Destra di Popolo.net

ANCHE GLI EX AN VENDUTI DA BERLUSCONI AL PARIS ST. GERMAIN: “FREGATI DA SILVIO, DESTRA DA RIFARE”

Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile

SCOPPIA LA PROTESTA DEI MILITANTI SU SOCIAL NETWORK E BLOG: “I NOSTALGICI CRAXIANI HANNO GETTATO LA MASCHERA”… SE NE SONO ACCORTI SOLO ORA

Per ora si va avanti così, da separati in casa. Ma quella casa, se dovesse tornare a chiamarsi Forza Italia, a tanti starebbe stretta.
L’intervista di Berlusconi alla Bild ha spiazzato il popolo degli ex An.
E mentre i big temporeggiano, i militanti sfogano l’amarezza su blog e social network. «Silvio ci ha fregati», «è un tradimento», «meglio dividerci».
Chiedono un segnale di discontinuità  agli ex colonnelli e guardano a Storace. Qualcuno cita il “nemico” Fini: «Siamo alle comiche finali».
Puntuale arriverà  la smentita del Cavaliere.
Ma in rete la parola più usata dagli ex aennini è «scissione».
Stracquadanio ha abbandonato la nave.
Tra quelli rimasti, la prima a esporsi contro l’ultima svolta di Berlusconi è stata Giorgia Meloni. Dalle pagine del suo blog si è scagliata contro «gli apologeti del ritorno al passato, che in queste ore propongono la ricostituzione di Forza Italia, che in tutta la sua storia quel partito ha ottenuto al massimo il 21% dei consensi degli italiani, a fronte del 38% raggiunto nel 2008 dal Pdl».
Sulla pagina Facebook della ex leader dei giovani Pdl i messaggi di sostegno sono tanti: «Mi piacciono questi post coraggiosi che vanno controcorrente… Ma altri ex Msi e An dove sono finiti? Tutti dietro il Gran Capo/ò», chiede Alessandro.
Domenico guarda al futuro: «ll coraggio deve essere quello di aprie il dialogo a destra e chiudere definitivamente con Berlusconi e il suo portavoce Alfano, soprattutto, dopo i trattamenti riservati agli ex An, e non per ultimo, le prese in giro che sino ad oggi abbiamo assistito. Rifondare la destra è possibile».
Sugli ex azzurri il giudizio è definitivo: «Dobbiamo sciogliere il legame con questa corte di servi e padroni». «Finalmente gli ex socialisti nostalgici craxiani hanno buttato la maschera», tuona Alessandro.
Su Twitter c’è chi posta vecchie foto con i manifesti di An. Le battute si sprecano: «Torna Forza Italia, gli ex An verso il Psg».
I militanti spiazzati incalzano e i leader sono costretti a rompere il silenzio.
«Un partito non cambia il nome con un annuncio a un giornale tedesco», interviene La Russa.
Matteoli però dice no a un eventuale strappo: «Ai miei amici ex An dico che non sono disponibile a dare vita ad altri partiti».
Massimo Corsaro, ex aennino oggi vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio si scaglia contro il nuovo “cerchio magico” del Cavaliere: «Il problema sono i cortigiani del Pdl. Gente che non ha mai avuto idee per andare oltre Berlusconi. Persone che non sono mai diventate così adulte da pensare di sopravvivere al loro leader».
«A questo punto si dovrà  discutere di qual è la soluzione migliore». «Un ritorno al passato non è digeribile, Silvio deve accettare le primarie», incalza Alemanno.
Su Facebook Roberto consiglia al sindaco di prendere le distanze da Berlusconi: «Riavvicinati a Fini e Casini».
Ma i più invitano a guardare a destra.
Proprio lì, dove adesso c’è chi assapora la vendetta: «Il ritorno di Forza Italia è l’ultima pala di terra sulla tomba di An», scrivono i militanti sulla bacheca Facebook di Francesco Storace (un altro esperto in salti della quaglia).

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APPELLO A NAPOLITANO PERCHE’ NOMINI BOCCHINO SENATORE A VITA E CE LO TOLGA DAI COGLIONI

Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA SUA ULTIMA ESTERNAZIONE (“FLI CON GLI EX AN? SAREBBE AUSPICABILE”) HA FATTO INCAZZARE QUELLA POCA BASE DI FLI CHE ANCORA NON ERA RIUSCITO A DISTRUGGERE….PER LUI “UN MONDO POLITICO E CULTURALE CHE PRIMA ERA UNITO SI E’ DIVISO SOLO PER UNA DIVERSA PERCEZIONE SU BERLUSCONI”…. PER LUI TUTTE LE ALTRE DIFFERENZE (SU TEMI COME LA LEGALITA’, LA LOTTA ALLA MAFIA, LE LEGGI AD PERSONAM, I CONFLITTI DI INTERESSE, UNA CONCEZIONE NON ECONOMICISTA DELLA SOCIETA’, L’AIUTO AI PIU’ DEBOLI, I DIRITTI CIVILI, L’ACCOGLIENZA DI IMMIGRATI E PROFUGHI, LA LOTTA ALLA CORRUZIONE) SONO SOLO CAZZATE

Gli anatemi lanciati in questi due anni contro le truppe berlusconiane impediscono ai futuristi di lanciarsi in dichiarazioni d’amore.
Ma la strada di un ritorno a destra è ormai quella che sta battendo la pattuglia dei falchi del partito.
“Un accordo elettorale con questo Pdl non avrebbe senso» è il pensiero di Italo Bocchino.
Ma «se il PDL prendesse le distanze dal modello verticistico che finora ne ha condizionato le scelte, per quanto riguarda una serie di questioni, in futuro sarebbe anzi auspicabile».
Qualcosa più di un’apertura, una vera e propria sterzata nella linea politica del partito, che investe anche il rapporto di incondizionato sostegno finora coltivato con l’esecutivo.
Bocchino apre alla possibilità  di una “nuova An” che rioccupi la parte destra dello schieramento politico italiano.
Le condizioni? Solo che scompaia Berlusconi e che ci sia un “ricambio generazionale”.
Ma ormai è più di uno spiraglio: rifare la destra di domani partendo da quella di ieri.
Per Italo Bocchino infatti l’unico problema che impedirebbe una riconciliazione dei finiani con gli ex An sarebbe “la diversa percezione su Berlusconi”.
«L’ha diviso – continua Bocchino – secondo una diversa percezione su Berlusconi e sul berlusconismo».
Per questo, continua il numero due dei finiani, «sarebbe auspicabile che superato questo momento, soprattutto in un quadro di rinnovamento generazionale, possa esserci una destra di nuovo unita».
Per Bocchino tutte le altre differenze emerse su temi come la legalità , la lotta alla mafia, le leggi ad personam, i conflitti di interesse, il monopolio Tv, una visione non economicista della società , la tutela della scuola pubblica, uno Stato laico, i diritti civili, la cittadinanza, il rispetto dei diritti di immigrati e profughi, la lotta alla corruzione, una politica economica e sociale a favore dei ceti deboli, sono tutte cazzate.
Aveva ragione Berlusconi insomma a parlare di questioni personali e che all’origine della nascita di Fli non vi sarebbe stato alcun motivo di “contenuti diversi”.
Quindi si può tornare insieme a La Russa e Gasparri, Santanchè e Matteoli, Alemanno e Meloni, Verdini e Cosentino, Brunetta e Gelmini senza problemi.
Dopo aver sfasciato Fli con una politica clientelare degna della peggiore DC, dopo aver assicurato “protezione” a personaggi sputtanati per frequentazioni equivoche, dopo aver fatto parlare di sè più i rotocalchi che i cronisti politici, oggi Bocchino viene a indicarci la via della restaurazione, flirtando con razzisti e arrivisti, puttanieri e becerume vario.
C’è solo un modo per difendersi: appellarsi a Napolitano perchè nomini questo insigne statista senatore a vita.
Pare sia l’unica speranza di toglierselo dai coglioni.

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ESTATE, TEMPO DI MELONI: “IL PARTITO CAMBI ENTRO GIUGNO O FONDIAMO LA NUOVA DESTRA”

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

FRUTTI DI STAGIONE NEL PDL, RICOMPARE L’EX MINISTRO: “O SI MUTA RADICALMENTE O SIAMO PRONTI A RIORGANIZZARCI CON GLI EX AN”

Alla fine la fusione fra i liberali (ex Forza Italia) e i nazionalisti (ex Alleanza nazionale) sembra non reggere la vertiginosa perdita di consenso dell’unico collante che permetteva questa fusione, il carisma di Silvio Berlusconi.
Il fondatore del partito, artefice di tanti successi elettorali e altrettanti fallimenti governativi, sembra essere diventato un peso per la formazione più importante del centrodestra, il Pdl, reduce dal tracollo delle amministrative di giugno e oggetto di sondaggi impietosi.
Il 3 giugno l’osservatorio Demos-Repubblica dava il partito al 17,4% (contro il 29,8 del settembre 2010) e la popolarità  di Berlusconi a fondo classifica: 22,8% contro il 52,1 del premier Mario Monti.
Complici forse anche le elezioni in Grecia, dove il partito Alba dorata ha ottenuto buone percentuali di consenso sfruttando l’appeal del richiamo identitario (che sfocia però nel filo-nazismo), l’ex ministro Giorgia Meloni ha preso coraggio e, intervistata dal Messaggero, ha dichiarato: “Bisogna sgombrare il campo dalle indiscrezioni che ogni giorno parlano di casting per under 40 o di liste civiche guidate da show-men”.
In effetti l’ex titolare della Gioventù ha un buon curriculum da spendere: non solo l’età  (ha 33 anni) molto al di sotto della media dei suoi colleghi deputati, ma anche l’esperienza politica sin dall’adolescenza.
Unica “pecca”, agli occhi degli elettori, essere rimasta ministro proprio nell’ultimo governo Berlusconi anche dopo la scoperta del famigerato “bunga bunga”.
La pupilla di Ignazio La Russa dà  un’ultimatum al suo partito: “O si cambia radicalmente entro giugno e si smette di discettare ancora di assurde scomposizioni in liste e partitini, o anche la nuova destra è pronta a riorganizzarsi e coloro che provengono da An si sentono più attrezzati di altri”.
Lei che insieme al presidente della Calabria Scopelliti (indagato per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico) aveva proposto una mozione al Pdl per un “codice etico” del partito (requisiti di moralità  e incompatibilità  con le cariche elettive), oggi rilancia la proposta con la richiesta di introdurre “il 100 per cento di democrazia e di meritocrazia per selezionare una nuova classe dirigente che guardi al merito”.
Al segretario Angelino Alfano la presidente di Giovane Italia prova a dare un consiglio: “Faccia il 40enne non il democristiano e ristrutturi davvero il partito proponendo agli italiani una politica nuova basata su alcune proposte forti e concrete”.
Poi in chiusura, l’ex dirigente di Azione Giovani stempera i termini: “La destra può benissimo essere rappresentata all’interno del Pdl purchè non ci facciano sentire ospiti nella casa che abbiamo contribuito a fondare”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA DENUNCIA DI STRACQUADANIO: “GLI EX AN PRONTI A PRENDERSI IL PDL”

Giugno 3rd, 2012 Riccardo Fucile

“SILVIO OSSERVA IL CAOS, MA QUANDO METTE LA MANO NEL CILINDRO NON TROVA PIU’ IL CONIGLIO”….”GASPARRI E LA RUSSA SONO PRESENTI OVUNQUE, ALEMANNO DOPO IL DISASTRO DI ROMA PENSA DI TORNARE A FARE POLITICA NAZIONALE, ALFANO CI PROVA A METTERE ORDINE MA E’ TROPPO TARDI”

Gli ex di Alleanza Nazionale pronti a prendersi il Pdl?
Il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio riflette su questa possibilità  e si risponde di sì. “Non sappiamo se il Pdl esplode, si frantuma, si liquefà  o se, piuttosto, si ristruttura”.
Con Silvio Berlusconi che “osserva il caos, ma quando mette la mano nel cilindro non trova più il coniglio”.
In un’intervista al Corriere della Sera il politico parla delle manovre in atto all’interno del partito e con i deputati di quello che era il partito di Gianfranco Fini, che puntano a “prendersi il Pdl”.
“Negli anni sono stati abilissimi a tenere in vita le proprie correnti: Gasparri e La Russa, con Italia protagonista, sono presenti ovunque; Matteoli ha le sue falangi; la Meloni, su Roma, ha una forza micidiale. A Roma poi c’è pure Alemanno, che invece di fare il sindaco — infatti la città  è un disastro — ha pensato soprattutto a fare politica nazionale” e “partecipa alle grandi manovre”.
Gli ex An, prosegue il deputato, “possono contare su sponde importanti”, e cioè “gli ex socialisti. Se si escludono Cicchitto, che sta lì a cercar di mediare con tutti, e Frattini, che ha rilevato la fondazione De Gasperi e che se il Pdl svoltasse a destra se la filerebbe un minuto dopo, tipi come Brunetta e Sacconi hanno invece capito la forza di fuoco degli ex di An, e ammiccano”.
L’idea di una nuova Dc, sostiene Stracquadanio “sta evaporando”, perchè Fini e Rutelli sono, dal punto di vista politico, tecnicamente sepolti”, mentre “Casini boccheggia.
E chi l’ha capito si sta muovendo sul territorio, autonomamente”.
Il riferimento è “alla Gelmini, che si sta dando un gran da fare in Lombardia, dove cerca di trovare consensi e voti da portare in dote. La Carfagna pure vorrebbe fare la stessa operazione in Campania — continua — solo che lì non è facile inserirsi tra due pesciacci come Cosentino e Caldoro. Per questo non escludo che possa mettere a frutto i rapporti che ha stabilito quando era ministro e riciclarsi come una paladina dei diritti, una specie di Lady Diana in sedicesimo”.
Nell’intervista Stracquadanio parla anche di Daniela Santanchè, che “ha capito al volo il fenomeno Grillo e si muove di conseguenza. E poichè Grillo ha colpito anche Berlusconi, quello che fa la Santanchè viene seguito con estrema attenzione dallo stesso Cavaliere”.
In questo quadro “Verdini, un uomo abilissimo a organizzare, sta ben attento che altri non prendano il suo posto. Lo stesso Alfano — conclude — ha cominciato ad agitarsi, cerca di mettere su squadra, vuol ringiovanire, ma mi sembra sia troppo tardi”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GUERRA INTERNA AL PDL: SEMPRE PIU’ NUMEROSI I NUOVI “FORZA TUTTO”

Aprile 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CORRENTI IN LIBERA USCITA: MOLTE VOGLIONO EMARGINARE LA COMPONENTE EX AN

Dall’Emilia Romagna alla Lombardia, dal Veneto alla Liguria, nascono correnti mascherate da circoli culturali ispirati a Forza Italia. Anche nel nome.
Una situazione diventata quasi insostenibile e che rischia di portare a una scissione
Tutti rassegnati nell’aver perso faccia e credibilità . Tanto vale ripartire dal 1994, quando Gianfranco Fini e An, appena ripulita dalle acque termali di Fiuggi, erano solo un alleato.
E’ con questo spirito che nascono i circoli culturali Forza Tutto.
Forza Emilia Romagna, Forza Veneto, Forza Lecco. Anche Forza Imperia e Trentino Alto Adige.
Chiamarli dissidenti e fautori del ritorno al passato forse è poco: è evidente che gli animatori dei nuovi circoli sono in polemica con l’anima del Pdl che fa riferimento ad   An, ma anche con loro stessi.
O meglio, con il segretario voluto da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano. Che si trova a gestire un partito in frantumi.
Un po’ perchè la gestione della crisi economica e dell’affaire Ruby e Minetti ha minato la credibilità  del partito che prometteva buongoverno, ma anche e soprattutto perchè Alfano non è ritenuto all’altezza di gestire la strada che porta al dopo-Berlusconi.
Una guerriglia che ha fatto dimenticare a tutti che il 27 marzo sarebbe stato anche il compleanno del centrodestra, ma nessuno se l’è ricordato.
Tanto da scatenare un botta e risposta tra le due anime del Pdl, gli orfani di Fini e quelli di Berlusconi.
Un partito sull’orlo della balcanizzazione, che cerca di rinascere senza padri da rimpiangere.
A fare da apripista è stata Forza Lecco, nata tra le file dei promotori della libertà  di Michela Brambilla,ufficialmente   insofferenti all’influenza esercitata da An e dai colleghi di partito cresciuti all’ombra dell’Msi.
Poi sono arrivati Forza Verona e Forza Monza, mentre la berlusconiana Michaela Biancofiore avrebbe già  registrato   Forza Alto Adige e Forza Trentino.
Ora tocca all Emilia Romagna, dove la deputata modenese Isabella Bertolini si dice intenzionata a creare un marchio simile anche nella sua regione. Si chiamerà  Forza Emilia Romagna, e servirà  a catalizzare il malcontento interno al partito di via dell’Umiltà . E potrebbe presto evolversi in una lista autonoma.
La stessa che a novembre fu tra i primi a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Silvio Berlusconi, e che qualche mese fa ha gettato il Pdl modenese nella bufera avanzando il sospetto di infiltrazioni mafiose sul boom dei tesseramenti, sfodera così l’ultima arma contro gli eterni nemici provenienti da An.
Una mossa fatta anche in vista di un possibile cambio di guida al timone.
Il partito si sta avvicinando all’appuntamento elettorale in un clima più teso che mai. A poco è servito l’arrivo a Modena di Denis Verdini, incaricato dall’ex guardasigilli Alfano di vigilare sulla legalità  delle operazioni di tesseramento e si rasserenare gli animi.
Le armi non sono state deposte e l’iniziativa della parlamentare modenese ha l’aspetto di una nuova dichiarazione di guerra, lanciata dagli azzurri della prima ora ai compagni di partito.
Bersaglio anche il coordinatore regionale Filippo Berselli. “Io ho fatto una denuncia e lui ha chiesto la mie dimissioni — si è sfogata la deputata sulla stampa locale — . Il Pdl regionale non funziona bene, e lui come coordinatore è inadeguato”.
Da qui l’idea di replicare in Emilia Romagna l’idea di Lecco, dando vita a una associazione fotocopia. “Un rifugio per chi non ha un passato nel Msi o nella Dc — la definisce Bertolini ai giornali — E non escludo che in futuro possa trasformarsi in una nuova lista autonoma, da presentare alle elezioni del 2013”.
Severa la replica del senatore Berselli. “Se si tratta di una corrente, una fondazione o un’associazione interna ai confini del Pdl — ha commentato — non ho niente in contrario. È bene che in un partito ci sia spazio per la discussione e per il dissenso. Ma se invece si tratta di una lista alternativa allora è bene che vada via dal partito. Perchè il Pdl non è una caserma ma nemmeno un casino”.
La convivenza tra fazioni è difficile ovunque.
Lungo lo stivale infatti altri gruppi di frondisti si stanno organizzando per seguire l’esempio di Lecco.
In Toscana, ad esempio, il berlusconiano Roberto Tortoli sta già  lavorando alla creazione di Forza Toscana. “È ora di tornare allo spirito del ’94, altrimenti della politica non mi interessa più niente” ha detto l’ex coordinatore della Toscana.
Mentre in Friuli Venezia Giulia Il popolo di Gorizia è andato ad allungare la lista dei movimenti che vorrebbero fare un salto indietro, per recuperare quel sentimento che animò i berlusconiani prima del predellino.
Secondo Giancarlo Galan, uomo forte di Forza italia ed ex ministro ai Beni culturali, la creazione di costole autonome dentro il partito era prevedibile: “Quanto accaduto a Verona dimostra che io avevo visto giusto tanto tempo fa, quando dicevo che era necessario tornare assolutamente allo spirito del ’94” ha commentato, aggiungendo di non aver dato nessun beneplacito al progetto veneto.
In un partito lacerato e alle prese con litigi e antiche contese, il nervosismo è palpabile.
Anche ai piani alti, dai quali sono già  partiti richiami all’ordine. “È indispensabile presentarsi alle elezioni con il nostro simbolo” ha dichiarato alla stampa il capogruppo alla camera Fabrizio Cicchitto. Mentre il segretario Alfano avverte: “Abbiamo un simbolo che rappresenta la nostra bandiera, e come tale va rispettato”.
Rispetto, che vorrebbe dire anche celebrazione.
Ma che c’era un compleanno da festeggiare, la nascita del centrodestra, appunto, lo ha dimenticato anche Alfano.
Ma, signoificativo anche, che nessuno, dopo la gaffe, si sia indignato più di tanto.   Uno dei pochi è stato Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, vicinissimo a Berlusconi, che ha deciso di non partecipare alla festa di ieri per i 60 anni del Secolo d’Italia, l’organo degli ex An, proprio in polemica con la dimenticanza di celebrare prima ancora il centrodestra: “Non considero, infatti, accettabile che il Pdl, il nostro partito, mentre ha organizzato una manifestazione nazionale per l’anniversario della nascita di un suo giornale, abbia pressochè dimenticato di ricordare con almeno altrettanto impegno il diciottesimo anniversario del 27 marzo, data che costituisce il momento fondativo del centrodestra italiano e che ha inciso nella storia della nazione ben di più del pur nobilissimo quotidiano”.
Una dichiarazione che la dice lunga su quello che accade nel Pdl.
Come la dice lunga la replica, affidata alla penna del deputato Carlo Nola: “Le parole dell’amico Stracquadanio stonano fortemente con quanto avvenuto a Milano dove, rappresentanti del Pdl, ex Fi ed ex An, si sono incontrati non solo per ricordare i 60 anni del Secolo d’Italia, ma anche per ribadire ancora una volta come siano tutti quanti, senza distinzione di sorta, impegnati nel partito affinchè questo diventi sempre più forte.
L’intera classe dirigente proveniente da Alleanza Nazionale — aggiunge Nola — ha ribadito con forza la sua ferma volontà  di continuare a investire nel Popolo della Libertà . Forse le parole di Stracquadanio indirizzate agli ex An, una sorta di ‘parlare a nuora perche’ suocera intenda’, sono l’ennesimo tentativo di strumentalizzazione che alcuni fanno per giustificare in realtà  motivi di insoddisfazione personale. Attacchi quindi — conclude il deputato del Pdl — che andrebbero diretti altrove”.
Questo è il clima.
E la frattura sembra lontana dal ricomporsi, almeno per adesso.

Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NELLA LITE TRA EX AN, IL GIUDICE DECIDE CHE NON AVER CANCELLATO DA UN SITO COMMENTI DEL TIPO “BAMBOCCIONE E INCOMPETENTE”, RIVOLTI A UN DEPUTATO PDL, NON E’ REATO

Marzo 30th, 2012 Riccardo Fucile

A LECCE “DESTRA DI BASE” SCONFIGGE IN TRIBUNALE L’ON LISI: DOPO QUATTRO ANNI RESA GIUSTIZIA AD ADRIANO NAPOLI, REO DI AVER VOLUTO TUTELARE I VALORI DI RIFERIMENTO DELLA DESTRA SALENTINA

Uno scontro lungo quattro anni, che affonda le radici nella storia recente della destra salentina.
O forse no, dipende dalle interpretazioni.
A scrivere la parola fine sulla lunga querelle, tutta interna all’ex partito di Alleanza Nazionale, che vedeva contrapposti Ugo Lisi ad Adriano Napoli è stato il Tribunale di Maglie.
Il deputato del Pdl e il presidente dei circoli Destra di Base erano arrivati alla diatriba legale per una vicenda nata nel 2008.
Qualche mese prima della fusione di An e Forza Italia dentro al Pdl, secondo la ricostruzione del responsabile di Destra di Base, nel partito salentino di Fini si era aperta e scatenata una guerra interna senza esclusione di colpi sulla gestione di questo passaggio politico delicato, tra chi come Lisi era favorevole a questa evoluzione e chi, come Napoli, all’epoca vicepresidente provinciale di An), si dichiarava contrario.
Secondo quest’ultimo, infatti, in gioco c’era la dignità  della componente An, sacrificata nel nuovo contenitore berlusconiano: l’ex vicepresidente del partito finiano rinfacciava a Lisi di non impegnarsi a tutelare la rappresentanza della destra nel Pdl, ma di essersi principalmente adagiato sulla preoccupazione della propria rielezione alla Camera come deputato.
In quel periodo, Destra di base aveva aperto un blog per dare voce ai propri simpatizzanti, dove le critiche a Lisi non si lesinavano, tanto che il deputato di An, mal sopportando questo crescente malumore, presentò una querela contro gli amministratori dello stesso, colpendo Adriano Napoli, in qualità  di responsabile di DdB e Maurizio Gennarino, come autore dello spazio web.
Lisi nella denuncia-querela accusava il blog e i suoi responsabili di non aver cancellato le parole “bamboccione, incompetente ed ignorante” pubblicate in alcuni commenti anonimi che lui riteneva offensivi per la sua dignità  di deputato e di uomo.
In seguito alla querela, fu revocata a Napoli la carica di vicepresidente provinciale di An.
Napoli racconta che Lisi per sostenere le proprie accuse abbia prodotto centinaia di pagine, attivando la Digos e tenendo impegnati uomini e mezzi dello Stato sulla vicenda.
Il deputato si era, quindi, costituito parte civile per le offese che riteneva di aver ricevuto dalla pubblicazione di quelle frasi, richiedendo agli esponenti di Destra di Base un risarcimento danni di 50mila euro.
La sentenza, presso il Tribunale di Maglie ha dato però ragione a DdB, dichiarando Napoli e Gennarino innocenti con formula piena.

(da “Lecce-Prima.it“)

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LA CADUTA DEL REGIME DEI COLONNELLI DI AN: I 4 MILIONI CHE LA FONDAZIONE AN PRESTÒ AL PDL NEL 2010 TORNARONO SEI MESI DOPO, CON QUESTO MISTERIOSO “BONIFICO DA ESTERO”

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

ANCHE BIZZARRE TRANSAZIONI, INVENTARI INCOMPLETI, CREDITORI INSODDISFATTI NEL CAOS DELLA GESTIONE DEL PATRIMONIO DELLA FONDAZIONE AN

Ieri c’erano gli spalloni. Oggi le transazioni bancarie. Tra la Svizzera degli anni ’70 e l’Italia dei nostri giorni, passa la storia minima della politica contemporanea.
I quasi quattro milioni di euro che la Fondazione An prestò al Pdl il 23 marzo del 2010 tornarono quasi sei mesi dopo dall’estero.
Aveva il Pdl un conto corrente oltrefrontiera in Svizzera, Liechtenstein o Montecarlo?
Sulla vicenda dei 26 milioni di euro scomparsi in due anni (2009-11) dalle casse dell’associazione Alleanza Nazionale irrompe un’ombra straniera.
Uno strano bonifico datato sei agosto 2010.
Tremilionisettecentocinquantamila euro restituiti dal Pdl alla “Fondazione Alleanza Nazionale” a neanche sei mesi dal prestito della stessa cifra.
Un altro mese di attesa per veder accreditata la cifra a inizio settembre.
Un’operazione opaca che sulla ricevuta della Bnl appare come “bonifico estero” e come giustificazione ha una dicitura simile: “A seguito bonifico dall’estero” che fa pensare a una presunta triangolazione bancaria tra un’istituto europeo, il forziere italiano del Pdl (Il Montepaschi di Siena) e quello dell’ex An (la Bnl).
Il ritardo di trenta giorni tra l’ordine originario e l’accredito del pagamento dipendeva dalle difficoltà  incontrate (la cifra era rilevante) nell’aggiramento della legge denominata curiosamente “Pds” sulla trasparenza bancaria del marzo dello stesso anno?
O ancora, l’ordinante era un non residente in Italia che aveva utilizzato una piattaforma estera con un “conto euro non residenti”?
Domande che si susseguono, mentre dopo le reciproche denunce, lo stato di un’associazione nata sulle ceneri dell’ultimo congresso di An della primavera 2009 in cui il partito confluì nel Pdl, si sposta dal profilo civile a quello penale.
Non solo a Roma, ma in tutta Italia.
Non finirà  qui anche se dietro i proclami, tra duellanti (finiani e filoberlusconiani) si cerca un accordo, forse tardivo, che non lasci entrambe le fazioni a mani vuote.
Nel frattempo dall’immenso incartamento sull’ultimo biennio della fondazione emergono pagine ambigue.
L’inventario dei beni, ad esempio.
Sessant’anni di tormentata storia repubblicana fatta di sezioni, palazzi e donazioni per ottenerne in tutto due, datate marzo 2009 e novembre 2011, che definire scarne è generoso. Due fogli non firmati nè siglati da alcun legale rappresentante o soggetto legittimato in cui i beni dell’ex Msi constano in tre quote di società  immobiliari, 4 unità  abitative, un terreno a Monterotondo, due autovetture, una ventina di computer e qualche frigorifero.
Insipienza, mancata catalogazione o sparizione?
E poi ancora, più in là  dei soldi spesi in parcelle degli avvocati, stornati per spese a favore delle regionali del Pdl o per accontentare gli ex elementi della Federazione romana che erano arrivati a pignorare un appartamento di proprietà  del sindaco di Roma Gianni Alemanno, una lista di creditori insoddisfatti.
Personale dipendente che negli anni matura Tfr non saldati.
Nel marzo 2009 sono in 43, per un totale di quasi 800.000 euro.
Due anni più tardi, nel novembre 2011 gli “insoddisfatti” sono diventati 23 e tra i loro nomi, a dimostrazione che le famiglie discutono, ma non si abbandonano mai, nomi che rimandano al passato. Abbatangelo Ione, figlia di Massimo, ad esempio.
Un padre dal curriculum non comune.
Sua figlia lavora con il partito che nel 2009 le deve 10.255 euro. Due anni dopo Ione ha quasi estinto il debito. Deve ottenerne poco meno di duemila.
Altra debitrice dell’associazione è Rachele Mussolini, nipote di Benito, 36 anni, figlia di Romano, quartogenito del capo di un Fascismo che non dimentica mai le sue radici.
C’è anche spazio per il rispetto della parola data da Almirante ai familiari di Francesco Cecchin, martire della destra, ucciso barbaramente nel ’79 a 17 anni.
Sua sorella Maria Carla lavora per An. Nel 2009 le devono 34 mila euro.
Due anni dopo, nulla.
La Fondazione finanziava anche le cellule in vitro dei giovani pidiellini.
Si legge infatti in una nota presentata in sede civile e allegata alla denuncia dell’avvocato e parlamentare Antonio Buonfiglio e della segretaria di Gianfranco Fini, Rita Marino, che “il 29 giugno 2009, il comitato dei garanti volle destinare imprecisati finanziamenti ad organizzazioni giovanili del Pdl (…) e al contempo, espresse una disponibilità  di massima alla luce dei preventivi di spesa che sarebbero stati presentati con riferimento ad Atreju”.
Una festa nazionale che ogni anno, tra uno scherzo e l’altro di Giorgia Meloni, a estate quasi tramontata, raggruppa giovani di destra e stato maggiore del Pdl.
Tra denari mancanti e risse tra ex fratelli, non è più tempo di bottiglie stappate

Alessandro Ferrucci, Malcom Pagani e Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA FONDAZIONE AN BANCOMAT PER I GERARCHI: SOLDI A PIOGGIA VERSO IL PDL

Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile

RISOLTO ANCHE IL PIGNORAMENTO DI UNA CASA DI ALEMANNO: DAL SINDACO DI ROMA A BERSELLI, LA LISTA NERA DEI SOLDI DI AN… NEL 2010 PRESTATI 4 MILIONI DI EURO AL PDL: RESTITUITI DA UN CONTO ESTERO

La segretaria della Federazione romana Patrizia Cancelli minaccia di pignorare un appartamento ad Alemanno? Nessun problema, ci pensa la Fondazione An.
I parlamentari-avvocati del Pdl come Filippo Berselli battono cassa per migliaia di euro? Mani in tasca e portafogli aperto: copre sempre la Fondazione An.
Manca un milioncino di euro per foraggiare le regionali del 2010? Basta chiedere.
Era generosa la Fondazione. Erogava soldi a pioggia.
Cedeva in comodato d’uso quasi gratuito immobili ai giovani del Pdl (le storiche sezioni del Msi) e prestava denaro senza chiedere interessi (in spregio ai diritti degli associati) anche al partito rivale in tempi (quelli del “che fai, mi cacci?”) che avrebbero consigliato decisioni differenti.
Quasi 4 milioni di euro dati senza fiatare al Pdl a marzo del 2010 e poi restituiti mesi dopo con una sorpresa.
Il versamento di ritorno del partito di Silvio Berlusconi proveniva da un conto estero. Da una banca europea. Forse solo perchè, in questa storia nebbiosa e fosca, non mancasse un ulteriore mistero.
Il Pdl si appoggiò finanziariamente a un istituto bancario sopranazionale nonostante “di tale movimentazione” non ci fosse traccia nel rendiconto della Fondazione di An chiuso il 31 dicembre dello stesso anno.
Persino inevitabile che i fratelli di ieri, impegnati ad accoltellarsi politicamente oggi, arrivassero (dopo l’avvio della causa civile) al procedimento penale.
Sulla vicenda dei 26 milioni di euro “scomparsi” dalla Fondazione di Alleanza Nazionale, nata nell’aprile 2009 dopo il congresso in cui si decise di far confluire l’eredità  post-missina nel Pdl, si addensano nubi.
Se ne stanno occupando in Procura a Roma, mentre lo scenario è quello del tutti contro tutti.
I vecchi compagni, anzi camerati di strada come Storace, si dicono “indignati”, La Russa minimizza, Granata attacca.
Scenario di guerra. Finiani e truppe pidielline duellano per un patrimonio stimato (tra liquidi e immobili) in circa 400 milioni di euro.
Denunce di appropriazioni indebite e addirittura di furti di reliquie, come quella presentata da Roberto Menia di Fli a fine 2011 in cui il capogruppo alla Camera lamentava “la sottrazione di beni custoditi nella sede di Trieste”.
Il clima è pessimo e non è più tempo di conciliazioni.
Sembra chiaro che la Fondazione (inizialmente in mano ai finiani, poi estromessi dai colonnelli folgorati da Berlusconi) non agisse in regime di liquidazione, ma gestisse l’esistente.
Quando i due periti del tribunale di Roma si sono trovati di fronte alle migliaia di pagine prodotte dalle controparti hanno scoperto angoli interessanti.
Il cambio delle governance delle società  immobiliari della Fondazione, ad esempio. Un atto incongruo più utile a cambiare la composizione dei Cda e ad assumere che alla dismissione delle stesse.
O l’inserimento “coatto” nei bilanci della Fondazione del 2011 della cessione dei titoli derivanti dall’eredità  della contessa Anna Maria Colleoni (di cui faceva parte la casa di Montecarlo) per 365.000 euro.
Peccato che la cessione fosse avvenuta un anno e mezzo prima e di alcune allegre distrazioni, la relazione sull’attività  di liquidazione dell’associazione “Alleanza Nazionale”, sia piena.
Sui rendiconti c’è enorme confusione.
Gli esercizi di chiusura non risultano corredati dalla necessaria (e prevista) relazione del collegio dei revisori.
Quando l’aria intorno alla Fondazione si fa salata ed appare chiaro che “non siano stati soddisfatti creditori nè fornitori”, il comitato dei garanti si preoccupa di dare forma definitiva al termine “liquidazione”.
Reagiscono con due anni di ritardo sulle previsioni. Il 17 novembre 2011 autorizzano il neo presidente, il senatore Mugnai, a costituire la Fondazione An e a trasferire in suo favore 55 milioni (divisi tra fondo di dotazione iniziale e fondo di gestione iniziale) oltre a una serie di immobili e terreni sparsi tra Latina, Roma, Crema e Monterotondo.
Un’assoluta stranezza che si lega a quella dell’inventario dei beni. In nessuna delle due occasioni in cui viene stilato (a marzo del 2009 e a novembre del 2011) si può scorgere la firma del rappresentante legale, nè di alcun soggetto legittimato.
E inoltre, gli inventari “non consentono la puntuale individuazione dello stato d’uso dei beni” impedendo così ai periti di accertarne l’esattezza del contenuto.
In questa vicenda, come in tutte quelle legate al finanziamento dei partiti, balla un oceano di liquidità .
Quello dei tormentati eredi di Giorgio Almirante e dei figli illegittimi del Pentapartito emigrati in Forza Italia è frutto della cartolarizzazione ottenuta grazie alla Biis, la banca guidata da Mario Ciaccia, attuale sottosegretario alle infrastrutture e vice di Corrado Passera.
Tradotto: Forza Italia e An nel 2008 transarono con l’istituto l’immediato pagamento dell’intero rimborso elettorale per fruire immediatamente di oltre 40 milioni di euro. Soldi per cui si litiga, come dopo ogni funerale, ferocemente, senza ombra di memoria o di pietà .

Alessandro Ferrucci e Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASE, CONSULENZE, DONAZIONI, EVITATO IL PIGNORAMENTO DI UNA CASA DI ALEMANNO: ECCO I REGALI DEI COLONNELLI DI AN

Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile

SOTTRATTO UN TERZO DEL CAPITALE, IMMINENTE L’INVIO DI AVVISI DI GARANZIA PER LA SCANDALOSA GESTIONE DEL PATRIMONIO DI ALLEANZA NAZIONALE

Preoccupati di finanziare l’attività  politica del Pdl piuttosto che avviare a liquidazione di An, gli amministratori filo berlusconiani del partito che fu di Fini rischiano di pagare adesso le loro leggerezze nella gestione dei conti.
Ricche parcelle ad avvocati per “non meglio precisati motivi”, consulenze dalle finalità  tutte da verificare, locazione di immobili a prezzi stracciati, attività  di propaganda a beneficio del Pdl come se An ne fosse una corrente.
E i conti adesso non tornano per 26 milioni di euro.
C’è questo e tanto altro nelle 23 pagine della relazione degli ispettori del Tribunale di Roma dalle quali muovono le indagini della Polizia tributaria e l’inchiesta della Procura della Repubblica della Capitale.
E tanto basta per mettere altra benzina al fuoco tra pidiellini e finiani, anche perchè tutto parte dai sospetti e dalla denuncia degli uomini di Fli ai quali è stato in gran parte sottratta la gestione del tesoro da oltre 400 milioni di euro (immobili inclusi). Insomma, tra le due fazioni tornano a volare gli stracci.
La denuncia parte dal deputato Antonio Bonfiglio e da Rita Marino, storica segretaria di Fini e ex vicepresidente del Comitato di gestione di An e in queste settimane ha trovato riscontri nella relazione dei periti, il professore Simone Manfredi e l’avvocato Giuseppe Tepedino.
Il primo elemento a destare i sospetti dei periti è un prestito da 3,7 milioni di euro al Pdl, restituito dopo appena un mese: guarda caso dopo la denuncia dei finiani sulle presunte anomalie di gestione.
Era il 2010, Raisi e altri vicini a Fini lasciano il comitato di gestione, subito rimpiazzati da Matteoli, Alemanno, Gasparri e La Russa.
Molto ruota attorno alla discrepanza tra il patrimonio netto dell’associazione An certificato al marzo 2009 e quello registrato il 18 novembre 2011.
“La differenza tra i due valori – scrivono i periti – risulta essere negativa per circa 26 milioni di euro a conferma che nel lasso temporale l’associazione ha continuato ad essere gestita con criteri di “continuità ” e non di “liquidazione””.
Ma a destare dubbi è anche l’impossibilità  di accertare tutti i movimenti: sono i “buchi neri” dei rendiconti.
Altro tassello, i pagamenti di parcelle e consulenze da migliaia di euro “per i quali non è stato possibile riscontrare causale ed effettivo pagamento”.
Nella relazione c’è anche il riferimento ad una richiesta di pagamento per 60 mila euro per prestazioni rese dal senatore ed avvocato Mugnai, oggi presidente della Fondazione, sebbene non risulti poi nella lista dei creditori.
Un capitolo della relazione riguarda le dismissioni di immobili “senza nessuna indicazione sulla valutazione” nè tantomeno sul “vantaggio economico per l’associazione”.
Nei bilanci non sarebbe stata registrata a norma di legge la donazione derivata dall’eredità  della famiglia Colleoni per 365 mila euro, “cessione avvenuta circa un anno e mezzo prima”.
A quel cespite apparteneva la famosa casa di Montecarlo. E se la somma non risulta, spiega al telefono Mugnai, è perchè il conto “è ancora all’estero ma stiamo provvedendo a farlo rientrare”.
Quindi, i 3milioni 750 mila euro “prestati” al Pdl e subito restituiti. “Appare necessario chiarire – si legge – che di tale movimentazione non vi è traccia nel rendiconto chiuso al 31 dicembre 2010”.
È solo uno dei prestiti, altri ne emergono invece dal bilancio, tutti “concessi a fondo perduto”. Poca chiarezza viene denunciata inoltre sugli inventari dei beni mobili e immobili.
Chi li usa e per far cosa?
Raccontano sia stato assai “schietto” il chiarimento tra La Russa e Bocchino, andato in scena nel pomeriggio a margine del vertice Pdl-terzo polo sulla legge elettorale. “Anzichè liquidare e chiudere An, gli amministratori hanno speso ed è bene che si faccia chiarezza” dice il vicepresidente di Fli Bocchino.
“Non è un altro caso Lusi, ogni euro è tracciato” gli replica La Russa. Ma ormai è guerra aperta.
“Gravissimo se hanno finanziato il partito del miliardario Berlusconi” attacca Granata, col presidente della Fondazione, il senatore Mugnai che si difende: “Nessuna sparizione, bilancio chiaro e documentato”.
Storace vuole andare a fondo: “Se le cose stanno così, faranno la fine di Lusi”.

Carmelo Lo Papa e Francesco Viviano
(da “La Repubblica“)

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