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HABEMUS PAPA(BILE), IL PDL TROVA IL CANDIDATO SINDACO PER GENOVA: E’ UN UOMO DELL’OPUS DEI, PUPILLO DI SCAJOLA A SUA INSAPUTA

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

ALLA FINE PIERLUIGI VINAI HA DETTO SI’, CON LA BENEDIZIONE DEL CARDINAL BAGNASCO, TOGLIENDO LE CASTAGNE DAL FUOCO AL PDL CHE NON SAPEVA PIU’ A CHI RIVOLGERSI… VINAI, TESSERA PDL E VICEPRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CARIGE SU INDICAZIONE DI SCAJOLA, HA PURE LA FACCIA TOSTA DI DICHIARARSI “CANDIDATO INDIPENDENTE”

Si potrebbe parlare di rivincita di Claudio Scajola che, dopo essere stato sconfitto al congresso di Genova del Pdl dal duo Grillo-Biasotti, di fronte alla loro incapacità  di trovare un candidato sindaco credibile che accettasse la nomination, alla fine è riuscito a imporre il nome del suo pupillo, Pierluigi Vinai, lo stesso cassato una settimana fa proprio dai nuovi dirigenti locali.
Scajola ha così dimostrato di avere ancora in mano le carte vincenti con Silvio Berlusconi, più per demerito altrui che per propri meriti.
Per lottare contro il candidato Enrico Musso, appoggiato da una lista civica che comprende anche esponenti Udc, è indubbio che Vinai rappresenti la scelta in apparenza migliore per cercare di arrivare al ballottaggio con il candidato del centrosinistra Marco Doria.
Salvo una principale controindicazione: che la dirigenza locale del Pdl da domani non operi per farlo perdere.
Vinai è notoriamente appoggiato non solo da Scajola, ma dal cardinal Bagnasco che aveva perorato se pur indirettamente la sua nomination.
Uomo dell’opus Dei, con forti agganci nel mondo economico genovese, Vinai ha anche il senso dell’umorismo: proclama ai quattro venti di essere un “candidato indipendente”, allo scopo di accreditarsi come estraneo alla logica dei partiti, invisi ormai alla maggior parte dell’elettorato.
A parte la tessera del Pdl che conserva in tasca, che Vinai sia indipendente è davvero una barzelletta: è stato nominato vicepresidente della potente Fondazione bancaria Carige su indicazione di Scajola e da quella poltrona è da una vita che distribuisce aiuti e sovvenzioni.
Si è così creato una fitta rete di beneficiati, da enti religiosi a privati, ad associazioni, che rappresentano un potente clientela da spendersi elettoralmente.
E parliamo di milioni di euro, non di noccioline (tre milioni di aiuti solo agli alluvionati) per una pletora di assistiti che non aspettano l’ora di abbeverarsi anche ai fondi del Comune.
Prima magari di leggere articoli di beatificazione del “cooperante dell’Opus Dei, impegnato nel sociale”, è meglio comprendere che il sociale vero consiste nel rimetterci tempo e proprio denaro per aiutare il prossimo.
Altra cosa è distribuire soldi altrui, essendo remunerato per l’incarico che si svolge.
Ma se andiamo un po’ indietro nel tempo, magari attraverso articoli di stampa, ecco che emerge un altro aspetto del modo “indipendente” di procedere di Vinai.
Magari partendo dal titolo: “Fondazione Carige, le erogazioni “sportive” del vice presidente Vinai” di un giornale locale di qualche tempo fa.
I giornalisti Massimo Calindri e Marco Preve raccontavano ad esempio del contributo di un milione di euro elargito dal consulente del lavoro savonese, Pierluigi Vinai, 41 anni, “legato da profonda amicizia a Claudio Scajola ed influente esponente dell’Opus Dei, ma prima di tutto vice presidente della Carige”.
Vinai aveva approvato un progetto che il giornale titolava: <Fondazione Carige, le elargizioni di Vinai. Oltre un milione alla “sua” associazione>.
Denaro finito nel conto corrente del Movimento Sport Popolare, associazione riconosciuta dal Coni, che organizzava il Progetto Giovani, tre mesi di eventi sportivi in Liguria e nel Basso Piemonte.
Rimarcavano Calindri e Preve: “Il vice presidente Carige contribuisce al finanziamento di un evento, destinato ai bimbi, gestito da un’associazione   che in pratica è la sua creatura…”.
E Vinai, intervistato, premetteva a sua difesa: “Le cariche in Fondazione sono di nomina politica e finchè non si troverà  un sistema migliore resta valido questo. Io non ho più cariche nel Movimento Sport Popolare e l’associazione non fa altro che programmare un evento”.
La nuova politica dei finanziamenti dell’era Vinai probabilmente merita qualche altra testimonianza, soprattutto di vescovi, parroci e parrocchie.
Soltanto 15 giorni dopo, l’eco di quella polemica si è esteso.
ll Secolo XIX ha deciso di parlarne per un’interpellanza di Ubaldo Benvenuto: “La Regione faccia chiarezza….finanziate associazioni che hanno sede nell’ufficio del vice presidente Vinai? Serve più trasparenza”.
Ma ecco che Flavio Repetto, presidente della Fondazione Carige, mette le mani avanti e sempre su Il Secolo XIX manda a dire: “ricordo che la Fondazione è un’istituzione di diritto privato e che, quindi, gli organi di amministrazione e di controllo si assumono la responsabilità  degli atti che riguardano la gestione delle risorse”.
Perchè giornali e giornalisti si impicciano di soldi di “un’istituzione di diritto privato”?
Non si vergognano?
Va bene che non sono attivisti dell’Opus Dei o di Forza Italia, ma almeno lascino in santa pace chi fa opere a fin di bene.
Questo un breve ritratto del candidato “indipendente” Vinai che sarà  appoggiato dal Pdl e da altre liste civiche:un benefattore in attesa di beatificazione politica.
Magari a sua insaputa, come il suo sponsor.

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TUTTI GLI ANZIANI IN CROCIERA: IL CONTO LO PAGA IL COMUNE

Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile

L’IDEA DEL SINDACO SICILIANO DI COMITINI… ILPAESINO CITATO DAL NEW YORK TIMES COME SIMBOLO DELLA CATTIVA POLITICA

Se qualche lettore di buon cuore passasse per Comitini, avverta quel paesino siciliano che il governo Monti ha varato una manovra da lacrime e sangue, le imprese chiudono, siamo in piena recessione e abbiamo sfiorato il crac: non lo sanno.
O almeno non lo sa il sindaco, che in questi mesi di vacche magrissime regala a vecchi e piccini, alla vigilia delle elezioni, una settimana di crociera.
Comitini non è un paese qualunque.
Dopo essere stato «lanciato» dal Corriere della Sera e fatto poi conoscere ai telespettatori da Michele Santoro, qualche mese fa è finito in prima pagina sul New York Times come contrada simbolo della cattiva politica e del sistema clientelare italiano: pur essendo stato svuotato dall’emigrazione e ormai ridotto 960 anime, infatti, ha 65 dipendenti comunali. Uno ogni 14 abitanti.
A colpire Rachel Donadio, all’arrivo sulla piazza del paesino a pochi chilometri da Agrigento, fu la prima immagine: due dei nove (nove!) vigili urbani che, anzichè smistare il traffico, inesistente, se ne stavano seduti al bar a bere un aperitivo.
Stando lì, le spiegarono, lavoravano: «Lavori come questi mantengono viva la città  – si giustifica Caterina Valenti, uno degli ausiliari al traffico che guadagna circa 800 euro al mese per un lavoro di 20 ore alla settimana -. «Vedi, stiamo seduti qui al bar e aiutiamo l’economia locale».
Prosit.
In chiesa stavano celebrando un matrimonio e l’inviata del giornale americano fece notare ai due che, mentre sorseggiavano l’analcolico, c’erano delle auto parcheggiate dove era vietato. Le risposero distrattamente facendo spallucce: «Evitiamo di multarli. Qui ci conosciamo un po’ tutti, è una città  così piccola…».
Avrebbe raccontato la giornalista: «A New York non ci volevano credere».
Letto l’articolo, Massimo Giletti invitò il sindaco, Nino Contino, all’«Arena» di «Domenica in». Dove spiegò: «So bene che 65 lavoratori comunali in una città  di poco meno di mille abitanti sono molti. Ma se non gli avessimo offerto un lavoro, queste persone sarebbero emigrate, magari in America. Avremmo sessanta persone e sessanta famiglie che cercano un’occupazione altrove».
E poi, che gli importa della spesa? «La città  non li paga: sono lo Stato e la Regione che lo fanno. I dipendenti sono pagati solo per il 10% dal Comune».
Peggio il rattoppo del buco.
Fatti i conti, se tutti i comuni italiani seguissero la strategia economica «rooseveltian-girgentina» di Nino Contino (che già  aveva riassunto il suo pensiero ad «AnnoZero» dicendo che se avesse potuto di assunzioni ne avrebbe fatte altre ancora perchè «zucchero non guasta bevanda») avremmo 4 milioni e 285 mila dipendenti comunali.
E da chi li faremmo mantenere: dai tedeschi e dai finlandesi?
Ma l’industrioso sindaco di Comitini eletto alla testa di una lista di centrodestra, come dicevamo, si è inventato ora un altro modo per mungere alle generose mammelle della Regione e dello Stato.
E poichè tra poche settimane ci sono le elezioni amministrative, ha avuto una bella pensata. Sistemare i tombini?
Controllare i lampioni?
Tappare qualche buco sulle strade?
No: mandare in crociera un po’ di anziani compaesani e i ragazzi della III media.
Vi chiederete: a parte l’assurdità  con questi chiari di luna di spendere soldi non per il pane ma per i circenses, non sarà  un momento sbagliato per donare proprio una crociera?
Ma lui tira diritto.
Dice di essere riuscito a recuperare 35.000 euro dall’assessorato autonomie locali e funzione pubblica della Regione e a quella somma aggiungerà  un 20 percento di fondi comunali.
Così da offrire a una trentina di vecchi, grazie a un mega sconto, la possibilità  di passare otto giorni serviti e riveriti su una nave Msc, lungo un itinerario mediterraneo che partendo dall’Italia toccherà  la Tunisia, la Spagna, la Francia.
«Si tratta della prima tappa», ha spiegato ai giornali locali, «di un progetto portato avanti in favore degli anziani. Un progetto lungo un anno che prevede oltre alla crociera anche delle altre escursioni in luoghi della Sicilia, momenti di animazione e intrattenimento e un ciclo di incontri tematici importantissimi perchè focalizzati sulle patologie della senilità  come infarto, diabete, tumore alla mammella».
E i picciliddri? Niente per i picciliddri?
Tranquilli: il buon sindaco ha pensato anche a loro.
ecidendo di regalare la crociera anche ai 14 scolaretti (e a un loro insegnante accompagnatore, si capisce) della terza media: «È un modo per festeggiare il loro primo traguardo e non potevamo che farlo approfittando di questa opportunità  economica legata alla crociera».
L’importante, si capisce, è che non se ne accorgano Mario Monti e Vittorio Grilli e il ragioniere generale dello Stato e la Corte dei Conti e tutti i tirchi che in questi mesi stanno cercando di rosicchiare euro sull’euro per contenere gli sprechi.
E che non se ne accorgano, soprattutto, i cittadini italiani. I quali potrebbero chiedersi: quando se ne accorgeranno, al governo, che la prima cosa da fare è chiudere le migliaia di rubinetti della politica clientelare da cui, goccia dopo goccia, viene disperso un mare di denaro?

Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)

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ASSUNZIONI SOSPETTE AL COMUNE DI GUBBIO: FINISCE IN MANETTE IL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELL’UMBRIA ESPONENTE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile

ORFEO GORACCI E’ ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E VIOLENZA SESSUALE PER EPISODI RELATIVI AL PERIODO IN CUI ERA SINDACO DELLA CITTADINA…ALTRI OTTO ARRESTI, TRA CUI L’EX VICE-SINDACO

Una giunta comunale trasformata, secondo la magistratura, in associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e altri reati.
Succede nella rossa Umbria, a Gubbio. Dove sono stati arrestati tre componenti della giunta guidata da Orfeo Goracci, ex sindaco eugubino e attuale vicepresidente del consiglio regionale guidata da Catiuscia Marini.
In manette con l’ex sindaco, anche il vicesindaco Maria Cristina Ercoli, l’assessore all’Ambiente Lucio Panfili, l’ex assessore Graziano Cappannelli e il dirigente comunale Lucia Cecili.
Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti un altro ex assessore, Marino Cernicchi, l’ex presidente del Consiglio Comunale, Antonella Stocchi, e l’ex segretario comunale, Paolo Cristiano e Nadia Ercoli, funzionario della polizia municipale e sorella dell’ex vicesindaco Ercoli.
Tutti i politici sono espressione del Prc, tolto Graziano Cappannelli che è un esponente dell’Italia dei Valori, l’unico consigliere in carica del partito.
A Goracci è contestato anche il reato di violenza sessuale aggravato dal fatto che sia stato commesso “nella sua qualità  di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, “per avere in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sè, contro la volontà  della donna, commettendo il fatto nella sua qualità  di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
Sono tutti accusati — nelle loro qualità  di primo cittadino, amministratori e tecnici comunali — di aver dato vita e partecipato ad una associazione per delinquere, attiva dal 2002 “ed ancora in essere”, che avrebbe instaurato “un clima di intimidazione e di paura”, emarginando, danneggiando, minacciando le persone “invise o ostili” al sodalizio e “piegando lo svolgimento delle pubbliche funzioni all’interesse privato”. Un’associazione, si legge nel capo di imputazione, finalizzata a commettere “una serie indeterminata” di reati di abuso d’ufficio, concussione, falso in atti pubblici e soppressione di atti pubblici.
I nove, in particolare, avrebbero “stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti in vantaggi politico-elettorali, mantenimento delle posizioni di potere e sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi e per soggetti loro legati da vincoli di vicinanza politica, amicizia e sentimentali (per il Goracci)”.
Tutto ciò, “con pari ingiusto danno per la collettività , per i dipendenti e i soggetti estranei all’amministrazione ritenuti invisi o ostili al sodalizio”.
Questi, infatti, “venivano stabilmente posti in condizioni di emarginazione, sfavoriti, danneggiati nello sviluppo della carriera, minacciati, estorti ed ingiustamente penalizzati, in un generale clima di intimidazione e di paura instaurato e mantenuto dal sodalizio all’interno del Comune di Gubbio”.
Con l’allora sindaco Goracci, “definito il re o lo zar”, accusato di aver “promosso, costituito ed organizzato l’associazione a delinquere e gli altri nel ruolo di partecipi”.
Gli interrogatori di garanzia sono in programma tra domani e giovedì davanti al gip di Perugia che ha emesso le misure cautelare.
Per tutti il giudice ha comunque disposto il divieto di incontro con i difensori.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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INFILTRAZIONI MAFIOSE, SCIOLTO IL COMUNE DI VENTIMIGLIA: LIGURIA TERRA DI MAFIA, TUTTI LO SANNO ALL’INTERNO DEI PARTITI, MA GUAI A DIRLO

Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO BORDIGHERA, SALTA UN’ALTRA GIUNTA PER LE COLLUSIONI CON LA ‘NDRANGHETA… IL SINDACO E’ UN FEDELISSIMO DI CLAUDIO SCAJOLA

Tutti a casa. Il consiglio dei ministri ha sciolto l’amministrazione comunale di Ventimiglia (Imperia) per sospette infiltrazioni di tipo mafioso.
Un provvedimento che arriva 11 mesi esatti dopo lo scioglimento di Bordighera dove, lì come a Ventimiglia, «sono state riscontrare – sostiene il Consiglio dei Ministri – forme di condizionamento da parte della criminalità  organizzata».
Ventimiglia, qualcosa in più di 26 mila abitanti, storicamente terra di conquista – dai Romani ai Longobardi, dagli Austriaci ai Francesi -, possiede l’ultima piazza italiana che coincide con il confine di Stato.
Da lì in poi, si parla in francese. Ventimiglia, secondo la leggenda, ha dato i natali anche al Corsaro Nero ed è la porta più occidentale d’Italia.
Il governo della città , per molti anni affidato alla Democrazia Cristiana, ebbe una pausa progressista che durò un quadriennio.
Dal 1998 la cittadina è guidata dal centrodestra.
E fino ad oggi, la giunta comunale di Ventimiglia era targata Pdl: con il sindaco Gaetano Scullino, imprenditore di 65 anni, ci sono quattro assessori del Pdl e uno della Lega Nord.
Il Consiglio comunale è composto da 21 consiglieri: 12 del Pdl, uno della Lega Nord, due dell’Udc, due del Pd, uno di Fli e tre appartenenti ad altrettante liste locali.
Tutti pronti a difendere la loro onorabilità  e quella dell’amministrazione comunale, in testa il primo cittadino: «Ho speso cinque anni della mia vita, lavorando dieci ore al giorno, solo per fare gli interessi della città  di Ventimiglia, e vengo ripagato con questa moneta. Un verdetto che ritengo ingiusto, maledettamente ingiusto», mentre i consiglieri, di maggioranza e opposizione, negano qualunque condizionamento.
Ventimiglia terra di confine, dove vige un solido accordo tra autorità  italiane e francesi di pubblica sicurezza sia in materia di clandestini che di criminali di grande spessore, in genere latitanti, che hanno interessi nella zona.
Droga, armi e denaro sporco – secondo recenti indagini degli inquirenti – gli interessi che transitano dall’ultimo comune italiano e che riguarda oltre alla Costa Azzurra anche Marsiglia e la Corsica, che sono a un tiro di schioppo.
Nel tempo, non a caso da Ventimiglia e’ passata la crema della `ndrangheta calabrese: gli Albanese, gli Ursini, i Bellocco con i Pesce, i Bruzzaniti, i Condello, i Cordi’, i De Stefano ma anche i Gullace con i Santaiti, e gli Iamonte, i Piromalli.
I fatti che hanno portato allo scioglimento sono già  stati raccontati nell’inchiesta Maglio del 2011 e nella relazione del Prefetto.
Tra i punti gli interessi per la costruzione del nuovo porto
Ponente ligure provincia di ‘ndrangheta. Tradotto: presenza criminale e infiltrazioni nelle attività  politiche.
La decisione, arrivata nel primo pomeriggio, appare, però, più una conferma che una sorpresa.
Per capire, infatti, basta spulciare le carte dell’inchiesta Maglio che un anno fa ha raccontato la presenza delle cosche in tutta la Liguria.
Una presenza che ha eroso non solo il tessuto imprenditoriale, ma anche quello politico.
E così nella geografia mafiosa a Ventimiglia i padrini della Calabria affidano un ruolo decisivo, quello di camera di compensazione rispetto alle dinamiche regionali.
In città  esiste un locale di ‘ndrangheta. Il gip lo certifica e fa i nomi: Giuseppe Marcianò, Michele Ciricosta, Benito Pepè, Forunato e Francesco Barillaro.
Tutti uniti a doppio con filo con il capo della Liguria Domenico Gangemi.
Annotano i magistrati: “L’esistenza nella zona di Ventimiglia di un gruppo malavitoso appartenente alla ‘ndrangheta si desume dai rapporti dallo stesso intrattenuti con il locale di Genova”.
Per questo “Gangemi manteneva contatti con il locale di Ventimiglia”
E che la presenza mafiosa sia in grado di impastare i propri interessi con quelli della pubblica amministrazione lo rileva già  la relazione prefettizia del 2011 dove “si segnala il tentativo di condizionamento degli enti locali soprattutto nel settore degli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi, nonchè nel settore commerciale ed urbanistico”.
E a dimostrazione di quanto sia forte il radicamento, la stessa relazione segnala come “i carabinieri hanno notato pregiudicati calabresi, intenti ad osservare il lavoro della Commissione d’Accesso di Ventimiglia, con atteggiamenti e finalità  tipici degli ambienti malavitosi della regione di origine.”
E ancora “le famiglie che fanno capo al “locale” di Ventimiglia mantengono un legame inscindibile con la potente cosca Piromalli dalla quale ricevono ordini e direttive”.
La relazione del Prefetto segnala infiltrazioni di uomini della ‘ndrangheta nella costruzione del nuovo porto.
“Fra le presenze attuali di famiglie calabresi di rilievo sotto il profilo criminale spicca la figura di Giuseppe Marcianò”.
Lo stesso che “con la società  Marvon, intestata alla moglie Angela Elia, si è inserito nell’ambito dei lavori del costruendo porto di Ventimiglia”.
E tanto per spiegare quanto sia forte la presenza viene ricordato un episodio intimidatorio ai danni di un importante imprenditore della zona impegnato proprio nella costruzione della nuova marina. Il 23 novembre 2010, infatti, finiscono in carcere Ettore Castellana e Annunziato Roldi “per aver esploso colpi di fucile a scopo intimidatorio contro l’autovettura di Piergiorgio Parodi, facoltoso e noto imprenditore locale, perchè a loro avviso non aveva rispettato accordi precedentemente assunti. Il Roldi è persona vicina al noto Antonio Palamara”, uno dei primi personaggi legati alle cosche saliti in Liguria.
Impresa, dunque. Ma non solo.
Anche politica e voti, sostegni elettorali e raccomandazioni. Il tutto giocato all’ombra del cittadina al confine francese.
Lampante la vicenda del consigliere regionale Pdl Alessio Saso, eletto nel 2010, pescando preferenze nel ponente ligure.
Ed è proprio su questo punto che si concentra una parte dell’indagine Maglio del 2011.
Si legge: “In occasione delle elezioni amministrative liguri del marzo 2010, il Gangemi si impegnava a fornire il proprio appoggio ad Alessio Saso”.
E per farlo “provvedeva ad attivare il locale di Ventimiglia nelle persone di Michele Ciricosta e Giuseppe Marcianò”.
Non a caso il 3 febbraio 2010, e cioè a poche settimane dalla tornata elettorale, “il Gangemi riferiva a Saso di avere incontrato il Ciricosta e che questi gli aveva assicurato il proprio interessamento in considerazione del fatto che riteneva il Saso un bravo ragazzo”.
Non è finita, perchè la stessa inchiesta mette agli atti la vicenda dell’ex vice sindaco di Ventimiglia Vincenzo Moio che, annotano i Ros, chiedeva ai boss un aiuto per la candidatura della figlia Fortunata.
Per farlo mandava “un’ambasciata tramite Raffaele D’Agostino a Domenico Belcastro, organico al gruppo di Genova il quale mostrava interessamento alla richiesta”.
Insomma la decisione presa oggi dal ministro dell’Interno appare quasi scontata.

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LETIZIA MORATTI LASCIA IL CONSIGLIO COMUNALE: L’EX SINDACO SEMPRE PIU’ VICINA A FINI

Gennaio 29th, 2012 Riccardo Fucile

IN UNA LETTERA INVIATA AL PRESIDENTE RIZZO, LA MORATTI SI DIMETTE PER DEDICARSI AI PROGETTI DI SAN PATRIGNANO, MA IL PASSAGGIO A FLI PARE IMMINENTE

“Egregio signor presidente, è per   il rispetto che nutro per Milano e nei riguardi dell’importante lavoro che il consiglio comunale svolge nella quotidianità , che oggi mi trovo a comunicare una decisione sofferta ma lungamente ponderata”.
Letizia Moratti formalizza così, in una lettera al presidente dell’aula, Basilio Rizzo, le dimissioni da consigliere comunale.
E in ambienti vicini al leader di Fli, Gianfranco Fini, si legge la notizia delle dimissioni come propedeutica al passaggio verso Futuro e libertà .
Prima di Natale l’esponente del Pdl era stata vista a Montecitorio, dove aveva incontrato tutto lo stato maggiore del partito.
I contatti, a quanto risulta, sarebbero continuati anche a gennaio.
“Nelle prossime settimane vedremo se, come mi auguro, Letizia Moratti, vottà  continuare il suo impegno politico con modalità  diverse rispetto a quelle che ha avuto fin qui”, è stato il primo commento di Fini.
“Ho parlato con lei qualche tempo fa – ha aggiunto – Non è un mistero che da qualche tempo aveva espresso perplessità  sulla conduzione del Pdl in Lombardia”.
“In questi mesi ho intrapreso un’intensa attività  nel sociale in una realtà  che la mia famiglia segue ininterrottamente da oltre trent’anni – scrive l’ex sindaco del Pdl facendo riferimento al suo impegno per la comunità  di San Patrignano – Un impegno che si è progressivamente accentuato e che giorno dopo giorno ha assorbito le mie energie e il mio tempo, tenendomi sempre più spesso lontana dal lavoro del consiglio comunale.
Ritengo pertanto opportuno rinunciare al mio incarico. Tornare a essere per Milano un privato cittadino non significa però rompere il patto con le migliaia di cittadini che mi hanno eletta in questo consesso.
Anche se in modo diverso e indiretto, continuerò a partecipare alla vita civile e politica della mia città , approfondendo i temi e le questioni importanti per essa e per il mio Paese”.

(da “La Repubblica”)

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VIAGGIO NEL PAESE DEL BERGAMASCO DOVE TUTTI HANNO LO STESSO COGNOME: “DA NOI ARRIVANO TURISTI STRANIERI, L’EURO SERVE”

Gennaio 2nd, 2012 Riccardo Fucile

“LA LEGA? PER CARITA’, A QUELLI INTERESSA SOLO LA POLTRONA”

Mi metto in marcia alle dieci del mattino verso Tomasoniland, come dieci anni fa.
Stesso sole bergamasco, stesso freddo azzurro e ottimista, stesse montagne in rosa e in posa per le cartoline che nessu- no spedisce più.
Stessa aria sospesa di Capodanno: anche quest’anno succederà  di tutto, ma non sappiamo cosa. Stesse monete in tasca. Il 1°gennaio 2002 festeggiavamo, apprensivi, il primo giorno di vita dell’euro. Il 1°gennaio 2012 dobbiamo ammettere che, finita l’infanzia, il giovanotto ci dà  problemi.
Cambia la compagnia. Il figliolo – allora aveva nove anni – è in pianura, in altre faccende affaccendato; Luna la dalmata ha deciso che la temperatura non è adatta a una cagnolina di una certa età .
Cos’è rimasto uguale? La moglie, che ne approfitta per far spese; e la grinta orobica dei Tomasoni di Bratto e Dorga (comune di Castione della Presolana), che non si fanno certo spaventare da una moneta.
Seguo lo stesso itinerario, cerco le stesse persone – anzi, gli stessi Tomasoni.
Nel minimarket di Tomasoni Ines ora c’è il nipote Tomasoni Stefano, che si porta in spalla la figlia Tomasoni Rebecca, tre anni.
Dieci anni fa ero rimasto stupito dall’organizzazione: cassetto pieno di monete da 2 euro, 1 euro, 50, 20, 10, 5, 2, 1 cent. «E avevo allenato i clienti con le banconote fac-simile ritagliate dal bollettino dell’Associazione Commercianti», ricorda Stefano.
E oggi? «Il lavoro è calato, ma la colpa è della crisi, non dell’euro».
Tornare alla lira? «Scherziamo? Un disastro».
Alla Casa del Vino di Tomasoni Fabrizio regna la calma post-alcolica del primo dell’anno: c’è un tempo per brindare e un tempo per meditare, lo sanno bene i bergamaschi.
Con la moglie Dominique al fianco, ricorda: «Solo qualche anziano continua a tradurre in lire.
Tornare indietro? No.
Stanno arrivando i polacchi, sulle nostre montagne, ci sono già  gli ungheresi, i francesi e i tedeschi: se vogliamo essere europei, teniamoci una moneta europea».
Avete aumentato i prezzi? Il giusto, dice il mio sguardo mentre carezza i rossi di Valcalepio.
Più sopra, al Thomas Market di Tomasoni Alberto ora c’è il figlio Tomasoni Beppe con la moglie Mea. «C’è allarmismo, sono tutti spaventati».
Danno la colpa all’euro, i suoi clienti? «No, direi di no. Certo qualcuno, ogni tanto, dice Quan gh’era la lira..! ».
Dieci anni fa, a fine mattinata, erano entrati 162 clienti; oggi sembra più tranquillo.
Al Thomas Market sono convinti di svolgere un servizio sociale: «Come può una località  turistica vivere senza mini-market? Me lo dica lei».
All’uscita incontro i genitori di Federica, che nel 2002 era stata la prima cliente di Thomas Market a pagare in euro. Ora ha vent’anni, è a Bruxelles con amici: paga in euro anche lì.
omasoni Alberto ha ragione. A Tomasoniland – da Clusone al Passo della Presolana – hanno chiuso una dozzina di mini-market; e diversi negozi di elettrodomestici.
Tra questi quello di Tomasoni Franco, che ha 60 anni ed è in pensione con 45 anni di contributi.
Il 1°gennaio 2002 ero stato il suo primo cliente a pagare in euro: due lampadine € 1,08. «Com’è andata? Perdita di potere d’acquisto. E poi c’è la crisi. Dalle nostre parti è pieno di bravi operai, ma non trovano lavoro. Difficile riscuotere: la gente non ti paga». La Lega Nord qui va forte: sfrutterà  il malcontento, convincerà  la gente a tornare alla lira?
«La Lega? Ma per carità . Qui non siamo mica stupidi. Abbiamo capito: anche a loro interessa una cosa sola. La scragna, la seggiola».
Salutiamo la moglie del signor Tomasoni Francesco al balcone della Pizzeria Edera (chiusa da anni), e scendiamo verso la parte meridionale di Tomasoniland. Chiusi, per il Capodanno, gli Arredamenti Tomasoni di Danilo Tomasoni e F.lli; chiuso il distributore di Antonella e Claudio Tomasoni, dove l’euro festeggia il decennale a modo suo, girando vorticosamente sui contatori delle pompe self-service, tra gli improperi soffocati degli automobilisti.
Davanti al gommista Tomasoni Simone si ferma una Panda nera, e scende un ragazzo in tuta con un berretto Ski Club Presolana (probabilmente un Tomasoni): «Euro? Dieci anni? Non so niente: deve parlare con mia mamma per queste cose».
Non potendo aspettare la signora Tomasoni, torno verso casa e chiamo Tomasoni Clemente, fratello di Tomasoni Valentino.
Il 1°gennaio 2002, battesimo della nuova moneta, per tre tagli d’erba fatti in estate, chiese 7.550 (settemila cinquecento cinquanta) euro: colpa di un convertitore giapponese tarato su una misteriosa valuta orientale, scoprimmo poi. «Tranquillo eh! – mi dice -. Ho imparato».
Hanno imparato tutti, devo dire, i Tomasoni di Bratto e Dorga.
Non uno che neghi la crisi; ma nessuno che dia la colpa all’euro, nel giorno del suo decimo compleanno.
Alle messa delle 18, il barbuto Don Paolo (assai eloquente, molto atalantino), sotto gli evangelisti bonari che un po’ gli somigliano, dice: «I tempi per alcuni sono grami, per altri non così disastrosi. Chissà  che non troviamo, tutti, modi nuovi e migliori di vivere. Di vivere oggi. Con le nostalgie del passato e le ansie per il futuro non si va da nessuna parte».
I Tomasoni presenti (e tutti gli altri) assentono: in montagna sono saggi, e sanno come festeggiare gli anniversari.

Beppe Severgnini
(da “Il Corriere della Sera”)

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A CAUSA DEI TAGLI, IL 66% DEI SINDACI LOMBARDI NON RIESCE PIU’ A RISPONDERE ALLE RICHIESTE DEI CITTADINI

Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

RICERCA IPSOS: “IL 92% DEI 1490 COMUNI E’ ORMAI IN GRAVE DIFFICOLTA’… FINO AD OGGI LA SCURE SI E’ ABBATTUTA SU BIBLIOTECHE, INIZIATIVE CULTURALI E SPORT

Il 92% dei 1490 comuni aderenti ad Anci Lombardia prevede per il 2012 tagli che incideranno “abbastanza” o “molto” sui loro bilanci.
E nel 2011 la scure si è abbattuta soprattutto sulla manutenzione di strade e del verde, sulle biblioteche civiche e sulle iniziative culturali, sugli impianti sportivi, mentre tagli più ridotti hanno riguardato i servizi sociali e scolastici, l’assistenza agli anziani. È quanto emerge dalla ricerca che Ipsos ha realizzato per Anci Lombardia e che viene presentata questa mattina a Milano al Palazzo delle Stelline.
Il 66% dei sindaci ammette di non poter più dare risposte adeguate alle crescenti richieste dei cittadini. “I tagli ai comuni sono tagli ai cittadini – afferma Attilio Fontana, presidente Anci lombardia e sindaco leghista di Varese-.
I vincoli del patto di stabilità  sono un freno alla ripresa economica dei nostri territori, che appare oggi prioritaria”.
L’indice dei tagli è misurato da 0 (nessun taglio) a 100 (tagli radicali).
La media in Lombardia è di 25.
La riduzione delle risorse sulla manutenzione delle strade ha un indice in Lombardia pari a 49. Va meglio per i servizi sociali (21), servizi scolastici (19), asili nidi (15), assistenza agli anziani (11).
Ipsos ha anche intervistato mille lombardi per saggiare il loro giudizio sull’operato dei comuni e sulla situazione economica dell’Italia.
Secondo il 52% degli intervistati il peggio della crisi deve ancora arrivare e per il 31% siamo all’apice. Il 60 % inoltre ha gia iniziato nel 2010 a ridurre i consumi.
Poco più della metà  pensa che i sindaci siano buoni amministratori delle finanze comunali.
Il 70% dei comuni lombardi ha gia aumentato o prevede di aumentare le tasse, anche se solo il 47% dei cittadini sarebbe disposto a pagarne di più.
Solo un sindaco su tre pensa che il federalismo fiscale porterà  benefici, molto più fiduciosi i cittadini (51%).

( da “Redattore Sociale“)

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IL BOSS LATITANTE DA’ DISPOSIZIONI AL CUGINO SINDACO DEL PDL SU A CHI ASSEGNARE AGLI APPALTI

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

CRONACHE DAI CONFINI DELL’IMPERO: IN CARCERE ANCHE UN CONSIGLIERE REGIONALE DEL PD…UNO SPACCATO DEL LIVELLO DI PENETRAZIONE MAFIOSA E DELLA RELAZIONE TRA MAFIA E POTERE POLITICO

Il primo scrive, l’altro legge.
Solo che il primo è un boss e killer spietato dei Casalesi, l’altro è un sindaco del Pdl, vicino a Cosentino.
Sono cugini e hanno lo stesso nome: Enrico Martinelli.
Andiamo con ordine.
Il Gip Alberto Capuano per offrire un ulteriore riscontro al concorso esterno nell’associazione camorristica dei fratelli Mastrominico, due imprenditori anche loro arrestati insieme al consigliere regionale del Pd Fabozzi, riportano un estratto dell’informativa dei carabinieri di Caserta.
Tutto inizia dalle indagini che hanno condotto alla cattura di Antonio Iovine, detto “o’ ninno”, capo assoluto del clan, e prima di lui di due suoi fidati galoppini Ernesto De Luca e Enrico Martinelli.
Quest’ultimo, omonimo del sindaco, è definito “un boss di antica tradizione criminale, capace di gestire gli affari del clan per conto del capo con autonomia decisionale”.
L’informativa riportata nell’ordinanza menziona la perquisizione avvenuta nel maggio 2010, alla ricerca di Iovine, in una abitazione a Casal di Principe nella quale viene ritrovato un bunker e sequestrata una macchina da scrivere elettronica.
Dagli esami dattiloscopici e grafici eseguiti dalla scientifica dei carabinieri di Roma emergeva che l’autore del testo estrapolato era il boss Enrico Martinelli.
L’informativa evidenzia diversi pizzini scritti dal boss, oggi detenuto in regime di 41 bis e condannato all’ergastolo nella sentenza Spartacus per omicidio e partecipazione all’associazione criminale clan dei Casalesi.
Uno dei pizzini, il numero 7 ha un destinatario che conta. “Indirizzato al sindaco di San Cipriano d’Aversa Martinelli Enrico è iniziato: “ Carissimo sindaco” ed è concluso: “ Non dimenticarti che fai di cognome Martinelli … omissis … ti saluto Enrico”.
Non finiscono qui i pizzini che scrive il gip “sono univocamente riconducibili al boss Martinelli perchè (…) effettivamente, il sindaco dell’epoca, e tuttora, è il suo omonimo Enrico Martinelli e in pubblico i due sono conosciuti quali cugini”.
Enrico Martinelli è sindaco di San Cipriano d’Aversa dal 2010, ma era stato primo cittadino già  dal 2004 al 2008 quando il comune viene sciolto per condizionamento mafioso, poi reintegrato dalla giustizia amministrativa.
Nel 2010 Martinelli si sposa con Annarita Patriarca, sindaco di Gragnano e figlia dello scomparso Francesco, braccio destro di Gava, senatore democrastiano condannato per rapporti con la camorra.
Testimone di nozze: Nicola Cosentino.
Torniamo all’ordinanza e ai pizzini.
Quello più interessante è il 33.
L’informativa riporta prima il testo poi la traduzione: “ Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare. Ora ti elenco tutti i nominativi delle persone che devono fare il…..Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare, per non creare malintesi. Cimitero: Mastrominico; omissis”. Mastrominico è l’impresa considerata espressione dei clan, i carabinieri datano il testo “dal 9 maggio 2007 al 29 agosto 2007, data della delibera di giunta numero 38 e arresto del Martinelli Enrico”.
L’informativa spiega: “ Il presente “pizzino” è l’ultimo di una fitta corrispondenza epistolare intercorsa tra il latitante Martinelli Enrico e il suo omonimo sindaco, Martinelli Enrico”.
Viene indicato “quale ultimo documento cartaceo perchè successivamente, si ritiene che i predetti abbiamo comunicato tra loro facendo uso del computer usando la chat. In più occasioni, infatti, compresa la presente, il latitante ha chiesto notizie al sindaco circa il computer: “Computer: Verrone. Ok”.
E più avanti i carabinieri scrivono: “ Dal contenuto del “pizzino”, si rileva che il latitante Martinelli Enrico, evidentemente conscio e preoccupato dai comportamenti del suo affiliato, l’omonimo Sindaco, che non sempre è fedele nell’esecuzione dei suoi ordini, per evitare i frequenti malintesi gli ha elencato, in forma scritta, tutti gli appalti e le ditte alle quali devono essere affidati”.
Gli accertamenti svolti dagli inquirenti hanno evidenziato che per quanto riguarda il cimitero i lavori sono stati modificati e il comune non ha ancora indetto l’appalto, ma i carabinieri scrivono che il boss fornisce indicazioni al sindaco nel pizzino “che dalla latitanza, insieme a numerosi altri, invia al Sindaco, che egli stesso ha fatto eleggere e che deve sdebitarsi con lui. Gli si rivolge con uno scritto il cui contenuto non lascia dubbio ad interpretazioni”.
L’ultima parte dell’informativa è dedicata a un appalto, da 11 milioni di euro, vinto dalla Mastrominico, nel 2010, e bandito da una partecipata della regione, la Tess, per il restauro di un convento nel comune di Gragnano con la partnership dell’ente locale.
Cosa colleghi Gragnano a San Cipriano lo spiegano i carabinieri: “ Il Sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca, è sposata proprio con Enrico Martinelli, il Sindaco di San Cipriano d’Aversa che riceveva le indicazioni dal boss di riferimento suo omonimo e affiliato al clan dei casalesi gruppo Iovine”.
L’amministrazione Patriarca, che difende l’operato del comune “ Siamo estranei, con quell’appalto non c’entriamo”, è già  finita nella bufera dopo l’insediamento della commissione di accesso presso il comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose dopo l’inchiesta su brogli e sospetti di camorra condotta dalla distrettuale antimafia partenopea.
Da Martinelli nessuna reazione, pochi giorni fa le cronache lo descrivevano intento a consegnare le tessere Pdl, più di 400, raccolte nel suo comune al senatore Pasquale Giuliano, già  magistrato in cassazione.
Il senatore è coordinatore del partito a Caserta.
Dopo l’azzeramento per mafia del comune retto da Martinelli, Giuliano difese strenuamente il suo compagno di partito: “I parenti — disse — non si scelgono ma ce li assegna Dio o la natura”.

Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI NON C’E’ PIU’, MA LO STATO CONTINUERA’ A PAGARLE

Novembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

SOUBRETTE, MODELLE E IGIENISTE DENTALI : IN UN’INTERCETTAZIONE BERLUSCONI SPIEGAVA COME SI ERA LIBERATO DELLE SUE GIRLS

“Me le sono tolte dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
L’illuminato assioma è di Silvio Berlusconi. Lo rivela Barbara Faggioli a Nicole Minetti nel corso di una telefonata intercettata dai pm milanesi titolari dell’inchiesta Ruby.
E a guardare in consigli comunali, provinciali, regionali e nelle aule del Parlamento si trovano decine e decine di ragazze che il premier è stato così cortese da togliersi “dai coglioni” scaricandone il mantenimento allo Stato.
Cioè dei contribuenti.
Di quelli che in Italia le tasse le pagano e che non hanno seguito il suo monito da statista: “Giusto evadere le tasse esagerate”.
Lui cade, trascina con sè il Pdl, ma al Paese lascia (anche) le rappresentanti della corrente forza gnocca elette in mezza Italia.
A cominciare proprio da Nicole Minetti, simbolo di “forza gnocca” nonchè regina indiscussa delle notti a ritmo di bunga bunga.
L’ex valletta e igienista dentale, dal premier apprezzata per le performance sul palo di lap dance ad Arcore tanto da meritare la benedizione di papi con il crocifisso, è stata inserita nel listino bloccato di Roberto Formigoni.
Lo stipendio a carico della Regione Lombardia è di circa ventimila euro al mese.
Sta bene, lo ammette anche lei in diverse telefonate.
Invece l’amica Barbara Faggioli dal consiglio comunale di Milano, dove Berlusconi le ha garantito una poltrona, vuole arrivare a Montecitorio.
Se ne lamenta con l’amica. “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”. Faggioli si lamenta. “Che cazzo faccio sto in Comune per altri cinque anni? A guadagnare 600 euro”.
Meglio il Parlamento in effetti. Minetti preferisce restare dove è. “Io sto troppo bene a Milano, me ne sto lì dove sono, sto da Dio”.
A Roma “alla fine guadagnerei uguale, perchè guadagni duemila euro in più, chi se ne frega per duemila euro”.
Anche perchè in Regione l’impegno profuso in questi anni da Minetti è pari a zero. Ma almeno partecipa con assiduità  alle sedute consiliari.
Francesca Pascale, invece, in aula è entrata appena una volta.
La 26enne meteora dello spettacolo è stata eletta nelle file di forza gnocca nel 2009 al consiglio provinciale di Napoli.
Da allora ha preso parte ad appena una riunione della commissione Lavoro.
In media le commissioni si riuniscono 20 volte al mese.
Ma non manca nelle serate di relax del premier. Mercoledì, nelle ore tra le più drammatiche per il Paese, la papi-girl è corsa a Palazzo Grazioli con la sua Smart sfilando davanti le decine di giornalisti assiepati in attesa di comunicare al mondo la liberazione e la caduta del berlusconismo.
Il cavaliere era comprensibilmente stressato.
Pascale percepisce uno stipendio di circa diecimila euro.
Poco meno di Giovanna Del Giudice, ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede, che alla Provincia di Napoli è riuscita a ottenere persino il posto di assessore.
Come Antonia Ruggiero, anche lei assessore ma in Regione Campania.
Lei ha ringraziato pubblicamente: “Mi ha voluta lui”.
Fortuna toccata anche a Emanuela Romano, oggi assessore a Castellamare di Stabia, in provincia di Napoli, ed esclusa dalle liste per le Europee a causa dell’uscita di Veronica Lario sul “ciarpame senza pudore”.
Anche a Bruxelles di donne “di cui fidarsi” il premier ha fatto in tempo a sistemarne.
Laura Comi si è salvata dall’epurazione. Così come Barbara Matera e Licia Ronzulli, indicata come prima vera “selezionatrice” delle pulzelle da portare nelle cene eleganti del premier.
Le eurodeputate hanno stipendi più bassi e meno benefit rispetto alle colleghe sedute a Roma.
Del resto, la Casta più privilegiata al mondo, ormai è noto, siede a Montecitorio.
E le rappresentanti di forza gnocca (quasi una corrente del Pdl) qui sono addirittura salite al governo.
È deputata Elvira Savino, amica dell’ape regina Sabina Began.
Alla Camera siede anche Mariarosaria Rossi, badante di B. fino a essere stanca del bunga bunga (“che palle, ti saluto”, disse a Fede).
Qualche scranno di lato e si trova Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4 ed ex fidanzata di Augusto Minzolini.
Ma le vere pupille di Berlusconi hanno conquistato il governo: Mariastella Gelmini, Michela Vittoria Brambilla e la preferita Mara Carfagna.
Di cui il Cavaliere tesse le lodi al telefono con il latitante faccendiere Valter Lavitola.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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