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UN DEPUTATO PASSA DAL PDL AI FINIANI: “IL MIO CUORE E IL MIO CERVELLO MI HANNO IMPOSTO DI VENIRE”

Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile

LUIGI MURO PASSA A FUTURO E LIBERTA’: “LA MIA NON E’ CERTO UNA SCELTA DI CALCOLO, FORSE NON VERRO’ RIELETTO DEPUTATO, MA NON MI IMPORTA UN BEL NULLA: NON L’HO FATTO FINO A 50 ANNI, POSSO ANCHE NON FARLO PIU'”

Luigi Muro lascia il Pdl e passa a Fli.
E’ questa la sorpresa della prima assemblea nazionale di Futuro e Libertà  a Roma.
Il deputato napoletano è subentrato alla Camera al posto del dimissionario Domenico De Siano che ha optato per l’incarico di consigliere regionale in Campania.
Il gruppo di Fli a Montecitorio torna così a quota 29 parlamentari anche se sul numero definitivo pesa il ritorno di Giulia Cosenza nel Pdl, annunciato nelle scorse settimane ma non ancora formalizzato.
‘Come dice il presidente Fini, ora inizia una traversata a piedi nel deserto – dice Muro dal palco dell’assemblea – Ho voluto parlare con il presidente Berlusconi, i coordinatori, i capigruppo ed il coordinatore regionale. A tutti ho detto che non intendevo proseguire e che la mia è una scelta non di mero calcolo, ma di riflessione politica”.
“Al cuore non si può comandare – sottolinea Muro – Il mio cuore ed il mio cervello mi hanno imposto di venire in Fli. Non so se sarò rieletto deputato ma non l’ho fatto fino a 50 anni posso anche non farlo più”.
“Sono un umile rappresentante di una classe dirigente del Sud che non vuole prebende   – conclude – contraria alla nascita di tanti piccoli partiti nel Mezzogiorno”.

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LA VERITA’ SULLA BEFFA DEL TRICOLORE AL BALCONE DELLA SEDE LEGHISTA A VARESE: POSTA DAI FINIANI LOCALI, RIMOSSA DAI PIRLA SECESSIONISTI

Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile

AREA DESTRA DI FLI RIVENDICA LA PROVOCAZIONE: “VOLEVAMO VEDERE LA REAZIONE DELLA DIRIGENZA LEGHISTA”…”CI SONO CASCATI: RIMUOVENDOLA IL GIORNO DOPO, HANNO SOLO DIMOSTRATO DI ESSERE UNA FORZA POLITICA ANTINAZIONALE”… ” PER LORO IL   TRICOLORE E’ UNA VERGOGNA, PER NOI MOTIVO DI ORGOGLIO”

La beffa, nel giorno del tricolore che ha invaso tutta italia, è arrivata nel cuore di Varese, sul balcone della prima sede della Lega Nord (allora solo Lega Lombarda) aperta da Bossi.
Una bandiera tricolore era spuntata a sorpresa giovedì mattina.
E non poteva passare inosservata, poichè è noto (e ampiamente dimostrato in prossimità  della festa per i 150 anni dell’Unità  d’Italia) che i leghisti non sventolano e non espongono il tricolore.
Addirittura una volta Bossi, all’annuale raduno veneziano della Lega, ha invitato una residente che lo aveva esposto a farne un uso che definire improprio è riduttivo.
Insomma, il tricolore appeso al balcone dei «lumbard», accanto a una bandiera della Lega lombarda e a una con il Sole delle Alpi aveva suscitato la curiosità  dei passanti e l’interesse della stampa e dei media.
Tanto più che la sede si affaccia su una piazza dedicata, con tanto di monumento e lapide, ai Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi.
Proprio sotto il balcone del primo piano c’è una targa posta nel secolo scorso e che ricorda quanto fatto in città  da Giuseppe Garibaldi, che combattè anche qui contro gli austriaci, liberando la città .
Numerosi passanti, molti reduci dalla cerimonia dell’alzabandiera in una piazza non distante, avevano scattato foto con i telefonini dalla strada.
I locali del Carroccio erano chiusi ma nel giro di poco i responsabili del Carroccio varesino sono stati avvisati telefonicamente.
Sono arrivati nella sede del partito verso mezzogiorno con comodità  e hanno tolto il tricolore che era stato issato con un’asta alla ringhiera del balcone.
Spiegazione plausibile: qualcuno nella notte aveva raggiunto con una scala il balcone, arrotolato e abbandonato sul pavimento le tre grosse bandiere leghiste da sempre presenti e ha issato il tricolore.
La sostituzione del tricolore il giorno dopo è stata osservata con curiosità  dalla piazza, una donna ha anche urlato: «Vergogna».
Gli esponenti del Carroccio non hanno replicato.
Resta il fatto che in Italia, unico Paese al mondo, un partito di governo che ha giurato fedeltà  alla Repubblica e alla Costituzione e ne percepisce i relativi emolumenti economici, faccia rimuovere la bandiera nazionale e non festeggi l’unità  nazionale.
Cose che solo la finta destra di Berlusconi e cialtroni al seguito avrebbe potuto permettere.
Ma ora la verità  del “blitz notturno” tricolore può essere svelato.
E’ stato operato dal circolo “Area Destra con FLI”, componente di Futuro e Libertà  che ha rivendicato il fatto di aver apposto il tricolore sul balcone della sede della Lega Nord di Varese.
Il tricolore infatti è stato posizionato sul balcone della storica sede della Lega Nord la notte prima della ricorrenza del 150 esimo anniversario dell’Unità  d’Italia.
A compiere lil blitz i varesini Enzo Rosa , Andrea Urso e Luca Lorenzi, responsabili di FLI.
”La nostra è stata una provocazione ,volevamo vedere quale sarebbe stata la risposta dei militanti e dei dirigenti della Lega Nord che di fatto non hanno perso l’occasione per dimostrarsi una forza politica antinazionale. La mattina dopo infatti il segretario cittadino Carlo Piatti ha immediatamente tolto il tricolore come testimonia il video che gira sui siti internet. Per il leghisti la presenza del tricolore sul balcone della loro prima sede in un giorno così importante rappresenta un fatto di vergogna per noi invece esporre il tricolore è un fatto di orgoglio”.

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FINI: “NON C’E’ DITTATURA DEI GIUDICI, BERLUSCONI CERCA IL CAPRO ESPIATORIO”

Marzo 13th, 2011 Riccardo Fucile

“LA COSTITUZIONE NON E’ INTANGIBILE, MA NON SI CAMBIA A COLPI DI MAGGIORANZA”….IL PREMIER AVEVA DETTO CHE “ERA COLPA DI FINI SE NON SI E’ FATTA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA”…PER MOLTI ITALIANI E’ INVECE UN MERITO DI FINI AVER BLOCCATO TROPPE LEGGI AD PERSONAM

All’attacco di Silvio Berlusconi che lo ha accusato di aver ostacolato fin qui la riforma della giustizia, Gianfranco Fini risponde colpo su colpo.
Intervistato a Sky Tg24, il presidente della Camera spiega che il premier «ora ha bisogno di un capro espiatorio e se mi dà  la responsabilità  della mancata riforma, me la prendo. Ma le norme proposte – ci tiene a puntualizzare – non facevano l’interesse generale».
E anche sulla presunta «dittatura dei giudici» il leader di Fli è in disaccordo con il presidente del Consiglio.
«Non credo che in Italia ci sia, nè dei giudici nè dei magistrati», precisa.
Fini, in realtà , spiega di apprezzare il testo di riforma della giustizia elaborato dal governo. «Non è ad personam ed è la ragione per cui io condivido la posizione di chi ha detto in Parlamento, senza pregiudizi, si discuta e vediamo di che cosa si tratta».
Per il presidente della Camera infatti «le riforme vanno fatte anche se bisogna capire con quale spirito e bisogna capire cosa si intende quando si dice riformiamo la giustizia».
Anche sulle eventuali modifiche alla Costituzione, il numero uno di Futuro e Libertà  appare possibilista. ma il suo avvertimento è chiaro: la Carta non è intangibile, ma non si cambi a colpi di maggioranza.
Un passaggio della sua intervista, Fini lo dedica alle spaccature all’interno di Futuro e Libertà . minimizzando.
«Ci sono sensibilità  diverse – ammette – ma non mi appassiona nè il dibattito tra falchi e colombe nè la ricerca del compromesso ad ogni costo».
Quanto alla situazione in Libia e a Muammar Gheddafi, il presidente della Camera non usa mezzi termini: il Raìs «è un pazzo sanguinario, mi rifiuto di commentare le sue minacce, auspico solo che la comunità  internazionale faccia seguire alle intenzioni i fatti».
«Sicuramente c’è il rischio di conseguenze gravi sui flussi migratori – aggiunge il leader di Fli – ma sarebbe guardare al dito e non alla luna pensare solo a questo e non al cambiamento storico dei paesi del Magreb, paragonabile al crollo del Muro dell’89».

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INTERVISTA A FABIO GRANATA: “ECCO PERCHE’ OGGI SFILO PER COSTITUZIONE”

Marzo 12th, 2011 Riccardo Fucile

“LA MANIFESTAZIONE L’ABBIAMO ORGANIZZATA ANCHE NOI: CI SARANNO ANCHE FLAVIA PERINA, ANGELA NAPOLI E FILIPPO ROSSI”… “STO MEGLIO CON I NUOVI AMICI CHE CON CERTE PERSONE DI FLI”

«Sì, vado in piazza, la manifestazione l’abbiamo organizzata anche noi. Ci saranno anche Flavia Perina, Angela Napoli, Filippo Rossi».
Fabio Granata, oggi sfilerà  a difesa della Costituzione con bel po’ di popolo della sinistra.
Ogni sigla, il marchio dell’antiberlusconismo doc: Articolo 21, Libertà  e Giustizia, Tavolo della pace, Emergency, e pure l’Anpi.
Granata, nessun imbarazzo per uno di destra?
Assolutamente no. E lo dico da uomo di destra. La Costituzione rappresenta il tessuto connettivo della nazione, un patrimonio immateriale simboleggiato dalla bandiera, un insieme di valori che sono la precondizione della politica e dello stare assieme. È giusto che questi valori siano condivisi.
Da destra e sinistra.
Sì. Guardi, a qualcuno fa comodo strumentalizzare la manifestazione per parlare di santa alleanza. Allora sgombriamo il campo: quell’ipotesi non è attuale, visto che la situazione è cambiata. Noi vogliamo costruire la destra repubblicana, costituzionale, legalitaria ed europea che non si riconosce più nel berlusconismo.
Sarà  tramontata la santa alleanza, ma se la Costituzione va difesa qualcuno la offende.
La offende chi alimenta lo scontro istituzionale, chi attacca la magistratura, chi non riconosce l’unità  nazionale, i suoi simboli, la sua festa, chi asseconda questi segnali inquietanti di disfacimento.
Cioè Berlusconi e la Lega. E la giustizia?
Appunto, la manovra è chiara: è diventata una priorità  per coprire gli scandali e il processo di Milano. E per non far discutere il paese delle vere priorità , dallo sfascio della scuola a quello della cultura. Diciamo che della riforma non se ne sentiva il bisogno.
Questo è già  un voto contrario.
Discuteremo, ma emerge una volontà  punitiva su alcuni punti, dall’obbligatorietà  dell’azione penale alla riforma della polizia giudiziaria. Si tratta di norme che non possono non vederci contrari. E poi Berlusconi lo ha detto chiaramente che vuole i pm col cappello in mano di fronte ai giudici. Questo per uno di destra è inaccettabile. Domando, a chi si professa di destra: Paolo Borsellino doveva bussare col cappello in mano, essere sottomesso? Per non parlare, sempre a proposito di destra, delle frasi su tangentopoli.
Parliamone.
Cosa ne pensano Ignazio La Russa e i leghisti della difesa dei ladri? Lo so anche io che quel processo storico ebbe eccessi. Ma ci fu una questione morale gigantesca, che non si può rimuovere ora all’insegna del qualunquismo, dell’impunità , della vergognosa operazione Montecarlo che mira a far passare il messaggio «tutti sono uguali e tutti rubano alla stessa maniera», come cantava De Gregori.
Mi pare che non si è dimesso da falco.
No, non mi sono dimesso. E non perchè io sia un Pierino fondamentalista. Ma perchè anche se siamo in una fase diversa rispetto a qualche tempo fa, io non rinnego quello che abbiamo fatto. Senza radici non c’è futuro e le nostre radici sono lo scontro nel Pdl sulla legalità , quando Fini con un gesto ha messo in discussione una vita politica. Quello spirito resta: noi siamo nati nel conflitto col berlusconismo.
E sui valori siete più vicini alla sinistra.
Sui temi di fondo di difesa delle regole c’è più assonanza col centrosinistra, anche se siamo alternativi. Tuttavia è evidente che c’è un rispetto reciproco, che non viene contemplato da chi considera la politica l’abbattimento del nemico di turno.
Mai alleanze a sinistra?
Noi siamo impegnati a costruire la destra. Al momento del voto vedremo con questa legge elettorale che fare.
Le colombe Urso e Ronchi oggi fanno una corrente.
Dico due cose, senza polemiche. Primo: il pluralismo è una ricchezza, ed è un bene discutere. Secondo: fino a Milano tutti questi distinguo non ci sono stati nè sulla sfiducia nè sulla prospettiva. E aggiungo: al congresso non si è manifestato un solo dissenso. Mi auguro che non prevalga l’insoddisfazione da organigramma.
Dica la verità , sta costruendo la sinistra del terzo polo…
Non scherziamo. Sono d’accordo con Adornato ad andare oltre il Novecento. Scriva piuttosto che nel terzo polo sto benissimo, con i nuovi compagni di viaggio si parla meglio che con alcuni dei nostri.

(da “Il Riformista“)

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IL CORAGGIO DI FARE DA SOLE: LETTERA APERTA DI GIULIA BONGIORNO

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

LE DONNE DEVONO DIVENTARE PROTAGONISTE PER FERMARE IL DECLINO DEL PAESE…PARAFRASANDO IL TITOLO DEL ROMANZO “UN GIORNO QUEL DOLORE SARA’ UTILE”, SI PASSERA’ DALLE CARRIERE FAVORITE DAI   BUNGA BUNGA ALLA SELEZIONE PER MERITO, ALLA GIUSTIZIA UGUALE PER   TUTTI, ALLA FINE DI OGNI DISCRIMINAZIONE, ALLA TUTELA DEI DIRITTI

Di fronte al declino morale, politico e sociale che caratterizza oggi il nostro Paese, molti invocano   –   come “indifferibile”   –   un rinnovo della classe dirigente.
La soluzione più immediata con la quale si immagina di venire incontro a questa diffusa esigenza di rinnovamento è il ricambio generazionale: volti giovani, selezionati con criteri rigorosamente meritocratici, al posto di quelli anziani.
Tuttavia questo ricambio, in sè auspicabile, sarebbe insufficiente: svecchiare su base meritocratica oggi non basta.
Oggi serve anche altro.
Perchè tra il passato e oggi c’è il caso Ruby, che ha cambiato profondamente le donne italiane: non sono più disposte a sopportare le umiliazioni, nè ad accettare la subdola tecnica della minimizzazione, ovvero il ridimensionamento delle anomalie di cui sono vittime.
Lo stesso premier continua a citare pubblicamente il bunga bunga con un sorriso sulle labbra che sarebbe inspiegabile, incomprensibile, se non fosse diretto a suscitare l’indulgenza, quando non la complicità  e l’applauso, di chi lo ascolta.
Probabilmente, con il preciso scopo di trasformare nell’ennesima barzelletta quell'”opzione harem” che non è in grado di giustificare.
Subire passivamente la tecnica della minimizzazione, lasciando che il tempo sbiadisca la vergogna, sarebbe un errore gravissimo, per gli uomini come per le donne.
Al contrario, il caso Ruby deve rimanere scolpito nella memoria di tutti come un monito, un exemplum in negativo dal quale prendere le distanze con sdegnata fermezza e che ci aiuti a orientare le nostre scelte.
Se le donne vogliono scongiurare il ripetersi di una umiliazione così rovinosa è necessario che si facciano promotrici e protagoniste di una trasformazione culturale rivoluzionaria il cui primo traguardo è una presenza più consistente delle donne stesse all’interno della classe dirigente: alla guida del paese, alla testa delle aziende, ai vertici delle istituzioni culturali e dei media.
Soltanto quando ricopriranno ruoli di potere, questa trasformazione potrà  compiersi davvero.
In quel momento, tutto il peggio subìto dalle donne nel corso della storia diventerà  una faretra di frecce al loro arco.
Nessuno come loro, abituate da sempre a faticare il doppio per realizzare i loro desideri e raggiungere i loro obiettivi, costrette a inventarsi un giorno dopo l’altro una strategia di sopravvivenza tra casa e luogo di lavoro, chiamate continuamente in causa da compagni, mariti, figli, genitori, che richiedono cure e attenzioni, è in grado di ascoltare, riflettere, mediare.
Di trovare soluzioni anteponendo il bene comune al proprio.
E allora, parafrasando il titolo di un bel romanzo uscito qualche anno fa, “un giorno, quel dolore sarà  utile”.
Si assisterà  all’esito naturale di un processo che ha già  preso avvio e che deve realizzarsi in maniera sempre più consistente, ampia e diffusa: i sacrifici sostenuti dalle donne per affermarsi impediranno loro di usare i festini hard come criterio di selezione della classe dirigente e le spingeranno a ricercare e a distinguere, costantemente, il merito; le discriminazioni patite le indurranno a rifiutare leggi ad personam e le guideranno nella formulazione di norme che assicurino una giustizia uguale per tutti, mentre l’assenza di forme di tutela legislativa che le ha penalizzate in passato le condurrà  a rispettare, sempre, anche le leggi non scritte; e le contestazioni con le quali si sono ribellate ai soprusi e alle ingiustizie le porteranno ad accogliere le critiche come contributi costruttivi, anzichè a respingerle per partito preso come forme di insubordinazione fini a se stesse.
D’altro canto, dal momento che alle donne non è mai stato perdonato niente e i loro errori li hanno sempre pagati cari, se sbaglieranno sapranno lasciare il comando immediatamente – di certo, comunque, prima che qualcuno invochi le loro dimissioni.
E infine, dato che non dimenticheranno il caso Ruby, rifiuteranno come ripugnante la sola idea di usare il loro potere per risolvere questioni private.
Ecco perchè le donne devono avere il coraggio di pretendere di essere protagoniste.
Ma devono pretenderlo subito e non aspettare un imprecisato futuro in cui si realizzeranno le condizioni adatte.
Non c’è tempo per aspettare e soprattutto è inutile illudersi: nessuno creerà  quelle condizioni, nessuno agevolerà  l’ascesa delle donne, nessuno offrirà  loro quelle chances.
Le donne devono fare tutto da sole.
Ma sono abituate anche a questo.

Giulia Bongiorno

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“IL FUTURISTA” AVRA’ SPIRITO CORSARO E SARA’ CONTRO CHI CI VUOLE NORMALIZZATI

Marzo 10th, 2011 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA SETTIMANA VEDRA’ LA LUCE IL NUOVO CONTENITORE ON LINE DI FILIPPO ROSSI CHE PRENDERA’ IL POSTO DI FAREFUTUROWEB… LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA INIZIATIVA

Il futurista, che “vedrà  la luce” online la prossima settimana, sarà  un nuovo contenitore online in cui travaseremo lo spirito “corsaro” che ha caratterizzato fin dagli esordi Farefuturo webmagazine, la nostra precedente avventura.
Sarà  dunque una piattaforma su cui porteremo avanti, con rinnovata energia, la nostra battaglia culturale.
E lo faremo con gli strumenti e le modalità  proprie dell’età  di Internet: partecipazione e condivisione, blog e commenti, osmosi culturale e superamento dei vecchi steccati.
Lo faremo contro tutte le burocrazie, contro chi non ci mette la faccia, contro chi ci vuole “normalizzati”.
Lo faremo dando uno schiaffo all’Italia che non ci piace, senza remore nè censure.
Lo faremo con la convinzione che è tempo di navigare in mare aperto, di lasciare la casa dei padri per un po’ ai nostri figli.
Che è tempo di disegnare nuove mappe per nuovi territori.
Che è arrivato, inesorabilmente, il tempo dei barbari.
Cercheremo di capire cosa significano oggi destra e sinistra, cosa deve essere la politica, cosa sono i “valori” e le “identità “.
Provocheremo, saremo eretici, per qualcuno saremo probabilmente fastidiosi.
Ma abbiamo le idee chiare: vogliamo distruggere le casematte del pensiero che hanno ingabbiato le teste degli italiani per troppo tempo.
Vogliamo dare voce e forma a una nuova Italia, un’Italia diversa, un’Italia sorridente e perbene, patriottica e unita.
Un’Italia che sia oltre l’Italia di oggi, e che sia oltre Berlusconi e il berlusconismo.
Con la consapevolezza che per essere “oltre”, bisogna prima essere “contro”…
Insomma, la nostra sarà  una sfida politica, culturale, generazionale.
Una sfida “Il futurista” fino al midollo.
E questa volta, saremo ancora più liberi, ancora più indipendenti, ancora più sconvolgenti…

Filippo Rossi

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GOVERNO BATTUTO ALLA CAMERA: NO A DISCRIMINARE L’INGRESSO NEL CORPO DEGLI ALPINI, PENALIZZANDO I MERIDIONALI, COME AVREBBE VOLUTO LA LEGA

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

CON NOVE VOTI DI SCARTO, L’OPPOSIZIONE RIMANDA IN COMMISSIONE L’ASSURDA PROPOSTA DI LEGGE PRESENTATA DAL GOVERNO CHE NEL RECLUTAMENTO DEGLI ALPINI   AVREBBE VOLUTO FARE UNA GRADUATORIA PER FAVORIRE LE RICHIESTE CHE VENGONO DAL NORD… QUALCUNO VUOLE CREARE MILITARI DI SERIE A E ALTRI DI SERIE B

Maggioranza battuta nell’Aula della Camera.
L’Assemblea di Montecitorio ha approvato con nove voti di scarto la proposta del Pd, sostenuta da Idv e Fli, di rinviare in commissione la proposta di legge sugli incentivi per favorire, nelle regioni dell’arco alpino, il reclutamento di militari volontari nei reparti delle truppe alpine.
La nuova norma era stata presentata dalla Lega.
Il testo ora torna in commissione. Dai banchi dell’opposizione si è levato un lungo applauso.
La richiesta di rinvio in commissione della proposta di legge,   è stata avanzata in Aula da Ettore Rosato del Pd: «Finisce con il determinare differenziazioni e pregiudizi tra militari di serie A e B».
Al momento del voto sul rinvio del testo in commissione, alla maggioranza sono mancati nove voti.
Ai banchi del governo c’erano a votare solo i ministri Matteoli e Vito ed i sottosegretari Cossiga e Martini.
Era l’ultima patetica trovata arrivata dal Veneto con uno dei più classici slogan storici: “Fuori i terroni”.
Dall’Italia? No, per ora “solo” dal corpo degli Alpini.
Un gruppo di parlamentari del Carroccio, primo firmatario il bellunese Franco Gidoni, aveva infatti presentato una proposta di legge per reclutare gli Alpini al nord.
Troppi i meridionali tra le penne nere, sarebbe opportuno inserire le quote verdi.
Il metodo scelto è l’incentivo.
Oggi alla divisa si arriva per concorso e il dato anagrafico sulla nascita inciderà  sull’aumento del punteggio.
Chi è nato a Feltre partirà  avvantaggiato rispetto a chi è partito, sacco in spalla, da Ragusa.
Bisognerà  però vedere se la norma sarà  compatibile con la Costituzione italiana.
“Non avevamo altra scelta – sostiene Gifoni –   oggi su 47.000 solo 5.000 provengono da zone a tradizione alpina. E non può essere tollerato. C’è una tradizione da rispettare, c’è gente che da quattro, cinque generazioni veste quella divisa e deve continuare a portarla con orgoglio. Se basterà  aumentare il punteggio nel concorso? Non credo, ma noi inviteremo i nostri Comuni, le Province e le Regioni anche a mettere in pratica altri tipi di provvedimento, più strettamente economici. Come sgravi fiscali per le reclute del nord o altri provvedimenti di competenza degli enti locali”.
Forse il leghista Gidoni farebbe prima a chiedersi come mai solo 5.000 su 47.000 alpini provengono dal nord: forse anche grazie alla cultura egoista che la Lega inocula nelle giovani generazioni padane, sono sempre meno i ragazzi che hanno voglia di inerpicarsi sulle montagne e faticare.
Meglio frequentare le veline come il figlio di Bossi.
E ringrazi che ci sono i meridionali a chiedere di entrare nel corpo, altrimenti a Gidoni non resterebbe a sua disposizione che una sola penna nera.
Magari quella con la quale firmare le proprie dimissioni dal Parlamento per manifesta ottusità .

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IL FINIANO LO PRESTI ANNUNCIA BATTAGLIA: “NON PUO’ ESSERE LA CAMERA A DECIDERE SULLA MINISTERIALITA’ DI UN REATO”

Marzo 9th, 2011 Riccardo Fucile

GIUSTIZIA E CASO RUBY: PER FUTURO E LIBERTA’ “NO A RICHIESTE DELLA MAGGIORANZA”… OGGI VERRA’ ESAMINATA LA PRATICA NELLA GIUNTA E LO PRESTI SOLLEVERA’ SIA UNA QUESTIONE PREGIUDIZIALE SIA CHIEDERA’ ANCHE DI LEGGERE TUTTE LE CARTE DELL’INTERO PROVVEDIMENTO…RISCHIO BLOCCO LAVORI E TENSIONE NEL PDL

Settimana decisiva sulla giustizia per il governo, e non solo per l’annunciata riforma 1″epocale” (così l’ha definita il premier) che sarà  presentata giovedì in consiglio dei Ministri.
I finiani sembrano infatti intenzionati a dare battaglia.
Oggi verrà  esaminata dalla Giunta per le autorizzazioni la richiesta dei capigruppo di maggioranza di sollevare conflitto di attribuzioni con il Tribunale di Milano sul caso Ruby.
Il deputato del Fli Lo Presti a questo proposito sembra molto chiaro. “Non solo solleverò la questione pregiudiziale perchè ritengo la richiesta del centrodestra inammissibile – spiega – ma chiederò anche che la Giunta acquisisca l’intero provvedimento che ha portato i magistrati di Milano a chiedere il rito immediato per Berlusconi. Vorrei leggere tutte le carte per riuscire a prendere una decisione concreta e consapevole”
Secondo Lo Presti non puo’ essere la Camera a giudicare sulla “ministerialità ” di un reato.
“Un presupposto errato, letteralmente smontato dalla Cassazione, non soltanto nella decisione dello scorso giovedì 3 marzo, ma anche in precedenti pronunciamenti del 1992 e del 2008 già  citati nel corso del dibattito presso la Giunta”.
Per Lo Presti “non può essere un organo parlamentare a decidere sulla ministerialità  del reato, altrimenti si tornerebbe al sistema di filtro politico come quello della commissione inquirente, che proprio la riforma del 1989 ha eliminato. Rivendicare con il conflitto di attribuzione un potere inesistente, significa imbastire una procedura inammissibile che tale sarebbe dichiarata dalla Corte costituzionale”.
A tal proposito, pertanto, conclude il parlamentare di Fli “confermo che presenterò al presidente della giunta una questione pregiudiziale per il non luogo a procedere sulla richiesta di Pdl e Lega o, in subordine, per la sospensione del suo esame”.

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FUTURO E LIBERTA’: TRA PALLE AL PIEDE, STECCATI, PERIMETRI E QUINTE COLONNE DEL CAVALIERE

Marzo 8th, 2011 Riccardo Fucile

URSO VORREBBE UN FLI “MODERATO” CON IL PIATTINO IN MANO, ASPETTANDO LA MANCETTA DEL SULTANO…VEDE LA PAGLIUZZA DI UNA DESTRA APERTA AL CONFRONTO CON LA SINISTRA,   MA NON LA TRAVE DELL’ALLEANZA VERGOGNOSA DURATA ANNI CON UN PARTITO RAZZISTA E ANTINAZIONALE… AL NORD OCCORRE UNA GRANDE ALLEANZA ANTI-LEGA

Partiamo da alcune dichiarazioni rese ieri dai microfoni di Radio 2 nel corso del programma “Un giorno da pecora” da Adolfo Urso, rimasto in Fli dopo la polemica con Fini, seguita alla nomina come vicepresidente di Italo Bocchino.
“Se Fini, dopo aver parlato per mesi della necessità  di dare una spallata al governo, è parso tornare su posizioni più moderate è merito nostro, della nostra componente di moderati” ha sostenuto Urso.
Che ha poi affermato: “abbiamo perso 4 deputati e 4 senatori a causa della linea politica precedente: una forza politica deve pensare a costruire, non a lacerare, dobbiamo unire, non ostruire”.
Fermo restando che Fli “deve rimanere rigorosamente nell’ambito del centrodestra ed evitare alleanze anche solo tattiche con la sinistra”.
Ci rendiamo conto che l’argomento potrebbe essere facilmente liquidato con la tesi che dietro il malessere di Urso e pochi altri vi siano ragioni personali di peso politico interno.
In soldoni una mera questione di potere e poltrone, di simpatie ed antipatie, come accade si celi solitamente dietro tante nobili argomentazioni ideologiche, poste in essere per nascondere meno nobili motivazioni.
Ma facciamo finta di crederci e prenderle per vere.
1) Urso finge di dimenticare che la spallata al governo ci sarebbe stata se una cosca di corruttori (quelli ai quali lui guarda ancora con rispetto) non avesse messo in atto una campagna acquisti di parlamentari degna di un regime sudamericano.
Sono i numeri e i fatti a smentire Urso: i numeri perchè il governo, senza i cambi di casacca, sarebbe stato sotto di 10 deputati, i fatti perchè coloro che hanno tradito ora stanno per essere ricompensati con posti di governo.
Quindi tentare di dare una spallata a un esecutivo vergognoso come questo non solo era un diritto, ma era un dovere per una destra vera.
2) Se Fli ha perso 4 deputati e 4 senatori, Urso ne conosce bene le ragioni, non faccia il finto ingenuo visto che lui stesso ha confermato: “Berlusconi mi ha offerto qualsiasi cosa, anche di ritornare viceministro, se rientro nel Pdl”.
I metodi sono questi: non a caso alla moglie di Bocchino hanno tagliato il lavoro in Rai mentre a Barbareschi hanno fatto un contratto da 14 milioni di euro, come in passato i favori al Cepu   hanno “convinto” la Polidori e le promesse di posti di sottosegretari o la rielezione assicurata altri transughi.
Abbia Urso il buon gusto di non addossare alla presunta linea politica di Fini questi abbandoni, semmai, da uomo di destra quale si dichiara, esprima il suo totale disprezzo verso questi metodi e i suoi mandanti.
Ed evitiamo di andare oltre, magari ipotizzando che anche l’uso di dossier nei confronti di chi aveva qualche scheletro nell’armadio abbia pure avuto il suo peso in talune defezioni.
3) Urso ha di fatto favorito, e questa è la sua responsabilità  più grave, l’equivoco, messo artatamente in giro dal partito degli accattoni (leggi Pdl), che Fli si spostasse a sinistra, facendo accordi con i comunisti.
Abbiamo letto le esilaranti dichiarazioni di un deputato di Cuneo che sarebbe tornato nel Pdl dopo che la madre novantenne lo avrebbe rimproverato “che fai, vai coi comunisti?”.
Una balla messa in giro da quattro falsari dell’informazione e ripetuta da un premier (sempre colui che Urso vede ancora come interlocutore di una destra seria) a corto di argomenti politici, essendo notorio che di politica non capisce una mazza, è stata fatta propria da una parte di Fli per condurre una guerra interna.
Se Urso fosse stato confermato portavoce e il vecchio sociale rautiano Viespoli (che triste fine) non avesse avuto contrasti in Campania con Bocchino, non sarebbe successo nulla.
Invece qualcuno si è prestato a veicolare una menzogna, pur di giustificare il suo abbondono.
4) Un’ alleanza tattica anche con la sinistra sarebbe uno scandalo?
Da che mondo è mondo, caro Urso, esiste chi governa e chi sta all’opposizione.
E chi ci sta deve saperla fare, anche se è ormai abituato alle stanze del potere.
Nei vari enti locali è forse uno scandalo se chi sta all’opposizione vota spesso con le altre forze di opposizione? Dove sta il problema?
Forse Urso, uomo di cultura diversa dalla mia, ma immagino di solide radici liberali (almeno da quando ha sotterrato la sua giovane militanza nel Msi) dimentica che esiste solo un partito verso il quale una destra moderna ( ma anche una datata) dovrebbe avere una pregiudiziale ideologica?
Un partito all’antitesi dei valori di destra?
E non è la sinistra che lui evoca spesso, ma si chiama Lega, caro Urso: antinazionale, egoista, razzista.
E come mai, caro Urso, tu, così attento ai valori della   destra moderata, hai accettato di sedere in un governo con costoro?
Come mai non ti sei dimesso indignato quando hai approvato il trattato con cui abbiamo regalato 5 miliardi a un assassino libico per fargli fare il lavoro sporco di affogare gli immigrati per conto terzi?
Dov’era la tua dignità  di italiano “moderato” quando Bossi spiegò che uso avrebbe fatto del tricolore?
Ti indigni solo ora se qualcuno ipotizza un governo di liberazione, composto da sinistra democratica e centro, per mandare a casa un governo che ha sputtanato i valori della destra in tutto il mondo?
E allora per coerenza, fai una proposta moderata che ti suggeriamo e che ci troverà  al tuo fianco: mai più alleanze locali o nazionali con la Lega.
Che Fli sia il primo partito, visto che ne ha le credenziali valoriali, a proporre un patto con gli elettori: “ovunque vi è la Lega, noi saremo dall’altra parte”.
E Fli lanci una campagna nazionale per alleanze anti-Lega al nord, aperte a tutti: dal Pdl al Terzo Polo al Pd.
Chi ci sta, ci sta.
Una alleanza che dimezzerebbe il potere della Lega al nord   e gli spezzerebbe le gambe per sempre, aprendo nuovi spazi   a una destra moderna, sociale e popolare.
O qualcuno ha paura di non essere più invitato ad Arcore?

argomento: Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

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