Giugno 29th, 2015 Riccardo Fucile
“NON POSSO BIASIMARLO PER AVER RIMESSO LA QUESTIONE NELLE MANI DEGLI ELETTORI”
Un attacco ai governi Ue e l’appoggio ad Alexis Tsipras. 
È un’analisi filo ellenica quella tracciata dall’economista Paul Krugman sulle pagine del New York Times, pubblicata in Italia da Repubblica.
Krugman condivide la scelta del leader di Syriza di lanciare un referendum popolare sulle proposte dei creditori.
“La sua scelta — spiega l’economista — produrrà certo grande preoccupazione e numerose dichiarazioni sul suo scarso senso di responsabilità , ma in realtà egli sta facendo la cosa giusta, e per due motivi. Per cominciare una vittoria del referendum rafforzerà il governo, conferendogli una legittimità democratica — cosa che in Europa credo conti ancora (e se non contasse occorre saperlo)”.
“In secondo luogo — continua Krugman — Syriza si è trovato sino ad oggi, politicamente parlando, in una posizione maldestra, con gli elettori furiosi a causa delle crescenti richieste di austerità ma al tempo stesso riluttanti ad abbandonare l’euro. Conciliare queste due tendenze è sempre difficile, e lo è a maggior ragione. Il referendum di fatto chiederà agli elettori di stabilire le proprie priorità , e di conferire a Tsipras il mandato per fare ciò che deve nel caso in cui la troika lo porti a un gesto estremo”.
Non manca un esplicito attacco ai governi europei: “Ritengo — scrive Krugman — che a spingerlo sino a questo punto sia stato, da parte dei governi e degli istituti di credito, un atto di mostruosa follia. Eppure lo hanno fatto, e non posso assolutamente biasimare Tsipras per aver rimesso la questione nelle mani degli elettori anzichè voltar loro le spalle”.
“Ho l’impressione — sottolinea poi l’economista statunitense — che la troika (credo sia ora di smettere di fingere che qualcosa sia cambiato, e tornare a chiamarla con il vecchio nome) si aspettasse, o quanto meno si augurasse, che nel caso della Grecia la storia si sarebbe ripetuta o Tsipras avrebbe preso come al solito le distanze dalla maggior parte della propria coalizione, trovandosi probabilmente obbligato a stringere un’alleanza con il centro destra, o il governo Syriza sarebbe caduto. Cosa che infatti potrebbe ancora accadere”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 29th, 2015 Riccardo Fucile
NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE VIENE FATTO LUCCICARE
Recentemente, in Grecia si è venuto a creare un clima favorevole al ritorno alla vecchia moneta, la dracma.
Questa eventualità è caldeggiata da diversi gruppi. A fare pressione sull’opinione pubblica, sono soprattutto gruppi formati principalmente da uomini d’affari, che giocano sul risentimento dei cittadini (dopo sei anni di recessione) e sulla mancanza di un piano chiaro per uscire dalla crisi.
Il dibattito è alimentato anche dal fatto che una parte significativa dei dirigenti dei due partiti della coalizione sostiene apertamente il ritorno alla dracma, respingendo qualsiasi altro tipo di riforma si opponga a questa scelta.
Anche se la maggior parte delle persone esprime un’opinione positiva sull’orientamento europeo del paese e vorrebbe mantenere l’euro, è aumentato il numero dei cittadini che si dichiarano “indifferenti” di fronte ad un’eventuale ritorno alla dracma e credono che il cambio di moneta non modificherebbe il loro tenore di vita.
Ma dopo un’attenta analisi dei dati economici, gli effetti di un simile cambiamento si prospettano disastrosi.
Le conseguenze di un ritorno alla dracma sarebbero:
1. Una rapida svalutazione della dracma rispetto alle altre valute. Ogni tentativo di agganciare la dracma all’euro e di bloccare il tasso di conversione sarebbe inutile (come nel caso dell’Argentina), a causa degli enormi deflussi di capitali e della diminuzione delle riserve valutarie.
2. La svalutazione porterebbe ad un aumento dell’inflazione, ad un livello superiore o pari al 40%, provocando una diminuzione del potere d’acquisto della popolazione greca.
3. La fuga di capitali e l’impennata dei subprime rappresenterebbero un colpo di grazia per l’intero sistema finanziario greco, già indebolito, che potrebbe crollare e prosciugare le risorse economiche.
4. In una situazione simile, sarebbe inevitabile il congelamento dei salari e delle pensioni per un certo periodo di tempo, almeno fino al recupero parziale delle liquidità . Le conseguenze dei disordini sociali che potrebbero seguire sono imprevedibili.
5. Il PIL dovrebbe “contrarsi” fino ai 2/3 dell’attività attuale.
6. Il debito pubblico della Grecia, attualmente a 322 miliardi di euro, aumenterebbe a causa della svalutazione della dracma, moltiplicando l’importo dei nostri prestiti.
7. Anche se, dopo la bancarotta, venisse sanata una parte del debito, l’operazione non sarebbe indolore. Sarebbero necessari un nuovo piano di salvataggio (dettato unicamente dal FMI) e l’adozione di misure molto rigide per il risanamento fiscale.
8. Anche il debito privato aumenterebbe a causa dell’esplosione dei tassi attivi e passivi. L’aumento dei tassi d’interesse rappresenterebbe un ostacolo anche per le imprese, impedendo loro di raccogliere capitali.
9. L’indebolimento del mercato, la svalutazione della dracma e la mancanza di finanziamenti causerebbero anche l’asfissia delle importazioni.
10. Il crollo delle importazioni comporterebbe, a sua volta, una carenza dei beni essenziali sul mercato poichè, come sappiamo, la Grecia non è autosufficiente per quanto riguarda l’approvvigionamento di materie prime ed è costretta a ricorrere alle importazioni da altri paesi.
11. C’è il rischio di un’ invasione aggressiva da parte degli investitori stranieri, che rileverebbero imprese, beni immobili e pubblici a prezzi irrisori. Questo porterebbe ad una liquidazione del paese, oggi caldeggiata dai sostenitori della dracma.
12. L’isolamento diplomatico ed economico della Grecia non potrà creare le giuste condizioni per far fronte alle evoluzioni geopolitiche della regione ed alle pressioni dei paesi circostanti.
Ovviamente non dobbiamo basare le nostre previsioni su una soluzione tanto inutile quanto pericolosa come il ritorno alla dracma.
Bisogna elaborare un piano a lungo termine che possa rendere la Grecia un paese europeo moderno e ben amministrato, con un’economia solida e libera dalle “patologie” che la affliggono in questo momento.
Dimitrios Giokas
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 29th, 2015 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA: “EUROPA IN AGONIA PERCHE’ SONO I CONSERVATORI AD AVERLA DEVASTATA”…” SERVE UNA CONFERENZA PER RISTRUTTURARE I DEBITI INSOSTENIBILI”
L’Europa sta per essere distrutta. Ma non dai greci e dall’ostinazione di Tsipras e Varoufakis, ma dai
“conservatori” del Vecchio Continente, in particolare quelli tedeschi.
E’ un Thomas Piketty furente a dire la sua, in un’intervista alla Zeit che il settimanale tedesco pubblica non a caso con grandissimo rilievo.
Perchè è un j’accuse – quello dell’economista divenuto una star internazionale con il suo “Il capitale del XXI secolo” – che cade come un meteorite in fiamme sulla cronaca greca di questi giorni.
“I conservatori stanno ad un passo dal devastare definitivamente l’idea europea, e lo fanno per colpa di uno spaventoso deficit di memoria storica. In particolare per quello che riguarda i debiti. Proprio la Germania di oggi dovrebbe capire il significato di quello che sta accadendo: dopo la guerra Gran Bretagna, Germania e Francia soffrirono di una situazione debitoria peggiore di quella della Grecia di oggi. La prima lezione che dovremmo trarne è che ci sono molti modi per saldare dei debiti: e non uno solo, come Berlino vorrebbe far intendere ai greci”.
Sul banco degli imputati, non è difficile immaginarlo, soprattutto Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble.
“Quando sento i tedeschi dire che sono mossi solo dall’etica e che sono fermamente convinti che i debiti debbano essere pagati, penso: ma questa è una barzelletta! La Germania è esattamente il paese che non ha mai onorato i suoi debiti, nè dopo la prima nè dopo la seconda guerra mondiale”.
Niente a che vedere con “l’accezione comune di ordine e giustizia: perchè se la Germania nel secondo dopoguerra realizzò il boom, fu proprio grazie del fatto che i suoi debiti furono abbattuti, cosa che oggi neghiamo con ferocia ai greci”.
Quello che propone Piketty è chiaro: una grande conferenza europea sul tema dei debiti.
Qualcosa di paragonabile, come dimensione strategica, al Piano Marshall. Ma niente del genere è all’orizzonte, anzi. “La verità è che una ristrutturazione dei debiti è inevitabile in molti paesi europei, non soltanto in Grecia.
E invece abbiamo appena perso inutilmente sei mesi di tempo a causa di trattative tutt’altro che trasparenti con Atene”.
Non solo. A Schaeuble, che sostiene che una eventuale Grexit addirittura favorirebbe una rinnovata compattazione europea, Piketty risponde con uno scenario opposto: se non cambia passo, l’Unione europea affronterà una crisi di fiducia ancora più grave. “Sarà l’inizio di una lenta agonia, nella quale sacrificheremo all’altare di una politica debitoria irrazionale il modello sociale europeo, persino in termini di democrazia e civilizzazione”.
L’ultimo pensiero, e non poteva essere altrimenti, è per la cancellera tedesca Angela Merkel: “Se vuole assicurarsi un posto nella storia, come Kohl con la riunificazione tedesca, deve avere il coraggio di un nuovo inizio. Chi invece oggi insiste nel voler cacciare la Grecia dall’eurozona finirà nella pattumiera della storia”.
Roberto Brunelli
(da “La Repubblica”)
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Giugno 29th, 2015 Riccardo Fucile
“MI APPELLO AI CAPI DI GOVERNO, POSSONO SCONGIURARE IL DISASTRO”
Le trattative con i creditori sulla questione del debito sono fallite, la Grecia è sull’orlo dell’abisso, il primo ministro Alexis Tsipras intende indire un referendum domenica prossima sulla proposta dei creditori
La Bild ha intervistato il ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis.
Signor Varoufakis, il suo primo ministro chiama i greci a un referendum su una proposta della Troika dei creditori. Significa che le trattative sono interrotte o terminate?
«Nè l’una, nè l’altra cosa. Il 25 giugno le istituzioni dell’Eurogruppo ci hanno presentato una proposta dettagliata. Il tempo era ormai scaduto. Non abbiamo potuto accettare, ma non abbiamo nemmeno potuto rifiutare di fronte all’importanza della cosa per il futuro della Grecia. Perciò abbiamo deciso di rivolgerci ai cittadini e di chiarire la nostra posizione contraria, lasciando però a loro la scelta. Rimaniamo comunque aperti a nuove proposte delle istituzioni. Se queste nuove proposte dovessero arrivare e noi le ritenessimo significativamente migliori, potremmo sempre cambiare le nostre indicazioni e suggerire agli elettori di approvarle. Quindi, per quanto ci riguarda, siamo ancora disponibili a trattare mentre la gente fa le sue valutazioni»
Da parte vostra arriveranno nuove proposte?
«No, abbiamo già esposto le nostre posizioni. Sono eque e accompagnate da notevoli concessioni. Si basano su un solido programma finanziario legato alla concreta aspettativa di mettere fine alla crisi senza ulteriori versamenti di denaro allo Stato greco. Sta ora alle istituzioni dimostrare buona volontà ».
Il memorandum scade il 30. Se non rispetterete questo termine non riceverete la rata di 7,2 miliardi di euro. E la Banca centrale europea bloccherà l’erogazione dei fondi di emergenza ELA. Cosa succederà allora? Un assalto alle banche? Controlli sui movimenti di capitale? E poi la Grexit?
«Se l’Europa permetterà che accada un simile disastro solo per umiliare il nostro governo e nonostante le caute, moderate, concilianti proposte venute da parte nostra – allora gli europei non potranno non porsi la domanda sollevata dal capo del governo italiano di fronte al clamoroso fallimento sulla questione dei profughi: “È questa l’Europa che vogliamo?”»
Dal suo punto di vista, c’è ancora spazio per un accordo con l’eurogruppo? E cosa si dovrebbe tentare di fare da entrambe le parti?
«Sono un eterno ottimista. L’Europa ha dimostrato di continuo di saper curare le sue ferite e di essere capace di superare i suoi litigi. Si tratta soltanto di far valere quello che ci accomuna. Finora, però, ci è sempre stato detto che è possibile qualsiasi accordo, ma solo se è conforme al memorandum delle istituzioni».
Recentemente ha dichiarato che il contributo decisivo può venire solo dalla cancelliera Merkel. È ancora così?
«Sì, assolutamente. Le istituzioni non hanno alcun mandato per collegare riforme pesanti a una saggia politica di rinegoziazione del debito. I vertici dell’Unione Europea a Bruxelles non sono in grado di adottare iniziative politiche. I capi di governo dell’Unione europea devono agire. E tra loro è la cancelliera Merkel, in quanto rappresentante del Paese più importante, ad avere in mano le chiavi per evitare una fine terribile di questa crisi. Spero che le usi».
Peter Tiede
(da “Bild“- “La Repubblica“)
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Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA DEI GRECI FAVOREVOLE A UN ACCORDO CON I CREDITORI
“Sono certo che il popolo greco si solleverà davanti a queste circostanze storiche e dirà un sonoro ‘no’
all’ultimatum”, ha affermato il premier Alexis Tsipras prima del voto in Parlamento.
Ma non è detto che la mossa di sottoporre l’accordo con i creditori al popolo greco non gli riservi brutti scherzi.
La decisione del premier di Atene di indire il referendum il prossimo 5 luglio per chiedere ai greci se fare o meno l’accordo con le istituzioni internazionali può infatti riservare delle sorprese, lo dicono i sondaggi.
Come riporta la Reuters, la rilevazione fatta dall’istituto Alco e pubblicato su Proto Thema, dice che il 57 per cento delle mille persone intervistate è favorevole a un accordo, mentre il 29 per cento vorrebbe la rottura dei negoziati.
Un 57 per cento quindi direbbe sì alle condizioni poste dai creditori, anche se a base di rigore e austerità .
Una tendenza confermata anche da un secondo sondaggio, fatto dalla Kapa Research: secondo questo istituto il 47,2 per cento degli intervistati si dice favorevole a un accordo, contro il 33 per cento che si dice contrario.
Un referendum che si farà : il Parlamento ha approvato nella notte la convocazione di una consultazione popolare indetta dal governo Tsipras per il 5 luglio, cioè domenica prossima, quando i cittadini greci saranno quindi chiamati a scegliere se accettare o rifiutare le condizioni poste dai creditori internazionali per l’accordo sul debito.
In aula, dove siedono 300 deputati, il sì al referendum ha avuto l’appoggio non solo dei due partiti di governo, cioè Syriza di sinistra e Greci indipendenti di destra, ma anche del partito neonazista Alba dorata.
Dopo un dibattito di oltre 14 ore, la votazione si è conclusa con 178 sì, 129 no e nessun astenuto.
La discussione in Parlamento si svolgeva proprio mentre l’Eurogruppo riunito a Bruxelles decideva di non concedere alla Grecia la proroga del piano di salvataggio oltre il 30 giugno, che era stata chiesta da Tsipras per consentire ai cittadini di votare senza pressioni.
In pratica il programma di salvataggio della Grecia e di conseguenza gli aiuti, senza l’accordo, si interromperanno il 30 giugno.
L’intesa con i creditori era necessaria per sbloccare l’ultima tranche di aiuti di salvataggio da 7,2 miliardi, che avrebbe consentito ad Atene di ripagare al Fondo monetario internazionale un prestito di 1,6 miliardi di euro che deve restituire entro il 30 giugno ed evitare il default.
L’annuncio shock del referendum era giunta da Tsipras venerdì sera, dopo che l’ultimo round di colloqui con i creditori non aveva dato i risultati sperati.
L’accordo proposto dalle istituzioni, secondo Tsipras, è un’offerta “barbara e umiliante”.
L’esecutivo non accetta la condizioni, ma ha deciso che a scegliere saranno i cittadini: Tsipras ha chiesto ai greci di pronunciarsi per il no, ma al tempo stesso ha promesso che lascia la porta aperta a un accordo.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile
LA MIOPIA DELL’EUROPA SUL CASO GRECIA E’ FRUTTO DI UNA MANCANZA DI LEADERSHIP
Molti anni dopo la crisi dei missili a Cuba, l’allora ministro della difesa americana McNamara chiese a Fidel Castro, se — qualora attaccato–avrebbe risposto con i missili nucleari.
Stupito della risposta affermativa chiese a Castro se si rendeva conto che questo avrebbe comportato l’annientamento del suo popolo.
La risposta fu un agghiacciante «sì».
Per fortuna nella crisi greca non ci sono ordigni nucleari di mezzo. Ma questa è l’unica consolazione che abbiamo in un momento estremamente difficile.
Quello che la lezione di Cuba ci insegna e’ che i modelli di teoria dei giochi, che assumono la razionalità di tutti i giocatori coinvolti, non sempre funzionano.
Costretti all’angolo, alcuni giocatori antepongono l’orgoglio alla ragione e compiono scelte devastanti per loro e per tutte le persone coinvolte.
Questo sarebbe stato il caso di Castro se Kennedy avesse bombardato le postazioni dei missili a Cuba, e questo e’ il caso oggi con la decisione di Tsipras di indire un referendum sul accordo offerto dai creditori alla Grecia.
Molti ritengono che la scelta di Tsipras sia sommamente democratica, ed e’ vero.
Ma qui e’ dove i tempi della democrazia non coincidono con quelli della finanza. Lunedì mattina la corsa agli sportelli, già cominciata da tempo, si trasformerà in un vero e proprio assalto.
Difficilmente la Banca Centrale Europea potrà aumentare la sua assistenza di liquidità , soprattutto dopo il 30 giugno, quando il mancato pagamento del prestito al Fondo Monetario Internazionale sarà ufficiale.
Bloccare i movimenti di capitale non basterà . La gente si metterà a ritirare contanti.
Se — come già in Argentina–si procederà anche ad un tetto mensile dei prelievi in contranti, ci sarà l’assalto ai negozi, con carte di credito.
Meglio comprare dei beni che non si svalutano che tenersi dei depositi che rischiano di svalutarsi del 40-50%.
In questa situazione e’ facile immaginare una rivolta di piazza ed una caduta del governo Tsipras.
Come in una situazione di guerra, così in una situazione di crisi finanziaria, la democrazia diretta non funziona. Bisogna delegare le scelte.
E chi è delegato deve assumersi la responsabilità di farle, anche a costo di sbagliare e poi essere smentito dall’elettorato.
Tsipras paga la sua ambiguità elettorale: aveva affermato contemporaneamente che non avrebbe mai ceduto ad ultimatum dei creditori ma che avrebbe tenuto la Grecia nell’euro, non specificando cosa avrebbe fatto se costretto a scegliere tra le due opzioni.
E invece di assumersi la responsabilità della scelta, la scarica sugli elettori. Probabilmente la loro risposta arriverà a giochi fatti.
Tutta colpa di Tsipras? No.
Certamente Tsipras ha commesso molti errori, ma le controparti europee non sembrano essere state da meno.
Non hanno capito che la vittoria di Syriza era un segnale importante del fatto che i greci erano arrivati al limite.
Invece di trovare un compromesso, hanno cercato in tutti i modi di screditare la controparte, sperando in una rapida caduta del Governo Tsipras.
Non solo questa strategia è sommamente antidemocratica (vi immaginate cosa succederebbe se il presidente americano Obama cercasse di far cadere un governatore repubblicano di uno stato del’Unione?), ma è pure miope.
Ignora che chiunque venga messo all’angolo, può reagire in modo sconsiderato. Questa miopia è il frutto di una mancanza di leadership.
In inglese si dice che un cammello è un cavallo disegnato da un comitato.
L’Europa è gestita da comitati, e continua a produrre cammelli.
Manca una ledearship europea degna di questo nome e con un forte mandato popolare. Durante la crisi di Cuba, contro l’opinione della maggioranza dei suoi consiglieri militari, Kennedy si assunse la responsabilità di non bombardare le istallazioni missilistiche sovietiche a Cuba. Scelse la trattativa.
Una scelta politicamente rischiosa per chi, come lui, in campagna elettorale aveva tuonato contro l’arrendevolezza di Eisenhower nei confronti di Fidel Castro.
Ma facendo questo evitò al mondo una guerra nucleare.
Per fortuna oggi non rischiamo la guerra nucleare.
Ma in questa crisi rischiamo non solo la catastrofe umanitaria in Grecia (molto peggiore di quella che già c’è), ma rischiamo la distruzione totale dell’idea di Europa. Di questo dobbiamo ringraziare la diplomazia europea, ma soprattutto il leader che non c’è.
Luigi Zingales
(da “il Sole24ore”)
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Giugno 28th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO FRANCESE ED EX DIRETTORE GENERALE DEL FMI AMMETTE: “PER LA GRECIA ERANO NECESSARI PRESTITI PIU’ AGEVOLATI”
“Credo che abbiamo bisogno di pensare diversamente, di cambiare logica e di prendere una direzione
radicalmente diversa nelle trattative con la Grecia. La mia proposta eÌ€ che la Grecia non riceva piuÌ€ alcun nuovo finanziamento da parte dell’Ue e dell’Fmi ma che benefici di una estensione molto ampia del termine del debito e anche una riduzione nominale massiccia del suo debito”.
CosiÌ€ l’ex direttore generale dell’Fmi ed ex ministro francese, Dominique Strauss-Kahn commenta su Twitter la situazione greca.
Il Fondo monetario internazionale, sottolinea Dsk, “ha fatto degli errori e sono pronto a prendere la mia parte di responsabilitaÌ€. La diagnosi del Fmi secondo cui si eÌ€ di fronte a un problema classico di crisi di bilancio e della bilancia dei pagamenti non ha tenuto conto del fatto che la natura incompiuta dell’Unione monetaria europea sia all’origine di tutto il problema e che avrebbe dovuto essere un elemento essenziale per risolvere la situazione”.
Il Fondo, inoltre, aggiunge l’ex direttore generale dell’Fmi, “ha anche sottostimato l’ampiezza delle debolezze istituzionali della Grecia che imponevano un’assistenza molto piuÌ€ importante della Banca Mondiale e dei prestiti piuÌ€ agevolati”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 27th, 2015 Riccardo Fucile
SECONDO IL NOTO GIORNALISTA TV “TSIPRAS HA SPRECATO TEMPO” MA ANCHE I CITTADINI HANNO COLPE: “I RAGAZZI NON VOGLIONO FARE LAVORI FATICOSI E HANNO LASCIATO I VECCHI MESTIERI AGLI IMMIGRATI”
Euro o dracma? Europa o Russia? Con la moneta unica “saremo pakistani per 50 anni, con la
dracma torneremmo al dopoguerra ma forse ci salveremmo”, ammette con ilfattoquotidiano.it Makis Triantafilopoulos, uno dei volti più noti del giornalismo investigativo greco, creatore tra l’altro del programma tv Zougla e autore di numerose trasmissioni sugli scandali ellenici, che gli sono valse anche non poche denunce.
In un buon italiano, frutto degli anni trascorsi all’università di Bologna, Triantafilopoulos analizza vizi e virtù del governo di Alexis Tsipras accusandolo di aver “perso troppo tempo”.
Qual è la situazione sociale al momento in Grecia?
Dipende dalle condizioni economiche del Paese. Quindi se non ci sono soldi non c’è lavoro e se non c’è lavoro restano solo problemi. I cittadini sono divisi tra pro euro e pro dracma. Secondo me con la moneta unica saremo destinati ad essere pakistani per i prossimi cinquant’anni, invece senza l’euro torneremmo agli anni del dopoguerra e della fame. Sarà molto difficile.
Con la dracma come valuta interna che cosa cambierebbe?
Sarebbe dura, ma solo all’inizio. Dopo i primi due anni di difficoltà ci potranno essere margini di sviluppo con un’economia basata sul lavoro della gente e sulla possibilità di eliminare la vera disgrazia greca: la mafia politica.
Come giudica i primi centocinquanta giorni del governo Tsipras?
Il governo ha solo sprecato tempo perchè ha fatto un discorso politico mentre gli altri a Bruxelles portavano numeri e conti. L’unico risultato di Tsipras è stato di perdere giorni.
Con quali conseguenze per il paese e i cittadini?
Che il debito aumenta. Che senso ha per i poveri del sud Europa andare a discutere con i ricchi che comandano il continente? Di che cosa dovrebbero parlare, della loro ricchezza o della nostra povertà ? Credo sia la stessa cosa per l’Italia, che conosco bene. Voi vi salvate solo perchè avete l’industria pesante. La Grecia non ha più neanche l’agricoltura.
Perchè non si è riusciti a strutturare una politica industriale in settori favorevoli al Paese, come l’agricoltura o l’enogastronomia?
Moltissimi immigrati, come pakistani e indiani, sono giunti in Grecia per salvarsi e a loro i greci hanno lasciato tutti i mestieri di un tempo. Dove sono oggi i ragazzi greci? Preferiscono stare al caffè e non cercare lavori faticosi. Un mio amico albanese venuto in Grecia per cercare lavoro ha iniziato come operaio e oggi possiede due palazzi interi a Salonicco e tre in Albania. Sono cose pazzesche. Non so come, ma qui si è riusciti a rovinare tutto.
Quanti greci fanno il tifo per un nuovo accordo con i creditori, anche a costo di nuove misure?
La maggior parte aspetta una soluzione del genere perchè teme di tornare alla dracma. Il motivo? Tornare alla Grecia degli anni ’50 significherebbe rimettersi in discussione ed è molto difficile per quei greci che oggi sono abituati al benessere e alla globalizzazione. La gente qui è maleducata e pensa che nei campi debbano lavorare solo gli albanesi.
Quanto è verosimile un nuovo rapporto tra Grecia e Russia?
Non ci credo, anche se sono uno di sinistra. Ma sinistra alla bolognese e non alla greca, così come non ci ha creduto neanche Togliatti a Salerno. I russi guardano solo i propri confini e aiuteranno la Grecia solo se per loro è conveniente. Altrimenti la abbandoneranno: questo è poco ma sicuro.
Francesco De Palo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 26th, 2015 Riccardo Fucile
PROFUGHI, COMPROMESSO NELLA NOTTE: MA LA TRADIZIONE ITALIANA NON HA NULLA A CHE FARE CON QUESTA EUROPA DI MERCANTI E VIGLIACCHI
Si litiga furiosamente a Bruxelles sul piano europeo per ripartire tra i Ventotto 40mila migranti
sbarcati in Italia e Grecia e altri 20mila rifugiati nei campi Unhcr in Africa.
I governi dell’Europa orientale fanno blocco, cercano di affondare il pacchetto chiamato a far crescere politicamente l’Unione nel nome della solidarietà .
Matteo Renzi, insieme ad Angela Merkel e Franà§ois Hollande, è durissimo contro il blocco dell’Est guidato da Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.
Ma va in scena anche uno scontro istituzionale ai massimi livelli con un inedito litigio tra il numero uno della Commissione ed autore del piano, Jean Claude Juncker, e il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk.
Alla fine, intorno alle due e mezza del mattino, la fumata bianca.
Arriva un compromesso che Renzi commenta così: “Si poteva fare di più, ma è un primo passo e sono contento che l’Europa riconosca che il problema della migrazione è di tutti”.
Ma la drammaticità del negoziato viene confermata da un diplomatico di lungo corso secondo il quale “lo spirito di questo vertice è stato uno dei peggiori che si siano vissuti da decenni”.
A causa della discussione sulla Grecia il dossier immigrazione slitta di un paio d’ore e viene affrontato dai leader a cena.
Sono circa le otto di giovedì sera quando scatta l’agguato del fronte dell’Est.
Nei giorni scorsi, proprio per venire incontro alle perplessità di Spagna, Francia e dell’ex blocco sovietico, gli sherpa avevano diluito alcuni passaggi del piano.
Lo schema prevedeva di far approvare il meccanismo a luglio dai ministri degli Interni, che avrebbero cambiato i criteri per le quote di ripartizione tra i singoli paesi per venire incontro a chi, come la Spagna, già fa molto sul fronte accoglienza.
E poi far sparire le quote obbligatorie sostituendole con una formula che avrebbe evitato il precedente giuridico sgradito ad Est senza tuttavia cambiare la sostanza del piano, che sarebbe rimasto di fatto vincolante per tutti.
Nelle previsioni della vigilia questo maquillage lessicale avrebbe permesso al testo di passare, ma a inizio cena si è capito che le cose non sarebbero andate così. Prima il no secco dei paesi dell’Est.
Poi il colpo di scena: l’ex premier polacco Tusk – così raccontavano diverse delegazioni – tradisce la neutralità richiesta dal suo ruolo di presidente del Consiglio europeo e si schiera apertamente con la fronda orientale sposando la causa della volontarietà . Facendo infuriare Juncker.
Un gravissimo scontro istituzionale tra Consiglio e Commissione al termine del quale il lussemburghese apostrofa il collega: “La tua posizione è oltre le tue competenze, io vado avanti da solo”. Allusione al fatto che la proposta avanzata a maggio da Bruxelles può comunque passare a maggioranza dei governi.
Anche la Merkel e Hollande sono furiosi. Renzi con toni pacati è durissimo nei contenuti: “Se non siete d’accordo con 40mila migranti non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea di Europa tenetevela pure, o c’è solidarietà o non fateci perdere tempo”.
Il fronte dell’Est non vuole alcuna forma di obbligo, nemmeno implicito, sulla ripartizione dei migranti. I toni di voce sono sempre più alti, vola qualche parola pesante. Anche il “ministro degli Esteri” dell’Unione, Federica Mogherini, interviene dicendo che “se non siamo capaci di dividerci i migranti non siamo la grande Europa che può negoziare in giro per il mondo”.
Intorno alle undici di sera, terminato il dessert, la riunione viene sospesa per una trentina di minuti in modo da raffreddare gli animi e gli sherpa di Tusk tirano fuori una nuova bozza.
“Inaccettabile”, scandiscono Renzi, Juncker e la Merkel tornando al tavolo negoziale. Le ex quote sono su base puramente volontaria e il meccanismo deve passare per consenso: significa depotenziarne del tutto la base giuridica e non permettere a luglio ai ministri degli Interni la minaccia della prova di forza del voto a maggioranza per superare la minoranza di blocco.
Il che spiega l’irritazione di Juncker, che aveva fiutato la trappola. Renzi risponde a un durissimo intervento della presidente lituana Dalia Grybauskaite: “Non accetto questa discussione meschina ed egoista, o fate un gesto anche simbolico o l’Italia può permettersi di fare da sola, è l’Europa che non può permetterselo”.
Lo scontro si protrae nella notte. Alla fine arriva il compromesso. Bizantino.
I ninistri degli Interni a luglio decideranno a maggioranza qualificata la ripartizione dei 40mila, ma le quote per paese saranno riscritte da Commissione e presidenza del Consiglio Ue e verranno adottate per consenso.
Salta la volontarietà scritta esplicitamente ma c’è un richiamo alle conclusioni del summit del 23 aprile, quello convocato dopo la strage di 900 migranti nel Canale di Sicilia, nelle quali si parlava di volontarietà .
“Però si sono impegnati tutti a starci”, spiega una fonte europea. Tranne Ungheria e Bulgaria, che hanno ottenuto di sfilarsi dal meccanismo come Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca che possono farlo grazie allo storico opt out su Schengen e migrazione.
Il via libera arriverà dai ministri il 9 luglio e il meccanismo sarà operativo dopo l’estate.
Almeno questa è la speranza che si respirava in questa calda notte di Bruxelles.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)
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