Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CAMERA OSPITE DI FABIO FAZIO A “CHE TEMPO CHE FA”: “SUBITO IL DECRETO SVILUPPO, AUMENTARE L’ETA’ PENSIONABILE MA PER CREARE UN FONDO PER L’OCCUPAZIONE DEI GIOVANI, NON PER TAPPARE LE FALLE”…”LA CREDIBILITA’ DELL’ITALIA E’ PARI A ZERO”
«Berlusconi non vuole inserire la patrimoniale nel decreto sviluppo perchè colpisce senza
dubbio lui e non, come dice, il suo elettorato che è fatto di impiegati, piccoli commercianti, gente comune».
Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rispondendo alle domande di Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”.
Per far ripartire la nostra economia, per Fini, occorre innanzitutto attuare il decreto sviluppo che, sottolinea «resta ancora un’araba fenice. Il decreto deve contenere elementi indispensabili quali appunto una patrimoniale, l’alzamento dell’età¡ pensionabile, ma non il condono perchè ha due difetti: è una una tantum e quindi non è un intervento strutturale e poi premia i furbetti. Spero che non si faccia anche se non è escluso che invece venga attuato».
Parlando dell’età pensionabile ha detto: «Lavoriamo di più, portiamola a standard europei e poi quello che risparmiamo lo mettiamo unicamente nel futuro dei nostri ragazzi».
Se si dice, ha aggiunto, «a un padre o a una madre di lavorare un anno o due in più per fare un fondo per l’occupazione giovanile, allora è più facile che si facciano sacrifici».
Commentando l’attuale crisi economica, Fini ha sottolineato che «siamo in condizione di assoluto e drammatico pericolo».
Ha aggiunto che non crede «che l’Italia possa fallire, ma siamo vicini al baratro che significa recessione e siamo in una fase di stagnazione».
Fini ha spiegato che «di fatto c’è un direttorio franco-tedesco e bisogna chiedersi perchè il terzo grande paese come l’Italia sia fuori dalla porta ad aspettare che Sarkozy e Merkel si mettano d’accordo. La credibilità dell’Italia è sotto zero».
«Temo che andremo a votare con questa legge elettorale che ha un difetto di fondo: l’elettore non sceglie il parlamentare, ma solo lo schieramento e il leader. Con il risultato che molti parlamentari sono insensibili a ciò che accade nella realtà », ha detto Fini.
Proprio una nuova legge elettorale sarebbe una delle prime cose che dovrebbe fare un nuovo governo: «Non penso a un ribaltone – ha detto – il Pdl ha tutto diritto di far parte della maggioranza di un nuovo governo con un nuovo presidente del Consiglio per fare 2-3 cose, non di più e chiedere alle altre forze politiche di sostenerlo. E tra queste c’è una legge elettorale che ridà all’elettore la scelta del parlamentare”
Nicoletta Cottone
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ MINISTRO PER LE POLITICHE COMUNITARIE DA QUATTRO MESI, MA A BRUXELLES SI E’ VISTA SOLO UNA VOLTA PER TRE ORE… IN COMPENSO NON MANCA MAI ALLA CAMERA QUANDO DEVE VOTARE IL VOTO DI FIDUCIA
Bruxelles: ministro per le politiche comunitarie non pervenuto.
O meglio, non pervenuta.
Anna Maria Bernini, il neo ministro con la delega agli affari che riguardano la comunità europea, nominata lo scorso luglio dopo che il ministero era rimasto vacante per otto mesi, sarebbe un personaggio ancora totalmente sconosciuto dalle parti di Bruxelles.
A denunciarlo è l’europarlamentare del Partito democratico ed ex conduttore di punta del Tg1, David Sassoli.
“Dal 28 luglio, quando è stata nominata, questo ministro è venuto a Bruxelles un giorno, per tre ore. Invece — ha concluso l’europarlamentare — vedo che per l’ultimo voto di fiducia a Berlusconi non mancava”.
“Da quando ha assunto l’incarico — ha spiegato Sassoli a ilfattoquotidiano.it, a margine dell’evento — non si è nemmeno presentata, non ha mai incontrato gli europarlamentari italiani, nemmeno quelli del suo partito, il Pdl”.
L’unica occasione per il ministro Bernini di presentarsi nelle sedi europee di Bruxelles e Strasburgo sarebbe stato il 29 settembre scorso, in occasione del Consiglio Competitività , una delle nove formazioni del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea. Nient’altro.
La latitanza sarebbe ancor più grave in un periodo in cui a Bruxelles si stanno decidendo i destini del nostro Paese.
“Prima di lei siamo stati in Europa otto mesi senza ministro. Ma dove deve vivere il nostro ministro delle politiche comunitarie in un momento in cui il nostro Paese è in così grave difficoltà ?”
La nomina a ministro della Bernini in effetti arrivava dopo otto mesi dalle dimissioni di Andrea Ronchi. Ronchi, a novembre dello scorso anno aveva lasciato l’incarico dopo la scissione di Gianfranco Fini (ora l’ex ministro è già tornato all’ovile berlusconiano).
Fino a luglio, nonostante il ruolo chiave per i destini del Paese che riveste questo dipartimento (in passato guidato da Enrico Letta, Rocco Buttiglione, Emma Bonino), la poltrona di ministro era rimasta vuota.
Poi a luglio la nomina della avvocatessa e docente di diritto bolognese. “
Da quando è stata nominata — l’accusa di Sassoli- è stata una volta sola al consiglio ma mai al parlamento di Strasburgo o alla Commissione. Non la conosce nessuno”.
L’avvocato Anna Maria Bernini, classe 1965, è figlia d’arte.
Suo padre, Giorgio Bernini, è stato Ministro per il commercio estero nel primo governo Berlusconi del 1994.
La giovane avvocatessa bolognese ha percorso velocemente il cursus honorum all’interno del Pdl. Eletta alla Camera dei Deputati nel 2008, in quota Alleanza Nazionale, è entrata presto nelle attenzioni dei vertici del partito: giovane e preparata (è docente di diritto all’Università di Bologna), la difesa del premier sempre pronta, nel 2010 è la candidata del Pdl a sfidare alle regionali dell’Emilia Romagna il presidente Pd Vasco Errani.
La candidata berlusconiana non arriva neppure al 40 % dei consensi, ma si ritaglia uno spazio sempre maggiore all’interno dell’estabilishment.
Anche perchè, al momento dell’addio di Fini, lei decide di restare fedele al Cavaliere.
E presto viene ricompensata.
Tuttavia, dal momento della sua nomina a luglio il suo nome è rimasto molto all’oscuro. “In queste settimane si prepara il bilancio europeo. Oggi la crisi è che europea — lamenta David Sassoli — lì sono i tavoli e lì si deve fare lobby nazionale. L’Europa ormai non è più politica estera, è politica interna, e quello che succede lì si ripercuote sui nostri bilanci nazionali”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
QUANDO I GIORNALISTI PARLANO DI FIDUCIA AL PREMIER, LA MERKEL E SARKOZY SORRIDONO E LA SALA STAMPA ESPLODE IN UNA RISATA… IL CAPOCOMICO HA SPUTTANATO L’ITALIA NEL MONDO
Sarkozy freddo verso Berlusconi: “Fiducia in lui? Nelle istituzioni italiane”. 
E mette sullo stesso piano Roma e Atene.
Merkel: “Abbiamo fatto presente che serve senso di responsabilità sulle misure di debito e crescita”
Più che le parole di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono gli sguardi imbarazzati, i sorrisi non trattenuti, a rendere realmente ciò che pensano i leader Europei di Silvio Berlusconi. Pochi secondi di video della conferenza stampa conclusiva del vertice dei 27 Capi di Stato dell’Unione Europea a Bruxelles, valgono più di qualsiasi dichiarazione ufficiale.
Quando i giornalisti chiedono a Sarkozy e Merkel se sono stati rassicurati dal Presidente del Consiglio italiano, tra il presidente francese e la cancelliera ci sono stati sguardi e sorrisi imbarazzati.
Qualche secondo di silenzio, poi le parole. Anche queste di certo non diplomatiche.
”Io e la cancelliera Merkel abbiamo incontrato Berlusconi e Papandreou per ricordargli le responsabilità che hanno e le decisioni che devono prendere”, ha detto Sarkozy.
Mentre Merkel ha più diplomaticamente affermato: “Berlusconi è il nostro interlocutore”. Ma l’Italia ha tempo “fino a mercoledì” per trovare risposte concrete alla crisi, ha puntualizzato il presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy.
Sarkozy, insieme alla cancelliera Merkel, ha illustrato i lavori svolti e i risultati raggiunti. I due hanno sottolineato come la Spagna sia “uscita dalla prima linea”, mentre per la prima volta l’Italia è stata messa sullo stesso piano della Grecia.
“All’Italia abbiamo ricordato che è importante fare tutto il necessario per mostrare senso di responsabilità , prendendo provvedimenti sia sul fronte del debito che su quello della crescita”, ha detto Merkel sostenendo di essere fiduciosa al termine dell’incontro con il Cavaliere. Di altro avviso è apparso Sarkozy.
Alla domanda se si sente rassicurato da Berlusconi, il presidente francese ha volto lo sguardo ad Angela Merkel poi, dopo un profondo respiro, ha risposto ai giornalisti: “Siamo stati fino adesso nella stessa riunione. Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle istituzioni, sociali, politiche e economiche italiane. Abbiamo fiducia nell’insieme delle autorità italiane, nelle istituzioni politiche, economiche e finanziarie del paese”.
Insomma l’Italia è stata bocciata.
E addirittura messa sul medesimo piano della Grecia.
Eppure Berlusconi stamani si era detto più che sereno. “Ma che domande mi fate?”, aveva ribattuto quasi scandalizzato a chi gli chiedeva un pronostico sull’esame che l’Ue si accingeva a fare all’Italia e ai suoi conti pubblici, alle sue strategie per fronteggiare la crisi internazionale.
Il presidente del Consiglio, lasciando il Conrad per recarsi all’incontro con Van Rompuy e Barroso, conferma il suo ottimismo: “Ma certo — dice ai cronisti — io non sono mai stato bocciato in vita mia“.
Ormai lo boccia il 65% degli italiani.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI ALLA UE SENZA IDEE ANTI-CRISI SNOBBATO DAGLI ALTRI LEADER EUROPEI…SARKOZY INFURIATO PER LA PROMESSA NON MANTENUTA DELLE DIMISSIONI DI BINI SMAGHI
Lui proprio non voleva incontrarla, lei di sicuro non era felice di trovarselo di fronte. 
Alla fine, però, è successo. Silvio Berlusconi e Angela Merkel si sono incrociati dopo una cena del Partito popolare europeo, a Bruxelles, giusto un fugace contatto, non certo un vertice ufficiale che Berlino non voleva e Roma temeva.
Silvio Berlusconi non è mai stato tanto nei guai in Europa come oggi, stritolato in una violenta morsa franco-tedesca.
Ma, stando alle agenzie stampa Agi e Adn, ha sostenuto “di averla convinta”.
Di cosa? I guai del Cavaliere sono troppi.
La prima ragione di imbarazzo sono le famose intercettazioni telefoniche mai trascritte, ma rilanciate dalla stampa (anche tedesca) proprio sulla Merkel . E considerate da tutti se non vere almeno credibili.
Anche prima di averlo davanti, la Merkel ha fatto capire in quale considerazione tenga il premier.
Due giorni fa, per informarsi sulla situazione italiana, ha chiamato direttamente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e lo stesso ha fatto il premier lussemburghese Jean-Claude Junker, che da presidente dell’Eurogruppo è il vero regista della reazione alla crisi del debito.
Secondo quanto risulta al Fatto, la Merkel non ha commentato la (presunta) intercettazione. Ma come rivelato con grande enfasi dal Corriere della Sera di ieri, la cancelliera ha sottoposto a Napolitano tutte le perplessità che ci sono a Bruxelles e a Francoforte, sede della Bce, sul reale impegno dell’Italia nel risanamento contabile .
Quello che il governo considera già raggiunto, nonostante ci sia grande incertezza su almeno metà dei 60 miliardi di correzione previsti dalla manovra estiva.
Non bastasse questo ceffone diplomatico, ieri la Merkel ha mandato un messaggio ancora più esplicito.
Parlando davanti alle giovanili della sua Cdu, Angela Merkel ha detto che tutte le misure europee serviranno a poco per i Paesi in difficoltà “se non faranno niente con i loro bilanci, se continueranno ad avere indebitamenti pari al 120 per cento del Pil come l’Italia”.
Palazzo Chigi aveva provato nei giorni scorsi a rassicurare i partner europei su questo punto: il risanamento dei conti è un po’ ballerino, ma sono in arrivo portentose misure per la crescita che faranno schizzare il Pil, nel famoso decreto Sviluppo che dovrebbe dare all’Italia la “frustata” promessa da tre anni.
Invece il Cavaliere arriva al Consiglio europeo di oggi a mani completamente vuote: non è stato capace neppure di approvare il solito provvedimento a costo zero, dove le buone intenzioni non compensano mai l’assenza di denari.
Non ha neanche il condono (che ora si chiama “concordato fiscale”), mai andato oltre il dibattito sulla stampa.
Il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha cercato di riempire il vuoto di contenuti inventandosi un creativo piano “Eurosud”, che ha discusso ieri con il presidente della Commissione Ue Josè Barroso.
Niente di concreto, ovviamente — giusto una proposta di rivedere le procedure di utilizzo dei fondi europei nel Mezzogiorno — ma buono per riempire i titoli dei giornali ed evitare l’impressione di un immobilismo totale del governo dal lato della crescita.
Anche l’altro cardine del traballante direttorio europeo, la Francia, è pronto a presentare a Berlusconi il conto di promesse non mantenute.
L’irritazione di Nicolas Sarkozy è stata finora contenuta soltanto dalla distanza fisica e dalla gioia della paternità .
Ma adesso, a quattr’occhi, potrà finalmente chiedere al Cavaliere perchè diavolo Lorenzo Bini Smaghi non si sia ancora dimesso dal comitato direttivo della Banca centrale europea per lasciare spazio a un francese dopo la fine del mandato di Jean-Claude Trichet (sostituito alla presidenza Bce da Mario Draghi).
Berlusconi lo aveva promesso a Sarkozy già ad aprile, in cambio dell’appoggio francese al nome di Draghi.
Chi ha parlato con il banchiere italiano lo racconta amareggiato, deluso perchè Berlusconi non ha mantenuto la promessa (l’ennesima) di farlo diventare governatore della Banca d’Italia.
Alla fine ha prevalso Ignazio Visco e ora Bini Smaghi non ha più poltrone alternative a disposizione, se non quella di direttore generale del Tesoro dove pare Tremonti lo vedrebbe bene al posto di Vittorio Grilli, altro candidato deluso a Bankitalia.
Dopo essersi addirittura paragonato a Tommaso Moro, ghigliottinato per la troppa indipendenza dal sovrano, ora Bini Smaghi sembra intenzionato a calarsi fino in fondo nel ruolo di banchiere centrale che risponde solo a Francoforte, non certo a Roma.
Berlusconi si potrebbe anche rassegnare, ma non certo Sarkozy che nell’anno elettorale non può tollerare di vedere due italiani e nessun francese al vertice dell’unica istituzione europea che conta, la Bce.
E oggi il presidente francese insisterà per le dimissioni di Bini Smaghi.
Ma il guaio diplomatico, per Berlusconi, ormai è senza rimedio.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 19th, 2011 Riccardo Fucile
A CAUSA DI IRREGOLARITA’ NELLA GESTIONE DEI FONDI ASSEGNATI AL SETTORE LATTIERO-CASEARIO E PER L’ASSENZA DI VERIFICHE, LA UE CHIEDE I SOLDI INDIETRO…SE NON SI PAGA SAREMO DEFERITI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA E SI AGGIUNGERA’ PURE UNA MULTA MILIONARIA
Questa volta il conto è di quasi 78,5 milioni di euro.
Quasi 71 milioni da restituire al più presto a Bruxelles “come rettifica proposta per gli esercizi finanziari 2005-2007 per controlli tardivi nel settore dei prodotti lattiero-caseari”, a cui vanno ad aggiungersi 7,6 milioni di aiuti agricoli per spese effettuate in modo irregolare.
Un assegno non facile da staccare visto il periodo di vacche magre, è il caso di dirlo, per un Paese alle prese con tagli selvaggi e una quadratura di bilancio che proprio non arriva.
E il capitolo di spesa maggiore di quanto chiede la Ue (71 milioni) sono legati alla gestione delle cosiddette quote latte.
Si tratta di fondi della Politica agricola comune (Pac) dei quali sono responsabili gli Stati membri, sia della loro ridistribuzione sul territorio che del loro effettivo utilizzo, ad esempio verificando le domande che gli agricoltori compilano per ottenere i pagamenti diretti.
Succede che la Commissione, vista il numero dei beneficiari in Europa, fa 100 controlli a campione ogni anno.
Verifica anche che le eventuali “correzioni” apportate dagli Stati membri siano efficaci a garantire che i fondi europei siano stati spesi correttamente.
Sì perchè come ha confermato un recentissimo rapporto Ocse, una fetta rilevante degli aiuti Ue all’agricoltura finiscono a chi di aiuto non ha proprio bisogno, o peggio ancora a chi con l’agricoltura non centra davvero niente .
E di magagne quest’anno la Commissione ne ha trovate parecchie, e non solo in Italia. Sorpresa sorpresa la Svezia, ad esempio, dovrà restituire ben 76,6 milioni di euro per “carenze nel sistema di identificazione delle particelle agricole (Sipa), di informazione geografica (Sig), nei controlli amministrativi e nelle sanzioni relativi alle spese per gli aiuti per superficie”.
La Danimarca dovrà dare indietro 22,3 milioni per carenze nei sistemi Sipa e Sig, nei controlli in loco e nel calcolo delle sanzioni”.
E poi ancora Cipro 10 milioni, il Regno Unito 6 milioni e l’Olanda 2,2 milioni.
Nessuna pietà nemmeno per la Grecia, che dovrà restituire 10 milioni.
Bruxelles sta diventando piuttosto attenta alla spesa dei fondi comunitari, soprattutto perchè gli aiuti all’agricoltura costituiscono una bella fetta dell’intero bilancio europeo.
Nel periodo 2007-2013 la quota della spesa agricola costituisce addirittura il 34% dei 142 miliardi di euro spesi dall’Ue, a cui va aggiunto l’11% dedicato allo sviluppo rurale.
Ovviamente la Commissione europea non può essere ovunque, quindi questi finanziamenti vengono principalmente amministrati dagli Stati nazionale e dalle Regioni, che a loro volta lanciano dei bandi per aggiudicarli e dovrebbero essere responsabili dei controlli sul loro utilizzo.
Nel caso dell’Italia proprio i controlli, guarda caso, sono il principale problema.
Infatti i 71 milioni di euro da restituire si riferiscono proprio a controlli carenti e solo per l’anno 2005-2007, il che lascia intendere che ci potrebbero essere altre rate da pagare.
E in questo caso chi apre il portafogli?
Non potendo indagare tutti i beneficiari di questi finanziamenti, a pagare sarà Roma, quindi tanto per cambiare le casse pubbliche. E non è finita qui.
Come nel caso di altri fondi stanziati in modo irregolare, vedasi gli aiuti di stato per le calamità naturali del 2002-2003, l’Italia non è un fulmine a restituire l’illegittimo a Bruxelles.
E allora cosa succede? Solita trafila: Corte di Giustizia, sollecito di pagamento e multa aggiuntiva.
Tra l’altro proprio in questi mesi a Bruxelles è in corso la revisione della politica agricola comune.
La Commissione europea ha annunciato un paio di giorni fa una proposta che vedrebbe da un lato maggiori controlli e dall’altro un tetto ai finanziamenti massimi per ogni Stato.
Se approvata così come proposta, la nuova Pac comporterà per l’Italia un cospicuo taglio ai 5,5 miliardi di euro che ogni anno riceve da Bruxelles, tra aiuti diretti ai produttori e misure di sviluppo rurale.
Alessio Pisanò
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Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO DELLA CITY METTE IN PRIMA PAGINA UNA FOTO DEL PREMIER CON LA TESTA TRA LE MANI E RICORDA CHE QUELLO DI OGGI E’ L’ENNESIMO VOTO DI FIDUCIA….SPIEGEL: “IL PDL HA PERSO FIDUCIA NEL CAVALIERE”
Il Financial Times va giù pesante.
In prima pagina campeggia una foto di Silvio Berlusconi con la testa tra le mani, con accanto Giulio Tremonti dopo il suo intervento alla Camera.
Il titolo è: “Mal di testa: Berlusconi affronta l’ennesimo voto di fiducia”.
Nella didascalia il quotidiano della City ricorda che “quello di oggi è il 51esimo voto di fiducia per l’attuale governo da quanto (il Cavaliere) è tornato al potere nel 2008”. Poi c’è l’analisi impietosa del corrispondente a Roma Guy Dinmore: “L’ultimo episodio della saga disperata di Berlusconi si avvicina alla farsa”.
Dinmore ripercorre le vicende politiche delle ultime due settimane fino al voto di fiducia di oggi, reso necessario dal ‘no’ dell’aula di Montecitorio al primo articolo del rendiconto dello Stato.
Una fiducia che, anche se il presidente del Consiglio dovesse spuntarla per pochi voti, come molti prevedono, “probabilmente confermerebbe che la sua capacità di controllo durata 18 anni sulle disparate forze del centrodestra sta arrivando alla fine”.
“Il cosa o chi verrà dopo – si legge ancora sul Financial Times – è la domanda che circola di più a Roma e fa paura ai mercati”, che “hanno punito la conseguente paralisi nelle decisioni aumentando gli interessi sul debito a livelli insostenibili nel lungo termine senza un aiuto sostanziale dell’Ue”.
“Non ci sono alternative” ha detto ieri Berlusconi davanti all’aula semi-deserta (l’opposizione è uscita durante il discorso, ndr), ripetendo uno slogan comune ai tempi di Margaret Thatcher, ricorda il Ft. “Questo almeno è ciò che il miliardario magnate dei media vorrebbe che gli italiani credessero – conclude Dinmore – Gli analisti prevedono elezioni anticipate di un anno, nella primavera del 2012, e i sondaggi non sono favorevoli a Berlusconi”.
Spiegel on line sottolinea le difficoltà del Cavaliere: anche se oggi supererà il 51esimo voto di fiducia dal 2008, i suoi più stretti alleati si discostano da lui e la crisi economica è peggiorata a tal punto, che “il Paese di Berlusconi non si può più permettere di non fare niente”.
Nonostante tutto questo, osserva il settimanale tedesco, il premier si è mostrato come al solito: “Fuori dalla Camera dei deputati ha ghignato davanti alle telecamere, ha gridato ai giornalisti di avere ovviamente la maggioranza”.
E dentro, nel suo intervento, ha ribadito che “non c’è alternativa credibile al suo governo”.
Ma questa volta è diverso: “Anche se riuscisse a ricevere la maggioranza, in questi giorni in Italia sta succedendo qualcosa che finora era inimmaginabile: il partito di Berlusconi si allontana dal suo eroe. Il partito di Berlusconi ha perso la fiducia in Berlusconi”, scrive Spiegel che poi ricorda la sconfitta del governo sul rendiconto dello Stato e rimarca che anche alcuni ministri sono arrivati troppo tardi per votare.
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Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL NOSTRO GOVERNO ACCATTONE NON LO CONSIDERA NESSUNO, ANCHE OBAMA APPOGGIA L’ASSE FRANCO-TEDESCO… E LE BORSE VOLANO
Italia contraria al patto Merkel-Sarkozy per un governo unico dell’Europa. 
A protestare stavolta è il ministro degli Esteri, Franco Frattini: «Noi pensiamo che una situazione globale non si risolve con assi bilaterali».
Immediata le repliche: «La Francia e la Germania non hanno nessuna vocazione ad essere il Direttorio della Ue», spiegano fonti francesi.
E da Berlino: «Siamo le economie più grandi dell’Eurozona. Abbiamo una responsabilità particolare per il futuro dell’Europa e dell’euro».
Ne nasce un caso, l’ennesimo. T
anto più che anche il presidente Usa, Obama, chiama Sarkozy dando «pieno sostegno alla strategia» francotedesca per rispondere alla crisi.
Analoga telefonata c’è stata pure con il premier inglese Cameron: «Servono azioni decise».
Il tutto, mentre la Bce, con il numero due Constancio, lancia l’allarme-contagio: il fondo salva-Stati deve aiutare Italia e Spagna.
Ma le Borse festeggiano: il summit a due, considerato decisivo per risolvere la crisi del debito, galvanizza i mercati.
Ovunque, tranne ad Atene, domina il segno più. Francoforte guadagna il 3%, Parigi il 2,1%, Londra l’1,8% e Milano chiude con un rialzo del 3,66%.
Comunque, Frattini bolla il faccia a faccia Merkel-Sarkozy come una perdita di tempo: «Di tutto l’incontro non siamo riusciti a comprendere quale sia stato il succo, non c’era un’agenda dichiarata, non sappiamo neanche se c’era un’agenda sostanziale. Sarebbe molto meglio rilanciare il metodo comunitario, che fa sedere i 27 attorno al tavolo del Consiglio, senza perdere tutto questo tempo che rischia di fare fallire la Grecia».
Però il dialogo privilegiato tra Francia e Germania è servito a dare il sì politico alla ricapitalizzazione delle banche, alla riforma dei Trattati e ad affrontare la crisi greca: un pacchetto globale sarà pronto entro il mese, in tempo per il G20 di Cannes.
Di qui il rinvio – una sorpresa – del vertice Ue dei capi di governo al 23 ottobre.
Nel panorama euforico dei mercati spicca l’altalena del titolo Dexia, il colosso franco-belga appena salvato con un piano da 4 miliardi per l’acquisizione da parte di Bruxelles della filiale belga.
Un’altra offerta per la branca lussemburghese è arrivata dal Qatar. Sospeso, il titolo è affondato del 36%, per poi riprendersi.
Frattini: «E l’antipasto dell’effetto-domino» di un mancato salvataggio della Grecia.
Ad Atene, gli esperti di Fmi-Ue-Bce stanno chiudendo il negoziato sugli aiuti; a giorni il premier Papandreou incontrerà il leader Ue Van Rompuy mentre la stampa tedesca continua a scrivere che Merkel sarebbe per il default.
Frattini: «Senza aiuti, conseguenze devastanti per la Ue».
Contro l’asse franco-tedesco negli anni si sono espressi: Buttiglione, Casini, Tremonti, Marzano. Nel 2005, lo stesso Frattini si era detto convinto che questo Direttorio fosse ormai «morto».
Il nuovo caso suscita polemiche anche all’interno. «L’esclusione dell’Italia è la conseguenza dell’assenza di governo».
Amaro il commento dell’economista Mario Monti: «L’Italia non è mai stata così estranea alle decisioni sull’Europa».
Elena Polidori
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2011 Riccardo Fucile
CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE, IL MODELLO DI UN’EUROPA AUTARCHICA… INSEGUENDO IL MITO DELLA CRESCITA, IL SISTEMA IMPLODERA’ SU SE STESSO
Mentre tutto il mondo piange lacrime, virtuali, per Steve Jobs, morto di cancro a 56 anni (sic transit gloria mundi), io preferisco ricordare l’onomastico di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, di cui qualche giorno fa, il 4 ottobre, ricorreva l’onomastico, snobbato da quasi tutti i media italiani.
Quei pochi che ne hanno parlato lo hanno legato all’Unità d’Italia, con cui il fraticello di Assisi non ha nulla a che fare perchè nato prima che questa sciagura si compisse, o ne hanno sottolineato la vocazione alla tolleranza e alla pace.
Che ci sono sicuramente in Francesco. Ma nella sua predicazione ci sono cose molto più attuali e non a caso sottaciute.
L’amore per la natura (frate Sole, sora Aqua).
Era un ambientalista con qualche secolo d’anticipo non potendo conoscere gli scempi dell’industrializzazione a cui nemmeno i suoi santi occhi avrebbero potuto reggere.
La predicazione della povertà . Qui Francesco è veramente scandaloso. Scandaloso e attualissimo.
Figlio di un mercante aveva capito o intuito, poichè era un genio oltre che un santo, dove ci avrebbe portato la logica del mercato. Modernamente, poichè noi non siamo santi, il termine povertà può essere tradotto con sobrietà , che è meno radicale.
Noi non abbiamo bisogno di ingurgitare, come cavie all’ingrasso, degradati da uomini a consumatori, ancora nuovi prodotti, nuove tecno, iPad, iPhone già arrivato, nel giro di un paio d’anni, alla quinta generazione, affascinanti quanto devastanti, o sciocchezze come le “linee di beauty per cani” (che vanno trattati da cani), gadget demenziali e insomma tutte le infinite inutilità da cui siamo circondati e soffocati.
Abbiamo bisogno, al contrario, di smagrire e di molto.
Abbiamo bisogno di una vita più semplice, più umana, senza essere ossessionati ogni giorno dai Ftse Mib, dall’indice Dax, dagli spread, dai downgrading.
C’è una possibilità realistica di arrivarci?
Sì,volendolo e con alcune necessarie mediazioni.
La parola chiave è autarchia, squalificata anche perchè di mussoliniana memoria. Ovviamente oggi nessun Paese, da solo, potrebbe essere autarchico.
Retrocederebbe a condizioni di sottosviluppo che non siamo più in grado di sopportare.
Ma l’Europa potrebbe essere autarchica. Ha popolazione, e quindi mercato, risorse, know how sufficienti per fare da sè.
Naturalmente l’autarchia ridurrebbe la ricchezza complessiva delle nazioni europee, ma “La Ricchezza delle Nazioni” non corrisponde affatto alla qualità della vita e nemmeno alla ricchezza dei singoli (negli Stati Uniti, il Paese più ricco e potente del mondo, ci sono 46 milioni di poveri, o per essere più precisi di miserabili che è un concetto diverso, quasi un quarto della popolazione).
Si tratterebbe semmai, in questa ipotesi, di distribuire in modo più equo la ricchezza che rimarrebbe.
Ma un’autarchia europea ci porterebbe perlomeno al riparo dagli effetti più devastanti di quella globalizzazione che secondo le leadership politiche, gli economisti, gli intellettuali avrebbe fornito straordinarie chance e che invece si sta rivelando un massacro per i popoli del Terzo e ora anche del Primo mondo, sacrificati sull’altare di uno dei tanti “idola” moderni: il lavoro.
Se continueremo a inseguire il mito della crescita, un giorno questo sistema, fattosi planetario, imploderà su se stesso, di colpo, e ci troveremo a vagare come fantasmi fra le rovine fumanti e i materiali accartocciati di un mondo che fu.
Massimo Fini blog
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Ottobre 9th, 2011 Riccardo Fucile
CARLO ALBERTO BRUSA, AVVOCATO ITALIANO DEI CALCIATORI ZIDANE E RIBERY, HA FATTO SUCCESSO IN FRANCIA … DOPO AVER CREDUTO IN FORZA ITALIA, ORA SBOTTA: “SE ENTRO GIOVEDI’ IL PREMIER NON FA UN PASSO INDIETRO NELL’INTERESSE DEL PAESE, MI INCATENO PER PROTESTA AL CONSOLATO ITALIANO A PARIGI
“O Berlusconi si dimette o giovedì alle 9 mi incateno davanti al Consolato generale d’Italia a
Parigi. E lì inizierò lo sciopero della fame”.
Carlo Alberto Brusa, avvocato italiano di successo immigrato in Francia, ha lanciato la provocazione dalle colonne del sito L’Italiano.
Ma non si tratta di una boutade perchè lo farà davvero, a fronte di un paese che il governo Berlusconi ha ridotto a un “teatrino ridicolo”.
Avvocato di Zinedine Zidane, Franck Ribery e di altri personaggi dello spettacolo e spesso ospite di programmi radio e tv francesi, Brusa ha lasciato l’Italia per trasferirsi a Parigi 25 anni fa e lì, dopo avere studiato e insegnato alla Sorbona, ha intrapreso la carriera di avvocato. Simpatizzante del centrodestra, si era candidato per Forza Italia alle politiche 2006 per la Circoscrizione degli Italiani all’estero.
Ma le sue speranze nell’attuale maggioranza per il rilancio del paese sono state affossate dalla mancanza di prospettive politiche ed economiche.
Quindi ha deciso con un gesto simbolico di manifestare il suo dissenso.
“Quest’estate sono tornato in Italia. Ho incontrato persone che lavorano otto ore al giorno e a cui i soldi non bastano perchè il costo della vita non è più sostenibile”, spiega dal suo studio di Parigi.
La responsabilità va alla decadenza della politica italiana, afflitta dall’eterno tira e molla tra Silvio Berlusconi, “un dittatore che non vuole lasciare il trono”, e una sinistra “che non spinge al cambiamento”.
Valuta inefficaci le misure economiche per combattere la crisi finora, incluso il condono “che è una forma di giustizia assurda” in un paese “governato da supertassazione ed evasione fiscale”.
In tutto questo, secondo Brusa, Palazzo Chigi e il Parlamento “non rappresentano più i bisogni degli italiani, ma sono soltanto l’espressione di un bisogno di potere individuale in una dittatura democratica”.
L’avvocato specifica però che la sua delusione e il gesto del 13 ottobre non sono strumentali a una prossima ricandidatura, visto che intende vivere la politica da semplice cittadino.
E ammette di avere creduto nel centrodestra: “Nel 2006 ritenevo fosse davvero proiettato nel futuro, che intendesse premiare il lavoro, la tenacia e la libera iniziativa degli individui”, aggiunge.
Una realtà che ha visto funzionare all’estero e che ha determinato la sua storia: “Sono un immigrato che è arrivato in Francia con la valigia di cartone e che si è fatto strada solo con i fatti e senza raccomandazioni. Ma in Italia i centri di potere funzionano sempre più per cooptazione e l’ho constatato anche quando mi sono candidato nel 2006 per Forza Italia“.
Da allora l’immagine del Belpaese non ha fatto che peggiorare: “Ormai siamo la cultura del bunga bunga, Sarkozy si vergogna a stringere la mano a Berlusconi. Non siamo più credibili sul piano internazionale, siamo diventati una barzelletta”.
In mancanza di un progetto di futuro per l’Italia e a fronte di un’opposizione immobile, Brusa ha deciso di reagire con un gesto simbolico, ispirato da Mohamed Bouazizi, il contadino immolandosi in Tunisia contro il governo di Ben Ali, ha dato il via alle proteste del Maghreb. Spiega che si incatenerà davanti al Consolato italiano giovedì mattina, poi tornerà nel suo studio legale perchè “devo fare lavorare 15 famiglie e non posso permettermi di stare tutto il giorno davanti al Consolato” e inizierà lo sciopero della fame.
“C’è bisogno di indignarsi e smettere di parlottare su Facebook per lamentarsi. Bisogna scendere in strada e liberarsi dalle catene”.
L’avvocato spera che il suo gesto contribuisca a smuovere una reazione in Italia. Ma una cosa è certa: non intende ricandidarsi.
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