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GOVERNO DEI MATTI, BOSSI CHIEDE CON UNA MOZIONE DI FISSARE UNA DATA IN CUI TERMININO LE OSTILITA’ IN LIBIA: VADA A TRIPOLI A FARLO FIRMARE DAL SUO COMPAGNO DI MERENDE ASSASSINO

Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile

DAL MANICOMIO ITALIA BERLUSCONI ASSICURA: “CON LA LEGA NESSUN PROBLEMA” , LA BRAMBILLA ANNUNCIA CHE LAMPEDUSA E’ RESTITUITA AL TURISMO PROPRIO MENTRE SBARCANO ALTRI 800 PROFUGHI E MARONI DELIRA: “I NUOVI SBARCHI CONSEGUENZE DELLE NOSTRE   DUE BOMBE”

Il Senatùr è intervenuto ieri sera alla festa leghista nel capoluogo lombardo. Con lui il sindaco Letizia Moratti.
Su Parmalat ha detto: “Non so se riusciranno a portarla via” (forse non gli hanno ancora notificato che ormai i francesi se la sono di fatto presa)
Umberto Bossi ha parlato a Milano durante la festa dei giovani padani organizzata al castello Sforzesco.
Le prime parole del Senatùr sono per la crisi libica e il contrasto con il premier.
”Oggi — ha annunciato — abbiamo presentato una mozione, la potete leggere domattina sulla Padania, in cui tra le altre cose si chiede di stabilire la data in cui si terminano le ostilità ”.
Certo, sono con le mozioni nel Parlamento italiano che si convince Gheddafi a terminare di massacrare il suo popolo.
Ma perchè il Senatur non va a farla firmare a Tripoli al suo compagno di merende, nonchè criminale di guerra e assassino di bambini, Gheddafi?
O pensa che i contendenti firmino un cessate il fuoco dopo la sua mozione patacca?
Poi Bossi ha attaccato l’opposizione: “Alla sinistra non gliene frega niente della guerra, gli interessa solo fare cadere il governo, noi siamo contrari alla guerra per un altro discorso”.
Certo, per continuare a far affogare i profughi da Gheddafi contro pagamento di 20 miliardi di euro.
Ma, chissà  come mai, sulla crisi di governo il leader leghista non vuole strappi.
E così a un militante che dalla platea gli ha urlato “bisogna mandare a casa Berlusconi”, Bossi ha risposto: “Va pian”.
Parole di cautela che pochi minuti dopo sono state seguite da quelle di Berlusconi, intervenuto telefonicamente a un convegno Pdl a Gubbio. ”La nostra coalizione non corre rischi”, ha detto il premier che ha poi spiegato: “La Lega sta preparando una mozione per quanto riguarda il nostro doloroso impegno in Libia. E’ un problema questo che ha creato qualche scombussolamento e qualche fibrillazione, ma che stiamo assolutamente superando. Già  ci sono le loro dichiarazioni che non hanno mai pensato di creare problemi alla nostra maggioranza”.
Intanto, velate minacce al Pdl arrivano anche dal ministro Maroni intervenuto in serata a Desio che la spara più grossa del solito: “I nuovi sbarchi sono conseguenza delle bombe”.
Peccato che i nuovi arrivati siano in gran parte partiti dalla Tunisia e pure prima che sganciassimo due-bombe-due: che c’entrano con i bombardamenti italiani lo sa solo lui.
Da Milano, poi, Bossi, archiviato l’argomento Libia, ha confermato il sostegno alla Moratti, ma con un avvertimento: “Questa volta ti controlliamo”.
Prima si vede che i leghisti hanno dormito per 5 anni.
Ridicoli.
E poi: “Penso che il sindaco di Milano che sarà  eletto avrà  un vantaggio rispetto a quelli precedenti: avrà  un sacco di soldi in più grazie al federalismo fiscale”.
Ma certo: con le nuove tasse che applicherà  ai cittadini grazie al federalismo, avrà  più soldi da sputtanare, concordiamo.
Il manicomio Italia continua.
Tranquilli: quelli dalle poltrone non si smuovono neanche se Gheddafi li bombardasse con gli ordigni a grappolo.

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LA PATACCA BRAMBILLA: IL MINISTRO SI INVENTA UN “PDL AL SERVIZIO DEGLI ITALIANI” MA L’ASSISTENZA AI SERVIZI LA PAGA LO STATO

Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile

OFFRE ASSISTENZA GRATUITA COME SE FOSSE IL PARTITO AD ASSICURARLA, IN REALTA’ E’ COME PER TUTTI I CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE, PAGA PANTALONE…. PER OFFRIRE UN SERVIZIO, BISOGNA POI ESSERE IN GRADO DI SVOLGERLO

Un’azienda di imballaggi a Fidenza, provincia di Parma.
Una cooperativa di giardinaggio a Messina, e poi una merceria e una agenzia di viaggi.
Sono, elenco telefonico alla mano, alcune delle sedi di “Pdl — al servizio degli italiani”, l’ultima arma politica inventata dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla.
Dopo i circoli e i promotori della libertà , sabato scorso di fronte alla platea dell’Eur il “cane da polpaccio” del premier, come lui la definì, ha presentato le prime mille sedi.
Una via di mezzo tra Caf e patronati, una serie di sportelli destinati, nelle parole del ministro, a “gestire gratuitamente i servizi sociali a favore dei cittadini, al posto di una burocrazia costosa e ritardataria. Intendiamo rafforzare ancora di più — ha detto — il legame che ci unisce ai cittadini e alle famiglie. Sulla strada del radicamento del Popolo della libertà  nell’intero territorio nazionale”.
Nella povertà  del dopoguerra napoletano Achille Lauro divenne sindaco donando la scarpa sinistra prima delle elezioni e promettendo la destra a conti fatti.
Cinquant’anni dopo la campagna del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo è passata anche attraverso i patronati del lavoro di Catania che esponevano i simboli del futuro governatore (e perchè no — come documentò Exit — consegnavano le buste della spesa ai bisognosi). Nell’epoca delle iniziative movimentiste targate Pdl, il ministro del Turismo ha cercato di unire il populismo del primo e la sostanza del secondo.
Per l’occasione ha usato toni altisonanti: “Pdl — al servizio degli italiani rappresenta nei fatti una vera e propria rivoluzione liberale. È l’attuazione concreta del principio di sussidiarietà  previsto dalla Costituzione”.
Ma le cose non stanno esattamente così.
Innanzitutto le sedi: Brambilla ne aveva promesse mille il primo marzo, più o meno quante ne hanno Cgil e Cisl, per intendersi.
Alla fine ne ha presentata persino qualcuna in più.
Secondo il sito dell’iniziativa, un successo dovuto alla grande mole di partecipazione popolare: una rete di professionisti animata dalla volontà  di fare del bene alla collettività .
Ma non c’è solo quello: tra le sedi dei servizi risultano, infatti, anche società  che con l’erogazione dei servizi non hanno niente a che fare: oltre alla merceria e alla cooperativa di giardinaggio, ad esempio, anche un grossista di abbigliamento in provincia di Perugia e una ditta di poste private.
In realtà , poi, molte delle sedi esistevano e operavano prima dell’avvento dell’iniziativa: fanno riferimento ad un’altra rete, i Centri di assistenza fiscale della ConfLavoratori, Caf con sede a Palmi (Rc) gestita da Giuseppe Carbone, segretario nazionale di ConfLavoratori, sindacato a dire il vero assai misconosciuto.
Basta incrociare le sedi dell’una e dell’altro per vedere che la sovrapposizione è pressochè completa.
Diversamente del resto non potrebbe essere, visto che Carbone è consigliere d’amministrazione di “Al servizio degli italiani Srl — in breve Asdi”.
Dal canto suo Brambilla non compare in nessuna dicitura legale dell’Asdi Srl. È, invece, solo presidente della associazione che fa capo, senza alcun mandato esecutivo.
In compenso, assieme a Carbone in cda siedono la cugina acquisita del ministro, Renata Pizzamiglio, e la sua portavoce, Laura Colombo.
A completare la squadra ci sono poi l’amministratore di ConfLavoratori, Domenica Bagalà  e la deputata Mariarosaria Rossi, quella che nelle carte del caso Ruby viene intercettata mentre dice a Emilio Fede: “Ah che palle che sei, due amiche, quindi bunga bunga, due de mattina, io ve saluto eh?!”.
Di Carbone, invece, si sa che è tra i fondatori del Club della Libertà  a Palmi insieme a Bagalà  e che nel 2009 gli fu sequestrato un complesso abitativo di circa 4 mila metri quadrati costruito abusivamente — dice la procura — e per giunta in zona sismica.
Ma torniamo ai Caf.
Qui si svela il secondo bluff della “rivoluzione liberale” prospettata dal ministro Brambilla.
Con buona pace della sbandierata sussidiarietà , i servizi erogati li pagava e li pagherà  proprio lo stato, leggi i contribuenti.
Esattamente come accade con tutti gli altri Caf, a prestazione erogata corrisponde rimborso: 16,03 euro per un 730, 13 euro mediamente per un Isee, 8 per un Red.
Tutti servizi che sulla carta il Pdl propone di offrire.
E per giunta su larga scala.
Tanto per dare un’idea, Cgil e Cisl, i due più grandi fornitori di servizi fiscali, veleggiano sui 5/6 milioni di pratiche all’anno.
Nel caso della Cgil, i 730 da soli sono circa tre milioni all’anno, vale a dire circa 50 milioni di euro.
I due sindacati maggiori non sembrano preoccupati della concorrenza. “Parliamo di cose serie — obietta il presidente dei Caf Cisl, Valeriano Canepari — per offrire un servizio bisogna anche essere in grado di svolgerlo. Non è solo questione di quanti sportelli hai, ma di professionalità , tempo; per gestire una rete di questo tipo bisogna essere precisi come degli orologi”.
Senza contare, specifica Canepari, che i rimborsi tardano molto ad arrivare, in media almeno un anno.
L’obiezione è pertinente: come fa una struttura organizzata in quattro e quattr’otto ad offrire un servizio all’altezza della mirabolante offerta?
Vale la pena di sottolineare però che un successo dell’iniziativa converrebbe economicamente a tutti i soci.
Difficile spiegare in altro modo la partecipazione di Francesco Casaburo al meeting romano dello scorso sabato.
La sua presenza — scoperta dal sito napolimetropoli.it   — ha destato la curiosità  dei giornali.
Perchè Casaburo è il capogruppo del Pd a Caivano, comune dell’hinterland napoletano.
Che ci faceva a Roma con il ministro Brambilla, si è chiesto il Corriere del Mezzogiorno?
Lui ha risposto: “Ero lì per lavoro”, seccato di doversi giustificare con il suo partito e “pronto a lasciare di fronte all’imbarazzo” democratico.
Le voci si sono subito diffuse: “Casaburo lascia”, “Casaburo va con il Pdl”. Sarà , ma la realtà  è che Casaburo non ha mentito, e che la politica per una volta non c’entra niente, visto che di Giuseppe Carbone è socio per davvero: consigliere di Caf Conflavoratori.
Il denaro, del resto, è bipartisan per natura.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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NEL PDL E’ GUERRA TRA I COLONNELLI E PISANU AMMETTE CHE STA PENSANDO DI ANDARSENE

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI, ESPERTO IN MATERIA, PARLA DI “PATOLOGIE” NEL PARTITO E IPOTIZZA ANCHE UN CONGRESSO ANTICIPATO… REGOLAMENTO DI CONTI TRA EX AN ED EX FORZISTI

Silvio Berlusconi le chiama «patologie».
Nel suo intervento fiume all’Eur non ne ha solo per magistrati e sinistra, ma anche per il partito.
Un segnale forte a ministri, colonnelli e fazioni tutte interne al Pdl ormai in guerra.
Basta, dice il premier: «Dobbiamo togliere tutti gli elementi negativi», afferma di fronte ai nuovi adepti di Michela Vittoria Brambilla.
Per continuare a vincere, aggiunge, «abbiamo bisogno di nuove forze e di entusiasmo».
Insomma, il Cavaliere per stoppare le lotte (nemmeno più) sotterranee ancora una volta si appella a quello spirito del ’94 che fu di Forza Italia e che da tempo lamenta essersi perduto nel Pdl.
Non a caso aggiunge che «chi si occupa delle cose di Roma è lontano da quello che accade in periferia, ma un partito vero deve radicarsi sul territorio». Dunque basta arroccarsi al potere: «Vogliamo spalancare la porta a chi vuole impegnarsi per migliorare il Paese».
Il nuovo è la creatura affidata alla Brambilla, a metà  tra Tea Party e sindacato, con mille sedi in tutta Italia: “Il Pdl al servizio dei cittadini”. Entusiasmo contro potere.
«Chi entra in un partito con entusiasmo con il tempo, appena acquisisce un po’ di potere locale, guarda con sospetto gli altri».
È questo che sta accadendo anche nel Pdl.
Hanno lasciato il segno le cene degli ultimi giorni tra ministri e le guerre tra ex azzurri ed ex An (fazioni a loro volta non omogenee).
E la tregua fino alle amministrative sancita all’hotel Valadier non deve avere rassicurato più di tanto il premier.
Il fedelissimo Osvaldo Napoli conferma «la tendenza a costituirsi in oligarchia».
Il pensiero di Berlusconi è interpretato anche dalla fidata Santanchè, «è il momento di lavorare tutti insieme per le elezioni». Poi però aggiunge: «Squadra che vince non si cambia».
È qui che un fedelissimo del premier spiega che se il centrodestra vincerà  la tornata elettorale il premier si intesterà  il trionfo.
Se dovesse andare male a Milano e Napoli, invece, «scaricherà  tutto sul partito, accelerando il suo cambiamento con il coordinatore unico e l’azzeramento delle quote tra azzurri e An».
E la tentazione che il Cavaliere ha esternato privati è proprio quella di «anticipare il congresso» che aveva genericamente promesso entro il 2012. Un passo deciso verso il repulisti interno.
Chi il Pdl lo vuole cambiare davvero è invece Beppe Pisanu.
Attaccato dal centrodestra per aver proposto con Veltroni «un governo di decantazione», il presidente dell’Antimafia risponde così alla domanda di uno studente.
«Cosa ci faccio nel Pdl? Cerco di cambiarlo, finchè ci rimarrò».
Il senatore ricorda Socrate che accetta la condanna a morte perchè «giusta o sbagliata, quella era la legge».
Poi un richiamo alle norme ad personam ancora più chiaro: «La legge deve essere uguale per tutti e la sua violazione da parte di un rappresentante dello Stato è molto più grave in quanto ciò che viene consentito al semplice cittadino può non esserlo per lui».
Non a caso aggiunge che «moralità  pubblica e privata coincidono».
Vedi Arcore, Rubygate e bunga bunga.
Insomma, per Pisanu «senza limiti all’esercizio del potere non vi è democrazia ma assolutismo e arbitrio».

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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PROCESSO MEDIASET, IL COMITATO DI ACCOGLIENZA PER BERLUSCONI ERA DI APPENA 250 PERSONE: IL TESTO DELLA LETTERA DI PRECETTAZIONE

Aprile 11th, 2011 Riccardo Fucile

“CI ASPETTIAMO MILLE PERSONE” AVEVANO DICHIARATO GLI ORGANIZZATORI… MA DAVANTI AL   TRIBUNALE SONO ARRIVATI IN 250 PORTATI CON I PULLMAN…MONTATO E SUBITO SMONTATO IL PALCO CHE DOVEVA OSPITARE GLI INTERVENTI

Se quella di stamattina doveva essere la prova generale della capacità  di mobilitazione del Pdl, il tentativo è da considerare decisamente fallito. Duecento persone, duecentocinquanta a stare larghi hanno accolto l’arrivo e l’uscita del presidente del Consiglio all’ingresso del Tribunale di Milano. Rumorose, certo, armate di cartelli e slogan, gridati all’indirizzo dei magistrati così come del personale del tribunale: ”Andate a lavorare”, “comunisti di m….”, così si sono sentiti dire alcuni dipendenti che si erano affacciati dalla finestra.
A questi si sono aggiunti anche insulti al pm Ilda Boccassini: “Boccassini guardona” e “Boccassini dicci come mai i criminali non li processi”.
Folklore a parte, la prova da Caimano è stata decisamente un flop. Soprattutto se si considerano i numeri esibiti sulla carta dalla macchina berlusconiana.
I circoli della Libertà , organizzatori della claque, sono ufficialmente alcune migliaia, almeno a sentire le dichiarazioni roboanti degli ultimi anni esibite dal ministro del Turismo Michela Brambilla, che dei Circoli e dei Promotori è la presidente e la principale sostenitrice.
Eppure, a parte i sempre presenti Santanchè e Mantovani, davanti al tribunale di Milano sono arrivati giusto 5 o 6 pullman.
Dal primo, arrivato questa mattina da Piacenza prima dell’inizio dell’udienza sono scese una ventina di persone.
E il risultato complessivo è rimasto ben lontano dalle mille persone annunciate ieri a mezzo stampa dal coordinatore lombardo Mario Mantovani: “Abbiamo avvertito la gente e soprattutto abbiamo inviato email a tutti i coordinatori provinciali della Lombardia chiedendo la loro partecipazione. Mi hanno chiamato anche da Ravenna dieci signore chiedendomi se potevano venire”, chiosa il coordinatore al Corriere della Sera, “ci aspettiamo un migliaio di persone”.
Eppure, il testo della mail inviata ai sostenitori dei Circoli non lasciava spazio ai ripensamenti. Anzi, era una vera e propria convocazione a nome del partito:

Caro Amico,
lunedi’ 11 aprile, il presidente Silvio Berlusconi sarà  in tribunale a Milano per un’udienza del processo Mediatrade.
Si tratta dell’ennesimo processo avviato contro di lui in questi 17 anni: una persecuzione giudiziaria senza precedenti, ad opera di settori fortemente politicizzati della magistratura, che ha il solo scopo di mettere fuori gioco il presidente del Consiglio scelto dagli italiani.
Dobbiamo impegnarci, come ci ha chiesto il presidente stesso nel suo ultimo audiomessaggio, per far conoscere a tutti la verità  sui processi in corso e spiegare agli italiani il tentativo di sovvertire il voto popolare che viene messo in atto. Ecco perchè abbiamo deciso di mobilitarci e di ritrovarci lunedì 11 aprile, alle ore 9.00, davanti al Palazzo di Giustizia: vogliamo salutare il nostro presidente e dimostrargli che noi siamo dalla sua parte, dalla parte della ragione.
Certi che non mancherai di cogliere il significato e l’importanza di questo appuntamento, contiamo sulla tua partecipazione e ti chiediamo di estendere l’invito ad amici e conoscenti.
Un caro saluto, lo staff dei Circoli della Libertà 

E invece anche il palco, inizialmente allestito su un camion per ospitare — presumibilmente — l’intervento di Berlusconi, così come è arrivato se ne è andato.
E il premier si è limitato a poche parole pronunciate da un microfono, a favore di telecamere.
Per il pubblico delle grandi occasioni ci saranno sicuramente altre opportunità .

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NELLO SPOT PER IL TURISMO, LA BRAMBILLA CI INFILA BERLUSCONI: “SCOPRITE L’ITALIA” E TI BECCHI IL PREMIER

Marzo 24th, 2011 Riccardo Fucile

SILVIO, NOVELLO ANNUNCIATORE TV, PARLA TRA IMMAGINI DELL’ITALIA E INVITA A SCEGLIERE IL NOSTRO PAESE PER LE VACANZE DEL BUNGA BUNGA…LA BRAMBILLA UMORISTA INVOLONTARIA : “IL PREMIER HA PRESTATO IL PROPRIO VOLTO CON GENEROSITA’ AL SERVIZIO DELL’ITALIA”…E SE I TURISTI INVECE   LI FACESSE SCAPPARE?

Uno spot per promuovere l’Italia turistica “in patria”.
Orvieto, Venezia, Segesta, Roma, Napoli e non solo presentate da un promoter politico d’eccezione, telegenico come solo il premier sa essere. Berlusconi, che, “per la prima volta in assoluto e non solo in Italia”, come il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla non si perita di rimarcare durante la presentazione, presta “con tanta generosità ” il proprio volto al servizio del Paese come risorsa di vacanza e di viaggio culturale.
E’ quanto basta a scatenare l’ennesimo caso politico, con l’opposizione che parla di “scelta sudamericana”, di “testimonial controproducente”, di un’operazione tutta forma e zero sostanza.
Oggi la presentazione in grande stile a Palazzo Chigi.
Lo spot si rivolge al mercato nazionale.
Verrà  trasmesso a breve sulle reti Rai.
Consta di una raccolta di immagini di città  e siti storico-archeologici di grande lustro: Venezia (piazza e basilica di San Marco), Roma (veduta del lungotevere, castel Sant’Angelo e San Pietro), Firenze (Duomo e palazzo Vecchio), Orvieto (il duomo), il tempio di Segesta (Trapani), Napoli (panoramica di piazza del Plebiscito), Loreto (il santuario), l’Apollo e Dafne del Bernini (galleria Borghese).
Il sottofondo musicale è “Un amore cosi’ grande” dall’interpretazione di Andrea Bocelli.
Vestito nero, cravatta blu, il presidente del Consiglio ricorda,   da Villa Madama l’Italia è “il Paese che ha regalato al mondo il 50% dei beni artistici tutelati dall’Unesco” e invita gli italiani ad approfittare delle loro vacanze “per scoprire l’Italia che ancora non conoscono, questa magnifica Italia da scoprire e amare”.
“Si tratta della prima volta in assoluto, e non solo in Italia, che un capo di governo sceglie di mettersi a disposizione del proprio paese con tale generosita’ – ha spiegato il ministro (in un precedente spot, la scorsa estate, Berlusconi aveva solo prestato la voce) -.
Il risultato lo giudicherete voi”.
Un’iniziativa “economica”, ha poi enfatizzato la Brambilla: “Ritengo sia lo spot costato meno in assoluto – ha detto dato che eravamo gia’ proprietari delle immagini dell’Italia che abbiamo utilizzato ed il testimonial non ha, ovviamente, richiesto alcun compenso. Anche io ho fatto la mia parte seguendo personalmente riprese e montaggio”.
Un modo, ha aggiunto il ministro, per sostenere sia l’economia che il comparto turistico nello specifico.
Se il crollo delle prenotazioni verso il Mediterraneo Centro-orientale, dovuto alle successive crisi africane – è in sintesi la tesi espressa dal ministro – ha provocato cali di fatturato per molti operatori, buona parte di loro ha un catalogo Italia da “spingere”.
L’anno scorso, ha denunciato la Brambilla, i visitatori stranieri sono aumentati solo del 2,5 per cento.
Per fare di più, arriva un “road show”, che promuoverà  il “sistema Italia” e il turismo entro i nostri confini.
L’iniziativa, la scelta dei tempi e soprattutto del protagonista non potevano non scatenare reazioni da parte dell’altra metà  dell’universo politico.
“Parole soltanto parole, cantavano Alberto Lupo e Mina” – ironizza il responsabile Turismo del Pd Armando Cirillo in una nota – Per valorizzare le risorse dell’Italia ci vogliono fondi che il suo governo non ha mai stanziato. Anzi, in questi anni sono state sottratte al settore importanti risorse. Berlusconi, poi, “a parole dice di voler puntare sul turismo e nei fatti reintroduce una tassa di soggiorno. Per non parlare della disastrosa gestione dei beni culturali”.
Note negative anche dall’Udc. “Proprio in un momento in cui l’immagine del Presidente del Consiglio è compromessa, sia in Italia che all’estero, a causa dei festini a luci rosse ad Arcore, è bene pensare con attenzione se è il caso utilizzare o meno il Premier Silvio Berlusconi in spot finalizzati alla promozione del turismo italiano. Lo spot pubblicitario della Brambilla è l’ennesimo atto teatrale di un governo ormai alla deriva” afferma in una nota il responsabile Turismo dell’Udc Deodato Scanderebech

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TRANQUILLI, AGLI IMMIGRATI CI PENSA LA BRAMBILLA

Febbraio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

PER REAGIRE AGLI SBARCHI DEI TUNISINI, LA MINISTRA DEL TURISMO PROPORRA’ UNA CONTROINVASIONE DI ITALIANI A DJERBA, CON BUFFET TUTTO COMPRESO

La nuova ondata di migranti pone seri problemi alle autorità  italiane.
“Sono solo pochi radical chic addestrati nei salotti di Tunisi”, ha dichiarato il ministro Gelmini.
Ma secondo le prime verifiche i radical chic infiltrati sarebbero solo tre su cinquemila, subito identificati dalla polizia perchè erano fradici di sudore a causa del kaftano di cachemire.
Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di tre latitanti di Mazara del Vallo travestiti, giunti in Italia per partecipare al Festival di Sanremo su invito di Fabrizio Corona.
Quanto agli altri migranti, non chiedono lo status di rifugiati politici ma quello, molto più efficace in Italia, di nipoti di Mubarak, presentando documenti falsi. Alcuni hanno anche ritoccato la fotografia, aggiungendo un paio di tette, considerate il vero lasciapassare per il nostro Paese.
Poichè il Parlamento, approvando una proposta del Pdl, ha appena sancito che soccorrere i nipoti di Mubarak è doveroso, il governo italiano si vede costretto a regalare a ogni nuovo immigrato un ciondolo Swarovsky e una busta con settemila euro, trattabili secondo l’uso arabo.
Il ministro Maroni ha reagito indignato alla nota ufficiale del governo tunisino, che l’ha definito “rappresentante della destra razzista”.
“Io non parlo con gli arabi”, la sua secca replica.
Per rimediare all’impasse, la Lega ha rilanciato l’idea di inviare in Tunisia forze di polizia italiane: un corpo speciale è già  pronto al porto di Lampedusa, ma a causa dei tagli di Tremonti si dovranno riutilizzare gli stessi gommoni a remi usati dai migranti.
L’arrivo degli italiani in Tunisia è previsto per il prossimo Natale.
Il nostro governo insiste sul principio della reciprocità .
Per ogni sbarco di maghrebini in Italia, verrà  allestito uno sbarco di migranti italiani nel Maghreb.
Già  pronti decine di migliaia di ricercatori e borsisti, con la caratteristica sacca Vuitton completamente vuota che ci rende riconoscibili all’estero.
Per ristabilire la parità  anche negli annegamenti, saliranno a bordo di appositi barconi già  bucati con il succhiello dal Genio militare.
L’ipotesi di una guerra preventiva con la Tunisia, sul modello dell’invasione dell’Iraq, si fa strada nei settori più responsabili del governo, in contrasto con i falchi che vorrebbero invadere anche l’Algeria, il Marocco e l’Egitto con l’appoggio del fedele alleato libico.
Un’invasione della sola Tunisia, fa osservare il ministro del Turismo Brambilla, avrebbe costi molto contenuti grazie ai tanti pacchetti last-minute delle agenzie turistiche.
Brambilla e La Russa stanno studiando l’occupazione militare di Djerba in bassa stagione, con buffet tutto compreso (escluse le bevande).
Il comparto delle escort, fiore all’occhiello del made in Italy, non sembra adatto ai nuovi arrivati, vuoi perchè maschi, vuoi perchè parlano un italiano troppo forbito per essere adatti alle conversazioni di Arcore.
Per mostrare buona volontà , la Lega ha proposto di destinare gli immigrati arabi alla raccolta di datteri e all’allevamento dei cammelli.
La replica dell’opposizione, che ha fatto osservare che da noi non ci sono datteri nè cammelli, è stata giudicata strumentale dal governo, stanco di avere a che fare con un’opposizione che sa dire sempre e solo no.
Un nuovo stabilimento Fiat in Tunisia darebbe ventimila posti di lavoro in loco, alleggerendo la pressione migratoria.
I sindacati locali El Cisl e El Uil si sono detti entusiasti.
El Fiom chiede un referendum per sapere se gli operai tunisini sono favorevoli o contrari all’orario proposto da Marchionne: trentasei ore, ma quotidiane.
Nei nuovi stabilimenti verrebbe prodotta la Miraggio, una elegante station-wagon che svanisce appena il proprietario inserisce le chiavi nella portiera.

Michele Serra
(da “l’Espresso“)

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BOCCHINO: “LA CHIESA DEVE RISPETTARE LO STATO: NON PUO’ FARE PRESSIONI ECCESSIVE”

Gennaio 4th, 2011 Riccardo Fucile

“SUI TEMI ETICI OGNUNO RISPONDE ALLA PROPRIA COSCIENZA”…”UN PASSO INDIETRO DI BONDI SAREBE OPPORTUNO”…”ASPETTIAMO L’ESPLOSIONE DI QUESTO CENTRODESTRA ESTREMISTA A TRAZIONE LEGHISTA”

E’ il momento dei conti.
Nervi saldi, maggior equilibrismo, attenzione alle sfumature: ora i gruppi parlamentari valuteranno la propria forza su temi specifici. Ostici.
Fine vita, legge elettorale, mozione contro il ministro Sandro Bondi, aborto, alcuni degli scogli.
In mezzo, sempre la Chiesa (“Che deve influenzare, ma senza fare pressioni”, spiega Italo Bocchino). Qualcuno rischia grosso. A partire da Futuro e Libertà , ancora alle prese con lo schiaffone del 14 dicembre scorso, quando tre deputati gli hanno girato le spalle.
Onorevole Bocchino, partiamo dal fine vita…
In tutti i partiti è una questione rimessa alla coscienza dei singoli, sarebbe grave se un tema così importante venisse utilizzato come strumento per far nascere divisioni interne.
Divisioni che in Fli esistono.
Se lei prende il Pdl, troverà  anche quella di un Matteoli laico contro un Gasparri cattolico.
Qual è la sua?
Trovare un equilibrio che rispetti la laicità  dello Stato e allo stesso tempo la nostra cultura cattolica.
Andiamo al concreto: l’avrebbe staccata la spina a Eluana Englaro?
No. Nel mio testamento biologico chiederò l’accanimento terapeutico, però rispetto chi decide il contrario: la laicità  sta proprio in questo. Mio padre, ad esempio, volle che a un certo punto ci si fermasse.
Parliamo di aborto: in Lombardia Formigoni è stato condannato da Tar per “eccessive restrizioni”
La situazione è complicata: sono un anti-abortista convinto e anche un po’ estremista. In Italia bisognerebbe fare una sorta di tagliando alla 194, una legge nata per tutelare la vita e che è diventata uno strumento di interruzione di gravidanza post-rapporto. Anche se adesso non c’è la possibilità  , in Parlamento, di intervenire in maniera laica. Insomma, si aprirebbe uno scontro epocale.
Meglio lasciare tutto cosi?
Temo di sì.
E su Formigoni?
Ribadisco: i cambiamenti devono avvenire per la via maestra, quella parlamentare e non negli escamotage delle attuazioni da parte delle regioni.
Quindi Formigoni ha sbagliato?
Prescindo dal fatto e dal merito. Mi limito al metodo.
Legge elettorale: quale vorrebbe?
Non deve mai essere un dogma ma uno strumento. Detto questo, è chiaro che quella che abbiamo non va bene, l’abbiamo applicata due volte e altrettante è andata in crisi. Il Mattarellum ha dimostrato ben altro, con due legislature di cinque anni.
Quindi?
È fondamentale farla insieme. L’unico problema è su quale modello trovare la convergenza.
Ma lei cosa preferirebbe?
Non è importante, certo il ritorno al Mattarellum non mi convince molto. Oppure si potrebbe lasciare la legge attuale, con due modifiche: il premio di maggioranza solo oltre il 45% e di far eleggere almeno la metà  dei parlamentari nei collegi.
Mozione-Bondi: voterà  per le sue dimissioni?
Decideremo insieme a tutta la nuova coalizione, ma il mio giudizio è lo stesso emerso dal sondaggio dei Club della Libertà .
Di un passo indietro…
Esatto, sarebbe opportuno.
Oltre al ministro della Cultura, c’è qualche altro esponente del governo che dovrebbe lasciare?
Non faccio valutazioni personali.
Neanche sulla Brambilla?
No, no, non voglio entrarci. Quella di Bondi è una questioni politica perchè c’è una mozione all’ordine del giorno. Mentre mi tengo fuori dalle questioni personali.
Bè, le inchieste de “il Fatto” sul ministro del Turismo denunciano ben altro.
Deve essere valutato dai giusti soggetti. Certo non sono episodi edificanti.
Crede ancora nell’anti-berlusconismo?
Credo non possa essere la nostra missione: il problema non può essere lui, la questione è quella di costruire.
Tornasse indietro, rifarebbe quell’incontro con il premier poco prima del voto?
Prima di una rottura bisogna verificare tutte le strade.
Quindi non è stato un errore?
Gli errori non si giudicano a caldo, ci vuole il tempo medio e lungo.
È passato un mesetto…
È ancora poco.
Bene, ampliamo la prospettiva temporale: un errore fatto in questi sei mesi?
Non le so dire, non è facile: è stato un periodo talmente concitato. Credo che l’errore di fondo, di tutti, sia stato quello di non generare un dialogo virtuoso all’interno del Pdl. E lì è nato il cortocircuito.
Questo è un Bocchino inedito, meno falco e più colomba: tutto questo perchè è stato indicato come tra i più odiati dentro a Fli?
Non sono odiato, nel caso si può sempre verificare dentro l’assemblea del gruppo, oppure chiedere un congresso e votare. Non c’è problema.
Dopo i tre deputati persi il 14, teme altre fuoriuscite?
Non penso, ma il nostro progetto va oltre la conta. Noi aspettiamo solo l’esplosione di questo centrodestra estremista a trazione leghista.
In questa intervista ha parlato spesso di valori laici: c’è una Chiesa troppo presente nel dibattito politico?
Sono molto rispettoso delle posizioni, sono cattolico ma non praticante. Al di là  di questo c’è sicuramente una forte influenza della Chiesa, bisogna fare in modo che questa influenza abbia il giusto peso, senza mai sconfinare nella pressione. È inaccettabile per uno stato laico.
Questione di fede?
Purtroppo la fede non si sceglie, si incontra.

Alessandro Ferrucci
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“FATTO FUORI DALL’AUTOMOBIL CLUB PER PIAZZARE GLI UOMINI DEL MINISTRO MICHELA BRAMBILLA”

Dicembre 31st, 2010 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA DI LUCA TELESE AL MANAGER BINI SMAGHI LA CUI LISTA PER IL CDA DELL’ACI NON E’ STATA NEPPURE AMMESSA PER FARE SPAZIO AD UN ODONTOTECNICO, FIDANZATO DELLA BRAMBILLA… UNA SERIE INFINITA DI CONFLITTI DI INTERESSE E DI ANOMALIE

Iacopo Bini Smaghi non se l’aspettava.
Manager, 50 anni, una lunga esperienza all’Altea (società  dell’indotto auto) tutto immaginava, quando ha presentato la sua lista per il Cda Aci di Milano, tranne che sarebbe stato eliminata, favorendo quella di un odontotecnico.
Che ha una dote: è il compagno del ministro Brambilla.
Quando inizia questa storia?
Più o meno un anno fa: quando le dimissioni “sospette” di alcuni consiglieri impongono la necessità  di nuove elezioni.
Perchè usa questo vocabolo?
Vede, l’Aci club di Milano gestisce la Sias. E la Sias ha in mano il Gp di Monza, un affare da 50 milioni di euro. Sa cosa significa? Chi gestisce l’Aci Milano ha in mano quella partita.
Tutto interessante. Ma non ha risposto alla domanda…
Dimissioni “sospette” perchè permettono al nuovo ministro di entrare nella partita del nuovo Cda. Infatti la Brambilla nomina un commissario straordinario, Massimiliano Ermolli.
Questa nomina non va bene?
Cominciamo…. Massimiliano è consigliere di Sinergetica, società  di pianificazione aziendale di famiglia, di cui è presidente il padre Bruno che svolge attività  di consulenza per l’Aci, con appalti da centinaia di milioni di euro. Un conflitto di interessi in contrasto con lo statuto.
C’è dell’altro?
Eccome. Ermolli indice le elezioni, con annuncio all’ultimo giorno utile. Poi lui, che doveva essere il garante della regolarità  della competizione si candida in una lista. Curioso, no?
Altro conflitto di interessi?
Basta il buonsenso per capirlo. Di più. Nella lista Ermolli c’è Eros Maggioni.
Il signor Brambilla?
Curiosamente Maggioni si è iscritto all’Aci, a Milano, malgrado risieda a Lecco, due giorni prima del termine utile. Curiosamente fa l’odontotecnico.
Voi, la lista concorrente dove vi eravate iscritti?
A Milano, facevamo parte del cosiddetto Aci club. Una tessera che secondo lo statuto equivale a tutti gli effetti alle altre.
Perchè mi dice questo?
Perchè una commissione, sotto la responsabilità  dell’Ermolli commissario, ci contesta il diritto a partecipare alle elezioni contro l’Ermolli candidato.
E poi che succede?
La commissione che fa capo dell’Ermolli commissario non ammette la nostra lista, spianando la strada all’Ermolli candidato.
E voi che fate?
Si arriva alla farsa di elezioni bulgare. C’è solo una lista in campo, quella degli amici e del compagno del ministro. Ovviamente vince. Non ha concorrenti!
Protestate?
Di più: facciamo due esposti alla procura e uno al Tar.
Il ministero dice che quello al Tar è stato bocciato.
Non è vero. Avevamo chiesto l’annullamento della nostra cancellazione dalla competizione, ma il giudizio è arrivato dopo il voto: il Tar dice, come è ovvio, non possiamo più intervenire su quella controversia.
Quindi partita chiusa?
Per nulla. Bisogna rivotare.
Perchè mai?
C’è una norma che impone un Cda di 5 membri. In questo caso sono 9. Se quattro non si dimettono, e ne dubito, l’attuale Cda decade, e si deve rivotare.
Pazzesco…
Ermolli ha favorito una lista in cui lui stesso, e il compagno della ministra che l’ha nominato, erano candidati! Si tratta di un intervento fuori di qualsiasi norma. Ma non è finita….
C’è dell’altro?
A parte il fatto che tra i consiglieri l’unico che ha una qualche esperienza in materia è Geronimo La Russa, figlio del ministro: ha fatto il pilota!!….
A parte questo?
Tra loro c’è il dottor Bongiardino, presidente della Camera di commercio, che ha sede in uno dei palazzi di proprietà  dell’Aci! Come Presidente della Camera di commercio chiede di comprarlo. Cosa si risponderà  come consigliere Aci?
Altro conflitto di interesse?
Plateale. Ma c’è di peggio.
Mi dica…
Il Cda ha designato dei consiglieri nella Sias. Tra cui Fabrizio Turci, direttore Aci di Milano.
Come è possibile?
Non lo so. Va chiesto alla Brambilla come si possa essere sia controllore che controllato!
C’è dell’altro?
Ciliegina sulla torta. Pier Fausto Giuliani, altro membro del Cda. Sa il suo precedente lavoro?
Quale?
Tesoriere dei Circoli della libertà  la ministra l’ha definito uno dei miei “13 uomini d’oro”.
Morale della favola?
Il Cda in cui siede il marito del ministro nomina alla Sias uno dei principali collaboratori del ministro. Mica male.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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MICHELA BRAMBILLA “SISTEMA” A SPESE VOSTRE

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

DA’ CONSULENZE AGLI AMICI DELLA “TV DELLA LIBERTA”, MA VUOLE L’AVVOCATURA DI STATO PER ZITTIRE I GIORNALI…LA CORTE DEI CONTI INDAGA PER DANNO ERARIALE: ALCUNI SUOI CONSULENTI AL MINISTERO AVREBBERO SVOLTO ATTIVITA’ DI PARTITO

Esplode il caso Brambilla.
Il ministro, sotto inchiesta per “danno erariale”, attacca Il “Fatto” per aver dato conto della sua gestione delle nomine nel ministero e negli enti che da questo dipendono. Curioso.
In qualsiasi paese del mondo un ministro che sotto il suo mandato   vede il fidanzato approdare alla guida di un ente da lui controllato chiede scusa, si dimette o perlomeno esibisce il proprio imbarazzo.
In qualsiasi paese del mondo, un ministro che nomina alla guida della “struttura di missione per il rilancio dell’Italia all’estero ” un drappello di amici, ex dipendenti, ex datori di lavoro, la maggior parte provenienti da un organo di partito (questo giornale l’ha definito con efficacia “ufficio di collocamento   Brambilla”) chiede scusa o rimette il mandato.
E persino in questa Italia, il ministro Michela Vittoria Brambilla, all’inizio si era presumibilmente vergognata, o contava di ridurre il danno limitando la diffusione mediatica   della notizia.
Però poi qualcosa cambia.
Dopo una risposta pubblica di Silvio Berlusconi che — interrogato sull’ascesa al ruolo di commissario Aci del suo fidanzato Eros Maggioni — nella conferenza   stampa di fine anno la scaricava (“Sono casi spiacevoli: quando lei prende cento persone non può pretendere che ci siano cento santi…”), la Brambilla annunciava causa civile contro   questo giornale.
Questa risposta del Cavaliere deve essere costata a Berlusconi qualche scudisciata, se è vero che dopo 4 ore il premier, sempre sensibile alle richieste della “ministra salmonata”, ritratta con una nota   ufficiale (“Le indicazioni esposte sono frutto di mere illazioni e personali supposizioni”).
E così, dopo due articoli del nostro quotidiano, dopo un delizioso capitoletto nel libro-inchiesta Tengo Famiglia (Aliberti), pubblicato due settimane fa dal giornalista di Panorama Carlo Puca (“Brambilla, la donna dell’Eros”), dopo una puntata di Report, e dopo   l’avvio di una indagine della Corte dei conti, la Brambilla annuncia una “simbolica” richiesta di risarcimento (“solo” tre milioni di euro…) contro Il Fatto.
Ne avevano scritto in molti. La nostra colpa?
Raccontare per primi queste storie, e le altre che danno l’idea del Brambilla style: a partire dall’uso di elicotteri di Stato (anche per accorrere ad appuntamenti di partito) e atterrare in una area non adeguatamente attrezzata (con relativo dispiego di mezzi di soccorso pagati dal contribuente) pur di consentire al ministro di arrivare vicina a casetta.
La nostra colpa è aver chiesto conto al premier dell’elezione di Maggioni. Avvenuta in condizioni rocambolesche, visto che il commissario nominato all’Aci dalla ministra — Bruno Ermolli –   aveva escluso per vizi formali la lista concorrente a quella del signor Maggioni (e sua) consentendole di gareggiare da sola e vincere per assenza di concorrenti (e dispiace).
Jacopo Bini Smaghi, leader della lista esclusa, fa ricorso al Tar e si rivolge alle procure, ma intanto Maggioni (professione odontotecnico) resta nel Cda. Nel 2007 Michela disse: “Guadagno più di lui, ma sto ben attenta a non farne un campo di potere nella coppia”. Chissà  oggi.
Quanto alla struttura di missione, la domanda non è arbitraria, visto che, come ha scritto Il Sole 24 Ore, “si ipotizza un danno erariale”.
“La Procura del Lazio della Corte dei conti, guidata da Pasquale Iannantuono — scrive Il Sole — ha aperto l’istruttoria a seguito di notizie di stampa secondo cui oltre una decina di persone assunte presso il ministero come consulenti per il rilancio dell’immagine dell’Italia svolgerebbero attività  di partito”.
Infine, visto che alla comicità  involontaria non c’è limite, la ministra ha solennemente annunciato che si sarebbe fatta difendere dall’Avvocatura di Stato, ravvisando negli articoli de Il Fatto un   danno per il ministero. Particolare grottesco, ma rivelatore: l’assunzione di una pattuglia di fedelissimi, e l’incredibile vicenda del   compagno che approda al vertice della più importante sezione Aci d’Italia (Milano gestisce il business del gran premio di Monza, 50 milioni di euro), se provato, va considerato un danno della ministra all’immagine dello Stato.
Non certo un danno causato da chi scrive la notizia allo Stato.
Ma la Brambilla non deve avere chiaro il concetto di distinzione fra pubblico e privato.
E così per difendere se stessa le viene istintivo pagare le spese legali con i soldi dei cittadini.
Mica male per chi dichiarava spavalda: “Sono una che vive del suo. E a differenza degli altri politici, non ho chi mi paga la pagnotta. Sono libera, dico e faccio quel che voglio, lo ammetto: non dover accontentare nessuno è il mio lusso”.
Alla struttura di missione la Brambilla ha collocato Giorgio Medail, l’uomo che l’aveva assunta a Mediaset nel lontano 1989.
E che lei stessa aveva collocato alla guida di una sua impresa (fallimentare) l’indimenticata “Tv delle libertà ”.
Uno stile di governo che ieri ha ispirato a una senatrice del Pd, Roberta Pinotti, una sacrosanta interrogazione: “A quale titolo viene utilizzata l’Avvocatura dello Stato per un contenzioso che riguarda un personaggio politico?”.
Già , persino i vecchi democristianoni dei tempi d’oro, avevano un loro stile. Aggiunge la senatrice Pinotti: “Si tratta di una vicenda del tutto privata nella quale il ministro è accusato di aver concesso consulenze tramite il ministero del Turismo a persone che invece lavoravano per la televisione del Pdl. Di questo la stampa ha dato conto e se il ministro Brambilla ritiene di essere stata personalmente diffamata, nulla le impedisce di aprire un contenzioso affidandosi a un avvocato che l’assista. Ciò che non può fare è rivolgersi all’Avvocatura giustificando questo comportamento di protervia come lesa maestà  all’immagine del ministero”.
Una contraddizione chiara agli stessi dirigenti del ministero.
Il giorno dopo il primo comunicato, il capo di gabinetto, Claudio Varrone, era costretto a correggere il tiro: “L’azione non è volta a tutelare l’immagine del ministro ma quella delle strutture ministeriali”. Ovvero.
Un conto è l’immagine del ministro, un altro quella del ministero, e solo per queste (secondo la seconda versione) interverrebbe l’Avvocatura.
La Brambilla, che a chi scrive era persino simpatica, disse di Dell’Utri e Tremonti: “Sono come le mestruazioni. All’inizio fanno male, poi, passano”. Lei invece resta. Per ora.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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