Destra di Popolo.net

PER LA MORATTI UNA CAMPAGNA ELETTORALE DA 15 MILIONI DI EURO, PISAPIA SPENDE UN DECIMO

Maggio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LA SCONFITTA AL PRIMO TURNO LA MORATTI HA MESSO SUL TAVOLO UN ALTRO MILIONE DI EURO PER LA RIMONTA…IL DETTAGLIO DEL DILUVIO DI QUATTRINI INVESTITI PER LA RICONFERMA A SINDACO, TRA FESTE, MANIFESTI, BANCHETTI, APPOGGIO ALLE LISTE COLLEGATE, SPAZI PUBBLICITARI

Cinque anni fa, per il suo debutto come candidata sindaco, Letizia Brichetto Arnaboldi dichiarò di aver speso, per la campagna elettorale, 3.642.900 euro. Una cifra più alta, invece, risultò tra le “erogazioni liberali” a partiti e enti depositate alla Camera: Gianmarco Moratti aveva donato 6.335.000 euro al comitato elettorale della moglie.
Quelle cifre, per quanto milionarie, oggi scolorano.
Soltanto in fatture ufficiali, entro lunedì prossimo, i Moratti e il Pdl avranno speso oltre quindici milioni.
Inutile fare calcoli, pensare cosa si potrebbe comprare con tutti quei soldi: finora non sono serviti ad assicurare la vittoria al primo turno.
Bilanci depositati alla mano, la seconda campagna elettorale di Letizia Moratti è già  costata 7 milioni e mezzo, al netto del milione in più che si presume stia spendendo in questi giorni di feroce rincorsa del suo avversario Giuliano Pisapia. Il Pdl, partito di cui la Moratti ha preso la tessera, non è da meno: nel bilancio preventivo depositato per legge all’Albo pretorio, il partito ha dichiarato 3 milioni di spesa.
In più, per non sbagliare, ha aggiunto anche 500mila euro per la campagna elettorale nei consigli di zona cittadini: nove zone, 4.500.000 euro.
Soldi sprecati, si potrebbe dire: perchè il centrodestra ha perso in tutte le circoscrizioni.
Costa organizzare cene elettorali, inondare la città  di maxi manifesti, comprare i gazebo con schermi al plasma e biliardini.
Nel preventivo – la Moratti l’ha depositato solo dopo Pisapia che, con l’intera coalizione, non superava il milione e mezzo – per la «produzione, l’acquisto o l’affitto di materiale e mezzi di propaganda» è iscritta la spesa di un milione.
Altri due sono serviti per distribuire questo materiale e per comprare spazi su radio, tv, giornali, cinema, teatri.
Con un milione e 350mila euro è stato pagato il «personale utilizzato e ogni prestazione o servizio inerente alla campagna»: dai comunicatori agli pseudo-volontari per i gazebo.
Letizia – anzi, Gianmarco – non ha però solo pagato la sua campagna elettorale di 4 milioni e mezzo ufficiali.
Ha pagato una cena elettorale per mille donne e ha finanziato le tre liste civiche che l’hanno sostenuta, con risultati in gran parte deludenti.
I “Giovani per Expo” hanno preventivato una spesa (che dovrà  poi essere ritirata, fra un mese, con le fatture reali) di 970mila euro: la lista ha preso 1208 voti, come dire che convincere ogni elettore è costato 803 euro.
Fuori da queste cifre, per ammissione della stessa Moratti, è il libro patinato inviato a 600mila famiglie sui “Cento progetti realizzati” dalla giunta.
La tesoreria del Pdl, invece, dovrà  saldare il conto della festa di fine campagna di otto giorni fa: 180mila euro per riempire via Dante di tavolate di cibo e bevande, con concerto di Ron, Meneguzzi e Scanu.
Ma tutto questo, come si è visto, non è bastato.
Ora servono nuovi sforzi. E nuovi, massicci investimenti.
Dopo il divorzio consensuale con la Sec, società  di comunicazione vicina a Cl che non aveva condiviso la strategia della Moratti di accusare con falsità  Pisapia, la Moratti ha rivoluto accanto a sè un vecchio amico, Paolo Glisenti (e il suo braccio destro Roberto Pesenti): per lui, si dice, niente assegno milionario, ma la promessa – visto che, comunque, la Moratti resta commissario di Expo – di un ritorno nel board dell’evento da cui si dovette dimettere per le troppe polemiche anche legate al suo presunto stipendio di 750mila euro l’anno (come consulente della Moratti in Comune, ha invece di certo preso di soldi pubblici 472.200 euro in tre anni).
Con un congedo dal suo incarico in Amsa è arrivato – e non gratis – per occuparsi del web un altro ex uomo della Moratti, Filippo De Bortoli.
Sta partendo, poi, la nuova tranche di affissioni, volantini, spot, che costerà  all’incirca mezzo milione.
E per tentare di riempire le piazze – visti i precedenti poco lusinghieri – si cercano artisti disposti a mettere la faccia (a pagamento, s’intende) per concerti pro-Moratti.
Tre eventi con contorno di gadget e buffet, in tre periferie.
Costo stimato: 100, 150mila euro per ognuno.

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IL PDL A MILANO AFFIGGE UN NUOVO MANIFESTO, MA FA SPARIRE IL RIFERIMENTO AI CENTRI SOCIALI

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

“NON LASCIAMO LA NOSTRA CITTA’ IN MANO ALLA SINISTRA DEI CENTRI SOCIALI” DOVEVA ESSERE LO SLOGAN, MA NELLA STESURA DEFINITIVA E’ STATO TAGLIATO OGNI RIFERIMENTO… NEL PDL CHI SI SVEGLIA PRIMA IL MATTINO DETTA LA LINEA

E’ partita la controffensiva del Pdl per il ballottaggio di Milano: da stamane in città  sono apparsi i tanti annunciati poster con l’appello ai cittadini a non lasciare il governo del capoluogo lombardo alla sinistra.
«Forza Milano! Non lasciamo la nostra città  in mano alla sinistra»: questo lo slogan che dalle prime ore di oggi campeggia in moltissimi cartelloni per la propaganda elettorale.
Dove è stato possibile gli attacchini hanno affisso i manifesti accanto a quelli arancioni di Giuliano Pisapia, che fin dall’alba di martedì ringraziano i milanesi per il risultato del primo turno con lo slogan: «Grazie Milano – Ora si cambia davvero».
I cartelloni del centrodestra, commissionati dal gruppo «Forza Silvio» del deputato Antonio Palmieri, sono su fondo azzurro ed espongono in bella evidenza il simbolo del Pdl con la scritta «Berlusconi per Letizia Moratti».
Lo slogan è stato parzialmente modificato rispetto a quello che fin da ieri era stato pubblicato sulla pagina Facebook di Silvio Berlusconi: è stato tolto il riferimento ai centri sociali.
La prima versione recitava infatti: «Non lasciamo la nostra città  in mano alla sinistra dei centri sociali».
Accanto alla campagna di affissioni, il Pdl si sarebbe strutturato per battere fin da oggi ogni quartiere di Milano con squadre composte da parlamentari, consiglieri regionali e candidati ai consigli comunali e di zona, per fare propaganda a sostegno di Letizia Moratti in vista del voto del 29 e 30 maggio.
Ammesso che qualcuno si faccia vedere, visto che hanno dovuto pagare 30 euro a testa 100 ragazzi per riempire il cinema in cui aveva parlato la Moratti nell’ultima manifestazione elettorale.

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A BOLOGNA LA LEGA GIOCA A SCARICABARILE CON IL PDL PER GIUSTIFICARE LA SUA SCONFITTA

Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile

BERNARDINI: “BERSELLI SE NE VADA”… LA LEGA DOVEVA SFONDARE E ALLA FINE SI RITROVA CON UN MISERO 11%…. E BERNARDINI SUPERA APPENA IL 30% NELLA CITTA’ IN CUI GUAZZALOCA ERA RIUSCITO A DIVENTARE SINDACO… ALTRO CHE COMIZI DI BOSSI

Mentre a Milano i vecchi alleati alle corti di Bossi e Berlusconi sono gelidi, nenanche riescono a polemizzare, il day after delle elezioni che hanno incoronato Virginio Merola sindaco di Bologna al primo turno diventa per la Lega il giorno della resa dei conti.
Con il Pdl, ovviamente.
Il dialogo, se mai c’è stato, è finito e sono scambi di accuse su chi ha contribuito di più a far perdere il Carroccio.
Il candidato del centrodestra, che la Lega aveva voluto con tutte le sue forze, Manes Bernardini, se la prende in particolar modo con Filippo Berselli, coordinatore regionale dei berlusconiani, senatore, presidente della commissione giustizia e colui che doveva essere l’uomo della sfida con Merola prima che Bossi (padre e figlio) e Maroni imponessero il loro uomo: “Per colpa di Berselli abbiamo perso tempo per la nostra campagna elettorale. Con anche 10 giorni in più avremmo potuto recuperare voti preziosi”, dice Bernardini.
Un botta e risposta a distanza senza esclusione di colpi, e segnato dall’amarezza del giovane Manes che non vuole farsi carico delle responsabilità  del mancato traguardo del ballottaggio.
“Il mio nome ha ottenuto quasi 4 punti in più rispetto alla coalizione. Quindi la scelta è stata giusta — spiega, lanciando poi un chiaro rimprovero — Berselli avrebbe dovuto svegliarsi prima, per darci più tempo di fare campagna elettorale porta a porta. Purtroppo l’infinito balletto di nomi ci ha fatto perdere tempo e voti che, forse, avrebbero potuto fare la differenza”.
Lasciato da parte il fair play, le strette di mano sul palchi dei comizi, Bernardini invita il Pdl a “rottamare” i vecchi dirigenti, così resta solo lui.
Il mancato sindaco si scaglia anche contro chi, tra le file del Pdl, ha accusato la Lega di aver fatto campagna elettorale solo per sè .
Torna poi sul ricorso annunciato ieri dalla vicepresidente del Senato Rosi Mauro, per verificare la correttezza delle operazioni di voto e di spoglio: “Non si tratta di un ricorso contro Merola — spiega — vogliamo fare chiarezza sulle irregolarità  segnalateci dai cittadini e dalla stampa”.
In attesa della replica di Berselli, forse il gasato Manes dovrebbe anche chiedersi come mai la Lega parlava di sorpasso e i sondaggi davano il Carroccio al 16%, salvo poi attestarsi nella realtà  a un misero 11%, solo in leggero aumento,   mentre il Pdl ha preso il 16%.
Che dipenda dal comizio di Bossi che avrà  fatto perdere voti?
La verità  è che laddove anni fa Guazzaloca vinse con oltre il 50%, ora un candidato leghista supera a malapena il 30%.
Forse farebbe meglio a guardare anche in casa propria.

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MORATTI E BERLUSCONI, E’ LITE: “SILVIO, FAI UN PASSO INDIETRO”, “TI LASCIO SOLA, COSI’ PERDI TU “

Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile

LETIZIA: “NON VOGLIO PIU’ INTROMISSIONI NE’ COMIZI DAVANTI AI TRIBUNALI, SONO IO CHE VINCO O PERDO, DECIDO IO COME PORTARE AVANTI LA PARTITA”…SILVIO: “E IO MI SFILO, SE PERDI E’ SOLO COLPA TUA, HAI LA PUZZA SOTTO IL NASO”

“Non voglio che si parli più di giustizia, di temi nazionali. Basta intromissioni e comizi davanti a Palazzo di Giustizia.Sono io che vinco o perdo, è la mia partita e voglio essere io a decidere come portarla avanti”.
Letizia Moratti non ha usato toni morbidi con il premier ieri, durante un rapido incontro, e ha posto una serie di condizioni: “Per continuare la battaglia, è necessario che tu faccia un passo indietro, bisogna trattare dei problemi della città , non del governo”.
E’ il messaggio che Silvio aspettava: così, in caso di sconfitta, potrà  dare la colpa alla Moratti.
Di conseguenza non parteciperà  alla campagna elettorale in queste due settimane: niente comizi, niente raduni, niente show davanti alle aule processuali.
Il Pdl milanese gli ha chiesto perlomeno di organizzare una iniziativa con Bossi, ma lui a impegnarsi per la Moratti e di sfilare accanto al Senatur non ne vuole neppure sentir parlare.
Prima erano tutti amiconi, ora non riconosce più nessuno.
Della Moratti ora dice, con la solita modestia: “Se non fosse stato per me, avrebbe perso già  al primo turno, non ha mai attirato le simpatie della gente, ha la puzza sotto il naso”.
E per il compagno di merende Umberto: “Ha remato contro, tifa per Tremonti, ma il gioco non gli riuscirà “.
E’ un clima di veleni quello che si respira all’interno della maggioranza.
Il premier fa i conti con la sconfitta, difficile se non impossibile recuperare al ballottaggio uno svantaggio simile.
Silvio se la prende anche con Formigoni, reo di non essersi impegnato abbastanza nella campagna elettorale.
Poi ritorna sui suoi soliti temi: “Dobbiamo smascherare chi sta dietro a Pisapia”. E oggi escono i soliti manifesti in cui chiede ai milanesi di non consegnare la città  ai centri sociali.
Ai ministri ha detto “ora metteteci voi la faccia”, lui non lo farà .
La strategia sarà  quella di depotenziare il voto per non far ricadere la sconfitta sul governo.
Se prima il voto era politico e a favore o contro di lui, ora improvvisamente è un semplice voto amministrativo.
Nello stato maggiore del Pdl si fa strada la convinzione che l’impostazione della campagna elettorale sia stata completamente sballata e che Silvio abbia solo creato danni alla Moratti.
Ma il premier, annichilito ormai dalla sua presunzione, ha ancora il coraggio di dire: “Senza di me si perde, ma non posso fare tutto io”.
In effetti per la vittoria della sinistra ha già  fatto abbastanza.

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NEI CORRIDOI DEL PALAZZO ALEGGIANO I RUMORI DELLE CATENE: SI AGITA IL FANTASMA DEL GOVERNO TECNICO

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA PAURA DEL PREMIER: “A MILANO E’ IN GIOCO LA LEGISLATURA, E’ UN REFERENDUM SU DI ME”…IL TIMORE CHE LA MORATTI SIA SOTTO DI 4 PUNTI RISPETTO ALLA SOMMA DEI PARTITI CHE LA APPOGGIANO… NON VINCERE NELLA “SUA” MILANO, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, CON UN SINDACO USCENTE E AD OPERA DI UN ESPONENTE DELLA SINISTRA DI VENDOLA, PER SILVIO SAREBBE UNA BOTTA TREMENDA

Una cosa, per certo, Berlusconi non se la rimprovera.
E l’ha detto ieri alle persone con cui ha parlato. “Ho fatto tutto quello che potevo fare. Neanche stavolta, in questa campagna per le amministrative, mi sono risparmiato”.
“Tuttavia, devo ammettere – conclude così Berlusconi – che sono preoccupato lo stesso”.
È il voto di Milano quello che tiene in tensione il premier.
Il quale, anche a rischio di rasentare le strette regole elettorali, pure stamattina potrebbe parlare. Così come ha in animo domani, e lo ha confermato a più d’uno, di fare un nuovo show in tribunale per l’udienza Mills, dove fuori, a sostenerlo, ci sarà  la Santanchè, mentre tra i testimoni sfilerà  Flavio Briatore.
Due occasioni, che Berlusconi non intende affatto perdere.
Il perchè lo rivela lui stesso: “Questo non è un voto ordinario per sindaci e presidenti di provincia. Questo è un voto su di me e sul mio governo. È un voto in cui si gioca il futuro mio e della coalizione”.
Questo pensa Berlusconi.
E le preoccupazioni per quello che considera, a tutti gli effetti, un vero e proprio referendum, si concentrano soprattutto su Milano, su quanti consensi prenderà  lui stesso in quanto candidato.
Ebbe 53mila voti nel 2006, e adesso scendere al di sotto sarebbe uno smacco.
Ma è la sorte della Moratti che lo angoscia. Una donna che, Berlusconi lo sa bene, non ha feeling con la gente comune ed è sopportata, e votata per forza, dalla borghesia.
Una Moratti che rischia di andare in controtendenza rispetto ai risultati che potrebbero ottenere, insieme, Pdl e Lega.
Almeno quattro punti al di sotto di quello che otterrebbero i partiti al governo. Loro, ovviamente, sopra la fatidica soglia del 50%, lei al di sotto.
Con lo spauracchio del voto disgiunto: i milanesi potrebbero anche decidere di votare per il Pdl o per la Lega, ma poi indicare come candidato sindaco Pisapia anzichè la Moratti.
È la sconfitta, ormai messa all’ordine del giorno, che fa aggrottare la fronte al Cavaliere.
Il quale trae subito le conseguenze e ragiona così: “Se vinciamo è ovvio che io mi rafforzo, vado avanti, e governo fino al 2013 facendo tutte le riforme che ho promesso, a partire da quella della giustizia. Se invece si va al ballottaggio si creeranno subito dei problemi che però saranno risolti qualora si vinca a fine maggio. Ma se a Milano dovesse alla fine prevalere Pisapia sulla Moratti, nessuno potrà  più garantire che la Lega continui a dare il suo appoggio a questo governo”.
E la crisi, a quel punto, sarà  inevitabile.
È stato, e continua a essere Bossi, il tormentone per Berlusconi.
Ne parla di continuo, preoccupato.
“Mai come in questa campagna elettorale ho avvertito che il rapporto con lui non è più quello di un tempo. E nonostante continui a rifletterci, non riesco neppure a spiegarmi il perchè di questo cambiamento”.
L’episodio più recente che lo ha turbato, e che non gli fa prevedere niente di buono per il futuro, soprattutto in caso di sconfitta, è il filo diretto e la sintonia che si sono create con Napolitano.
Bossi sempre pronto a schierarsi col Quirinale e a prendere, implicitamente, le distanze dal Cavaliere.
Una situazione che gli fa tornare in mente il fantasma della famosa crisi del ’94, il voltafaccia della Lega, il governo tecnico imposto dall’allora presidente Scalfaro.
Ferite mai sanate, cicatrici dolenti che fanno male soprattutto mentre il Carroccio segna la distanza dal Pdl.
Preoccupazioni che si rafforzano nonostante il plateale bacio di Bossi alla Moratti sul palco.
Inutilmente i suoi cercano di rincuorare Berlusconi qualora domani pomeriggio, sin dagli exit poll, si scopra che la prima cittadina di Milano resta al palo.
Non cambia nulla, gli dicono, anche se dovessimo vincere al secondo turno. Ma per il Cavaliere, nella “sua” Milano, per giunta con un sindaco uscente e contro “uno di Rifondazione” come dice lui, per di più dopo tre anni di governo a Roma, questa sarebbe a tutti gli effetti una inaccettabile debacle.
E sta già  cercando i colpevoli.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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OGGI E DOMANI TREDICI MILIONI DI ITALIANI AL VOTO E QUATTRO SFIDE CHIAVE: MILANO, NAPOLI, TORINO E BOLOGNA

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

VENTIMILA CANDIDATI DA SCEGLIERE PER IL RINNOVO DI 11 AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI E 1.200 COMUNALI…. UN PROLIFERAZIONE DI LISTE E UN AFFOLLAMENTO DI SIMBOLI… LE CITTA’ DOVE SI VOTA

Quasi tredici milioni di italiani chiamati a scegliere tra uno stuolo di ventimila candidati per il rinnovo di undici amministrazioni provinciali e di circa 1.200 amministrazioni comunali.
E poi 15.708 sezioni, con una proliferazione delle liste in competizione e un affollamento di simboli.
Sono queste le cifre dell’appuntamento elettorale del 15 e 16 maggio.
Si vota dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì 16 maggio.
E l’eventuale turno di ballottaggio è già  fissato per il 29 e 30 maggio.
Milano, Torino, Bologna e Napoli le città  chiave in cui si giocherà  la sfida elettorale, una battaglia all’ultimo voto che in molti, a cominciare dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, considerano come un test politico di portata nazionale.
Nel capoluogo lombardo, roccaforte del centrodestra, i riflettori sono puntati sulla sfida tra la candidata Pdl e sindaco uscente Letizia Moratti e l’uomo del centrosinistra ex di Rifondazione comunista, Giuliano Pisapia, un avvocato “liberal”che si contenderà  i voti degli anti-Moratti anche con il candidato terzopolista Manfredi Palmeri.
A Napoli il Pd ha schierato Mario Morcone, mentre i dipietristi hanno candidato l’ex magistrato Luigi De Magistris.
Amministrata da oltre 15 anni dal centrosinistra, va al voto nel corso di una nuova emergenza rifiuti, che nel 2008 era stata al centro di un intervento straordinario del nuovo governo Berlusconi annunciata come risolutiva.
Il centrodestra, che ha puntato sull’imprenditore Gianni Lettieri punta a ripetere la vittoria delle elezioni regionali del 2010, conquistando la Campania del dopo-Bassolino.
Nella Torino di Chiamparino, il candidato del centrosinistra è l’ex ministro ed ex segretario dei Ds Piero Fassino, il centrodestra presenta l’assessore regionale Michele Coppola mentre a sparigliare le carte c’è Alberto Musy, candidato sindaco del Terzo Polo.
La Lega, che spera in queste elezioni di aumentare i voti intercettando magari i delusi del Pdl, ha un proprio candidato a Bologna, città  che torna al voto dopo il commissariamento prefettizio seguito alle dimissioni del sindaco di centrosinistra Pippo Delbono, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria per facilitazioni concesse alla ex compagna.
Il Carroccio sta cercando di “sfondare” nella zona sud della pianura padana, e candida nel capoluogo emiliano, con il sostegno del Pdl, Manes Bernardini contro il vincitore delle primarie di centrosinistra Virginio Merola, mentre il Terzo Polo è rappresentato da Stefano Aldrovandi.
Si vota anche per il rinnovo di 11 amministrazioni provinciali – Gorizia, Trieste, Vercelli, Mantova, Pavia, Treviso, Ravenna, Lucca, Macerata, Campobasso, Reggio Calabria – e per diversi capoluoghi e grandi centri.
Tra gli appuntamenti elettorali seguiti con più attenzione dagli analisti, quello per il Comune di Trieste, dove il centrodestra si presenta diviso, con Pdl e Lega Nord che presentano ognuno il proprio candidato.
Diviso anche il terzo Polo, tra finiani e Udc, mentre il centrosinistra va unito al voto.
In Sicilia, si vota per le comunali a Ragusa. In Sardegna, a Cagliari e Olbia. In Calabria a Reggio, Catanzaro, Cosenza e Crotone, in Puglia a Barletta.
In Campania vanno al voto Salerno, Caserta, Benevento.
Nel Lazio si vota a Latina (dove lo scrittore Antonio Pennacchi sarà  il “padrino” di una lista a suo nome con i finiani).
Nelle Marche a Fermo, in Umbria ad Assisi.
In Toscana, invece, a Siena, Arezzo e Grosseto.
In Emilia- Romagna a Rimini e Ravenna. In Liguria a Savona.
E infine in Veneto a Rovigo, in Lombardia a Varese, in Piemonte a Novara, in Friuli Venezia Giulia, oltre che a Trieste, anche a Pordenone.
Nonostante a partire da quest’anno, come ha previsto la Finanziaria 2010, sia stata stabilita la riduzione del numero dei consiglieri comunali e provinciali, è un vero e proprio stuolo di candidati quello che è sceso in campo per le amministrative: si arriva infatti a oltre 20 mila candidature.
Dei comuni, 1.055 sono inferiori ai 15 mila abitanti, 122 superiori.

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INQUISITA LA CANDIDATA MISS DEL PDL, LA VENETA SABRINA FORTIN

Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile

FOTOMODELLA E SUPERBERLUSCONIANA, ERA IN GRAN ASCESA E A INCORONARLA ERA ARRIVATO ANCHE LA RUSSA DA ROMA…ORA NASCE UNA BRUTTA STORIA DI CONCUSSIONI SU CUI STA INDAGANDO LA MAGISTRATURA E LEI GRIDA AL COMPLOTTO

Da modella a candidata del Pdl, si sa la strada è breve: e diverse carriere politiche nel centrodestra sono felicemente iniziate così.
Ma quella di Sabrina Fortin, 39 anni, avvocatessa ma soprattutto miss mamma 2010 nonchè aspirante consigliera comunale berlusconiana ad Abano Terme (Padova) rischia di infrangersi prima ancora di essere iniziata per una brutta storia di (presunte) concussioni ed estorsioni.
Peccato, perchè la Fortin era in grande ascesa, nel Pdl veneto: per incoronare la sua candidatura nei giorni scorsi era giunto alla città  termale addirittura il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Mentre lui parlava di Bin Laden, lei distribuiva sorrisi.
Da ‘velina’ consumata si è fatta subito fotografare accanto al politico.
Poi, a tempo di record, ha stampato i volantini con la foto da diffondere copiosamente in città .
Ora però la candidatura della miss rischia di andare a pezzi.
Motivo dell’indagine della magistratura padovana e del pm Paolo Luca, che ha ordinato ai carabinieri di perquisire sia lo studio legale sia la casa della donna, è di aver agito da “intermediaria”, per una presunta concussione nei confronti di due commercianti locali, messa in atto da due carabinieri della compagnia di Abano Terme, indagati per tentata concussione e omessa denuncia per oltraggio di pubblico ufficiale.
L’avvocatessa avrebbe agito, secondo l’ipotesi di reato del pm, avvalendosi del suo ruolo di legale.
I due militari sarebbero, inoltre, assistiti dalla stessa Fortin in un’altra indagine per tentata concussione.
Il giochetto, suppone la magistratura, sarebbe stato quello di minacciare di denunciare negozianti per oltraggio e poi prospettargli la rinuncia dietro compenso di quattro mila euro.
A contattare i due commercianti ci avrebbe pensato, secondo le prime indagini, l’intermediara Fortin.
Un grosso guaio per il Pdl di Abano, che tra l’altro è a pezzi: la città  è infatti commissariata da un anno e mezzo, perchè la vecchia giunta è caduta sul nuovo piano urbanistico.
Troppi appetiti edilizi attorno alle terme.
Tanto che il centrodestra si è spaccato in tre.
La Lega corre in solitaria, il Pdl con Davide Faggion, disturbato a destra da Luca Claudio, ex sindaco di Montegrotto, fido scudiero di Francesco Storace e assurto a un quarto d’ora di notorietà  per aver denunciato il comune di Napoli e la Regione Campania per danni d’immagini al suo ex comune per l’emergenza rifiuti napoletani.
La bella candidata naturalmente griida al complotto: «Mi ha colpito l’avvio delle indagini con tanto di perquisizione domiciliare a soli cinque giorni dalle elezioni», ha dichiarato.
Su Facebook del resto la sua ‘frase preferita’ è: «Non sopporto i moralisti».

Paolo Tessadri
(da “L’Espresso“)

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SCETTICI I SONDAGGISTI DEL PDL: “QUELLA FRASE DI LETIZIA IN TV UN AUTOGOL FATALE”

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

IMBARAZZO A PALAZZO MARINO: PARTE LA CACCIA A CHI HA CONFEZIONATO IL FALSO DOSSIER SU PISAPIA CHE POTREBBE COSTARE CARO ALLA RICONFERMA DELLA MORATTI… INTERPELLATI PSICOLOGI E MONITORATA LA BASE: MORATTI BRUCIATA NEL RUSH FINALE

Sono quattro righe, evidenziate in grassetto e con tanto di sottolineatura, a scattare l’istantanea finale.
Una bocciatura che racconta quanto l’attacco a freddo sferrato da Letizia Moratti a Giuliano Pisapia possa trasformarsi in un boomerang per il sindaco: «Un unico, fatale, momento di debolezza, proprio alla conclusione del confronto», viene definito in un documento riservato redatto da Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia del premier.
Perchè «l’accusa è stata una mossa per nulla attinente al momento e alla circostanza — continua l’analisi — ma, soprattutto, per nulla coerente con l’aplomb e con lo stile che contraddistingue e caratterizza il personaggio Letizia Moratti».
Solo quaranta secondi.
Capaci, però, di ribaltare il giudizio sui due candidati.
E di lasciare un segno in un campione di elettori di «centrodestra e indecisi», ma anche «nella memoria dell’opinione pubblica».
Per «una battuta impropria e fuori luogo», addio all’immagine di signora moderata.
Nonostante i giudizi gelidi dei “suoi”, lei va avanti. Nessuna marcia indietro.
Anzi. Lo ribadisce a tutti quelli con cui parla, Letizia Moratti.
A cominciare dal suo staff: una cerchia di spin doctor, comunicatori e consiglieri che fin dall’inizio si sono detti sorpresi.
È di fronte a loro che, ieri, si è presentata alla riunione quotidiana in cui si discute la strategia: «È stata una mia decisione, non volevo coinvolgere nessuno», avrebbe esordito lei.
Perchè nessuno, ora, giura di essere stato avvertito.
E nessuno si assume la paternità  dell’operazione di «killeraggio mediatico», come l’ha definita Pisapia.
A Palazzo Marino è in corso la caccia alla “manina” che ha confezionato il dossier.
Uno scaricabarile in piena regola, condito dal gelo più o meno esibito.
Chi può essere stato a suggerirle un’uscita simile?
L’identikit descrive qualcuno di cui Moratti si fida, magari un filo politico che porterebbe direttamente ai “falchi” del Pdl. A Roma.
Si va avanti: lei ha deciso così.
Cercando di assorbire il colpo che anche l’analisi di Euromedia Research racconta.
Il gruppo ha studiato le reazioni di un campione di elettori di centrodestra e di indecisi al confronto tv tra i due avversari.
Una «diagnosi completa», con tanto di psicologi.
Talking group, lo definiscono.
E sarà  per l’appartenenza politica che i giudizi sono eccellenti per Moratti: viene definita «ferma, coerente, fredda, determinata, sicura».
Praticamente perfetta, a differenza del suo avversario, «generico, vago, poco incisivo».
Ma Pisapia riesce «a guadagnare un’opportunità  di “rivalsa” dallo scivolone finale del sindaco».
Non a caso il voto viene diviso in due momenti. «Fino all’ultimo minuto del dibattito», Moratti prenderebbe 7 e Pisapia 5,5.
«Dopo l’ultimo minuto», il crollo: Moratti 5, Pisapia 6,5.
Anche la conclusione è chiara: «Il dibattito resterà  sicuramente impresso nella memoria dell’opinione pubblica, principalmente per la ridondanza che i media potranno dare nei giorni a venire, a ridosso del voto, a una battuta impropria e fuori luogo. Che risulta ancora più inspiegabile alla luce di un dibattito che ha visto per tutta la sua durata un sindaco posato, cortese e corretto».

(da “La Repubblica“)

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LETIZIA MORATTI, LA MANAGER CON UN BUCO DI MILIONI DI EURO

Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile

GUIDA LA SOCIETA’ SYNTEC DALLA SUA FONDAZIONE NEL 2000, MA CONTA PERDITE PER 200 MILIONI DI EURO, SEMPRE RIPIANATI DAL MARITO…FORSE FAREBBE MEGLIO A NON SFOGGIARE LE SUE PRESUNTE COMPETENZE MANAGERIALI, VISTI I RISULTATI

“È presidente e maggiore azionista di Syntek capital group, società  d’investimento attiva nel settore delle telecomunicazioni e dei media con sede a Monaco di Baviera”.
Correva l’anno 2001 e Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti si raccontava così sul sito Internet del ministero dell’Istruzione.
Lei, donna manager, “donna del fare”, chiamata al governo da Silvio Berlusconi, sfoggiava orgogliosa l’ultimo traguardo raggiunto in carriera.
A un decennio di distanza, nella sua pagina online del Comune di Milano, la sindaca Moratti conferma: è ancora lei il socio principale nonchè presidente dell’advisory board di Syntek.
Solo che nel frattempo è successo di tutto.
Il gruppo fondato nel 2000 dalla moglie del petroliere Gian Marco Moratti si è trasformato in un buco senza fondo che ha inghiottito centinaia di milioni di perdite.
Quasi peggio dell’Inter, gran passione dell’altro Moratti, Massimo.
Anche lì i bilanci sono da tempo in rosso profondo, ma almeno la squadra ha fatto man bassa di trofei.
Nel regno di Letizia, invece, si perdono quattrini e basta. E poi tocca al marito staccare l’assegno per far fronte al passivo.
Negli ultimi cinque anni l’avventura Syntek è costata una somma non inferiore ai 200 milioni di euro.
I conti sballati della società  con sede in Baviera hanno mandato a picco i bilanci della Securfin holdings, la società  di famiglia di Gianmarco e Letizia Moratti.
La stessa a cui fanno capo una serie di proprietà  immobiliari in Italia e all’estero (Stati Uniti e Gran Bretagna), compresa la casa del sindaco in pieno centro di Milano e il castello di Cigognola, nell’Oltrepo Pavese.
Securfin holdings ha perso 11 milioni nel 2006, addirittura 112 milioni l’anno successivo, poi 45 milioni nel 2008 e altri 20 nel 2009, ultimo dato disponibile. Dal bilancio emerge che la holding targata Moratti vanta crediti per oltre 180 milioni nei confronti di una finanziaria olandese, la Golden.e, a sua volta esposta verso Syntek.
Ma le probabilità  di recuperare questi prestiti sono talmente ridotte che sono state iscritte all’attivo a valore zero.
Insomma, una situazione disastrosa.
Mica male per una signora che ama sfoggiare le sue competenze manageriali. Proprio lei, l’erede dei Brichetto, una dinastia di assicuratori partiti da Genova alla fine dell’Ottocento.
Certo, impegnata a fare il sindaco, forse Letizia Moratti avrà  trovato poco tempo da dedicare alla sua Syntek.
È un fatto, comunque, che nel suo ruolo di maggiore azionista e presidente dell’advisory board avrebbe comunque dovuto dare un occhio alla gestione aziendale e alla scelta degli investimenti.
A quanto sembra gli affari sono andati a rotoli sin da principio.
L’iniziativa è partita troppo tardi per cavalcare a fine anni Novanta l’onda del boom della cosiddetta New Economy. In compenso è stata investita in pieno dalla crisi.
Una delle operazioni meno fortunate (eufemismo) è però molto lontana dal mondo delle nuove tecnologie.
Carte alle mano si scopre che la società  controllata da Letizia Moratti è riuscita a perdere svariate decine di milioni con la Cargoitalia, una compagnia aerea per il trasporto merci.
Nel 2008 Syntek ha messo in vendita l’azienda, passata al gruppo Leali con il supporto di Banca Intesa.
Il conto finale è stato pesantissimo: 76 milioni di perdite.
Un mezzo crac che ha lasciato il segno nel bilancio della holding.
Speranze di recupero? Pochine, al momento.
E pensare che nel 2000, per lanciare la neonata Syntek, i Moratti chiamarono a raccolta una schiera di consulenti d’eccezione.
Un vero parterre di grandi nomi della finanza internazionale.
Scorrendo l’advisory board si incontrano personaggi come Antoine Bernheim, a lungo presidente delle assicurazioni Generali, l’avvocato Sergio Erede, titolare di uno degli studi legali più noti nella city milanese, Eckhard Pfeiffer, già  numero uno di Compaq computer e molti altri ancora.
Nell’elenco spunta anche il nome di Sonja Kohn, banchiera con base in Austria che dopo la sua esperienza in Syntek è stata travolta dal crac di Bernard Madoff. Era lei, questa l’accusa, a vendere in Europa i prodotti finanziari del bancarottiere americano, protagonista di uno dei crac più clamorosi della storia di Wall Street.
La Kohn, così come gran parte degli altri consulenti, ha da tempo rotto i rapporti con Syntek.
Motivi d’immagine: meglio tenere le distanze da una società  che perde soldi a rotta di collo.
Così, alla fine, il cerino acceso è rimasto a Letizia Moratti.
E il marito paga.

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Comune, Costume, economia, elezioni, Milano, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

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