Agosto 5th, 2011 Riccardo Fucile
FRANCESCO PUGLIANO COINVOLTO NELL’INDAGINE SULLO SMALTIMENTO PER LA DISCARICA DI CATANZARO CHE HA PORTATO AL SEQUESTRO DI 90 MILIONI DI EURO
L’assessore regionale calabrese all’ambiente, Francesco Pugliano, è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza che ha portato al sequestro di 90 milioni di euro nei confronti di imprenditori e dei vertici dell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale.
Nell’inchiesta oltre a Pugliano, che è indagato in qualità di ex sub commissario delegato per l’emergenza ambientale, è coinvolto anche l’attuale commissario per l’emergenza ambientale in Calabria, Graziano Melandri
In particolare l’accusa contesta a Pugliano di aver emesso una serie di ordinanze con le quali ha liquidato alla società Enertech, che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro, la somma complessiva di 1 milione e 642 mila euro.
La società avrebbe incassato i fondi pur non avendo alcuna competenza per la gestione della discarica.
La Enertech, secondo l’accusa, era una delle società costituite per consentire evadere le imposte.
Al commissario per l’emergenza ambientale della Calabria, Graziano Melandri, viene contestato di aver emesso quattro ordinanze con le quali ha liquidato sempre alla società Enertech la somma complessiva di 1 milione e 335 mila euro.
Nell’inchiesta è coinvolto anche un funzionario dell’Ufficio del commissario per l’emergenza ambientale, Domenico Richichi.
A quest’ultimo la procura contesta, nella qualità di responsabile unico del procedimento della gestione della discarica di Alli (Catanzaro), di aver proposto l’adozione delle ordinanze firmate da Pugliano e Melandri.
I tre imprenditori coinvolti nelle indagini sono Stefano Gavioli, 64 anni, di Treviso; Loris Zerbin 50 anni, di Campolongo Maggiore (Venezia) e Giovanni Faggiano, 52 anni, di Brindisi.
L’accusa sostiene che i tre imprenditori hanno costituito una serie di società attraverso le quali evadevano il pagamento delle imposte.
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Luglio 25th, 2011 Riccardo Fucile
LO STRANO CASO DI UNA SOCIETA’ ESTROMESSA DALLA RACCOLTA DEI RIFIUTI IN CAMPANIA CHE ORA GESTIRA’ LA MONNEZZA SPEDITA IN TOSCANA… UN’INFORMATIVA DELLA PREFETTURA DI VENEZIA PARLA DI CONTIGUITA’ CON I FRATELLI GRAVIANO, L’EX AMMINISTRATORE E’ FINITO IN CARCERE E IL PATRON GAVIOLI E’ INDAGATO
La saga dei rifiuti non ha fine e nella galassia di inchieste, soldi sprecati e
arresti c’è anche la vicenda di una società estromessa dalla raccolta dei rifiuti a Napoli, ma che ritorna protagonista come socio privato di un’azienda mista che si occupa di smaltire, in Toscana, il pattume campano.
Enerambiente, società veneziana del patron Stefano Gavioli, ha lavorato per l’Asia, la società del comune di Napoli, fino al novembre 2010, quando ha ricevuto un’informativa atipica, una misura di prevenzione antimafia, dalla prefettura di Venezia nella quale si manifestavano vicinanze sospette dell’ex amministratore delegato Giovanni Faggiano e dello stesso Gavioli. La presenza a Napoli di Enerambiente,oggi in liquidazione, e i suoi rapporti con Asia, sono al centro di diverse inchieste della procura partenopea e del pool di magistrati, coordinati dall’aggiunto Giovanni Melillo.
Pochi giorni fa sono scattati altri due arresti.
In manette, per corruzione ed estorsione, sono finiti Faggiano e Corrado Cigliano, il primo ex ad di Enerambiente, il secondo ex capocantiere a Napoli della società veneziana e fratello di Dario, ex consigliere provinciale Pdl, anche lui coinvolto a diverso titolo in una precedente operazione.
L’accusa è quella di aver preteso soldi non dovuti e posti di lavoro dai responsabili delle ditte (Davideco e Cooperativa San Marco) a cui affidavano il subappalto.
Tra gli indagati in un altro filone dell’indagine c’è anche Stefano Gavioli.
Proprio Gavioli con la sua Enerambiente è consigliere nel cda di Rea, Rosignano energia ambiente.
Una società con sede a Rosignano, in provincia di Livorno, che si occupa di rifiuti e che sta smaltendo quelli provenienti da Napoli.
Fino ad oggi sono circa 9 mila le tonnellate raccolte dalla ditta livornese con un costo per la Sapna, la società provinciale di Napoli, di oltre un milione di euro.
Ora sono in arrivo altre 5 mila tonnellate dopo l’accordo tra le regioni siglato nei giorni scorsi. Insomma la Enerambiente uscita dalla porta nella raccolta del pattume partenopeo si trova ad essere socio privato dell’azienda mista che cura lo smaltimento dei rifiuti campani nella discarica livornese di Scapigliato.
La Rea è una società mista pubblico-privata con il comune di Rosignano capofila con una quota del 45% e due soci privati, tra cui Enerambiente (nata dalle ceneri di Slia di Manlio Cerroni) è al 24%.
Oltre a Stefano Gavioli, nel consiglio di amministrazione siede anche la sorella Maria Chiara. “ Enerambiente è un socio finanziatore, ma non operativo — precisa Massimiliano Monti, direttore generale della Rea — i rifiuti provenienti da Napoli vengono controllati e usiamo tutto personale in capo alla nostra azienda e non dei privati”.
Ma in caso di utili il patron Gavioli parteciperebbe alla spartizione.
Di certo risulta ingombrante la presenza della società veneziana. Un anno fa fu bocciata l’idea di acquisirne la quota perchè Enerambiente chiese una cifra intorno agli 8 milioni di euro.
Nel luglio 2010 Giovanni Faggiano si dimise da consigliere di Rea dopo ripetute richieste a seguito della condanna per corruzione aggravata in primo grado subita.
Nonostante l’assoluzione in secondo grado, restano i pesanti rapporti con uomini vicini al crimine organizzato, evidenziati nell’informativa atipica spiccata dalla prefettura di Venezia, lo scorso ottobre.
Nell’informativa della prefettura di Venezia, si parlava anche di Gavioli, il patron di Enerambiente, che resta consigliere di Rea: “ Sono stati accertati rapporti — si legge — di dubbia natura tra Gavioli Stefano, attuale amministratore unico e precedentemente presidente del Cda di Enerambiente Spa, e Zito Angelo, soggetto legato al crimine organizzato, condannato per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso e arrestato nell’ambito di una operazione della Dia di Palermo con l’accusa di riciclaggio del denaro di pertinenza del clan mafioso riconducibile ai fratelli Graviano”.
Un’informativa atipica, quella della prefettura di Venezia, a carico di Enerambiente che condusse il comune di Napoli a revocare l’appalto nel novembre scorso, stesso dicasi per alcuni comuni foggiani (come Sannicandro Garganico) dove Enerambiente aveva vinto l’appalto per la gestione dei rifiuti.
Nel caso Rea, Enerambiente è socio privato di una spa. Il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi, però, promette: “Chiederemo nella prossima assemblea dei soci che nel futuro cda, vicino al rinnovo, siano presenti solo persone che abbiano un profilo specchiato senza problemi con la magistratura”.
Sulla vicenda Rea-Enerambiente si è prodotta anche una spaccatura nel Pd che guida la giunta, con l’uscita del gruppo consiliare Rosignano democratica che chiede chiarezza e l’estromissione della società veneziana.
Nell’ordinanza che ha portato in carcere Faggiano, il gip Isabella Iaselli parla anche di Gavioli: “ Sono da accertare i rapporti con il Gavioli che per ben cinque anni non ha mai avuto nulla da ridire sulla condotta del suo più fidato collaboratore che tuttavia aveva già negli anni 2008 e 2009 emesso fatture per importi rilevanti per prestazioni mai eseguite, oltre ad aumentare in maniera irragionevole lo stipendio per sè e per la sua collaboratrice”.
Sia Faggiano che Gavioli respingono ogni addebito.
Sui rifiuti di Napoli c’è un altro caso che fa discutere quello della società Adiletta logistica Scarl di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, che cura il trasporto del pattume campano verso la Sicilia.
I proprietari sono vicini al gruppo del Pdl locale, proprio nel piazzale dell’azienda si tenne l’incontro elettorale con Adriano Bellocosa, candidato a sindaco dei berlusconiani a Nocera Inferiore.
Uno dei proprietari della ditta, Mario Adiletta, già protagonista di altre vicende giudiziarie in passato, è coinvolto in una inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze.
Per lui il Gip dispose i domiciliari, nel novembre scorso, in un’operazione contro una presunta associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di macchinari rubati, con l’aggravante di aver favorito un clan di camorra.
Adiletta viene ritenuto contiguo alla criminalità organizzata campana secondo il racconto di due pentiti e i riscontri emersi dalle indagini dei carabinieri.
Accuse che i suoi legali respingono, pronti a dimostrare l’estraneità dell’assistito a ogni accusa.
Al momento, nonostante il coinvolgimento nell’inchiesta fiorentina e i presunti rapporti con i clan, non ci sono stop prefettizi per la Adiletta e per la San Marino, azienda collegata al gruppo.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA SI SPACCA: PARERE FAVOREVOLE DEL MINISTRO PRESTIGIACOMO SU UNA MOZIONE IDV, MA MINISTRI E MAGGIORANZA VOTANO CONTRO
Il decreto sulla fase di criticità per i rifiuti a Napoli e in Campania si avvia «verso il ritiro. Anzi
verso la decadenza dei termini».
Intanto alla Camera è un altra giornata nera per la maggioranza, che va sotto due volte, in rapida successione.
Il motivo è l’approvazione di alcune mozioni di Idv e Api sulla quale il ministro Stefania Prestigiacomo aveva dato parere favorevole, ma l’intero governo ha votato contro.
In aula si è quindi scatenata la bagarre con l’opposizione che grida «dimissioni, dimissioni».
«No, non mi sento sconfessata», ha commentato il ministro dell’Ambiente, dopo che su una mozione col suo parere favorevole sui rifiuti, il governo ha votato contro. «Oggi è una giornata di particolare confusione ed è evidente che ci sono stati voti pasticciati, di cui mi rammarico, ma non mi sento sconfessata perchè non posso certo cambiare idea sul parere ad una mozione che chiede che i soldi per la Campania siano spesi con trasparenza» ha detto il ministro.
Con i voti della sola opposizione nell’aula della Camera è passata una parte di una mozione dell’Idv sui rifiuti, su cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, aveva espresso parere favorevole, ma contro cui hanno votato i deputati di maggioranza e tutti i ministri.
Prestigiacomo si è astenuta mentre tutti i membri del governo in aula votavano no.
Il testo dell’Idv, su cui comunque il ministro aveva espresso parere favorevole, è passato con 287 no, 296 sì e sei astenuti.
Successivamente l’esecutivo è andato sotto nuovamente su una mozione dell’Api.
A questo punto dai banchi di opposizione si è ripetutamente urlato: ‘Dimissioni, dimissioni’.
Tensione nel Pdl: il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto si è più volte recato al banco del governo a parlare con il ministro Prestigiacomo ed è stato più volte invitato dal presidente Fini a tornare al proprio banco.
Alcuni ministri si sono avvicinati alla Prestigiacomo, primo fra tutti Ignazio La Russa, per comprendere il significato del suo atteggiamento.
In seguito a questo episodio, Pdl e Popolo e territorio (gli ex «responsabili»), hanno deciso di ritirare le loro mozioni in tema di rifiuti che avrebbero dovuto essere votate.
E spunta l’ipotesi di un nuovo provvedimento anche per evitare di lasciare «margini di ambiguità legislativa» dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato.
Il decreto legge, che prevede il trasferimento della spazzatura campana verso le altre Regioni, martedì ha spaccato la maggioranza.
In particolare, la Lega chiedeva che l’ultima parola fosse data ai governatori del nord. L’ipotesi di un ritiro del provvedimento, vista la situazione di «stallo» che si è creata, era nell’aria.
Irata la reazione del Pd: “Dietro il rinvio c’e’ un prezzo da pagare: è il voto di questo pomeriggio. Lo scambio è tra i rifiuti di Napoli e il voto della Lega sull’arresto di Papa” dice Dario Franceschini.
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Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL BECERUME LEGHISTA SI MANIFESTA PER L’ENNESIMA VOLTA CONTRO IL SUD IN EMERGENZA: BERLUSCONI E BOSSI DA TRE ANNI RACCONTANO PALLE AI NAPOLETANI E ORA VORREBBERO CHE SOFFOCASSERO NELLA SPAZZATURA… INCAPACI DI RISOLVERE IL TRATTAMENTO DEI RIFIUTI ORA FANNO COME PONZIO PILATO
La Lega Nord ha annunciato che voterà contro il decreto legge sui rifiuti, proprio mentre in
Aula la maggioranza è stata battuta sulla proposta di rinvio in commissione del dl.
Nel frattempo a Napoli ancora proteste, blocchi stradali e roghi a causa dell’emergenza spazzatura.
E’ un martedì nero sul fronte rifiuti.
«In Consiglio dei ministri i membri del governo della Lega nord hanno votato contro questo decreto legge – dichiara il deputato del Carroccio Renato Togni – si presume che i gruppi parlamentari manterranno la stessa posizione».
Nel pomeriggio la Camera ha respinto inoltre con sei voti di scarto la proposta del relatore Agostino Ghiglia (PdL) di rinvio in commissione del decreto legge sull’emergenza rifiuti in Campania.
La richiesta del relatore è frutto delle tensioni venutesi a creare all’interno della maggioranza sul decreto.
Nel corso del comitato dei nove della commissione Ambiente non è stato infatti raggiunto l’accordo sulla modifica da apportare al testo alla luce della sentenza del Consiglio di Stato che sospendeva l’ordinanza del Tar del Lazio sullo stop al trasferimento automatico dei rifiuti nelle altre Regioni.
La Lega si è messa di traverso pretendendo che nel decreto restasse la norma in base alla quale i rifiuti della Campania potranno essere accolti solo dopo «nulla osta» della Regione di destinazione.
Il Pdl si è adeguato ma nel gruppo è montato il malumore dei deputati campani .
Non si fanno attendere le reazioni dell’opposizione allo strappo della Lega.
Il Pd parla di una «maggioranza allo sbando», e l’Italia dei Valori, attraverso il capogruppo alla camera Donadi, attacca: «Se la Lega, come ha annunciato,dovesse votare contro il decreto rifiuti, a Berlusconi non resterebbe che una cosa da fare: formalizzare la crisi e salire al Quirinale per dimettersi. È ora di dare un vero governo al Paese e finirla con lo strazio politico ed economico cui Berlusconi sta condannando l’Italia».
Intanto i cittadini partenopei, esasperati dai cumuli ammassati in strada e dai cattivi odori acuiti dalle alte temperature, hanno bloccato con cassonetti e sacchetti rovesciati sulla carreggiata sia piazza Pignasecca che corso Garibaldi, a poca distanza dalla Stazione centrale.
Una situazione che, negli ultimi giorni, è stata resa ancora più critica per lo sciopero indetto dai lavoratori della “Lavajet”, la società subappaltratice di Asia per la raccolta dei rifiuti in alcune zone centrali della città , che lamentano di non aver ricevuto la 14esima.
La prima protesta in piazza Pignasecca quando è stato paralizzato il passaggio delle auto nei vicoli a ridosso di via Toledo, nei pressi dell’ospedale Vecchio Pellegrini.
Difficoltoso anche il transito di cittadini e motocicli diretti o in uscita dalle stazioni di Circumflegrea, metropolitana e Cumana di Montesanto.
Manifestazione di insofferenza anche in corso Garibaldi, nei pressi del terminal della Circumvesuviana.
Qui l’immondizia riversata in strada ha impedito il passaggio di un tram causando prevedibili ripercussioni del traffico nell’intera zona.
Per poter liberare la strada dall’immondizia è stato anche chiesto l’intervento di un bobcat.
Il quadro difficile della situazione si completa con una serie di roghi dolosi appiccati ai cumuli ammassati nei cassonetti e sui marciapiedi.
Dalle 20 di ieri alle 8 di questa mattina sono stati 22 gli interventi dei vigili del fuoco impegnati a domare le fiamme non solo nel centro della città , ma anche in periferia e in alcuni comuni dell’hinterland sommersi dalla spazzatura.
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Luglio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
MEO PATACCA INTERVISTA FELICE AIROLDI, L’EX RESPONSABILE AMBIENTE DI FLI GENOVA, FIRMATARIO DEL DOCUMENTO DI DIMISSIONI DAL PARTITO PER PROTESTA ALLA CACCIATA DELLA COORDINATRICE ODDONE E, PUR SAPENDO CHE NON LO E’ PIU’, LO SPACCIA ANCORA PER ESPONENTE DI FLI … MANDA UN COMUNICATO STAMPA TAROCCATO AI GIORNALI E AIROLDI LO SMENTISCE… PENSARE CHE MEO PATACCA-RO HA LA TESSERA ( PER ORA) DELL’ORDINE DEI GIORNALISTI CHE DOVREBBE GARANTIRE L’ETICA PROFESSIONALE
Dopo il golpe orchestrato dai locali professionisti della politica con la complicità dei vertici romani di Futuro e Libertà per destituire la coordinatrice prov. di Futuro e Libertà , Rosella Oddone, rea di lavorare per il partito senza interessi personali, colpevole di aver organizzato iniziative di successo che hanno avuto notevole riscontro sui media locali e nazionali e di aver denunciato le strane frequentazioni di “attenzionati” per ‘ndrangheta nella sede genovese di Fli, ora il compito dell’addetto stampa di Enrico Nan è cambiato.
Se prima del golpe si dedicava a far finta di inviare comunicati stampa per la presentazione del “Futurista” sperando di limitare l’impatto mediatico della visita di Rossi e Granata, senza peraltro ottenere il risultato sperato perchè qualcuno si era mangiato la foglia da tempo e aveva provveduto direttamente, nella fase di “normalizzazione” ha cambiato divisa da domestico.
Peccato che Meo Patacca, dopo l’infima figura di aver scopiazzato il comunicato stampa di chi ha lasciato Fli per motivi etici e aver cercato di far passare il suo comunicato come precedente all’altro, non ne azzecchi mai una.
Ieri è riuscito a venir meno persino alla deontologia professionale intervistando il leader del Comitato di Scarpino, Felice Airoldi, persona nota e stimata a Genova per le sue battaglie ambientaliste e che, solo grazie alla stima personale verso Rosella Oddone, aveva accettato di collaborare con Fli in veste di responsabile per l’Ambiente.
Cosa ha pensato Meo Patacca per guadagnarsi le grazie del Principe?
Di far passare ancora Airoldi come rappresentante di Futuro e Libertà , mentendo sapendo di mentire, perchè era a lui ben noto che Airoldi si era dimesso giorni fa da Fli, insieme a quasi tutta la sua classe dirigente.
Eppure ha inviato con la mail di Fli un comunicato stampa fasullo ai giornali, firmato da Airoldi indicato come responsabile ambiente di Fli, dichiarando il falso.
Ma per sfortuna di Meo Patacca a qualcuno non è sfuggita l’operazione, appena pochi minuti dopo in cui è stata tentata.
E’ finita che Airoldi, indignato per la qualifica attribuitagli, lo ha smentito seccamente, ribadendo di aver dato le dimissioni giorni fa e non pensando che la sua dichiarazione, resa come leader del Comitato di Scarpino, sarebbe stata strumentalizzata dai tre sopravvissuti locali di Fli .
Persino la redazione di un quotidiano aveva bloccato la pubblicazione del comunicato tarocco per la qualifica sospetta.
Qui di seguito pubblichiamo il comunicato di Meo Patacca e la smentita di Felice Airoldi, oggetto nel pomeriggio persino di telefonate dei vertici di Fli affinchè non mandasse una smentita che avrebbe sputtanato il pataccaro.
L’ordine dei giornalisti non richiede forse ai suoi iscritti etica professionale?
O forse per qualcuno è più etico ricevere persone “attenzionate” dalla Dia, sotto processo e magari permettere loro di costituire circoli di Fli?
La parte iniziale del comunicato di Meo patacca
Airoldi, responsabile Fli ambiente —
2 Lug 2011 09:01 Fonte: Sevenpress
Prima la strada di Scarpino, poi i rifiuti di Napoli. Una voce ascoltata e soprattutto competente quella di Felice Airoldi, responsabile per l’ambiente di Futuro e Libertà , oltre che leader del Comitato per Scarpino. Spetta a lui spiegare la posizione di Futuro e Libertà sul tema dei rifiuti: “Ancora una volta il Comune e la Regione danno solidarietà a parole ma non nei fatti – dice Airoldi – prima di poter accogliere i rifiuti di Napoli occorre che venga davvero inaugurata la nuova strada di accesso alla discarica di Scarpino, ferma da mesi.
LA SMENTITA DI FELICE AIROLDI
NON SONO IL RESPONSABILE DELL’ AMBIENTE DI FLI.
Non è mia volontà alimentare polemiche che non servono a niente se non a confondere le idee, che ho chiarissime.
Voglio chiarire una volta per tutte: il sottoscritto è il portavoce del comitato per Scarpino, associazione che da 15 anni si batte per una gestione moderna e sostenibile del ciclo dei rifiuti senza ricorrere all’ uso dissennato della discarica di Scarpino e nessuna tecnica di incenerimento.
Per questo circa 3 mesi fa ho conosciuto la S.ra Oddone e abbiamo iniziato una serie di incontri con persone, soprattutto giovani, impegnati a “costruire una casa comune” che mettesse al centro di un programma, etica, morale e legalità …al di fuori dei soliti stereotipi contrapposti di destra e sinistra….il grande male che impedisce al nostro paese di crescere.
Ho sentito un sincero interesse alle problematiche da me proposte, difesa dell’ ambiente, tutela della salute e legalità , incominciando dall’ amministrazione pubblica e dalla rimozione degli amministratori incapaci di AMIU (alcuni pure rinviati a giudizio) che hanno disatteso il limiti normativi sulla raccolta differenziata arrecando un danno finanziario al Comune ossia alla proprieta’ di AMIU.
Non c’è mai stato da parte della responsabile provinciale di FLI, S.ra Olivari, alcun tentativo di “costringermi” a fare alcun atto ufficiale di “tesseramento” in quanto il sottoscritto non è iscritto a nessun partito (sono stato iscritto alla FIOM/CGIL fino al 1994, che abbandonai molto polemicamente dopo la cancellazione della “scala mobile”).
Mi è stato proposto dalla S.ra Olivari di ricoprire la carica di responsabile FLI per l’ ambiente: le risposi che dovevamo lavorare sui punti sopra espressi e se tutti, a tutti i livelli, con una dichiarazione scritta sul programma elettorale e fatta propria dal candidato sindaco, li avessero condivisi in forma ufficiale, avremmo lavorato insieme.
Tutto questo non è accaduto e i fatti di questa settimana hanno portato la S.ra Olivari a “ritirare” il coordinamento provinciale di FLI: mi ha telefonato prima di farlo e ha chiesto il mio parere, le ho espresso la mia solidarietà e rimarcato che tra me e FLI non c’era nessun vincolo e che condividevo la sua scelta.
Dopo la fregatura presa con la giunta Vincenzi sono sempre stato molto attento a non farmi mettere il “cappello” da nessun partito.
Ho scritto tutto questo perchè non ha alcuna importanza di che sigla Felice Airoldi sia il responsabile ambiente, l’importante è riuscire a costruire una forza capace di spazzare via questo centrosinistra genovese e di impedire la costruzione del cancro-gassificatore a Scarpino.
Penso di essere stato chiaro.
Felice Airoldi
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Giugno 30th, 2011 Riccardo Fucile
LE QUESTIONI RELATIVE AL PROGETTO, AI PREVENTIVI, AL TRAFFICO MERCI E PASSEGGERI, ALL’IMPATTO AMBIENTALE, AI POSTI DI LAVORO, AL CORRIDOIO 5, AI NO TAV
1)- Che cosa prevede il progetto di linea ferroviaria Alta velocità Torino-Lione?
Il progetto è diviso in due tronconi, la tratta italiana (per la quale non esiste ancora un tracciato definitivo) e la tratta transnazionale italo-francese. Quest’ultima, in base al progetto presentato nell’agosto 2010 prevede un tunnel di base a doppia canna lungo 57 chilometri sotto il massiccio dell’Ambin (con scavi fino a duemila metri di profondità ) con imbocco nella zona di Susa fino a Saint Jean de Maurienne in Francia.
2)- Quali sono i preventivi e le previsioni di spesa? Quanto costerà realizzare il progetto?
Per il tunnel di base il documento di riferimento è un dossier presentato dall’Unione europea nel 2007, che preventiva — a gennaio 2006 — un costo di 14 miliardi di euro, il 63% (8,8 miliardi) a carico dell’Italia. A questi vanno aggiunti almeno 5 miliardi per la tratta italiana. Mai, tuttavia, i preventivi delle linee Av già realizzate sono stati rispettati: la Roma-Firenze è lievitata di 6 volte, la Torino-Milano 5, la Firenze-Bologna 4.
3)- Quale sarà il traffico merci reale sulla direttrice Italia-Francia?
Le ragioni principali dell’opposizione alla Torino-Lione riguardano i dati del traffico merci. Ltf (la società mista italo-francese incaricata della costruzione) calcola un volume di 20 milioni di tonnellate annue nel 2010. In realtà il traffico sulla linea già esistente è stato di 2,4 milioni nel 2009 (in calo costante dal 2004). Anche il traffico su gomma è in costante diminuzione da oltre dieci anni: nel 2009 il trasporto sotto il Frejus è stato pari a 10 milioni di tonnellate.
4)- Quanto è il traffico passeggeri tra Torino e Modane? Sono in crescita o in calo?
Il traffico passeggeri è il secondo punto su cui il movimento No-Tav punta per rilevare l’inutilità dell’opera. In base ai dati elaborati dal Dipartimento federale dei Trasporti svizzero, sulla linea storica Torino-Modane, su cui da anni viaggiano anche i Tgv francesi, sono transitate nel 2009 750 mila persone. Erano un milione e mezzo nel 1993, anno in cui i promotori dell’opera prevedevano un incremento fino a 8,5 milioni di passeggeri entro il 2002.
5)- Quanto è utilizzata la linea “storica” ferroviaria internazionale del Frejus?
Il trattato italo-francese firmato a Torino nel gennaio 2001 prevede l’entrata in servizio della nuova linea Av “alla data di saturazione delle opere esistenti”. La Valle di Susa ospita già una linea ferroviaria internazionale del Frejus (il cui binario in salita è stato completato soltanto nel 1984) ristrutturata tra il 2002 e il 2010. Negli ultimi tre anni la tratta alpina della linea “storica” è stata utilizzata per meno di un quarto della sua capacità .
6)- Com’è andato l’esperimento dell’autostrada ferroviaria per trasferire le merci su rotaia?
Secondo i sostenitori dell’opera la Tav Torino-Lione permetterà di trasferire su rotaia buona parte del traffico oggi su gomma. Per ora l’unico esperimento è stato quello dell’Autostrada ferroviaria alpina avviato nel 2003 sulla linea attuale. Nonostante l’impegno e i finanziamenti europei (12 milioni all’anno, ora sospesi) l’esperimento si è rivelato un fallimento, avendo assorbito in media circa il 2 per cento del traffico su strada.
7)- Quanto e di quale tipo sarà l’impatto ambientale della costruzione della Tav?
Secondo le stime, i cantieri della Tav Torino-Lione durerebbero non meno di due decenni. Il tunnel di base comporterebbe lo smaltimento di circa 15-18 milioni di metri cubi di materiale di scavo, pari a circa un milione di viaggi in tir. Le montagne della Valle di Susa, poi, sono notoriamente ricche di rocce amiantifere e di uranio, senza contare le ricadute dello scavo sul sistema idrogeologico, come già accaduto al Mugello.
8)- È vero che con la costruzione della Tav aumenteranno i posti di lavoro?
Secondo il fronte “Sì Tav” la creazione di posti di lavoro in Valle giustificherebbe l’avvio della grande opera. Il progetto della tratta italiana della parte comune italo-francese presentato ad agosto 2010, prevede un’occupazione media di 1.020 unità lavorative su una durata media di sette anni. Secondo gli oppositori non esiste alcuna garanzia di assunzione di manodopera locale, in quanto si tratterebbe di appalti europei.
9)- Qual è il progresso dei lavori in Francia dove il movimento No Tav è meno attivo?
In Francia, dove il movimento No Tav è molto meno diffuso, sono state realizzate tre gallerie di servizio per il tunnel di base, il cui tracciato scorre per oltre il 60 per cento in territorio francese: la discenderia di Modane lunga 4.000 metri, la discenderia di La Praz di 2,4 chilometri e quella di St. Martin La Porte di 2.400 metri. I lavori sono durati da un massimo di 7 anni a un minimo di 5.
10)- Che cos’è, a cosa serve, quanto costa il l tunnel esplorativo di Chiomonte?
Il tunnel geognostico in località La Maddalena a Chiomonte, servirà a sondare le caratteristiche della montagna. Il progetto prevede un tracciato di sette chilometri, la metà dei quali in corrispondenza del futuro tunnel di base. Il resto dovrebbe servire da galleria di servizio. L’opera costerà 165 milioni ed è finanziata dall’Ue, che ha stanziato una prima trance (640 milioni) del 30% di costo dell’opera a suo carico.
11)- Il Corridoio 5 Lisbona-Kiev via Pianura Padana: chimera o realtà ?
Secondo i sostenitori dell’opera, la Tav Torino-Lione sarebbe un segmento indispensabile del “Corridoio 5” che da Kiev porta a Lisbona. Il fronte No-Tav ribatte argomentando che il concetto di “corridoio” identifica una direttrice di traffico “percorsa in modo uniforme per gran parte del suo sviluppo”, caratteristica che non apparterrebbe a una via di scarso traffico come la Torino-Lione.
12)- Quanti sono i componenti del movimento No Tav in Valle di Susa?
Quantificare gli aderenti al movimento No Tav è impossibile. Di sicuro la maggior parte dei circa 90 mila abitanti della Valle condivide in linea di massima le ragioni dell’opposizione (nel corso degli anni si sono viste manifestazioni di 20-30 mila persone). La Comunità Montana della Bassa Valle, che riunisce i sindaci di una cinquantina di comuni, è a maggioranza No Tav
Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile
I PRIMI CONTI PARLANO DI QUARANTA MILIARDI, SOLO UN DECIMO DEDICATO AI POSTI DI LAVORO
Quanto costerà la nuova ferrovia Torino Lione?
Secondo la Ltf, società italo-francese costituita per la realizzazione, il costo previsto della Torino-Lione è di 21,4 miliardi di euro.
Molti esperti ritengono che il costo effettivo sia destinato a triplicarsi.
Sei anni fa quattro economisti (Boitani, Manghi, Mercalli, Ranci) in un articolo su lavoce.info (“Sulla Torino-Lione una pausa di riflessione produttiva”) prevedevano in almeno 17 miliardi il costo per la metà a carico dell’Italia.
Il conto totale potrebbe arrivare a 40 miliardi di euro. La stessa taglia della maxi-manovra di Tremonti.
E c’è da chiedersi se sia questa la priorità infrastrutturale su cui buttare tanto denaro.
A che serve?
A poco. Come dimostra l’esperienza dell’alta velocità Torino-Milano-Napoli, sulle nuove linee possono viaggiare solo i treni passeggeri, perchè le locomotive merci hanno un voltaggio diverso e andrebbero così piano da ostacolare i Frecciarossa o simili.
Se si decide di farci passare le merci i passeggeri restano sulla vecchia linea.
La Ltf continua a far finta di niente, in realtà si aprono i cantieri senza aver ancora deciso se sarà una linea merci o passeggeri.
La Ltf fa strane promesse. Dice che si potrà andare da Torino a Lione in 2 ore anzichè le attuali 4, e da Milano a Parigi in 4 ore anzichè 7.
Siccome l’alta velocità da Milano a Parigi c’è già , salvo la tratta nuova, si deduce che partendo da Milano, forse per la rincorsa, il treno farà Torino-Lione in un’ora anzichè 2. Misteri.
Quanto alle merci, la Ltf promette di togliere dalle strade della Val di Susa un milione di Tir all’anno. Attualmente sotto il traforo autostradale del Frejus ne passano circa 800 mila all’anno. Andrebbe vietato per legge il trasporto su gomma nella zona e non basterebbe. Il traffico merci sul Frejus è in calo da anni.
Quali sono le ricadute ambientali?
Secondo i sostenitori dell’opera i vantaggi sono in termini di emissioni: il treno non fuma come i camion.
Due le obiezioni a questo lineare ottimismo. Le nuove tecnologie motoristiche sono destinate a far crollare le emissioni dei Tir prima e a costo molto più contenuto della nuova ferrovia.
E c’è poi chi calcola che in termini di emissioni i dieci anni di cantiere peseranno più del guadagno successivo.
Anche perchè non è detto che la nuova ferrovia faccia diminuire i Tir: la Torino-Milano-Napoli non ne ha tolto uno dalla strada.
Quali sono le ricadute economiche?
Su questo le previsioni sono le più fantasiose. La cosa più certa è un beneficio sull’economia del Piemonte. L’idea che la pianura Padana possa prosperare perchè attraversata dal mitico Corridoio 5 (Lisbona-Kiev) è quantomeno futuribile.
Per ora infatti il Corridoio si ferma a Milano. E come insegnano gli economisti seri, un treno merci che passa non fa crescere il Pil delle contrade attraversate.
È vero che porterà molti posti di lavoro?
Secondo il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, ai tempi della scapigliatura leghista implacabile critico dell’alta velocità di Lorenzo Necci, i cantieri porteranno centinaia di migliaia di posti di lavoro.
“Ogni miliardo speso genera 20 mila posti di lavoro”. Contando una spesa italiana di 17 miliardi, arriverebbero in Val di Susa 340 mila lavoratori, facendola probabilmente affondare.
Secondo la Ltf, più realisticamente, i suoi cantieri impegneranno sul versante italiano 2 mila persone, più 4 mila dell’indotto. Seimila posti di lavoro in tutto, presumibilmente per dieci anni.
Si tratterebbe di un monte salari di circa 1,5 miliardi di euro: meno di un decimo del costo dell’opera si tradurrebbe in lavoro.
Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile
UNA LINEA LEGGERA CHE AVREBBE L’APPROVAZIONE DEL GOVERNO FRANCESE E DELLE STESSE FERROVIE…UN IMPEGNO DI SPESA CHE SCENDEREBBE DA 8,5 A 4,5 MILIARDI INIZIALI…CON L’ALTA VELOCITA’ SI STA GIOCANDO UNA PARTITA ECONOMICO-POLITICA PER TENERE APERTI CERTI RUBINETTI AL COMPARTO EDILIZIO, NON MOTIVATA DA VERA NECESSITA’
La corsa contro il tempo per non perdere i finanziamenti Tav, quella parte più o meno
immediatamente disponibile di fondi europei che sembra una manna dal cielo in tempi di crisi delle commesse pubbliche, non aveva e non ha come ostacolo soltanto la popolazione manifestante che impediva l’avvio della recinzione del cantiere per il tunnel di Chiomonte.
A parte il fatto che l’effettiva praticabilità dei lavori del cantiere in questa atmosfera in mezzo ai manifestanti è tutta da valutare, un ostacolo più insidioso era e in parte è ancora la necessità che il governo italiano entro il 30 giugno firmi un nuovo accordo preventivo con la Francia sugli stanziamenti per la realizzazione del nuovo collegamento Torino Lione.
Ed ecco la sorpresa: viene allo scoperto quello che gli esperti sapevano già da tempo, cioè lo scetticismo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti a impegnare soldi in un’opera che non considera nè può considerare prioritaria neanche nell’ambito delle Grandi Opere, premuto come è dalle altre lobby regionali (come quella ligure, veneta e friulana) per tutti i vari progetti “europei” in panne.
Come un coniglio dal cappello, è il caso di dirlo, escono e prendono piede, soprattutto sui giornali del fine settimana, ipotesi di ridimensionamento drastico del progetto Tav.
Una linea leggera e low cost che, secondo La Stampa, ha l’approvazione del governo francese e delle Ferrovie dello Stato.
Si usano addirittura argomenti dei No Tav, come quello che la linea storica esistente non ha problemi di saturazione e che non li avrà per almeno 20 anni, poi si vedrà .
Il ridimensionamento — resterebbe da realizzare soprattutto il megatunnel transfrontaliero, ridotto però a una canna sola — servirebbe a far sì che la Francia e Bruxelles si possano accontentare che l’Italia prometta di spendere 4 miliardi e mezzo anzichè 8 e mezzo.
Si ricordi che non solo i tecnici No Tav, ma tutti gli addetti ai lavori, moltiplicano sempre questa cifra quasi per 3, nel caso si proceda.
Pochi giorni fa l’Unione Industriali aveva motivato il proprio determinato impegno a sostegno dell’opera con la previsione economica di avere tutti quei miliardi di spesa pubblica per i lavori come moltiplicatore del Pil per il torinese.
A quella posizione ha risposto un comunicato che i giornali torinesi hanno snobbato, da parte di un fronte civico nazionale, che tra gli altri comprende Giorgio Airaudo e Luigi De Magistris, contrario a questi tunnel in Val di Susa e che fa notare come chi è favorevole all’opera “ragiona solo sui benefici che deriverebbero dai lavori di costruzione al comparto edilizio, non sulla necessità della linea”.
Ora, a fronte di quello che viene annunciato come un ridimensionamento drastico di tutto il progetto futuro, stranamente Unione Industriali di Torino e gli altri più strenui difensori della necessità della Tav non battono ciglio.
Per i tecnici che collaborano coi sindaci e i comitati No Tav questa è l’ennesima dimostrazione che si sta giocando solo una partita politico-economica per tenere aperti dei rubinetti, e che il progetto può gonfiarsi o sgonfiarsi altre volte.
Ma non sempre è lecito scherzare con le carte.
Ad esempio, l’improvvisa scomparsa dal progetto della seconda canna non può essere trattata con tanta leggerezza.
Dice Luca Giunti, uno dei collaboratori dei Sindaci No tav: “Il tunnel è stato progettato a due canne e tutta la sicurezza — una cospicua parte dell’intero progetto — è fasata proprio sulla contemporanea presenza delle due canne. In pratica una serve da evacuazione e soccorso per l’altra (le probabilità di un incidente che coinvolga entrambe le canne è considerata molto bassa). I vigili del fuoco avevano comunque sollevato molte riserve sull’effettiva possibilità di soccorso sotto il massiccio d’Ambin. Addirittura era prevista la possibilità che transitassero nella galleria solo treni merci auto condotti, senza macchinisti. Se ora si propone una soluzione mono canna è evidente che l’intero progetto va fermato, riprogettato correttamente, sottoposto alle valutazioni di legge e solo a questo punto può riprendere l’iter progettuale. Altrimenti si continua a valutare, come sicurezza, come impatto ambientale e come costi, un progetto — l’unico depositato ufficialmente — che non ha più alcun riscontro con la realtà .”
L’unico progetto definito e sicuro è quello del tunnel di Chiomonte che si vuole fare adesso, e che verrebbe realizzato dalla CMC di Ravenna, una grande cooperativa “rossa”. Un tunnel di 7 chilometri che con molte probabilità resterebbe deserto e solitario come da anni lo sono le “discenderie” realizzate in Francia in attesa del Tav.
Intanto bisogna vedere cosa verrà firmato il 30 giugno con Parigi e il 6 luglio con gli altri governi europei.
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
IL MINISTRO AVEVA ANNUNCIATO: “ABBIAMO FATTO MIRACOLI NELLA BONIFICA”… ANCHE FORMIGONI ESULTAVA: “UN SUCCESSO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI”… PELAGGI AVREBBE INTASCATO 700.000 EURO DALLA DITTA APPALTATRICE
La bonifica nell’area milanese dell’ex Sisas è stata fatta. 
Lo annuncia il ministro dell’Ambiente.
Sul caso però pesa il sospetto di una tangente da 700mila euro. Attualmente risultata indagato Luigi Pelaggi, il capo della segreteria tecnica dello stesso ministro
Gli stessi rifiuti che una città di un milione di abitanti produce in otto mesi.
“Quasi duecentottantamila tonnellate rimosse in meno di un anno”, annuncia soddisfatta Stefania Prestigiacomo.
E’ il 29 marzo scorso.
Il ministro dell’Ambiente parla soddisfatta dell’operazione di bonifica dell’ex Sisas, la bomba ecologica a Pioltello-Rodano, nel Milanese.
Una medaglia che Prestigiacomo, insieme al presidente della Regione Lombardia Formigoni, si appunta sul petto da sola.
Fino alla doccia gelida arrivata ieri: la Procura di Milano ha infatti indagato il capo della segreteria tecnica dello stesso ministro, Luigi Pelaggi, al quale sono stati contestati 700.000 euro, come scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della sera.
Una tangente, nella ipotesi della Procura, che sarebbe stata pagata dalla Daneco Impianti srl, la ditta appaltatrice dei lavori.
L’amministratore della stessa ditta, Bernardino Filipponi, è finito sul registro degli indagati coindagato insieme a Pelaggi di corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato.
“Un successo quello dell’area ex Sisas — esulterà Formigoni sempre a marzo – possibile grazie alla collaborazione con le autorità europee e nazionali, in particolare il commissario e il ministro e alla sintonia con le amministrazioni locali dei due Comuni”.
Ma qualcosa che non andava c’era già , tanto da spingere Greenpeace a fare una denuncia: «Nel corso degli ultimi 4 mesi i lavori di trasferimento del nerofumo si sono svolti in gran segretezza. Le scorie pericolose sono finite in una discarica spagnola senza nessuna garanzia sul loro trattamento».
Disse, in risposta, e con voce ferma, il commissario governativo Luigi Pelaggi: «Non è stato facile, ma ci siamo riusciti, lavorando 24 ore al giorno 7 giorni su 7, rispettando sempre tutte le norme e i regolamenti».
Non quello che pensa la Procura che, attraverso intercettazioni telefoniche contesta a Pelaggi la corruzione.
I carabinieri del Noe, infatti, avrebbero intercettato più volte il commissario del governo Pelaggi mentre parla con Filipponi appunto in relazione a passaggi di denaro.
Poi ci sono una serie di incontri tra i due fuori dalle sedi istituzionali, spiegano i magistrati.
Ma ha pesato anche quanto sequestrato a casa dell’imprenditore Filipponi: 48.000 euro in contanti e in banconote da 500 senza alcuna ragionevole spiegazione su una somma così elevata da tenere in casa, a disposizione immediata.
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