Agosto 31st, 2013 Riccardo Fucile
LA SOGLIA DI ESENZIONE DALL’IMPOSTA SULLA PRIMA CASA COMPRENDE ANCHE LA RESIDENZA DEL CAPOGRUPPO DEL PDL CHE PIÙ DI OGNI ALTRO SI È BATTUTO CONTRO LA TASSA
Alla fine Renato Brunetta ce l’ha fatta. 
Dopo una lunga battaglia per ottenere da Enrico Letta il rispetto di una promessa che il premier non aveva mai fatto, cioè l’esenzione totale di tutte le prime abitazioni dal pagamento dell’Imu, il risultato è stato raggiunto.
Letta nel discorso di insediamento aveva parlato di “superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa con una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”.
Il suo annuncio comunque non suggeriva un’esclusione dall’Imu dei ricchi possidenti. Brunetta e tutto il Pdl però continuavano a sostenere che Letta avrebbe tolto l’Imu sulla prima casa a tutti.
Il decreto di mercoledì è quindi una doppia vittoria per Brunetta: da un lato ha dimostrato chi comanda davvero nell’alleanza Pd-Pdl e dall’altro ha ottenuto l’esenzione totale dall’imposta per la sua villa sull’Ardeatina, già minacciata da una discarica contro la quale il capogruppo Pdl si sta battendo come un leone.
Come molti altri ricchi possidenti, Brunetta non pagherà l’Imu sulla sua prima casa per il 2013: un risparmio netto di 2 mila e 750 euro con un corrispettivo ammanco nel bilancio dello Stato.
A Michele Serra che contestava su Repubblica la scelta di escludere dalla tassazione tutte le abitazioni principali, comprese quelle dei ricchi, compresa quella del commentatore Serra stesso (che si è detto ben disposto a finanziare i servizi del suo Comune con quella tassa), Brunetta ha replicato: “L’Imu è tolta per la prima casa e resta per le case di lusso di solito abitate dai ricchi. L’Imu è un’imposta reale : si applica alle cose e non alle persone. Somiglia all’accisa sulla benzina. La pagano uguale i poveri e i ricchi”.
Non è così perchè un povero non paga 10 mila euro di Imu su cinque case come è accaduto a Brunetta nel 2012.
E proprio l’esenzione della sua villa sull’Ardeatina dimostra che Brunetta non dice tutta la verità quando scrive che l’Imu restain vigore “per le case di lusso di solito abitate dai ricchi”.
Le categorie catastali non fanno giustizia a meno di non volere considerare “da poveri” una casa, come quella di Brunetta, comprata nel 2011 per un milione e 70 mila euro, prima di una ristrutturazione importante.
La villa sull’Ardeatina esentata dal decreto Imu del governo Letta si articola su due piani e vanta 5 bagni, 10 camere, due ripostigli, due cabine armadio, per complessivi 14 vani catastali e mezzo più una bella piscina nel verde circondata da un giardino di 1.300 metri quadrati.
Dopo la ristrutturazione, nel gennaio 2012, al Catasto è stato iscritto un ampliamento degli spazi interni e una variazione di categoria.
Oggi casa Brunetta è censita come categoria A7, classe 7, zona censuaria 6. Nonostante la piscina, probabilmente perchè inferiore agli 80 metri quadrati, non è considerata abitazione di lusso
Villa Brunetta rientra per un soffio nell’esenzione sponsorizzata dal suo proprietario. Solo le ville inserite nella categoria immediatamente superiore, la A8, continueranno a pagare l’imposta mentre le ville iscritte in categoria A7, anche se ristrutturate di recente, nonostante cinque bagni, dieci camere e piscina, saranno esentate alla pari di un bilocale a Tor Bella Monaca.
Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni aveva presentato uno studio con nove soluzioni per riformare l’Imu.
L’aumento della detrazione sull’abitazione principale fino a 600 euro e l’esenzione dell’imposta per i redditi sotto i 13 mila euro avrebbero prodotto uno scenario interessante: il 40 per cento dei proprietari non avrebbe pagato nulla e il 95 per cento avrebbe avuto sconti decrescenti all’aumentare del reddito.
Il costo per le casse dello Stato sarebbe stato di soli 2 miliardi ma la proposta non è passata.
Non tanto perchè Brunetta faceva parte del cinque per cento escluso dagli sconti, ma perchè parole come detrazione ed esenzione facevano venire in mente più le complicate istruzioni della dichiarazione dei redditi che un bello spot.
E non c’è dubbio che Silvio Berlusconi sorrida all’idea di inondare l’Italia di cartelloni con una frase tipo: “Via l’Imu: l’avevamo promesso e, nonostante il Pd, l’abbiamo fatto”.
Se al posto di Enrico Letta ci fosse stato un leader di sinistra, forse avrebbe raccolto la sfida dell’Imu.
La battaglia comunicativa sarebbe stata dura ma per nulla persa in partenza.
Cosa sarebbe successo se il centrosinistra avesse mostrato in tv le foto della villa con piscina di Brunetta e magari quelle delle altre quattro case dell’ex ministro sparse tra Ravello, Todi, Venezia e le Cinque terre?
Forse sarebbe stato più difficile per il capogruppo del Pdl e per Berlusconi presentare l’abolizione dell’Imu senza distinzioni come un atto di equità sociale.
Il decreto Imu comunque deve essere convertito in legge e c’è sempre tempo per presentare un emendamento che impedisca a un contribuente come Brunetta, con redditi oscillanti tra i 310 mila e i 279 mila euro annui, di non pagare un euro di Imu su una villa di 14 vani con piscina.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
SCOPPIA UN CASO POLITICO: “UN FAVORE TRA ESPONENTI PDL”
La Regione assegna 4 milioni di euro alla fondazione Ravello, presieduta dal capogruppo Pdl alla
Camera, Renato Brunetta, e scoppia un caso politico.
Il segretario regionale di Sel, Arturo Scotto, accusa il presidente Caldoro di “aiutare i suoi amici”.
Il Pd annuncia un’interrogazione urgente in consiglio regionale. E Renato Brunetta querela il segretario provinciale del Pd di Salerno, Nicola Landolfi, che aveva paragonato il finanziamento a “una rapina a mano armata”.
La querela giunge al culmine della polemica contro la Regione sollevata dai vendoliani e dai democratici.
Il capogruppo regionale Pd Raffaele Topo spiega che alla ripresa dei lavori del consiglio il gruppo depositerà l’interrogazione per conoscere i criteri e le procedure utilizzate per l’assegnazione dei fondi.
“C’è un problema politico – spiega Topo – abbiamo perplessità sulle procedure adottate nella delibera”. Ancora accuse alla giunta di Caldoro, sebbene meno dirette rispetto a quelle di Sel.
I 4 milioni per Ravello rientrano in un programma di interventi di promozione culturale da 66 milioni, deciso dalla Regione nell’ambito del Pac, il Piano azione coesione varato dal governo per riprogrammare i fondi europei e impedire che andassero perduti per i ritardi delle regioni meridionali.
Assieme alla Fondazione Ravello, i destinatari dei finanziamenti, deliberati dalla giunta regionale il 12 luglio, sono il Comune di Napoli (11 milioni di euro per il Forum delle Culture), la stessa Regione (5 milioni per il Forum), il Teatro San Carlo (11 milioni), la fondazione DonnareginaMuseo Madre (6 milioni), il Teatro Mercadante (2 milioni), la fondazione Campania dei festival (10 milioni), la fondazione Giffoni Film festival (4 milioni), la Film commission (4 milioni), l’Ente ville vesuviane (500 mila euro), più altre attività e programmi di valorizzazione turistica e culturale (i restanti 8,5 milioni).
Per il segretario regionale di Sel “se Brunetta tiene davvero allo sviluppo di Ravello, deve fare un passo indietro, almeno fino a quando fa il capogruppo Pdl a Montecitorio”.
L’ex ministro – che di Ravello è anche cittadino onorario al pari di Jaqueline Kennedy, Gore Vidal, Hillary Clinton e anche Domenico De Masi e che in zona possiede una villa di massimo pregio – guida da dicembre 2011 l’ente costituito da Regione, Comune di Ravello, Provincia di Salerno, Ept di Salerno e Direzione regionale dei beni culturali della Campania per promuovere eventi e gestire i luoghi della cultura in costiera amalfitana.
A cominciare dall’auditorium Oscar Niemeyer che ora, proprio grazie a un protocollo firmato appena due mesi fa, è affidato all’ente di Brunetta.
In una nota, Palazzo Santa Lucia precisa che i soldi destinati alla fondazione presieduta da Brunetta riguardano non solo il territorio comunale di Ravello, ma tre beni monumentali (auditorium, villa Episcopio e villa Rufolo) che fanno rete con l’intera costiera amalfitana, patrimonio Unesco.
“I quattro milioni – spiegano dalla Regione – sono stati solo assegnati e verranno materialmente messi in campo solo dopo le valutazioni e i controlli di efficacia ed efficienza, e saranno spalmati in almeno due anni, cioè, in proporzione meno degli anni passati”.
Ma Sel non ci sta: “Cosa accadrà quando l’ex ministro avrà a che fare con la pubblica amministrazione? – si chiede Scotto – . Brunetta non è certo un personaggio esterno ai giochi politici come il suo predecessore Domenico De Masi. Per il bene di Ravello, si dimetta dalla Fondazione”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO PER GLI AFFARI REGIONALI AVEVA IPOTIZZATO UNA SERVICE TAX CHE ESENTASSE IL 70% DEI POSSESSORI DI PRIMA CASA, FACENDOLA PAGARE SOLO AI PIU’ ABBIENTI
“L’Imu sulla prima casa va cancellata per tutti, al 100 per cento, nel 2013 e per il futuro. Delrio
poteva anche starsene zitto perchè sarà smentito nei prossimi giorni, ha detto delle cose che non stanno nè in cielo nè in terra”.
Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ai microfoni di Radio Anch’io, smentisce le dichiarazioni di ieri del ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio, che ipotizzava una service tax che esentasse il 70% dei possessori di prima casa
Per Brunetta “Delrio non è competente della materia, non conosce la trattativa in corso e dovrebbe lasciare l’argomento ai ministri competenti”.
Il capogruppo del Pdl ha poi sostenuto che “se il Pd votasse sì alla richiesta di decadenza di Silvio Berlusconi da senatore userebbe uno strumento parlamentare per eliminare un avversario politico e questo metterebbe a rischio la stessa democrazia”.
Sull’Imu Il ministro Delrio aveva spiegato che “all’interno della maggioranza abbiamo posizioni differenti, tra chi vuole una copertura completa per togliere a tutti l’Imu per la prima casa e chi vuole concentrarsi sul 70% degli italiani e far pagare il 30% di quei cittadini che se lo possono permettere. Io sono per questa seconda opzione”.
E poi aveva precisato che l’Imu del 2013 dovrebbe essere lasciata “ai Comuni per garantire la loro completa autonomia. La service tax in vigore dal 2014, invece dovrebbe essere una tassa che riguardi soprattutto i più abbienti”.
Il termine del 31 agosto resta fermo per quanto riguarda l’Imu, mentre per la tassa che scatterà l’anno prossimo “la scadenza è meno ravvicinata e potremo prenderci qualche settimana in più”.
Della possibilità che si arrivi a rivedere l’intero impianto dell’Imu con una service tax è convinto il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno: “Sull’Imu troveremo la soluzione, si va verso la service tax che rivedrà l’intero impianto, in quella revisione ci saranno criteri di equità e di rispetto dei conti pubblici dello Stato e dei Comuni: questi sono i vincoli. E’ chiaro che in quadro di equità ci sarà un peso fiscale diverso tra chi sta meglio e chi fatica ad arrivare a fine mese”.
Per Brunetta invece i ricchi non devono pagare.
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Luglio 10th, 2013 Riccardo Fucile
MEGLIO TASSARE LE COSE CHE LE PERSONE CHE PRODUCONO REDDITO… L’IMPORTO MEDIO DELL’IMU E’ DI 225 EURO…PER QUEL 28% CHE STA SOTTO I 10.000 EURO DI REDDITO SI TRADUCE IN 187 EURO L’ANNO, 52 CENTESIMI AL GIORNO: COME SI PUO’ PENSARE DI RISOLVERE I PROBLEMI DI QUESTA FASCIA SE POI IL CAROVITA SI MANGIA 10 VOLTE QUESTA CIFRA?
Caro professor Brunetta,
da alcuni mesi la politica italiana ruota attorno alle sue dichiarazioni quotidiane in materia di Imposta municipale unica sulla prima casa.
Nonostante il Fondo monetario — rubando un antico slogan del Pdl — dica che è meglio tassare le cose invece che le persone che producono reddito, in barba alla Commissione europea che nelle raccomandazioni di primavera notava che il gettito 2012 aveva tenuta solo grazie all’Imu, opponendosi a ogni ipotesi di compromesso rispettoso della Costituzione che impone la progressività dell’imposta, lei insiste con ammirevole tenacia, sia pure degna di miglior causa: l’Imu sulla prima casa va abolita.
Ieri, sul Corriere della Sera, ha scritto che cancellarla avrebbe un impatto sui consumi, anche se lei stesso ammette che l’effetto sarebbe “altamente simbolico”, più che concreto.
Secondo i dati del ministero del Tesoro, l’importo medio dell’Imu prima casa versata nel 2012 è stato di 225 euro.
Il grosso (un terzo del gettito) è arrivato da quel 6,8 per cento dei contribuenti con case di valore che hanno pagato oltre 600 euro.
A un economista come lei non sfugge cosa implicano questi numeri: cancellare l’Imu significa dare un forte beneficio in valore assoluto — cioè lasciare in tasca alcune centinaia di euro — a chi ha uno stipendio elevato e quindi neanche se ne accorgerà .
Il beneficio per i contribuenti a basso reddito è troppo piccolo per incidere sulle loro scelte di consumo: per quel 28 per cento che sta sotto i 10 mila euro annui si tratterebbe di 187 euro all’anno, 15 euro al mese, 52 centesimi al giorno.
Senza l’Imu prima casa questi milioni di italiani non potrebbero neppure permettersi di prendere un caffè al bar tutti i giorni.
Lei è davvero convinto che la ripresa passi da lì?
Come ha detto il suo collega ministro Graziano Delrio a La Stampa, “poichè le risorse sono scarse e la priorità è averne per stimolare l’occupazione, regalare 300 euro all’anno a famiglie con un reddito sopra i 75 mila euro sarebbe perdere un’occasione per i nostri giovani”.
Tra l’altro, con tutti i pasticci di comunicazione che il vostro governo ha fatto, anche l’effetto psicologico è ormai bruciato: nessuno si fida di spendere gli eventuali risparmi dell’Imu perchè chissà cosa state architettando su Tares, Iva, accise sulla benzina, tasse sulle sigarette elettroniche e aumenti a sorpresa perfino delle marche da bollo.
In sintesi: chi se ne frega dell’Imu.
Possiamo iniziare a parlare di qualcos’altro prima di ritrovarci, come alla fine del governo Berlusconi del 2011, ad avere come unico argomento di conversazione il rischio default dell’Italia?
Stefano Feltri
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Giugno 26th, 2013 Riccardo Fucile
ANCHE LA PASCALE NON E’ MOLTO CONVINTA: “NON CREDO CHE SILVIO SAREBBE D’ACCCORDO”
Il nome di Marina Berlusconi rimbalza come una pallina da flipper su ogni canale di
comunicazione.
E’ lei, secondo il popolo pidiellino, la naturale erede di Silvio Berlusconi. E’ di famiglia, conosce i segreti del padre e da lui ha preso il piglio manageriale, adatto, secondo molti, a guidare un partito che «ormai non c’è più», come afferma lapidaria Daniela Santachè, la prima vera fan della discesa in politica di Marina.
La figlia dell’ex premier al momento si dissocia (come era prevedibile) e parla «di ipotesi che non hanno alcun fondamento».
Ma forse, il nutrito gruppo di seguaci che si sta dichiarando favorevole alla sua nuova carriera politica potrebbero aiutarla nella scelta e spingerla oltre la sua reale volontà .
Anche se, ovviamente, sarà il padre ad avere l’ultima parola.
POPOLO UNITO
«Il Pdl è stata un grandissima intuizione di Silvio Berlusconi, ma poi è finito perchè non c’è più Fini, che se n’è andato, e quindi credo che si impone la decisione di ritornare a Forza Italia». Parole della “pasionaria” Daniela Santanchè ai microfoni di RadioIes: «Marina Berlusconi è bravissima. Non ha mai fatto politica? Meglio. Ha fatto tante cose nella vita e quindi può essere bravissima a farlo, meglio di tanti altri», dice ancora Santanchè a proposito della presidente Mondadori.
«E poi – rileva – finalmente una donna. Il fatto della dinastia non la avverto come critica. Più Clinton o Kirchner? Ma negli Stati Uniti ci sono anche i Bush, i Kennedy. E gli Usa – rileva Santanchè – sono una democrazia molto avanzata».
LE PERPLESSITA’ DI BRUNETTA E PASCALE
Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta pare avere qualche perplessità : «Non mi piacciono le dinastie, nè quelle monarchiche nè quelle democratiche. Se la dottoressa Marina Berlusconi vuole fare politica, e ne ha tutte le capacità , faccia pure. Ma non penso che sia plausibile un’investitura a carattere ereditario», ha spiegato ai microfoni di Radio 24.
Anche l’attuale fidanzata di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, non pare molto convinta: «Se Marina facesse un passo in politica non sarebbe un errore ma non credo che il padre sia così d’accordo, considerato quello che è successo a lui da quando è sceso in campo».
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
L’IRA DI LETTA TRA I GRANDI: “SILVIO FA IL GIOCO DI CHI DUBITA DI NOI”
«Ai grandi del mondo ho ribadito la volontà dell’Italia di mantenere gli impegni presi con l’Unione europea, in particolare la regola del 3% del Deficit/Pil».
Da Enrico Letta, impegnato nella sessione economica del G8, filtra in serata tutta l’irritazione per l’uscita del Cavaliere.
Battute e provocazioni, come quella di infischiarsene del Fiscal Compact e delle regole di Maastricht.
Trattati «liberamente sottoscritti e approvati dall’Italia», dicono a Palazzo Chigi, che Berlusconi vorrebbe mandare al macero.
Con un filo di perfidia il premier fa sapere che le parole di Berlusconi sono scivolate sulla riunione dei Grandi come la pioggerella sottile irlandese, che infastidisce ma non bagna: «Non ce n’è stata nessuna eco, nessun rilievo, lì dentro non ne ha parlato nessuno». «Probabilmente – chiosa Letta – non ne sono stati informati».
Come dire, neppure gli uffici stampa dei Grandi hanno ritenuto l’uscita di Berlusconi tale da dover meritare la loro attenzione.
A caldo, tanto per non lasciare margini al dubbio su quale sia la posizione del governo, Palazzo Chigi chiarisce subito che l’Italia «rispetterà gli impegni di bilancio, la nostra posizione resta la stessa ed è stata ribadita anche nell’incontro di sabato con il presidente della commissione europea, Barroso ».
Poi nelle telefonate tra Lough Erne e Roma, tra Letta e i suoi ministri, si cerca di capire il perchè di questo improvviso colpo di testa.
A mettere la pulce nell’orecchio al Cavaliere pare sia stato Renato Brunetta, con l’obiettivo di intestare al Pdl i risultati che starebbero maturando a Bruxelles in vista del vertice europeo di giugno. Per poi presentarli come un successo del pressing di Berlusconi su quello che Giuliano Ferrara ha preso a descrivere come un «governo senza le p…e e senza il quid».
E tuttavia agli uomini più vicini a Letta importa meno quale sia la motivazione – ammesso che ce ne sia una – dietro l’uscita del leader del Pdl. A irritare sono le possibili conseguenze.
La dissipazione del capitale di credibilità conquistato grazie all’uscita dalla procedura di infrazione.
«Mancano dieci giorni al Consiglio Ue – dice un ministro che ha condiviso le preoccupazioni del premier – e queste parole irresponsabili di Berlusconi non fanno altro che dare più forza a quei paesi che vorrebbero ancora tenerci sotto tutela. Oltretutto è paradossale che a parlare sia Berlusconi: è stato lui a farsi imporre l’anticipo al 2013 del pareggio di bilancio, sono stati lui e Tremonti ad accettare senza fiatare le clausole draconiane del Fiscal Compact».
La partita europea è infatti ancora molto difficile e lo dimostrano le voci rimbalzate ieri fino in Irlanda sul fallimento dellatrattativa sulla Golden Rule per sganciare dal calcolo del deficit il cofinanziamento nazionale dei fondi Ue.
Un’ancora di salvezza per quei Paesi che, come l’Italia, sono usciti dalla procedura di deficit eccessivo.
Letta lo ha spiegato chiaramente ai governatori regionali incontrati due settimane fa, quando ormai era chiaro che l’Ue ci avrebbe tolto dalla lista nera. «In futuro si libereranno almeno 10 miliardi per la crescita – ha avvertito – ma quest’anno potremo sperare solo nell’anticipazione del piano europeo contro la disoccupazione giovanile. Per altri interventi bisognerà attendere il vertice di dicembre, anche per il voto tedesco».
A Roma altri suggeriscono a Letta motivazioni meno nobili dietro la sparata del Cavaliere.
Nel giorno in cui l’IrishSun dà conto di un’inchiesta aperta dalla polizia irlandese su Berlusconi (per una presunta operazione di riciclaggio da mezzo miliardo di euro), l’interessato avrebbe intenzionalmente gridato più forte per coprire la notizia sgradita.
A volte le cose più banali risultano anche le più vere.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Maggio 5th, 2013 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO PDL, IN GUERRA CONTRO LA TASSA, POSSIEDE UNA MEGA VILLA DI 1319 METRI QUADRI CON 14 VANI, GIARDINO E PISCINA SULLA VIA ARDEATINA A ROMA
Era raggiante Renato Brunetta quando, davanti alle telecamere di Rai News 24, nel giorno del
dibattito sulla fiducia, dichiarava: “L’Imu sulla prima casa non si pagherà a giugno nè a settembre nè a dicembre”.
Il presidente del Consiglio Enrico Letta aveva appena presentato il suo programma alle Camere e il capogruppo del Pdl già saltellava dalla gioia.
In realtà Letta ha solo promesso di sospendere il pagamento ma Brunetta, incurante delle mediazioni democristiane, tagliava corto: “L’Imu non si paga perchè lo dico io che sono la maggioranza”.
Brunetta ha cinquemila e 500 ragioni per saltellare dalla gioia.
Se davvero passasse l’abolizione totale dell’Imu prima casa 2013 in aggiunta alla restituzione di quella pagata già per il 2012, come chiesto dal capogruppo Pdl, Brunetta risparmierà 5 mila e 500 euro.
L’ex ministro ha pagato 2 mila e 750 euro e altrettanti ne dovrà pagare quest’anno (se la legge non cambia) solo per la sua dimora romana.
E il caso Brunetta è un buon test per verificare l’equità delle diverse soluzioni fiscali proposte da Pd e Pdl.
Per attenuare il carico fiscale (eccessivo per tutti) sull’abitazione principale, il Pd propone di aumentare la detrazione prima casa, oggi fissata a 200 euro.
Il Pdl invece vuole abolire la tassa sulla prima casa per tutti, anche per Brunetta, che possiede un villone con 14 vani catastali, giardino e piscina sulla via Ardeatina a Roma.
La villa del capogruppo Pdl vale oggi più di un milione di euro ed è stata comprata grazie alla permuta di un altro appartamento più piccolo, che il politico Pdl aveva ottenuto a prezzo stracciato dall’Inpdai , del quale era inquilino sei anni prima.
La storia è stata raccontata da Francesca Biagiotti di Piazzapulita.
Brunetta compra nel 2005 una casa di 74 mq con veranda su Porta Latina a Roma per 113 mila euro, una somma ridicola per quella zona.
Brunetta compra con uno sconto del 40 per cento, come tutti gli inquilini del palazzo, dall’ente pensionistico dei dirigenti d’azienda, del quale l’ex europarlamentare era inquilino dagli anni Ottanta, quando arriva a Roma come consulente di Gianni De Michelis al ministero del Lavoro. La casetta di Porta Latina sta stretta a Brunetta che, dopo essersi fidanzato con l’amata Titti Giovannone, decide di acquistare una casa in campagna vicino alla zona di origine di sua moglie. La villa è distribuita su due piani.
Al piano inferiore un bagno, cucina e 4 camere, a quello superiore 4 bagni, 6 camere, più giardino e una piscina nel verde, per un totale di 1.319 metri quadri.
Per aggiudicarsi la casa sull’Ardeatina l’onorevole immobiliarista ha pagato 470 mila euro in assegni e ha ceduto in permuta l’appartamento comprato nel 2005 per 113 mila euro, ma valutato ben 600 mila euro.
In sei anni la casa dell’Inpdai ha quintuplicato il suo valore, garantendo all’onorevole Brunetta una plusvalenza di 487 mila euro.
Quello che un operaio non guadagna in una vita.
A febbraio del 2012, il ministro ha stipulato anche un mutuo di 476 mila euro, probabilmente per ristrutturare la villa, a un tasso molto vantaggioso (variabile con uno spread per la banca di solo il 2 per cento) ottenuto dalla filiale di Montecitorio del Banco di Napoli che ha una convenzione con i deputati.
Se ora Brunetta imponesse a Letta la cancellazione dell’Imu e la restituzione dell’imposta versata dagli italiani per la prima casa anche nel 2012, l’ex ministro potrebbe risparmiare 2750 euro e averne altri 2750 indietro, per un risparmio totale di 5 mila e 500 euro.
La villa di Roma è solo l’ultimo acquisto nella storia della ‘Brunetta Real Estate’.
Nella sua lunga attività accademica e politica Brunetta ha guadagnato tanti soldi.
Molti altri ne ha presi in prestito per seguire la sua passione: il mattone.
L’ex ministro possiede un casale con terreno e piscina vicino a Todi, una villetta a picco sul mare di Ravello e un’altra nel parco delle Cinque Terre più una casa a Venezia vicino a piazza San Marco.
Tutto lecito, tutto meritato.
Questo patrimonio sparso nei luoghi più belli della penisola, è stato colpito duramente dall’Imu di Monti. Il 7 gennaio, Brunetta dichiarò a Radio 24: “Tra prima e seconda rata Imu ho pagato circa 10 mila euro e ho dovuto chiedere i soldi alla banca perchè non li avevo”.
Per fortuna, un attimo prima che il conto salisse a 20 mila è arrivato l’accordo Pd-Pdl. Ovviamente lui sostiene che la vera ragione della sua foga contro l’Imu non è microegoistica, ma macroeconomica: “L’Imu non è un’ossessione morbosa, ma una tassa che ha depresso l’economia. L’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e la restituzione di quella versata nel 2012 farà ripartire, da subito, la domanda e i consumi”.
In un momento in cui si chiedono sacrifici a malati e disabili, qualcuno potrebbe avere da ridire.
Con i 5.500 euro risparmiati da Brunetta si potrebbe pagare per esempio un’assistente scolastica a un bambino disabile per sei mesi.
A prescindere dalla giustizia sociale, poi non è chiaro nemmeno il senso economico dell’abolizione dell’Imu.
Perchè la restituzione di 5 mila e 500 euro a un ricco possidente come Brunetta, che per il 2011 ha dichiarato 270 mila euro, dovrebbe rilanciare l’economia italiana mentre il pagamento di uno stipendio equivalente a un assistente sociale dovrebbe deprimerla?
Davvero è questa la ricetta più giusta per rilanciare l’economia?
Prima di accettare i diktat di Brunetta, il premier Enrico Letta dovrebbe rispondere a questa domanda.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
“SENZA IMPOSTA SUGLI IMMOBILI I COMUNI FALLIREBBERO, ALTRO CHE RINVIARE LA RATA” DICONO I SINDACI FONTANA (LEGA) E CASTELLI (PDL)
“Questo e’ un accordo di governo: se non ci sarà la cancellazione dell’Imu a partire da giugno e se non ci sarà la restituzione di quanto pagato nel 2012 non c’è più il governo”.
Lo afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl, durante un’intervista con “Radio Anch’io”, su Radio Uno, in cui rilancia la regina delle promesse di Silvio Berlusconi in campagna elettorale. “C’è un bravissimo ministro dell’Economia, c’è un presidente del Consiglio, c’è una maggioranza che ha fatto degli accordi in tal senso e le risorse verranno trovate”, aggiunge Brunetta.
Ma la questione non è così semplice, neppure dal punto di vista politico, visto che proprio oggi il sindaco leghista di Varese Attilio Fontana avverte che anche il solo rinvio del pagamento della rata di giugno getterebbe nel caos le amministrazioni locali: “Scaricare solo sui Comuni il rinvio del pagamento della prima rata dell’Imu sarebbe inaccettabile“, spiega Fontana a Repubblica.
“Quella del nuovo presidente del Consiglio credo sia stata una dichiarazione quanto meno improvvida”, continua riferendosi all’apertura di Enrico Letta di ieri da Parigi (“Subito la sospensione della rata di giugno e poi insieme ridiscutere le modalità del superamento di questa tassa”, ha affermato il neopremier).
“L’Imu è una tassa odiosa”, chiarisce il sindaco leghista, “soprattutto sulla prima casa, ma non si può pretendere di rinviare il pagamento senza dire prima come si compenseranno i comuni per il mancato gettito”.
Dello stesso avviso il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, del Pdl, che in un’intervista alla Stampa avverte: “Senza Imu i comuni falliscono”.
Castelli è anche il responsabile della finanza locale per l’Associazione dei Comuni italiani.
“A nome dell’Anci ho scritto una lettera al ministro Saccomanni per chiedere un incontro urgente. Per noi è necessario avere certezze sulle risorse su cui dovremo confidare in luogo del gettito Imu che a giugno non ci sarà ”.
(da “la Repubblica“)
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Marzo 26th, 2013 Riccardo Fucile
LICENZIATI I DIPENDENTI, HA PORTATO CON SE’ QUATTRO SEGRETARIE… AI RAPPORTI CON LA STAMPA L’EX AGENTE BETULLA FARINA… CARFAGNA E LORENZIN RINUNCIANO AL RUOLO DI VICE: “NON CON LUI”
La televisione per la sua stanza, da nuovo mega super capogruppo l’ha voluta enorme. Perchè a lui
tutto piace in grande.
Venerdì 15 febbraio l’elezione di Renato Brunetta alla presidenza della squadra Pdl alla Camera non era ancora formalizzata — Silvio Berlusconi aveva appena imposto ai deputati la sua irrevocabile scelta contro tutto e tutti — che già l’ex ministro si era presentato nei locali al sesto piano che erano stati di Fabrizio Cicchitto e impartiva le nuove disposizioni.
Via il vecchio (neanche tanto, sembra avesse un paio d’anni) Toshiba del suo predecessore. La segretaria ha convocato i commessi per ordinare un nuovo tv al plasma da 50 pollici: «Presto, anzi subito».
Costo (nell’ordine di migliaia di euro) a carico dei fondi del gruppo. Con buona pace dei tagli ai costi.
Era solo il preludio di quel che in una settimana si sarebbe trasformato nel tornado Renato, abbattutosi sui deputati Pdl.
Settimana tribolata dentro e fuori quelle stanze.
A farne le spese, per primo, il commesso del piano, deferito ai superiori per una sorta di lesa maestà : accusato di non essersi alzato e non aver «nemmeno salutato» il nuovo capogruppo al suo passaggio.
Scatta richiesta di provvedimento disciplinare, incidente che, va da sè, è morto di morte naturale sul tavolo di un costernato segretario generale di Montecitorio, Ugo Zampetti.
Il tempo di mettere piede nelle stanze del gruppo ed ecco il primo atto dell’economista prestato alla causa berlusconiana: l’azzeramento dell’intero staff in servizio.
A nessuno dei 98 dipendenti della passata legislatura viene rinnovato il contratto, nemmeno ai 36 preventivati in ragione del drappello di deputati ridotto a un terzo. Drammi umani.
Il centinaio di parlamentari che si presenta agli uffici del gruppo, trova completamente deserte le stanze al quarto, quinto e sesto piano di pertinenza Pdl.
In compenso, hanno preso possesso delle sale del capogruppo quattro nuove segretarie che Brunetta ha già portato con sè dalla sua Free Foundation: adesso passeranno a carico del Pdl.
Alle altre assunzioni provvederà lui personalmente.
Intanto, ha già richiamato in servizio Renato Farina (in ballo tra il ruolo di portavoce e capo ufficio stampa), proprio l’ex deputato e giornalista sospeso dall’Ordine in quanto referente dei servizi, nome in codice “Betulla”.
Tra i deputati è già caos. L’ultima goccia quando Brunetta annuncia che sarebbero stati sorteggiati e non scelti gli scranni in aula e che sarebbe stata sua l’ultima parola sull’assegnazione nelle varie commissioni.
In dieci minacciano di passare al misto. Così mercoledì sera Brunetta comunica a Palazzo Grazioli l’intenzione di dimettersi: «Ho tutto il gruppo contro, non si può lavorare». Fulminato tuttavia da Berlusconi, alla vigilia della salita al Colle per le consultazioni. Venerdì il patatrac finale.
Errore nella distribuzione dei voti e fallisce l’elezione di Laura Ravetto alla carica di segretario d’aula.
In questo clima, Mara Carfagna e Beatrice Lorenzin hanno rinunciato alla carica di vicecapogruppo («Non con Brunetta»).
La sola Gelmini, per spirito di servizio, starebbe valutando.
Ma i deputati raccolgono firme per la clamorosa sfiducia. Verdini e Alfano promettono che lunedì affronteranno il caso.
Prima che il gruppo tracolli.
Carmelo Lopapa
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