposizione a Pcb (policlorobifenili) a Brescia, nell’area Caffaro. Malformazioni congenite a Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres.
E naturalmente, Taranto: tumori al polmone, malattie respiratorie acute, dell’apparato digerente, ischemie.
A seconda delle tecniche statistiche adoperate, si può parlare di una forchetta tra i 3508 e i 9969 decessi «aggiuntivi», plausibilmente correlati proprio all’inquinamento diretto (emissioni industriali) o indiretto (discariche, aree durevolmente contaminate, depositi di materiale nocivo).
Un bollettino di guerra.
Che arriva da fonti autorevoli e ufficialissime: il rapporto «SENTIERI» (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità  sotto l’egida del ministero della Salute
Lo studio epidemiologico, diffuso nel novembre del 2011, è frutto di una ricerca durata quattro anni.
L’idea è calcolare con sofisticate tecniche statistiche i casi di «mortalità  in eccesso» nell’arco considerato, ovvero i decessi aggiuntivi a quelli che si sarebbe verificata in assenza di inquinamento.
I territori esaminati, 44 (quelli più importanti) dei 57 «siti di interesse nazionale».
È questo il termine eufemistico con cui vengono definite le aree ad alto rischio ambientale, quelle dove sono concentrate le industrie più inquinanti del Paese, 298 comuni in cui vivono quasi 6 milioni di persone, il 2% del territorio nazionale.
Aree in cui l’inquinamento di aria, suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è talmente grave da costituire un pericolo per la salute pubblica.
Zone industriali, dismesse e non, porti, lagune, cave, discariche abusive e miniere, che sulla base della legge dovrebbero essere bonificate con un contributo pubblico. E soldi, anche, di chi ha inquinato.
Si tratta di 21 siti al Nord (di cui cinque in Piemonte, tra cui Casale Monferrato e Cengio), 8 al Centro, 15 al Sud.
Per ogni sito sono stati stimati gli effetti separati e «congiunti» dei vari agenti inquinanti sulla popolazione.
Complessivamente in queste 44 aree sono stati individuati, nel periodo 1995-2002, 3508 decessi dovuti con evidenza a priori all’esposizione ad agenti ambientali nocivi. Considerando le morti anche senza evidenza a priori, si arriva a 9969 morti. Correttamente, i ricercatori spiegano anche che in molti casi (aree urbane, presenza di diverse tipologie industrie) i dati vanno interpretati con qualche cautela.
È un’istantanea impietosa di una guerra silenziosa condotta contro gli italiani da chi produce inquinando, o chi lo ha fatto in passato creando vaste aree pericolose.
Una fotografia che però raffigura solo la punta di un iceberg ben più vasto: a parte i circa 1250 decessi l’anno ragionevolmente collegati all’inquinamento industriale diretto e indiretto, bisogna considerare anche le persone che sono colpite da queste patologie in forma non letale.
E quelle che, purtroppo, moriranno tra diversi anni.
La mappa è impressionante.
Nei poli petrolchimici si contano 643 morti in eccesso per tumore polmonare, 135 per malattie non tumorali dell’apparato respiratorio.
Nelle aree con impianti chimici, 184 casi di morte per tumore del fegato. L’amianto, con il letale mesotelioma pleurico, il killer della Eternit, nei dodici siti contaminati (il Nordovest e il Piemonte sono ovviamente particolarmente colpito, con Balangero, Casale Monferrato, Broni, Emarese in Val d’Aosta) ha prodotto 416 decessi aggiuntivi.
Gli incrementi della mortalità  per tumore polmonare e malattie respiratorie a Gela e Porto Torres si legano alle emissioni di raffinerie e poli petrolchimici.
A Taranto e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese pesano le emissioni degli stabilimenti siderurgici e metallurgici.
Le morti in età  neo e perinatale per malformazioni congenite e condizioni morbose si legano all’inquinamento registrato a Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres.
Insufficienze renali causate da metalli pesanti, IPA e composti alogenati si registrano a Massa Carrara, Piombino, Orbetello, nel Basso Bacino del fiume Chienti e nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese.
Incrementi di malattie neurologiche per i quali i sospettati sono piombo, mercurio e solventi organoalogenati si osservano a Trento Nord, Grado e Marano e nel Basso Chienti., nelle Marche.
Nella lista c’è tutto il (cosiddetto) Belpaese.
C’è il Sud con le discariche di rifiuti pericolosi – del tutto incontrollate, e spesso gestite dalla camorra o altre mafie – della campagna vicino Aversa, in Campania, o sulla costa domizio-flegrea a nord di Napoli.
Ma c’è anche quella di Pitelli, in provincia di La Spezia, la discarica di rifiuti industriali più grande d’Italia sequestrata nel 1996.
C’è la valle del Sacco nel Lazio del Sud, con Colleferro, per anni centro di fabbriche di armi ed esplosivi.
Ci sono i petrolchimici di Gela e Porto Marghera, a Venezia.
E c’è Taranto.

Roberto Giovannini

argomento: Ambiente | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.761)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Febbraio 2026 (465)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Febbraio 2026
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    232425262728  
    « Gen    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • LIONE, SALUTI NAZISTI, RAZZISTI ED OMOFOBI AL CORTEO DEI 3.000 PER QUENTIN, I RESPONSABILI SARANNO DENUNCIATI
    • “MELONI SUONA LA GRANCASSA PER DISTRARRE L’ATTENZIONE DAI VERI PROBLEMI”. L’EX MAGISTRATO GIAN CARLO CASELLI: “ATTACCA I MAGISTRATI PERCHÉ I SONDAGGI INASPETTATAMENTE RIVELANO CHE NEL ‘SUO’ REFERENDUM SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE POTREBBE ESSERE SCONFITTA. LO FA PERCHÉ INDICARE I MAGISTRATI COME NEMICI DELLA PATRIA FA SEMPRE COMODO A CHI DETIENE IL POTERE”
    • IL GOVERNO MELONI HA IL TRISTE RECORD DI VOTI DI FIDUCIA CHIESTI AL PARLAMENTO: SONO 108 IN 3 ANNI E 4 MESI, UNA MEDIA DI 2,7 OGNI 30 GIORNI. UNA CIFRA MAI RAGGIUNTA IN UNA LEGISLATURA. EPPURE, QUANDO ERA ALL’OPPOSIZIONE, LA DUCETTA FRIGNAVA PER LA “DERIVA PREOCCUPANTE PER LA NOSTRA DEMOCRAZIA”
    • GIORGIA MELONI È FINITA IN UN CUL DE SAC SUL REFERENDUM: È COSTRETTA A POLITICIZZARLO PER RAVVIVARE LA CAMPAGNA PER IL “SÌ”, MA COSÌ FACENDO AVVANTAGGIA IL “NO”
    • LA SEMPRE LOQUACE GIORGIA MELONI HA PERSO LA PAROLA SUL CLAMOROSO STOP DELLA CORTE SUPREMA USA AI DAZI DI TRUMP: IL SILENZIO IMBARAZZATO DELLA PREMIER, FAN NUMERO UNO DEL TYCOON IN EUROPA, È UN ASSIST ALL’OPPOSIZIONE
    • SONDAGGIO PARTITI YOUTREND SKYTG24: CALA TUTTO IL CENTRODESTRA, IL PARTITO DI VANNACCI VICINO ALLA LEGA
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA