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LA SFIDUCIA A BONDI IN AULA IL 29 NOVEMBRE RISCHIA DI FAR SALTARE IL GOVERNO ANZITEMPO E SPIAZZA I GIOCHETTI DEL PDL

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

UN EVENTUALE SUCCESSO DELLA MOZIONE DI SFIDUCIA POTREBBE GIA’ CERTIFICARE CHE LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’… FUTURO E LIBERTA’ MEDITA LO STRAPPO… LE ACCUSE DI INEFFICIENZA A BONDI DA PARTE DI 17 SOVRINTENDENTI…GRANATA: “IL PEGGIOR MINISTRO DI SEMPRE”

L’aula della Camera voterà  il prossimo 29 novembre la mozione di sfiducia individuale presentata dalle opposizioni contro il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, dopo il crollo a Pompei.
La decisione è stata presa dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, su richiesta del Pd che ne ha preteso la calendarizzazione nello spazio riservato all’opposizione nel calendario di novembre, ritirando la mozione sulle madri in carcere.
Il voto sulla sfiducia individuale a Bondi ha fatto insorgere la maggioranza. «Lo consideriamo – ha detto il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto – una grave lesione dell’accordo istituzionale che era stato raggiunto sulle mozioni riuguardanti la fiducia al governo a garanzia dell’approvazione senza traumi della legge di stabilità ».
«La mozione di sfiducia al ministro Bondi – ribatte invece il capogruppo Pd Dario Franceschini – non c’entra assolutamente nulla con l’intesa istituzionale raggiunta e che noi intendiamo rispettare».
Erano di ieri le affermazioni di Fabio Granata: “Solo la crisi di governo salverà  Sandro Bondi dalla sfiducia individuale”.
Quasi come un presagio, proprio nel giorno in cui 17 soprintendenti lo avevano attaccano frontalmente.
E lo hanno fatto sottoscrivendo una lettera in cui lo si accusa di aver fatto della “salvaguardia della cultura” un “concetto mediatico”, mentre i suoi tagli privano il settore di quelle risorse e di quel personale che servono a una salvaguardia vera dei beni archeologici.
Quel lavoro, per intenderci, che avrebbe evitato il crollo della Scuola dei Gladiatori .
La missiva a Bondi, che annovera tra i suoi 17 firmatari Jeannette Papadopoulos, dai primi di ottobre responsabile ad interim della soprintendenza di Pompei, parte dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro a un quotidiano all’indomani del crollo della Schola Armaturarum.
Intervista, ricordano i funzionari, in cui Bondi puntava il dito sui soprintendenti e sulla loro mancanza di managerialità .
La replica di ieri ha sottolineato invece i “pesanti tagli che soprattutto a partire dalle leggi degli ultimi anni hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo già  inadeguato”.
Tagli, rimarcano, “accompagnati da riduzioni del personale e blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione; nonchè dal contestuale appesantimento di normative e procedure di spesa in tutti i settori del pubblico impiego   e massimamente nel settore dei beni culturali”. Emblematico proprio il caso di Pompei, dove “l’incidenza dei tagli ha prodotto i suoi effetti” insieme alla decisione di commissariare il sito archeologico con “figure professionali diverse dai tecnici specializzati (prima un prefetto in congedo, poi un funzionario della Protezione Civile)”.
I soprintendenti ammettono che nelle loro strutture c’è un problema di spesa, che l’introduzione delle direzioni regionali non ha risolto.
I commissariamenti però, dicono, “non comportano necessariamente un incremento della managerialità , tanto più se disgiunta dalla tecnicità  (altra cosa è l’affidamento di incarichi speciali a tecnici specialisti del settore)”.
“E’ ora – si legge infine – che la cultura dell’emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano”.
“La valorizzazione come concetto mediatico – sottolineano al ministro i soprintendenti – non può sostituirsi al paziente e faticoso lavoro di monitoraggio, consolidamento e restauro, che per definizione è poco visibile e quindi poco mediatico”.
Per Fabio Granata, esponente di Futuro e libertà , “ciò che va emergendo dalle inchieste e dalla ricostruzione dei fatti conferma la pesante e diretta responsabilità  politica del ministro. In Italia il patrimonio e le attività  culturali non possono essere lasciate ancora nelle mani di Bondi, oggettivamente il peggior ministro di sempre. Per fortuna, la nuova fase politica che si apre ce ne libererà “.
La calendarizzazione della mozione di sfiducia individuale a Bondi per il 29 novembre spiazza ora il Pdl che rischia di anticipare una sconfitta che potrebbe far saltare la campagna acquisti in atto e che già  in passato non è andata in porto, demotivando i possibili saltafossi.
Perdere un altro ministro per strada non sarebbe certo il migliore biglietto da visita per il 14 dicembre.

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UNA GIORNATA SENZA MUSEI: DAI TAGLIANDI STACCATI AL TAGLIO ALLA CULTURA, PARI ALL’80% DELLE RISORSE

Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

VENERDI’ MUSEI, SITI E BIBLIOTECHE RESTERANNO CHIUSI PER PROTESTARE CONTRO IL TAGLIO DELLE RISORSE DECISE DAL GOVERNO… UN PATRIMONIO CHE IL MONDO CI INVIDIA, MA NOI PREFERIAMO MANTENERE ENTI INUTILI E TAGLIARE RICERCA, CULTURA E ARTE: CHE TRISTE ITALIA

Chiuderanno per protestare contro i tagli di budget alla cultura.
Il 12 novembre centinaia di musei, biblioteche, siti archeologici, luoghi di spettacolo, da Roma a Torino, da Venezia a Bari, in decine di città  e comuni, non apriranno i battenti per opporsi ai provvedimenti sulla cultura nell’ultima manovra finanziaria del governo.
La mobilitazione nazionale “Porte chiuse, luci accese sulla cultura”vede tra i promotori Federculture e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), con il sostegno del Fai, Fondo Ambiente italiano, e, fra gli altri, di Umberto Croppi, assessore alle Politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma. Diverse, oltre la chiusura, le forma di protesta.
Milano ad esempio, pare pensi a una giornata di gratuità  di musei e siti.
Nel Lazio, La Fondazione Musica per Roma aderirà  alla mobilitazione rilasciando a titolo gratuito (da venerdì 5 fino a esaurimento posti disponibili) i biglietti per il concerto Gabriele Cohen Jewish Experience del Roma Jazz Festival, al Teatro Studio.
L’iniziativa non è solo contro i tagli, comunque molto consistenti: 280 milioni tra quelli diretti al ministero dei Beni e le Attività  Culturali, decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali, cui si aggiungono le riduzioni a carico delle amministrazioni locali, che potrebbero essere di circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio.
Si contestano soprattutto norme «che potrebbero avere conseguenze disastrose sul sistema culturale italiano» ha detto Roberto Grossi, presidente di Federculture, come il tetto di spesa per l’organizzazione delle mostre pari al 20% di quanto speso dall’amministrazione nel 2009, tagliando di fatto, stando ai numeri in cartella stampa, dell’80% le risorse.
«L’arte è il nucleo degli affari in Italia» ha detto durante la conferenza di presentazione dell’iniziativa Andrea Ranieri, dell’Anci, che ha organizzato il movimento di protesta.
La giornata toccherà  le istituzioni – musei, siti archeologici, parchi e biblioteche – gestite dai comuni e non quelle gestiste dallo stato.
Così il Palazzo Ducale a Venezia sarà  chiuso.
Resteranno aperti invece il Maxxi di Roma e il Colosseo.
Anzi, il Museo del XXI Secolo progettato da Zaha Hadid offrirà  i propri spazi per «un momento di incontro e riflessione aperto al pubblico sul tema dei tagli alla cultura».
Se esiste un Paese al mondo che gode di un flusso turistico enorme, grazie ai beni artistici e culturali di cui dispone, è l’Italia.
In qualsiasi altra nazione ciò determinerebbe notevoli investimenti, forieri di entrate economiche dall’estero che sarebbero tanta manna per l’economia del Paese.
Ebbene, noi riusciamo non solo a non incrementarli, ma persino a tagliarli dell’ 80%.
Quando sarebbe bastato abolire le Province o qualche “Comunità  Montana sul mare” per triplicare i fondi destinati alla cultura, all’arte e alla ricerca.
Che triste Paese è diventata la nostra Italia…

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CROLLA LA “DOMUS DEI GLADIATORI” A POMPEI E LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA NEL MONDO

Novembre 7th, 2010 Riccardo Fucile

NAPOLITANO: “UNA VERGOGNA PER IL NOSTRO PAESE: ESIGO SPIEGAZIONI IMMEDIATE”…NON SI FA MANUTENZIONE ORDINARIA DA 50 ANNI NEL MAGGIORE SITO ARCHEOLOGICO ITALIANO CHE RICHIAMA MILIONI DI TURISTI STRANIERI… BONDI: “MANCANO RISORSE”… UN GOVERNO DI ACCATTONI CHE SPENDE 100 MILIONI L’ANNO PER LE SCORTE, MA TAGLIA DELL’80% IL BILANCIO DELLA CULTURA

Quasi duemila anni fa, prima che la tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. seppellisse Pompei, la “Schola Armaturarum Juventis Pompeiani” era la palestra degli atleti dell’antica città  romana.
Ieri, poco dopo le 6, è andata completamente distrutta.
Quello che un tempo era un edificio riservato a custodire armature e trofei militari, si è trasformato in un cumulo di macerie.
Quella che dai turisti viene chiamata “la Casa dei Gladiatori” era stata costruita lungo la via dell’Abbondanza, la strada principale della città  sepolta percorsa ogni giorno da centinaia di visitatori.
Un disastro che ha suscitato indignazione e sconcerto.
E lo sdegno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che l’ha definito “una vergogna per l’Italia” dicendo di esigere “spiegazioni immediate e senza ipocrisie”.
La Sovrintendenza ha reso noto che la causa del cedimento sarebbe, con molta probabilità , la pioggia abbondante dei giorni scorsi.
Circostanza confermata dallo stesso ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi: “Alla luce dei primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile a uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato”.
Il tetto andato distrutto durante la seconda guerra mondiale, infatti, era stato ripristinato negli anni scorsi ed è probabile che il peso non sia stato retto dalle antiche mura.
Bondi ha però sottolineato come quanto accaduto riproponga “la necessità  di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico-artistico di cui disponiamo”.
Anche il segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, chiede fondi adeguati ricordando che “la manutenzione ordinaria non viene fatta più da almeno mezzo secolo”.
Le associazioni degli archeologi contestano “la politica degli effetti speciali, con spese di milioni di euro per istallare ologrammi virtuali e pannelli fotografici a pochi passi dalla Domus crollata”.
“Il crollo della Domus dei gladiatori è la drammatica, ma inevitabile, risposta a chi pensa che governare significhi raccontare una balla al giorno, attaccando chi a quella balla non crede perchè le cose va a guardarle con i suoi occhi. La situazione dei siti archeologici in Campania è drammatica».
Il sindaco di Pompei, Claudio d’Alessio, lo dice senza mezzi termini: «Questa ennesima brutta notizia poteva essere evitata».
Il cedimento dell’edificio, secondo d’Alessio, è un crollo annunciato: «succede quando non c’è la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C’è il dispiacere tipico di una comunità  – ha sottolineato D’Alessio – di un territorio su cui vi è il museo all’aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato».
Sono in pratica 50 anni che nessuno provvede alla manutenzione ordinaria del sito archeologico italiano di maggiore richiamo turistico.
Si sono susseguiti vari governi di accattoni nei decenni, ma Pompei è stata dimenticata da tutti, con grave danno economico, visto il traino turistico che deriverebbe dalla sua valorizzazione.
Se Pompei fosse gestita da giapponesi o americani, sarebbe probabilmente un gioiello, oggetto di investimenti e meta di milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.
In Italia invece la politica spende 100 milioni l’anno per far scortare i suoi esponenti, paga miliardi di multa per difendere i ladroni leghisti delle quote latte, ma taglia i fondi alla cultura dell’80% rispetto all’anno scorso e di 1 miliardo i fondi per la tutela ambientale.
Da ieri all’estero ci conosceranno non solo per il bunga bunga, ma anche per la capacità  di far crollare per incuria il nostro patrimonio artistico.

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Genova

Ottobre 21st, 2007 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA…
COME LA POLITICA DISTRUGGE L’ARTE DECORATIVA TRADIZIONALE

L’arte decorativa, importata dagli antichi Romani, si è sviluppata a Genova attraverso i secoli. Essa è presente e racchiusa in tante delegazioni e quartieri della città , ciascuno dei quali ha una propria storia da raccontare, avendo subito i cambiamenti nell’arte figurativa degli interni, attraverso gli influssi di maestri artigiani e architetti del tempo. Un esempio: il grande pittore e scultore Nicolò Barabino era di Sampierdarena e varie sono le sue opere. Nella chiesa di S. Maria della Cella ( che racchiude, oltre a dipinti famosi, alcuni sepolcri dei Doria) vi è uno dei dipinti più espressivi dell’Arte Sacra, la “Madonna degli Ulivi”; inoltre è presente nelle decorazioni ornamentali in stucco anche nella sala riunioni del Banco di Roma, a De Ferrari, dove con mio padre nel 1980 abbiamo rilevato su calco e ripreso i suoi meravigliosi sovrapporta da lui stesso modellati e decorati. Per non dire di Villa Grimaldi e dell’area tra via D’Aste, via Carzino e via Sampierdarena, innumerevoli fondi di palazzi adibiti a negozi che racchiudono volte a crociera completamente decorate a mano dai mastri d’epoca. Continua »

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