Ottobre 28th, 2018 Riccardo Fucile
IN CRESCITA ANCHE I VERDI… E ORBAN RESTA NEL PPE, MOLLANDO I SUOI COMPAGNI DI MERENDA
“Questa Unione europea ha solo sei mesi di vita”. “È iniziata la rivoluzione del buonsenso” che
porterà i sovranisti al potere a Bruxelles, quelle di maggio 2019 saranno “elezioni spartiacque”.
Questi sono solo alcuni dei proclami che i partiti euroscettici o sovranisti di tutta Europa, compresi Lega e Movimento 5 Stelle, hanno lanciato negli ultimi mesi, in vista della campagna elettorale per le europee.
Proclami che, se si guardano i dati, al momento non trovano fondamento.
Secondo i dati aggiornati al periodo tra il 10 settembre e il 25 ottobre, l’Istituto Cattaneo ha provato a fornire le prime indicazioni sulla composizione del prossimo Parlamento europeo: un’alleanza di gruppi politici tradizionali in funzione anti-sovranista (Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Liberali) oggi otterrebbe il 58% dei seggi e, quindi, la maggioranza assoluta.
Dire però che la battaglia europeista è già stata vinta è un azzardo che non tiene conto delle variabili e anche del trend rilevato dagli ultimi sondaggi.
Innanzitutto, una consistente e costante perdita di seggi da parte delle formazioni tradizionali, in particolar modo Ppe e S&D che passerebbero da un totale di 386 seggi, ben oltre la maggioranza di 353 dopo l’uscita della Gran Bretagna dal’Ue, a 319: -12% circa.
A rassicurare coloro che temono una vittoria del “Fronte della libertà ”, come è stato ribattezzato da Matteo Salvini, Steve Bannon e Marine Le Pen la probabile coalizione unita sovranista, c’è la crescita dei consensi dell’ala liberale che, nonostante Alde abbia mantenuto dei numeri simili a quelli registrati alle ultime elezioni, potrà contare sull’entrata, anche se depotenziata rispetto a un anno fa, dei macronisti di En Marche! che non hanno ancora fatto sapere se hanno intenzione di entrare in Alde o correre da soli.
A tranquillizzare gli europeisti e, soprattutto, il Ppe c’è anche la scelta di Viktor Orbà¡n di appoggiare il candidato popolare Manfred Weber come Spitzenkandidat: dopo i duri attacchi ricevuti dall’interno del proprio gruppo e il voto della maggioranza del Ppe in favore dell’applicazione dell’articolo 7 nei confronti dell’Ungheria, si era pensato a una possibile uscita di Fidesz dalla più importante famiglia politica europea.
Possibilità smentita solo a fine ottobre, quando il ministro e capo di Gabinetto, Antal Rogà¡n, ha annunciato l’appoggio a Weber per la corsa alla Commissione europea.
A questo costante e graduale declino dei partiti tradizionali, accentuato anche dal fatto, spiegano i ricercatori dell’Istituto, che alle elezioni europee l’elettorato tende a privilegiare i nuovi partiti e penalizzare quelli che siedono ai banchi dell’esecutivo, ci sono la crescita ancora in corso dei sovranisti e l’incognita legata ai nuovi partiti o ai cambi di casacca.
Stiamo parlando di 80 rappresentanti, secondo i calcoli dell’Istituto Cattaneo, che non hanno ancora una loro collocazione ufficiale.
L’Italia, il Paese che probabilmente regalerà più seggi alle formazioni euroscettiche, con 53 poltrone tra Lega (28) e M5s (23), ne è l’esempio più calzante: con l’uscita del Movimento dal gruppo Efdd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta) che probabilmente si scioglierà , non è ancora stato chiarito se i pentastellati formeranno un nuovo gruppo parlamentare o quali eventuali alleanze andranno a formare.
Una variabile che potrebbe spostare gli equilibri è quella delle preferenze che saranno raccolte dai Verdi, che in Germania crescono contestando l’austerity e puntando su un cambio dell’Europa da sinistra.
Secondo le stime del Cattaneo, il gruppo sarebbe in leggera flessione rispetto all’anno precedente, ma gli ottimi risultati fatti registrare alle ultime elezioni in Baviera li hanno resi una valida alternativa a chi non vuole dare la propria preferenza ai partiti e movimenti sovranisti ma, dall’altra parte, è stanco delle formazioni definite “tradizionali”.
L’avanzata dei “nuovi barbari”, come il Financial Times definì il neonato governo gialloverde, alla conquista dell’Europa sembra ancora lontana.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 28th, 2018 Riccardo Fucile
CDU 27,4%, SPD 19,6%, VERDI 19,5%, AFD 12%, LIBERALI 7,8%, SINISTRA 6%… I NEONAZISTI AFD SI FERMANO AL 12%, CRESCONO LIBERALI ED ESTREMA SINISTRA
Per la seconda volta in due settimane gli elettori tedeschi puniscono la Grande coalizione. Ma se fossero confermate le proiezioni, il terremoto per Angela Merkel potrebbe essere più contenuto del previsto.
Dopo la batosta per la Csu e la Spd in Baviera, è il turno dell’Assia, che ha mandato, stando ai primi exit poll, un segnale inequivocabile di scontento a Berlino.
Rispetto alle elezioni del 2013, la Cdu crolla dal 38 al 27 per cento, mentre la Spd scivola dal 30 al 19,9 per cento.
Balzo dei Verdi anche qui, dopo il boom della Baviera, che passano dall’11,1 al 19,5 per cento.
L’Afd conquista il suo ultimo parlamentino regionale con il 12,1 per cento. Liberali e Linke guadagnano ciascuno circa 5 punti in più.
I risultati, tuttavia, sono migliori di alcuni pronostici, perchè se i Verdi finissero terzi e se bastassero – come sembra attualmente – i seggi conquistati dagli ambientalisti e dalla Cdu per confermare la maggioranza nel parlamentino dell’Assia, il fedelissimo della Merkel, il governatore uscente Volker Bouffier potrebbe uscirne confermato.
E Merkel tirerà un enorme sospiro di sollievo.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2018 Riccardo Fucile
ALICE WEIDEL (AFD) PUNTA IL DITO CONTRO IL LEGHISTA: “DI FRONTE AI PIANI FINANZIARI ITALIANI, GLI ESPERTI HANNO I CAPELLI DRITTI”
Non esiste un fronte sovranista, non esiste una sorta di amicizia tra nazionalisti. Perchè
davanti a ogni legge europea ogni partito guarderà agli interessi del proprio Paese e non dell’Unione.
Anche oggi, ma anche alcune settimane fa con Kurz,il premier autriaco, o ancora con le quote di migranti con Orban, è accaduto questo.
L’estrema destra tedesca che solo pochi giorni fa lo candidava come prossimo presidente della Commissione Ue, ora prende le distanze da Matteo Salvini.
D’altro canto Alice Weidel, leader di Alternative for Deutschland, non ha fatto mancare ultimamente le sue critiche al vice premier leghista, che invece guarda alla sua formazione come parte della formazione sovranista che vuole contare di più in Europa.
“La folle manovra degli italiani a spese della Germania: perchè dobbiamo pagare noi per i ricchi italiani?” scrive Alice Weidel in un tweet.
E ancora, tra stellette: “Orrendo nuovo indebitamento: sono pazzi questi romani!”.
“L’Italia – spiega la presidente del partito dell’ultradestra – si affida alla solidarietà europea o sul fatto che la Bce annulli i suoi debiti obbligazionari. In questo modo la Germania sarà ancora una volta l’ufficiale pagatore”.
Il tweet rimanda alla pagina Facebook di Alice Weidel, dove si chiama direttamente in causa Matteo Salvini. “Quando la Ue boccia il progetto di manovra dell’Italia, il ministro dell’Interno strepita: ‘Nessuno prendera’ nemmeno un euro dalle tasche degli italiani’. Ma evidentemente non nota che senza la flebo della Ue l’Italia sarebbe già da tempo insolvente. Come si può vendere agli europei il concetto che in futuro 400 mila o 500 mila italiani andranno anticipatamente in pensione, ma anche che ci sarà un reddito minimo e una flat tax? Questi sono atti di beneficenza di uno Stato sociale che altri Paesi membri non osano neanche sognare”.
*E ancora, prosegue Weidel: “Di fronte ai piani italiani, gli esperti finanziari hanno i capelli dritti: con 132% del Pil ci si permette una quota doppia di quella tedesca. Ma Roma ha un monte debiti ormai difficilmente abbattibile di 2,3 mila miliardi di euro. Già da tempo gli italiani benestanti hanno trasferito i loro patrimoni all’estero. Alla gran parte del popolo non va male, è lo Stato ad essere povero”.
Toni e parole che raffreddano i rapporti tra i due partiti sovranisti. Poche settimane fa, Salvini definiva quelli dell’Afd “i miei amici”. La stessa Alice Weidel, il 5 marzo salutava con un post in italiano la vittoria della Lega alle urne, salvo poi criticare politicamente il leader leghista per aver ceduto troppo ai 5 Stelle.
(da agenzie)
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Ottobre 25th, 2018 Riccardo Fucile
KURZ INFURIATO, MA TUTTI I PAESI EUROPEI NE HANNO LE SCATOLE PIENE DEL GOVERNO ITALIANO
Con una lettera durissima – anche più delle attese – che illustra nel dettaglio la “deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità “, la Commissione europea accende ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa.
Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue.
Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà , per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.
Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, difende i piani del Governo e ridimensiona le accuse dell’Ue. Ma non trova grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni.
Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perchè si danneggia la crescita.
Per Bruxelles il bilancio italiano punta a “un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto”, a causa di “una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%”. La Ue chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perchè il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ricorda, la deviazione è talmente grave, “senza precedenti”, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure.
Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target.
Cosa che il premier Conte esclude: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”, ha detto entrando al vertice europeo. “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”, ha detto Moscovici, che oggi a Roma ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei.
La manovra “non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”, ha chiarito il commissario. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che Moscovici ha incontrato in serata, ha auspicato “che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. E che attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme. Il vicepremier Di Maio invece attacca: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.
Intanto i leader dell’Eurozona prendono le distanze da Roma. Molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione” per le politiche finanziarie “dell’Italia, “ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”.
Al tavolo il caso Italia è ‘l’elefante nella stanza’, riferiscono fonti.
Tanto che l’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, decide di sollevare la questione davanti ai colleghi.
E al termine del vertice riferisce anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene nè per l’Italia, nè per l’Europa e l’Eurozona”.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
E’ LA PRIMA VOLTA CHE AVVIENE UNA BOCCIATURA IMMEDIATA, TRE SETTIMANE DI TEMPO PER INVIARE UNA NUOVA BOZZA
La Commissione europea ha bocciato la bozza di manovra italiana. Il collegio dei
commissari – riunito nella sede dell’Europarlamento di Strasburgo – ha già dato il via libera all’opinione negativa sul Documento programmatico di bilancio che il governo aveva presentato il 15 ottobre scorso.
È la prima volta che la Commissione decide la bocciatura immediata, applicando così il secondo comma dell’articolo 7 del regolamento 473 del 2013, quello che le consente di respingere una manovra nei primi 15 giorni (le opinioni sugli altri bilanci saranno pubblicate entro la fine di novembre).
L’Italia ora ha tre settimane di tempo per inviare una nuova bozza di bilancio.
L’attesa bocciatura alla fine è arrivata: la Commissione Ue ha deciso di respingere il Documento programmatico di bilancio italiano e di chiederne uno nuovo, che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. L
o ha stabilito, riferiscono fonti europee, il collegio dei commissari: dall’esecutivo europeo è giunta la richiesta “di sottomettere di nuovo il Documento programmatico di bilancio. E’ la prima volta che lo facciamo. E’ una mossa senza precedenti”, ha spiegato una fonte in vista della conferenza stampa del vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e del commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, per l’annuncio ufficiale.
La mossa era prevedibile dopo lo scambio di lettere tra l’esecutivo europeo, rappresentato dagli ‘addetti’ alle questioni economiche Dombrovskis e Moscovici, e il Tesoro italiano.
Una prima missiva targata Ue aveva chiesto a Roma di rivedere i contenuti del progetto di bilancio, in considerazione che la previsione di un deficit/Pil al 2,4% nel 2019 (per altro con una previsione di crescita dell’economia all’1,5% sulla quale in molti hanno espresso dubbi) avrebbe generato una “deviazione significativa” dalla traiettoria concordata sui conti pubblici.
Un cambio di rotta non ammissibile, per un Paese con il debito oltre il 130% del Pil
A quel richiamo, il governo ha deciso di fare spallucce: pur ammettendo di aver scritto un documento che rigetta gli impegni presi in passato, il ministro Tria ha definito indispensabile la scelta per riportare l’Italia alla crescita sostenibile.
Ma – stando a quanto ricostruito a Strasburgo – le posizioni si sono compattate contro la richiesta ulteriore di sforamento italiano ed evitare l'”opinione negativa” che mette l’Italia dietro la lavagna è diventato impossibile anche per i fautori della linea morbida.
Alle ragioni strettamente tecniche – spesa pubblica in aumento eccessivo, assenza di rassicurazioni sul calo del debito e target di bilancio in genere – si sono sommate dunque le pressioni politiche che hanno messo la posizione di Lega e M5s in un vicolo cieco.
A questo punto, se l’Italia non si vorrà adeguare alla nuova richiesta di revisione, rischia di aprirsi una procedura per il debito tricolore che potrebbe a sua volta portare a sanzioni e in ogni caso a una stretta sorveglianza sulle finanze pubbliche.
(da agenzie)
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Ottobre 23rd, 2018 Riccardo Fucile
DOPO CHE IL GOVERNO ITALIANO HA CONFERMATO LA SUA FINANZIARIA. LA SQUADRA DI JUNCKER NON PUO’ FARE ALTRO
L’ora più buia per l’Italia si consumerà domattina nell’edificio intitolato allo statista
britannico Winston Churchill, al Parlamento Europeo.
E’ lì che Jean Claude Juncker riunirà il collegio dei commissari che viene convocato ogni settimana. Di solito il collegio si tiene a Bruxelles negli uffici della Commissione a Palazzo Berlaymont.
Si trasferisce invece a Strasburgo quando l’Europarlamento è riunito in plenaria, come in questi giorni. Ma la riunione di domani non sarà routine: potrebbe essere quella in cui per la prima volta la Commissione europea decide di respingere al mittente un documento programmatico di bilancio di uno Stato membro. Prima volta dall’entrata in vigore delle regole del Fiscal compact nel 2012. Prima volta: ed è l’Italia a tagliare questo ‘traguardo’.
Domani il collegio dei commissari discuterà del caso Italia, dopo aver ricevuto la risposta italiana alle perplessità europee sulla manovra economica.
Tutto si è consumato in pochi giorni.
Giovedì scorso, in pieno Consiglio europeo, Palazzo Berlaymont ha deciso di recapitare a Roma la prima lettera con richiesta di chiarimenti su un deficit programmato al rialzo al 2,4 per cento del pil.
Il commissario Pierre Moscovici è andato a Roma apposta per parlare con il ministro dell’Economia Giovanni Tria.
Oggi la risposta del governo, firmata da Tria, ministro ormai ‘commissariato’ dai colleghi: sabato scorso si è battuto in consiglio dei ministri per diminuire il deficit/pil al 2,1 per cento. E’ stato zittito.
Oggi ha dovuto confermare il documento italiano tal quale, nessuna variazione, nessun cedimento. Solo la promessa che è l’ultima volta che l’Italia chiede di spendere in deficit al 2,4 per cento, nessun aumento per il futuro e se deficit e debito dovessero salire oltre le stime, l’esecutivo, il governo sarà pronto a intervenire “adottando tutte le necessarie misure affinchè gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati”.
Poco per accontentare la Commissione. Da domani inizia un’altra fase.
Da quanto trapela dagli uffici di Berlaymont, a quanto risulta anche qui nell’Europarlamento, la squadra di Juncker non ha margini di manovra per evitare la bocciatura dell’Italia.
Perchè, come si è visto già a margine del consiglio europeo della scorsa settimana, gli altri Stati membri sono compatti a chiedere che questa ulteriore richiesta di flessibilità da parte di Roma venga punita dall’Ue.
Uno su tutti, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Unione. L’Europa deve dimostrare di aver imparato dalla crisi della Grecia, è stato il suo ragionamento stamattina, “la Commissione europea deve respingere la manovra” italiana.
Moscovici gioca un po’ con le parole per cercare di mantenere un filo di dialogo con Roma. “Non mi piace l’espressione bocciare. Le parole contano. Il massimo che possiamo fare, è una possibilità e ne dibatteremo, è di chiedere all’Italia di ri-sottomettere un altro documento di bilancio che tenga conto delle osservazioni, delle questioni e delle regole europee”, dice il commissario agli Affari economici.
Ma il senso è questo: bocciatura, l’Italia deve presentare un nuovo documento. Visto che Roma ha confermato quello iniziale, la Commissione non può che riaffermare le sue critiche.
Da domani partono tre settimane di trattative tra Roma e Bruxelles. Tre settimane in cui il governo Conte deve decidere se riconfermare tutto o se sedersi al negoziato con la Commissione.
Il presidente del Consiglio oggi non si è sbilanciato, parlando alla stampa estera a Roma: “Se arriverà una bocciatura, ci siederemo intorno a un tavolo e valuteremo insieme”.
Non è escluso che torni a Bruxelles per incontrare Juncker, anche se per ora nulla è fissato in agenda. Matteo Salvini apre ad uno slittamento dei tempi per l’entrata in vigore del superamento della legge Fornero che manderà un po’ di gente in pensione, “ma i capisaldi della manovra non si toccano”, sottolinea.
Ancora più rigido Luigi Di Maio, preoccupato che tutta questa incertezza porti a sacrificare la bandiera dei cinquestelle: il reddito di cittadinanza.
Non sfugge la cornice: di sostanza. Domani la scelta della Commissione si consumerà in un Europarlamento affollato per la plenaria e non nel chiuso delle stanze di Berlaymont. Caso Italia sotto i riflettori, dunque, come è successo anche la scorsa settimana quando si è saputo della lettera europea per Roma proprio mentre a Bruxelles Conte provava a spiegare la sua manovra ai suoi partner europei.
Insomma, anche la Commissione cerca l’effetto mediatico sull’Italia, tessera importante nella battaglia di campagna elettorale tra europeisti e populisti in vista delle europee di maggio.
Certo, nessun populista europeo tra sostenendo Salvini e il governo italiano nella richiesta di flessibilità . I sovranisti non italiani sono tutti filo-austerity.
Ma per ora la loro alleanza si regge sulla comune rivendicazione di una Europa fatta di Stati sovrani: ognuno si sceglie la sua economia, ognuno si controlla le proprie frontiere. Di fatto, la fine dell’Unione Europea, anche se questo obiettivo per ora non viene dichiarato per non agitare ulteriormente i mercati.
E’ il loro giudizio quello più temuto dal governo Conte: oggi la borsa di Milano ha chiuso in calo dello 0,6 per cento dopo il declassamento del rating italiano deciso da Moody’s venerdì scorso.
Per venerdì prossimo è atteso il giudizio di Standard & Poor’s. Un ulteriore declassamento chiuderebbe il cerchio, per ora: cartellino giallo di Moody’s, bocciatura della Commissione europea, giudizio di Standard & Poor’s.
La battaglia è solo iniziata.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 21st, 2018 Riccardo Fucile
“DI MAIO PARLA DI MOVIMENTO PROGRESSISTA TRANSNAZIONALE PER LE EUROPEE? FA LA STAMPELLA DI SALVINI, ADESSO SE LO GODA”
Yanis Varoufakis, ex ministro dell’Economia greco che ha rotto con Alexis Tsipras dopo il referendum e oggi portavoce del Democracy in Europe Movement 2025 , oggi era ospite da Lucia Annunziata a In 1/2 Ora.
La conduttrice ha raccontato che Luigi Di Maio, ospite prima di lui, ha annunciato per le elezioni europee la creazione di un movimento transnazionale alleandosi con varie nuove forze in Europa che non sono nè di destra nè di sinistra ma che riportano a valori di fondo come l’europeismo e l’ambiente e ha chiesto a Varoufakis se pensa di allearsi con il M5S.
La risposta di Varoufakis è stata netta: “Temo che sia troppo poco e troppo tardi per lui. Di Maio sta appoggiando Salvini. È la stampella su cui Salvini si sta appoggiando per un governo che sta sempre di più togliendo a Di Maio per rivolgerlo contro gli stessi principi di un’Europa progressista, contro l’umanesimo e contro la razionalità . Di Maio, sono molto felice che lei capisca l’importanza di un movimento progressista transnazionale ma con chi lo farà ? Con la Le Pen? Con Salvini? Con Orbà n? O con Kurtz? Perchè queste sono le persone con cui lei ha scelto di andare a letto. Noi di DIEM-25 siamo a fianco dei progressisti in tutta Europa, ovvero persone che sono determinate a fare in modo che tutti noi, senza distinzione di nazionalità , lingua, credo religioso o luogo di nascita possiamo stare insieme. Lei ha scelto Salvini. Adesso ci viva”.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 20th, 2018 Riccardo Fucile
GLI ORGANIZZATORI PUNTAVANO A 100.000 SE NE SONO PRESENTATI MEZZO MILIONE… I BRITANNICI HANNO CAPITO CHE IL SOVRANISMO E’ UNA PATACCA
È un’incredibile marea umana quella che a Londra oggi ha sfilato a favore dell’Europa e per chiedere un secondo referendum sulla Brexit.
Secondo gli organizzatori sono accorse 550mila persone, nonostante in contemporanea ci fosse un classico del calcio come Chelsea-Manchester United.
Alla vigilia, se ne attendevano al massimo centomila. E’ la più grande manifestazione di questo secolo sul suolo britannico, dopo quella contro la guerra in Iraq nel 2003 alla quale partecipò un milione di persone.
Ma il momento è critico per questo Paese sempre più vicino a un bivio capitale per il proprio futuro e così, in un sabato di un ottobre straordinariamente caldo, centinaia di migliaia di britannici, da tutto il Regno, sono accorsi in massa.
Tra cartelli e striscioni pro-Europa, i manifestanti chiedono un secondo referendum sull’opportunità di avere l’ultima parola sull’accordo di divorzio dall’Ue che il governo di Theresa May e le autorità europee stanno da mesi cercando di raggiungere con una certa fatica soprattutto a causa della questione irlandese e del ritorno delle frontiere tra nord e sud dell’isola.
In caso di intesa entro la deadline di marzo 2019 (il rischio di “no deal”, nessun accordo, è paurosamente cresciuto negli ultimi giorni), è previsto per ora solo un (rischiosissimo) voto parlamentare alla Camera dei Comuni.
Ma i manifestanti non ci stanno. Per molti, come Alaistair, 22 anni, insegnante, i termini sono radicalmente cambiati.
“Nessuno ci aveva detto del rischio di no deal, questo governo screditato non ha la capacità nè il diritto di decidere il futuro di un intero Paese”.
Ci sono giovani, vecchi, stranieri, mamme, bambini, giovani coppie che vedono il loro futuro e quelli dei propri figli in pericolo, laburisti delusi dalle ambiguità¡ di Corbyn, lo scrittore Ian McEwan (che insieme ad altri vip come l’ex calciatore Jamie Carragher ha pagato anche gli autobus ai manifestanti più distanti), la star della musica britannica Jarvis Cocker.
Oggi qui a Londra c’è stato un inno all’unità e a un europeismo altrove sempre più sbiadito.
E in uno dei Paesi storicamente più euroscettici, è stato travolgente, appassionante, clamoroso.
Molto probabilmente non servirà a nulla perchè non ci sono i tempi tecnici nè le cornici legali nè i voti in Parlamento per un secondo referendum sulla Brexit.
Ma il cuore dell’Europa ancora batte forte oltre la Manica. Milioni di persone, in strada e a casa, hanno ribadito oggi che non vogliono abbandonare il continente e rimanere isolati per sempre. Ma il loro destino oramai pare essere segnato.
(da agenzie)
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Ottobre 17th, 2018 Riccardo Fucile
51% CHI VUOLE RESTARE NELLA UE, 34% CHI VUOLE USCIRE, 11% GLI INDECISI… LE BALLE SOVRANISTE COMINCIANO A ESSERE COMPRESE
Se la Gran Bretagna dovesse tenere oggi un altro referendum sull’adesione del paese
all’Unione europea, gli euroscettici potrebbero non ripetere il loro successo.
Lo afferma uno studio commissionato dal Parlamento europeo e pubblicato oggi, secondo il quale circa una persona su due in Gran Bretagna, il 51%, voterebbe ora per rimanere nel blocco.
Il 34% delle persone intervistate ha dichiarato che sceglierebbe ancora la Brexit, mentre l’11% si è detto indeciso.
I dati arrivano mentre i leader dell’Ue si preparavano a incontrarsi per quello che è stato annunciato come un summit “make-or-break” a Bruxelles.
Tuttavia, i colloqui tra Londra e l’Ue sembrano essersi nuovamente arrestati sulla spinosa questione del confine irlandese. Il tempo stringe, con un accordo che deve essere ratificato da entrambe le parti prima che la Gran Bretagna esca dall’Ue il 29 marzo.
Intanto oggi il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, ha aperto alla possibilita’ di estendere il periodo di transizione di un anno nel tentativo di sbloccare l’impasse nelle trattative con Londra sulla Brexit. Lo hanno riferito fonti diplomatiche.
“Una delle opzioni è di estendere la fase transitoria di un anno”, fino al 2021, per cercare di ottenere più tempo per negoziare un accordo commerciale, ha riferito Barnier ai ministri degli Esteri dei Ventisette.
In serata la premier britannica, Theresa May, è attesa a Bruxelles per la cena dei capi di Stato e di governo dove terrà un discorso, cui seguirà — in separata sede — il rapporto di Barnier sulla situazione. Il nodo principale resta la mancanza di un accordo sul confine nordirlandese.
(da agenzie)
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