Novembre 11th, 2020 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA ACCUSA: “DA PRIMA GLI ITALIANI A PRIMA I FRANCESI”… SALVINI PRIMA FA VOTARE CONTRO IN COMMISSIONE, POI ASTENSIONE IN AULA DOPO TELEFONATA CON BERLUSCONI, ALTRIMENTI ADDIO MONOLOGHI SU RETE MEDIASET CON GIORNALISTI MAGGIORDOMI
Scontro tra Forza Italia e Lega, al Senato, sull’emendamento presentato dalla relatrice dem Valeria Valente per ‘proteggere’ la societa’ della famiglia Berlusconi da eventuali scalate.
La Lega di Matteo Salvini vota contro in commissione Affari Costituzionali. Ma, a fine giornata, il voto è ‘corretto’ dal partito di via Bellerio con l’astensione in Aula. L’emendamento è stato infine approvato da Palazzo Madama.
Ma il primo ‘No’ in Commissione era suonato un po’ come un avvertimento dei leghisti contro quello che vedevano come un inciucio ‘in nuce’ tra Forza Italia e i partiti di maggioranza.
Ricostruzioni che si sono alimentate dopo il nuovo appello alla collaborazione tra opposizione e maggioranza, lanciato in mattinata dallo stesso Berlusconi. Inevitabilmente, questo voto contrario in Commissione ha fatto infuriare i forzisti.
“La realtà supera la finzione – tuona il senatore di Forza Italia Andrea Cangini – e svela la vacuità di certa retorica politica. In commissione Affari costituzionali del Senato, la Lega ha votato contro la norma che difende le aziende nazionali di telecomunicazioni da scalate straniere (caso Mediaset-Vivendi). Matteo Salvini, evidentemente, ha cambiato slogan: da “prima gli italiani” a “prima i francesi”.
Rincara la dose Osvaldo Napoli, del direttivo di Forza Italia alla Camera. “Il voto contrario della Lega – attacca – come i suoi vecchi alleati grillini, sull’emendamento che tutela le telecomunicazioni italiane e difende Mediaset dalle mire ostili di Vivendi, rivela fino in fondo chi è il vero Salvini”.
Ma quando l’emendamento arriva in Aula per il voto, la posizione della Lega cambia, e si astiene. E per spiegare l’improvviso cambio di rotta, scende in campo direttamente il segretario leghista. “Non credo a un inciucio Conte-Berlusconi” dichiara Salvini. “Su questo emendamento” Mediaset-Vivendi, aggiunge, “ne ho parlato oggi con Berlusconi: ci tengo a ribadire che Mediaset va tutelata, perchè è una grande azienda italiana, come Telecom, ad esempio”.
I sovranisti si scoprono fautori del libero mercato internazionale. Dato che il loro voto non era determinante ha tutto l’aspetto di un avvertimento. Detto a nuora perchè suocera intenda, ma non troppo forte, perchè mica possono rinunciare a Rete 4. Diciamo una puntura di spillo, tanto per chiarire che non sarebbero contenti di scherzetti futuri.
(da agenzie)
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Novembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
NEL PROGRAMMA DEL PRESIDENTE L’ELIMINAZIONE DEI DAZI ALLE IMPORTAZIONI SU MODA, ABBIGLIAMENTO, PELLETTERIA, ACCESSORI E MOBILI
Wall Street ha già festeggiato la vittoria del candidato democratico che punta sulla transizione
energetica, su una politica commerciale meno restrittiva e su un piano di nuove infrastrutture per rilanciare l’economia Usa dopo la pandemia.
Intermonte, in caso di vittoria del candidato democratico, suggeriva di puntare su alcune aziende italiane con un forte presidio negli Stati Uniti o che stanno investendo molto sulla transizione energetica.
E’ il caso del colosso dei veicoli agricoli Cnh, che peraltro ha anche investito in Nikola, che è specializzata nei veicoli pensati a idrogeno. Prysmian, che attraverso General Cable è presente nei cavi energia ma anche in quelli tlc, avrà una chance in più per partecipare alle gare per la transizione energetica, così come tutte le società italiane che direttamente indirettamente si occupano di energie da fonti rinnovabili come Enel, Erg, Falck Renewable e così via.
Infine anche i chip di Stm farebbero meno fatica a competere anche nei confronti di quelli Usa e di quelli cinesi.
Se insieme al cambio alla presidenza verrà approvato un piano di rilancio delle infrastrutture potrebbero beneficiare sia Buzzi Unicem, che ha importanti stabilimenti di cemento in Usa, sia Astm, che ha rilevato un’azienda americana di costruzioni e che ha già vinto la preselezione di importanti commesse.
Stesso discorso, in via indiretta, per Autogrill che è presente nella ristorazione di aeroporti, e in parte anche autostrade, in tutti gli Stati uniti, attraverso la controllata Hms Host.
Anche tutto il made in Italy potrebbe beneficiare della vittoria democratica, perchè se come più volte affermato durante la campagna elettorale venissero eliminati i dazi alle importazioni, moda, abbigliamento, pelletteria, accessori, mobili e design avrebbero un interessante vantaggio a tornare a fare affari con gli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Novembre 9th, 2020 Riccardo Fucile
INDICI IN RIALZO, BTP DA RECORD
Le Borse brindano alla definitiva affermazione di Joe Biden alle elezioni americane. Nonostante i ricorsi minacciati dal presidente uscente Donald Trump gli investitori intravedono finalmente un segnale di chiarezza dopo il voto.
Un entusiamo che si è fatto sentire già nella notte sulla sponda asiatica, dove tutti i listini si sono mossi in rialzo, con Tokyo che ha archiviato gli scambi a +2,12%. Analoghi segnali arrivano dai future Usa che indicano per questo pomeriggio una partenza in deciso rialzo.
Non è da meno l’Europa, dove le principali piazze finanziarie trattano tutte all’insù. Milano conferma l’ottimismo delle prime battute e il Ftse Mib cresce dell’1,93%: nessuna azione del paniere principale tratta in ribasso, mentre Stm si mette in evidenza dopo i conti della concorrente tedesca Infineon che hanno battuto le attese.
Bene anche le altre: Londra sale dell’1,35%, Francoforte dell’1,79% e Parigi avanza dell’1,51%.
Il clima di distensione fa bene anche ai titoli di Stato
Oggi lo spread tra i Btp decennali e gli omologhi Bund tedeschi cala a 121 punti, contro i 124 della chiusura di venerdì: il tasso del decennale segna un nuovo minimo storico sotto lo 0,6% allo 0,57%. Giornata importante per il Tesoro perchè parte il collocamento del secondo Btp Futura, il titolo finalizzato a raccoglier denaro in chiave anti-Covid.
Il successo di Biden spinge anche le quotazioni del petrolio, nell’aspettativa generale che il cambio alla presidenza possa accelerare il via libera al maxi piano di stimoli per l’economia americana. In mattinata il barile di greggio Wti avanza del 2,8% rivedendo quota 38 dollari a barile a 38,17. Il Brent è scambiato a 40,17 dollari, in rialzo del 2,6%.
Tra i dati macroeconomici di giornata spicca il balzo dell’export cinese, la cui economia è uscita con ampio anticipo rispetto agli altri grandi Paesi dalla crisi economica legata all’emergenza Covid. A ottobre le esportazioni di Pechino ha registrato il rialzo più forte da 19 mesi, crescendo dell’11,4% su base annua, meglio della crescita del 9,3% atteso e in accelerazione rispetto al +9,9% di settembre. Un balzo che, al netto del dato sulle importazioni, ha contribuito ad ampliare il surplus commerciale, salito a 58,44 miliardi di dollari, dai 37 miliardi di settembre.
(da agenzie)
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Ottobre 8th, 2020 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA BRANCACCIO: “LA CRISI DEL 2008 E’ STATA UNA PASSEGGIATA”
Grazie alla speculazione finanziaria il patrimonio dei paperoni del pianeta è aumentato di
un quarto. Ed è «una conseguenza tipica delle grandi crisi», spiega a Open l’economista Emiliano Brancaccio
Una maggiore propensione al rischio, l’acquisto di azioni durante i mesi più difficili della pandemia e la loro rivendita al rialzo. È questa la formula che ha permesso alle persone più ricche al mondo di aumentare il loro patrimonio, proprio mentre milioni di persone perdevano il lavoro. A rivelarlo è l’ultimo rapporto di banca Ubs.
La turbolenza dei mercati, spiega il report, ha permesso al gruppo dei paperoni mondiali di aumentare di un quarto il loro già ingente patrimonio. In totale le loro ricchezze sono salite di 10.200 miliardi di dollari, circa 8.677 miliardi di euro, con un aumento del 27,5% tra aprile e luglio 2020.
La pandemia da Coronavirus ha visto un aumento non solo nei depositi dei miliardari ma anche. E’ aumentato anche il numero dei ricchi che sono passati dai 2.158 del 2017 ai 2.189 del 2020. «La centralizzazione del capitale in sempre meno mani è una tendenza che risulta sempre più forte», commenta a Open Emiliano Brancaccio. Una polarizzazione sociale che l’economista affronta anche nel suo ultimo libro Non sarà un pranzo di gala. Crisi, catastrofe, rivoluzione (Meltemi edizioni), in uscita il prossimo dicembre.
Il miliardario Jeff Bezos, già l’uomo più ricco del pianeta prima dello scoppio della pandemia, ha aumentato di 74 miliardi il suo patrimonio. Durante i mesi di lockdown sempre più persone si sono rivolte ad Amazon per gli acquisti facendo fare un’impennata alle azioni della società americana.
«Come evidenzia Ubs — dice Brancaccio — a scalare le classifiche dei miliardari sono i produttori di alta tecnologia a cui si affiancano anche i quelli di servizi sanitari». Una scalata che però l’economista non ritiene edificante: «Il rapporto ne parla in chiave ottimistica. Sottintende che la produzione di tecnologia e sanità legittimi il loro sproporzionato arricchimento».
È la propensione al rischio data la grande disponibilità di capitale a favorire un incremento dei patrimoni dei big dell’high tech. Ma c’è un altro elemento del rapporto Ubs, poco evidenziato, che secondo Brancaccio risulta fondamentale per l’aumento delle disuguaglianze: «Quello dell’accumulo di capitale immobiliare, una forma di arricchimento molto più tradizionale, che mostra come i nuovi ricchi somiglino più di quanto si voglia ammettere agli antichi rentier che prosperavano sulla proprietà fondiaria».
Una tendenza che poteva essere anticipata e che ritorna in tutte le grandi crisi economiche con conseguenze di polarizzazione sociale, oltre che tra le classi, anche e soprattutto tra le Nazioni. «Abbiamo spesso rilevato — aggiunge Brancaccio — che la tendenza a un accentramento delle ricchezze si accentua nel corso del tempo e tende a radicalizzarsi a cavallo delle crisi economiche». Nel 2008 c’è stata un’intensificazione di questo processo ed è ragionevole pensare «che a cavallo di questa pandemia e delle sue conseguenze accadrà lo stesso».
A giugno la Banca Mondiale ha evidenziato che la pandemia ha esacerbato la disuguaglianza e spingerà quest’anno tra i 71 e i 100 milioni di persone nella povertà estrema: «C’è un’incapacità per i Paesi più poveri di far fronte all’indebitamento verso l’estero. È una delle tipiche conseguenze delle crisi». Ma questa crisi non ha eguali secondo Brancaccio: «Siamo di fronte alla più precipitosa caduta nella storia del capitalismo. Un tracollo a questa velocità nel giro di pochi mesi non si era mai visto».
Le dimensioni surclassano la crisi che si è avuta nel 2008, e gli unici termini di paragone disponibili «sono la Grande Depressione degli anni ’30 e le cadute che si verificarono durante le due guerre mondiali». E se nella crisi i ricchi diventano sempre più ricchi, quella che si verificò nel 2008 «fu una passeggiata rispetto a quello che sta accadendo ora». Assisteremo — conclude — «a una centralizzazione dei capitali, polarizzazione sociale e divergenza tra Nazioni ancora più forti di prima».
(da Open)
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Settembre 19th, 2020 Riccardo Fucile
IN AUTUNNO SI PUNTA A UN INTERVENTO DA 25-30 MILIARDI, LA META’ GARANTITO DAL RECOVERY
Riduzione del debito, deficit contenuto intorno al 5-6 per cento del Pil, rimbalzo del Pil intorno al 4-6 per cento. Sono queste le prime cifre del 2021, ancora sotto stretta valutazione, che il Tesoro si avvia a presentare nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza attesa per il 27 settembre.
Il debito di quest’anno, fissato dal Def di aprile scorso in pieno Covid a quota 155,7 dovrebbe crescere in modo contenuto, nonostante la crisi, a quota 158-159 per cento del Pil.
Mentre la caduta del prodotto interno lordo di quest’anno dovrebbe fermarsi intorno all’ 8-9 per cento (rispetto al -8 previsto nella primavera scorsa). Una sostanziale tenuta resa possibile anche dall’ingente quantità di risorse, pari a circa 100 miliardi erogate all’economia con i tre decreti anti-Covid.
L’operazione Nadef, che fissa le linee guida per la presentazione della legge di Bilancio, quest’anno è segnata dall’accesso alle risorse per il Recovery Fund europeo cui dovrà essere legata a doppio filo. Come lo saranno anche i controlli da parte della Commissione previsti per i prossimi anni che considereranno insieme budget e avanzamenti dei progetti.
Le prime indicazioni sono di mettere in campo una “manovra”, ma sarebbe meglio dire un intervento a favore dell’economia, di 25-30 miliardi. Di questi circa 10-15 miliardi sarebbero “caricati” sul Recovery fund: soprattutto investimenti del ministero dei Trasporti e dello Sviluppo, partite di spesa da finanziare o già previste (sostituendo la copertura attuale con i fondi europei).
Operazione che si potrà fare solo su una serie di misure compatibili con la dottrina della Commissione che impone le “condizioni” di digitale e green. Secondo quanto si apprende al Recovery potranno essere attribuite Industria 4.0 (3 miliardi); superbonus ecologico al 110 per cento (2 miliardi), decontribuzione per il Sud (5 miliardi). Il tutto, insieme ad altre partite minori, per 10 miliardi cui andranno aggiunti i 5 miliardi che serviranno per un primo taglio delle aliquote Irpef che aprirà la strada alla riforma fiscale insieme alla semplificazione. I restanti 15 miliardi serviranno per spese incomprimibili e misure sociali non rinviabili: pensioni (Ape sociale), Università , scuola, cultura.
Il quadro del prossimo anno non si presenterebbe, almeno per ora, con grandi differenze rispetto alle cifre (che allora non furono definite “programmatiche” ma attribuite semplicemente a “nuove politiche”).
Il debito fu indicato al 152,7 per cento del Pil e dovrebbe comunque scendere dai livelli del 158-159 per cento del Pil rivisto per quest’anno, mentre il deficit (fissato allora al 5,7 per cento del Pil) non dovrebbe superare il 6 per cento.
A contribuire a moderare la crescita dei conti pubblici potrebbero essere determinanti i 44,7 miliardi (per 2021 e 2022) a fondo perduto (i cosiddetti “grant”) che transiteranno direttamente nella tesoreria dello Stato senza gonfiare il debito pubblico (come invece farà la parte dei cosiddetti “loan”).
(da agenzie)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
MARIO DRAGHI METTE IN GUARDIA SUL FUTURO COMPROMESSO DEI GIOVANI… I PARTITI APPLAUDONO INERTI E SI PERDONO IN BEGHE ELETTORALI
Sembra di essere tornati a qualche lustro fa, quando il Meeting di Rimini era il centro della politica di fine agosto. Dopo l’appello alla responsabilità di Sergio Mattarella, ecco lo speech di Mario Draghi, che rompe mesi di silenzio per confermarsi più quale riserva aurea della Repubblica che come alternativa a Giuseppe Conte. Sembra di essere tornati a un lustro fa, quando Giorgio Napolitano veniva rieletto e la sua invettiva contro i partiti incapaci di trovargli un’alternativa veniva applaudita da torne di parlamentari in adorazione mentre venivano bastonati.
Quello scenario sgangherato si è andato deteriorando invece di rattopparsi, e l’ex banchiere centrale è volato alto, si è tenuto tanto prudentemente quanto legittimamente lontano dalla tenzone quotidiana, da una politica che si affanna intorno agli accordi elettorali per Pomigliano e per le Marche o per i patti anti-inciucio, e che cicaleggia dai luoghi di vacanza rimandando a settembre il districarsi di nodi che potrebbero strozzare il paese.
C’è una sorta di “Quirinal mind” nel discorso costellato di applausi dell’ex banchiere della Bce. Il suo monito informale lega il tema del debito a quello dei giovani, sprona a una politica economica razionale, diffida del reiterato utilizzo dei sussidi a pioggia, tiene lo sguardo fisso sull’Europa, e su un orizzonte che non si limiti al raggranellare consenso all’interno del caos emergenziale. C’è da che riflettere per tanti, da Palazzo Chigi in giù, con Giuseppe Conte che tace per non dar l’impressione di voler inseguire un concorrente scomodo, nella speranza che qualcuno ascolti. Perchè, senza voler fare l’esegesi del testo, i messaggi lanciati da Draghi sono precisi, e toccano nel vivo la cosa giallorossa, le sue contraddizioni, i suoi rinvii e le sue giravolte. “I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire”, concede l’ex governatore della Banca d’Italia. Poi scarta: “Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuro”.
Per questo “dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada”. E invece “ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire”.
E giù gli applausi, da Italia viva (che chiede subito l’abolizione di Quota 100 e del reddito di cittadinanza perchè altrimenti “sarebbe da ipocriti applaudirlo”) così come dal Partito democratico, mentre i 5 stelle vorrebbero ma non possono, perchè a batter le mani a un esponente di una categoria (i banchieri) da sempre nella lista nera del grillismo ci si rischia di scottare le mani.
“Il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito”, dice Draghi, sottolineando che sarà inevitabile gravarsi di ulteriore debito. Con un distinguo fondamentale: “Sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè debito buono”. Tradotto: se il Governo continuerà con i sussidi, con un caos disorganizzato nella programmazione, con la distribuzione dei soldi del Recovery fund, metterà una seria ipoteca sul futuro del paese.
È rivelatrice una coincidenza: nel giorno in cui l’esecutivo si incarta ancora una volta sulla gestione della ripartenza dell’anno scolastico, l’ex governatore della Bce batte il tasto proprio su questo: “Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato – dice alla platea ciellina – dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani”. Un obiettivo tanto concreto quanto “morale, perchè “privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.
La speranza è che, nel calendario fittissimo delle cose rinviate e da affrontare a settembre, qualcuno lo ascolti. Per ora in agenda non c’è neanche una data cerchiata di rosso per discutere e farsi trovare pronti con la lista delle cose da fare all’appuntamento con i fondi europei.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
“RICOSTRUZIONE SOSTANZIALE” BASATA SU ISTRUZIONEM INNOVAZIONE, EQUITA’… “RILANCIO ISTITUZIONALE” CON PROCESSI DECISIONALI SOLIDARISTICI
Nella sua Conferenza di apertura al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli di Rimini, Mario Draghi, ha
dato una rappresentazione della situazione presente dell’Europa nel contesto internazionale fatta di ideali e realismo, di progettazione e di pragmatismo. Difficile commentare una valutazione così completa e complessa riveniente dalla sua preparazione ed esperienza. Per questo farò alcune scelte radicali, trattando della Europa presente e delle sue urgenze per uscire dalla crisi dovuta alla pandemia.
In premessa notiamo che dell’Italia Draghi non tratta direttamente, ma che si intravede in controluce. Il motivo ispiratore di questa mia valutazione è l’affermazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio al Meeting e cioè “cogliere il cambiamento, di cui l’Unione europea è stata capace nella risposta alla pandemia e nel progettare la ripartenza, è oggi la premessa di un rilancio dell’Italia”.
Considero allora tre temi
– La reazione e le conseguenze della emergenza
– La ricostruzione sostanziale investendo in capitale umano
– Il rilancio Istituzionale europeo.Il tutto letto con una mia libera interpretazione.
La reazione e le conseguenze dell’emergenza.
Draghi rileva che la pragmatica sospensione delle regole che disciplinavano le politiche di bilancio europee è stata necessaria per affrontare la crisi ed evitare che si tramutasse in depressione con costi umani, sociali ed economici incalcolabili. Tuttavia i provvedimenti per fronteggiare l’emergenza non possono durare per sempre.
Rileva anche che la ricostruzione sarà lunga e porterà con sè un debito elevato il cui finanziamento sarà sostenibile, e quindi rinnovato, se verrà impiegato in investimenti, infrastrutture materiali ed immateriali, tra cui il capitale umano e la ricerca. Questo ci sembra essere un avvertimento forte a chi spera in soluzioni di facili sanatorie sul debito.
In linea di principio, buona parte della argomentazione di Draghi è che per tamponare la crisi sociale i sussidi sono stati necessari come una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più stati più colpiti dalla crisi, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. Ma aggiunge che adesso bisogna costruire un futuro durevole.
Le sue indicazioni a questo proposito sono molte e coerenti, ma tra queste ne scelgo due. Quella della “ricostruzione sostanziale” e quella del “rilancio istituzionale” europeo.
Ricostruzione sostanziale: istruzione, innovazione, equità .
Draghi ricorda che il debito creato con la pandemia ricadrà principalmente sulle generazioni future che potranno farvi fronte solo se ci sarà una crescita forte ed innovativa, in cui la visione di lungo periodo deve unirsi all’azione immediata e coerente. Questa connessione virtuosa si trova in prevalenza nell’istruzione e nella ricerca e, più in generale, nell’investimento nei giovani con un massiccio innesto di intelligenza e risorse finanziarie in questo settore.
Due frasi di Draghi segnano per me lo spartiacque tra regresso e progresso. Il regresso si è avuto quando “per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi”, dice l’ex numero uno della Bce. Il progresso si ha con la consapevolezza che “privare giovani del futuro è una delle più gravi forme di diseguaglianza”.
Rilancio istituzionale europeo
Per Draghi la Commissione europea è tornata al centro dell’azione. Questa affermazione viene poi parzialmente attenuata, perchè poi egli rileva che il metodo intergovernativo che ha prevalso per molti anni è ancora molto forte. Si sente qui tutta la convinzione dell’ex presidente della Bce cioè di una istituzione che da sostanziamente “intergovernativa” (con poteri di veto de facto bloccanti) quando egli entro in carica, è diventato federale con la sua Presidenza. Così salvando l’euro e l’eurozona.
Draghi apprezza i molti passi avanti fatti dalla Ue con il Next Generation Eu, il Recovery Plan. Ma auspica anche che i processi decisionali europei diventino più creativamente solidaristici e meno contrattualisticamente intergovernativi. Solo in tal modo si potrà avere un’Europa forte e stabile che abbia un ruolo importante in un mondo che sembra dubitare del sistema di relazioni Internazionali, dal quale invece è venuto il più lungo periodo di pace della nostra storia.
Le riforme istituzionali europee non sono dunque concluse e qui Draghi non cita se stesso, perchè questo non è il suo modo d’essere. Bene è però ricordare che dal 2012 Draghi è stato uno dei principali protagonisti dell’elaborazione del progetto “Completare l’Unione Economica e Monetaria dell’Europa” la cui versione più organica risale al 2015 come elaborato dei “cinque presidenti” – di Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamemto europeo, Eurogruppo e Bce.
In conclusione: responsabilità e solidarietà
In fondo la filosofia dell’europeismo progettuale e razionale di Draghi non è mai retorico e questo emerge da una della frasi a mio avviso più importanti della sua relazione. “Nè dobbiamo dimenticare che nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà . Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. Allora non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei. Potremo bensì considerare la ricostruzione delle economie europee veramente come un’impresa condivisa da tutti gli europei, un’occasione per disegnare un futuro comune, come abbiamo fatto tante volte in passato”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL BRACCIO DESTRO DI GIANNI AGNELLI AVEVA 97 ANNI… HA SEGNATO LA STORIA DEL LINGOTTO
Cesare Romiti è morto all’età di 97 anni. La sua storia di protagonista del capitalismo italiano resterà legata indissolubilmente ai 25 anni passati al Lingotto, dove arriva nel 1974 e che lascia nel 1998 dopo esserne stato amministratore delegato e presidente.
Nato a Roma il 24 giugno 1923, dopo la laurea in Scienze Economiche e Commerciali, entra a far parte, nel 1947, del Gruppo Bombrini Parodi Delfino, di cui divenne Direttore Generale. Nel 1968, a seguito della fusione BPD-Snia Viscosa, assume l’incarico di Direttore Generale Finanziario di Snia Viscosa.
Nel 1970 il suo ingresso in Alitalia come direttore generale ed amministratore delegato e, successivamente, nel 1973, passa ad Italstat con lo stesso incarico.
Nel 1974 entra in Fiat nel momento della crisi energetica, si dedica innanzitutto all’opera di risanamento finanziario, prosegue sviluppando la dimensione internazionale dell’azienda e rafforzando gli insediamenti produttivi in Italia.
È nel luglio 1980 quando Umberto Agnelli lascia gli incarichi operativi in Fiat che Romiti, che ha la fiducia di Cuccia, diventa amministratore delegato unico del gruppo.
Affronta uno scontro durissimo con i sindacati, Mirafiori è bloccata dai sindacati per oltre un mese. Il 14 ottobre 1980, dopo 35 giorni di scioperi, 40 mila quadri della Fiat scendono in piazza contro il sindacato.
Romiti, rimasto solo al comando di Fiat, arriva a un accordo che prevede una pesante riorganizzazione. Il 1980 è anche l’anno della Fiat Uno, lanciata in anteprima a Cape Canaveral.
Nel 1987 la Fiat ha un fatturato proiettato ai 40 mila miliardi di lire, secondo gruppo italiano dietro l’Iri. Il merito è anche di Vittorio Ghidella, il responsabile del settore auto. Diversi i modelli lanciati in questo periodo: Uno, Thema, Y10, Croma.
Nel 1989 gli utili netti toccano i 3.300 miliardi di lire, per l′85% dal settore auto. Poi arriva la Guerra del Golfo e anche l’attività ne risente. “La festa è finita”, dirà Gianni Agnelli
Nel 1998 da presidente lascia la Fiat dopo 24 anni ai vertici, con una buonuscita da 101,50 milioni lordi che lo impegnava a non rivelare segreti sugli affari del gruppo.
Dopo l’uscita dalla azienda degli Agnelli, Romiti è presidente di Rcs, dal 1998 al 2004, e della società di costruzioni Impregilo, dal 2005 al 2007, presidente della Accademia di Belle Arti di Roma fino al luglio 2013.
Nel 2003 costituisce la Fondazione Italia-Cina, nella quale poi copre la carica di presidente onorario. Romiti ha la medaglia di Cavaliere del lavoro nel 1978, il titolo di cittadino onorario della Cina, il titolo di professore onorario dell’Università Donghua di Shanghai e molti altri riconoscimenti.
Il 13 ottobre 2006 a Pechino la “Chinese People’s Association for Friendship with Foreign Countries” gli conferisce la cittadinanza onoraria della Repubblica Popolare Cinese per il suo impegno nel rafforzamento dei rapporti bilaterali sino-italiani.
Viene insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine Nazionale della Legion d’Honneur francese. Il 7 ottobre 2010 è premiato dal primo ministro Wen Jiabao in occasione dell’Anno della cultura cinese in Italia.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 8th, 2020 Riccardo Fucile
INVIATA LA LETTERA PER AVERE ACCESSO AL SUPPORTO PER LA CASSA INTEGRAZIONE
L’Italia chiede di accedere ai fondi Sure per 28,5 miliardi. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e la Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, hanno inviato a Bruxelles la lettera con cui il Governo italiano richiede formalmente l’attivazione di SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), lo strumento messo in campo dalla Commissione europea per mitigare i rischi di disoccupazione dovuti all’emergenza Covid19.
Nella missiva, indirizzata ai commissari Dombrovskis, Gentiloni, Schmit e Hahn, il Governo italiano chiede di poter accedere alle risorse di SURE nella misura di 28.492 milioni di euro, un importo giustificato dalle misure che sono state messe in campo per tutelare i redditi dei lavoratori durante la crisi come indicato nella tabella di segnalazione e nella valutazione provvisoria della loro ammissibilità da parte dei servizi competenti della Commissione.
“L’ economia italiana – scrivono Gualtieri e Catalfo – è stata gravemente colpita dalle misure di blocco introdotte dalla fine di febbraio, molto efficaci nel contenere la diffusione del virus ma con un forte impatto negativo sull’economia e sul sistema sociale. Una situazione che terrà la produzione al di sotto dei livelli normali per un po’ di tempo, con gravi rischi di disoccupazione. Di conseguenza — aggiungono i ministri – il governo sta cercando di prolungare le misure di sostegno che scadranno alla fine del mese”.
La lettera di richiesta di attivazione di SURE è accompagnata da un allegato che riassume sinteticamente le informazioni sulle spese effettive e programmate relative alle misure ammissibili al sostegno finanziario della Commissione, con particolare riferimento alle misure decise dal Governo nei decreti legge 18/2020, 27/2020 e 34/2020 volte a tutelare i dipendenti e i lavoratori autonomi.
Concludendo la lettera, Catalfo e Gualtieri sottolineano come la rapida attivazione di SURE rappresenti un esempio positivo di solidarietà tra gli Stati membri e a favore dei lavoratori europei e si impegnano a proseguire il dialogo sulla risposta dell’Italia alla crisi e sulle politiche appropriate “a sostegno dei lavoratori e del benessere della popolazione in generale”.
(da “Huffingtonpost“)
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