Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile
IN INGHILTERRA UN DEPUTATO LABURISTA CHE, DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE, AVEVA ACCUSATO INGIUSTAMENTE IL SUO AVVERSARIO, E’ STATO CONDANNATO ALLA PERDITA DEL SEGGIO PER NON AVER DETTO LA VERITA’….NON SOLO: IL PARTITO LABURISTA L’HA ESPULSO DAL PARTITO
Certo che, se il principio che segue fosse rigidamente applicato nel nostro Paese, si avrebbe la certezza di non trovare più parlamentari e di ottenere nuovi numerosi carcerati per reati ben più gravi della diffamazione.
Phil Woolas, deputato laburista ed ex-ministro dell’Immigrazione in Inghilterra, è stato radiato dal suo seggio parlamentare e bandito dalla Camera dei Comuni per avere “mentito”, durante la campagna elettorale del maggio scorso, sulle attività politiche svolte dal proprio avversario.
Un ricorso al tribunale elettorale, cui aveva adito il candidato sconfitto e calunniato, ha fatto sì che fossero acclarati i fatti e fosse emessa sentenza di colpevolezza e di perdita del seggio per non avere detto la verità sull’operato del suo opponente.
Durante la campagna elettorale, Woolas aveva spesso asserito, con toni allarmistici, dell’esistenza d’un complotto orchestrato da immigrati musulmani per appoggiare il candidato avversario, il liberal-democratico Elwyn Watkins.
Questo avrebbe permesso, secondo Woolas, a “centinaia di migliaia di immigrati d’accedere in Gran Bretagna”.
Invece, lui, il laburista Woolas, si sarebbe impegnato a porre dei limiti all’immigrazione.
“Non vogliono farmi rieleggere per questa mia xenofobia”, asseriva nei suoi comizi e nei volantini propagandistici.
Il tribunale elettorale, interpellato, ha verificato che le tesi di Woolas erano false e lo ha privato della vittoria elettorale che lo conduceva in Parlamento.
Anche il Labour, il partito cui era iscritto il Woolas, ha dato ragione al tribunale elettorale, espellendolo immediatamente e dichiarando: “Non c’è posto tra i laburisti per chi vince elezioni dicendo menzogne”.
Che sarebbe successo in Italia lo lasciamo alla vostra immaginazione…
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Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
SOLO PER SPESE SUPERIORI A 143 EURO SI USA LA CARTA DI PLASTICA… DA NOI IL 20% DI TUTTE LE BANCONOTE CIRCOLANTI IN EUROPA…LA DIVISIONE TRA VIRTUALI, FERICISTI, RAGIONIERI E SPLENDIDI
Non ci limitiamo ad essere i maggiori utilizzatori di denaro contante in Europa. Un terzo
degli italiani preferisce ancora prelevare in modo tradizionale, presso lo sportello bancario, piuttosto che utilizzando un distributore automatico.
Il dato emerge da una ricerca Wincor Nixdorf, realizzata in collaborazione con Doxa.
Secondo l’indagine, il 60% degli italiani non uscirebbe mai di casa senza contante, contro un 39% che avverte la stessa necessità per il bancomat o la carta di credito.
Una condizione che porta l’Italia a raccogliere circa il 20% delle banconote circolanti in Europa.
Nelle tasche degli italiani ci sono sempre 65 euro per le piccole spese di ogni giorno: in media si ricorre al pagamento con la carta di plastica per spese superiori a 143 euro.
L’italiano tipo preleva contante più di due volte la settimana (2,13), i giovani oltre tre volte; il prelievo medio è di 135 euro.
Il contante in giro per l’Italia ammonta a oltre tre miliardi di euro.
Ma perchè gli italiani si sentono al sicuro con il contante in tasca, più che con bancomat o carta di credito?
La principale motivazione addotta è quella di gestire l’imprevisto o l’emergenza (48%) o poter far fronte all’acquisto non programmato o d’impulso.
La maggior parte tiene inoltre in casa un gruzzoletto medio di 270 euro (scomparsi comunque i soldi “nel materasso”).
E’ sicuramente una caratteristica tutta italiana quella di prelevare allo sportello: ricorre al cassiere il 43% della popolazione dei paesi più piccoli, c’è addirittura chi dichiara ancora di non ricorrere mai agli sportelli bancomat (in particolare alcuni abitanti del Sud e delle isole e dei piccoli centri con meno di 10.000 abitanti).
La ricerca suddivide gli italiani in quattro categorie, in base al loro rapporto con il denaro contante.
La più numerosa è quella dei “virtuali” (34%): si tratta del popolo della “strisciata”, che predilige bancomat e carte di credito e usa poco il contante. Si tratta di adulti che lavorano e che vivono soprattutto nei grandi centri, in prevalenza imprenditori, impiegati, quadri e dirigenti con un livello di istruzione alto.
Il 54% dei “virtuali” non uscirebbe mai senza carta di credito, contro il 39% del campione.
Seguono i “feticisti”, categoria che corrisponde al 32% degli italiani, secondo la ricerca: si tratta di persone che amano avere il contante in tasca, in prevalenza anziani, pensionati, casalinghe, disoccupati, più concentrati al Sud.
Ci sono poi i “ragionieri”, categoria che raggruppa i cosiddetti italiani medi, tra i 40 e i 60 anni, attenti al risparmio, ma piuttosto pratici sia nell’uso del contante che nell’uso delle carte di credito: utilizzano quello che occorre, al bisogno.
Ultima categoria, quella degli “splendidi” (11%): sono soprattutto giovani, usano di tutto perchè non hanno problemi economici, e quindi sono clienti frequenti sia degli Atm che dei Pos.
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Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile
“LE RIVELAZIONI DELLA MINORENNE MINACCIANO DI TRAVOLGERE BERLUSCONI”, “UOMO MALATO CHE FREQUENTA MINORI”, “SOLDI IN CAMBIO DI SESSO CON UNA TEEN AGER”….IL NUOVO SCANDALO SULLE PAGINE DEI GIORNALI E DEI SITI STRANIERI DIVENTA L’ENNESIMA OCCASIONE PER METTERE IN CATTIVA LUCE IL NOSTRO PAESE
“Come al cinema”, scrive Libèration. Del caso Ruby, delle rivelazioni della minorenne ai
magistrati sui festini a casa di Silvio Berlusconi, bunga-bunga incluso, si occupa anche la stampa estera fra quotidiani e siti di informazione. “Silvio Berlusconi e le donne, capitolo secondo”: in Francia, Rue 89 descrive il nuovo scandalo sessuale raccontato dalla ragazza, le serate a casa del premier e il rito sessuale “copiato” da Gheddafi.
Sul sito francese si ripercorrono le frequentazioni del premier a partire da Noemi Letizia, il divorzio da Veronica Lario e le accuse della moglie a Berlusconi, “uomo malato che frequenta minori”.
E poi Patrizia d’Addario, per arrivare alla novità del bunga bunga: “Fino a ieri era sconosciuto alla maggioranza degli italiani, oggi si scopre che nel giro ristretto del premier vuol dire sesso anale di gruppo”.
Il quotidiano Libèration si chiede se “Berlusconi e la piccola ladra” si trasformerà in un nuovo scandalo sessuale. Di certo, il resoconto è tra il farsesco e il grottesco. “In Italia la politica è come il cinema”, si conclude. Mentre il Courrier International titola: “La vita privata di Berlusconi di nuovo in prima pagina”.
Del nuovo “scandalo legato alla prostituzione che investe Berlusconi” scrive anche l’influente blog americano Huffington Post, ricostruendo la vicenda dai giornali italiani.
In Gran Bretagna, il Guardian dà conto dei “legami del presidente del Consiglio con la minorenne marocchina” e delle reazioni furiose di Silvio Berlusconi alla “spazzatura mediatica”.
“Soldi in cambio di sesso con una teenager”, riporta il Telegraph. 
La ragazza racconta di essere stata alcune volte ospite nella residenza di Berlusconi quando cercava di entrare nel mondo della moda, scrive il corrispondente da Roma Nick Squires, legando Ruby al caso D’Addario e agli altri festini del premier.
Sul sito del giornale britannico c’è anche una foto-gallery dedicata alle donne di Berlusconi.
Di Ruby e bunga-bunga si occupa anche l’Hindustan Times: per il quotidiano asiatico il presidente del Consiglio è minacciato da un altro scandalo sessuale. Si precisa che Berlusconi minimizza il caso, ma si ricorda il divorzio da Veronica Lario e le accuse della moglie sulle frequentazioni di minorenni. E si legge: “Berlusconi dice di non essere un santo, ma nega di aver mai pagato per prestazioni sessuali”.
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Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile
DOVREMO PAGARE 195.840 EURO AL GIORNO DI AMMENDA PER TRE DISCARICHE NEI PRESSI DI MILANO CONTENENTI RIFIUTI PERICOLOSI, DI CUI DUE NON BONIFICATI… NON ERA STATA APPLICATA UNA SENTENZA DEL 2004
La Commissione europea ha deciso di rinviare l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano.
Bruxelles intende quindi chiedere «il pagamento di sanzioni pecuniarie».
«Le suddette discariche – afferma l’esecutivo europeo – contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali».
La Commissione sottolinea dunque come «a distanza di sei anni dalla sentenza della Corte Ue una discarica è stata dismessa, ma le altre due non sono ancora state bonificate».
Su raccomandazione del commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, «la Commissione sta rinviando a giudizio l’Italia e chiederà il pagamento di sanzioni pecuniarie».
Le sanzioni pecuniarie chieste dalla commissione alla Corte contro l’Italia consistono in un’ammenda giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda.
Se i giudici condannassero l’Italia, accogliendo le ragioni della Commissione, la multa totale risulterebbe molto elevata.
«La maggior parte dei rifiuti nella seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata», afferma ancora la Commissione Ue, motivando la scelta di deferire l’Italia alla Corte. «Poichè risulta evidente che la sentenza della Corte non è stata applicata, la Commissione ha deciso di sottoporre di nuovo il caso alla Corte di giustizia europea», conclude la nota.
La decisione della Commissione si basa sulla direttiva 2006/12 che «costituisce uno strumento fondamentale di tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti negativi della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti».
La direttiva obbliga infatti gli Stati membri ad eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.
( da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO LA CLASSIFICA ANNUALE DI “REPORTER SENZA FRONTIERE” IN ITALIA SIAMO IN PRESENZA DI UNA VIOLAZIONE DELLA TUTELA DELLE FONTI DEI GIORNALISTI, DELLA CONCENTRAZIONE DELLE PROPRIETA’ DEI MEDIA, DEL DISPREZZO DEI POLITICI NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI, DI CONVOCAZIONI GIUDIZIARIE… AI PRIMI POSTI FINLANDIA, PAESI BASSI, NORVEGIA, SVEZIA E SVIZZERA
Esce la nona classifica dell’organizzazione che difende i diritti dei giornalisti: “L’Europa scende dal suo piedistallo, nessuna tregua nelle dittature”
Un altro anno da paese parzialmente libero.
Nella classifica annuale di “Reporters sans frontières”, l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso e in leggero vantaggio su El Salvador. Nelle motivazioni del rapporto, pubblicato oggi, si legge: “Non c’è stato alcun progresso in vari paesi dove Rsf ha evidenziato problemi. Tra questi, soprattutto, Francia e Italia, dove gli eventi dello scorso anno — le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprietà dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie — hanno confermato la loro incapacità di invertire questa tendenza”.
“È inquietante vedere come molti paesi membri dell’Unione Europea continuino a scendere nella classifica — ha dichiarato oggi Jean-Franà§ois Julliard, segretario generale di Rsf — Se non si marcia insieme, l’Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. Se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C’è bisogno urgente per i paesi europei di recuperare un comportamento esemplare”.
Al primo posto, a pari merito, si trovano Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Tutti hanno già avuto quest’onore da quando la classifica è stato creata nove anni fa, tranne che nel 2006 (Norvegia) e 2009 (Islanda).
Si tratta di sei nazioni in cui il rispetto per i giornalisti e in generale per il lavoro dei mass-media è considerato un valore intoccabile così come la necessità di proteggerli da abusi giudiziari.
Fino al 2009, nelle otto edizioni precedenti della classifica, le ultime tre posizioni della classifica erano sempre occupate da Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan.
Quest’anno, il “gruppo delle peggiori” si è allargato a dieci paesi, caratterizzati dalla persecuzione ai danni dei media e da una completa mancanza di notizie e informazioni: oltre ai 3 già citati, Laos, Rwanda, Yemen, Cina, Sudan, Syria, Birmania e Iran.
In paesi apertamente in guerra o dove sono presenti conflitti interni, come l’Afghanistan, Pakistan, Somalia e Messico, “una cultura di violenza e impunità — spiega il comunicato di Rsf che accompagna la classifica — rende la stampa il bersaglio preferito”.
I giornalisti vengono spesso sequestrati.
Basti pensare a Stèphane Taponier e Hervè Ghesquière, giornalisti della TV francese in ostaggio in Afghanistan da 300 giorni.
I paesi del cosiddetto “BRIC” — Brasile, Russia, India e Cina — hanno avuto una fase di sviluppo economico abbastanza simile, ma le differenze nel campo della libertà di stampa per il 2010 sono notevoli.
Grazie a positive modifiche legislative, il Brasile (58°) è salito di 12 postazioni rispetto all’anno scorso, mentre l’India (122°) è scesa di 171.
La Russia è classificata molto in basso, al 140° posto.
Il caso di Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 davanti all’androne della propria abitazione, che ha avuto grande risonanza in Europa, non è un caso isolato.
Il 19 gennaio dello scorso anno Anastasia Baburova, giornalista 25enne russa che scriveva nello stesso giornale della Politkovskaya, è stata uccisa nel pieno centro di Mosca con un colpo di pistola alla nuca.
Infine, la Cina, che come testimoniano le reazioni al premio Nobel assegnato a Liu Xiabo, condannato a 11 anni di carcere continua a censurare e incarcerare i dissidenti.
Unica nota positiva del panorama cinese, una blogosfera molto attiva e vivace che continua, con grande fatica, a “bucare” il muro della censura.
Ma forse, prima di giudicare gli altri, faremmo bene a guardare a casa nostra.
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Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile
LA CATENA DI APPROVIGIONAMENTO AMERICANA, IN MANO A PRIVATI, ALIMENTA ESTORSIONI E CORRUZIONE: ORMAI LE TANGENTI SUPERANO I PROVENTI DEL TRAFFICO DELLA DROGA… DOVREMMO FORMARE LA POLIZIA AFGHANA? SU 94.000 POLIZIOTTI, IL 90% E’ ANALFABETA, IL 20% E’ TOSSICODIPENDENTE E IL 30% SCOMPARE DOPO UN ANNO, QUALCUNO DOPO ESSERSI PURE VENDUTO DIVISE E PISTOLE AI TALEBANI
Mentre all’aeroporto militare di Ciampino sono arrivate le salme dei quattro alpini uccisi
due giorni fa in Afghanistan in un’imboscata talebana e mentre la politica nostrana si interroga se sia opportuno o meno dotare i nostri aerei di bombe, è singolare che nessuna forza politica, sia a destra che a sinistra, si ponga alcuni quesiti fondamentali, oggetto tra l’altro di una discussione che inizierà mercoledi al Parlamento europeo.
Nel rapporto “Nuova strategia Ue per l’Afghanistan”, frutto di sei mesi di viaggi, incontri, riunioni, emerge una verità spietata.
La principale causa della morte dei nostri soldati va ricercata infatti nelle pagine di questa relazione bipartisan, stilata senza distinzione politica: sono i boss della droga, i signori della guerra che vivono con le estorsioni alla catena logistica delle truppe Usa a determinare una situazione insostenibile per i nostri militari.
Mentre gli americani della Nato pagano tangenti ai talebani per immunizzarsi dagli attacchi, la “mafia dei convogli” attacca gli italiani che non pagano e che organizzano e scortano da soli i propri convogli.
Mentre in nove anni la comunità internazionale ha stanziato1,6 miliardi di dollari per attività antidroga, la produzione e il traffico di stupefacenti non ha subito flessione: 3,4 milioni di afghani, il 6,4% della popolazione risulta coinvolta in questo traffico.
Per non parlare del racket che vive sui rifornimenti Nato: affidata a privati, alimenta un mercato di corruzione ed estorsione che finisce per impossessarsi di una quota significativa dei 3 miliardi della logistica militare. Le tangenti che girano intorno a questi rifornimenti hanno ormai superato i proventi del traffico di droga.
L’Unione europea ritiene nella relazione che ormai “l’unica soluzione possibile è di natura politica”, la guerra non si è mai vinta e mai si vincerà .
Basti pensare alla presunta motivazione “dobbiamo rimanare per addestrare la polizia afghana”.
Ebbene fonti ufficiali Isaf hanno stabilito che su 94.000 poliziotti afghani il 90% è analfabeta, il 20% è tossicodipendente e il 30% scompare dopo un anno di arruolamento, spesso vendendosi divisa e pistole ai talebani che attaccano poi i nostri convogli.
Dopo sei settimane di presunto addestramento (senza libri, perchè sono analfabeti), gli si dà il tesserino, una divisa e una pistola.
E sarebbero queste le forze dell’ordine in grado di garantire la sicurezza?
Ecco perchè la politica italiana è colpevole, perchè fa finta di non conoscere queste situazioni, prona alla torre di comando a stelle e striscie.
Salvo poi inventarsi “coperture aeree”ridicole, neanche i talebani attaccassero dal cielo i nostri soldati.
Quando ti hanno fatto saltare un Lince per aria, sai che ce ne facciamo dei caccia.
Però nessuno osa dire perchè non attaccano quasi mai i convogli americani.
A questo punto meglio riportare a casa i nostri soldati, visto che la missione di pace è stata resa impossibile proprio dal comportamento degli statunitensi che hanno solo scaricato su altri le proprie responsabilità .
E non sta scritto da nessun parte che gli italiani debbano fare da carne da macello per gli altrui intrallazzi.
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Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile
DEI 5 PUNTI INDICATI DAL PREMIER, AGLI ITALIANI INTERESSA IL FISCO, SOLO ALL’ULTIMO POSTO IL FEDERALISMO…IL PDL SCENDE AL 29%, GIOVANI E MERIDIONALI LO ABBANDONANO… TRA CHI NON HA ANCORA DECISO SE E CHI VOTARE, BEN L’81% E’ DELUSO DAL GOVERNO E DAL PREMIER…IL 53% DEGLI ITALIANI NON CREDE PIU’ ALLE FUTURE PROMESSE.
L’ultima conferma, dalle colonne del “Corriere della Sera”, è arrivata
dall’Osservatorio di Renato Mannehimer: i consensi del governo sono scesi ormai al 30%.
I cinque punti che Berlusconi ha indicato come priorità (tasse, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza, federalismo) costituiscono un programma ampio, sulla cui realizzazione però molti nutrono dubbi.
Dei cinque punti, il fisco è quello più sentito dagli elettori, ultimo il federalismo.
È certo, tuttavia, che Berlusconi ha, in questo momento, necessità di imprimere nuova linfa all’azione dell’esecutivo.
Non solo in relazione agli equilibri politici interni, quanto per frenare il declino di consensi per l’operato del governo, in atto ormai da mesi e che ha portato a una forte contrazione del seguito per il Pdl, attestatosi in questi giorni attorno al 29%.
Se si domanda agli italiani «come valutate l’operato complessivo del governo fino a questo momento?», solo meno di un terzo (30%) risponde in modo positivo, mentre quasi tutti i restanti esprimono un giudizio critico.
È significativo il fatto che, su questo argomento e diversamente da quanto accade per tante altre questioni politiche, quasi tutti manifestano un’opinione e le risposte «non so» sono pochissime (2%).
I consensi per il governo sono in misura simile a quanto rilevato a inizio luglio (31%), ma sensibilmente inferiori a quanto emerso nei mesi precedenti: a marzo erano 39%, a giugno erano 33%.
Segno che la crisi crescente di fiducia verso l’esecutivo è ancora in atto. Naturalmente, essa non si presenta con la stessa intensità nelle varie categorie di cittadini.
Esprimono maggior disagio i giovani fino a 24 anni e i residenti nel Meridione (che vedono con più timore il federalismo). Nonchè, ovviamente, gli elettori del centrosinistra, tra i quali i giudizi critici superano l’84%.
Ma anche tra i votanti per i partiti di maggioranza c’è una considerevole area di insoddisfazione, che oltrepassa un quarto di questi ultimi.
E, ancora, si registra una pericolosa prevalenza (81%) di delusi dall’attività di governo nel settore cruciale degli indecisi sul partito (e, spesso, sullo schieramento) da votare alle prossime eventuali elezioni.
Tutto ciò comporta perplessità sulla effettiva capacità del governo di fare le riforme promesse.
Solo sei mesi fa la maggioranza degli italiani (58%) dichiarava di credere comunque all’attuazione di queste ultime.
Oggi, questa posizione è espressa dal 44%, mentre la gran parte degli intervistati (53%) si dice incredula sulla realizzazione.
Anche in questo caso, lo scetticismo è presente, in misura minoritaria (19%), nell’elettorato di centrodestra e, in maggioranza (67%), tra gli indecisi. Restano comunque diffuse le aspettative che qualcosa si realizzi.
Esse riguardano tutte e cinque le tematiche proposte da Berlusconi.
C’è tuttavia una graduatoria di priorità attribuita dagli italiani.
Essa vede primeggiare la questione fiscale e l’attesa della riduzione delle tasse, già oggetto più volte del programma elettorale del centrodestra e ribadita dal presidente del Consiglio anche nelle sue ultime dichiarazioni. Seguono la riforma della giustizia, il Mezzogiorno e la sicurezza, mentre il federalismo fiscale, pur reputato importante, si colloca in una posizione di minore urgenza percepita dalla popolazione, specie tra i residenti al Sud.
Insomma, gli italiani si mostrano fortemente scettici che qualcosa si riesca a fare.
Il fatto che Silvio, dalla dacia di Putin, dichiari che il calo di consensi del partito sia colpa del Pdl, non certo sua o del governo, dimostra come ormai abbia perso la bussola politica del nostro Paese.
Continuare ostinatamente con arroganza e presunzione, senza la minima autocritica, a perseguire solo leggi personali, non fa che allontanare sempre più questo governo dalle istanze degli italiani.
Che hanno bisogno di riforme sociali e solidali, non di egoismi e divisioni, di legalità non di impunità , di etica politica non di cattivi maestri, di rispetto e confronto, non di dossieraggi.
E di premier che non continuino ad andare allegramente a pesca con Putin mentre quattro giovani vite italiane sono stroncate in Afghanistan.
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Settembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
“SONO IL PIU’ FORTE, IL PIU’ FORTE RESTO IO” DICE A BRUXELLES DI FRONTE AI CAPI EUROPEI SBIGOTTITI…. “BISOGNA VIETARE LA PAROLA AI COMMISSARI E AI LORO PORTAVOCE” INSISTE, MA LA MERKEL LO ZITTISCE: “CI SONO DEI TERMINI CHE QUI NON SI POSSONO USARE”… POI TORNA IN ITALIA A GIOCARE COL PALLOTTOLIERE
E’ il 16 settembre, siamo a Bruxelles per la famosa colazione in cui il presidente francese Sarkozy si è scontrato con il numero uno della Commissione Ue Barroso sulla vicenda dei rom.
Il quotidiano francese “Le Monde” di quell’incontro ha fornito un resoconto dettagliato: “Al momento di attaccare le coquilles Saint-Jacques, Silvio Berlusconi non attende neppure che Barroso gli dia la parola e si mette ad esporre una serie di numeri sulla nuova ripartizione delle forze politiche in Italia. C’è chi non capisce. La funzionaria finlandese, al suo primo consiglio, prende nota freneticamente. “Sono il più forte, il più forte resto io” ripete Berlusconi tra lo sbigottimento degli altri primi ministri che non gli avevano certo chiesto di illustrargli i problemi interni del nostro governo.
Ma Silvio, non pago, chiede anche di “ridurre al silenzio” i commissari che lo attaccano: “bisogna vietare la parola ai commissari e ai loro portavoce” proclama.
La Merkel è irritata e lo zittisce: “Bisogna evitare di usare certi aggettivi, ci sono dei termini che qui non si possono usare”.
Diciamo la verità : le uscite internazionali del premier creano sempre più imbarazzo.
E solo qualche giorno prima a Mosca aveva evitato di leggere il testo preparato dai tecnici dello staff e a braccio era arrivato ad attaccare i “finiani disgregatori” nel consesso meno adatto, quello internazionale, con esponenti di primo piano russi piegati in due dalla risate e un visibile imbarazzo deu presenti.
Non lamentiamoci poi se veniamo esclusi da certi organismi internazionali, la credibilità del nostro governo è bassa, molto bassa.
A parte Gheddafi e Putin, nei cui confronti intercorrono anche interessi e affari personali, siamo isolati.
Fare il piacione puo servire al convegno delle casalighe di Voghera, forse, non certo a quei livelli.
Come fare battute e raccontare barzellette di dubbio gusto.
Il teatrino della politica italiana all’estero non è molto apprezzato e neanche i suoi capocomici.
Il consiglio di non mandare il premier in Europa da solo è nell’interesse di tutti: suo e del nostro Paese.
Non ci chiedono di farci rappresentare da un caratterista, altrimenti sarebbe meglio inviare un film di Alberto Sordi, dove il prototipo dell’italiano seduttore e presuntuoso verrebbe delineato anche meglio.
Vorremmo solo un politico che rappresentasse una destra che avesse anche altri argomenti che i rom o la percentuale di consensi del giorno prima.
Per fortuna (o sfortuna) poi il premier è tornato in Italia e ha ripreso a giocare col pallottoliere dei voti alla Camera: 296 + 3 diniani + 5 transfughi siciliani dell’ Udc + Nucera e Pionati + 5 di Noi Sud = 311.
Ne mancano sempre 5 per arrivare a 316 e poter sostenere che i finiani non servono.
La campagna acquisti non ha dato ancora l’esito sperato, eppure il premier ha messo a disposizione 1 posto da ministro (Fitto lascerebbe liberi gli Affari Regionali a uno dei siciliani ex Udc e si sposterebbe allo Sviluppo economico), 2 posti da viceministro, 2 posti da sottosegretario (Musumeci de La Destra ha cosi realizzato il suo volo da rivoluzionario), più altre nomine sparse.
Da un voto, un seggio siamo passati a un voto, una poltrona.
Che bella rivoluzione liberale.
Però Silvio lo vedremmo bene come consulente del nuovo governo svedese: il centrodestra, prendendo il 49,6% dei voti non ha avuto la maggioranza per due soli seggi.
Il candidato premier ha chiesto tempo per riflettere sul problema poitico che si pone.
Poveretto, da noi non sarebbe stato certo a perdere tempo a pensare: due deputati si possono comprare in mezza giornata e lui si sta ad arrovellarsi.
Altra politica, altro Paese, altra destra.
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