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DECRETO AGOSTO, RATEIZZAZIONE DELLE TASSE SOSPESE E ALTRO REDDITO D’EMERGENZA

Agosto 7th, 2020 Riccardo Fucile

SPUNTA ANCHE UN FONDO PER LE CASALINGHE, BLOCCO DEI LICENZIAMENTI E TAGLIO TASSE SUD… NIENTE BONUS PER I CONSUMI… TUTTE LE MISURE

Metà  delle tasse sospese si potranno versare nei prossimi due anni, una nuova quota una tantum del reddito d’emergenza, lo sblocco della cassa integrazione per i lavoratori di AirItaly, il fisco light per il Sud e spunta una sanatoria per i concessionari delle spiagge.
Sono alcune delle novità  che hanno fatto lievitare il decreto Agosto approdato sul tavolo del Consiglio dei ministri.
TASSE SOSPESE E RINVIO ACCONTI E CARTELLE
Le tasse, i contributi, le ritenute e l’Iva sospesi per i mesi di marzo, aprile, maggio potranno essere pagati per il 50%, senza applicazione di sanzioni o interessi, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020 o mediante rateizzazione, fino a 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre. Il restante 50% potrà  essere corrisposto, senza sanzioni e interessi, con una rateizzazione per un massimo di 24 rate mensili di pari importo. Per i contribuenti soggetti ai nuovi indici sintetici di affidabilità  fiscale e per gli autonomi in regime forfettario, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel primo semestre dell’anno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, è prorogato al 30 aprile 2021 il termine di versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap. Previsto anche lo stop alla riscossione delle cartelle fino al 15 ottobre e quello della seconda rata per Imu, alberghi, cinema, fiere, discoteche e night-club. Sospese nel 2020 anche Tosap e Cosap, per l’occupazione degli spazi pubblici.
CIG, SGRAVI E BLOCCO LICENZIAMENTI
Le imprese potranno licenziare solo al termine della cassa Covid, prorogata di 18 settimane, o dei 4 mesi di sgravi contributivi alternativi. Quindi se le aziende utilizzeranno la cig dal 13 luglio in maniera continuativa non potranno licenziare fino al 16 novembre. Le imprese che hanno utilizzato la cassa Covid a maggio e giugno e non ne hanno chiesto una proroga beneficeranno dell’esonero totale dei contributi previdenziali per un massimo di 4 mesi: per questo periodo anche per loro vale il blocco dei licenziamenti. Confermate le eccezioni al blocco per cessazione definitiva dell’attività  e fallimento mentre sarà  riconosciuta la Naspi per chi firma un accordo collettivo per l’uscita. Ci saranno anche sei mesi di sgravi al 100% per assunzioni a tempo indeterminato e tre mesi per assunzioni a tempo determinato di lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti balneari. Entra anche una norma che consente all’Inps di esaminare le domande di cassa integrazione rigettate perchè fuori termine e che sposta le decadenze di fine agosto al 30 settembre
SGRAVI PER LE IMPRESE AL SUD
In arrivo un’agevolazione del 30% dei contributi previdenziali per tutte le aziende che operino nel Mezzogiorno, dal 1 ottobre al 31 dicembre 2020. Negli anni successivi, previa autorizzazione della Commissione europea, la decontribuzione sarebbe del 30% fino al 2025, del 20% fino al 2027, del 10% fino al 2029.
PROROGA DEL REDDITO D’EMERGENZA E FONDO CASALINGHE
Nuova tranche del reddito d’emergenza con una quota una tantum, da 400 a 800 euro, e la possibilità  di domanda all’Inps fino al 15 ottobre. Arriva anche un Fondo per la formazione delle casalinghe da 3 milioni l’anno a partire dal 2020.
SOSTEGNO AI RISTORANTI, AI CENTRI STORICI E PIANO CASHBACK
Al momento è prevista una dote di 400 milioni per sostenere la ristorazione italiana, ma il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, è pronta a difendere il Fondo per la filiera italiana a cui potranno accedere soltanto le aziende che registrano cali di fatturato e che acquistano prodotti al 100% made in Italy. Previsto anche un contributo a fondo perduto per sostenere le attività  commerciali dei centri storici che abbiano registrato perdite del 50% rispetto al 2019. Salgono invece 1,75 miliardi i fondi stanziati per il 2021 per i meccanismi di ‘cashback’ (ovvero di rimborso automatico, ndr) pensati per stimolare i pagamenti elettronici. Potrebbe ancora rientrare il rimborso per chi paga al ristorante con carta di credito ma sembra ormai destinato a saltare il bonus consumi esteso anche ad arredo, abbigliamento e calzature. SANATORIA PER CONCESSIONI SPIAGGE
Bar, chioschi, ristoranti, e tutti quegli immobili con destinazione commerciale che, in quanto ritenuti di difficile rimozione, al termine del primo periodo di concessione sono stati acquisiti al pubblico demanio dello Stato, potranno chiudere i contenziosi saldando solo il 30% del dovuto in un’unica soluzione o pagando il 60% rateizzato fino a un massimo di 6 anni.
LA SANITA’, LA SCUOLA E LE INFRASTRUTTURE
C’è un ampio capitolo ‘sanitario’ nel provvedimento: il governo infatti intende stanziare 482,5 milioni per gli straordinari del personale medico per smaltire le liste d’attesa delle attività  che sono state rimandate a causa del Covid. Anche a fronte del maggiore impegno del personale sanitario, sono stati più che triplicati i fondi per il bonus babysitter dedicato alla categoria, che ora vale oltre 235 milioni. In arrivo 80 milioni nel 2020 e 300 milioni nel 2021 per promuovere la ricerca, lo sviluppo e l’acquisto di vaccini anti-Covid prodotti da industrie nazionali. Sarà  invece di 600 milioni – 200 l’anno dall’anno prossimo al 2023 – il fondo al Mit dedicato alla messa in sicurezza di ponti e viadotti o alla realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali. Vale invece un miliardo fra 2020 e 2021 lo stanziamento per sostenere la ripartenza delle attività  scolastiche.
ALITALIA, LA CIG PER AIRITALY E L’ECOBONUS AUTO
La newco pubblica per Alitalia che sarà  costituita per l’elaborazione del piano industriale avrà  a disposizione un capitale sociale da 20 milioni ( e non più di 10 mln). Salta anche il vincolo del via libera Ue al piano, senza il quale sarebbe scattata la liquidazione. Nel decreto entra anche la norma per estendere ai lavoratori AirItaly la cassa integrazione già  prevista dai precedenti provvedimenti per altre categorie e da cui i quasi 1.500 lavoratori sono attualmente esclusi perchè la compagnia è in liquidazione. Sempre sul fronte del supporto ai dipendenti del mondo del trasporto in sofferenza ci sono 600 euro a giugno e luglio per i marittimi che non abbiano altre forme di aiuto. Sul fronte auto, il governo metterà  sul piatto altri 500 milioni di incentivi per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni di Co2; una quota di 90 milioni per il 2020 andrà  all’erogazione di contributi per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. E viene rafforzato il bonus taxi che potrà  anche essere usato per le famiglie più in difficoltà .
LA PROROGA DELLE MORATORIE
E’ stato accolto, almeno in parte, l’appello dell’Abi e di diverse banche sull’estensione della moratoria sui crediti, che per le Pmi viene allungata dal prossimo 30 settembre al 31 gennaio 2021. Per le imprese già  ammesse al sostegno, la proroga è automatica “salva l’ipotesi di rinuncia espressa da parte dell’impresa beneficiaria, da far pervenire al soggetto finanziatore entro il termine del 30 settembre 2020”.
LA BORSA, I PIR E IL SUPPORTO ALLE CONTROLLATE
C’è anche un lato ‘finanziario’ nel Dl Agosto. Nelle bozze circolate, e ancora soggette a modifiche, compare una norma che riguarda il controllo dei gestori dei mercati regolamentati, ovvero Borsa Italiana e la controllata Mts, che gli inglesi di Lse potrebbero cedere nell’ambito della fusione con Refinitiv.
Il provvedimento amplia i poteri di Consob e aggiunge dei paletti per i possibili acquirenti. Fra gli altri punti vengono potenziati i Pir, alzando a 300mila euro l’anno il tetto in 12 mesi e a 1,5 milioni il massimo d’investimento totale. Sul fronte delle società  controllate dal Mef, poi, c’è il via libera alla sottoscrizione di aumenti di capitale e di strumenti di patrimonializzazione per un importo complessivo fino a 1,500 miliardi di euro in conto capitale per l’anno 2020.

(da “Huffingtonpost”)

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IL BONUS DEL 20% SUL CONTO DEL RISTORANTE CUI STA PENSANDO IL GOVERNO

Agosto 4th, 2020 Riccardo Fucile

IN INGHILTERRA PAGHI LA META’ E IL RISTORATORE VIENE RIMBORSATO IN 5 GIORNI… IN ITALIA PAGHI TUTTO E IL GOVERNO TI RIMBORSERA’ IL 20% MENSILMENTE O A NATALE

C’è un Paese, una volta in Europa, dove se entri nei ristoranti o nei bar e consumi, lo fai a metà  prezzo e il governo rimborsa la restante parte ai ristoratori e ai baristi entro cinque giorni.
Il sistema funziona dal lunedì al mercoledì e ha come obiettivo quello di tirare su un settore ammazzato dagli effetti della pandemia.
“Il settore è un ingrediente vitale della nostra economia”, dice il governo di quel Paese, “quindi godetevi l’estate in sicurezza sostenendo i vostri ristoranti preferiti e noi pagheremo metà  del conto”. La partecipazione al programma di sconti è volontaria, ma se si aderisce online poi si affigge il poster in bella vista sulle vetrine e si aspetta i clienti.
C’è un altro Paese, ancora in Europa, che alle prese col medesimo problema, l’emergenza economica, lo svuotamento dei centri delle città , i locali in crisi, sta discutendo in queste ore come risolvere il complicato sudoku.
In questo Paese, se le discussioni dovessero produrre le misure di cui si ha qualche anticipazione, e queste dovessero convergere in un decreto legge, probabilmente finirà  così: a settembre vai in un ristorante o in un bar e paghi l’intero conto, però parte della spesa sostenuta – sembra dal 20 al 30 per cento – ti sarà  restituita sul conto corrente a fine mese, o come pare, a dicembre, in una sorta di ‘bonus Natale’ che ti potrà  tornare utile per le spese delle feste.
Sul tavolo del governo di questo Paese, che sta pensando anche a un’apposita app dove registrarsi (ricorda qualcosa?), c’è anche l’ipotesi che lo sconto sia più sostanzioso se sei andato a cena in locale in centro, ma si è depositata anche la grana del cosiddetto cashless, ossia se queste cene debbano essere pagate, per essere parzialmente rimborsate, a fine mese o a Natale, con bancomat o carte di credito, ma la moneta elettronica non sembra piacere molto alle associazioni di categoria dei commercianti che chiedono la necessità  di ridurre i costi delle commissioni sui pagamenti Pos.
Nel primo Paese, l’Inghilterra, non mancano le critiche al piano del governo che si chiama “Eat out to help out”. Una goccia nel mare, dicono gli inglesi, che avrebbero voluto anche l’esclusione dello junk food, il cibo poco salutare di fast food e catene varie che hanno aderito in massa, in contrasto con l’emergenza obesità .
Però intanto, pur per qualche giorno a settimana, chi ha pochi soldi a disposizione, può provare a spenderli. Non ci sono buoni, app o voucher, paghi con sonore sterline e vieni rimborsato in sonore sterline.
Nel secondo Paese, l’Italia, dove tutto è maledettamente complicato, si spera in un rimborso sotto l’albero, da godersi ascoltando il discorso di fine anno del presidente Mattarella, per spese sostenute in autunno da chi avrà  soldi da spendere dopo l’estate. Sempre che in autunno, facendo tutti gli scongiuri, non arrivi la seconda ondata del maledetto virus e nuovi devastanti lockdown e si debba ripartire da zero, sia nella vita quotidiana che nel gioco dell’oca dei bonus governativi.

(da “Huffingtonpost”)

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RISORSE, TEMPI, COSTI E CONTROLLI: COSA CAMBIA TRA RECOVERY FUND E MES

Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile

ECCO COME FUNZIONANO E IN COSA DIFFERISCONO

“Basta il Recovery Fund”, no “il Mes è un’opportunità “.
Il dibattito sull’uso del Meccanismo europeo di stabilità , nella sua versione ad hoc per la risposta sanitaria alla crisi del Covid, resta aperto. Anche dopo l’accordo storico sul piano anti-coronavirus. Vediamo, per punti, in cosa si differenziano i due programmi.
Next Generation Eu e Mes: le risorse e le finalità 
Le cinque notti e i quattro giorni di trattative sul Recovery Fund della scorsa settimana hanno portato a limare la proposta iniziale della Commissione europea sul piano straordinario d’intervento: i trasferimenti diretti sono calati da circa 500 a 390 miliardi mentre sono saliti i prestiti, da 250 a 360 miliardi. L’Italia ha ‘beneficiato’ della forte caduta del Pil, che ha acquisito peso nella nuova scelta di allocazione dei fondi. Per il Belpaese, il Next Generation Eu prevede circa 81 miliardi di trasferimenti e 127 miliardi di prestiti: il bilancino delle stime iniziali prevedeva 84 miliardi alla prima voce e 91 alla seconda. Il totale, sopra i 208 miliardi, fa dell’Italia il primo beneficiario dello strumento: a Roma è diretto il 28% dei fondi, un peso sul Pil intorno al 13%.
Quanto ogni Stato tirerà  effettivamente dallo strumento comunitario, dipenderà  dai Piani nazionali che dovranno esser sottoposti al vaglio degli organismi europei. Il ministro Gualtieri ha ribadito nei giorni scorsi che l’Italia sarà  pronta col suo documento entro ottobre. Secondo l’accordo del Consiglio europeo, il Piano dovrà  “esser coerente con le raccomandazioni specifiche per Paese e contribuire alla transizione verde e digitale”. In particolare, “i piani devono promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro e rafforzare la ‘resilienza sociale ed economicà  dei paesi dell’Ue”. Sullo sfondo resta l’accento posto alle Raccomandazioni che l’Europa pone ciclicamente alle capitali. Per quel che ci riguarda, le ultime di fine maggio ci chiedevano: riforma del mercato del lavoro, riduzione della tassazione sul lavoro, riforma dell’istruzione e formazione professionale, riduzione dei tempi della giustizia, efficientamento della Pa.
Nel caso del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità , le risorse a disposizione per l’Italia sono di 36 miliardi (alcuni hanno notato l’analogia con la crescita di denari del Recovery Fund destinate a Roma durante la gestazione dell’accordo) su 240 miliardi complessivi (2% del Pil). Si tratta di uno strumento nato con la crisi finanziaria e dei debiti sovrani e che si è attivato per Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia. In cambio dell’erogazione dei finanziamenti ha sottoposto le politiche economiche e fiscali dei Paesi che l’hanno chiamato in causa a stretta sorveglianza. Con la pandemia, la Commissione ha varato una nuova linea di intervento che rompe quei vincoli: gli stanziamenti “non hanno nulla a che vedere con i prestiti del passato – ha spiegato il segretario del Mes, Nicola Giammarioli, intervistato da Repubblica – Non portano a condizionalità  ex post, austerity o ristrutturazione del debito”. I soldi si devono usare per coprire i costi sanitari “diretti e indiretti” legati al Covid: definizione che “va dai vaccini alla ricerca – parole ancora di Giammarioli – passando per la riorganizzazione della sanità  e la ristrutturazione degli ospedali, ai contributi per le case di riposo fino ad un ammodernamento del sistema sanitario sul territorio e dei medici di base”.
I controlli sui soldi e la restituzione
La cabina di controllo dei fondi del Reco very è stato oggetto di aspro dibattito, ancor più dell’ammontare. La Commissione prevedeva un ruolo minimo per i governi nella validazione degli esborsi, poi intorno all’Olanda si è costituito un gruppo di Paesi che chiedeva un voto unanime del Consiglio. Alla fine la truppa dei frugali ha dovuto fare parziale retromarcia: per verificare che i singoli documenti siano in linea con gli indirizzi del programma è prevista una votazione del Consiglio – a maggioranza qualificata – sui documenti nazionali, su proposta della Commissione. I Piani saranno riesaminati nel 2022 e “l’erogazione delle sovvenzioni avrà  luogo solo se sono conseguiti i target intermedi e finali concordati, stabiliti nei piani per la ripresa e la resilienza. Qualora, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali, possono chiedere che il presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo”.
Una volta che gli Stati avranno messo in campo i programmi per spendere i soldi europei, si potrà  stilare anche nel dettaglio il programma di restituzione dei soldi ricevuti (in un bilancio tra dare e avere) e che la Ue a sua volta chiederà  ai mercati. L’agenda prevede che la fase dei rimborsi cominci solo dal 2026 (quindi a soldi già  incassati) e su un orizzonte temporale molto lungo: al 2058. La base per i rimborsi sarà  il quadro finanziario comunitario, che è alimentato in primis dai singoli Paesi membri. Per farsi carico delle emissioni di debito comune, ci dovrà  poi esser un rafforzamento del bilancio di Bruxelles anche attraverso risorse proprie come la tassazione sulla plastica o digitale. La stima, per quel che riguarda la parte di contributi a fondo perduto, è che l’Italia finirà  col versare un contributo sulla quarantina di miliardi al bilancio comunitario e che il beneficio si collocherà  dunque nel range tra i 30 e i 40 miliardi. Quanto al rimborso dei prestiti, la convenienza è individuata nella lunga scadenza per la loro restituzione (a fronte di risorse incassate in breve tempo) e al tasso d’interesse favorevole, visto l’atteso alto gradimento dei mercati per queste emissioni comuni.
Nel caso del Mes, la polemica ha spesso ruotato intorno ai timori di vedersi materializzare la Troika. A questo dubbio, Giammarioli ha risposto in modo categorico: “Con le nuove linee di credito il Meccanismo non può imporre alcun genere di condizionalità  ex post, austerity, Troika, taglio delle pensioni o del settore pubblico”. L’unica condizionalità  è l’impiego per i fini sanitari. L’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, in un’audizione parlamentare ha spiegato che “l’Italia entrerebbe automaticamente in “sorveglianza rafforzata” (ex Regolamento 472/2013), ma Commissione ed Eurogruppo ci hanno assicurato che questa sarebbe limitata all’uso dei fondi per la sanità , che non ci sarebbero missioni di controllo aggiuntive e, inoltre, che non c’è intenzione di attivare la raccomandazione, possibile per i paesi in sorveglianza rafforzata, di presentare un programma di aggiustamento macroeconomico. Mi sembra ci si possa fidare”. La richiesta dei fondi Mes darebbe alla Bce la possibilità  di ricomprendere i titoli di Stato sotto il suo ombrello (il programma Omt lanciato da Mario Draghi).
Gli ultimi elementi di riflessione sulla scelta di aderire o meno al Mes riguardano i costi e la reazione del mercato a una sua eventuale richiesta. Sul primo fronte, bisogna considerare che il Meccanismo si finanzia sui mercati a tassi negativi e che ai Paesi verrebbero dunque caricati di fatto solo un margine dello 0,1% annuo, una commissione una tantum dello 0,25% e una fee annuale dello 0,005%. Il calcolo è che l’Italia possa risparmiare circa 5 miliardi in un decennio, nel confronto con quel che pagherebbe agli investitori emettendo “normali” Btp. Altri ancora rimarcano che chiedere il Mes genererebbe stigma sui mercati, come una dichiarazione di incapacità  di camminare sulle proprie gambe. Per Giammarioli “non ci sarebbero danni di fiducia sui mercati. Non si tratta di un salvataggio come quelli del passato, non è un soccorso lanciato durante una crisi finanziaria o per rimediare a scelte sbagliate di un governo. Si tratta di una linea di credito studiata per rispondere alla pandemia, fenomeno del quale nessuno ha colpa”.
Le tempistiche
Come ha spiegato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, intervistato da Repubblica, “le erogazioni del Recovery inizieranno nella seconda parte del 2021 ad eccezione di un 10% che verrà  anticipato con l’anticipazione del Piano” con il quale gli Stati membri dettaglieranno come spenderanno le risorse. L’impegno assunto al Consiglio europeo nel pacchetto 2021-2027 è di erogare il 70% delle risorse nel 2021 e 2022, mentre il restante 30% dovrebbe arrivare nell’anno successivo. Quel che potrebbe dar fiato al governo (in termini di cassa) per la scrittura della prossima Manvora è invece scritto al punto 17 dell’accordo, dove si indica che “il prefinanziamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza verrà  versato nel 2021 e dovrebbe esser pari al 10%” delle risorse. L’agenda per svolgere tutti i passaggi è comunque fitta: “Prima dobbiamo aspettare il percorso di ratifica dei Parlamenti – ricordava lo stesso Gentiloni -, quindi dovremo riuscire a rispettare il calendario con l’approvazione dei Piani di riforme dei singoli Paesi entro aprile e andare sul mercato con titoli europei comuni”.
Ben più snello l’iter del Mes, che a seguito dell’Eurogruppo di metà  maggio ha subito attivato la linea pandemica: per richiederlo basta una lettera al board del Meccanismo. Segue una triangolazione tra Commissione, Bce e lo stesso Mes per validare la solvibilità  del Paese richiedente e la finalizzazione di un Pandemic Response Plan condiviso con la capitale in causa, su un modello standard per tutti. La stima è che il tutto possa – compatibilmente con i tempi del dibattito del Paese richiedente – concludersi in due settimane. Lo stesso Mes ricorda che fare richiesta dei fondi non significa “tirarli”: possono esser utilizzati come forma di assicurazione nei confronti dei creditori. Quanto alle risorse, il meccanismo di erogazione prevede un flusso pari al 15% del totale accordato al mese: oltre 5 miliardi, nel caso italiano.

(da “La Repubblica”)

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INDUSTRIA, RIPARTENZA A MAGGIO PIU’ FORTE DELLE ATTESE, LA PRODUZIONE APPENA IL 20% IN MENO DEL PERIODO PRE-COVID

Luglio 10th, 2020 Riccardo Fucile

INDICE DI PRODUZIONE INDUSTRIALE RIMBALZA DEL 42,1% RISPETTO AD APRILE CONTRO PREVISONI DEL 20-25%

Segnale di rimbalzo dalle industrie italiane al riavvio dell’attività  con la fase 2 di uscita dall’emergenza sanitaria, superiore a quelle che erano le aspettative condivise dagli analisti delle principali banche italiane
L’Istat ha infatti tracciato un aumento del 42,1% dell’indice della produzione industriale di maggio, rispetto ad aprile. Un dato che si confronta con una previsione del +25% rilasciata in mattinata dagli economisti di Intesa Sanpaolo e del +20% dai colleghi di Unicredit. L’asticella è stata di fatto doppiata dal dato effettivo rilevato dall’Istituto di statistica.
Nel suo commento, Istat ricorda che il confronto è con aprile, “mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria”. Per questo “a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività : tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione”.
Scorrendo la tabella dell’Istituto di statistica, si notano variazioni positive a tre cifre per settori quali le industrie tessili (+142,5% tra maggio e aprile 2020), i mezzi di trasporto (+140,2%) e altri rimbalzi significativi come nella gomma e plastica (+75,9%) o nella metallurgia (+72,7%)
Restano comunque ben visibili le scorie della crisi: “Il livello della produzione – dice ancora l’Istat – risente ancora della situazione generata dall’epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità , presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria”.
E predicano calma anche i consumatori. “Bene, ma non basta”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori aggiungendo: “Se confrontiamo il livello della produzione di oggi con quello del 2009, l’anno più buio della passata recessione, attualmente è inferiore rispetto a maggio 2009 del 15,6%, percentuale che sale al 32,9% per i beni di consumo durevoli”.
La variazione annua della produzione industriale resta ampiamente in negativo: correggendo i dati per il diverso numero di giorni lavorati, nel maggio 2020 l’attività  delle fabbriche italiane risulta del 20,3% inferiore a quel che si registrava nello stesso mese del 2019. Anche in questo caso, però, è un dato migliore del previsto: sempre Intesa Sanpaolo metteva in conto un calo del 33 per cento.
In tutti i comparti dell’attività  economica, in ogni caso, il saldo annuo è ampiamente deficitario. Le perdite più accentuate, dettaglia l’Istat, “sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-37,3%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-34,1%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-24,8%); i cali minori, invece, si osservano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-4,2%) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-5,2%)”. La sola produzione di autoveicoli, a maggio, è scesa del 50,8% rispetto allo stesso mese del 2019 e nei primi cinque mesi dell’anno ha perso il 44,4% nel confronto con l’anno precedente.

(da agenzie)

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ITALIA IN CRISI “PROFONDA” PIU’ GRAVE DEL PREVISTO

Luglio 7th, 2020 Riccardo Fucile

COMMISSIONE UE RIVEDE AL RIBASSO LE STIME SULL’ITALIA: -11,2% NE 2020, + 6,1% NEL 2021

La crisi è “più grave del previsto”, porta “effetti economici devastanti”, per cui il Recovery Fund “serve più che mai” e dovrà  essere “ambizioso”. Queste le parole con cui i commissari Dombrovskis e Gentiloni presentano il rapporto di previsione della Commissione Ue.
L’esecutivo comunitario ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Eurozona e dell’Italia. Bruxelles si attende un andamento negativo del Pil nel 2020 pari a -8,7% nell’area euro (era -7,7% la stima precedente), mentre nel 2021 prevede +6,1% (era +6,3%).
Nell’intera Ue le nuove stime d’estate indicano -8,3% (contro il precedente -7,4%), per il 2021 +5,8% (contro +6,1%).
Per quanto riguarda l’Italia, per il 2020 la Commissione Ue indica -11,2% (contro -9,5% stimato a maggio), dato peggiore in Ue, per il 2021 stima +6,1% (contro la stima precedente di +6,5%).
La crisi del Covid-19 e le misure di contenimento “hanno spinto l’Italia in una contrazione economica profonda” afferma la Commissione europea nel nuovo rapporto di previsione. Nel primo trimestre il Pil è calato del 5,3% e nel secondo “il danno all’attività  economica è atteso essere più forte”.
L’economia ha iniziato a riprendersi dalla produzione dovuta alla pandemia “non appena le misure di contenimento associate hanno iniziato ad allentarsi a maggio”.
In assenza di una seconda ondata di infezioni, l’attività  economica inizierà  a riprendersi nel terzo trimestre di quest’anno, aiutata da un sostanziale sostegno dell’azione politica. Mentre è probabile che la produzione industriale prenda il ritmo più rapidamente, il turismo e molti altri servizi relativi ai consumatori sono destinati a riprendersi più gradualmente, attenuando così il rimbalzo della domanda.
Le perdite di produzione nei primi due trimestri saranno probabilmente maggiori di quanto ipotizzato in primavera, con una previsione del Pil reale in calo del 11,25% quest’anno. Nel 2021, l’espansione passerà  da un rimbalzo tecnico a una ripresa più autentica. Inoltre, il profilo trimestrale rispetto al 2020 implica un sostanziale effetto di riporto, contribuendo in modo considerevole alla crescita della produzione media annua del 6% nel 2021. Tuttavia, non si prevede che il Pil reale tornerà  al livello del 2019 entro la fine del 2021.
“L’impatto economico del lockdown è più grave di quanto inizialmente previsto. Continuiamo a navigare in acque tempestose e affrontare molti rischi, tra cui un’altra grande ondata di infezioni. Queste previsioni sono un potente esempio del motivo per cui abbiamo bisogno di un accordo sul nostro ambizioso pacchetto di recupero, NextGenerationEU, per aiutare l’economia” dice il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. “In attesa di un rimbalzo dovremo essere vigili sul diverso ritmo della ripresa. Dobbiamo continuare a proteggere i lavoratori e le aziende e coordinare strettamente le nostre politiche a livello dell’Ue per uscirne più forti e uniti”, ha aggiunto.
“Finora il coronavirus ha causato la morte di oltre mezzo milione di persone nel mondo, numero che aumenta ancora, giorno dopo giorno – in alcune parti del mondo ad un ritmo allarmante” ha detto il Commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni. “Le previsioni odierne – ha spiegato Gentiloni – dimostrano gli effetti economici devastanti della pandemia. In tutta Europa la risposta politica ha permesso di ammortizzare i danni per i nostri cittadini, ma la situazione rimane caratterizzata da disparità , disuguaglianze e insicurezza crescenti. Ecco perchè è così importante raggiungere rapidamente un accordo sul piano di ripresa proposto dalla Commissione – per infondere nelle nostre economie, in questo periodo critico, sia nuova fiducia che nuove risorse finanziarie”.

(da “Huffingtopost”)

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IL GOVERNO TRACCHEGGIA SUL MES MA SCRIVE DI AVERNE BISOGNO

Luglio 5th, 2020 Riccardo Fucile

PER LE SOLE STRUTTURE SANITARIE SERVONO 32 MILIARDI

Abbiamo bisogno del Mes.
A certificarlo il Piano nazionale di riforma sottoscritto da Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, e che con tutta probabilità  verrà  portato in Consiglio dei ministri all’inizio della prossima settimana.
Nella prima parte, in cui si identificano le linee guida del “Piano di rilancio del paese”, in realtà  il documento ribadisce la posizione attendista che è stato il leit-motiv delle ultime settimane.
A pagina 15 si legge infatti che “in corrispondenza al notevole sforzo richiesto per rilanciare e modernizzare ila sanità , le iniziative adottate dall’Unione europea forniscono opzioni di finanziamento per la risposta sanitaria alla pandemia che il governo valuterà  alla luce di considerazioni di merito e di impatto finanziario”.
Ma è lo stesso governo, indicando le “Priorità  politiche e sociali”, a definire quanto i 36 miliardi del Fondo salva stati potrebbero essere utili se non vitali per il nostro paese. Escludendo i fondi per il reclutamento di nuovo personale sanitario e per la ricerca, è lo stesso Pnr a spiegare che “da una ricognizione effettuata è emerso che il fabbisogno di interventi infrastrutturali in ambito sanitario è pari a 32 miliardi”.
Scrive il ministro dell’Economia che “il governo si è impegnato a portare avanti un piano pluriennale di investimenti, necessari ad adeguare le strutture sanitarie del paese ai migliori standard internazionali”.
Per capire la proporzione delle cifre, basti pensare che complessivamente per la sanità  il governo ha stanziato nei vari provvedimenti per affrontare l’emergenza Covid-19poco più di 8 miliardi, la maggior parte dei quali in deficit, dopo che nella legge di bilancio 2020 erano stati 3,5, da spalmare su due anni. Cifre che fanno capire come, per arrivare al solo fabbisogno per interventi strutturali, occorrerebbero anni e una consistente fetta d’indebitamento strutturale per poter supplire al rifiuto del Mes. Probabilmente è anche per questo che Gualtieri ha inserito una premessa che suona come un monito: ”È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica, inserendosi su un contesto di scarso dinamismo economico del Paese, nonchè di complessi cambiamenti geopolitici a livello mondiale, sia seguita da una fase di depressione economica. Non vi è tempo da perdere, e le notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio”.
Anche in considerazione del fatto che “l’unico requisito per accedere ai fondi sarebbe che gli Stati membri spendano questi soldi in questioni legate direttamente o indirettamente alla sanità  e alla prevenzione”, come da parole del vicepresidente della Commissione Ue, il falco Valdis Dombrovsskis, il quale, insieme al presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, ha assicurato che gli eventuali cost inseriti saranno interpretati “in modo suficientemente ampio”. Insomma, qui 32 miliardi, o gran parte di essi, potrebbero superare senza problemi, il vaglio dei censori di Bruxelles. Conti alla mano, il governo che dice di non sapere se vuole il Mes mette nero su bianco che ne avrebbe un bisogno assoluto.

(da “Huffingtonpost”)

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DOMBROVSKIS: “IL MES NON HA CONDIZIONI, ALL’ITALIA CONVIENE”

Luglio 4th, 2020 Riccardo Fucile

“L’ITALIA PUO’ CHIEDERE 35 MILIARDI RISPARMIANDO PARECCHIO SUGLI INTERESSI”

“Il Mes è disponibile per tutti nell’area euro, ma tocca ai governi decidere. In ogni caso il punto che l’Italia sollevava con grande forza sul Mes riguardava la condizionalità . E questo programma è stato disegnato in modo che non ce ne sia; il solo requisito è che i soldi siano spesi in spesa sanitaria diretta e indiretta”.
Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, intervistato dal Corriere della Sera, osserva che “nel caso dell’Italia ora sono disponibili oltre 35 miliardi, con risparmi importanti sugli interessi: centinaia di milioni di euro di risparmi ogni anno per un decennio”.
bbiamo solo attivato la ‘General Escape Clause’, la clausola generale di fuga, che certo ha conseguenze importanti e infatti non stiamo indicando ai governi obiettivi di debito e di deficit. Ma questa clausola – spiega Dombrovskis – ha anche chiare condizioni di scadenza e si applica in caso di una severa contrazione dell’economia. Quando poi non saremo più in una fase di severa caduta dell’economia, abbiamo detto che l’avremmo disattivata. Non possiamo dire quando, data l’incertezza. Torneremo sul tema in autunno”.
In merito alla revisione delle regole del Patto, “c’è una tendenza a spostare l’attenzione su regole più semplici: i criteri di spesa pubblica e l’ancoraggio al debito”, e cioè “l’idea che i criteri di spesa siano aggiustati in base al rapporto debito pubblico-Pil dei vari Paesi”, dichiara Dombrovskis. “Stiamo anche guardando a come migliorare le politiche anticicliche, in modo che gli Stati costituiscano dei margini di bilancio e abbassino i deficit nelle fasi positive.
Lo vediamo in questa crisi: gli Stati che lo hanno fatto adesso sono in situazione molto migliore nel rispondere alla crisi”.
Sul Recovery Fund, “la Commissione dovrà  approvare i piani, ma in cabina di pilotaggio ci saranno i governi stessi”, rileva Dombrovskis, che sui negoziati sottolinea “il senso di urgenza.
Parte del denaro sarebbe disponibile già  quest’anno, ma abbiamo bisogno di un accordo già  questo mese”.

(da “Huffingtonpost”)

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SPIEGHIAMO A SALVINI E MELONI PERCHE’ NESSUNO STATO HA CHIESTO IL MES

Luglio 3rd, 2020 Riccardo Fucile

UNA PRIMA SINTESI: PERCHE’ NESSUNO E’ NELLA MERDA COME NOI

“Se è così conveniente come ci racconta la sinistra perchè nessuno Stato se lo prende il Mes?”. La domanda retorica e capziosa la pone Giorgia Meloni intervistata da Libero, rilanciando così uno dei luoghi comuni più propinato a destra e a manca dal fronte sovranista, Salvini in primis.
Il sottotesto è abbastanza intuibile: se nessuno stato europeo finora ha deciso di attivare il fondo Salva-Stati per rispondere all’emergenza Covid, allora vuol dire che da qualche parte c’è la fregatura.
E che quindi l’Italia farebbe bene di stare alla larga da quei 37 miliardi di prestiti apparentemente facilmente richiedibili.
In realtà , sono almeno due le motivazioni per cui finora in Europa i paesi più a corto di soldi non hanno “acceso un mutuo” col Mes.
Una economica e una più politica.
Partiamo da quella economica. Intanto una premessa: sono solo pochi gli Stati   che contemporaneamente hanno bisogno di soldi e per i quali risulta conveniente attivare i fondi del Mes.
Facciamo un esempio semplice: la Francia. Il governo francese se si vuole indebitare per far fonte alle spese sanitarie ha oggi due strade: o attiva il Mes o emette nuovi titoli di Stato.
Ebbene, economicamente cosa gli è più conveniente? La seconda opzione. Il rendimento di un titolo francese a 10 anni è negativo (-0,1%) mentre per prendere i soldi del Mes si deve pagare qualcosina, seppur un tasso minimo dello 0,08%.
Quindi a Macron non conviene. Se vogliamo restare nell’alveo dei paesi dell’Europa mediterranea, l’operazione invece potrebbe essere utile per Italia, Spagna e Portogallo, perchè tutti e tre questi paesi quando vanno sul mercato devono sborsare interessi per prendere a prestito fondi.
Allora perchè Spagna e Portogallo non hanno già  attivato il Salva-Stati? Anche qui una semplice comparazione dei tassi d’interesse ci dà  la risposta.
Gli spagnoli e portoghesi spendono molto meno di noi quando vanno a indebitarsi , visto che i titoli di stato a 10 anni costano per le casse statali solo lo 0,4%.
Allora sarebbe sempre meglio attivare il Mes, che costa solo lo 0,08%, si dirà . Sì e no.
Se si guarda alla differenza economica è vero, ma poi entra in gioco un altro fattore: la possibilità  ad indebitarsi ulteriormente.
Questi due paesi infatti hanno debiti pubblici abbastanza consistenti (il Portogallo il 134% del Pil, la Spagna il 115%) ma comunque inferiori al nostro (sopra il 160% del Pil).
Quindi rispetto all’Italia hanno più capacità  di andare sul mercato a cuor leggero. In un certo senso, per Madrid e Lisbona è più facile emettere altri titoli di stato invece che accendere il Mes rispetto all’Italia, anche perchè – ricordiamolo – i soldi del Mes sono comunque vincolati alle spese sanitarie dirette e indirette per il Covid mentre quelli presi sul mercato non hanno finalità  specifiche e quindi possono essere utilizzate per qualsiasi tipo di spesa pubblica.
L’Italia invece che ha già  una montagna di debito pubblico – peraltro cresciuta a dismisura quest’anno – e paga l′1,3% sul mercato per finanziarsi, si trova nella non invidiabile situazione in Europa di chi più di tutti avrebbe bisogno anche del Salva-Stati.
E la Grecia? Effettivamente Atene è l’unica capitale che è messa come se non peggio di noi: ha un debito sul pil del 180% e per finanziarsi paga l′1,15% di interessi.
Però la Grecia è un caso a parte. Intanto perchè è stata solo sfiorata dal Covid e quindi non ha tanto bisogno di risollevare la propria economia e poi è un paese che ha già  usufruito negli scorsi anni di prestiti molto corposi e a scadenze lunghissime del Mes, quindi non si trova nelle condizioni di dover ricorrere subitaneamente al mercato.
La seconda motivazione per cui finora nessuno ha preso il Mes è più politica ed è correlata al cosiddetto “effetto stigma”, cioè il rischio che il paese che accede possa essere considerato dai mercati come il classico debitore “alla canna del gas”.
Questo effetto psicologico finora ha frenato i governi europei, quasi come se ognuno aspetti l’altro prima di avanzare la richiesta, in una specie di gara all’inverso dove nessuno vuole arrivare primo.
Di sicuro il premier Conte ne parlerà  con gli omologhi di Spagna e Portogallo nel mini-tour europeo che intraprenderà  la settimana prossima. E chissà  che i tre non concordino una linea d’azione comune.
In ogni caso, tanti economisti italiani si sentono di assicurare sul punto sia Conte che gli altri. “Si può osservare che con il ricorso al Mes poco o nulla cambierebbe nella percezione dell’Italia da parte degli investitori: anzi, lo stigma potrebbe addirittura ridursi se l’accesso al Mes venisse interpretato come il fatto che il governo italiano effettua le sue scelte in modo pragmatico e in non in base a pregiudiziali ideologiche”.
Lo scrivono i firmatari di un appello che vuole togliere dal campo i falsi pregiudizi che circolano sulla questione: da Cipolletta a Bini Smaghi, da De Vincenti a Bassanini, Messori, Macchiati, Padoan e tanti altri.
Forse ora il fronte sovranista avrà  qualche domanda in meno e qualche risposta in più su cui ragionare.

(da “Huffingtonpost”)

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PRIMO DI NICOLA, IL SENATORE M5S CHE VUOLE IL MES

Giugno 30th, 2020 Riccardo Fucile

E’ IL PRIMO A ROMPERE PUBBLICAMENTE IL FRONTE

Oggi Matteo Pucciarelli su Repubblica intervista Primo Di Nicola, ex giornalista e senatore del MoVimento 5 Stelle che, unico per ora nel suo partito, apre pubblicamente al MES seguendo la linea del Partito Democratico che con una lettera di Nicola Zingaretti al Sole 24 Ore ha detto sì allo strumento:
«Questo strumento non è più quello che ha portato allo strangolamento   della Grecia. Oggi l’unica condizionalità  è legata all’utilizzo in ambito sanitario per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Certo, c’è da aspettare che le regole del Mes vengano definitivamente scritte, ma Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di quei 36 miliardi. Mi chiedo: se ne abbiamo bisogno e dovesse rivelarsi conveniente, perchè no?».
Condivide i 10 punti per il sì messi in fila dal segretario dem Nicola Zingaretti?
«Mi paiono proposte di buon senso, limitate alla sanità , che ha però bisogno di essere riformata togliendo alle Regioni le troppe competenze accordate negli ultimi decenni e che spesso si sono trasformate in sprechi e scandali».
Non ha perplessità  quindi.
«Aspetti, i dubbi ci sono e riguardano i problemi che potrebbero crearsi se un paese non dovesse essere in grado di restituire il prestito. Quindi penso sia necessario chiarire che in ogni caso la sovranità  nazionale non si tocca, lasciando ai paesi che dovessero trovarsi in difficoltà  la libertà  di individuare le ricette economiche più adatte a fronteggiare le eventuali crisi».
Secondo lei le resistenze interne nel Movimento sono infrangibili?
«Chissà , certo è che dalle posizioni preconcette, ideologiche, occorre passare a una linea ragionata, spiegando all’intero M5S che se si ricorresse al Mes risparmieremmo svariati miliardi di tassi di interesse che potremmo impiegare per le tante altre nostre emergenze».
Se il Mes non si chiamasse Mes sarebbe tutto più semplice forse…
«Probabilmente sì».

(da “NextQuotidiano”)

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