Marzo 28th, 2019 Riccardo Fucile
FINO A CHE NON CAMBIERA’ LA LINEA SUI PROFUGHI, NIENTE SELFIE PROPAGANDISTICO DELLA ZECCA PADANA
Finchè la politica sui migranti resta questa nessuna udienza privata. È il messaggio, molto semplice, che papa Francesco ha fatto avere al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che da tempo si è mosso con canali non formali per ottenere un agognato incontro col Pontefice.
La manovra di avvicinamento al Papa del ministro che ha iniziato i trasferimenti dei richiedenti asilo proprio a partire dal Centro di Castelnuovo di Porto, dove Bergoglio aveva celebrato la lavanda dei Piedi a inizio pontificato in un gesto dimostrativo a favore dell’accoglienza, parte già poco tempo dopo essere stato nominato vicepremier, dall’occasione della celebrazione congiunta tra Gendarmeria vaticana e Polizia italiana della Festa del patrono San Michele Arcangelo nel settembre dello scorso anno.
Lì Salvini, alla sua prima comparsa Oltretevere, aveva strappato qualche selfie persino ai dipendenti vaticani. L’evento fu felpatissimo, senza troppa pubblicità da parte del Vaticano che non lo aveva inserito nell’agenda degli appuntamenti e a celebrazione conclusa, in giornata, non aveva comunicato nulla sulla presenza del leader del Carroccio in nessuno dei media della Santa Sede, nè attraverso il canale ufficiale della sala stampa, nè quello dell’«Osservatore romano».
In quella occasione Salvini aveva avanzato una prima richiesta. Rimasta per un po’ sospesa.
Quindi è tornato a premere a fine gennaio quando si è recato a pranzo in casa di un cardinale assieme al fido sottosegretario Giancarlo Giorgetti.
Da protocollo il Papa, capo di Stato, non incontra un ministro di un governo. Non si tratta di un appuntamento formale. Con un Pontefice come Bergoglio però, che incontra moltissime personalità privatamente a Casa Santa Marta, la domanda è lecita. Le vecchie rigidità sono cadute. Anche la situazione di governo, con due vicepremier legati da un contratto, è inusuale.
Non a caso, il Papa ha ricevuto il premier Conte in un’udienza quella sì formale, da solo, senza delegazioni e con il solo ambasciatore italiano presso la Santa Sede al seguito.
Francesco non è contrario in via di principio a concedere un colloquio a Salvini da cui sa anche che potrebbe scaturire una photo opportunity vista la sua compulsività sui social, anche se su questo il Vaticano lascia il senso dell’opportunità all’ospite.
Ma la risposta che Bergoglio ha fatto pervenire per ora al leader della Lega è che un incontro non può avvenire se il ministro mantiene la linea dura sui migranti.
Salvini al momento attende e mira a stringere anche perchè il rivale Luigi Di Maio ha ottenuto un incontro col segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, portando a casa un asse sul lavoro domenicale, tema cui la Chiesa da anni è molto sensibile.
Come la pensa Francesco sui migranti è noto, salvare le vite e accompagnare una vera integrazione, con prudenza. Ma ieri il Papa ancora una volta ha parlato chiaro, entrando nelle questioni specifiche. «Tenere una nave ferma è un’ingiustizia. Perchè lo fanno? Perchè farli annegare?», ha risposto a un giornalista spagnolo che gli ha chiesto come la pensi sulla nave di Open Arms bloccata nel porto di Barcellona
(da agenzie)
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Gennaio 6th, 2019 Riccardo Fucile
L’EUROPA E’ DIVENTATA UNA GIGANTESCA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
La Chiesa si sta muovendo con tutte le forze per i migranti del Mar Mediterraneo, guardando con particolare attenzione ai 49 migranti che sono al largo di Malta da diversi giorni sulle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye.
Dopo la Cei, la Fondazione Migrantes, Civiltà Cattolica e molti vescovi e cardinali, tocca a Papa Francesco nel corso dell’Angelus far sentire il suo “accorato appello”, finora inascoltato tanto in Italia quanto in Europa.
“Da parecchi giorni 49 persone salvate nel mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei perchè dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone” ha detto il Pontefice a Piazza San Pietro.
Il premier maltese Joseph Muscat rimane inamovibile e conferma che Malta non diventerà il luogo dove vengono fatti sbarcare i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie che altri paesi non vogliono accogliere.
La linea di Malta è sempre stata quella di far sbarcare i profughi a patto che gli altri Paesi europei se li prendano automaticamente in carico con le quote pre-concordate.
Caso strano quelli che non si sono mai dichiarati disponibili sono i governi sovranisti, amici dei razzisti italiani.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
IL MONSIGNORE A CAPO DELL’UFFICIO PASTORALE : “QUANDO A GENOVA, GRAZIE A SALVINI, CI TROVEREMO 1200 PERSONE PER STRADA, SARA’ UN PROBLEMA DI TUTTI”
Quando sente della disobbedienza civile minacciata dai sindaci contro il decreto Salvini, l’onda di
dissenso partita da Leoluca Orlando a Palermo e arrivata fino a Milano, con Beppe Sala che chiede di ritirare la legge, don Giacomo Martino sorride. “Non ho mai chiesto pezzi di carta in vita mia a nessuno che avesse bisogno di aiuto. La mia coscienza mi impedisce di trattare le persone in modo diverso nel caso in cui abbiano o non abbiano i documenti. Questa è la mia obiezione”.
Ha sempre rifiutato ogni etichetta, anche quella di simbolo e paladino dell’accoglienza in città , il monsignore a capo dell’Ufficio pastorale Migrantes che si è inventato dal nulla il campus di Coronata, imperniato proprio su quel tipo di integrazione che oggi le nuove norme considerano un lusso da tagliare: sulla collina di Genova, infatti, i “suoi” migranti si dividono tra lezioni di italiano e corsi di formazione, educazione civica e attività sportive.
E adesso?
“Non posso che essere positivo: vado avanti per la mia strada, come posso. È arrivato il momento in cui il volontariato dovrà diventare un vero movimento di popolo e di persone: bisognerà davvero rimboccarci le maniche. Quando ci sono persone che non vengono più messe in condizione di essere curate e assistite, non possiamo restare indifferenti. Dunque, apriremo le chiese e daremo loro un letto e un riparo. Se dovessi essere considerato un favoreggiatore dell’immigrazione clandestina per questo, me lo augurerei”.
Monsignor Giacomo Martino, il ministro dell’Interno Salvini è stato molto duro con i sindaci che hanno dichiarato la loro disobbedienza. Cosa pensa della reazione innescata dal primo cittadino di Palermo?
“A dire il vero, credo che parlare di obiezione civile su una legge siano chiacchiere. La vera, grande obiezione che la Chiesa può e deve attuare è solo su una questione: per noi non è un delinquente una persona che non ha i documenti. In ogni caso, in questo contesto, il grido del governo “Abbiamo eliminato la povertà ” riecheggia in modo ironico anche sulla nostra città . Quante cooperative e onlus potranno sostenere le spese per l’integrazione con le cifre che sembrano profilarsi? Basta fare un rapido calcolo per cogliere tutti i paradossi”.
Prego.
“Pensiamo al reddito di cittadinanza. E paragoniamolo con i fondi che, con questo taglio, verrebbero stanziati per ogni richiedente asilo: invece dei 35 euro al giorno a migrante, sembra che scendano a 21. Moltiplichiamoli allora per trenta giorni: il totale fa 630 euro al mese. Ebbene, in questa cifra dovrebbe essere compreso il lavoro di operatori, i vestiti, il cibo, i corsi di lingua, di formazione professionale, la mediazione culturale. È evidente che è impossibile. E poi, mi chiedo: quando a Genova ci troveremo 1200 persone in mezzo a una strada, questo sarà un problema di tutti oppure no? Ed è un problema di coscienza o di ordine pubblico? Io credo che, prima di tutto, sia un problema di coscienza”.
Sul sito del Viminale è uscito il nuovo capitolato di gara di appalto per la fornitura di beni e servizi relativo alla gestione e al funzionamento dei centri di prima accoglienza. È a partire da questo schema, che le varie prefetture pubblicheranno i bandi locali. Cosa vi aspettate?
“Restiamo tutti a guardare con interesse, ma non è chiaro un bel niente. I bandi attuali sono scaduti il 31 dicembre, ma hanno una previsione di proroga per i prossimi tre mesi, come da prassi. Per ora, però, tutto tace”.
Alcune delle realtà impegnate nell’accoglienza a Genova stanno seriamente riflettendo se non partecipare proprio a questo nuovo tipo di bandi. Voi cosa farete?
“Non posso non accogliere: italiani, stranieri. Al momento non abbiamo assolutamente idea di cosa può prevedere il bando su Genova. Ma vado avanti. Lo farei anche se non avessi un euro. Bisogna però riflettere su un paradosso: come si può pensare di rispettare normative di sicurezza, certificazioni, standard di qualità , a fronte di poche risorse? Quello che fa rabbia, poi, è che si tolgano diritti alle persone: pensiamo alla questione della residenza anagrafica, che ora non si potrà più concedere ai richiedenti asilo. Questo renderà la loro vita più difficile, dall’assistenza sanitaria alla ricerca di un lavoro”.
Cosa rimane da fare, allora?
“Il nostro grosso lavoro sarà sensibilizzare la gente sull’importanza cruciale del volontariato. Per noi la scuola e le lezioni erano, anzi, sono un elemento centrale per l’integrazione. Ebbene, tutto questo deve andare avanti. Anche prima, con i 35 euro al giorno, stavamo appena dentro alle spese. Adesso ci rivolgiamo ai cittadini, chiedendo loro aiuto: è il momento in cui il volontariato potrà fare la differenza. Un movimento di popolo e di persone”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile
“CI SONO QUESTIONI CHE RICHIEDONO GIUDIZI DI COSCIENZA”
“Penso che nessuno voglia essere sovversivo, ma ci sono problemi che richiedono giudizi di coscienza”. Così il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei sul dl sicurezza.
I sindaci “dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto. Ognuno prenderà le proprie decisioni, nel rispetto naturale dell’ordinamento”.
Il decreto è lesivo dei diritti umani? “Mi interessa che chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto”.
“Ci sono delle persone che, in modo onesto e serio, chiedono aiuto perchè fuggono da situazioni disperate”, ha aggiunto il cardinale.
Bagnasco ha ricordato l’esempio del Campus di Genova Coronata che “grazie a chi lo guida, don Giacomo Martino e i suoi collaboratori, ritengo che sia un buon esempio, un esempio virtuoso di integrazione, perchè l’integrazione non è una parola generica, c’è un percorso preciso fatto di borse lavoro, di insegnamento di mestieri, di tirocini. È un esempio a cui ispirarci”
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 2nd, 2019 Riccardo Fucile
“LE PERSONE CHE VANNO IN CHIESA DEVONO DARE UNA BUONA TESTIMONIANZA”
“Quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa, stanno tutta la giornata lì, vanno tutti i giorni, e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Vivono come atei”.
Lo ha detto Papa Francesco nell’udienza generale, sottolineando che “se vai in chiesa devi vivere come figlio e dare buona testimonianza, non una controtestimonianza”
Il Padre nostro di Gesù, gli ipocriti e gli atei
Ricordando come Gesù introduca l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”, il Santo Padre sottolinea che “lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: ‘Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente'”
Sottolinea quindi l’importanza della genuinità della preghiera e afferma: “C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio: lo fanno per essere ammirati dagli uomini. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: ‘Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto'”.
“Poi Gesù prende le distanze anche dalla preghiera dei pagani dicendo ‘Non sprecate parole: essi credono di venire ascoltati a forza di parole’. Qui forse Gesù allude a quella captatio benevolentiae che era la necessaria premessa di tante preghiere antiche: la divinità doveva essere in qualche modo ammansita da una lunga serie di lodi. Tu invece, dice Gesù, quando preghi rivolgiti a Dio come un figlio a suo padre, il quale sa di quali cose ha bisogno prima ancora che gliele chieda. Potrebbe essere anche una preghiera silenziosa, il ‘Padre nostro’: basta in fondo mettersi sotto lo sguardo di Dio, ricordarsi del suo amore di Padre, e questo è sufficiente per essere esauditi”.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile
CORRUZIONE E RAZZISMO “VERGOGNA DELLA POLITICA”
Un messaggio breve, quattro cartelle. Ma molto dense. In 7 punti. Con un titolo che dice già tutto: “La buona politica è al servizio della pace”.
Il tradizionale discorso del Papa per la Giornata del 1 gennaio – ricorrenza istituita da Paolo VI e celebrata per la prima volta nel 1968 – cala nel concreto della vita dei popoli e delle nazioni, perchè parla di politica, di politici e di scelte politiche.
Con un occhio anche alle prossime scadenze elettorali, che per gli europei saranno quelle del prossimo maggio, con il rinnovo dell’Europarlamento di Strasburgo.
Quasi un “Manifesto antisovranista”, un documento “antidivisivo”, che fa appello alla speranza del bene comune e all’immagine della “casa” e che nel libretto preparato dalla Libreria Editrice Vaticana è illustrato dalla figura della Giustizia, con in mano una spada e una bilancia.
Il messaggio costituirà certamente uno strumento di riflessione anche per i laici cattolici italiani, chiamati di recente dal presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, a uscire dall’irrilevanza pubblica in cui sono precipitati.
“Ogni rinnovo delle funzioni elettive, ogni scadenza elettorale, ogni tappa della vita pubblica – si legge nel Messaggio di Francesco – costituisce un’occasione per tornare alla fonte e ai riferimenti che ispirano la giustizia e il diritto. Ne siamo certi: la buona politica è al servizio della pace; essa rispetta e promuove i diritti umani fondamentali, che sono ugualmente doveri reciproci, affinchè tra le generazioni presenti e quelle future si tessa un legame di fiducia e di riconoscenza”.
Ma della politica Francesco esamina, nel punto 4, anche i “vizi”: dalla corruzione alla xenofobia.
“Accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, dovuti sia ad inettitudine personale, sia a storture nell’ambiente e nelle istituzioni. È chiaro a tutti che i vizi della vita politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all’autorevolezza, alle decisioni e all’azione delle persone che vi si dedicano. Questi vizi, che indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione — nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone —, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della ragion di Stato, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”.
Al punto 5 Bergoglio aggiunge: “In particolare, viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno”. E ancora, il Papa stigmatizza chi addossa ai più vulnerabili, ai migranti l’origine di tutti i mali.
Qualcuno griderà all’ingerenza politica di Francesco. Ma il Papa è molto attento a richiamare il magistero dei suoi predecessori: Giovanni XXIII, Paolo VI e Benedetto XVI (a cui è dedicato l’intero capitolo 3), insieme alle parole del cardinale vietnamita Nguyen Van Thuan che trascorse ben 13 anni in prigione nel suo Paese, di cui 9 in isolamento, e fu definito da Giovanni Paolo II testimone eroico della sua fede, di cui Francesco enuncia nel suo Messaggio le otto “Beatitudini del politico”.
Nessuno insomma potrà etichettare il documento per la giornata della Pace come “comunista”, o divisivo.
“Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo” spiega il Papa.” Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù dice loro: In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi” (Lc 10,5-6).
Ed è questo l’augurio di Francesco all’inizio del nuovo anno: “Pace a questa casa!”. “E questa offerta – continua – è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana.
La “casa” di cui parla Gesù – continua – è ogni famiglia, ogni comunità , ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni nè discriminazioni. È anche la nostra “casa comune”: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine”.
La pace, secondo Francesco, è simile alla speranza di cui parla il poeta Charles Pèguy; è come un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza. Lo sappiamo: la ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie. La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione.
“Se uno vuol essere il primo — dice Gesù — sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9,35). Come sottolineava Papa San Paolo VI: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli — locale, regionale, nazionale e mondiale — significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città , della nazione, dell’umanità “.
In effetti, la funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto. Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità .
Papa Benedetto XVI ricordava – continua il Messaggio – che “ogni cristiano è chiamato a questa carità , nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] Quando la carità lo anima, l’impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell’impegno soltanto secolare e politico. […] L’azione dell’uomo sulla Terra, quando è ispirata e sostenuta dalla carità , contribuisce all’edificazione di quella universale città di Dio verso cui avanza la storia della famiglia umana”.
È un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità , il rispetto reciproco, la sincerità , l’onestà , la fedeltà .
Il Messaggio continua con uno sguardo rivolto ai giovani, al futuro. “Quando l’esercizio del potere politico mira unicamente a salvaguardare gli interessi di taluni individui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, perchè condannati a restare ai margini della società , senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talenti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti. Diventa una fiducia dinamica, che vuol dire “io mi fido di te e credo con te” nella possibilità di lavorare insieme per il bene comune. La politica è per la pace se si esprime, dunque, nel riconoscimento dei carismi e delle capacità di ogni persona.
“Cosa c’è di più bello di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffrire, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo”.
Per Papa Francesco, ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune. “La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sè una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali”.
A cento anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, “mentre ricordiamo i giovani caduti durante quei combattimenti e le popolazioni civili dilaniate, oggi più di ieri conosciamo il terribile insegnamento delle guerre fratricide, cioè che la pace non può mai ridursi al solo equilibrio delle forze e della paura. Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità . È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate. Il nostro pensiero va, inoltre, in modo particolare ai bambini che vivono nelle attuali zone di conflitto, e a tutti coloro che si impegnano affinchè le loro vite e i loro diritti siano protetti. Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze, quando non è arruolato per diventare egli stesso soldato o ostaggio dei gruppi armati. La testimonianza di quanti si adoperano per difendere la dignità e il rispetto dei bambini è quanto mai preziosa per il futuro dell’umanità “.
(da agenzie)
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Novembre 17th, 2018 Riccardo Fucile
IL 9 MARZO AVEVA GIA’ INVIATO UNA LETTERA ALLA COOPERATIVA CHE GESTISCE IL SITO
La Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede “accetta di azzerare il debito
pregresso”, sottolineando che nessuna somma arretrata – alcuni organi di stampa avevano parlato di una somma di 700mila euro – è stata mai chiesta alla Cooperativa La Paranza e manifestando la volontà di avviare una nuova fase di collaborazione su una base di trasparenza e legalità .
È quanto si legge in un documento datato 9 marzo 2018 – molti mesi prima che scoppiasse il caso mediatico – reso noto oggi da Tv2000, in merito alla vicenda delle Catacombe di San Gennaro che vede coinvolti nel rione Sanità la Cooperativa La Paranza, l’Arcidiocesi di Napoli e il Vaticano.
Il Concordato stabilisce che sia la Santa Sede ad occuparsi della gestione di tutte le catacombe presenti sul territorio nazionale, circa 120 (di cui una ventina aperte al pubblico) compresa quella di Napoli.
Alla Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede spetta il 50% degli introiti provenienti da ciascuna catacomba come contributo necessario per la tutela, la conservazione, il restauro e gli interventi urgenti di recupero il cui onere cade esclusivamente sulle spalle della Commissione, non ricevendo essa alcun contributo statale a tal fine.
La catacomba napoletana – sottolinea la tv dei vescovi – è l’unica catacomba in Italia che non solo non ha mai corrisposto la percentuale degli introiti stabilita ma nemmeno ha mai inviato in Vaticano alcun rendiconto dettagliato dei suoi bilanci. In pratica – sostiene il Vaticano – La Paranza gestisce il sito in totale autonomia, emettendo biglietti in proprio e non fornendo bilanci.
La Cooperativa La Paranza ha ottenuto nel 2009, in gestione dall’Arcidiocesi di Napoli, le famose catacombe che portano il nome del Patrono della città . In questi anni il numero dei visitatori è cresciuto e la Coop ha potuto dare lavoro a molti giovani in un quartiere così difficile come il rione Sanità .
Un’opera di grande rilievo sociale che – assicurano alla Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede, secondo quanto riferisce l’emittente della Conferenza episcopale italiana – nessuno vuole interrompere ma rilanciare su una base nuova di trasparenza e legalità . Senza creare disparità di trattamento con le altre catacombe aperte al pubblico, e gestite da altri soggetti, che hanno sempre rispettato gli accordi con la Commissione, anche in zone problematiche come Palermo, Siracusa o Tor Pignattara a Roma.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“I GIOVANI NON CADANO NELLO STESSO ERRORE”
“Sappiamo come cominciano i populismi: seminare odio. Non si può vivere seminando
odio”. Papa Francesco si rivolge ai giovani durante l’incontro di presentazione all’Augustinianum del progetto e del libro La saggezza del tempo, scritto insieme a padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica.
Per Bergoglio è importante “che i giovani conoscano come nasce un populismo” e fa riferimento “a Hitler nel secolo scorso, che aveva promesso lo sviluppo della Germania“.
“I giovani non hanno l’esperienza delle due guerre — ha aggiunto il Papa -. Io ho imparato da mio nonno che ha fatto la prima nel Piave tante cose, anche le canzoni ironiche contro il re e la regina. Cosa lascia una guerra? Milioni di morti nella grande strage. Poi è venuta la seconda, l’ho conosciuta a Buenos Aires con tanti migranti arrivati: italiani, polacchi, tedeschi. Sentendo loro, capii, tutti capivamo, cos’era una guerra che da noi non si conosceva. Credo sia importante che i giovani conoscano il risultato delle due guerre del secolo scorso. È un ‘tesoro’, negativo, ma prezioso per creare le coscienze. È importante perchè non cadano nello stesso errore“.
Durante l’incontro è tornato anche sul tema dei migranti, di cui aveva parlato anche durante la conferenza mondiale sulla xenofobia, e della necessità di un intervento da parte della comunità internazionale.
“I migranti — ha continuato il papa — vanno accolti col cuore e le porte aperte. La chiusura è la strada del suicidio. È vero che si devono accogliere i migranti, ma si devono accompagnare e soprattutto si devono integrare“.
Secondo Bergoglio “un governo deve avere cuore aperto per ricevere, le strutture buone per fare la strada dell’integrazione, e anche la prudenza di dire ‘fino a questo punto posso, poi non posso più’”.
Ma la questione della migrazione, ha ricordato, “è l’emergenza di tutta l’Europa: si metta d’accordo perchè il peso più grande lo hanno portato l’Italia, la Grecia, la Spagna, e anche Cipro“. E ha concluso: “Cosa faccio io quando vedo che il Mediterraneo è un cimitero? Dico la verità : soffro, prego, parlo, non dobbiamo accettare questa sofferenza”.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2018 Riccardo Fucile
IN UNA LUNGA INTERVISTA A IL SOLE 24 ORE IL PONTEFICE PARLA DI ECONOMIA, FINANZA E LAVORO…”NO AI SUSSIDI”
“L’attuale centralità dell’attività finanziaria rispetto all’economia reale non è casuale: dietro a ciò
c’è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi”. Ma, secondo Papa Francesco non è questo il modo corretto per arricchirsi.
In un’intervista esclusiva – che, scherzosamente, definisce “una piccola enciclica” – a Il Sole 24 Ore spiega perchè:
I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. È il lavoro che conferisce la dignità all’uomo, non il denaro. Una sana economia non è mai slegata dal significato di ciò che si produce e l’agire economico è sempre anche un fatto etico.
Nella sua prima intervista a un giornale economico e finanziario il Pontefice si sofferma molto sull’importanza del lavoro e sulla necessità del “genio creativo”, indispensabile per un “nuovo ordine economico”.
Dà inoltre il suo parere sui sussidi che, spiega, non contribuiscono a dare dignità , tranne in casi particolari. Anzi, in alcune circostanze tendono a deresponsabilizzare le persone:
Il lavoro crea dignità , i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano
Un ampio passaggio è dedicato poi ai migranti che, sostiene il Papa, sono persone povere che si spostano alla ricerca di benessere e fanno paura proprio a chi in questo benessere vive da tempo.
Chi arriva in Europa, deve avere rispetto della cultura del Paese che li accoglie. D’altro canto, però, è necessario che i Paesi europei si aprano all’accoglienza. Un invito, poi, agli imprenditori – citati molte volte nel corso dell’intervista a investire anche in favore di chi scappa dalla miseria:
“L’Europa ha bisogno di speranza e di futuro l’apertura, spinti dal vento della speranza, alle nuove sfide poste dalle migrazioni può aiutare alla costruzione di un mondo in cui non si parla solo di numeri o istituzioni ma di persone” (..) “Per queste persone che fuggono dalla miseria e dalla fame, molti imprenditori ed altrettante istituzioni europee a cui non mancano genialità e coraggio, potranno intraprendere percorsi di investimento, nei loro Paesi, in formazione, dalla scuola allo sviluppo di veri e propri sistemi culturali e, soprattutto in lavoro”.
Il Papa si rivolge direttamente ai leader dei Paesi europei. “Ci sono stati troppi silenzi”, dice e chiede di trovare una strada per superare la paura nei confronti di chi arriva:
“Affido queste responsabilità anche alla prudenza dei governi, affinchè trovino modalità condivise per dare accoglienza dignitosa a queste persone che invocano aiuto. (..) È necessario avere attenzione ai traffici illeciti, consapevoli che l’accoglienza non è facile”.
(da “Huffingtonpost”)
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