Destra di Popolo.net

“INCREDIBILE, SONO IN SENATO” L’AUTOGOL SI SALVINI PROVOCA L’ILARITA’ SUI SOCIAL

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

“COME SI STA IN LUOGHI A TE SCONOSCIUTI?”

Questa mattina a Palazzo Madama ha parlato Teresa Bellanova, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Tra i temi affrontati c’è anche quello della regolamentazione dei migranti che ottengono offerte di lavoro.
Insomma, quel classico tema che non viene digerito dai leghisti e dai sovranisti. E Matteo Salvini nell’annunciare il suo stupore per questa proposta, ha scritto su Twitter un post che ha provocato moltissime reazioni.
Questo l’incipit: «Incredibile sono in Senato». Insomma, la storia (poi) si scrive da sè.
Il leader della Lega, infatti, non gode di un’ottima nomea per quel che riguarda le presenze a Palazzo Madama, fin da quando era ministro (dove era spesso in missione e poteva non essere presente in Aula per altri impegni istituzionali).
Per questo motivo quel «Incredibile sono in Senato» ha dato il via a una serie di risposte (quasi tutte uguali)
«Incredibile sono in Senato», come Salvini scatena i troll contro se stesso
«Hai sbagliato punteggiatura… INCREDIBILE SONO IN SENATO… così è corretto!», «Incredibile è il fatto che tu sia in Senato», «meravigliato vero? un posto nuovo», «INCREDIBILE SEI IN SENATO. potevi finirlo qui il tweet», «Davvero incredibile!!! Come hai fatto ad andare in senato?!», «Come si sta in luoghi a lei sconosciuti?».
Questi sono solo alcuni delle decine di commenti arrivati sotto al post del leader della Lega. Un autogol social che ha distolto l’attenzione dal tema principale dello stupore espresso dallo stesso senatore e segretario del Carroccio.

(da agenzie)

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PREGA CON IL ROSARIO IN MANO E CHIUDE LO STRETTO: IL SINDACO DI MESSINA E’ UN SALVINI IN MINIATURA

Aprile 14th, 2020 Riccardo Fucile

PRIMA GLI SLOGAN POPULISTI, POI I DRONI VOLANTI CON LA SUA VOCE: ERA STATO INDICATO COME IMPRESENTABILE DALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA… HA CAMBIATO SEI VOLTE GRUPPO PARLAMENTARE

È nato un nuovo mostro nello stretto di Messina. Altro che Scilla e Cariddi. Un mostro di sicuro meno affascinante, ma altrettanto tentacolare: è il sindaco di Messina Cateno De Luca.
Uno che pareva aspettare l’occasione giusta per sfoderare il piglio dell’uomo solo al comando, con tanto di imitazione di Benito Mussolini a favore di telecamera in piena emergenza Coronavirus. Uno che sta acquistando consensi attraverso l’utilizzo di slogan populisti, trovate becere e soprattutto, scimmiottando leader che pregano con Barbara D’Urso.
Ma partiamo da lontano. Coinvolto nella bellezza di 16 inchieste, tra assoluzioni e prescrizioni, è ancora aperto il procedimento che lo vede accusato di evasione fiscale (per una presunta maxi evasione da un milione e 750mila euro).
Nel 2017 De Luca era tra gli “impresentabili” della Commissione antimafia. Arrestato due volte, annunciò di aver saputo in anticipo del suo arresto perchè “me l’ha detto un parente di magistrati e di massoni”.
Come se tutto non fosse già  abbastanza grave, a difenderlo nell’unico processo rimasto in piedi c’è l’avvocato Carlo Taormina. Ha atteso sentenze pregando col rosario in mano (chi vi ricorda?) e appena eletto sindaco (come non votarlo con questo   splendente curriculum) ha portato un mazzo di fiori alla statua della Madonna (chi vi ricorda?).
In pochi però ricordano il suo spogliarello (probabilmente si tratta di rimozione selettiva dei ricordi raccapriccianti). Nel 2007 infatti, come documentato da un video mitologico, protestò contro la decisione dell’allora presidente, Gianfranco Miccichè, di estrometterlo dalla Commissione bilancio. Si spogliò, restando in mutande, cosa che più che protesta apparve a a tutti un’intimidazione visiva.
Per coprire le sue incantevoli nudità  usò il drappo della Trinacria, brandendo la statuetta di Pinocchio e la Bibbia. Leggenda vuole che quella Bibbia, qualche minuto dopo, presentò strani fenomeni di autocombustione. La bandiera della Sicilia e l’autonomia sono un’altra delle sue grandi ossessioni (cambiando le coordinate geografiche, chi vi ricorda?).
Parte della sua mirabolante carriera politica è riassunta da un articolo di Giuseppe Pipitone: “All’Ars entra per la prima volta con il Movimento per l’Autonomia. Passa con Grande Sud. Quindi opta per la Democrazia cristiana, fino al 2011, anno in cui cambia per sei volte gruppo parlamentare: in quello del Pdl arriva a “sostare” per tre ore e mezza, giusto il tempo di far saltare gli equilibri in una delicata conferenza dei capigruppo”. Roba da far sembrare Mastella un indomito, coerente, granitico idealista.
Ma è il Coronavirus a rivelare l’autoritarismo pirotecnico e fantozziano dell’arruffapopoli De Luca.
Sempre in cerca di un palcoscenico su cui imbastire una gag, De Luca ha dichiarato fin dal primo momento dell’emergenza “Tengo lo sterzo in mano!”. Peccato che lo sterzo gli sia rimasto in mano. I primi nemici individuati sono stati coloro che tentavano di salire sulle navi per attraversare lo stretto e arrivare in Sicilia (vi ricorda qualcuno?).
In realtà  gli untori erano perlopiù pendolari e di automobili pronte a sbarcare ce n’erano ben poche, ma De Luca ne ha approfittato per lanciare strali al ministro della Difesa, Luciana Lamorgese: “Lei signora Ministra mi ha denunciato perchè vi ho mandato a quel paese, ma continua a prendere per i fondelli i messinesi ed i siciliani consentendo lo sbarco indiscriminato in Sicilia come gli artisti di strada francesi!”.
In realtà  la foto della macchina di “artisti di strada francesi” postata dal sindaco si è rivelata un fotomontaggio e l’ha cambiata (vi ricorda qualcuno?).
Tra un insulto e un altro alle istituzioni, forse preda di improvvisa nostalgia per i tribunali, viene quindi denunciato dal Viminale per vilipendio.
Sempre più invasato, chiede le forze armate in città , convinto di trovarsi nel mezzo di una rivoluzione civile in Sud America. Naturalmente sviluppa anche la sindrome del perseguitato, tanto per rafforzare l’immagine dell’uomo nuovo ostacolato dai poteri forti, e quando Lamorgese dichiara di voler annullare la sua ordinanza sui traghetti, De Luca parla di “crimini di stato” e “vogliono farmi fuori!”. Come no, ci sono già  i cecchini di Stato appostati sulla Madonnina del porto.
Poi si passa alle trovate egotiche: il megafono montato sulla macchina con la voce registrata del sindaco che dice “il sindaco vi ordina di non uscire di casa!”.
Solo lui, Salvini e l’arrotino parlano di sè in terza persona.
Stessa tecnica per augurare la Buona Pasqua ai cittadini, con tanto di frase raffinata sparata dall’altoparlante: “Io rustu (faccio il barbecue-arrostisco) per i ca**i miei!”.
Poi arriva il drone con la sua voce che dice “Dove ca**o stai andando?”, roba da rimpiangere quando per farsi notare restava in mutande.
Ogni volta che è in arrivo un provvedimento del governo o della Regione, organizza una diretta per intestarsene l’oggetto. Si dichiara “il proprietario di strade e piazze” (in contrapposizione alle regole dettate dal governo che, secondo lui, per quel motivo e perchè lui è la “massima autorità ” non valgono sul territorio comunale).   Naturalmente, nella sua narrazione del perseguitato, il Capo della Polizia Gabrielli voleva mettergli i bastoni tra le ruote (vengono divulgate sue foto mentre monitora la partenza dei droni, foto in cui sembra il fesso della domenica che fa alzare i droni nel parchetto davanti casa e poi il drone gli resta incastrato su un pino).
Memorabile lo scherzo che gli viene fatto il primo aprile. Qualcuno, con un falso profilo della Lamorgese, scrive sulla sua pagina Facebook e lo bacchetta fingendosi la ministra. Lui abbocca e le risponde: “Le consiglio di non intimidirmi più con le sue attività  di intelligence sulla mia vita!”. Quando gli spiegano che ha abboccato a uno scherzo, prova a salvare la sua dignità : “Ho subito replicato al commento facendo credere agli autori che c’ero cascato!”. Certo, certo.
In tutto, ciò, direte voi, almeno avrà  dato il buon esempio, almeno avrà  dimostrato di avere tutto sotto controllo. E invece manco questo.
Nessuno si deve spostare, nessuno deve uscire di casa, ma lui per ragioni serissime, di reale necessità  se ne va nel suo comune d’origine a 30 chilometri da Messina per prendere otto uova fresche e quattro lattughe appena raccolte. Si vede che il drone “Dove ca**o stai andando?” era distratto. O era rimasto incastrato sul famoso pino di cui sopra. Qualche giorno fa decine di persone a Messina prendono parte al corteo funebre per la morte di Rosario Sparacio, fratello del boss pentito Luigi Sparacio. Lui non se ne accorge. Forse stava cambiando le pile al drone di cui sopra.
Infine, la perla di ieri, il giorno di Pasquetta. Siccome di propaganda non ne ha fatta abbastanza, va nel quartiere delle baraccopoli di Messina per distribuire uova di Pasqua ai bambini delle famiglie più povere.
Ovviamente la gente si accalca, è pieno di adulti e bambini senza mascherine (a cui non dice nulla), lui si fa pure qualche selfie. Il drone “Dove ca**o vai?” di cui sopra sarà  stato infilato in un uovo di Pasqua e riciclato come sorpresa, evidentemente.
Insomma, ridateci Scilla e Cariddi. Quei mostri, almeno, li ha inventati la mitologia greca. Questo l’ha generato un’epidemia.

(da TPI)

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CORTINA, FILIPPINI MANDATI A PULIRE, FESTE E TORNEI DI BRIDGE: COSI’ I VIP SE NE FREGANO DEL CORANVIRUS

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

FAMIGLIE DI VIP CON FIGLI AL SEGUITO CHE ARRIVANO NOTTETEMPO CON LE VALIGIE: LE SECONDO CASE DI LUSSO HANNO PORTATO IL CORONAVIRUS A CORTINA

Meglio chiusi in un monolocale di trenta metri quadri vista tangenziale o in uno chalet con parco circondati dalle Dolomiti? C’è quarantena e quarantena…
Le seconde case (più o meno lussuose, per i fortunati che le hanno) sono state prese d’assalto immediatamente dopo il primo decreto che limitava la libertà  di movimento degli italiani. Tanto da rendere necessario in quelli successivi, compreso l’ultimo, una prescrizione specifica: è espressamente vietato raggiungere le case di villeggiatura al mare o in montagna, a meno che non ci siano gli ormai noti comprovati motivi di urgenza e necessità .
A Cortina d’Ampezzo, famosissimo luogo di villeggiatura di potenti e presunti tali, è in atto per questo da giorni una rivolta che corre sui social, ma non solo. Complice un numero di contagi consistente rispetto al numero di abitanti, circa 80 su 5800 abitanti. Nonostante residenti e frequentatori abituali abbiano patrimoni ben al di sopra della media nazionale, Cortina come tutti i paesi dove ci si conosce tutti, non fa eccezione. Il pettegolezzo quindi si diffonde veloce come il Coronavirus sulle chat di Whatsapp e nelle telefonate, ma anche nei negozi più in vista della “perla delle Dolomiti”.
Un ampezzano doc frequentatore della cerchia più esclusiva non trattiene l’indignazione: “Trovo sconcertante fare festini o continuare come nulla fosse con i tornei di burraco e di bridge, mentre l’Italia vive una situazione come questa… Com’è successo qui ai primi di marzo a epidemia ormai esplosa, ordinando casse di champagne e salmone in quantità . O andare a fare gite al lago di Pianozes come alcune signore molto danarose di Mantova, poi multate”.
La sanzione però non arriverebbe per tutti: “C’è stato un calo dei reati dato che tutti sono in casa? Allora perchè i carabinieri non controllano le case dei non residenti improvvisamente aperte e gli arrivi dei Suv notturni? Perchè qui ci sono i cosiddetti potenti! I vigili urbani facevano multe per divieto di sosta, invece di controllare la distanza nel mercato, almeno finchè poi per fortuna lo hanno chiuso”.
Stesso discorso per quella che è chiamata “la passeggiata” che corre lungo il tracciato della ex ferrovia, alla fine chiusa anch’essa con un’ordinanza del sindaco.
Si oscilla tra la voglia di raccontare e indignarsi pubblicamente e il riserbo più calcolatore che considera i “foresti”, specie se vip, una golosa parte del proprio fatturato. Da tutelare al meglio.
“L’animo ampezzano è sensibile alle sirene del denaro” racconta a TPI una signora ben introdotta nel giro dei cortinesi che contano. “Qui tutto si è sviluppato grazie ai soldi. Io sono nata a Cortina, ma vissuta in un’epoca in cui il dio denaro c’era e non si mostrava. Adesso è un’altra cosa. Mi dispiace soprattutto perchè ci sono andati di mezzo gli ampezzani, i vacanzieri provenienti dalle zone rosse ci hanno impestato. Tra i primissimi casi di Covid a Cortina c’è il titolare di una nota agenzia immobiliare e di un negozio di scarpe, professioni a contatto con pubblico e con i turisti”.
È proprio così? Mentre tutta Italia impasta farina e lievito di birra, a Cortina si ordinano baffe di salmone e casse di champagne?
Ovviamente non al discount, ma alla storica “Cooperativa”, fondata nel 1893 per aiutare contadini e pastori e adesso trasformatasi, a dispetto delle origini frugali, in un lussuoso centro commerciale con 4mila metri quadri di superficie di vendita.
La responsabile, contattata al telefono da TPI, è gentile e disponibile nel cercare di fare luce sull’enigma: “La spesa alimentare ovviamente ha avuto un aumento del volume di vendite. Dopo il lockdown c’è stato un assalto non tanto al negozio, ma per le richieste di spesa a domicilio. La prima settimana è stata difficile da gestire e adattarci a una situazione nuova in emergenza. Una mole di acquisti importante con più carrelli per singolo ordine, una cosa straordinaria. Poi è andata a equilibrarsi. Noi stessi consigliamo di non fare richieste quotidiane”.
Ma lo champagne? “Non conosco nel dettaglio gli acquisti per singolo ordine. Ai miei colleghi sarà  capitato, non a me personalmente. Ma siamo a Cortina comunque, i nostri ospiti sono abituati a un tenore di vita particolare e noi siamo abituati a vendere anche champagne”.
Non si sbilancia neanche sugli arrivi in massa di non residenti: “L’ho sentito dire, ma non ho visto personalmente, dato che sto tutto il giorno al negozio e poi a casa”.
Certo la sobrietà  non è imposta per decreto, ma un po’ di buon senso aiuterebbe tutti. Si legge nei commenti su Facebook nel popolare gruppo amici di Cortina “il problema è che le persone nelle seconde case (anche se con residenza, ma di fatto seconde case in quanto non ci abitano prevalentemente tutto l’anno) mantengono lo spirito vacanziero, tipico in tutti i periodi dell’anno in cui vengono, a cui sembra che tutto sia concesso” si indigna Valentina.
A cui risponde Fabrizio: “Il sistema montagna è un sistema fragile, in primis sotto il profilo sanitario. Con lo spostamento in massa dalle città  alle seconde case, in questo momento di assoluta emergenza si rischia di metterlo in crisi più del necessario. È possibile che qualcuno il virus se lo sia portato appresso e a farne le spese sarà  soprattutto il tessuto locale, quello dei residenti. Quindi non si tratta solo di decreti, ma di consapevolezza e di un po’ di rispetto”.
Messaggi rivolti a padovani, lombardi, bresciani, trevigiani, bergamaschi, bolognesi e milanesi andati a respirare aria buona di montagna. Ma anche a super manager e noti banchieri le cui case sono state in fretta e furia riaperte e pulite da allarmate cameriere del posto.
“Da quando è scoppiato il caso di Codogno, ho iniziato il mio personale countdown di isolamento, visto che in una profumeria ero stata con un truccatore di Milano davanti alla faccia. Mentre i cortinesi sono controllati a vista e non puoi uscire se sei in quarantena per Covid nemmeno a prendere la legna negli spazi condominiali comuni, chi non segnala di avere sintomi o non indica tutti i nomi dei suoi contatti agisce in modo sconsiderato. Chiunque può venire a respirare aria buona, purchè stia chiuso in casa. Invece i medici hanno inviato una lettera per segnalare che i casi reali di Covid sono molto superiori a quelli dichiarati”.
L’omertà  trionfa e il senso civico scarseggia? Nei commenti c’è chi si schermisce dicendo di non essere un infame e chi rintuzza: “È sanità  pubblica, non infamia”.
Ed è lì il punto. Non si denunciano magari amici di cui si sa che abbiano sintomi influenzali. “Tutti lo sanno e nessuno parla del fatto che c’è chi è uscito con la febbre per non fare la quarantena e non farla fare ai propri amici. La bella gente di Cortina nega l’evidenza. Ho parlato con la segreteria del sindaco senza risultato. Non lo dicono perchè hanno il terrore, poi la gente li guarda male, c’è una forma di ignoranza”. Omertà  in salsa cortinese?
Andrea Colucci è medico di base a Cortina e per rispondere alle tante domande dei pazienti ha inviato loro un’email con spiegazioni sui sintomi, le modalità  per fare il tampone e segnalare soprattutto che i numeri reali di casi Covid19 sono molto superiori a quelli dichiarati. “Un’osservazione sul posto che ha trovato poi conferma con gli studi epidemiologici” racconta a TPI.
“È pieno di gente che sta benissimo con Coronavirus per fortuna e non intasa gli ospedali, ma dall’altro lato non avendo sintomi vanno in giro e la diffondono. Una volta il medico era ambito, adesso nessuno mi invita più da nessuna parte” ironizza Colucci “quando arrivo alla cassa del supermercato si fa il vuoto. Comunque la stragrande maggioranza delle persone è responsabile, il macellaio dice che l’80 per cento delle persone che vede non sono di Cortina, ma è un fenomeno che poteva essere significativo quando sono arrivati. Adesso l’importanza è che stiano in casa a non fare guai”.
Sulla stessa linea un altro dottore di Cortina Luca Piccolomini: “Fino al 7 marzo nei rifugi e sulla funivia sembrava Riccione, un sacco di bambini, alberghi e ristoranti pieni e nessuno rispettava le distanze. In presenza dei sintomi bisogna avere più senso civico, stiamo un po’ attenti”.
Uno dei medici di base è in quarantena per avere avuto Covid19. Alla Aulss 1 Dolomiti di Belluno, che è competente come territorio, invitano a usare il numero aziendale dedicato 0437514343: “Il numero è attivo tutti i giorni per chi ha sintomi o dubbi. I casi vanno segnalati con nome e cognome, altrimenti noi non lo sappiamo. Per i comportamenti non adeguati poi ci sono polizia e carabinieri. Perchè c’è un risvolto anche legale non da poco”.
Le forze dell’ordine però respingono in blocco l’accusa di chiudere un occhio con i ricchi: ci sono sia i controlli che le multe, solo che le persone chiuse in casa giustamente non se ne possono accorgere. “La maggioranza delle segnalazioni sono generiche e molti forestieri sono qui da prima del blocco — affermano dal commissariato di Cortina — erano venuti per Carnevale e si sono fermati anche dopo. È un problema discusso nei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica. Ma le persone hanno una percezione spesso falsata. Noi abbiamo un sistema di telecamere che registrano i passaggi, poste agli accessi del paese e anche all’uscita dell’autostrada. I controlli li facciamo e anche le multe, poi che qualcuno abbia fatto una cena ci può stare, che sia un sistema no. Ma non è che non fermiamo le persone in base al censo, nessuno si tira indietro sui controlli. In presenza di denunce circostanziate procediamo come al solito. Ma anche se sono semplici segnalazioni. Abbiamo trovato gente che festeggiava in giardino il compleanno. Peccato che fossero tutti dello stesso nucleo familiare! Se c’è chi è andato a giocare a carte a casa di un altro non si può escludere. Ci sta che possa esserci qualche episodio, ma dire che sia una situazione generalizzata è insultante, per rispetto dei tanti poliziotti impegnati sulla strada a fare controlli. Tra noi, carabinieri e guarda di finanza per Pasqua la vigilanza sarà  potenziata ulteriormente”.
“Dobbiamo distinguere tra violazione di legge e opinione del cittadino, che non è un conoscitore delle attività  di controllo — sottolineano i carabinieri di Cortina — Non si può entrare in case private. Se in un condominio si ritrovano sul pianerottolo o giocano a carte, va contro il buon senso e le linee guida sanitarie e la cosa può infastidire qualcuno, ma non è un assembramento in un luogo pubblico. Noi prendiamo nella massima considerazione tutte le segnalazioni e siamo anche di supporto psicologico quando capiamo che si tratta di sfoghi perchè la popolazione è provata. La legge è uguale per tutti è un concetto che abbiamo molto chiaro”.
Certo, il sindaco Gianpietro Ghedina si è ritrovato a fare una colossale marcia indietro rispetto ai giorni in cui parlava di Cortina “isola felice” e di piste aperte a tutti, mentre ora invita accoratamente a stare a casa in previsione della Pasqua.
“Adesso si mette a fare lo sceriffo? La tempistica forse non è quella corretta” afferma Giorgio Da Rin, capogruppo di minoranza in consiglio comunale. In prefettura a Belluno la riunione per gestire eventuali fughe dopo un mese di cattività  domestica in vista di Pasqua e Pasquetta c’è stata qualche giorno fa.
Forse anche sollecitata proprio dalla lettera di Da Rin in cui si denuncia il “continuo arrivo di proprietari di seconde case nel nostro Comune. Negli ultimi giorni, ho ricevuto svariate segnalazioni sia da parte di residenti che di autisti corrieri (Sda, Bartolini ecc) di continui arrivi, specialmente nelle ore notturne ma non solo. Vista la proroga del dpcm fino al 13 Aprile, che comprende dunque la data di Pasqua, ho il forte timore che questi arrivi aumentino ancora proprio per la volontà  di passare la festività  qui insieme ai parenti. Per questo sono a chiederVi, se fosse possibile istituire un posto di blocco permanente sull’Alemagna 51 in corrispondenza dell’ingresso a Cortina d’Ampezzo”.
Molti concittadini imputano al sindaco una certa mancanza di iniziativa nel contrastare l’arrivo dei “foresti” come vengono chiamati in senso dispregiativo i non residenti o ancora peggio quelli con la finta residenza (l’Imu a Cortina è parecchio salata e non sono in pochi, dicono in paese, quelli che hanno la residenza solo sulla carta).
“Perchè non ha fatto come il sindaco di Treviso che andava a caccia dei festaioli? Avrebbe potuto farsi un giro di notte nelle zone più belle e guardare le luminarie in alcune case…”, ci si chiede. Perchè a Cortina puoi essere al riparo da occhi indiscreti, ma non da quelli dei vicini di chalet o di condominio, seppure di lusso. Tanto che chi aveva in programma un barbecue ha desistito. No, niente senso di responsabilità , seppure tardivo. Si sarebbe visto il fumo.

(da TPI)

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UN’ISOLA NEL MITO, 50 ANNI FA IL CAGLIARI VINCEVA LO SCUDETTO

Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile

NON SOLO SCOPIGNO “IL FILOSOFO”, E GIGI RIVA “ROMBO DI TUONO”

Lo scudetto del Cagliari (12 aprile 1970) è, secondo me, la più grande impresa calcistica del ‘900. Quando accadde avevo dodici anni e anch’io, come molti ragazzi di provincia, sognavo di rompere il filo dell’orizzonte che mi imbozzolava in un Veneto ancora bianco e bigotto. La Sardegna non era soltanto un’isola lontana, stava proprio dall’altra parte della luna. Non dico che non se ne sapesse nulla, ma i fatti di cronaca raccontavano solo di qualche omicidio e parecchi rapimenti.
Lo stesso Gigi Riva, nella incipiente primavera del 1963, quando si trattò di trasferirsi al Cagliari l’aveva bollata come “Africa”, ricevendo per tutta risposta un calcio nel sedere da Lupi, suo allenatore nel Legnano che lo aveva venduto ai sardi.
Ha raccontato Gigi: “All’Amsicora, lo stadio dove si giocava allora, non c’era un filo d’erba e io mi chiesi, un po’ sgomento, dove fossi capitato”. Invece non solo Riva divenne il simbolo di quel Cagliari vincente e scapestrato, ma fu il primo tra i calciatori ad indignarsi “quando dalle gradinate di mezza Italia ci gridavano pecorari”.
Scrivere di Riva è facile, ma si rischia di indicare la parte per il tutto, mentre intorno a lui c’era una squadra vera e in panchina un allenatore anomalo, ironico, anticonformista e dissacratore come Manlio Scopigno. Alto, ieratico, fumatore accanito come Zeman non era nè un tattico, nè uno stratega.
Chi lo paragona ai trainer olandesi non sa di calcio (gli improvvisatori sono in crescita esponenziale) o non ha mai visto quel Cagliari (molto probabile). Scopigno, invece, era un formidabile motivatore dai lunghi silenzi, un Herrera che parlava con lo sguardo lunare, un complice autorevole e perciò rispettato.
Una notte, durante un ritiro pre-partita, fece un giro delle stanze scoprendo che mezza squadra si era data appuntamento in quella di Riva: c’era chi giocava a carte e chi aveva bevuto lasciando più di una bottiglia sul pavimento. Tutti fumavano. Scopigno bussò, si fece largo nella fitta nebbia provocata dalle sigarette e, anzichè sbottare in urla e rimproveri, disse laconico: “Disturbo se partecipo?”. I calciatori prima abbozzarono, poi in fretta fecero sparire tutto e se ne tornarono a dormire. Il giorno dopo vinsero la partita.
Lo chiamavano filosofo perchè aveva l’aria da intellettuale e, forse, lo era pure, ma anche per certe sue esternazioni disarmanti in una società  ancora borghese e per molti versi reazionaria.
Nell’anno dello scudetto, Scopigno fu espulso alla dodicesima giornata in occasione di Palermo-Cagliari 1-0, gol di Troia, prima delle due sconfitte di quella stagione memorabile (l’altra fu contro l’Inter, a marzo, gol di Boninsegna). L’arbitro Toselli annullò un gol di Riva per fuorigioco di Martiradonna che si stava dissetando sulla linea di fondo, il più passivo dei fuorigioco passivi. Scopignò aspettò che il guardalinee gli passasse accanto per dargli dello “stronzo”, ribadendo il concetto negli spogliatoi.
Secondo una versione più hard, invece, non si fermò alla parola stronzo. Più compiutamente disse: “Stronzo, smettila di sventolare quella bandierina e mettitela nel culo”. Versione più aderente alla squalifica: sedici giornate, più di metà  campionato (allora si giocavano trenta partite), un’enormità . Scopigno apparentemente non se la prese: “In panchina d’inverno fa freddo, meglio stare in tribuna”. Al suo posto andò Ugo Conti, il fedele vice, ai tempi in cui i vice   non pensavano di fare le scarpe al capo.
La squadra base non era solo un undici (Albertosi, Martiradonna, Zignoli; Cera, Niccolai, Tomasini; Domenghini, Nenè, Gori, Greatti, Riva), ma un tredici (Brugnera che in attacco suppliva all’assenza di chiunque, e Cesare Poli in mediana). In totale, però, furono sedici (Mancin, Nastasio e Reginato) i calciatori utilizzati.
Cera, un libero di prima grandezza, fu inventato in quel ruolo solo nelle ultime otto partite, ossia dopo Roma-Cagliari, per l’infortunio di Tomasini. Al suo posto, con il compito di incontrista, venne inserito Poli. La fortuna di Cera fu proprio l’infortunio di Tomasini e, in chiave nazionale, i due autogol di Salvadore contro la Spagna a Madrid. Il c.t. Ferruccio Valcareggi, ai Mondiali di Messico 70, optò per la coppia centrale del Cagliari (Cera, Niccolai) che partì titolare nella gara d’esordio con la Svezia. Durante la partita Niccolai si infortunò (“tutto pensavo nella vita tranne di vedere Niccolai in mondovisione” commentò sarcastico Scopigno) e gli subentrò Rosato.
Quel Cagliari era il prototipo di molte cose: una solidità  finanziaria da grande club (anche se non si diceva il vero proprietario era la Sir di Nino Rovelli, lombardo al pari di Angelo Moratti, proprietario della Saras che deteneva il 30 per cento).
Un manager di specchiate capacità  come Andrea Arrica, formalmente vicepresidente, ma di fatto general manager in grado di dialogare con la proprietà  (fu lui a nominare presidente Efisio Corrias, democristiano ed ex presidente della Regione) e di stringere rapporti con le grandi società  del continente. Infine un senso di appartenenza e un’identità  territoriale che non ha precedenti. I giocatori si sentivano sardi a tal punto, dopo il ritiro dell’attività , di continuare a vivere a Cagliari. Tutti, tranne due: Albertosi, legato alla Toscana e Domenghini che, però, in Sardegna è tornato ad abitare da qualche anno.
Il Cagliari 1970, dunque, è anche una storia di emigrazione all’incontrario. Unico e indimenticabile.

(da “Huffington Post”)

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SALVINI CHE INVITA A SCRIVERE 104 NEI COMMENTI: LA LEGA DI MACERATA PUBBLICA UN MEME SU SALVINI E TANTI ABBOCCANO

Aprile 11th, 2020 Riccardo Fucile

D’ALTRONDE SE IL CAPITONE HA DETTO DI SCRIVERE 104, I PECORONI SCRIVONO 104 SENZA FARE DOMANDE

La pagina facebook della Lega di Macerata ha pubblicato, prendendolo per vero, un meme su Salvini che invita a scrivere 104 (come la legge sulle disabilità …) nei commenti dopo lo slogan: “Conte bugiardo peggio di Pinocchio. Se sei d’accordo con me scrivi ‘104’ nei commenti”.
La foto ha in effetti il simbolo della Lega per Salvini premier ma la scritta è stata aggiunta con un programma di fotoritocco.
L’originale è stata pubblicata su Facebook da Matteo Salvini in occasione del suo 45esimo compleanno nel marzo 2018
La Lega di Macerata ha successivamente rimosso il post, che nel frattempo si stava riempiendo di commenti che gli spiegavano che avevano pubblicato un’immagine fake. Ma anche di tanti che scrivevano proprio 104:
Pregevole anche l’intervento della pagina troll MILF con Salvini — Cucina marchigiana, che aveva ricondiviso il post invitando a scrivere “104” nei commenti.
Nei commenti la pagina ha invitato i “bravi ragazzi” della Lega di Macerata a passare dalle sue parti per trovare altro materiale.
MILF con Salvini è una pagina satirica che fa ironia sulla Lega ma è frequentata anche da decine di migliaia di salviniani autentici. Commentano i contenuti finti, li condividono, li fanno propri, li rivendicano.
L’acronimo MILF è di solito tratto dal linguaggio gergale anglo-americano composto dalle iniziali delle parole dell’espressione Mother I’d Like to Fuck, ma qui è sciolto in Mamme Italiane Libere e Felici con Salvini e la tecnica è quella solita dei troll: inviare un messaggio inviato e polemico sedendosi poi a godere le reazioni di chi non capisce la satira.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SOCIAL MEDIA DI SALVINI PASSA LA NOTTE A CANCELLARE I COMMENTI CHE LO SFOTTONO

Aprile 11th, 2020 Riccardo Fucile

ALCUNI HANNO RICEVUTO FINO A 4.000 LIKE

Il social media manager di Matteo Salvini ha passato la nottata a cancellare i commenti negativi che ricevono più like sulla pagina facebook del Capitano.
Molti commenti sotto il post che si riferisce all’asfaltata ricevuta da Giuseppe Conte sul MES vengano cancellati: si tratta di quelli più apprezzati perchè più ficcanti nella critica nei confronti di Salvini o più sarcastici.
Uno di quelli che spariscono è quello che aveva ricevuto fino a quel momento 4mila like: “Sarebbe bello ogni tanto chiedere scusa. Però, va be, non sei abbastanza educato per poterlo fare”.
Subito dopo sparisce anche questo da 1,2mila like: “Sento il rumore di arrampicata sugli specchi fin da casa mia. Non mi immagino il tuo vicino esasperato dell’altro giorno”.
Il riferimento è al tipo che gridava “stronzate” durante una diretta del Capitano dal balcone. Anche questo commento viene cancellato.
E anche le relative risposte vengono ovviamente cancellate insieme al primo commento. Un lettore se ne è accorto per caso perchè aveva il cellulare ancora sul post, e mettendo like ad un commento ha ricevuto quell’errore.
Non è una novità  che sulla pagina di Salvini si cancellino i commenti negativi. Qualche tempo fa si scoprì anche che era stata blacklistata la locuzione “49 milioni”, un chiaro riferimento ai soldi che il Carroccio non ha ancora restituito dopo le condanne ricevute da segretari e responsabili della cassa.
Luca Morisi, social media manager di Salvini, nell’agosto scorso, dopo la crisi del Papeete, se l’era presa invece con le «Torme di grillini che si fingono elettori della Lega si divertono ad infestare la pagina del Capitano

(da “NextQuotidiano”)

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IL CONSIGLIERE LEGHISTA CHE VUOLE “CHIESE APERTE A PASQUA SOLO PER I CAPIFAMIGLIA, IL RESTO E’ CIANCIARE DI POLITICI SENZA VIRILITA'”

Aprile 9th, 2020 Riccardo Fucile

HA PARLATO UNA VIA DI MEZZO TRA GEORGE CLONEY E ARNOLD SCHWARZENEGGER… E NON SI CAPISCE PERCHE’ LE DONNE DOVREBBERO RESTARE A CASA

L’ultima battaglia di Matteo Salvini (oltre a quella contro l’Europea per il Mes) è quella delle messe pasquali con le chiese aperte per la festività . Proposta rispedita al mittente un po’ da tutti, anche dalla sua compagna di coalizione Giorgia Meloni.
La trama, però, è sempre la stessa perchè se il leader ha dato un’indicazione, ecco che il capogruppo della Lega a Livorno vuole (anzi, vorrebbe) le chiese aperte ai capifamiglia.
«Si aprano le Chiese a Pasqua e si permetta di partecipare ai capifamiglia, in rappresentanza della propria società  domestica, con due persone per panca, una panca sì una no — ha scritto Lorenzo Gasperini sulla propria pagina Facebook -. Il resto è cianciare di politici impauriti, di destra o di sinistra, senza virilità , senza speranza».
Insomma, se la proposta di Salvini di aprire gli accessi in chiesa a turno, come nei supermercati, faceva sorridere, quella del capogruppo della Lega a Livorno di chiese aperta ai capifamiglia sembra essere una parodia.

(da agenzie)

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LA DIRETTA SOCIAL DALLA FINESTRA DI SALVINI INTERROTTA DA UN INQUILINO DEL SUO PALAZZO CHE GRIDA: “MATTEO, DICI SOLO STRONZATE”

Aprile 9th, 2020 Riccardo Fucile

ESILARANTE ESIBIZIONE DEL CAPITONE CHE NON CAPISCE E LO SALUTA PURE

Quando ci espone in balcone, si rischia di incorrere in ‘incidenti’ come quello capitato a Matteo Salvini nei giorni scorsi.
Il leader della Lega, impegnato in un dei suoi tanti video in diretta sui social, ha ricevuto quelli che non possono esser definiti propriamente dei complimenti da una persona che vive nel suo stesso palazzo.
La diretta interrotta Salvini a suon di «Matteo! Dici solo stronzate». Con il segretario del Carroccio che non si accorge dell’insulto e risponde salutando.
Matteo Salvini sforse capisce quel che gli viene gridato contro dall’uomo (o forse no) e si limita ad alzare gli occhi alla ricerca della fonte di quella voce, cercarlo con lo sguardo e salutarlo scuotendo la mano.
Un’espressione un po’ alla Morgan quando, allo scorso Festival di Sanremo, si è voltato alla ricerca del suo compagno di duetto Bugo, non trovandolo.
L’oxfordiano vicino di casa del leader della Lega, si è affacciato dal balcone gridando: «Matteo! Dici solo stronzate». Il tutto mentre andava in onda la diretta interrotta Salvini dello scorso 28 marzo, trasmessa sul proprio canale Instagram.

(da agenzie)

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LUCA ZAIA DECLAMA UNA POESIA DI ERACLEONTE DA GELA, MA L’AUTORE NON E’ MAI ESISTITO

Aprile 5th, 2020 Riccardo Fucile

LA BURLA DI UNO STUDIOSO PALERMITANO: “VOLEVO DIMOSTRARE QUANTO SIA FACILE FAR GIRARE NOTIZIE CHE NESSUNO VERIFICA”… HA RICEVUTO 20.000 CONDIVISIONI

Dietro la rude scorza del veneto doc Luca Zaia nasconde un cuore di poeta. Per questo qualche giorno fa, durante la conferenza stampa della Regione Veneto del 31 marzo, ha deciso di deliziare il popolo con una poesia di Eracleonte da Gela e che risale addirittura al 233 Avanti Cristo.
“Vi leggo uno scritto di Eraclonte da Gela. Mi è stato mandato e mi è piaciuto, e lo condivido con voi nell’ottica di dire che prima o poi questa cosa finisce (il Coronavirus, ndr), questo mostro lo facciamo fuori”, ha detto Zaia per introdurre il prestigioso scritto. E poi ha cominciato a leggere la poesia, con un’intonazione che farebbe rabbrividire molte maestre alle prese con la recita di Natale dei bambini delle elementari.
E’ iniziata l’aria tiepida
e dovremo restare nelle case
per le Antesterie
le feste dei fiori
in onore a Dioniso.
Non usciremo
non festeggeremo
bensì mangeremo e dormiremo
e berremo il dolce vino
perchè dobbiamo combattere.
Le nostre città  lontane
ornamento della terra asiatica
hanno portato qui a Gela
gente del nostro popolo
un tempo orgoglioso.
Queste genti ci hanno donato
un male nell’aria
che respiriamo se siamo loro vicini
il male ci tocca e resta con noi
e da noi passa ai nostri parenti.
Il tempo trascorrerà 
e sarà  il nostro alleato
il tempo ci aiuterà 
a guardare senza velocità 
il quotidiano trascorrere del giorno.
Siamo forti e abbiamo sconfitto molti popol
e costruito grandi città 
aspettiamo che questo male muoia
restiamo nelle case
e tutti insieme vinciamo.
C’è un dettaglio: Eracleonte da Gela in realtà  non esiste.
Zaia aveva ricevuto il testo via Whatsapp da Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, che a sua volta l’aveva ricevuto da qualcun altro.
Il vero autore è un certo Marcello Troisi, perito informatico, palermitano e appassionato di storia, che ha detto che voleva condurre un esperimento per capire quanto fosse facile far girare notizie che nessuno verifica.
Ha quindi scritto il testo e l’ha pubblicato sul suo profilo Facebook, raggiungendo in poche ore 20mila condivisioni.
Sul blog Palermo Felicissima Troisi ha raccontato la sua storia:
Martedì 24 marzo 2020, a casa come tutti gli Italiani, mi è balzata in mente una idea: “…e se stavolta la Bufala la scrivo io?”. Avevo visto il carrettino con i 99 smartphones trainato da un artista berlinese, mettere alla burla Google. Poi ho letto poesie attribuite ad autori poco credibili come quella di una scrittrice irlandese che era dedicata ai martiri polacchi e trasformata in un testo sulla resistenza a casa. Allora ho inventato Eracleonte.
Chi ha letto il mio testo, pur non sapendo che fosse un falso, lo ha usato in modo intelligente e sociale, cioè lo ha utilizzato per diffondere un messaggio di cautela e attenzione verso noi stessi. Dopo avere avvertito della mia iniziativa i miei due soci, Antonella e Marcello, ho pubblicato la poesia su un social media: reazione a catena! La poesia a mio avviso, esprime dei concetti di reale attualità , solo che l’autore è inventato. Le parole anche. Non sono copiate ma puramente inventate, d’altronde i Classici a scuola li studiavamo per bene. Era voluto e un po’ me lo aspettavo: da sempre critichiamo la pericolosità  dei social media. Tutto viene preso per vero e crduto, poi divulgato a macchia d’olio. Ci affrettiamo a divulgare senza verificare e questo è il prezzo del tempo accelerato in cui viviamo.

(da agenzie)

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