Dicembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
SULLE PISTE DI CORTINA IL SEGRETARIO UDC SI FA BECCARE CON IL PASS DELLA FIGLIA: MULTA, RITIRO DELLO SKIPASS E FIGURACCIA
Brutta figura quella rimediata da Pierferdinando Casini a Cortina durante le ultime
festività ; specie dopo tutto quello che è stato detto e fatto per sensibilizzare i politici ai problemi dei paesi di montagna.
E invece il leader dell’Udc, un habituè da queste parti, immancabile ospite di Cortina In-Con-Tra, è incappato un un passo falso che avrebbe tranquillamente potuto evitare: ha utilizzato lo skipass della figlia per andare a sciare.
Nulla di che, intendiamoci.
Però… Veniamo al fatto.
Casini si steva allenando sugli sci sulle piste del Cristallo in vista della 7 ª “festa sulla neve” che si svolgerà a Sestola a fine mese.
Conclusa una discesa, l’ex presidente della Camera è stato prima fermato e poi riconosciuto da uno degli ispettori dell’impianto di risalita in uno dei controlli che scattano quando qualcosa non quadra.
Sul monitor interno alla cabina di controllo l’immagine di una ragazza non combaciava evidentemente con chi aveva oltrepassato il cancelletto.
E l’ispettore che in quel momento era al lavoro non ha potuto fare altro che ritirare lo skipass intestato alla figlia del leader Udc.
«Casini stava per salire sulla seggiovia», racconta Enrico Ghezze, del “Superski Dolomiti”, «quando, sui monitor che segnalano al personale chi oltrepassa il cancelletto, è apparsa la foto di una ragazza, quando invece era evidentemente un uomo la persona che stava salendo sull’impianto.
In più lo skipass era intestato ad una certa Benedetta Casini, che tutti quassù sappiamo essere la figlia dell’onorevole. Abbiamo quindi fermato il “sospetto”, e abbiamo subito visto di chi si trattava. I nostri ispettori effettuano monitoraggi a campione, e naturalmente arrivano a sorpresa sugli impianti, visto che sarebbe impossibile controllare migliaia e migliaia di passaggi tutti i giorni. Pier Ferdinando Casini, dunque, non ha avuto dalla sua neanche la fortuna. Da tempo comunque i controlli si sono perfezionati», aggiunge Ghezze, «ed è difficile farla franca. E questo lo diciamo naturalmente a beneficio di tutti coloro che vengono a sciare qui da noi. Comunque Casini si è comportato in maniera assolutamente educata e collaborativa, dicendo che la figlia era ammalata e che quindi pensava di potere usare quello skipass. Naturalmente ha dovuto comprare uno skipass pomeridiano e pagare la multa di 30 euro che applichiamo in questi casi».
Poi Ghezze parla del fenomeno in generale.
«La legge parla chiaro: sciare non col proprio skipass è reato. Naturalmente non possiamo essere fiscalissimi e portare tutti davanti a un giudice. Sopratutto quando chi è in difetto si rende disponibile e non protesta. Si cerca sempre di applicare il minimo della multa e il ritiro dello skipass, che comunque ha un suo valore. Abbiamo peraltro già vinto molte cause contro chi non ha voluto pagare dopo essere stato beccato in difetto. Sono cose sgradevoli», dice ancora Ghezze, «ma la percentuale di questi casi è diminuita notevolmente negli anni visto che sono stati fatti degli investimenti grandissimi proprio in tema di skipass. E non solo per una questione di controlli, ma anche per la comodità degli utenti che ora non devono più esibire o timbrare nessuna tessera. Tutto è computerizzato e quindi, quando scattano i controlli, è difficile che chi è in difetto la faccia franca».
Andrea Gris
(da “il Corriere della Alpi“)
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Dicembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
BOCCIATA LA LISTA UNICA ALLA CAMERA… IL MINISTRO: PRONTO A FARE UN PASSO INDIETRO… RICCARDI APPOGGIA L’UDC. PER VINCERE CI VOGLIONO PIU’ LISTE IN CAMPO
«Signori siamo partiti: andiamo a conquistare quel 40 per cento di italiani che non vanno più a votare».
La voce di Mario Monti rimbomba sotto le volte del refettorio del convento delle suore di Sion, una location appartata nel cuore del Gianicolo, messa a disposizione grazie ai buoni uffici del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e ministro, Andrea Riccardi.
Un posto perfetto per sfuggire alla caccia serrata dei giornalisti, per tenere a battesimo il nuovo centro e siglare quello che uno dei protagonisti definisce scherzando il «Patto dei sionisti».
Un passo avanti definitivo di Monti, che ha annunciato persino di concedere il suo nome come capo della coalizione.
Una decisione che al Quirinale, al momento, non trova commenti ufficiali, nonostante siano note le riserve del capo dello Stato rispetto a un impegno in prima linea del premier in campagna elettorale.
Dal Colle trapela una linea di assoluta neutralità . Verso Monti non ci sono «nè viatici, nè veti».
Ma la prima riunione «operativa » del nuovo soggetto politico è anche l’occasione per il primo scontro al vertice.
E sarà ricordata per quella che potrebbe esserne la prima vittima: Corrado Passera, a un passo dal ritirarsi dalla corsa.
Dopo una prolusione di Monti, il vertice si apre infatti dando la parola ai due “campioni” delle opposte visioni sul tavolo: dare vita a una lista unica anche alla Camera – come vorrebbe appunto Passera, ma anche Nicola Rossi, Benedetto Della Vedova, Pietro Ichino – , oppure procedere separati, come chiedono sia l’Udc che i montezemoliani?
Passera espone il suo punto di vista, vuole la lista unica.
Ha persino portato dei bozzetti per il simbolo che mostra e poi ripone subito in una cartellina. «Dobbiamo noi per primi dare prova che vogliamo lasciare le vecchie case d’appartenenza – spiega il ministro dello Sviluppo – e costruire una cosa nuova. Dar vita a una lista Monti sarebbe un segno di determinazione e coerenza ».
Casini non è d’accordo: «I voti che possiamo prendere separatamente non si sommano ». Su questo i rappresentanti di Italia Futura, Andrea Romano e Carlo Calenda, la pensano allo stesso modo.
Con questo ragionamento: «Chi vuole votare una lista civica come la nostra non accetta che ci siano dentro anche politici di professione».
Vengono elencate questioni pratiche – come la par condicio che garantisce più presenze in tv a chi si presenta con più formazioni – o la difficoltà – è ancora Casini a parlare – di «procedere a un rinnovamento delle candidature imposto dall’esterno ». Il leader dell’Udc punta i piedi: «Se c’è qualcuno che ha dato una mano a questo governo, fin dal primo giorno, siamo noi. Non possiamo essere penalizzati per questo».
Tra opposte visioni il confronto si fa serrato.
Le suorine che, discretamente, passano nel convento sentono alzare la voce. Anche Andrea Riccardi è del parere che in fondo andare con una formazione a più liste sia la cosa più ragionevole. «C’è una pluralità di mondi che guardano a Monti con interesse – osserva il ministro dell’Integrazione – e quindi anche le liste dovrebbero riflettere questi criteri: coralità , apertura e pluralità ».
Passera è isolato e Monti alla fine accetta la linea maggioritaria.
Oltretutto presto potrebbero arrivare altre adesioni al progetto.
Ci sono gli ex Pdl che oggi si vedranno per provare a dar vita a una loro “lista per Monti”.
Ci sono le associazioni cattoliche finora rimaste alla finestra – dal Movimento cristiano lavoratori di Carlo Costalli a Rinnovamento dello Spirito e poi i focolarini, Retinopera, Scienza e Vita – che si riuniranno per decidere il 10 gennaio.
Una lista civica di cattolici doc non è esclusa.
Il ministro dello Sviluppo prende atto di aver perso la battaglia: «Io resto a disposizione di Monti ma ho sempre lavorato a una lista unica. Se si prende un’altra strada io faccio coerentemente un passo indietro».
A questo punto Passera potrebbe anche non candidarsi, a meno che il premier non lo ripeschi.
Non saranno invece in lista Montezemolo e Riccardi, ma questo si sapeva da qualche giorno.
Presa la decisione più importante, quella di procedere con più formazioni – per ora tre: Udc, Fli, Lista civica – nella lunga riunione si passa a parlare d’altro.
Della campagna elettorale, per esempio. Monti non farà comizi come un politico tradizionale, d’accordo.
Ma se ci sarà un confronto tv all’americana, con Berlusconi, Bersani e Grillo, anche il premier non si sottrarrà .
Si decide poi di dar vita a una cabina di regia, ci sarà un «codice etico» per le candidature, a Montecitorio si farà comunque un gruppo parlamentare unico.
E il censore Enrico Bondi vaglierà non soltanto le fedine penali ma anche i conflitti di interesse e le situazioni patrimoniali.
Ci si dà quindi un nuovo appuntamento per oggi, con la stessa formazione, anche se Monti non sarà della partita (si è preso due giorni di riposo a Venezia con la moglie). Della questione politica di fondo – quale rapporto con il Pd, probabile vincitore – tutti assicurano che non si sia parlato.
Ma la convinzione di Monti è che il dopo elezioni debba passare per un accordo di governo con Bersani.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
UN BLOCCO UNICO AL SENATO PER SUPERARE LA SOGLIA ELETTORALE… POI DUE LISTE, UNA “POLITICA” GESTITA DA CASINI E UNA DELLA SOCIETA’ CIVILE ORGANIZZATA DA MONTEZEMOLO… I FINIANI FINIREBBERO NELLA PRIMA, ANCHE SE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA PREFERIREBBE UNA TERZA LISTA DI FLI… POI VANNO COLLOCATI I TRANSFUGHI DAL PDL
Palazzo Chigi, studio del presidente Monti, pochi minuti alle dieci, ieri mattina. Monti
ha fatto una manciata di inviti, gli invitati hanno prontamente risposto. Ecco arrivare il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, con il segretario del partito Lorenzo Cesa, il presidente di Italia Futura, Luca di Montezemolo e il ministro per la cooperazione Andrea Riccardi, in rappresentanza di una larga parte del mondo cattolico.
Sono loro a parlare, uno dietro l’altro.
Chiedono al presidente di impegnarsi direttamente, di sostenere il loro accordo elettorale, di guidarlo, di continuare – attraverso il loro appoggio – l’opera «incompiuta» del governo, approfondirla.
Non domandano soltanto di usare il nome «Monti», cercano di convincere l’ex presidente della università Bocconi a diventare un politico a pieno titolo.
Per esempio, prova a proporre Casini, Monti dovrebbe partecipare alla campagna elettorale.
Monti ascolta per lungo tempo, e su questo, a un certo punto, si dirà disponibile: solo tv, però, niente comizi.
Monti non si sbilancia ancora, ma la convocazione di questo incontro dice già molto.
Si fanno anche le ipotesi sulle liste «per Monti» che, in attesa della decisione finale, devono essere messe in moto. I convitati, nello studio di Palazzo Chigi, delineano un piano, che continua a essere perfezionato, ma ieri suonava come segue.
Lista unica al Senato, perchè la soglia della legge elettorale è alta.
Due liste alla Camera, una più «politica» governata da Casini e una più «civile» orchestrata dagli uomini di Montezemolo e dai movimenti cattolici riuniti in «Verso la terza Repubblica» (Riccardi, Olivero, Bonanni, Dellai). «Siamo pronti ad andare da soli», ha detto Montezemolo.
C’è anche, sul tavolo, l’ipotesi di partito unico alla Camera: farebbe risaltare più plasticamente la leadership di Monti, ma il pensiero corrente è che più partiti portino più voti.
Casini ha una preoccupazione, che la sua lista diventi una sorta di «bad company», quella che contiene i nomi gravati da molte legislature, e teme il confronto con Montezemolo, che punta apertamente sul rinnovamento dell’offerta politica.
Ieri Italia Futura ha dato il via alla raccolta delle disponibilità in tutta Italia a firmare per permettere la presentazione delle liste.
Come sempre, le liste sono un punto di alta tensione.
Esiste una questione che riguarda Fini.
Fini non era alla riunione ristretta nello studio del presidente del Consiglio. Motivi di opportunità , vista la carica di presidente della Camera, visto che si sta adoperando in questi giorni per stringere i tempi sulla legge di stabilità .
Nè ha ritenuto di delegare uno dei finiani a partecipare.
Ma ha visto Casini, dopo, e ha sentito Monti e Montezemolo.
Da Italia Futura affermano che non ci sono preclusioni nei confronti di Fini, ma insistono sul «rinnovamento».
Qualche maggiore resistenza verso l’ex fondatore di An viene dal mondo cattolico.
Comunque, i candidati finiani dovrebbero trovare posto – se le liste saranno due – accanto a quelli di Casini.
Fini, tuttavia, punta ancora su una sua lista da affiancare alle altre due.
Esistono altre manifestazioni d’interesse nei confronti di questo centro sotto l’egida di Monti.
Manifestazioni d’interesse da destra e da sinistra.
Uomini del Pdl che non sono avversi a Berlusconi, ma temono la sua deriva anti-europea e anti-rigore.
L’ex ministro degli Esteri, Frattini ha sentito Monti martedì mattina e il deputato europeo Mario Mauro ha avuto un colloquio con il premier nei giorni precedenti.
Con loro ci sarebbero Quagliariello, Cazzola, Mantovano, Malgieri, Valducci (uno dei fondatori di Forza Italia), l’esponente di Comunione e liberazione, Vignali.
Tutti pronti a creare una terza formazione.
Di certo, non vorrebbero finire in una lista segnata dall’impronta di Casini.
Dal settore «montiano» del Partito democratico sono stati invece avviati contatti con Italia Futura: Ichino, Ranieri, Morando, Ceccanti aspettano con interesse le decisioni ufficiali di Monti.
(da “il Corriere della Sera“)
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Dicembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
L’EPISODIO EMERGE AL PROCESSO IBLIS: ROSARIO DI DIO, BOSS DI RAMACCA, AVREBBE PARTECIPATO ALLA CONVENTION DEL PARTITO DI CASINI A CHIANCIANO
Un boss di Cosa nostra ha partecipato al congresso nazionale dell’Udc, a
Chianciano Terme. Lo ha raccontato in un processo di mafia in corso a Catania il testimone Francesco Auteri, cognato dell’ex consigliere provinciale Udc condannato per mafia Antonino Sangiorgi.
Il padrino “ospite” della convention del partito di Pier Ferdinando Casini sarebbe Rosario Di Dio, boss di Ramacca.
“Partimmo io, Rosario Di Dio e mio cognato” ha affermato il testimone, che racconta anche di un’appendice conviviale della giornata: “Quella sera andammo a cena: eravamo circa 12 persone, tutti ospiti dell’allora vicepresidente della Provincia di Catania, Nello Catalano”.
La testimonianza, ripresa da Livesicilia Catania, è stata resa nell’aula bunker di Bicocca nel processo Iblis, la maxi-inchiesta che ha portato anche al procedimento penale contro l’ex presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato.
L’inchiesta riguarda anche l’interesse mafioso nella costruzione del centro commerciale “la Tenutella” di Misterbianco.
In rito abbreviato sono già stati condannati diversi esponenti dello storico clan catanese dei Santapaola.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
IN CERCA DI UN ALTRO CENTRO… ALLARGAMENTO AD ACLI E PEZZI DELLA CISL
Pier Luigi Bersani lo aveva spiegato ai suoi un mesetto fa, giorno più, giorno meno:
«Non inseguiamo più Casini, se vuole, deve essere lui a venire da noi».
Contrariato per quello che giudica «un eccesso di tatticismo» da parte del leader dell’Udc, il segretario del Partito democratico ha deciso di invertire la rotta.
E di costruirsi un centro fatto in casa.
Sì, perchè Bersani sa bene di non potersi presentare alle elezioni solo con Sel (i socialisti verranno inglobati nelle liste del Pd).
Perciò da qualche tempo ha maturato il convincimento che occorra tenere nella coalizione una pattuglia di moderati.
Tanto più se resterà il Porcellum, magari con una soglia del 40 per cento per il premio di maggioranza: con questo sistema è meglio avere più liste alla Camera, mentre al Senato si andrà tutti in un unico listone.
E infatti il segretario del Partito democratico tesse la sua tela anche con i sindaci Giuliano Pisapia, Michele Emiliano e Marco Doria: loro dovrebbero organizzare una sorta di raggruppamento civico con dentro i verdi di Angelo Bonelli, altre formazioni tipo Libertà e giustizia, e gli scissionisti del Idv (ieri in un angolo buio della Camera, seduti su un divanetto, Maurizio Migliavacca e Fabio Evangelisti hanno parlato a lungo dell’argomento).
Ma tornando al «centro fai da te» del Pd.
L’obiettivo massimo sarebbe quello di coinvolgere le Acli di Andrea Olivero, il presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai, il ministro Andrea Riccardi, un pezzo della Cisl tramite Raffaele Bonanni, una fetta della Coldiretti, e, potendo, anche qualche esponente di «Italia futura», oltre che Bruno Tabacci e Giacomo Portas, che con la sua lista dei «Moderati per il Piemonte» ha un bel gruzzolo di consensi in quella regione, e che già collabora con il Partito democratico, visto che è deputato indipendente nel gruppo del Pd.
Sono serbatoi di voti che darebbero consistenza ai moderati filo-Pd.
Dopodichè se Casini vuole aggregarsi, ben venga, ma se dice di «no» i Democrat se ne faranno una ragione.
È questo l’obiettivo massimo di Bersani ed è un obiettivo difficile da raggiungere.
Anche perchè, come ha rivelato sul sito «Lettera 43» Ettore Colombo, un giornalista addentro alle segrete cose della Chiesa e del mondo cattolico, gli ambienti che gravitano attorno al presidente della Cei Angelo Bagnasco sono contrari all’ipotesi di un’alleanza elettorale tra una parte del cosiddetto gruppo di Todi e il centrosinistra.
Forse l’operazione sarebbe più agevole se venisse coinvolto Beppe Fioroni, che ha buoni rapporti Oltretevere.
Il responsabile Welfare farebbe una sorta di separazione consensuale con il Pd e lavorerebbe per allargare il perimetro dell’area dei moderati disposti a collaborare con il centrosinistra.
Ma Fioroni al momento è restìo a intraprendere questa strada.
Se l’obiettivo massimo si rivelasse una missione impossibile, allora Bersani, con il pragmatismo che lo contraddistingue, è pronto a ripiegare su un progetto meno ambizioso. Cioè quello di dare vita a una lista centrista alleata del Pd di più modeste proporzioni con Giacomo Portas, Bruno Tabacci e qualche altro esponente dell’Api di Francesco Rutelli.
Tanto il Porcellum prevede che il quorum per una lista collegata si abbassi fino al 2 per cento. Una cifra che può essere agevolmente raggiunta e anche superata da una formazione siffatta.
È chiaro che al termine di questa strada, dopo le elezioni, nascerebbe il soggetto politico unitario che il segretario accarezza nei suoi sogni: «il grande Pd».
Ma c’è un possibile intoppo.
E al Partito democratico stanno valutando con attenzione anche quello con l’occhio rivolto alle mosse dell’imprevedibile Silvio Berlusconi.
Grazie al Porcellum, alleandosi anche con la Lega e «spacchettando» il centrodestra in diverse formazioni, l’ex presidente del Consiglio non punta certo a vincere, perchè sa che non è più il tempo dei successi, ma a mettere in piedi una coalizione che si attesti attorno al 27 per cento.
In questo modo Berlusconi ritiene che, grazie all’apporto fondamentale della Lega in Lombardia e Veneto, il centrosinistra non riuscirà a ottenere la maggioranza al Senato.
E a quel punto si riaprirebbero tutti i giochi: il Cavaliere, a sorpresa, potrebbe spianare la strada al Monti bis, giocando un ruolo da protagonista per la costituzione di questo esecutivo.
È un sospetto che non circola solo nel Partito democratico…
Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 9th, 2012 Riccardo Fucile
CASINI, COSI’ NASCE IL PARTITO DEL MONTI BIS
Con la prontezza che tutti gli riconoscono, Pierferdinando Casini ha fatto la sua mossa.
Quello che, prima di tutti gli altri, ha presentato a Chianciano, luogo di antiche nostalgie democristiane, è il partito del Monti-bis.
Come altrimenti può essere definito un partito che, nel simbolo, rinuncia al nome del suo leader per aprirsi a nuove componenti, e al momento della sua fondazione vede arrivare metà dei ministri dell’attuale governo?
Un conto è dire le cose, un’altra metterle in pratica.
Dopo aver ripetuto per mesi che per l’Italia, anche dopo le prossime elezioni, non c’è altra prospettiva che lasciare la guida del Paese a SuperMario, l’unico in grado di portarci fuori dalla crisi, il leader centrista s’è alzato dalla sua poltrona e ha fatto seguire alle parole i fatti.
E al di là delle effettive intenzioni di ciascuno di candidarsi con lui alle prossime elezioni, la fila degli «esterni», ministri e non, che si sono presentati, aderendo al suo invito, sta a significare che «la cosa» esiste.
Infatti l’ex-presidente di Confindustria Marcegaglia, il segretario della Cisl Bonanni, il presidente delle Acli (schierate fino a poco fa a sinistra) Olivero, il portavoce del Forum di Todi Forlani, il ministro Riccardi (presente anche come capo della Comunità Sant’Egidio, un altro pezzo importante di mondo cattolico), i suoi colleghi Passera, Ornaghi, Catania e Patroni Griffi, oltre all’ex ministro dell’Interno Pisanu e al presidente della Camera (e fondatore di Futuro e libertà ) Fini, non si sarebbero mossi tutti insieme se non avessero voluto far capire che il loro posto, la loro collocazione politica, non può essere, nè con il centrodestra, nè con il centrosinistra.
Ma appunto al centro.
Ora, che in questa fase non ci sia una corsa a mettersi con Berlusconi, è scontato. L’annuncio del ritorno in campo del Cavaliere come candidato premier ha semmai convinto i più incerti dei suoi alleati a prendere il largo.
E in Sicilia, in vista delle prossime regionali, s’è addirittura formata dentro il centrodestra una coalizione di antiberlusconiani.
Ma che proprio nel momento in cui il Pd è considerato nei sondaggi il più accreditato vincitore delle prossime elezioni, e mentre Bersani ragiona sulla composizione del suo probabile prossimo governo, i membri di quello attuale si spostino da un’altra parte, rappresenta un fatto politico importante.
E lo è altrettanto che una parte consistente del mondo cattolico, da cui è venuta negli ultimi mesi la rivendicazione di una nuova classe dirigente, invece di rafforzare la componente cattolica del centrosinistra, scelga il centro.
Va ancora aggiunto che la Marcegaglia, come ex-presidente degli industriali, porta a questo composito schieramento l’appoggio di un mondo produttivo, magari non tutto, finora tiepido nel complesso verso la politica.
Potrà ben dire, Casini, di aver portato a casa un risultato superiore alle sue aspettative.
Il sostegno senza riserve da lui dato all’esecutivo tecnico e il lavoro sottotraccia compiuto nell’ultimo anno hanno convinto un arco di forze più largo delle sue stesse ambizioni. Occorrerà vedere, però, se la mutazione genetica centrista troverà nella società civile e sul piano elettorale un appeal uguale a quello che ha dimostrato dal punto di vista mediatico.
La novità ha molti aspetti positivi, ma vanno messe in conto alcune evidenti criticità .
La prima è che fare il partito del Monti-bis senza Monti è un problema.
Va da sè che il presidente del Consiglio tecnico non può schierarsi politicamente in alcun modo: per questo SuperMario, a chi glielo chiede, continua a ripetere che il suo tempo sta esaurendosi e comincia ad assaporare l’idea di andare in vacanza.
Che invece al contrario debba restare al suo posto non è escluso; ed è auspicabile, per come stanno andando le cose.
Ma le condizioni politiche della sua permanenza, dovranno essere i partiti a crearle. Finora Casini è il solo che si sia mosso in questa direzione.
Quanto ai ministri tecnici presenti a Chianciano, che tutti già immaginano come capilista del partito nascituro, va ricordato, come ha spiegato Passera, che nessuno di loro potrebbe scendere in campo mentre è al governo.
Se lo volesse, dovrebbe dimettersi per tempo. E le dimissioni di un gruppetto di ministri per motivi elettorali non sarebbero certo un toccasana per il governo tecnico.
Nel fuoco di una campagna elettorale già cominciata, verrebbero tirati in mezzo. E ci sarebbe anche chi potrebbe accusarli di aver fatto una scelta di convenienza.
Le possibilità di successo di un partito centrista, cattolico-liberale, disposto a collaborare con sinistra e destra, ma senza rinunciare alle proprie convinzioni e al proprio programma, sono inoltre legate all’avvento di una legge elettorale proporzionale, di cui si parla da mesi ma che al momento non esiste.
Una legge che chiuda, come Casini ha fatto in anticipo, la stagione dei partiti personali, dei candidati-premier con il nome sulla scheda e sul simbolo, e dei governi scelti dagli elettori, cancellando per sempre le coalizioni rissose degli ultimi anni e riportando in Parlamento, alla trattativa tra i partiti, dopo e non prima del voto, la scelta di chi deve governare.
Se questa legge si farà – Casini, paradossalmente, ha più possibilità di realizzarla con il suo atavico avversario Berlusconi, che non con il suo potenziale alleato Bersani – il nuovo centro potrà decollare.
Altrimenti sarà più difficile che ci riesca.
Alla fine il problema del nuovo partito, fondato alla vigilia di un appuntamento delicato come quello del 2013, resta quello di quanti voti riuscirà a conquistare.
Di questi tempi, l’idea di costruire un’altra Dc, a cui il progetto è chiaramente ispirato, forse è fin troppo ambiziosa.
Ma se il centro non cresce e resta ai livelli degli ultimi anni, la premiata capacità politica di Casini potrebbe non bastare.
E anche le buone idee di Chianciano restare nel libro dei sogni.
Marcello Sorgi
(da “La Stampa”)
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Settembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
RICCARDI : “RACCOGLIETE L’EREDITA’ MORALE DEL GOVERNO”…. MERCEGAGLIA: “SONO CON VOI PER UN NUOVO, GRANDE PROGETTO”
Doppia mossa di Casini.
Innanzitutto, fa saltare il suo nome dal simbolo elettorale del partito, nell’epoca della politica iper personalizzata.
In secondo luogo, mette nel simbolo la parola «Italia», sottraendo questa chance a Berlusconi, che l’ha troppo a lungo riaccarezzata (dopo aver cancellato Forza Italia per il Pdl). Casini, per non esagerare, lascia nel simbolo «Unione di centro» e lascia pure il vecchio scudo crociato.
Perchè, come spiegano i suoi collaboratori, cambiare va bene, ma in un momento di incertezza non si può buttar via tutto.
Almeno finchè non si capisce quale sarà la legge elettorale e cosa succede nelle altre famiglie politiche.
Casini ha convocato le «primarie delle idee», meno impegnative e rischiose di quelle per decidere chi guiderà un partito.
E rimette la barra del suo timone al centro, dopo aver dato l’impressione, in un paio di passaggi, di puntare a un’alleanza, post elettorale beninteso, con il centrosinistra. Presentando il nuovo simbolo, il segretario Udc, Cesa, ha lanciato un appello a «quanti credono sia necessario presentare una lista per l’Italia».
E ha poi gridato: «Non siamo una costola della sinistra. Che c’entra Vendola con noi?».
GLI ACCORDI
Insomma, Bersani andrebbe anche bene nella chiave di un accordo fra socialisti e popolari all’europea, ma Vendola no.
Addirittura, si riapre una porta sulla destra: se Berlusconi fosse d’accordo a dare continuità alla politica di Monti, sarebbe benvenuto.
Anche se la speranza di fondo è l’erosione dell’elettorato del Pdl in favore del Centro.
E se poi nel Pd dovesse vincere Renzi, in quel caso–dicono i dirigenti Udc – «ci sarebbe il big bang». Casini si è già pentito di aver detto: «Fa ridere immaginare che al vertice con la Merkel l’Italia mandi Renzi e non Monti…».
Ecco, l’«agenda Monti» non si chiude con la convocazione delle elezioni.
Udc-Italia fa suo il programma del governo in carica e la platea di Chianciano applaude in piedi anche i nomi di Napolitano e Draghi.
E qui hanno accettato di venire molti ministri del governo Monti. Ieri Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione ha detto: «Spero che una realtà come la vostra sappia in pieno recepire l’eredità morale di questo governo ».
Riccardi, leader della Comunità di Sant’Egidio, dice anche che il governo «lascia un linguaggio politico diverso», dopo anni di contrapposizioni violente.
E poi: «Non si può lavorare adesso sotto l’incubo della campagna elettorale. Prima del voto bisogna creare una rete: l’antipolitica nasce da un mondo spaventato, che chiede una politica buona».
Hanno parlato inoltre il ministro Ornaghi e il viceministro Martone, Passera (e il sottosegretario De Vincenti), Catania, Patroni Griffi, Clini.
Poi, ci sono gli esponenti cattolici del gruppo di Todi, da Bonanni, segretario Cisl, a Pezzotta, Olivero (Acli), Guidi (Confagricoltura), Marini (Coldiretti), Natale Forlani.
Ma Casini ha ottenuto anche la presenza di Emma Marcegaglia, ex presidente Confindustria, di Nicola Rossi, in rappresentanza di Montezemolo, di Gianni Petrucci, presidente Coni. Completano il quadro pezzi di Prima Repubblica: come De Mita, Pomicino, Pisanu, Sanza, Gargani, D’Onofrio, La Malfa.
Ieri sera ha parlato anche Fini, ciò che resta del defunto Terzo polo.
Carne al fuoco molta, il risultato si vedrà .
Andrea Garibaldi
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER UDC: “FA RIDERE IMMAGINARE RENZI E NON MONTI A PARLARE CON LA MERKEL”
L’ auto fila lungo l’autostrada tra Bologna e Reggio Emilia, Pier Ferdinando Casini è di
buon umore, veste degli originalissimi pantaloni rossi e non è vero che sentirsi rispondere ad una domanda con un’altra domanda sia una cosa che lasci necessariamente insoddisfatti: soprattutto se la domanda è che succede se le primarie del Pd le vince Renzi e la risposta del leader Udc è «lei lo vede D’Alema che va alle elezioni nel partito di Matteo Renzi?». Effettivamente, si fa fatica…
«Se vince Renzi è il caos – aggiunge Casini -. Anzi: un big bang, come direbbe Matteo. Potrebbe succedere di tutto. A cominciare, naturalmente, dall’inevitabile spaccatura del Pd».
Qualcuno potrebbe considerarla una entrata a gamba tesa nelle vicende – delicatissime – di un altro partito: un’ingerenza, insomma – e anche di quelle rudi – visto che “carica” l’ipotetico successo del sindaco di Firenze alle primarie di un effetto collaterale che molti considererebbero devastante.
Ma Pier Ferdinando Casini è l’alleato numero uno di chiunque vincerà quelle primarie e la sua opinione, dunque, non è precisamente irrilevante.
Il “bel Pier” fa il tifo per Bersani: pur ammettendo che in questa scelta ci sia qualcosa di paradossale, e non nascondendo molti timori circa quel che potrebbe accadere.
«Io con Renzi ho un ottimo rapporto, intendiamoci: ci sentiamo spesso, ci scambiamo messaggini e come è evidente ho con lui, per origini e formazione, perfino più punti di contatto di quanti ne abbia con Bersani – dice Casini -. Ma ho un rapporto solido anche con Pier Luigi ed è con lui, soprattutto, che ho un percorso comune, un patto, intorno alle cose da fare». Insomma: troppo tardi per virare e cambiar rotta. E anche troppi rischi all’orizzonte in caso di vittoria di Renzi alle primarie…
«Ragioniamo – dice il leader Udc mentre la sua auto sfreccia ed è ormai quasi a Reggio Emilia, dove lo attende Dario Franceschini -. Se Matteo vincesse, sarebbe inevitabile una scissione ‘da sinistra’ nel Pd: e l’effetto paradossale sarebbe quello di rapporti ancor più stretti tra noi e il Pd targato Renzi. Ma io non me lo auguro, perchè alzo lo sguardo oltre le faccende di partito e dico che rischiamo grosso. Fa ridere immaginare che al prossimo vertice con la Merkel l’Italia non mandi Monti ma Renzi. E finchè rido io, non c’è problema: ma se cominciano a ridere in giro per l’Europa, altrochè se il problema c’è…».
Dunque, prudenza e piedi di piombo: anche perchè lo scenario immaginato da Casini in caso di vittoria di Renzi non pare fantapolitica…
Pierluigi Castagnetti, per esempio, concorda con l’ex compagno di viaggio degli anni democristiani.
E’ seduto in prima fila ad ascoltare il faccia a faccia tra Casini e Franceschini e dice: «Il Pd non tiene se vince Renzi: si spacca. Capisco che è un argomento ai limiti della correttezza, se fatto piombare sulle primarie magari per condizionarle, ma è così. Molti tra noi che provengono dalla Magherita non sono certo contenti del Bersani ultima versione, ma ripeto: lo vede lei un Pd che resta compatto dietro Renzi? Io no, e aggiungo che restare uniti – invece – oggi è fondamentale. Non per niente anche i “quattro dell’Avemaria” – Bindi, Fioroni, Letta e Franceschini – pur pensadola diversamente su tante cose restano assieme dove stanno…».
Insomma: con Bersani per restare uniti, con Renzi per un gigantesco big bang.
Ma in ogni caso, l’orizzonte di Casini – in questa confusa ripartenza autunnale – resta lo stesso: e continua a escludere ipotetiche alleanze con gli antichi partner del Pdl. «Il riapparire in campo di Berlusconi – dice il leader Udc – ci riporta all’età della pietra… Ora temo una radicalizzazione nelle posizioni del Pd, e non sarebbe una buona cosa, anche se aprirebbe a noi moderati uno spazio immenso».
E’ lo spazio che vorrebbe occupare la cosiddetta “cosa bianca”, l’ennesimo tentativo di “parto centrista” che, inizialmente, era parso perfino concorrenziale – se non conflittuale – proprio con l’Udc.
Casini non nega: «Qualcuno ci ha pensato, ma poichè nessuno è autolesionista, alla fine ha capito che è difficile prescindere dall’Udc e dai suoi voti».
L’Udc, dunque, è dentro il progetto.
Che il leader centrista spiega così: «Lo spazio politico è quello, enorme, che va da Berlusconi a Bersani; la forma potrebbe essere quella della lista alle elezioni e non certo quella di un nuovo partito, per il quale non c’è tempo; il contenuto è un’alleanza tra cattolici dell’associazionismo e del sindacato, e laici moderati; i nomi quelli più o meno noti, da Passera e Bonanni in giù; l’obiettivo, almeno il mio obiettivo, è fare in modo che l’esperienza del governo Monti sia ripetibile, come espressione politica, nella prossima legislatura. Il che avrebbe molti effetti: compresa la liquefazione del Pdl, perchè lei li immagina giovani come Fitto e altri restare a fare l’opposizione per altri cinque anni…?».
E queste, dunque, sono le preoccupazioni, le speranze e la rotta lungo la quale Pier Ferdinando Casini organizzerà la ripartenza autunnale.
Ripartenza che solo l’effervescenza di Matteo Renzi sembra turbare.
Non a caso, in un incontro col sindaco di Firenze svoltosi qualche settimana fa, il “bel Pier” provò a convincerlo: «Dai Matteo, tu sei giovane. Facci fare l’ultimo giro e poi tocca a te». Attese speranzoso una risposta.
Attese. Ma la risposta non arrivò…
Federico Geremicca
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
UNA MAIL DEL SETTORE ORGANIZZATIVO DEL PARTITO INDICA IL RUOLO DEI GIOVANI UDC: NON ESSERE PROTAGONISTI MA USCIERI
Quando mi fanno vedere questa email per poco non mi sento male dalle risate. Penso pure sia uno scherzo. In realtà non lo è.
A settembre come sapete c’è il meeting dell’Udc a Chianciano.
La macchina organizzativa sta ultimando gli ultimi dettagli.
Sarà un evento importante, il partito dovrà dare una linea per il futuro, per il 2012, le elezioni, le alleanze, il ricambio generazionale.
Quante volte Casini ha parlato di giovani? Della generazione che in questo momento paga di più lo scotto della crisi?
Il leader dell’Udc non ha mai perso occasione per investire pubblicamente parole in favore dei ragazzi, delle nuove idee, del ricambio generazionale.
A quanto pare, però, sarà difficile passare ai fatti.
Almeno se i giovani continueranno a essere trattati come in questa email.
Uno degli organizzatori del meeting ha, infatti, inviato una lettera a tutti i baby Udc chiedendo di partecipare all’evento di Chianciano.
Da protagonisti? No.
Per ascoltare le loro proposte? Macchè.
Magari per dare spazio alle loro storie? Scordatevelo.
Ai giovani l’Udc chiede di fare il servizio di sicurezza o le hostess. Punto, niente altro. Si devono mettere in giacca a indicare la strada per il posto in prima fila sopra e sotto il palco di Chianciano alla vecchia guardia.
Altro che investimento sul futuro.
Ecco qui di seguito l’email integrale:
“Ciao a tutti,
dal 7 al 9 settembre si terrà a Chianciano Terme il meeting nazionale dell’UDC, che quest’anno avrà di certo una enorme rilevanza. 35 giovani avranno la possibilità di contribuire volontariamente alla buona riuscita dell’evento. I ragazzi avranno la mansione di security, le ragazze di hostess. A questi (a cui verrà chiesto di arrivare a Chianciano Giovedì 6 settembre) verrà offerto il pernottamento.
Pertanto vi chiedo di comunicarvi la vostra disponibilità al più presto.”
(da “Il Portaborse“)
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