Destra di Popolo.net

BATOSTA PER TRUMP: IL SENATO AFFONDA ANCHE MINI REVOCA OBAMACARE

Luglio 28th, 2017 Riccardo Fucile

DECISIVO MC CAIN, REPUBBLICANI BATTUTI 51-49

Dopo una maratona di ore e ore, il Senato americano ha affondato anche l’ultima versione della riforma sanitaria repubblicana per abolire l’Obamacare.
Ed è una catastrofe per Donald Trump. 49-51, decisivo il senatore John McCain, qualche giorno fa per riaprire il dibattito della legge al Senato, oggi per condannare il presidente americano a una delle disfatte più grandi dalla sua elezione.
Due giorni fa Trump aveva lodato il veterano dell’Arizona (“Sei un eroe”). Adesso, pochi minuti dopo la batosta, è lapidario: “Tre repubblicani e 48 democratici hanno deluso l’America!”, ma poi rilancia, ancora una volta: “Facciamo fallire l’Obamacare e poi trattiamo”.
La versione della riforma bruciata nella notte americana era molto meno drastica rispetto alle precedenti, non a caso si chiamava ‘skinny’, stretta, attillata: meno vincoli per lavoratori e aziende, più flessibilità  per i singoli Stati, e anche 16 milioni di americani cui sarebbe stata privata la copertura sanitaria e un aumento del 20% del costo delle assicurazioni, secondo la commissione bilancio.
Ma anche questa versione annacquata non è servita a niente. E i repubblicani sono rimasti con un pugno di mosche in mano.
Perchè è stato un azzardo.
Sin dall’inizio, quando Trump e il capogruppo dei repubblicani McConnell hanno fatto riaprire il dibattito al Senato con un voto al fotofinish grazie a McCain e alla stampella esterna del vicepresidente Pence.
Ma il rischio di fallimento era altissimo, perchè, nel caos totale, è stato affidato tutto all’improvvisazione, i repubblicani non erano d’accordo su nulla. Mercoledì i dissidenti del partito di Trump hanno bocciato, insieme a tutti i democratici, la prima versione brutale che avrebbe abolito la riforma di Obama senza un rimpiazzo.
Giovedì quella intermedia, per alcuni ancora troppo drastica. Adesso anche quella skinny, nonostante i tweet continui Trump che esortavano i suoi all’unità .
Era l’ultimo disperato tentativo del presidente e McConnell. Dopo l’ultima sconfitta lo smacco è tremendo e aprirà  la resa dei conti nel partito, con probabili conseguenze anche sul futuro dell’amministrazione.
Adesso cosa succederà ? McCain, prima di dare l’estrema unzione alla riforma, si è messo a parlare coi senatori democratici. Ci potrebbero essere convergenze trasversali nella prossima commissione bilaterale.
Altro scenario complicato e pieno di incertezze. L’unica certezza ora è che è stata una giornata terribile per Trump: la riforma sanitaria si è sgretolata, il Congresso lo ha praticamente commissariato sulle sanzioni alla Russia, l’inchiesta Russiagate sempre più minacciosa.
Anche se non lo ammetterà  mai, Trump è per la prima volta in grossa difficoltà .

(da “La Repubblica”)

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MACRON ANNUNCIA L’ACCORDO TRA SERRAJ E HAFTAR E SI DIMOSTRA UNO STATISTA

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL RUOLO DELL’ITALIA RIDIMENSIONATO, SAPPIAMO SOLO FARE STILARE CODICI RIDICOLI PER OSTACOLARE LE ONG CHE SALVANO VITE UMANE

E’ con l’elogio del premier libico Fayez al Serraj e dell’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, che il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto la conferenza congiunta dopo il vertice di Celle-Saint-Cloud alle porte di Parigi, che si è concluso alle 18.20 di oggi pomeriggio: “Il coraggio da voi dimostrato oggi, essendo presenti qui e concordando questa dichiarazione congiunta è un elemento storico, perchè vi assumete il rischio di lavorare insieme per un processo di riconciliazione nazionale e per la costruzione di una pace durevole”.
Un processo di riconciliazione che porterà  a elezioni nella primavera 2018 e che deve avere come obiettivo a breve “eliminare traffici d’armi che alimentano il terrorismo, ed il traffico di esseri umani che alimentano le vie migratorie”.
Dopo aver ringraziato il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, per il raggiungimento di questo risultato diplomatico, il presidente francese ha quindi ricordato che Serraj e Haftar si sono “impegnati a rinunciare alla lotta armata, tranne che contro i gruppi terroristici, e ad un processo di cessate il fuoco essenziale per qualsiasi progresso, con l’accordo poi per andare a un processo elettorale in primavera, naturalmente nel contesto dell’accordo (Onu) di Skyrat. Essenziale è il lavoro di riconciliazione politica inclusiva che dia spazio a tutti i gruppi politici che vorranno modificare l’intesa di Skyrat. Tramite questo cammino la pace e la riconciliazione nazionale potranno essere raggiunti. La posta in gioca è grandissima, sia per il popolo libico che per tutta la regione perchè se fallisce la Libia fallisce tutta la regione soprattutto i Paesi vicini”.
Nella dichiarazione congiunta letta al termine dell’incontro, i due leader libici si sono dunque impegnati per un cessate il fuoco e per elezioni parlamentari e presidenziali da tenere in primavera. “Ci impegniamo per un cessate il fuoco e a evitare ogni ricorso alla forza armata per qualsiasi motivo che non sia di antiterrorismo”, recita la dichiarazione, in cui si sollecita la smobilitazione dei combattenti delle milizie ancora attive nel Paese e la creazione di un esercito regolare.
L’accordo siglato oggi è un grande successo per il nuovo presidente francese Macron.
Inutile dire che l’Italia ne esce ridimensionata.

(da agenzie)

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OBAMACARE, ALTRO SCHIAFFONE A TRUMP: SENATORI REPUBBLICANI FANNO SALTARE LA RIFORMA

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

SOLO IL 24% DEGLI AMERICANI E’ D’ACCORDO CON TRUMP

Nuova pesante sconfitta di Donald Trump sulla Sanità : altri due senatori repubblicani hanno dichiarato la loro opposizione al nuovo testo, affondando definitivamente la riforma.
Il senatore Mike Lee dello Utah e il senatore Jerry Moran del Kansas hanno dato il colpo di grazia al progetto di riforma, annunciando che avrebbero votato contro l’ennesima versione sviluppata dai leader della maggioranza, che hanno cercato invano di conciliare le sue fazioni conservatrici e moderate.
In tutto, quattro dei 52 senatori repubblicani hanno dichiarato la loro opposizione, mentre occorrono almeno 50 voti per approvare la riforma.
Donald Trump, in un tweet, ha chiesto ai parlamentari di adottare una soluzione radicale di cambiamento: abrogare totalmente l’Obamacare, la legge di Obama sulla copertura sanitaria, rinviando lo sviluppo di un ipotetico testo sostitutivo.
“I repubblicani dovrebbe abrogare Obamacare adesso e ripartire da zero per sviluppare un nuovo piano sulla sanità . I democratici si uniranno a loro!”, ha scritto Trump su Twitter.
I democratici hanno chiesto ieri notte ai loro avversari politici di rinunciare per sempre al loro progetto di riforma sanitaria.
“Invece di ripetere lo stesso processo di parte, i repubblicani devono ripartire da zero e trovare un accordo con i democratici”, ha detto Chuck Schumer, uno dei principali senatori democratici.
Intanto, secondo un sondaggio pubblicato dal Washington Post, la metà  degli americani continua a preferire l’Obamacare al progetto repubblicano, che riscuote solo il 24% delle preferenze delle persone interpellate.

(da “Huffingtonpost”)

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SERVIZI SEGRETI CURDI: “AL BAGHDADI E’ VIVO ED E’ A RAQQA, CI SONO LE PROVE”

Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile

LA NOTIZIA DIFFUSA DA LAHUR TALABANY, DIRETTORE DELLA INTELLIGENCE CURDA

“Abu Bakr Al Baghdadi è vivo, abbiamo le informazioni che lo provano”. I servizi curdi aggiungono un nuovo tassello alla ridda di ipotesi scatenatasi attorno alle sorti del leader dello Stato islamico.
Secondo Lahur Talabany, direttore dell’agenzia Zanyari, servizio di intelligence nella regione del Kurdistan, il sedicente Califfo non sarebbe quindi morto in un bombardamento russo lo scorso 28 maggio vicino a Raqqa, come affermato dal ministero della Difesa di Mosca il 16 giugno, ma si trova nella città  assediata dalle forze curde.
Gli Stati Uniti avevano già  spiegato di non aver le prove dell’uccisione del leader dello Stato islamico: “Il nostro approccio è considerarlo vivo sino a prova contraria e ora non posso provare che non lo sia”, aveva detto il segretario alla Difesa americano, James Mattis.
“Non dimentichiamo che le sue radici risalgono al periodo di Al Qaeda in Iraq. Ha anni di esperienza in clandestinità , sa come nascondersi dai servizi segreti, sa cosa sta facendo”, spiega ancora a Reuters Talabany, secondo il quale “il territorio controllato, ancora oggi, dall’Isis è un territorio molto difficile. Non è ancora la fine per lo Stato Islamico, anche se hanno perso quasi tutta Mosul e sono vicini a perdere anche Raqqa”.
L’11 luglio, all’indomani della caduta di Mosul, erano arrivate nuove voci sulla morte di Al Baghdadi dalla tv irachena al-Sumaria (che citava fonti interne all’Isis).
Oggi sono emerse invece due testimonianze in senso opposto: anche il capo dell’intelligence irachena, Abu Ali al Basri, ha detto di ritenere che il leader dell’Isis sia vivo e si trovi in Siria. E pure i servizi di sicurezza russi sono tornati sui loro passi, sostenendo di non avere “informazioni precise”.
“I nostri servizi stanno verificando” se Al Baghdadi sia ancora vivo, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov. Che ha aggiunto: “Arrivano informazioni contraddittorie. I nostri servizi le stanno verificando”.
L’ultima prova di vita del terrorista risale a novembre, quando l’Isis pubblicò un suo presunto messaggio audio. Ma l’autenticità  dell’audio non fu confermata.
Inoltre a novembre scorso il governatore della provincia irachena di Ninive, Nofal Hamadi al Sultan, aveva riferito che Al Baghdadi era fuggito da Mosul, ma non ne aveva precisato la destinazione.

(da agenzie)

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CHI E’ IL NUOVO AMBASCIATORE USA IN ITALIA: IL SOLITO FINANZIERE AMICO PERSONALE DI TRUMP

Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile

EISENBERG E’ UN EX GOLDMAN SACHS, CONSERVATORE MODERATO E   CAMPIONE NELLA RACCOLTA DI FONDI

Finanziere, investitore e filantropo. Repubblicano moderato, è stato anche tesoriere del partito. È amico personale di Donald Trump.
Lewis M. Eisenberg sarà  il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Lo ha comunicato nella notte italiana la Casa Bianca, indicando la scelta del presidente che stando all’iter istituzionale deve essere confermata dal Senato.
Il nome di Eisenberg circolava da tempo. È noto per il ruolo di spicco che ha avuto nella elezione di Donald Trump, con efficacissime raccolte fondi durante la campagna elettorale, che da noto moderato gli hanno conferito una certa autorità  nell’avvicinare l’establishment moderato al tycoon, contribuendo così in maniera incisiva nella sua elezione alla presidenza.
Eisenberg è nato nel 1942 in Illinois da famiglia ebraica.
La sua città  adottiva è però New York, dove si trasferì nella prima metà  degli anni ’60 per frequentare la Cornell University.
Laureatosi nel 1966 cominciò immediatamente la sua carriera a Wall Street, assunto da Goldman Sachs lo stesso anno, vi rimase fino al 1989: fu nominato prima partner nel 1978, poi guidò la divisione equity.
Nel 1990 fondò la Granite Capital International, ma negli anni successivi ricoprì diverse cariche nel settore pubblico, tra cui quella di presidente della Port Athority di New York e New Jersey, anche durante gli attacchi dell’11 settembre.
L’anno successivo fu nominato direttore della Lower Manhattan Development Corporation che gestì la ricostruzione del World Trade Center.
Nell’ambito della sua attività  politica significativa è la fondazione del Republican Leadership Council, un gruppo politico che si definisce fiscalmente conservatore e socialmente inclusivo, a conferma del suo posizionamento da moderato all’intermo del Grand Old Party.

(da “Huffingtonpost”)

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GLI ZOMBIE INVADONO LA AMBURGO DEL G20: “NON SOLO I POTENTI, ANCHE L’INDIVIDUO CONTA”

Luglio 6th, 2017 Riccardo Fucile

UNA PERFORMANCE ART HA INCURIOSITO I PASSANTI E LANCIATO UN MESSAGGIO FORTE

Erano quasi in 1000 a muoversi per le strade di Amburgo, trasformando la città  che ospita il G20 in un set degno dei migliori film sugli zombie.
È stata questa, infatti, la protesta ideata da un migliaio di attivisti e artisti del gruppo 1000 Gestalten, che poche ore prima dell’inizio del meeting tra i venti grandi della Terra ha messo in scena un’opera di performance art con un obiettivo preciso: sensibilizzare al tema dell’impotenza dell’individuo nella società  odierna.
Gli attivisti hanno dipinto facce e vestiti di grigio e hanno avanzato – lentamente ma inesorabilmente – verso Burchard platz, in un’azione dimostrativa che è durata all’incirca 2 ore e ha anticipato l’apertura dei lavori delle autorità  politiche.
Una volta raggiunta la piazza, gli zombie hanno pian piano riscoperto la loro umanità : ogni dimostrante, infatti, ha aiutato gli altri a svestire gli abiti ingrigiti e ha dare spazio al colore della vitalità , in un tripudio di urla e gioia finali.
I manifestanti sono riusciti a suscitare la curiosità  della gente: in molti hanno attivato il cellulare per scattare foto alla “marcia degli zombie”, mentre altri hanno fermato alcuni di loro chiedendo delucidazioni sul significato della protesta: far capire che ogni individuo ha un’importanza fondamentale, nonostante la spersonalizzazione sia sempre più accentuata nella nostra società .
Per il secondo giorno di meeting è attesa un’altra manifestazione altrettanto spettacolare, autorizzata dalle forze dell’ordine e convocata dalla sinistra radicale sotto lo slogan “Benvenuti all’inferno” (l’inferno del “capitalismo e le relazioni patriarcali”).
Gli organizzatori – una serie di collettivi e simpatizzanti del Rote Flora, casa occupata di Amburgo – contano sulla partecipazione di circa 10mila persone.
Ma sono giorni che la città  a nord della Germania ospita proteste spesso violente, quasi tutte sotto l’egida del gruppo internazionale di attivisti Block-G20.
In più di un’occasione, infatti, le manifestazioni sono finite in scontri con la polizia, utilizzo di idratanti urticanti e sgomberi forzati dei campeggi allestiti nei parchi di Amburgo.
Tutti i grandi del mondo, del resto, parteciperanno al summit e l’incontro più atteso, probabilmente, è quello tra Trump e Putin, un faccia a faccia che, dopo le settimane di fuoco del Russia Gate, ancora non c’era stato.
Di sicuro sarà  quindi un G20 di quelli che scotta.

(da agenzie”)

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LA CANDIDATA DEL FRONT NATIONAL A PROCESSO PER AVER AIUTATO UN PROFUGO

Giugno 27th, 2017 Riccardo Fucile

BEATRICE HURET E’ ACCUSATA DI   AVER AIUTATO UN PROFUGO IRANIANO A PASSARE DA CALAIS ALLA GRAN BRETAGNA

Beatrice Huret, candidata del Front National, è da oggi alla sbarra a Boulogne-Sur-Mer, nel nord della Francia, per aver aiutato un migrante iraniano a passare da Calais in Gran Bretagna.
L’accusa è “aiuto in banda organizzata al soggiorno e alla circolazione di un clandestino”.
Mokhtar, 35 anni, era uno dei clandestini della “giungla” di Calais la cui immagine aveva fatto il giro del mondo dopo che, insieme agli altri, si era cucito la bocca con ago e filo per protesta, nel marzo 2016.
Proprio in quell’occasione, la ex militante di estrema destra, rimase colpita dall’uomo e decise di aiutarlo a sopravvivere. Lo ospitò, diede da mangiare e da dormire a lui e ad altri suoi compagni, quindi lo aiutò a trovare un gommone e a partire per la disperata impresa di attraversare la Manica.
Un’impresa riuscita a Mokhtar e agli altri ma che ora costa il processo alla donna.
La Provence, che racconta l’intera storia: la Huret, vedova di un guardiafrontiera, era venuta a contatto con la giungla di Calais nel 2015, riportando un ragazzino nel campo dove viveva.
Nella baraccopoli erano stanziati tra i 6mila e gli 8mila migranti prima dello sgombero del novembre scorso.
Lì la donna ha conosciuto Mokhtar che poi ha ospitato in casa sua dove viveva insieme alla madre e al figlio di 19 anni. I due si sarebbero innamorati.
Mokhtar ha provato a passare la frontiera in camion prima che la donna acquistasse un’imbarcazione sul web per farlo arrivare in Gran Bretagna.
Ora risiede a Sheffield, dove ha ottenuto un permesso di lavoro. Lei dice di aver fatto tutto per amore. L’accusa è invece di aver fatto parte di una rete che ha organizzato questi viaggi per soldi.

(da “NextQuotidiano”)

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LE SPESE PAZZE DI TRUMP, PIU’ DEL DOPPIO DI OBAMA

Giugno 25th, 2017 Riccardo Fucile

IN 5 MESI 133.000 DOLLARI SOLO PER GLI ARREDI DELLA CASA BIANCA, BEN 21 MILIONI PER I VIAGGI

Nel corso della campagna elettorale aveva spesso attaccato la famiglia Obama per quello che definiva il loro stile di vita lussuoso alla Casa Bianca a spese dei poveri contribuenti, vacanze da vip e partite a golf comprese.
Ma ora si scopre che Donald Trump è probabilmente destinato a superare ampiamente il suo predecessore, sia per quel che riguarda gli acquisti di lusso sia per le ore passate sul green o nei suoi esclusivi resort.
Nei primi cinque mesi a 1600 Pennsylvania Avenue il tycoon avrebbe già  dilapidato la bellezza di 133 mila dollari solo per l’arredamento, per rifare il look alle stanze utilizzate da lui e dal suo staff.
Ben oltre il doppio di Barack Obama.
I dati sono riportati da alcuni media venuti in possesso di una parte dei rendiconti ufficiali della Casa Bianca: indicano come nei primi 150 giorni del suo mandato Trump avrebbe fatto sborsare nel dettaglio 133.053,95 dollari per scrivanie, tavolini, sedie, specchi, lumi, poltrone e quant’altro.
Insomma, il tycoon avrebbe trasferito il suo lussuoso e stravagante stile di vita anche nella residenza presidenziale.
Obama nello stesso periodo aveva speso poco più di 51 mila dollari, per rinnovare in particolare lo Studio Ovale e gli ambienti della Casa Bianca usati dal presidente per la rappresentanza.
Solo nel mese di maggio Trump avrebbe fatto spendere per arredi 35 mila dollari.
Tra gli acquisti spicca in particolare un grande tavolo ovale per le riunioni prodotto dal marchio di lusso Kittinger, pagato 13 mila dollari e sistemato nella sala del governo. Uno simile lo aveva comprato Richard Nixon, ma a sue spese.
Sul fronte del tempo libero, poi, nei primi mesi di mandato Trump avrebbe già  speso oltre 21 milioni di dollari, in gran parte riferiti agli spostamenti nel fine settimana nelle sue residenze di Mar-a-Lago, la Casa Bianca d’inverno in Florida, e di Bedminster, in New Jersey.
Oltre alle spese per gli spostamenti della first lady Melania, che fino a pochi giorni fa viveva ancora in cima alla Trump Tower sulla Fifth Avenue di Manhattan.
Gli Obama in otto anni per viaggi non legati al lavoro (vedi le vacanze estive sull’isola di Marthà s Vineyard o le settimane bianche ad Aspen) hanno speso 97 milioni di dollari.
E che dire del golf? Trump accusò Obama di passare troppo tempo sul green.
Le statistiche dicono però che Barack nei primi 100 giorni di presidenza giocò solo una volta. Il tycoon 19.

(da agenzie)

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I REPUBBLICANI VINCONO IN GEORGIA MA PERDONO MOLTI VOTI: PER TRUMP SCATTA L’ALLARME MIDTERM 2018

Giugno 21st, 2017 Riccardo Fucile

UN COLLEGIO DOVE VINCEVANO CON 23 PUNTI DI VANTAGGIO E’ DIVENTATO A RISCHIO… IL GRADIMENTO DI TRUMP NEL PAESE E’ PRECIPITATO AL 36%

Non è davvero stata quello che ci si aspettava: una noiosa battaglia politica locale per un posto alla Camera.
Le elezioni speciali in Georgia si sono trasformate in uno scontro politico nazionale, in un primo referendum sulla presidenza di Donald Trump.
Alla fine l’hanno spuntata i repubblicani. Karen Handel, una funzionaria locale ed ex segretario di stato in Georgia, ha battuto Jon Ossof, trentenne ex assistente parlamentare.
A scrutinio quasi terminato, Handel ha il 51,9 per cento dei voti, contro il 48,1 del suo avversario. Il risultato, i soldi spesi nella campagna, gli argomenti utilizzati sono comunque interessanti in vista delle elezioni di midterm 2018.
Il sesto distretto, che copre un’area ricca, borghese, conservatrice di Atlanta, non è mai stato un problema per i repubblicani.
Da quarant’anni sono i candidati del G.O.P. a conquistarlo con facilità . Questo è il seggio occupato da Newt Gingrich dal 1979 al 1999; e Tom Price, l’attuale segretario alla sanità , l’ha vinto con ben 23 punti di vantaggio nel 2016.
Proprio per sostituire Price, entrato nell’amministrazione Trump, era stata convocata l’elezione. E anche questa volta, come nel passato, ci si aspettava una vittoria facile del candidato conservatore.
Non è andata così. Al primo turno, il 18 aprile, Ossof ha conquistato il 48% dei consensi, sfiorando la maggioranza assoluta che avrebbe evitato il secondo turno.
Di Ossof sono piaciuti la passione, la concretezza della proposta, la capacità  di parlare a un elettorato conservatore senza perdere di vista i valori tradizionali del partito.
In campagna elettorale, il candidato democratico ha difeso il diritto all’aborto, promettendo però di non alzare le tasse per i più ricchi.
Il suo centrismo, più che alla sinistra democratica, è parso guardare alla tradizione politica sudista del senatore Sam Nunn.
Più incolore, invece, il campo repubblicano, diviso tra diversi candidati con Handel, al primo turno, capace di arrivare seconda racimolando soltanto il 20% dei voti.
E’ a questo punto che è scattato l’allarme (repubblicano) e la speranza (democratica).
I progressisti hanno visto la possibilità  di strappare un seggio storico, trasformando la vittoria in un giudizio su Trump; i repubblicani hanno temuto una sconfitta umiliante e le ripercussioni sulle elezioni di midterm.
Ad Atlanta sono scesi i big nazionali e soprattutto si sono riversati milioni di dollari (queste sono state le elezioni locali più costose della storia americana).
Ossof, che aveva raccolto otto milioni di dollari per il primo turno, ne ha spesi altri quindici per il secondo.
I sostenitori di Karen Handel hanno contribuito con altrettanta generosità ; dodici milioni di dollari sono stati spesi in attacchi televisivi contro Ossof.
Per aiutare la candidata in difficoltà  sono poi arrivati ad Atlanta il vice presidente Mike Pence e lo speaker della Camera Paul Ryan.
Alla fine la reazione repubblicana ha avuto l’effetto sperato. Handel ha recuperato e vinto. Hanno contato diversi fattori.
Sicuramente ha contato il tentato omicidio di Steve Scalise, il capogruppo repubblicano alla Camera, da parte di un simpatizzante democratico.
E ha giocato un ruolo importante anche il tipo di campagna lanciata contro Ossof, dipinto come un allievo di Nancy Pelosi e identificato con il radicalismo progressista di San Francisco e della West Coast, lontano dai valori e dalle abitudini di vita di questo spicchio di Sud. Meno capace di raccogliere consensi è stata la campagna di Ossof, che ha puntato molto sullo scarso acume politico e poca personalità  della sua avversaria.
Alla fine gli elettori non l’hanno ascoltato. Hanno preferito un conservatorismo tradizionale, sia pure non particolarmente affascinante, al giovane progressista.
A questo punto tutti devono fare i conti con il risultato. I democratici escono dalle elezioni del sesto distretto molto delusi.
Un voto per Ossof non era soltanto un modo per sconfessare le politiche di Trump su sanità , ambiente, immigrazione. Era anche l’occasione per valutare la realtà  delle proprie ambizioni nelle elezioni di midterm 2018; per sollecitare l’entusiasmo progressista e raccogliere finanziamenti; per costringere i repubblicani in una serie di collegi contesi a non presentarsi nel 2018.
La strategia subisce una battuta d’arresto. Le elezioni di midterm saranno difficili, combattute, incerte.
Buona parte dell’elettorato repubblicano può guardare con un certo scetticismo alcune mosse di Trump. Ma il cuore di questo elettorato, soprattutto nelle aree più conservatrici, continua ad appoggiare il presidente e non molla i suoi candidati.
Le elezioni di Atlanta rappresentano però un campanello d’allarme per gli stessi repubblicani.
La presidenza Trump ha eroso il loro consenso. Un collegio che fino al 2016 si vinceva facilmente, con 23 punti di vantaggio, oggi diventa competitivo.
La cosa non vale per la sola Atlanta. I candidati repubblicani hanno vinto, ma con difficoltà , in recenti elezioni in Kansas e in Montana. E nelle stesse ore in cui si votava in Georgia si votava anche per un’elezione speciale in South Carolina, dove gli afro-americani sono andati massicciamente alle urne e hanno messo in pericolo l’elezione del repubblicano Ralph Norman (in un collegio elettorale, se possibile, ancora più conservatore di quello di Atlanta).
Questo significa che le politiche di Trump hanno ulteriormente polarizzato l’elettorato e seminato confusione e dubbi nelle aree di certa (almeno un tempo) fede conservatrice.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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