Dicembre 16th, 2011 Riccardo Fucile
“IL CENTRODESTRA E’ FINITO, CASINI VA SOSTENUTO, PURCHE’ NON VADA CON IL PD”…”FINI? PER MIO PADRE ERA ‘IL COMPAGNO'”…”IO INGRATA CON BERLUSCONI? MEGLIO NON FARE QUESTI CONTI TRA LE NOSTRE FAMIGLIE”
Stefania Craxi va via. Via dal Popolo della libertà , via da Berlusconi. 
Si iscrive al gruppo misto della Camera: «Berlusconi ha detto che assume poteri straordinari, che diventa Lord protettore del partito. Ho aspettato venti giorni che qualche dirigente ponesse un interrogativo su questa decisione». Invece, niente.
«Ci saranno il congresso, un segretario, le primarie, ma Berlusconi continuerà a comandare. Quale organo ha deciso tutto questo? È normale un partito che non sa fare a meno di un leader che ha perso (lo dicono i sondaggi) un terzo del suo elettorato?».
Signora, lei è amica personale di Berlusconi: non gli ha parlato di tutto questo?
«Ho chiesto più di una volta un appuntamento, ma non l’ho ottenuto. Da prima che il governo cadesse».
Due giorni fa, Stefania Craxi ha dichiarato: il 14 dicembre, quando Fini promosse la mozione di sfiducia al governo Berlusconi, forse eravamo noi nel torto.
Spiega: «Si doveva tentare una mediazione con Fini. Invece abbiamo perso elettori con quello schifo del reclutamento dei “responsabili”».
È anche l’ultimo capitolo di un’amicizia?
«L’amicizia non è negoziabile. Ma il centrodestra è finito».
Pare il capolinea di una storia lunga.
Elezione di Stefania alla Camera con Forza Italia nel 2006. Sottosegretario agli Esteri nel governo del 2008. I genitori di Stefania, Bettino e Anna, testimoni di nozze di Berlusconi e Veronica Lario. Craxi che protegge per decreto le tv di Berlusconi. Berlusconi che non va ad Hammamet, finchè Craxi è vivo. I figli di Stefania amici dei figli di Berlusconi. Stefania al fianco di Berlusconi, nel nome della battaglia contro Tangentopoli.
Poi, lo scorso aprile, le parole di Stefania: «Berlusconi è al tramonto, esca di scena». E inoltre: «Deve smetterla di raccontare queste barzellette oscene».
Adesso, Stefania, la chiameranno «ingrata»…
«Non Berlusconi: è troppo intelligente per fare i conti di gratitudine e ingratitudine fra la mia famiglia e la sua».
Le diranno che poteva andarsene prima.
«Ho appoggiato la maggioranza finchè c’è stata, non ho partecipato a cene di congiurati, nè fatto ricatti».
Com’era il clima nel governo?
«Da un anno non facevamo più nulla. Prevaleva l’ossessione della giustizia e degli scandali».
Cosa le ha dato più fastidio?
«Che un’intera classe dirigente non sia stata in grado di dare l’esempio».
Ai tempi di suo padre i politici davano l’esempio?
«Quella era una classe dirigente vera, con una selezione dentro i partiti. Nessuno era figlio del censo. Ora si è diventati classe dirigente col favore dei potenti di turno. Anche io».
Stefania Craxi pochi giorni fa ha presentato la sua nuova creatura, i Riformisti italiani, «contro lo sconcio della foto di Vasto (Bersani, Di Pietro e Vendola) e per radunare tutti i delusi da Berlusconi».
Lancia una raccolta di firme per un’assemblea costituente che scriva le grandi riforme istituzionali. Anche lei fonda un partito?
«Per ora no. Certo, in Italia una leader donna non c’è mai stata…».
Alla presentazione dei Riformisti, a Milano, c’era Casini.
«Casini va sostenuto, aiutato. Non andrà mai col Pdl finchè il leader è Berlusconi. Ma non deve cedere neanche all’alleanza col centrosinistra, con quelli che D’Alema chiama i progressisti: è un termine ambiguo, così si definiva Stalin».
Che direbbe oggi Bettino Craxi?
«Sto preparando un libro sui suoi appunti, La Seconda Repubblica vista da Hammamet : ci sono cose che sembrano scritte questa mattina. Parlava del “compagno Fini”, dodici anni fa».
Andrea Garibaldi
(da “Il Corrriere della Sera”)
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Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile
I QUATTRO SMENTISCONO MA C’E’ CHI GIURA IL CONTRARIO: “PER NON FARSI VEDERE HANNO USATO IL TUNNEL CHE COLLEGA IL SENATO CON PALAZZO GIUSTINIANI”
A sentire Rocco Buttiglione le cose sono semplici: “Se non ora, in questo momento di estrema difficoltà , quando i leader possono incontrarsi per discutere dell’italia? E soprattutto, è normale che sia così, è nato un governo di tregua”.
Solo che questa semplice riflessione dell’esponente centrista cozza con una ridda di smentite e imbarazzati distinguo.
Per cui l’esistenza, o meno, del vertice di ieri sera tra Mario Monti e i vertici di Pd, Pdl e Terzo Polo, si tinge di giallo.
Negano i diretti protagonisti, tace Monti.
Ma le indiscrezioni si rincorrono. E spunta un tunnel galeotto. Ovvero quello che collega il Senato a palazzo Giustiniani (dove Monti ha l’ufficio).
Ed è proprio davanti a quel tunnel che sarebbe stato avvistato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
Nelle stesse ore il segretario del Pdl Angelino Alfano viene visto mentre svolta verso corso Rinascimento, via che costeggia palazzo Madama.
Mario Monti, intanto, negli stessi minuti entra nel suo studio di palazzo Giustiniani. Passano tre quarti d’ora e – giurano fonti del Terzo Polo – Pier Ferdinando Casini si muove verso il Senato.
Solo casualità ?
Bersani, Casini e Alfano, però, negano.
In particolare i segretari di Pd e Pdl che non vogliono in alcun modo essere immortalati in una ‘foto di gruppo’ tra avversari-alleati che non piace ai rispettivi elettorati.
Per questo nei comunicati dei partiti, si parla semplicemente di “contatti”. Magari telefonici e, soprattutto, ‘bilaterali’.
“Non ci sono vertici, c’è il vertice che è il premier. I partiti stanno agevolando il lavoro di Monti, non ci saranno politici nel governo” dice Casini.
Anche dal Pd arrivata una smentita: “Non c’è stato nessun vertice, ma solo contatti tra i segretari fra di loro e con Monti”.
D’altronde per un governo tecnico l’esigenza di uno stretto raccordo con i leader di partito è necessaria.
Ma è altrettando palese che questi ultimi però preferiscano non rendere palese la questione. Per lo stesso motivo per il quale si opposero all’ingresso di esponenti politici.
Non a caso alcuni big del Pdl in queste ore stanno recapitando ad Alfano un messaggio chiaro: in queste vicende occorre chiarezza, non vertici segreti.
Pare che anche di questo il segretario abbia discusso animatamente con diversi dirigenti che l’hanno incontrato oggi a via dell’Umiltà .
(da “La Repubblica“)
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Novembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
“NAPOLITANO CI TRATTAVA COME BAMBINI”…DAVANTI AI SENATORI IL PROPRIETARIO DI MEDIASET GIA’ ATTACCA IL NUIOVO GOVERNO, POI CON FARE RICATTATORIO DICE: “DURERA’ FINO A CHE VORREMO NOI”… E SU CASINI: “FAREMO RAGIONARE IL RAGAZZO, CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”
Il governo di Mario Monti rappresenta una “sospensione certamente negativa della democrazia”.
Sono le parole che Silvio Berlusconi ha usato, parlando ai senatori del Pdl, davanti ai quali ha parlato del nuovo governo, dei punti del programma che non gradisce e di elezioni: “Non possiamo lasciare il paese alla sinistra. E poi a chi? a Di Pietro, Vendola e Bersani. Gli italiani non sono così cretini da dare il voto a questi qua”.
L’ex premier non usa mezzi termini e attacca duramente il nuovo esecutivo: “la decisione finale ci è stata praticamente imposta, con i tempi voluti dal presidente della Repubblica”.
Ce n’è anche per il capo dello Stato: “Come presidente del consiglio mi sentivo impotente, potevo solo suggerire disegni di legge. Anche i decreti, quando arrivavano al Quirinale, il presidente della Repubblica diceva no a 2 su 3 – sottolinea Berlusconi -. Ci correggeva con la matita rossa, come una maestra con i bambini delle elementari”.
Davanti ai senatori del suo partito, l’ex presidente del Consiglio sottolinea che la durata del nuovo esecutivo dipende dal Pdl, decisivo anche nella nuova maggioranza e insiste perchè il nuovo premier chiarisca il suo programa: “Monti ha parlato di sviluppo e crescita, ma non ci ha detto nulla di preciso sul suo progamma. Abbiamo parlato a grandi linee degli impegni presi con l’Europa – ha detto Berlusconi, che ha ribadito il no del Pdl alla patrimoniale perchè sarebbe una misura depressiva.
L’ex primo ministro non ha tralasciato l’argomento elezioni: se si andasse al voto oggi, ha detto, ci sarebbe “L’incognita del Terzo Polo, l’incognita di Casini. Ma non vi preoccupate: faremo ragionare il ragazzo al momento giusto, con le buone o le cattive…”.
Poi, sulla legge elettorale: “Monti non cambierà la legge elettorale, ma siamo d’accordo che va cambiata. Abbiamo un gruppo di esperti che sta valutando quella migliore, va modificata prima delle prossime elezioni”, ha spiegato, ribadendo il suo no per ora al voto anticipato: “Affrontare ora una campagna elettorale, sotto la pressione negativa e l’assedio dei media, sarebbe stato un errore”.
L’ex premier, poi, ha affrontato anche il tema delle intercettazioni: “Quella delle intercettazioni è una vergogna. Io ho deciso che di non avere più il cellulare”, ha detto e ha sottolineato la necessità entro la fine della legislatura di mettere mano al regime delle intercettazioni e alla giustizia.
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Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile
PD, UDC E FLI AVREBBERO UN PROGETTO COMUNE PER FAR CADERE IL GOVERNO GIA’ LA PROSSIMA SETTIMANA, PUR APPROVANDO I DECRETI INDISPENSABILI…DAI MALPANCISTI DEL PDL A UNA MOZIONE DI SFIDUCIA, POI ELEZIONI O UN GOVERNO TECNICO CON MONTI O LETTA
Silvio Berlusconi pensa di blindare le sorti del governo con la fiducia sul maxiemendamento, ma l’opposizione avrebbe pronto un contropiano per farlo cadere.
Un contropiano che dovrebbe cominciare a realizzarsi già martedì, quando la Camera dovrà votare il rendiconto generale dello Stato, provvedimento sul quale l’esecutivo era già andato sotto qualche settimana fa.
L’approvazione è richiesta dalla Costituzione e indispensabile per la stabilità dei conti pubblici.
Il rendiconto quindi passerà , ma — ecco la strategia di cui si parla nei corridoi romani — in modo da rendere manifesta l’inesistenza di una maggioranza di governo.
Vale a dire con il voto contrario di molti “malpancisti” del centrodestra — con le ultime defezioni i sostenitori di Berlusconi a Montecitorio precipitano pericolosamente verso i 300, insufficienti a tenere — ma con le palesi (e momentanee) stampelle offerte dall’opposizione.
A questo punto, afferma la presidente del Pd Rosy Bindi, se il presidente del Consiglio non si farà da parte annunciando le proprie dimissioni, “ci sarà un atto parlamentare di fronte al quale trarremo le conseguenze che noi chiediamo da tempo: o un governo di responsabilità nazionale o le elezioni”.
Lo strumento che potrebbe essere utilizzato è una mozione di sfiducia “costruttiva” che, anche se non prevista nel nostro ordinamento, mostri la volontà politica di mandare a casa l’esecutivo per sotituirlo immediatamente con uno nuovo in grado di varare le misure anticrisi e fare le riforme.
Ovviamente la decisione dovrebbe passare per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si troverebbe di fronte un’alternativa già discussa tra i partiti.
Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza come guida dell’ipotetico nuovo governo ci sono Mario Monti e Gianni Letta.
Un ruolo di primo piano in questa tessitura l’avrebbe avuto Pier Ferdinando Casini, che ha appena accolto nell’Udc i transfughi del Pdl Ida D’Ippolito Viale e Alessio Bonciani.
E starebbe lavorando su altri.
Per tutti i berlusconiani convertiti — anticipa l’agenzia Ansa — sarebbe pronta una casa comune in cui convergere, la cosiddetta Costituente dei moderati, popolari e riformisti, che a breve potrebbe costituirsi come gruppo alla Camera.
Il progetto avrebbe il pieno appoggio del presidente della Camera Gianfranco Fini, e di Fli, e del Pd, i cui leader vanno ripetendo in queste ore che il governo Berlusconi ha “le ore contate”.
L’agenzia Adn Kronos riferisce di un incontro riservato avvenuto tra Casini e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.
All’ordine del giorno, appunto, la strategia comune da adottare nella votazioni della prossima settimana per affondare il Cavaliere.
Per Berlusconi si profilano guai anche al Senato.
Il gruppo raccolto dall’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu si starebbe allargando, in più si parla di alcuni senatori piemontesi in contatto con Luca Cordero Montezemolo, e di altri ancora tentati dall’Udc.
Lamberto Dini ha manifestato la disponibilità , all’occorrenza, di proporsi come candidato a guidare una fase di transizione.
Sul maxiemendamento i senatori ‘ribelli’ — al momento se ne conterebbero una decina — potrebbero non far mancare il proprio voto.
Ma si trattarebbe di una fiducia condizionata: per ottenere il via libera sulle misure promesse all’Europa, Berlusconi dovrebbe annunciare le dimissioni in aula.
Il presidente del consiglio, però, al momento non sarebbe intenzionato a recedere.
La linea discussa con i collaboratori sarebbe quella di resistere a oltranza.
E in caso di crisi, invocare le elezioni immediate. Se invece passasse l’ipotesi di governo tecnico, il Pdl resterebbe all’opposizione.
Intanto si fa sentire un altro “frondista”, l’ex ministro Claudio Scajola, intervenuto a Porta a porta: ”Bisogna allargare la maggioranza di governo, non attraverso un golpe di palazzo. Alcuni giornali cosiddetti amici del centrodestra hanno confuso la chiarezza del dibattito politico con un attentato alla disciplina. Berlusconi non può essere allontanato dal tradimento di qualcuno. Se ritiene di poter fare questa svolta gestendo lui stesso la presidenza del Consiglio lo faccia, altrimenti si faccia da parte”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ALESSIO BONCIANI E IDA D’IPPOLITO LASCIANO IL PDL PER PASSARE CON CASINI…PIPPO GIANNI ANNUNCIA CHE POTREBBE VOTARE CONTRO LA FIDUCIA…. TRE RESPONSABILI TORNANO AL GRUPPO MISTO
Con il passare delle ore i “maldipancia” della maggioranza si stanno trasformando in vere
e proprie coliche.
Dopo le manovre degli “scajoliani”, i malumori dell’area che fa riferimento a Beppe Pisanu, i distinguo di un fedelissimo come Paniz e la lettera dei sei “frondisti”, lo stillicidio di prese di distanza da Silvio Berlusconi è proseguito anche oggi.
A nulla sono servite la decisione del premier di porre la fiducia sul maxiemendamento al ddl Stabilità e l’ottimismo del segretario Angelino Alfano secondo cui “si risolverà tutto” perchè gli scontenti “non sono usciti ma hanno posto questioni politiche che valuteremo con attenzione”.
Due in meno.
La novità di oggi pomeriggio è il passaggio di altri due deputati dal Pdl all’Udc. “Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito. Benvenuti!”, ha “twittato” Roberto Rao, braccio destro di Pier Ferdinando Casini, per salutare l’ingresso dei due parlamentari nelle file dell’opposizione.
Scelta confermata dal presidente di turno della Camera, Rocco Buttiglione, che ha formalizzato durante la seduta d’Aula il cambio di gruppo dei due deputati.
Si torna a quota 314.
Secondo un primo conteggio, con la perdita di questi ulteriori due voti Berlusconi perde la maggioranza assoluta in aula alla Camera, finendo sotto quota 316, cioè a quota 314, quella faticosamente raggiunta il 14 dicembre, quando l’assemblea di Montecitorio bocciò per soli tre voti la mozione di sfiducia.
Dentro questa maggioranza, però, ci sono tante zone d’ombra e se, ad esempio, i nomi dei cosiddetti “dissidenti” si traducessero in voti contrari al governo, il Cavaliere rischierebbe di essere sfiduciato.
Nei 314 deputati ci sono infatti Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio.
I quattro del pdl che, insieme a Fabio Gava e Giustina Destro (che già non hanno votato la fiducia lo scorso 14 ottobre), hanno firmato la lettera degli scontenti che chiede al premier di promuovere un nuovo esecutivo.
Soltanto così la maggioranza scenderebbe a quota 310.
Ma le incognite non sono finite qui.
Resta per esempio in bilico il futuro di Pippo Gianni, eletto nelle liste dell’Udc e poi passato ai Reponsabili (chiamati ora Popolo e Territorio) che ha annunciato un voto contro il governo “al 75-80%”.
“Voterò la fiducia solo dopo aver visto il decreto”, ha anticipato alla trasmissione Radio2 ‘Un giorno da Pecora’. “Se conterrà delle norme sull’occupazione nel Meridione e nel Centro Sud lo voterò, altrimenti non lo voterò. Io non sono stato nominato da Berlusconi e non vengo dalla maggioranza…”.
Ancora da decifrare invece la mossa di altri tre parlamentari di Popolo e Territorio, Amerigo Porfidia, Elio Belcastro e Arturo Iannaccone, che hanno mollato il loro gruppo a Montecitorio per passare in quello Misto seppure, garantisce Iannaccone, “non solo confermiamo la fiducia, ma aggiungiamo che la nostra fiducia va personalmente a Silvio Berlusconi”.
“Ricostituiamo la componente del Misto, da cui già provenivamo – precisa ancora il deputato – perchè siamo impegnati a organizzare il nostro partito sul territorio meridionale e ci serve la visibilità che ci garantisce formare una nostra componente nel Misto”.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “NESSUNA ALLEANZA PRECOSTITUITA, CHI VUOLE IL BENE DEL PAESE SI SGANCI ORA DAL PDL”…CASINI: “DECIDETE A SCHIENA DRITTA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”…RUTELLI: “SERVE UN GOVERNO DI RESPONSABILITA’”
I malumori in casa Pdl e l’incertezza dei numeri nella maggioranza alimentano l’offensiva politica del Terzo Polo.
La convention di Lecce serve a lanciare appelli a dissidenti e malpancisti di maggioranza, a prendere le distanze dalla sinistra, a rivendicare libertà di manovra.
Dal palco gli interventi sono da vigilia di campagna elettorale prossima, con il Terzo Polo pronto ad approfittare di un 8 settembre berlusconiano e ad accogliere le truppe disperse dopo il “tutti a casa”.
Il primo messaggio, del resto, è rivolto a chi, nel Popolo della Libertà , è tentato dall’idea di abbandonare Silvio Berlusconi prima di una ingloriosa caduta.
Messaggio ripetuto a chiare lettere tanto dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, quanto dal leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini.
Fini: “Alleanza solo con il popolo italiano”.
Sul discorso alleanze, Fini sottolinea che il Terzo Polo andrà verso le elezioni senza alleanze precostituite.
Ma i giochi restano in qualche modo aperti: “Abbiamo un’enorme difficoltà a ragionare con una certa sinistra lontana da noi – dice Fini – , ma non è affatto scontato che l’altro grande polo sia l’interlocutore. Noi – aggiunge – abbiamo obiettive impossibilità a ragionare con chi ritiene che la Tav sia inutile o che non si possa liberalizzare o che la riforma delle pensioni sia un tabù. A ragionare, cioè, con una sinistra lontanissima in termini culturali e programmatici”.
Dall’altra parte, però, avverte Fini, “siamo convintissimi che occorre riformare la giustizia, ma che non si debba andare alla resa dei conti con i magistrati”.
Inoltre, sottolinea, “ci separa un abisso dalla xenofobia della Lega, che rifiuta ogni ipotesi di integrazione”.
In conclusione, afferma Fini, “al momento del voto il Terzo Polo non parteciperà al baratto di questa o quell’alleanza pur di avere un voticino in più. Non ci interessa nè un’alleanza contro Berlusconi, nè contro Bersani. Noi vogliamo un’alleanza con il popolo italiano”.
Rivendicando l’equidistanza dai due poli principali, il leader Fli si rivolge però ai potenziali transfughi del Pdl: “Il Terzo Polo – dice – è aperto al contributo di tutti quei parlamentari del Pdl che devono aprire gli occhi: ora o mai più. Con quattro o cinque voti non si governa, si vivacchia. Questa è l’ultima chiamata”.
Casini: “Finita l’era dei superuomini”. Lo stesso appello, con toni anche più decisi, è partito dalla voce di Pier Ferdinando Casini: “E’ ora di finirla con i superuomini, quelli che pensano che il mondo finisce quando finiscono loro. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva indispensabile”, attacca Casini.
E’ ora di finirla, aggiunge il leader Udc, anche con una “caricatura del bipolarismo che ormai è divenuto uno scontro fra uomini primitivi. Oggi c’è bisogno di parlare un linguaggio nuovo e non di riproporre una formula bipolarista sgangherata”.
Ma l’affondo più diretto Casini lo riserva ai “malpancisti” del Pdl: “Aprite gli occhi, decidete a schiena dritta – dice Casini – se non volete diventare capri espiatori del fallimento berlusconiano” in una fase in cui “anche le migliori aspettative suscitate dall’elezione di Alfano alla segreteria” stanno venendo meno.
“Se pensate di salvarvi con le alchimie vi ritroverete sulla nave di un’illusione che va a fondo”.
Casini poi avverte il Partito democratico: “Siamo stanchi – dice – di sentire alcuni amici del Pd dire che noi dobbiamo decidere. Amici del Pd, noi abbiamo già deciso: siamo per un centrodestra moderno e con l’illusione del berlusconismo abbiamo finito quando si è capito che la rivoluzione liberale non si sarebbe mai vista e che tutto era finalizzato alla difesa di una sola persona e che la politica non contava più niente”.
Il problema della scelta, semmai, secondo Casini, riguarda il Pd e “non è di sostituire Renzi con D’Alema, ma di come si risponde alle grandi questioni di oggi, perchè il rischio è di passare dal disastro berlusconiano a un governo uguale e contrario”.
Rutelli: “Berlusconi punta al Natale”. Anche il leader di Api, Francesco Rutelli, ha la sua “ultima chiamata”. ma la rivolge per “un governo di responsabilità per il Paese e per affrontare le sfide dell’economia”.
“Berlusconi tenta di arrivare a Natale perchè sa che la sua coalizione non reggerà – afferma Rutelli -. Sono divisi. Non ce la possono fare loro e non ce la può fare una sinistra sempre più spostata a sinistra”.
Per questo Rutelli rinvia alla prossima iniziativa del Terzo Polo che si terrà a novembre: “A Verona tireremo le somme”.
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Settembre 19th, 2011 Riccardo Fucile
MA NEL PDL STUDIANO UNA LEGGE ELETTORALE PER IL DOPO-SILVIO…. I DUBBI SULLA LEGA E IL TIMORE SUL VOTO PER L’ARRESTO DI MILANESE… CASINI BOCCIA OGNI APERTURA FINCHE’ C’E’ BERLUSCONI
Nemmeno le mura di villa Campari riescono a tener lontano il clangore dell`assedio che lo circonda.
«Ci sono molti sciacalli in giro, anche tra i nostri, ma se vogliono cacciarmi devono venire allo scoperto. E trovare i voti per sfiduciarmi in aula».
Persino la lettura del Giornale, ieri mattina, gli ha procurato un dispiacere, visto che in prima pagina un Giuliano Ferrara senza peli sulla lingua gli suggeriva addirittura di presentare agli italiani` «scuse formali».
Un rimprovero presentato in maniera affettuosa, ma che tuttavia lo ha molto colpito, se è vero che il Cavaliere ha avvertito il bisogno di telefonare all`amico giornalista per chiarirgli che no, lui non sentiva davvero di aver commesso alcunchè di cui dover chiedere scusa.
Eppure, nonostante il segretario del Pdl si sia immolato sull`altare dell`ortodossia, blindando la leadership del premier a costo di gettare a mare le aperture di Pier Ferdinando Casini, la casa è in fiamme.
«Berlusconi non si dimette e noi lo difenderemo», ha annunciato il delfino designato, affossando ogni ipotesi di «larghe intese» aperte all`Udc.
E infatti il leader centrista ha fatto sapere: «Ma quali aperture, finchè c`è Berlusconi io nemmeno discuto».
Una presa di posizione dura, personalmente anche rischiosa (visto che proprio Alfano è stato il protagonista in queste settimane delle trattative sotterranee con Casini) e tuttavia necessaria per provare a stroncare le tentazioni di alcuni settori non marginali del partito.
Non è un mistero infatti che Gianni Alemanno stia ormai apertamente lavorando in una logica post-Berlusconi, fianco a fianco con un altro big del calibro di Roberto Formigoni.
Anche quelli che una volta si chiamavano “teocon” sono in fibrillazione, soprattutto per l`imbarazzo che la vicenda escort provoca in Vaticano.
«Soffro in silenzio», si è lasciato sfuggire Marcello Pera, uno che ha scritto un libro a quattro mani insieme a un certo Ratzinger.
Ma ormai anche la base è difficilmente controllabile.
Tanto che ieri, mentre Alfano difendeva a spada tratta il premier alla festa del Pdl di Cortina, nella sala attigua alcune amministratrici del partito si ammutinavano indossando delle T-shirt contro Nicole Minetti.
La marea è montante e se ne è accorto anche Bobo Maroni, che nelle conversazioni private di questi ultimi giorni ha indicato il voto sull`arresto di Marco Milanese come il passaggio più complicato della legislatura.
Ieri il titolare del Viminale ha cominciato ad uscire dal cespuglio, assestando un colpo micidiale all`alleanza del Nord.
«Noi – ha tuonato a Venezia riferendosi al sottobosco dei Tarantini- siamo diversi da questa gentaglia».
Un attacco che è stato immediatamente riportato a Berlusconi, amplificando i sospetti sul comportamenti dei deputati fedeli a Maroni (la maggioranza del gruppo) in caso di voto segreto giovedì sull`arresto dell`ex braccio destro di Tremonti.
Questa sera, per provare a blindare la Camera, il premier vedrà Bossi ad Arcore.
Ma non è prevista la partecipazione di Maroni.
Intanto, mentre Berlusconi si arrocca e si prepara a resistere all`assedio, i più avvertiti nel Pdl cercano una via d`uscita politica per salvare il salvabile.
Il pericolo numero uno per la maggioranza, dopo l`assalto dei pm, è l`appuntamento con il referendum elettorale.
Se la Corte costituzionale dovesse ammettere il referendum, per la (discussa) teoria della “reviviscenza” tornerebbe in vita la legge precedente, ovvero il maggioritario con i collegi uninominali.
E nel Pdl temono che gli elettori leghisti, quando si troveranno nel collegio un candidato berlusconiano, non daranno più il loro voto, garantendo così la vittoria alla sinistra.
Calcoli alla mano, gli esperti elettorali del Pdl hanno iniziato quindi a ragionare su sistemi proporzionali senza premio di maggioranza, come quelli in vigore in Germania e Spagna, per evitare il referendum e riagganciare Casini.
Sistemi più adatti a un partito che si sente ormai orfano di un leader carismatico.
Nei prossimi giorni, se il governo riuscirà a superare la prova Milanese, se ne parlerà a via dell`Umiltà in maniera approfondita.
Contando sul fatto che il Terzo Polo sarà un interlocutore attento.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Settembre 15th, 2011 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI VORREBBE UN GOVERNO ISTITUZIONALE… I PARTITI: PD 27,5%, IDV 6%, SEL 7,5%, PDL 26,5%, LEGA 9%, UDC 7%, FLI 3,5%, API 2%….A FAVORE DEL GOVERNO TECNICO IL 44% DEGLI ELETTORI, CONTRO IL 29%, SENZA OPINIONE IL 27%
Berlusconi e il suo governo raggiungono (in discesa) livelli di fiducia “imbarazzanti” nel
sondaggio mensile di Ipr Marketing, mentre le intenzioni di voto sono decisamente a favore del centrosinistra e gli italiani dimostrano di apprezzare l’idea di un governo istituzionale per uscire dalla crisi e condurre il Paese a nuove elezioni.Il premier, dunque, perde 5 punti e crolla a quota 24 interpellati su 100 che dicono di avere molta o abbastanza fiducia in lui, mentre 64 affermano di averne “poca o nessuna” e 12 non si esprimono.
Il suo esecutivo raccoglie un misero 19 di “fiduciosi” (contro 66 negativi e 16 indecisi).
Siamo ai livelli in cui gli anglosassoni (che i sondaggi li hanno inventati) dicono
che non c’è “sopravvivenza” politica del soggetto “sondato”.
La caduta libera di Berlusconi, iniziata nel luglio del 2009 quando per la prima volta è sceso sotto quota 50% è davvero impressionante.
In due anni ha perso 26 punti e ne ha lasciati 38 sul suo massimo di 62 raggiunto nell’ottobre del 2008.
La caduta ha più o meno lo stesso andamento: 36 punti in meno rispetto al top di 55 raggiunto nel giugno del 2008.
Il calo della fiducia si traduce anche in un dato interessante sulle intenzioni di voto.
Il centrosinistra raggiunge quota 44% con un vantaggio di 6 punti e mezzo sul centrodestra (37,5%) con il terzo polo fermo al 13%.
A giugno, Ipr Marketing stimava il divario in 3 punti e mezzo (42,5% a 39%). Un’estate disastrosa, dunque, per il Cavaliere.
Per la prima volta, infine, questo mese, Ipr ha posto al suo campione (lo scorso 13 settembre) una domanda sull’ipotesi di un governo istituzionale formato dai rappresentanti di maggioranza e opposizione: il 44% degli elettori (63% di quelli di centrosinistra e 19% di quelli del centrodestra) ha detto di essere favorevole, il 29% (12% del centrosinistra, 57% del centrodestra) è contrario e il 27% (centrosinistra e centrodestra si equivalgono intorno al 25%) non ha un’opinione. Il 90% degli elettori del Terzo Polo è decisamente contrario a questa ipotesi.
A quota 24 interpellati su 100 che esprimono “molta” o “abbastanza” fiducia nel premier, siamo praticamente al di sotto dello zoccolo duro dei suoi stessi elettori che, secondo il sondaggio (fra Pdl, Lega e altri di centrodestra) dovrebbero essere il 37,5% del totale.
Come dire, con un ragionamento arbitrario ma tecnicamente plausibile, che neppure tutti gli elettori del Pdl (26,5%) hanno fiducia nel loro leader e che ipoteticamente, neppure un elettore della Lega Nord ha fiducia in Berlusconi.
Insomma, un disastro che peggiora ancora se si guardano i dati sull’esecutivo.
Un governo democraticamente eletto in un Paese civile dovrebbe avere di default un tasso di fiducia superiore.
Per fare un paragone numerico, alle ultime elezioni politiche (2008) il 19 per cento dei voti validi corrispondeva a circa 7 milioni di suffragi (grosso modo la somma di Lega Nord, Idv, Udc e La Destra) su un totale di 35 milioni di persone che si erano espresse.
Intenzioni di voto.
In tre mesi (e nonostante l’effetto negativo sul Pd del caso Penati) il centrosinistra ha scavato un solco di 6,5 punti sull’attuale maggioranza. Il Pd, infatti scende dal 27,5% del 12 giugno al 27% del 13 settembre, ma l’Idv guadagna un punto e mezzo (è al 6%) e il Sel cresce dal 6,5% al 7,5%. Calo dei Verdi (dall1,5% al’1%) fermi radicali e socialisti.
Nel centrodestra continua la discesa del Pdl (dal 27,5 al 26,5) e della Lega che lascia sul terreno un altro mezzo punto collocandosi al 9%, A primavera era sopra il 12%. Gli altri di centrodestra sono fermi al 2%.
Il Terzo Polo è sempre al 13% con l’Udc al 7%, l’Fli al 3,5%, Alleanza per l’Italia al 2% e Mpa allo 0,5%, tutti esattamente sulle stesse posizioni di giugno.
Massimo Razzi
(da “La Repubblica“)
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Settembre 1st, 2011 Riccardo Fucile
GRANATA DICHIARA CHE FUTURO E LIBERTA’ SOSTERRA’ I QUESITI REFERENDARI…POCO DOPO BOCCHINO LO SMENTISCE E SI ALLINEA A CASINI PARLANDO DI “VIA PARLAMENTARE” PER LE MODIFICHE… ANCHE NEL PD FRATTURA TRA BERSANI E FRANCESCHINI…DIO CI SALVI DAGLI ETERNI PRUDENTI (E INCONCLUDENTI)
Si allarga il fronte del referendum abrogativo della legge elettorale. 
E arriva a spaccare, dopo il Pd, anche Fli.
Mentre Pierferdinando Casini imbocca decisamente con la sua Udc la via parlamentare, invitando Pier Luigi Bersani a discutere lì della cancellazione del Porcellum, a partire dalla proposta di legge Pd.
Ma tra i democratici si allargano di ora in ora le fila di chi vorrebbe un sostegno esplicito del partito ai quesiti.
E Dario Franceschini, nella riunione del coordinamento, chiederà al segretario di cambiare rotta: «Lanciamo tutto il Pd nella battaglia referendaria».
Le divisioni tra i finiani sul fronte elettorale emergono in serata.
Al termine di una riunione dell’ufficio politico, Fabio Granata dichiara infatti che Fli «sosterrà » i quesiti.
Ma il deputato viene a stretto giro corretto dal vicepresidente Italo Bocchino, che spiega che tra i dirigenti sono emerse «posizioni diversificate».
E aggiunge che «c’è il convincimento» che il Porcellum vada cambiato, ma «non è il referendum lo strumento più adatto in una materia dove partiti e Parlamento dovrebbero prendersi le proprie responsabilità ».
Su quest’ultimo punto non ha dubbi l’Udc, che non ci pensa proprio ad avallare l’abolizione referendaria del Porcellum e tornare così al Mattarellum.
«Stiamo parlando del nulla – taglia corto Pier Ferdinando Casini – la Consulta non potrà mai accettare un referendum con questa impostazione».
Il leader Udc abbraccia dunque la via di una riforma parlamentare della legge elettorale.
E offre una sponda a Bersani, dichiarando la disponibilità del suo partito a discutere nelle commissioni di Camera e Senato la proposta presentata dal Pd
Perplesso sul referendum anche Massimo D’Alema, che definisce la proposta parlamentare del Pd «un buon punto di partenza».
La posizione del Pd sarà comunque discussa e definita domani, in una riunione del coordinamento del partito.
Bersani ancora ieri si è detto convinto che sul referendum bisogna «lasciare lavorare la società civile».
Ma Dario Franceschini ribatte che «nessuno capirebbe una prudenza del Pd ad appoggiare un’iniziativa che vuol restituire ai cittadini il diritto di scegliersi chi deve rappresentarli».
Dunque il capogruppo alla Camera, deciso a firmare i quesiti, chiederà al segretario di lanciare da subito l’intero partito nella campagna referendaria.
Ma sul punto i democratici sono divisi, perchè se Piero Fassino oggi fa seguire la sua firma a quelle di Romano Prodi e Walter Veltroni, c’è chi, come i fioroniani, chiede invece di seguire la via parlamentare.
Intanto Antonio Di Pietro, che i banchetti referendari li ha inaugurati da settimane, usa l’arma dell’ironia: «Ringraziamo le grandi personalità che finalmente hanno apposto le loro firme del giorno dopo, però vengano a raccogliere con noi le altre 499.999 sottoscrizioni necessarie».
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