Destra di Popolo.net

IL TESTO DELL’INTERVENTO DI FINI SUI VALORI DELLA DESTRA A “VIENI VIA CON ME”

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

L’OPPORTUNITA’ DI FAR CONOSCERE I VALORI DI RIFERIMENTO, NON SOLO LA PICCOLA POLITICA… AMORE PER LA NAZIONE, ONESTA’, SOLIDARIETA’, COMUNITA’ NAZIONALE, AUTOREVOLEZZA DELLE ISTITUZIONI, STATO EFFICIENTE, SICUREZZA, UGUAGLIANZA DELLE OPPORTUNITA’ NELLA VITA E DI FRONTE ALLA LEGGE, COMBATTERE LA CORRUZIONE, MERITOCRAZIA, INSEGNARE LA LEGALITA’… “CHI SBAGLIA DEVE PAGARE, CHI FA IL PROPRIO DOVERE DEVE ESSERE PREMIATO”

Per la Destra è bello, nonostante tutto, essere italiani.
E’ un piccolo privilegio, perchè la nostra Patria, a Palermo come a Milano, ha un patrimonio culturale e paesaggistico che il mondo intero ci invidia.
Anche per questo, essere di Destra, vuol dire innanzitutto amare l’Italia, e aver fiducia negli italiani, nella loro capacità  di sacrificarsi, di lavorare onestamente, di pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi.
Perchè, per la Destra, sono generosi i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di donne e di uomini che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli.
E, per la Destra, sono solidali, e meritevoli di apprezzamento, le tante nostre imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti, i cui figli, domani, saranno anch’essi cittadini italiani.
Ma oggi, nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi comunità  nazionale, il nostro popolo non può confidare solo sulla sua generosità .
Ha bisogno di Istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste.
Per questo, Destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri.
Per la Destra, lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, spendere bene il danaro pubblico senza alimentare burocrazia e clientele.
Per la Destra, è lo Stato che deve garantire che la legge sia davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi e il mal costume, che deve valorizzare l’esempio degli italiani migliori.
Per questo, ad esempio, per la Destra, si dovrebbe insegnare fin dalla scuola, ai più giovani, che due magistrati come Falcone e Borsellino sono davvero degli eroi perchè sarà  grazie al sacrificio loro e di tanti altri umili servitori dello Stato che un giorno la nostra Italia sarà  più pulita, più bella, piu’ libera.
Perchè sarà  un’Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità  di garantire che “chi sbaglia paga” e chi fa il proprio dovere viene premiato.
La Destra sa che senza la autorevolezza e il buon esempio delle Istituzioni, senza la autorità  della legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri, non c’è libertà  ma solo anarchia, prevalenza della arroganza e della furbizia a tutto discapito della uguaglianza dei cittadini.
Per la Destra, l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al Nord come al Sud.
Per gli uomini come per le donne.
Per i figli dei datori di lavoro come per i figli degli impiegati e degli operai.
Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità , la Destra vuol costruire una società  in cui il merito e le capacità  siano i criteri per selezionare la classe dirigente.
La Destra vuole un Paese in cui chi lavora di più, e meglio, guadagna di più, in cui chi studia va avanti, in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti.
Insomma, la Destra vuole un’Italia che abbia fiducia nel futuro perchè ha fiducia in se stessa.
Non la dobbiamo costruire questa Italia migliore: c’è già .
Dobbiamo solo far sentire la sua voce.
Anche questo è il compito della Destra.

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CLAMOROSO RECORD DI ASCOLTI PER FAZIO: IN NOVE MILIONI HANNO VISTO FINI E BERSANI, BATTUTO IL GRANDE FRATELLO

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

LA TRASMISSIONE HA RAGGIUNTO IL 30,21% DI SHARE, OLTRE 9 MILIONI DI TELESPETTATORI, 20 MILIONI DI CONTATTI, RECORD ASSOLUTO PER RAI 3… SOLO PER IL PDL C’E’ STATO “SETTARISMO E MEDIOCRITA”…GASPARRI: “FINI HA FATTO UN COMPITINO DA QUINTA ELEMENTARE”: POVERETTO, E’ LUI CHE HA BISOGNO DI UN INSEGNANTE DI SOSTEGNO

Nove milioni e 31 mila telespettatori per la puntata di ieri sera di «Vieni via con me», pari al 30.21% di share: è l’ascolto record assoluto per Raitre della seconda puntata del programma con Fabio Fazio e Roberto Saviano.
La trasmissione ha registrato quasi 20 milioni di contatti.
Un’audience clamorosa, alimentata probabilmente dal grande battage di polemiche che l’ha preceduta: il direttore generale della Rai, Mauro Masi, aveva criticato la decisione dei conduttori di invitare il leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini, e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, affinchè leggessero ciascuno un elenco di valori relativi all’essere di destra e all’essere di sinistra.
Invece di subire il calo fisiologico che in molti si aspettavano dopo il boom della prima puntata con il lungo show di Roberto Benigni, il programma ha incrementato il suo ascolto, nonostante il Grande Fratello 11 su Canale 5 (5.205.000 telespettatori con il 20,38 per cento di share) e la concorrenza in casa con la replica di Montalbano su RaiUno (3.999.000 telespettatori con il 12,56 per cento di share).
Già  lunedì scorso era stato stabilito il record storico di ascolti per RaiTre, ampiamente superato dai risultati di ieri.
Lunedì scorso lo share era stato del 25,48 per cento con 7 milioni 623mila spettatori, con picchi superiori a 9 milioni 300mila spettatori e al 32 per cento di share e oltre 18 milioni di contatti.
La puntata di ieri ha registrato picchi superiori a 10.400.000 spettatori (10.430.000 alle 21.46) e al 40 per cento di share (40,61 per cento alle 23.27).
I contatti sono stati circa 20 milioni (19.983.000), con una permanenza record del 45,20 per cento.
Si conferma l’attenzione del pubblico giovane e laureato: tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 34 anni il programma ha raggiunto e superato il 34 per cento di share (34,07 per cento nel 15-24, 34,24 per cento nel 25-34).
Sfiora il 35 per cento di share (34,93 per cento), inoltre, nel target 45-54 anni. Infine, ha superato il 57 per cento di share (57,41 per cento) nel pubblico laureato.
“Sono molto contento. La seconda puntata ha ottenuto un risultato straordinario in termini di ascolti, ma soprattutto ha rappresentato un momento di grande intensissima televisione del quale vado orgoglioso” è il commento del direttore di RaiTre Paolo Ruffini, che aggiunge: “Non so se nelle prossime due puntate ci saranno altri politici, non decido io. In ogni caso, Vieni via con me non è Tribuna politica”.
Gli unici che non hanno gradito paiono essere i politici di Pdl e Lega.
Ancora oggi il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha parlato della trasmissione come un misto di «settarismo e mediocrità ».
E un invidioso Maurizio Gasparri ha bollato l’intervento di Fini sui valori della destra come un «compitino di quinta elementare”.
Parla lui che avrebbe bisogno perenne di un insegnante di sostegno.
Non manca la richiesta di un confronto da parte di Maroni, offeso perchè Saviano ha citato un amministratore della Lega come controparte della pressione mafiosa al nord.
Ha detto Maroni: “Vorrei che Saviano ripetesse le accuse di ieri guardandomi negli occhi: è facile lanciare il sasso senza il contraddittorio”.
Sai che paura avrà  Saviano a guardarlo negli occhi…
Se l’invito della Rai non arriverà , ha poi sottolineato Maroni, “sarà  dimostrata a tutti che quella è una trasmissione contro la Lega e che la democrazia è un optional. Chiunque ha diritto di replicare, altrimenti vuol dire che siamo tornati al tribunale della Santa Inquisizione”.
Ma forse Maroni si riferiva al Tg1 di Minzolini…

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BERLUSCONI STA ATTACCATO ALLA POLTRONA E I CORTIGIANI ACCUSANO DI TRADIMENTO CHI HA SOLO DIMOSTRATO DIGNITA’

Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

PEGGIO DEL TEATRINO DELLA POLITICA DELLA PRIMA REPUBBLICA: UN PREMIER CHE SI INVENTA LA SFIDUCIA SOLO ALLA CAMERA PER NON PRESENTARSI A DUE PROCESSI, INVECE CHE DIMETTERSI…UNA CORTE DI SERVI SCIOCCHI CHE GIA’ LITIGANO TRA DI LORO PER LA SUCCESSIONE…IL PARTITO DELL’AMORE FINISCE IN FARSA

Come i quattro esponenti finiani hanno ufficializzato le dimissioni dal governo, si è scatenata la corsa a chi, tra i superstiti dei mille scandali del Pdl, la spara più grossa.
Persino Sacconi, solitamente cauto, ha voluto guadagnarsi il rancio di corte abbaiando: “Il tradimento si è consumato”.
Il tutto condito da risvolti esilaranti come Straquadanio che lancia “offese abnormi” a Frattini e alla Gelmini, e viene cazziato dal premier e costretto a chiedere scusa.
Vediamo di stabilire alcuni punti fermi nelle nostre considerazioni.
1) Il traditore è Berlusconi, non certo Fini.
Senza il 10-12% di An, il Pdl alle politiche non avrebbe ottenuto il 37-38% dei voti, ma si sarebbe fermato al 25-26%.
Ne deriva che Berlusconi a quest’ora sarebbe a Palazzo di Giustizia e non a Palazzo Chigi.
Chi ha votato Pdl lo ha votato perchè c’erano sia Berlusconi che Fini capolista e cofondatori, inutile raccontare balle in giro come fanno i pennivendoli di regime.
2) Chi ha votato Pdl lo ha fatto perchè venisse realizzato il programma del Pdl, non quello della Lega, altrimenti avrebbe votato per il Carroccio senza interposta persona.
In due anni il premier si è venduto alla Lega persino il Veneto e il Piemonte, oltre che la dignità .
3) In due anni questo governo non ne ha azzeccata una e gli scandali hanno sommerso ministri, sottosegretari, premier, manutengoli vari, dando dell’Italia all’estero un’immagine penosa.
Il premier ha taciuto mentre veniva messa in discussione persino l’unità  nazionale, mentre venivano violate le norme internazionali sull’immigrazione e mentre prendeva campo nel Paese una cultura razzista.
4) Sono stati spacciati per riforme tagli indiscriminati in tutti i settori che hanno alienato al centrodestra le simpatie di intere categorie sociali ( dalle forze dell’ordine ai docenti, dagli imprenditori ai precari, dagli artigiani ai dipendenti pubblici)
5) A chi chiedeva una correzione di rotta si è risposto con arroganza e presunzione da omuncoli, fino all’espulsione dei finiani dal Pdl.
Caso unico in Europa dove una minoranza interna viene cacciata invece che discutere i problemi che solleva.
6) A Perugia Fini ha chiesto di aprire una nuova fase, con le dimissioni del premier e la stesura di nuovo programma.
Il Pdl ha risposto che intende andare avanti: bene si schianti pure da solo. Passi pure un mese a comprarsi qualche senatore in attesa di arrivare alla pronuncia della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento.
Se poi qualcuno resterà  senza scudo, finalmente farà  quello che un vero uomo di destra fa solitamente: presentarsi ai processi a testa alta.
Non ci hanno insegnato di comportarci da vigliacchi da queste parti.
7) La questione morale ha la sua rilevanza.
Altro che teatrino della politica, come dice a sproposito Silvio: il primo attore si è rivelato lui con la sua corte di miracolati, di inquisiti, di servi sciocchi e di cortigiani. Per non parlare delle puttane con accesso libero a Palazzo.
8) Il tentativo di censurare l’informazione e la   presunta riforma della giustizia tesa solo a risolvere i suoi processi, sono stati l’unico impegno concreto del governo degli spot per mesi, mentre nel Paese scoppiava la crisi economica e sociale.
9)   Se qualcuno volesse contestare quanto abbiamo detto, i risultati parlano chiaro: il Pdl è sceso in due anni dal 38% al 26%, Fini è salito da solo in tre mesi oltre 8%.
Segno che gli italiani non sono stupidi e non intendono farsi prendere per i fondelli
Il premier non ha capito (tra tante) una cosa: “la responsabilità  della crisi deve ricadere su Fini” ha detto per settimane.
Senza comprendere che gli italiani stanno invece premiando Fini proprio perchè ha deciso di provocarla.

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LETTERE CONSEGNATE: FINIANI VIA DAL GOVERNO

Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile

URSO: “DIMISSIONI IRREVOCABILI: IN CASO DI VOTO, COALIZIONE DI CENTRODESTRA CON UDC, API E MPA”…SI APRE UFFICIALMENTE LA CRISI CONTRO UN GOVERNO CHE HA TRADITO IL PROGRAMMA DEL PDL E   LE PROMESSE DI RINNOVAMENTO DELLA DESTRA   ITALIANA

«Dimissioni irrevocabili».
Ai microfoni di Sky Tg24 l’annuncio del coordinatore di Futuro e libertà  Adolfo Urso non lascia spazio a fraintendimenti.
In mattinata il viceministro lascerà  il suo incarico nel governo.
La sua lettera di dimissioni, assieme a quelle del ministro Andrea Ronchi e dei sottosegretari Menia e Buonfiglio, arriverà  entro le 13 sul tavolo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Un atto formale che aprirà  ufficialmente la crisi.
Nel caso di un ritorno alle urne i finiani puntano ad un’altra coalizione di centrodestra, ha spiegato anche Urso, aperta a Udc, Api ed Mpa.
«Noi – ha spiegato Urso – vogliamo con queste dimissioni chiudere una pagina e proseguire la legislatura con un nuovo governo di centrodestra, ma nel caso che altri si dovessero assumere la responsabilità  noi andremo al voto con un’altra coalizione di centrodestra, per voltare comunque pagina», aggiunge Urso, spiegando di non avere ricevuto pressioni di nessun tipo in questi giorni e smentendo inqualche modo le parole di Italo Bocchino.
«La nostra preferenza è un nuovo governo di centrodestra – sottolinea ancora Urso – e ove si andasse al voto per scelte altrui traumatiche, ci andremmo con un’altra coalizione di centrodestra con le forze che si richiamano ai valori del popolarismo europeo e quindi Fini, Casini, il movimento di Lombardo, l’Api di Rutelli e comunque le altre forze sociali e produttive del paese che vogliono, nel centrodestra, dal centrodestra, cambiare e rinnovare la politica, voltare pagina, fare davvero le riforme».
Per quanto riguarda poi l’apertura di Italo Bocchino ad un governo con la sinistra, Urso spiega: «in questo Parlamento, ove necessario, ove non si riescano a raggiungere gli obiettivi che ci proponiamo, un’altra maggioranza per fare una riforma elettorale e consentire al paese di votare realizzando un sano, maturo, bipolarismo, ci sta. In questo caso ovviamente con chiunque ci stia, con tutti coloro che vogliono voltare pagina per consentire al paese di votare con un sistema che consenta agli italiani di scegliere davvero, in una sana alternza bipolare, tra un centrodestra moderno ed europeo e una sinistra che mi auguro sia altrettanto europea».

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QUEGLI 800 CANDIDATI IMPROPONIBILI INSERITI NELLE LISTE ELETTORALI NONOSTANTE I DIVIETI

Novembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

NELLE LISTE AMMINISTRATIVE I PARTITI LI HANNO CANDIDATI, SPESSO FACENDOLI ANCHE ELEGGERE E VIOLANDO LE REGOLE… SONO 39 I CASI PIU’ GRAVI: FABIO GRANATA E ANGELA NAPOLI (FUTURO E LIBERTA) HANNO CHIESTO CHE I NOMI VENGANO RESI PUBBLICI, MA MOLTI SI OPPONGONO

Un numero che solo scandirlo provoca il batticuore.
Tenetevi forte: ottocento e passa. Sì, ripetetelo: ottocento e passa.
Sono tanti, troppi.
Immaginateveli: un esercito, un corteo di ottocento persone mute, silenziose, ognuna delle quali porta dentro di sè un segreto che non ha rivelato.
Un peccato veniale, in molti casi.
Ma anche peccati che sono precedenti penali.
Da qualsiasi punto di vista lo vogliate affrontare, il problema è uno scandalo. Ottocento e passa cittadini che hanno avuto problemi con la giustizia, con l’illecito, con la violazione penale di norme e codici, alle ultime elezioni regionali, provinciali e comunali si sono candidati.
E non c’è stato nessun filtro.
Tra complicità  e impotenza, i partiti li hanno candidati. In molti casi facendoli eleggere.
Il punto non è sapere quanti ce l’hanno fatta, quanti hanno passato il turno.
I nomi degli ottocento non li conosceremo mai. C’è di mezzo anche la Privacy.
Il loro elenco è arrivato a palazzo san Macuto: i nominativi sono stati trasmessi da tutte le prefetture.
E il presidente dell’Antimafia, Beppe Pisanu, quei nomi li ha chiusi in cassaforte.
Solo per quaranta, anzi per trentanove, c’è la possibilità  che vengano resi pubblici.
Lo chiedono diversi componenti dell’ufficio di presidenza della commissione di palazzo san Macuto.
E lo schieramento è bipartisan: da Fabio Granata (Fli) a Laura Garavini (Pd), ad Angela Napoli (Fli) e Luigi Li Gotti (Idv).
I trentanove sono i candidati che hanno violato il codice di autoregolamentazione approvato dall’Antimafia e sottoscritto dai partiti, da tutti i partiti.
E la prossima settimana l’ufficio di presidenza di san Macuto potrebbe decidere la discovery in Parlamento.
Ricordate un mese fa?
Quando l’Antimafia di Beppe Pisanu protestò fortemente contro il boicottaggio di alcuni prefetti poco collaborativi che a distanza di diversi mesi ancora non avevano spedito a san Macuto gli elenchi di quelli che Pisanu ha poi definito «candidati indegni»?
Insomma, a un mese di distanza il quadro della situazione è ormai completo.
E dunque ottocento e passa candidati sono stati segnalati dalle prefetture perchè coinvolti in contenziosi, in procedimenti penali, civili.
Sembra, secondo alcune indiscrezioni, che degli ottocento circa trecento sono quelli nei confronti dei quali si sono avviate indagini, svolti processi, comminate condanne per reati penali: da truffa ad appropriazione indebita, da calunnia a diffamazione.
«Indegni candidati», li ha definiti Beppe Pisanu, il presidente dell’Antimafia.
Ma anche «indegni partiti» che non hanno vigilato o che sapevano e hanno taciuto.
In questo caso il numero è il problema, al di là  delle tipologie di reati che i candidati hanno commesso.
Un esercito di ottocento «indegni» hanno lottato per essere eletti.
Ci sono i casi più gravi: 39 candidati che hanno violato il Codice, approvato nel febbraio scorso da tutti i partiti, dell’Antimafia.
Cosa prevedeva il testo?
Che non poteva candidarsi chi era stato colpito da una misura cautelare non revocata o annullata, chi era stato processato, condannato anche in via non definitiva per i seguenti reati: associazione mafiosa, estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denari di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori.
Oppure chi era stato perseguito per reati patrimoniali o per traffico illecito di rifiuti.
Questo codice etico semplicemente è stato disatteso.
All’interno dell’Antimafia non tutti, ovviamente, sono d’accordo per rendere pubblici i nomi dei «39» impresentabili.
Sarà  interessante conoscere le regioni di provenienza.
C’è da scommettere che la parte da leone la faranno le regioni del sud (anche perchè si attendono a breve sviluppi giudiziari clamorosi, insomma arresti di consiglieri regionali in odore di mafia), ma qualche sorpresa potrebbe venire anche dalle regioni del Nord.
Il dramma è che l’Italia si sta unificando, da questo punto di vista.
L’ultimo sindaco arrestato per mafia è di un paese in provincia di Pavia, Borgarello.

Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)

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IL MOMENTO DELLA VERITA’

Novembre 13th, 2010 Riccardo Fucile

LA CORSA TRA CAMERA E SENATO NEL DISCUTERE PER PRIMI LE MOZIONI DI SFIDUCIA-FIDUCIA… LA INELUTTABILITA’ DELLA CRISI, LE STRATEGIE, LE PROSPETTIVE FUTURE

IL tempo delle trattative è ormai finito. La crisi politica del governo, conclamata da tempo, adesso si trasferisce rapidamente sul piano parlamentare.
Le aule di Camera e Senato sanciranno formalmente e in modo inequivocabile chi avrà  la meglio nello scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La spaccatura che si è consumata a luglio scorso nel maggior partito italiano, il Pdl, ha prima provocato una pesante scissione. Poi ha prodotto una fase di sostanziale paralisi nell’attività  dell’esecutivo.
Ora porta il Berlusconi IV a prendere atto che la maggioranza uscita dalle elezioni del 2008 sta ormai venendo meno.
Nei prossimi giorni, infatti, l’aula di Palazzo Madama e quella di Montecitorio saranno chiamate a votare rispettivamente una mozione di sostegno al Cavaliere ed una di sfiducia.
Due appuntamenti che con ogni probabilità  decreteranno la fine del centrodestra nelle forme in cui si è presentato agli elettori negli ultimi anni.
Il partito di Fini, Futuro e Libertà , non confermerà  il sostegno a Berlusconi. Raccogliendo così la sfida lanciata dal presidente del Consiglio: “Mi sfiduci in Parlamento”, aveva detto.
Bisogna “parlamentarizzare” la crisi aveva invocato lo stato maggiore del Pdl.
Un percorso divenuto inevitabile dopo l’ultimo stop di Umberto Bossi alla trattativa per coinvolgere anche l’Udc di Casini nella costruzione di una nuova maggioranza.
Tutti hanno dovuto prendere atto che non esistono al momento spazi per una mediazione.
Anche perchè il Senatur in questa fase non può incrinare il rapporto di lealtà  con il premier, nè accettare una situazione in cui la Lega perda il baricentro della coalizione e venga retrocessa a terza gamba dell’alleanza.
La prossima settimana, allora, il partito del premier chiederà  di votare al Senato un documento di “sostegno”.
Un voto da fissare rapidamente o al massimo dopo l’approvazione della legge di stabilità , la Finanziaria.
Non si tratterebbe di una vera e propria fiducia, ma di una formula per dimostrare che Berlusconi può ancora contare – almeno a Palazzo Madama – sui numeri per andare avanti. È anche una battaglia sui tempi con il Pd.
Una mossa studiata per anticipare il voto sulla mozione di sfiducia che le opposizioni hanno presentato alla Camera.
Un escamotage per non presentarsi disarmato davanti al presidente della Repubblica: la fiducia del Senato dimostrerebbe che un altro esecutivo è impossibile.
E che quindi in caso di crisi di governo le soluzioni possibili sarebbero solo due: elezioni generali anticipate o scioglimento della sola Camera dei deputati.
Un evento, quest’ultimo, senza precedenti ma che l’asse Pdl-Lega intende sbattere con forza sul tavolo del confronto con Giorgio Napolitano.
La vera partita, però, si gioca a Montecitorio.
Dove i finiani sono determinanti.
Il Pd e i dipietristi hanno depositato lì la sfiducia al Berlusconi quater. A breve verrà  formalizzata anche la mozione del “terzo polo” composto da Fli, Udc, l’Api di Rutelli e l’Mpa del siciliano Lombardo.
Insieme sono in grado di aprire formalmente la crisi di governo.
Dopo meno di trenta mesi di vita, il governo si trova dunque dinanzi al bivio decisivo. Al passaggio che non solo segnerà  il destino dell’esecutivo, ma che potrebbe rivoluzionare la fisionomia dell’attuale centrodestra. Uno scenario che si materializza proprio mentre si consuma l’ennesimo conflitto istituzionale di questa legislatura.
Con il presidente della Camera e quello del Senato che – come già  accadde qualche settimana fa sull’esame della riforma elettorale – danno vita ad una corsa su chi debba avere la precedenza nel dare la fiducia o la sfiducia.
Sta di fatto, che il voto dei deputati sarà  comunque decisivo.
E se le previsioni saranno confermate – in queste ore è però scattata la nuova compravendita di voti sia tra i senatori che nei corridoi di Montecitorio in grado di compromettere i pronostici – il Cavaliere sarà  obbligato a salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni.
A quel punto, gli schemi che finora hanno guidato la legislatura cambieranno completamente.
E tutti quei parlamentari che considerano una sciagura il ricorso alle elezioni anticipate – come il pidiellino Beppe Pisanu – o chi non intende mettere in pericolo il seggio per i prossimi due anni, potrebbe optare per l’appoggio ad un nuovo governo, senza il Cavaliere e senza il Pdl.
Se il patto tra Berlusconi e Bossi si rinnoverà  nella richiesta del voto in primavera, allora l’ultima chance per salvare la legislatura sarà  rappresentata dal blocco formato dall’attuale minoranza insieme agli uomini di Futuro e libertà .
Esattamente la condizione che il presidente del consiglio vuole scongiurare. Ma, appunto, la “parlamentarizzazione” della crisi fa venire al pettine tutti i nodi.
Anche quelli che stringono il Cavaliere dinanzi alla prospettiva di lasciare Palazzo Chigi e di rivedere tutte le sue aspettative politiche.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

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E’ L’ORA DEI SERVI SCIOCCHI: LA RAI VIETA LA PARTECIPAZIONE DI FINI E BERSANI A “VIENI VIA CON ME”

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

ERANO STATI INVITATI DA FAZIO E SAVIANO PER RACCONTARE I VALORI DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA IN UN CONTESTO MENO RIGIDO DEL CLASSICO TALK SHOW E AVEVANO GIA’ ACCETTATO…. ARRIVA LA CIRCOLARE DI MARANO E MASI: “LA PRESENZA DI POLITICI IN TRASMISSIONE NON E’ PREVISTA”… LA PAURA FA NOVANTA: VERGOGNARSI DI TUTTO, DI PIU’

In teoria, sarebbero dovuti intervenire per raccontare i valori della destra e della sinistra.
In teoria, perchè in pratica- decisione del vicedirettore Rai Marano, avallata dal direttore Masi- Fini e Bersani potrebbero limitarsi a guardare la puntata di “Vieni via con me” in tv.
Non appena la notizia della partecipazione dei due leader di partito alla trasmissione condotta da Fazio e Saviano ha iniziato a circolare tra i corridoi di Viale Mazzini è arrivata una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini: «La presenza di politici nella trasmissione non è prevista».
La presenza di Bersani e Fini, fanno notare in Rai, risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009.
Marano avrebbe inoltre ricordato che anche la presenza del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite del programma lunedì scorso, non ci sarebbe dovuta essere.
Che strano: se ne è accorto ora.
Vendola non dava forse fastidio al manovratore, Fini e Bersani evidentemente sì: in questo particolare momento politico essere ospiti di una trasmissione di successo potrebbe far guadagnare consensi ai due protagonisti della vita politica italiana e quindi meglio ricorrere a pretestuosi motivi per farli tacere.
Fini e Bersani non sarebbero intervenuti sul modello talk show: entrambi avevano accettato la liturgia di “Vieni via con Me”, che vede gli ospiti intervenire su un tema, eventualmente anche leggendo un testo.
Fonti della rete avevano in precedenza fatto sapere che i due uomini politici sarebbero intervenuti sui valori della destra e della sinistra nello ‘spirito’ della trasmissione.
Lo avrebbero fatto con due monologhi separati: il primo a prendere la parola sarebbe stato l’ex leader di Alleanza nazionale, poi il segretario democratico. Fra i due, assicurano gli autori, non ci sarebbero stati quindi momenti di confronto, ma soltanto interventi separati.
Da notare che il presidente della Camera sarebbe stato ospite della trasmissione il giorno della probabile uscita della delegazione di Futuro e libertà    dal governo.
Ora la polemica divampa e nelle prossime ore si saprà  il destino della loro partecipazione nella Tv di un Paese sempre più simile alla Repubblica delle banale o del Bunga Bunga.

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SONDAGGIO CRESPI RICERCHE: PDL IN DISCESA LIBERA AL 26%, FUTURO E LIBERTA’ SPICCA IL VOLO AL 9,2%

Novembre 12th, 2010 Riccardo Fucile

CRESCE VENDOLA AL 5,7%, IN CALO PD AL 23% E LEGA AL 13%… STABILI IDV AL 5,7%, UDV AL 6%, LA DESTRA AL 2,3%… IN RISALITA IL MOVIMENTO 5 STELLE AL 3,1% E PRD-PDCI ALL’1,8%… GLI INDECISI SONO IL 36%….FIDUCIA NEL PREMIER AL 36%, NEL GOVERNO AL 39%… TRA I LEADER DI PARTITO FINI E’ PRIMO CON IL 43%

Il sondaggio settimanale di Crespi Ricerche sulle intenzioni di voto degli italiani segna un ulteriore passo indietro dei due principali partiti.
In Pdl sembra ormai in caduta libera e perde un altro punto in sette giorni, scendendo dal 27%% al 26%, ben lontano al 37/38% delle politiche 2008.
Da luglio ad oggi il Pdl ha perso il 6,7% di consensi.
Futuro e Libertà , dopo la convention di Perugia, registra un bel balzo in avanti, passando dall’8% al 9,2%, il miglior risultato fino ad oggi realizzato.
La Lega scende dal 13,5% al 13% di questa settimana, mentre La Destra dal 2,4% al 2,3%.
Il Pd cala dal 24,5% di sette giorni fa al 23%, l’Idv dal 5,8% al 5,7%, l’Udc dal 6,2% al 6%, tutti e tre i partiti a luglio raccoglievano maggiori consensi.
In crescita invece Sinistra e Libertà  di Nichi Vendola che passa dal 4,8% al 5,7%, così come Prc-Pdci dall’ 1,4% all’ 1,8% e i radicali dall’1% all’1,2%.
Cresce nuovamente il Movimento 5 Stelle di Grillo che passa dal 2,2% al 3,1%.
Scende la percentuale degli indecisi dal 39% al 36%, segno che qualcuno comincia ad avere le idee più chiare.
La fiducia in Berlusconi, che a luglio era del 52,1%, è ora scesa al 37%, mentre il governo dal 47,4% di luglio si attesta ora al 39%.
Infine la classifica della fiducia nei leader di partito vede al primo posto Fini con il 43%, poi Bersani al 33%, Vendola e Casini al 32%, Pannella al 31%, Grillo e Di Pietro al 30%, Bossi al 29%.

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FINI NON ARRETRA E BOSSI NON HA ARGOMENTI DA SPENDERE

Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile

FUMATA NERA DAL VERTICE BOSSI-FINI: “NON SI E’ RISOLTO NULLA”…BOSSI: “ANDREBBE BENE ANCHE UN BERLUSCONI-BIS MA IL PREMIER NON SI VUOLE DIMETTERE”…FINI: ” ABBIAMO FATTO PRECISE RICHIESTE A PERUGIA, ATTENDIAMO RISPOSTA”

Gianfranco Fini non arretra.
«Mi ha riferito le stesse cose che ha detto da Perugia» ha spiegato il leader della Lega, Umberto Bossi, lasciando Montecitorio dopo il faccia a faccia con il presidente della Camera.
Ovvero l’esortazione alla maggioranza a compiere un salto di qualità  nell’azione politica con la richiesta, come condizione per l’avvio di una nuova fase, le dimissioni di Silvio Berlusconi.
Quest’ultimo, impegnato in Corea del Sud per il vertice del G20, non ha nascosto nei colloqui con gli altri leader di avere qualche difficoltà  sul fronte interno.
Ma fino ad oggi ha sempre respinto l’ipotesi di dimissioni spontanee.
Dal mini-summit Bossi-Fini sembra essere emerso dunque un nulla di fatto che ha subito spinto il leader del Pd Pier Luigi Bersani ad immaginare un governo di transizione anche con Fli e Lega.
Le agenzie di stampa hanno cercato di ricostruire, attraverso varie fonti, il contenuto dell’incontro.
«Noi potremmo anche ragionare di Berlusconi bis – avrebbe detto Umberto Bossi – , il problema è che Berlusconi non vuole dimettersi».
Il leader leghista avrebbe riconosciuto le difficoltà  della mediazione, considerata da più parti una «mission impossibile», e avrebbe fatto presente la «difficoltà » del suo movimento ad accettare l’ipotesi di un nuovo esecutivo allargato all’Udc.
Durante l’incontro, avrebbe poi spiegato Fini ai vertici di Fli, la Lega non si è fatta latrice di specifiche proposte, ma ha cercato di capire quanto i punti cardine del discorso di Bastia Umbra fossero intoccabili, ricevendone «ovvia risposta».
A Fini è parso che la Lega volesse capire cosa potrebbe succedere se la situazione dovesse precipitare e Fli dovesse ritirare i ministri, per ragionare su un suo ruolo nella crisi e capire quali scenari alternativi potrebbero a quel punto aprirsi.
Che non ci siano stati passi avanti concreti lo confermano i commenti di alcuni esponenti finiani.
Il vicecapogruppo Giorgio Conte dice che «non si è risolto nulla».
Fabio Granata, dai microfoni di Cnrmedia, è invece convinto che «si apre una fase piena di incognite per la politica italiana». I
finiani hanno deciso di aspettare il rientro di Berlusconi da Seul prima di formalizzare la loro uscita dal governo, annunciata proprio dalla convention in Umbria.
L’impressione è che Fini marci ormai deciso e che Bossi cerchi di riposizionare la Lega, in caso di una crisi di governo, per non essere tagliato fuori da futuri sviluppi post-berlusconiani.

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