Dicembre 22nd, 2017 Riccardo Fucile
RICERCA MEDIA RESEARCH: IN 20 ANNI E’ AUMENTATO SOLO IL NUMERO DI COLORO CHE NON SI RICONOSCONO IN NESSUNA FEDE
Le festività natalizie fanno scattare, nel discorso mediatico, un meccanismo consolidato:
come andranno le spese delle famiglie in regali, cibo e vacanze? Come andranno i consumi?
Non solo a causa delle difficoltà di quest’ultimo decennio il Natale è annoverato fra gli indicatori dell’andamento dell’economia.
La dimensione religiosa della ricorrenza, e non sempre, si declina nell’intimità familiari, nel privato o confinato alle comunità dei credenti. Eppure, la religiosità , così come l’ideologia politica, costituiva un universo di valori per le persone.
Un insieme di norme che contribuiva a guidare l’azione dei singoli. Permetteva la costruzione di un senso comune. Offriva un obiettivo condiviso per la costruzione della società e del suo futuro.
Religiosità e ideologie erano le narrazioni delle comunità che (e di come) si sarebbero dovute costruire. L’uso dei verbi al passato non è casuale. Perchè tali pilastri hanno perso la loro valenza.
La dimensione religiosa è attraversata da tensioni profonde. Già all’inizio degli Anni 60 il sociologo Sabino Acquaviva evidenziò un’«eclissi del sacro».
All’orizzonte comune dei valori religiosi di riferimento si è sostituita una declinazione individuale che definiremmo «tailor made», dove ognuno ritaglia su di sè la morale religiosa in una sorta di «fai-da-te».
Tant’è che siamo in presenza di «un singolare pluralismo» morale e religioso, così come definito da una ricerca curata da Garelli, Guizzardi e Pace (Mulino) nel 2000.
Un limbo collettivo
A distanza di quasi 20 anni da quell’indagine sono ancora mutate la religiosità e la spiritualità degli italiani?
Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per «La Stampa», ha ripercorso alcuni dei temi sugli orientamenti religiosi degli italiani. Pur con le cautele del caso, tuttavia il raffronto con quanto rilevato all’inizio del secolo evidenzia come i processi di trasformazione allora rilevati si siano approfonditi.
E, in generale, la società italiana mostri evidenti segni di una progressiva erosione della dimensione del sacro.
Le dichiarazioni di appartenenza religiosa raccontano che la maggioranza della popolazione si dichiara ancora oggi cattolica (60,1%).
Largamente minoritari sono quanti appartengono ad altre famiglie religiose (dagli islamici ai buddisti, dagli ebrei alle altre cristiane o non cristiane: complessivamente il 6,5%).
Per contro, un italiano su tre (33,4%) non sente di appartenere ad alcuna confessione religiosa.
Fin qui, dunque, l’Italia parrebbe un Paese popolato da cattolici.
Se è così, tuttavia, tale quota decresce significativamente dal 2000 di 19,1 punti percentuali, quando allora era stimata al 79,2%.
Tale travaso, però, più che andare a vantaggio di altri gruppi religiosi, va ad alimentare l’area della non-appartenenza: il 33,4%, contro il 18,8% del 2000.
Quindi, la religiosità cattolica coinvolge ancora una larga fetta della società italiana, ma è in contrazione.
Non a vantaggio di altre culture religiose, quanto di una sorta di limbo.
Un ulteriore riflesso della minore tensione all’appartenenza religiosa è riscontrabile nella frequenza ai riti e alle funzioni religiose.
Gli «assidui»” (partecipano tutte le domeniche o almeno più volte al mese) sono il 25,6%, in calo di 24 punti percentuali rispetto al 2000 (erano il 49,6%).
Crescono sia i «saltuari» (partecipano solo ad alcune occasioni o ogni 4-5 mesi: 47,0%, dal 34,9% del 2000) sia chi non frequenta mai (27,4%, era il 15,5% nel 2000).
Così, a una diminuzione del senso di appartenenza, consegue un minor grado di partecipazione ai riti delle comunità religiose.
È interessante poi osservare come anche all’interno delle famiglie religiose le due dimensioni (appartenenza e partecipazione) non siano così scontate.
Fra i cattolici solo il 39,4% è presente in modo assiduo ai rituali, quota però più cospicua rispetto a quanti appartengono ad altri gruppi religiosi (26,2%).
I cattolici, quindi, paiono più fedeli, ma è una (larga) minoranza a partecipare con costanza ai momenti comunitari.
Vita spirituale
I processi erosivi della trascendenza nella vita quotidiana si colgono analizzando quanti ritengono di avere una vita spirituale e di credere in un’entità soprannaturale. In entrambi i casi otteniamo che un’ampia minoranza si riconosce nelle due dimensioni: il 45,4% sente di avere propria una vita spirituale, il 40,4% è religioso.
Sommando queste affermazioni, identifichiamo quattro profili di religiosità .
Il gruppo prevalente è dei «materialisti» (46,3%), che dichiara di non avere nè una vita spirituale nè religiosa, particolarmente presenti fra i 40enni (64,5%), assai più che fra i giovani (44,5%).
Le caratteristiche opposte le troviamo nei «credenti» (34,5%), che sono il secondo gruppo, più diffuso fra gli adulti (oltre 55 anni: 43,4%).
Fra questi due insiemi incontriamo quanti hanno una «spiritualità soggettiva» (11,1%), ma non riconoscono alcuna entità superiore.
E, viceversa, chi ha un’appartenenza religiosa ispirata dalle consuetudini: la «religiosità culturale» (8,1%).
Va sottolineato come la metà fra i cattolici (51,1%) rientri nel gruppo dei «credenti» e il 29,0% alberghi fra i «materialisti».
I processi di secolarizzazione proseguono la loro marcia. La perdita di intensità della dimensione del sacro lascia spazio a una materialità individuale e nelle relazioni, come denunciato dallo stesso Papa Francesco.
Eppure il fenomeno dell’eclissi (del sacro) adombra come il lato oscuro nasconda un’altra realtà , che fatichiamo a vedere. Il pluralismo religioso e spirituale emerso dalla rilevazione è anche indice di una ricerca a fronte della perdita del tradizionale orizzonte di valori. È una nuova domanda di senso per l’epoca di trasformazioni che stiamo attraversando.
Che richiede una grande opera di discernimento.
(da “La Stampa”)
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Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
DURISSIMO MONITO DI BERGOGLIO IN OCCASIONE DEGLI AUGURI DI NATALE A CARDINALI E VESCOVI
Papa Francesco invita la Curia romana a “superare quella squilibrata e degenere logica
dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità , che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.
“Quando questo avviene, però, si perde la gioia del Vangelo, la gioia di comunicare il Cristo e di essere in comunione con Lui; si perde la generosità della nostra consacrazione”, aggiunge Bergoglio.
Il Papa, parlando alla Curia romana, denuncia un “pericolo”, quello “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.
Francesco cita l’ecclesiastico belga, Frederic Francois Xavier De Merode, ministro delle armi dello Stato Pontificio sotto Pio IX, per lanciare un messaggio forte in occasione degli auguri di Natale alla Curia romana: “Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”, afferma Papa Francesco.
Questa immagine “simpatica”, spiega il Papa a cardinali, vescovi e prelati riuniti nella Sala Clementina, “evidenzia quanta pazienza, dedizione e delicatezza occorrano per raggiungere tale obbiettivo, in quanto la Curia è un’istituzione antica, complessa, venerabile, composta da uomini provenienti da diverse culture, lingue e costruzioni mentali e che, strutturalmente e da sempre, è legata alla funzione primaziale del Vescovo di Roma nella Chiesa, ossia all’ufficio sacro voluto dallo stesso Cristo Signore per il bene dell’intero corpo della Chiesa”.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA CHIESA VENDE ALL’IMAN: NEL FIORENTINO RAGGIUNTO L’ACCORDO TRA COMUNE, ARCIDIOCESI, UNIVERSITA’ E COMUNITA’ MUSULMANA
Una nuova moschea nascerà su un terreno nel comune di Sesto Fiorentino (Firenze),
attualmente di proprietà della curia di Firenze.
La notizia, anticipata oggi dal quotidiano La Nazione, è confermata da una nota congiunta di Comune di Sesto, Arcidiocesi di Firenze, Università di Firenze e Associazione per la Moschea di Firenze.
L’operazione potrebbe dunque rappresentare una soluzione all’annosa questione della ricerca di un terreno su cui far sorgere il luogo di culto islamico, risoltasi per ora negativamente quanto a disponibilità di siti nel territorio comunale di Firenze.
Un protocollo d’intesa che sarà firmato venerdì prevede che l’Arcidiocesi, ceda a titolo oneroso la proprietà dell’area alla Comunità musulmana della provincia di Firenze affinchè possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.
Contestualmente l’Arcidiocesi otterrà , a titolo oneroso, un altro terreno di proprietà dell’Università nell’area del Polo scientifico di Sesto sul quale realizzare un centro religioso.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 19th, 2017 Riccardo Fucile
LA REAZIONE DEL VATICANO ALLA SCENEGGIATA AI CONFINI DEL PAESE DELL’ULTRADESTRA CATTOLICA
La Polonia preoccupa la Chiesa. 
La manifestazione che ha presidiato i confini del Paese con rosari e processioni per “salvare l’Europa dall’islamizzazione” è apparsa dissonante dalla linea di papa Francesco oltre che pericolosamente vicina alle posizioni dell’ultradestra, in una fase in cui la Polonia si è rifiutata di accogliere – come impongono le regole Ue – una quota dei profughi sbarcati in Italia e Grecia.
Il primate polacco, l’arcivescovo metropolita di Gniezno, Wojciech Polak, ora interviene per ammonire che sospenderà ‘a divinis’ qualunque prete che parteciperà a iniziative contro i migranti: “Se dovessi avere notizia di una protesta contro i profughi alla quale i miei preti dovessero aver partecipato, la mia risposta sarà rapida: ogni sacerdote che si unisce a queste manifestazioni sarà sospeso. Non ho alcuna alternativa in quanto responsabile della mia diocesi. In una situazione in cui ci sono preti che esplicitamente sostengono una parte in conflitto, debbo agire immediatamente”.
Le sue parole arrivano dopo quelle molto più diplomatiche pronunciate dalla Conferenza episcopale polacca, che ha sdrammatizzato i toni anti-migranti della manifestazione affermando che si trattava di un evento religioso legato alla ricorrenza della Madonna del Rosario.
Il 7 ottobre, però, come hanno ricordato esplicitamente gli organizzatori dell’evento religioso, è anche l’anniversario della battaglia di Lepanto che nel 1571 ha visto la coalizione cristiana promossa da papa Pio V sconfiggere l’avanzata ottomana sull’occidente. In quel giorno, si legge sul sito dei promotori, “la flotta cristiana ha battuto la flotta musulmana, salvando così l’Europa dall’islamizzazione”.
L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski – che siede sulla cattedra che fu di Karol Wojtyla e poi del suo segretario Stanislaw Dziwisz – nel mettersi alla guida della lunga cordata di rosario aveva invitato a “pregare perchè l’Europa ha bisogno di restare cristiana per salvare la sua cultura”.
Secondo Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, si trattava di parole “a favore della pace, dell’amata nazione polacca, dell’Europa perchè non dimentichi il ricco patrimonio di fede e di umanità imparato alla scuola del Vangelo”.
E per commentare l’evento il giornale ha rilanciato le espressioni del presidente della Conferenza episcopale polacca Stanislaw Gadecki, che ha parlato della “più grande iniziativa di preghiera in Europa”.
Toni entusiasti che però non hanno trovato sponda in Vaticano, tanto che l’Osservatore romano non ha dedicato una riga al raduno.
Anche perchè, come ha fatto rilevare Alberto Bobbio in un tagliente commento su Famiglia Cristiana, il “muro di protezione” invocato dagli organizzatori contrastava con l’invito ad “abbattere i muri” ricorrente negli appelli di papa Francesco.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2017 Riccardo Fucile
REGALA LA STATUA CHE RAFFIGURA ALAN KURDI, IL PICCOLO SIRIANO ANNEGATO DAVANTI ALLA SPIAGGIA DI BODRUM
“La fame non va presentata come malattia incurabile”. Può essere sconfitta, curata, è un problema che va affrontato. Eliminando le guerre, lottando per il clima. “Guerre, conflitti e cambiamenti climatici sono le principali cause della fame. Si tratta di presupposti importanti per garantire la sicurezza alimentare, ma anche per evitare le migrazioni”: papa Francesco alla Fao, in occasione della Giornata mondiale della alimentazione, intitolata quest’anno Cambiare il futuro della migrazione, e a cui partecipano anche i ministri dell’Agricoltura del G7, ha ribadito i punti cardinali di un’umanità che continua a fuggire, a spostarsi, generazioni a rischio.
Sbagliano potenti come Trump a uscire da accordi che riguardano le sorti dell’umanità : “l’Accordo di Parigi sul clima da cui per disgrazia alcuni si stanno allontanando, è importante”, ha detto Francesco.
E ha portato un regalo. Una scultura di marmo che raffigura Alan Kurdi, il piccolo profugo siriano annegato davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia nell’ottobre dell’anno scorso.
L’opera di marmo, dell’artista trentino Luigi Prevedel, è il suo dono all’agenzia dell’Onu, l’immagine simbolo della tragedia delle migrazioni.
“Nel mondo ci sono oggi 740 milioni di migranti, mai un numero così alto. Essi rappresentano una sfida alla quale siamo chiamati a rispondere in modo ordinato e giusto”, ha detto accogliendo Bergoglio il direttore generale della Fao, Josè Graziano da Silva, Alan Kurdi, ha aggiunto, “ci ricorda chi fugge dalla guerra in cerca di una vita migliore” e i “valori fondamentali”.
Il Papa ritiene che ‘Il Patto mondiale per una migrazione sicura, regolare e ordinata’ al quale stanno lavorando le Nazioni Unite richiede “una azione intergovernativa coordinata e sistematica di accordo con le norme internazionali esistenti”, ma “impregnata di amore e intelligenza” e “il suo obiettivo è un incontro dei popoli” “e non l’esclusione nè la vulnerabilità “.
Un mondo unito, in grado di non respingere. Per il pontefice tutte le nazioni devono impegnarsi sull’applicazione dell’accordo di Parigi per limitare e prevenire i cambiamenti climatici, nonchè “l’impiego delle tecnologie per favorire lo sviluppo”. Le “speculazioni in ambito produttivo” vanno assolutamente evitate: “La terra deve essere a disposizione di tutti”, applicando “modelli di consumo sostenibili”, “la cultura del dono”, “la fraternità “, “l’eguaglianza”. “L’accaparramento della terra non è accettabile”, ha insistito papa Bergoglio.
È necessaria l’applicazione del Diritto internazionale e la Carta delle nazioni unite, per evitare le carestie e i conflitti, ma anche il traffico di armi: “Tutti siamo coscienti degli effetti delle armi di distruzione di massa, ma lo siamo altrettanto degli effetti della povertà ?”, ha chiesto alla platea. “Pensiamo a tutte quelle guerre che si prolungano per decine di anni, e che con un intervento di buona volontà e dialogo da parte della comunità internazionale avrebbero potuto essere evitate, risparmiando sofferenze e spostamenti forzati di migliaia di persone”.
Il “dibattito sulla vulnerabilità ” causa divisioni a livello internazionale quando si parla di immigrati, ma per il Papa sono inaccettabili “sofismi linguistici che non fanno onore alla diplomazia, riducendola ad arte del possibile o a un esercizio sterile per giustificare egoismi e inattività “. Il migrante è “vulnerabile”, ammonisce Francesco, perchè costretto “da violenza, situazioni naturali, o peggio, da indifferenza, intolleranza, o escluso dall’odio”
“Se si lavora prestando attenzione ai bisogni” si può vincere sulle speculazioni di chi ragiona “solo in funzione del beneficio economico dei grandi produttori o in relazione alle stime del consumo, e non alle esigenze reali delle persone. “In questo modo – ha detto – si alimentano i conflitti e gli sprechi e aumentano il numero degli ultimi della terra che cercano un futuro lontano dalla loro territori d’origine”.
Francesco ha però definito “un fatto che ci dà speranza” le recenti previsioni degli esperti della Fao che contemplano un aumento del prezzo di produzione dei cereali, a livelli che consentano una maggiore giustizia” verso i produttori.
“L’istituzione della Fao – ha concluso Bergoglio – è arrivata in un momento di grande insicurezza alimentare, con milioni di persone affamate dalla guerra. L’attualità di oggi deve spingerci a una rinnovata responsabilità , non solo in termini di produzione ma anche di credibilità del sistema internazionale. Non si può accettare il compromesso. Dobbiamo far sì che tutti possano guardare al futuro con speranza, senza illusioni, soprattutto a chi fugge dalle guerre e subisce gli effetti del cambiamento climatico”.
(da agenzie)
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Luglio 31st, 2017 Riccardo Fucile
MONS. SUETTA SI ERA RECATO SUGLI SCOGLI DUE ANNI FA A TROVARE I MIGRANTI, UN UOMO DI CHIESA VICINO AI POVERI… IL SINDACO PD E’ INVECE QUELLO DEI DIVIETI
Il vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta nel 2015 era diventato l’eroe dei No Border che assistono i migranti accampati al confine con la Francia. La sua visita agli africani sugli scogli era stata accolta da applausi e cori da stadio.
Oggi è al centro di un altro caso mediatico: fa discutere la sua decisione di negare l’uso delle chiese della diocesi al sindaco e ad alcune associazioni locali per l’assegnazione di premi, per concerti e altri eventi laici.
«La chiesa non è una sala da concerto», è la motivazione ufficiale. Ma c’è chi mette in relazione i “no” di Suetta ai contrasti con il sindaco Ioculano sui limiti all’uso per i migranti delle strutture religiose.
Ma andiamo con ordine: la data è il 30 settembre 2015 ed è in quel giorno che il vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta diventa, da capo spirituale di una diocesi che si allunga fino a Sanremo e che conta quasi 160 mila abitanti, anche un personaggio mediatico. Ruolo che strappa, davanti a obiettivi, telecamere e mezza stampa d’Italia, quando arriva alla scogliera dei Balzi Rossi. Urla, battimani: un’accoglienza entusiasta.
Eppure lì sta andando in scena, anzi, volge verso l’epilogo, uno degli episodi più drammatici della storia recente: i tre mesi dei migranti accampati sugli scogli, dispersi dalla polizia mentre premevano sul confine francese blindato e rimasti lì, nell’impossibile illusione di varcare prima o poi la frontiera.
Cosa ci fa un sacerdote sugli scogli, tra la polizia, accolto come un eroe dai migranti e dai No Border, i giovani dei centri sociali arrivati a dar man forte alla protesta?
Rispetto a questo momento, bisogna fare un passo indietro. E comprendere come, in quei giorni, si fosse verificata una strana saldatura, tra la Curia di Ventimiglia e quei ragazzi. Suetta aveva donato anche duemila euro per le attività del presidio e poi aveva spalancato le porte per una serie di incontri. Di più: i No Border, inseguiti dalla polizia che voleva affibbiar loro i fogli di via, avevano sempre trovato rifugio in chiesa
Suetta prete no global? «Ho capito che in loro ci sono delle buone attitudini, vanno coltivate». I soldi? «Io so solo che se c’è qualcuno che ha fame, devo intervenire».
Chi è Antonio Suetta? Ligure di Loano, 55 anni, studia teologia e nel 1988 si licenzia con la tesi “Il carattere escatologico della domenica”. Papa Francesco lo nomina vescovo di Ventimiglia e Sanremo il 25 gennaio 2014 e per qualche mese è il più giovane ordinario diocesano italiano. Lo spirito della solidarietà arde, con un passato, anche, da direttore della Caritas diocesana.
La ribalta mediatica? Lui non la cerca, è lei che cerca lui.
Perchè arrivano due eventi recenti che riaccendono i riflettori: ma i toni, stavolta, sono diversi. È metà luglio e il sindaco Enrico Ioculano, che ha già il suo bel daffare per gestire con equilibrio l’assalto dei migranti che non riescono a varcare il confine con la Francia, sbotta: «Una decisione molto grave per la città ».
Cos’è accaduto? Il prestigioso San Segundin d’argentu, il premio che Ventimiglia concede ogni anno ai concittadini che hanno dato lustro alla città , non si terrà in cattedrale, ma nell’ex chiesa di San Francesco.
L’autore dello strappo è proprio il vescovo Suetta.
Rivendica il carattere civico e laico del riconoscimento, che non sottovaluta, ma spiega che no, la cattedrale non è il luogo adatto per la celebrazione.
Anzi, dato che «qualche designazione potrebbe suscitare perplessità nei fedeli», ritiene giusto non far più parte del comitato che assegna il riconoscimento.
Sotto sotto si sussurra di un contrasto con lo stesso Ioculano proprio sulla gestione delle strutture religiose per i migranti.
Si dice, nessuno conferma.
(da “Il Secolo XIX”)
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Luglio 31st, 2017 Riccardo Fucile
“LA MIA FAMIGLIA NON ERA RICCA, NON SONO ABITUATO ALLE FERIE”… E MANTIENE L’APPUNTAMENTO DELL’ANGELUS CON I FEDELI
Per Papa Wojtyla vacanza era uguale a montagna, possibilmente alta, con lunghe
camminate e tanto silenzio contemplando le vette.
Per Benedetto XVI vacanza era soprattutto leggere, studiare e suonare il piano, in montagna o a Castel Gandolfo.
Per il suo successore Francesco vacanza è rallentare gli impegni quotidiani, le udienze e le celebrazioni, ma senza allontanarsi da casa.
E così anche la storica residenza per la villeggiatura dei Pontefici – a cui Giovanni Paolo II fece aggiungere una piscina, per poter nuotare indisturbato – inutilizzata dal suo titolare pro-tempore, diventa un museo aperto al pubblico.
Le ultime vacanze intese come ferie lontano da casa Jorge Mario Bergoglio le ha fatte negli Anni 70.
Da allora, l’attuale Pontefice ha sempre preferito vivere il tempo del riposo estivo senza allontanarsi dalla sua residenza abituale e dalla sua città . Rallentando i ritmi del lavoro quotidiano ma senza mai spostarsi.
I RICORDI
Nella famiglia Bergoglio le vacanze non si facevano: «Noi non eravamo ricchi, arrivavamo alla fine del mese normalmente, ma non di più. Non avevamo una macchina, non facevamo le vacanze o tali cose», raccontava il futuro Papa.
Anzi, il padre di Jorge Mario desidera che il figlio si trovi un lavoro durante il periodo di pausa dalla scuola. Lavora prima in una fabbrica di calze, dove inizialmente si occupa delle pulizie. Al terzo anno, gli affidano qualche compito amministrativo. Negli anni successivi studierà e lavorerà contemporaneamente in un laboratorio chimico. La decisione di non fare vacanze è dunque legata anche a un’abitudine fin da quando era bambino e poi ragazzo.
Francesco ha parlato delle sue vacanze sul volo di ritorno dalla Corea, nel 2014: «Ho fatto le vacanze, adesso, a casa, come faccio di solito, perchè… una volta, ho letto un libro, interessante, il titolo era: “Rallegrati di essere nevrotico”! Anch’io ho alcune nevrosi… Una di queste nevrosi è che sono un po’ troppo attaccato all’habitat. L’ultima volta che ho fatto vacanze fuori Buenos Aires, con la comunità gesuita, è stato nel 1975. Poi, sempre faccio vacanze – davvero! -, ma nell’habitat: cambio ritmo. Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più… E questo mi riposa».
Bergoglio si alza un po’ più tardi rispetto alla normale sveglia delle 4.45, celebra messa privatamente (senza la partecipazione della gente), non tiene le udienze generali. L’unico appuntamento con i fedeli rimane l’Angelus domenicale.
C’è più tempo per incontri e colloqui con le persone amiche, ma non manca lo studio sui dossier e la preparazione dei discorsi per i viaggi.
LA STORIA
Intanto a Castel Gandolfo, al posto del Papa ci va la gente. Prima, era accessibile ai Capi di Stato o alle alte gerarchie ecclesiastiche.
Invece dallo scorso ottobre chiunque può entrare dentro la sobria camera dei pontefici e osservare il letto a una piazza e mezzo su cui sono morti Pio XII e Paolo VI, vedere i telefoni modello Sip usati dai vescovi di Roma, il divano e la poltrona della biblioteca su cui si sono seduti, uno di fronte all’altro, due Papi, Bergoglio e Ratzinger, e il tavolino su cui erano appoggiati i faldoni di Vatileaks.
(da “La Stampa”)
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Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile
“NOI NON SIAMO UN ALBERGO, MA UNA COMUNITA’, HO IL DOVERE DI APRIRE LE PORTE”
L’accoglienza è costata cara a don Massimo Biancalani, il parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro
(Pistoia), multato nei giorni scorsi per non aver comunicato alla Prefettura di aver aperto le porte della chiesa ad un giovane migrante clandestino arrivato dal Ghana. Ora dovrà pagare una contravvenzione di 320 euro.
Il prete, conosciuto alla questura e alla prefettura per le sue battaglie a favore dell’accoglienza, avrebbe dovuto trasmettere i dati del ragazzo alla Prefettura entro 48 ore. Non l’ha fatto, ma due agenti della Polizia si sono presentati in canonica senza avvertire il prete e hanno scoperto la presenza illegale del 26enne ghanese.
D’altro canto don Biancalani non nasconde nulla ma è pronto a fare ricorso, forte dei suoi principi morali, etici, religiosi: “Noi non siamo un albergo ma una comunità . Io devo aprire le porte, me lo dettano la mia coscienza e i miei riferimenti etici. Come parrocchia abbiamo scelto di ospitare anche ragazzi dalla strada, in condizioni di clandestinità . In teoria so che non li potrei tenere ma moralmente sento il dovere di accogliere tutti, anche loro. Per alcuni ho fatto dichiarazione di ospitalità ma per tanti altri non l’ho eseguita perchè sono in condizioni troppo precarie, vanno protetti da una eventuale espulsione”.
Nel caso specifico il ragazzo ghanese gli era stato segnalato da un amico. Arrivato dal Nord Italia a Pistoia era stato accolto da don Massimo che aveva iniziato ad inserirlo in un progetto di orti biologici.
Prima di fare la segnalazione della sua presenza alla Prefettura, il parroco aveva pensato di far passare qualche giorno per conoscerlo meglio, per capire la sua situazione ma non ha fatto in tempo.
“Ora il ragazzo — racconta il prete — non è più da noi ma in chissà quale altra città a vagare di nuovo mentre in parrocchia poteva essere inserito. Mi hanno riferito che in passato aveva tentato di entrare in Spagna con un passaporto falso. Ma vogliamo dirci la verità ? Sono in tanti a farlo: mettono da parte dei soldi, vanno a Napoli dove fanno un passaporto falso e provano ad entrare in Germania, Francia, Spagna. Che devono fare?”.
Don Massimo non intende pagare la multa. Si opporrà con gli strumenti della Legge, ma punta il dito contro lo Stato: “Questi ragazzi non hanno commesso reati, è una Legge ingiusta a consegnarli alla clandestinità semplicemente perchè vengono da un Paese dove non ci sono conflitti. In Nigeria non c’è una guerra ma vivono in uno Stato ridotto alla povertà dalla corruzione così come in Gambia dove non c’è un conflitto ma una dittatura che dura da anni. A cosa serve la distinzione tra migrante economico e profugo? È solo sulla carta. Questi giovani non si muovono per villeggiatura ma perchè nel loro Paese ci sono condizioni economiche, politiche, sociali esplosive. La nostra legge confina questi ragazzi in un limbo di clandestinità . Nei prossimi anni le chiese saranno sempre più santuari dei rifugiati”.
Don Biancalani non è soddisfatto del lavoro del lavoro del ministro dell’Interno Marco Minniti. Salva solo Emma Bonino: “L’unica che sta dicendo delle cose sensate”. E lancia un allarme: “Entro pochi mesi ci troveremo in una situazione di crisi umanitaria: saranno centinaia i ragazzi che usciranno dal programma di protezione e anche se avranno il permesso di soggiorno non sapranno dove andare a dormire”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 5th, 2017 Riccardo Fucile
IL PREFETTO PER LO SVILUPPO UMANO CHIEDE ALLA UE UNA VISIONE IN GRANDE SULL’EMERGENZA
Il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, dal 31 agosto dell’anno scorso, è il prefetto del nuovo Dicastero voluto da Papa Francesco per lo sviluppo umano integrale , all’interno del quale c’è una sezione per i migranti di cui il Francesco ha mantenuto ad interim la guida.
In questa intervista ad Huffpost , alla vigilia del vertice di Tallin, parla della attuale crisi migratoria dall’Africa verso l’Europa e invita l’Europa a pensare in grande, a valutare il fenomeno con l’occhio rivolto alla storia.
Soprattutto a non prendere provvedimenti “privi di visione strategica e capacità “. perchè altrimenti “Così si crea solo conflitto sociale”. E aggiunge, riferendosi al Vaticano : “Noi siamo a disposizione di tutti coloro che vorranno avere un confronto serio su questo”.
È apparsa come una dichiarazione clamorosa, in controtendenza. È così?
“No, io ho detto che in Ghana – il mio Paese – non c’è la guerra, così come la guerra non c’è in altre regioni dell’Africa. E ho detto che occorre promuovere lo sviluppo umano integrale di tutti i popoli. Un “blocco” senza sviluppo umano, senza governo serio delle cose, è un provvedimento miope e negativo. Occorre conoscere e occorre distinguere. Il continente africano è molto diversificato. Non si può continuare a parlare di Africa come se fosse un corpo uniforme: un monolite! Così, una cosa è se le persone fuggono dalla guerra; un’altra è se le persone fuggono per perchè non c’è lavoro, alla ricerca della possibilità di vivere in modo dignitoso. Nel primo caso, occorre costruire una vera pace; nel secondo occorre cambiare il paradigma di sviluppo. Poi, l’esito finale dei due casi deve essere lo sviluppo umano integrale, cioè la centralità della dignità umana, che va sempre insieme con la libertà e la giustizia”.
Papa Francesco ha rilanciato il suo appello all’Europa per una “cultura dell’accoglienza e della solidarietà ” verso i migranti, ma in questi giorni l’Europa sembra lasciar sola l’Italia gestire gli sbarchi, nè sta finanziando il piano Africa. La soluzione del problema migrazione è in Europa o in Africa?
È in Europa ed è in Africa. C’è un enorme ritardo su una visione culturale, e quindi poi anche politica, su questo fenomeno storico di enorme e tragica portata. Una politica comune e una visione culturale alta e storica su questo fenomeno potrà aiutare l’Europa ad alzare la testa come modello di pace, giustizia e libertà . Occorre coraggio e onestà . Ricordo i discorsi di Papa Francesco al Parlamento europeo. Un’Europa barricata in se stessa, senza afflato ideale, non è più Europa, e così non è Europa un continente che non ha una visione comunitaria e responsabile. Occorre, invece, urgentemente che l’Europa torni ad essere Europa. Adenauer, Schumann e De Gasperi cosa avrebbero fatto oggi? Avrebbero agito in base a una cultura politica alta e concreta”.
Due economisti americani hanno affermato in un lavoro scientifico recente che il Mediterraneo sarà il nuovo Rio Grande della Storia: gli africani devono essere messi in condizione di restare nella loro terra?
“In Occidente sembra che non si riesca ad andare oltre due visioni che poi alcuni politici esasperano per trarre vantaggi elettorali. La visione per la quale ognuno deve restare a casa propria e occorre costruire muri, e la visione in base alla quale occorre ricevere in modo disordinato. Sono entrambe visioni sbagliate, incomplete, non ragionate, e vecchie, figli di cascami ideologici del passato. Noi proponiamo una via ulteriore che mette al centro la persona, cioè tutte le persone con i loro diritti e i loro doveri in vista del bene comune. Gli africani devono essere messi in condizione e devono trovare il modo di mettersi essi stessi in condizione di crescere. La domanda è: come procedere lì se imperversano la corruzione, le bande criminali, gli interessi dei Paesi esteri e molto altro? Occorre una presa di coscienza forte delle opinioni pubbliche, dei governi e degli attori economici per un’azione comune e pubblica. La Chiesa fa già molto sul campo”.
Il Washington Post nei giorni scorsi ha riferito cifre da esodo biblico, che potrebbero coinvolgere fino a cento milioni di persone.
“Persone, appunto. Parliamo di persone sia quando parliamo dei migranti e delle loro famiglie, e parliamo di persone quando ci riferiamo a cittadini costretti alla pressione migratoria da provvedimenti privi di visione strategica e capacità . Così si crea solo conflitto sociale. Il ritardo di cui parlavo è legato alla non comprensione profonda del movimento dei popoli legato al modo con cui oggi il mondo è organizzato. Non bastano visioni regionali: ci vuole una visione globale. Noi siamo a disposizione di tutti coloro che vorranno avere un confronto serio su questo. Occorre affrontare la questione in modo molto serio e concreto, così come ha detto Papa Francesco”.
Il professor Collier dell’Università di Oxford ha sottolineato che le migrazioni sono doppiamente ingiuste: privano i paesi di provenienza delle persone più giovani, togliendo il futuro al loro paese: concorda?
“Questo è uno degli aspetti più rilevanti di un’ingiustizia molto più grande che il professor Collier conosce”.
Torniamo all’Europa, cosa si sente di dire alle istituzioni Ue e agli europei?
“Di essere veramente ambiziosi: di guardare all’idea di Europa e di guardare alla storia, non al momento. È in gioco il destino dell’umanità . È in gioco l’idea stessa di essere umano”.
(da “Huffingtonpost”)
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