Ottobre 12th, 2010 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI SERGIO RIZZO SUL “CORRIERE DELLA SERA”: CONCESSA AI DIRIGENTI DELLO STATO LA POSSIBILITA’ DI PROCEDURE RISERVATE… LA NORMA “NASCOSTA” NELLA MANOVRA FINANZIARIA… I DUBBI DELL’AUTHORITY, IL BLUFF DI CALDEROLI
Con una fantasia degna di Charles Perrault, l’autore della celebre fiaba di Pollicino, nella manovra economica di questa estate è comparso un bel grimaldello per aggirare le gare pubbliche.
Il sistema è semplice: d’ora in poi i dirigenti «generali» dello Stato, per intenderci quelli più alti in grado come i capi dipartimento, potranno dichiarare «segreti» gli appalti e le forniture di beni e servizi per la pubblica amministrazione.
Gli basterà fornire un motivo plausibile.
Il ricorso alla «segretazione» delle opere e dei contratti pubblici è diventata un’abitudine sempre più frequente.
Ci sono ragioni di sicurezza, certamente, che riguardano per esempio gli apparati di polizia, gli 007, alcuni settori militari.
Spesso, però, la scusa serve a imboccare scorciatoie immotivate.
Qualcuno sa spiegare perchè i lavori di ristrutturazione di un palazzetto del Senato che dovrebbe ospitare uffici degli onorevoli, come quello di largo Toniolo, a Roma, debbano essere eseguiti con procedure «segretate»?
O perchè i cittadini italiani non possano conoscere i particolari del contratto per i vaccini contro l’influenza A che ci sono inutilmente costati oltre 180 milioni di euro, contratto dichiarato «segreto», come ha stigmatizzato la Corte dei conti?
La verità è che questa corsia preferenziale consente di evitare le gare ordinarie e aggirare vincoli ambientali e paesaggistici.
Per non parlare dei controlli: le opere «segretate» non sono sottoposte alla vigilanza dell’authority.
Non è un caso che quando quella norma era in discussione in Parlamento, l’autorità per i contratti pubblici allora presieduta da Luigi Giampaolino non mancò di manifestare la propria preoccupazione.
E non perchè l’idea di trasferire dalla politica all’amministrazione la responsabilità di stabilire se un certo appalto necessita della segretezza sia campata per aria.
Anche se poi, com’è intuibile, iniziative del genere difficilmente verrebbero assunte senza l’avallo politico.
Il fatto è che, senza uno strumento che consenta di tenere sotto controllo questa delicatissima materia, questo potrebbe amplificare a dismisura un fenomeno che ha già suscitato, per le sue degenerazioni, l’attenzione dell’Unione europea, dove si sta preparando qualche contromisura.
Che però non potrà purtroppo risolvere un altro grosso problema: quello della trasparenza di leggi come questa.
E qui entrano in gioco Pollicino e le sue molliche di pane.
La norma che consente ai dirigenti generali dello Stato di «segretare» i contratti pubblici è il comma 10 dell’articolo 8 del decreto legge 78/2010 convertito nella legge 122 del 30 luglio scorso.
Dice così: «Al fine di rafforzare la separazione fra funzione di indirizzo politico-amministrativo e gestione amministrativa, all’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dopo la lettera d), è inserita la seguente: d bis) – adottano i provvedimenti previsti dall’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, e successive modificazioni». Impossibile capirci qualcosa, senza seguire le molliche.
Prima mollica: il decreto legislativo 165 del 2001 è quello che stabilisce i poteri dei «dirigenti di uffici dirigenziali generali».
Seconda mollica: il decreto legislativo 163 del 2006 altro non è che il codice degli appalti nel quale si disciplina la «segretazione» delle opere e dei contratti.
Chiaro, no? Tanto valeva «segretare» pure la legge…
Andrebbe ricordato che nel giugno del 2009, più di un anno prima che sulla Gazzetta ufficiale venisse pubblicato questo incomprensibile obbrobrio, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, apprestandosi a incendiare pubblicamente una pira di migliaia di leggi «inutili», aveva fatto approvare una norma intitolata: «Chiarezza dei testi normativi».
Così tassativa, secondo lui, da non lasciare margini di manovra ai mandarini della burocrazia nostrana.
Lì dentro è detto che quando si cambia o si sostituisce una legge è obbligatorio indicare «espressamente» ciò che viene cambiato o sostituito.
È previsto pure che quando un provvedimento contiene un «rinvio ad altre norme contenute in disposizioni legislative» (esattamente come nel caso che qui si sta raccontando) si debba anche indicare «in forma integrale, o in forma sintetica e di chiara comprensione» il testo oppure «la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento».
Si stabilisce, infine, che le disposizioni sulla chiarezza dei provvedimenti «non possono essere derogate, modificate o abrogate se non in modo esplicito». Pensate se non avessimo una norma del genere…
Come l’avrebbero scritto quel comma contenuto nella manovra economica? In etrusco, meroitico o rongo-rongo?
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile
DEI 5 PUNTI INDICATI DAL PREMIER, AGLI ITALIANI INTERESSA IL FISCO, SOLO ALL’ULTIMO POSTO IL FEDERALISMO…IL PDL SCENDE AL 29%, GIOVANI E MERIDIONALI LO ABBANDONANO… TRA CHI NON HA ANCORA DECISO SE E CHI VOTARE, BEN L’81% E’ DELUSO DAL GOVERNO E DAL PREMIER…IL 53% DEGLI ITALIANI NON CREDE PIU’ ALLE FUTURE PROMESSE.
L’ultima conferma, dalle colonne del “Corriere della Sera”, è arrivata
dall’Osservatorio di Renato Mannehimer: i consensi del governo sono scesi ormai al 30%.
I cinque punti che Berlusconi ha indicato come priorità (tasse, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza, federalismo) costituiscono un programma ampio, sulla cui realizzazione però molti nutrono dubbi.
Dei cinque punti, il fisco è quello più sentito dagli elettori, ultimo il federalismo.
È certo, tuttavia, che Berlusconi ha, in questo momento, necessità di imprimere nuova linfa all’azione dell’esecutivo.
Non solo in relazione agli equilibri politici interni, quanto per frenare il declino di consensi per l’operato del governo, in atto ormai da mesi e che ha portato a una forte contrazione del seguito per il Pdl, attestatosi in questi giorni attorno al 29%.
Se si domanda agli italiani «come valutate l’operato complessivo del governo fino a questo momento?», solo meno di un terzo (30%) risponde in modo positivo, mentre quasi tutti i restanti esprimono un giudizio critico.
È significativo il fatto che, su questo argomento e diversamente da quanto accade per tante altre questioni politiche, quasi tutti manifestano un’opinione e le risposte «non so» sono pochissime (2%).
I consensi per il governo sono in misura simile a quanto rilevato a inizio luglio (31%), ma sensibilmente inferiori a quanto emerso nei mesi precedenti: a marzo erano 39%, a giugno erano 33%.
Segno che la crisi crescente di fiducia verso l’esecutivo è ancora in atto. Naturalmente, essa non si presenta con la stessa intensità nelle varie categorie di cittadini.
Esprimono maggior disagio i giovani fino a 24 anni e i residenti nel Meridione (che vedono con più timore il federalismo). Nonchè, ovviamente, gli elettori del centrosinistra, tra i quali i giudizi critici superano l’84%.
Ma anche tra i votanti per i partiti di maggioranza c’è una considerevole area di insoddisfazione, che oltrepassa un quarto di questi ultimi.
E, ancora, si registra una pericolosa prevalenza (81%) di delusi dall’attività di governo nel settore cruciale degli indecisi sul partito (e, spesso, sullo schieramento) da votare alle prossime eventuali elezioni.
Tutto ciò comporta perplessità sulla effettiva capacità del governo di fare le riforme promesse.
Solo sei mesi fa la maggioranza degli italiani (58%) dichiarava di credere comunque all’attuazione di queste ultime.
Oggi, questa posizione è espressa dal 44%, mentre la gran parte degli intervistati (53%) si dice incredula sulla realizzazione.
Anche in questo caso, lo scetticismo è presente, in misura minoritaria (19%), nell’elettorato di centrodestra e, in maggioranza (67%), tra gli indecisi. Restano comunque diffuse le aspettative che qualcosa si realizzi.
Esse riguardano tutte e cinque le tematiche proposte da Berlusconi.
C’è tuttavia una graduatoria di priorità attribuita dagli italiani.
Essa vede primeggiare la questione fiscale e l’attesa della riduzione delle tasse, già oggetto più volte del programma elettorale del centrodestra e ribadita dal presidente del Consiglio anche nelle sue ultime dichiarazioni. Seguono la riforma della giustizia, il Mezzogiorno e la sicurezza, mentre il federalismo fiscale, pur reputato importante, si colloca in una posizione di minore urgenza percepita dalla popolazione, specie tra i residenti al Sud.
Insomma, gli italiani si mostrano fortemente scettici che qualcosa si riesca a fare.
Il fatto che Silvio, dalla dacia di Putin, dichiari che il calo di consensi del partito sia colpa del Pdl, non certo sua o del governo, dimostra come ormai abbia perso la bussola politica del nostro Paese.
Continuare ostinatamente con arroganza e presunzione, senza la minima autocritica, a perseguire solo leggi personali, non fa che allontanare sempre più questo governo dalle istanze degli italiani.
Che hanno bisogno di riforme sociali e solidali, non di egoismi e divisioni, di legalità non di impunità , di etica politica non di cattivi maestri, di rispetto e confronto, non di dossieraggi.
E di premier che non continuino ad andare allegramente a pesca con Putin mentre quattro giovani vite italiane sono stroncate in Afghanistan.
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Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile
L’11 OTTOBRE RIPRENDE IL PROCESSO DAVANTI ALLA CORTE DEI CONTI CHE RECLAMA 92 MILIARDI DI EURO TRA SOLDI NON VERSATI E AMMENDE COMMINATE ALLE DIECI CONCESSIONARIE…. ORA QUESTE MINACCIANO DI NON PAGARE LA SECONDA RATA DELLA NUOVA CONCESSIONE SULLE VIDEOLOTTERY SE IL DEBITO PREGRESSO NON VIENE ANNULLATO… LA ATLANTIS DEVE 30 MILIARDI
L’11 ottobre riprende il processo per la maxi sanzione di 92 miliardi di euro comminata dalla Corte dei Conti alle dieci concessionarie italiane che hanno gestito le slot machine nei loro primi anni di vita.
Come ricorderete, l’accusa si basa sul fatto che per anni queste agenzie non avevano provveduto a collegare i terminali delle macchinette agli organi ministeriali di controllo, determinando così una evasione fiscale miliardaria della quota spettante allo Stato che, sommata alle ammende previste, aveva portato la Corte dei Conti a quantificare il dovuto in complessivi 92 miliardi di euro.
Il merito di aver portato a galla l’inghippo è stato di due giornalisti genovesi del “Secolo XIX”, Menduni e Sansa, e la notizia venne poi ripresa anche da “Striscia la notizia”.
In parlamento vi sono già stati un paio di tentativi, ai tempi di Visco, di insabbiare il tutto, in quanto dietro a molte di queste concessionarie vi sarebbero degli uomini (e degli interessi) di partiti politici.
Grazie all’opera di denuncia e controinformazione dei due giornalisti, i tentativi sono stati finora bloccati, ma gli interessi nascosti stanno per riemergere.
Le concessionarie di slot machine erano riuscite infatti a far sospendere il processo davanti alla Corte dei Conti, sollevando un problema di competenza.
Ma la Cassazione ha dato ragione ai giudici contabili, parlando chiaramente di “spreco di molteplici risorse finanziarie pubbliche impiegate inutilmente”. Ora la data del processo è fissato per l’11 ottobre e tra le concessionarie si fa strada il timore di dover pagare davvero.
E che bella pensata hanno avuto?
Dato che devono pagare allo Stato la seconda rata di una nuova concessione, quella sulle videolottery, gli apparecchi di nuova generazione che elargiranno fino a 500.000 euro di premi, minacciano di non pagare se non arriverà una sanatoria per i 92 miliardi.
Maurizio Ughi, numero uno di Snai è stato chiaro: “la vicenda delle maxi multe si deve risolvere in una bolla di sapone: è impensabile che quelle somme siano esigibili, il loro pagamento comporterebbe l’azzeramento del mercato”
Ora, vi immaginate un cittadino normale che si reca agli uffici del fisco e dica:: “siccome non mi avete risolto il problema delle tasse che non ho pagato in passato, non intendo pagarvi neanche quelle future”?
Dato che è provato che a suo tempo non sono stati versate allo Stato le quote di competenza degli incassi delle slot machine, fermo restando che si potrà anche discutere sulla quantificazione delle ammende, ci chiediamo che cosa si potrebbe obiettare di fronte a tale sfrontatezza.
Di quali protezioni godono queste concessionarie?
Di quali appoggi politici?
Ricordiamo che solo la società Atlantis deve 30 miliardi.
Sapete di chi era a suo tempo l’amministratore di tale società ?
Prima della sua elezione in Parlamento, il legale rappresentate di Atlantis in Italia era Amedeo Laboccetta, habitueè di St.Lucia, in affari con James Walfenzao, il broker di Atlantis e delle società Primtemps e Timara, proprietarie della casa di Montecarlo ex An.
E viene da chiedersi come mai Labocetta, qualche mese fa, sia passato tra i falchi berlusconiani dopo una vita in An e una amicizia personale con Fini.
Tanti lati oscuri si intrecciano: vuoi vedere che arriva davvero una sanatoria per le concessionarie?
E pensare che solo la metà della cifra contestata corrisponderebbe a due manovre finanziarie.
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Settembre 4th, 2010 Riccardo Fucile
L’84% DEI PRECARI SENZA ALCUNA TUTELA: SOTTRATTI OTTO MILIARDI ALLA SCUOLA PUBBLICA… LA PROPOSTA DEL FINIANO VALDITARA: ASSUMERE 20.000 PRECARI L’ANNO, DANDO POSSIBILITA’ AI DOCENTI DI ANDARE IN PENSIONE A 58 ANNI, CON LIQUIDAZIONE BLOCCATA PER DUE ANNI E A COSTO ZERO
L’onorevole Stracquadanio ha mai incontrato un insegnante?
Ha mai parlato con uno di loro per capire quali siano le esigenze della scuola, dei docenti e degli alunni?
Sembrerebbe proprio di no stando a come ha definito nei giorni scorsi i precari che protestavano contro i tagli e chiedevano una soluzione alla questione del precariato.
Secondo lui, i manifestanti sarebbero stati dei finti precari, dei militanti politici. Chissà come mai davanti a questioni reali, a richieste concrete si preferisca spostare l’attenzione, eludere, sminuire e bollare.
E il ministro Gelmini, a pochi giorni dalla riapertura delle scuole, pensa di poter dare risposte quantomeno esaustive a migliaia di insegnanti in attesa di collocazione?
Il cosiddetto decreto salva-precari tanto sbandierato, infatti, tutelerebbe soltanto il 16 per cento dei docenti che lo scorso anno hanno avuto una supplenza e il 5 per cento del personale Ata.
E tutti gli altri? Che destino avranno?
Come è possibile costruire una scuola migliore se poi le vengono sottratti otto miliardi?
Perchè il ministro Tremonti ha deciso di non prendere in considerazione la proposta di Giuseppe Valditara?
Il senatore da tempo propone di risolvere il problema degli insegnanti precari con l’assunzione di 20.000 persone ogni anno.
Le risorse, si dirà , il problema è sempre lì.
Le risorse si troverebbero se si desse agli insegnanti la possibilità di andare in pensione a 58 anni e bloccandone la liquidazione per due anni, visto che secondo il ministro dell’Economia per un biennio non ci sarebbero le risorse per la liquidazione dei pensionandi.
I costi di questa operazione non andrebbero a gravare ulteriormente sulle casse, se si pensa che oggi i docenti assunti con contratto a termine nel periodo di disoccupazione percepiscono un assegno.
E non è da trascurare nemmeno il fatto che lo stipendio di un neoassunto è più basso di quello di un insegnante di lungo corso.
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Agosto 28th, 2010 Riccardo Fucile
RAGAZZI DISABILI CHE AVRANNO MENO ORE DI SOSTEGNO, CLASSI CHE SFIORANO I 30 ALUNNI…SONO 120.000 I SUPPLENTI IN ATTESA DI UN INCARICO A TEMPO DETERMINATO, PENALIZZATO IL MERIDIONE… LE OPERAZIONI DI NOMINA IN GRANDE RITARDO… LA SCUOLA PUBBLICA NON PUO’ VIVERE DI TAGLI
Le proteste nel mondo della scuola si moltiplicano e si estendono in tutta Italia. I tagli
agli organici stanno mettendo in ginocchio migliaia di famiglie, soprattutto al Sud.
Una situazione che rischia di scoppiare proprio con l’avvio dell’anno scolastico e con l’apertura delle scuole.
La prima protesta è scoppiata dopo Ferragosto a Palermo, con uno sciopero della fame.
Il numero dei precari della scuola che, anche dopo un decennio, dovranno dire addio all’incarico e allo stipendio non è ancora noto con precisione, ma si parla di 15/20 mila unità in meno rispetto allo scorso anno.
A Caltanissetta è stata occupata la sede dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex provveditorato agli studi).
Insegnanti e personale Ata precario intendono proseguire la protesta a tempo indeterminato.
In tre anni, nella sola provincia nissena, sono spariti più di mille posti.
Dopo un incontro con i sindacati, i supplenti romani intendono chiedere a loro volta un aumento dei posti assegnati dal ministero e, in caso contrario, si dichiarano pronti a occupare la sede del provveditorato agli studi di Roma.
Nelle scuole della provincia, spiegano i precari, per tagliare più posti possibile, le classi sono state riempite a dismisura.
In parecchi casi si sfiorano i 30 alunni. Un trend che ormai prosegue da alcuni anni.
Negli ultimi due, la popolazione scolastica è cresciuta di 50 mila alunni, ma le classi sono in calo di 6 mila unità .
E per il prossimo anno si prevede un ulteriore incremento di alunni e ancora un taglio delle classi.
Alla protesta di chi ha perso il lavoro potrebbe presto aggiungersi quella dei genitori dei bambini disabili. Continua »
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Agosto 21st, 2010 Riccardo Fucile
CI SONO VOLUTI 24 MESI AL GOVERNO PER PUBBLICARE LA LEGGE SULLA GAZZETTA UFFICIALE….VALIDO PER LA PRIMA CASA, COPRIRA’ I COSTI BUROCRATICI E PERMETTERA’ DI SOSPENDERE IL PAGAMENTO DELLE RATE PER 18 MESI
Giaceva da due anni in qualche misterioso cassetto ministeriale, ora finalmente è
approdato sulla Gazzetta Ufficiale, con tanto di istruzioni e funzioni: parliamo del Fondo di solidarietà per la prima casa.
A disposizione vi sono 20 milioni di euro: il fondo, gestito da un’apposita società , prevede la sospensione delle rate del mutuo della prima casa fino a 18 mesi e la copertura totale delle spese burocratiche (procedure bancarie e oneri notarili).
Ci sono voluti ben 24 mesi e persino uno sciopero della fame della presidente delle Federcasalinghe per far arrivare il provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale.
Chi potrà usufruirne?
Il reddito Isee non dovrà essere superiore a 30.000 euro e il mutuo non dovrà essere sopra i 250.000 euro e in ammortamento da almeno un anno.
La casa inoltre non deve rientrare nella categoria delle abitazioni di lusso e deve essere l’indirizzo principale in cui il beneficiario vive al momento della domanda.
Il richiedente deve poi anche dimostrare di non essere in grado di provvedere al pagamento del mutuo.
L’aiuto è previsto per chi ha perso il lavoro, per chi ha avuto un lutto in famiglia, per chi è costretto ad affrontare spese mediche superiori a 5.000 euro annui.
Si potrà contare sul beneficio anche nel caso in cui vi sia stato un aumento della rata del mutuo a tasso variabile di almeno il 25%. Continua »
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Agosto 8th, 2010 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA NEANCHE I SOLDI PER I RINNOVI: DALLE QUESTURE E DALLE PREFETTURE ARRIVA L’ S.O.S….A FINE LUGLIO VIA GLI INTERINALI, A FINE ANNO GLI ASSUNTI COI CONTRATTI A TEMPO… DIETRO GLI SPORTELLI TORNERANNO 1.300 AGENTI SOTTRATTI QUINDI AL SERVIZIO
L’allarme circola da giorni tra prefetture e questure di mezz’Italia: “Senza di loro, saltano gli Sportelli unici”.
A rischio sono i precari assunti per le pratiche dell’immigrazione: 1.300 lavoratori a tempo determinato o interinali.
Un esercito di impiegati, alle prese ogni giorno con domande per sanatorie, decreti flussi, ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno.
Tutti in scadenza, però: a fine luglio via gli interinali, a fine anno i contratti a tempo determinato. Il governo esclude la stabilizzazione.
Le conseguenze? La paralisi burocratica, a meno di non togliere altrettanti agenti di polizia dalle strade e metterli dietro agli sportelli.
A mandare avanti gli Uffici immigrazione delle questure e gli Sportelli unici delle Prefetture sono infatti da anni i lavoratori precari.
La prima infornata avvenne nel 2003: per sveltire le pratiche della grande sanatoria seguita alla legge Bossi-Fini, vennero reclutati 650 lavoratori interinali.
Dopo tre anni e mezzo di rinnovi, nel 2007 arrivò il concorso per 650 contratti a tempo determinato.
Ora, dopo una proroga di un anno, il 31 dicembre 2010 tutti questi lavoratori scadranno: un incubo per loro e per gli oltre quattro milioni e mezzo di “nuovi italiani” che si affidano ogni giorno al loro lavoro.
Non solo.
L’8 gennaio 2010, il Viminale ha aperto le porte ad altri interinali: 650 nuovi impiegati, reclutati dall’agenzia GI Group e affiancati da quest’anno ai 650 precari di lungo corso, nelle prefetture più gravate dal lavoro. Continua »
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