Febbraio 4th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA: NEL QUARTIERE DI QUEZZI I RAGAZZI OSPITI DEL CENTRO HANNO DONATO LA STRUTTURA AGLI ANZIANI DEL QUARTIERE
Le pareti della prima palestra dentro un centro di accoglienza per migranti le hanno decorate loro:
i richiedenti asilo che nessuno voleva
Oggi, due anni dopo le barricate per l’apertura di Casa Bozzo in via Edera, a Quezzi, i residenti fanno la coda al banco iscrizioni.
Per loro, il corso di ginnastica dolce — e la visita medica — sono gratuiti.
Sulle pareti giallo limone, due anziani stilizzati si stiracchiano, mentre motivi e colori africani fanno da cornice a questo spazio che è il primo punto di vero ingresso di due mondi che all’inizio si ignoravano, e poi piano piano hanno imparato a convivere, e a conoscersi.
“Sono i migranti che hanno donato questa palestra al quartiere, perchè sono loro che l’hanno ristrutturata e decorata, e la tengono pulita — rimarca Enrico Costa, presidente del Ceis Genova che gestisce il centro — oggi alla festa c’erano tanti residenti, e in 25 si sono iscritti. Ecco, è questa la restituzione alla comunità di cui abbiamo sempre parlato”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile
LUNGA LA LISTA DEGLI IMPRESENTABILI CHE CERCANO PROTEZIONE… E A MOLTI LE POLTRONE IN REGIONE O IN COMUNE VANNO STRETTE
Se fossero tutti eletti, il 5 marzo mezza Regione Liguria emigrerebbe a Roma: sono in corsa per il Parlamento assessori, presidente del consiglio, capigruppo e consiglieri.
A metà mandato — la giunta di Giovanni Toti, centrodestra, è stata eletta nel 2015 — molti vorrebbero mollare la poltrona per cercarne una più comoda.
Ma non è l’unica sorpresa per gli elettori liguri, tra candidati indagati, fedelissimi premiati, paracadutati da Roma e rappresentanti di vecchi poteri che rialzano la testa.
INDAGATI O IMPUTATI
Cominciamo dai candidati indagati. L’ultima new entry è nel Partito Democratico: la procura di Genova ha appena chiesto il rinvio a giudizio per Vito Vattuone, segretario regionale dei democratici e candidato come capolista nel collegio plurinominale del Senato. Anche Vattuone — come 62 consiglieri ed ex consiglieri in carica nei mandati 2005-2010 e 2010-2015 a guida centrosinistra — è stato toccato dall’inchiesta spese pazze. L’accusa è di peculato. Quindi su di lui, in teoria, incomberebbe la legge Severino: in caso di condanna a una pena superiore ai due anni, dopo il primo grado rischierebbe di decadere dal seggio. Previa votazione dello stesso Senato.
E’ lo stesso Vattuone che, ricordano le cronache, nel marzo 2017 si astenne quando il Senato votò la decadenza di Augusto Minzolini. Non fu il solo, nel Pd. Tra gli altri c’era anche un altro senatore ligure: Massimo Caleo (non indagato), lui pure ricandidato il prossimo 4 marzo.
Ma in Liguria, nella classifica degli indagati e degli imputati in corsa per il Parlamento, vince il centrodestra.
Il nome di maggior peso è quello di Edoardo Rixi, a lungo vice di Matteo Salvini nella Lega. Oggi è assessore allo Sviluppo Economico e braccio destro di Toti in Regione. Ma la Lega ha deciso di promuoverlo in Parlamento. Nonostante sia imputato di peculato nel processo per le spese pazze in Liguria.
Il pubblico ministero Francesco Pinto gli ha contestato spese sostenute in Costa Azzurra e in Valle d’Aosta. Un compagno di partito di Rixi ha patteggiato nel frattempo due anni. Non è il solo imputato nelle liste del Carroccio.
C’è anche Francesco Bruzzone, presidente del consiglio regionale. Lui pure imputato per le spese pazze. Nelle scorse settimane ha strappato un rinvio del processo per affrontare la campagna elettorale (il pm era contrario): prossima udienza il 5 marzo, a urne chiuse.
Indagato per spese pazze anche Sandro Biasotti, ex governatore e senatore uscente di Forza Italia: “Spero di non essere rinviato a giudizio, la mia vicenda è particolare”, si augura Biasotti che nel frattempo corre per essere confermato.
PORTE GIREVOLI
Poi, appunto, il capitolo di chi ha già una poltrona, ma corre per averne una più confortevole. In pratica mezza Regione Liguria. Assessori come Rixi, presidenti del Consiglio Regionale come Bruzzone. Ma anche capigruppo.
C’è Angelo Vaccarezza, che guida il plotone di Forza Italia dopo essere stato presidente della Provincia di Savona (tra i consiglieri di centrodestra candidate anche Stefania Pucciarelli e Lilli Lauro).
Stesso discorso vale per l’opposizione: a cominciare da Raffaella Paita, capogruppo Pd. Paita perse le elezioni regionali del 2015, lasciando la Liguria in mano al centrodestra. Non solo: il Partito Democratico di cui era figura cardine in questi anni ha consegnato al centrodestra anche Savona, Genova e infine La Spezia. Una Caporetto, eppure il nome di Paita non è mai stato messo in discussione per la promozione in Parlamento.
Per lei — prima bersaniana e poi renziana — si sarebbe speso in prima persona Luca Lotti. Elezione sicura, e non importa se anche lei lascerà la Regione a metà mandato. Candidati nel Pd anche altri tre consiglieri Juri Michelucci (alfiere di Paita), Luigi De Vincenzi e Giuseppe Rossetti.
Ma non c’è soltanto la Regione. Si candidano anche due vicesindaci, freschi freschi di nomina: Stefano Balleari che da appena sette mesi siede nella Giunta genovese di centrodestra guidata da Marco Bucci. E Manuela Gagliardi, vice-sindaco di La Spezia e avvocato con una lunga militanza in Forza Italia.
Dalla Lega paladina delle doppie poltrone ecco Paolo Ripamonti, assessore alla Sicurezza del Comune di Savona.
I FEDELISSIMI
Rixi, dunque, delfino di Salvini. Poi Paita vicina a Lotti, ma anche a lungo figlioccia politica dell’ex governatore Claudio Burlando. Le elezioni 2018 premiano la fedeltà . L’ultimo nome è quello di Franco Vazio, molto caro a Maria Elena Boschi. Lo stesso Vazio, grande inquisitore di Giuseppe Vegas durante l’audizione davanti alla Commissione Banche. “Franco oggi si è guadagnato la ricandidatura”, commentarono inferociti alcuni colleghi di partito. Che aggiunsero: “Vazio forse non è la persona ideale per la commissione banche. Dal 2006 al 2013 è stato membro del cda della Cassa di Risparmio di Savona, la Carisa del gruppo Carige, oggi in crisi anche per i finanziamenti facili del passato”.
VECCHIE CONOSCENZE
In corsa altri volti che da anni dominano la politica ligure. Nel centrosinistra si va dal ministro della Difesa Roberta Pinotti al Sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri. Nel centrodestra ecco Matteo Salvini e Giulia Bongiorno.
Intanto a Imperia si riaffaccia sulla scena politica Claudio Scajola. Che sta preparando la sua candidatura alle elezioni da sindaco della prossima primavera. L’unico ostacolo potrebbe essere Toti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 27th, 2018 Riccardo Fucile
LA PROTEZIONE CIVILE SEGNALA TRE VOLTE INVANO LA DISPONIBILITA’ DELLA SOMMA ALLA PEC DEL PRESIDENTE TOTI … POTEVANO ESSERE ASSEGNATI DA UN ANNO E MEZZO, TOTI FANTOZZIANO
Quindici milioni di euro pubblici per risarcire le imprese liguri che hanno subìto le alluvioni
2013- 2015 erano già stanziati dal governo: alle imprese, però, non sono mai arrivati.
La Regione Liguria li ha « di fatto, persi » per sempre.
Perchè? Perchè la presidenza della Regione Liguria non legge le mail.
Neppure quelle che il Dipartimento nazionale di Protezione civile, l’estate scorsa, ha inviato per offrire proprio alla Regione quei quindici milioni di euro e in cui spiegava come fare per ottenerli.
Inviate all’indirizzo presidente@ pec. regione. liguria. it e dunque indirizzate direttamente a Giovanni Toti l’opportunità di ricevere questi finanziamenti straordinari per aiutare le imprese colpite dai disastri. Tre mail: cui nessuno, però, ha mai risposto
A denunciare la vicenda è una lettera ufficiale, protocollata l’ 11 gennaio scorso, con cui il direttore generale del Dipartimento Infrastrutture Ambiente e Trasporti, Adriano Musitelli, porta il fatto all’evidenza del segretario generale della Regione, Pier Paolo Giampellegrini, al direttore generale della Direzione Centrale e Organizzazione, Paolo Sottili, e al dirigente del Settore presidenza, Jacopo Avegno
Il Dipartimento di Protezione civile scrive al presidente della Regione. Ma Toti ( o chi per lui deve farlo) non legge la posta.
A scrivergli è l’ufficio del consigliere giuridico del Dipartimento nazionale di Protezione civile.
Gli scrive il 5 giugno 2017, il 26 giugno 2017 e, infine, il 7 luglio 2017 per informarlo del finanziamento pubblico a sostegno delle imprese alluvionate.
Per sollecitare una risposta. Per informarlo che se le domande non arriveranno in tempo perderà i fondi già stanziati. Nessun cenno.
«Tale disguido ha determinato gravissime conseguenze giuridiche » usa parole pesantissime, Musitelli che prosegue « in particolare non ha permesso alla scrivente amministrazione di avviare le procedure contributive previste da una norma statale a favore delle imprese danneggiate dagli eventi alluvionali 2013/2015, per il cui riscontro erano state stanziate risorse a valere sull’annualità 2017, pari a circa 15 milioni di euro per la Liguria »
Una vicenda che il consigliere regionale Gianni Pastorino, Rete a Sinistra – Liberamente, ha deciso di portare all’evidenza del consiglio regionale per cui sta preparando un’interrogazione al presidente Toti.
«Prendiamo atto di questa denuncia che illustra conseguenze gravissime: non poter attingere a quei fondi, stanziati con un decreto del consiglio dei ministri del luglio scorso, significa aver escluso le imprese della Liguria da una chance di risarcimento che per molte imprese rappresenta un’ultima occasione di sopravvivenza attacca Gianni Pastorino – perdere una mole così ingente di risorse a causa di questioni procedurali, per quella che appare come una sorta di negligenza, è un fatto di una gravità inaudita».
E aggiunge: « Erano in molte le imprese a non aver potuto attingere alle precedenti tranche di risarcimenti, questa occasione era cruciale anche perchè quindici milioni per il nostro territorio, dove le imprese sono medio-piccole, significava risolvere molti problemi. Ancor più grave è che quei denari siano perduti per sempre»
La delibera del consiglio dei ministri del 28 luglio 2017 che prevedeva lo stanziamento straordinario per le imprese liguri colpite dalle alluvioni 2013-2015 aveva una scadenza: il 31 dicembre 2017.
« Le risorse avrebbero dovuto essere assegnate alle imprese a seguito di una domanda di accesso, della necessaria istruttoria e dell’invio alla Presidenza del Consiglio dell’elenco delle imprese ammesse a partecipare al bando » , spiega ancora Musitelli.
I tempi però non ci sono più, per compiere l’iter procedurale, quando il dirigente e gli uffici si accorgono del “ buco” di comunicazione. « La notizia dello stanziamento è pervenuta in modo casuale solo in data 17 novembre 2017 » , riporta, meticolosamente, Musitelli, che a quel punto si è attivato, con tutti i mezzi possibili, per informare il Dipartimento nazionale di Protezione civile che le mail, così preziose, fondamentali, non erano state lette.
«Il 21 dicembre 2017 il capo Dipartimento della Protezione civile ha comunicato, sentito il Mef, l’impossibilità di utilizzare i fondi 2017 nell’anno 2018 » , risorse che sono state «di fatto perse», sigilla Musitelli
« Che una pec, ovvero una casella di posta elettronica certificata, intestata al presidente della Regione non venga letta è assurdo – scandisce Pastorino – che per questo le aziende liguri perdano 15 milioni di risarcimenti pubblici già stanziati è ancora più assurdo. E esige risposte pubbliche » .
Oltre al fronte della politica, si potrebbe aprire quello dei potenziali beneficiari dello stanziamento che, in gruppo, potrebbero andare a chiedere i danni direttamente alla Regione Liguria per uno stanziamento destinato a loro e cui non hanno potuto attingere.
Il gruppo del M5S attacca duramente la giunta chiedendo spiegazioni.”Siamo abituati alla totale disorganizzazione che alberga nella giunta Toti, ma questa volta si sfiora il fantozziano” dice Fabio Tosi, portavoce in consiglio.
Il gruppo del Pd chiede a Toti di “Riferire in consiglio il comportamento di questa Giunta, che evitiamo di qualificare, e in particolare del suo presidente, perchè è a lui che la comunicazione è stata inviata per ben tre volte fra giugno e luglio 2017, le imprese liguri hanno perso ben 15 milioni di euro, una cifra ragguardevole che avrebbe permesso a molte di loro di ripartire o di ripagare quegli investimenti fatti dopo i danni subiti “.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2018 Riccardo Fucile
E AL GALATA MUSEO DEL MARE NOMINANO LA FIGLIA DEL PIU’ NOTO COSTRUTTORE DELLA CITTA’, SPONSOR DEL SINDACO E DI TOTI
Nicoletta Viziano, figlia del costruttore Davide, sarà presidente del Muma, Museo del
Mare e delle Migrazioni, su indicazione del sindaco Bucci che ha provveduto alla nomina. La classica marchetta politica per contraccambiare con un incarico di prestigio la più nota famiglia genovese di costruttori che in campagna elettorale aveva appoggiato il centrodestra.
Il Galata Museo del Mare è un fiore all’occhiello della città : situato a 100 metri dall’Acquario è arrivato, con una progressione sorprendente, a contare oltre 230.000 visitatori l’anno nel suo splendido allestimento in cui una parte rilevante è quella destinata a documentare, in maniera originale, l’emigrazione degli italiani nelle Americhe a cavallo del secolo scorso.
Evidentemente il centrodestra era privo di esperti in campo marittimo e storico e ha ripiegato su una persona che non ha competenze specifiche, nel mero stile Bucciano.
Ma andiamo oltre.
Nel Patto per la Città , sottoscritto nel novembre 2016 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Comune di Genova (allora il sindaco era Doria), sono stati assegnati due milioni di euro per la realizzazione della struttura del nuovo Museo della Emigrazione Italiana.
Altri 3 milioni sono stati stanziati dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nell’ambito del piano strategico “Grandi progetti beni culturali — programmazione 2017-2018”.
La Compagnia di San Paolo inoltre ha manifestato la volontà di contribuire alla progettazione del nuovo MEI per un totale di 300 mila euro.
Nessun merito della Giunta Bucci quindi, nella destinazione genovese di questa prestigiosa location che dovrebbe “ricostruire” l’esodo di milioni di “migranti economici” italiani (molti anche liguri) verso il sogno americano.
Fa sorridere il patetico tentativo del centrodestra a trazione leghista locale di “mettere il cappello” su una iniziativa dove non ha avuto alcuna voce in capitolo e che adesso dovrebbe gestire: significativo che finora non sia riuscito neanche a decidere “dove farlo”, figuriamoci a delinearne i contenuti.
Eppure sembra che sia tutto merito loro e, abili come sono negli spottoni, magari troveranno qualche sprovveduto disposto a crederci.
Arriviamo così al paradosso che chi ora festeggia il “Museo dell’Emigrazione italiana” siano gli stessi che oggi vogliono respingere altri emigranti (non solo economici) che affogano nel Mediterraneo o addirittura che postulano blocchi navali al largo della Libia per “fermare gli invasori”.
Chissà che un giorno non sorga anche un “museo per non dimenticare” tutti gli infami che hanno costruito le loro carriere politiche discriminando i disperati del mondo, compresi donne e bambini, esponendoli a violenze e fame.
Perchè la ruota gira e prima o poi toccherà anche a loro.
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE TAPPETI ROSSI E FESTE DI CAPODANNO, DIETRO GLI SPOT CI SONO SOLO LE MARCHETTE ALLA SANITA’ PRIVATA… TAGLI, DISORGANIZZAZIONE, INCAPACITA’, OGGI DUECENTO MALATI IN ATTESA: L’ASSESSORE LEGHISTA SE NE VA VADA A CASA
I numeri del disastro degli ospedali genovesi continuano a peggiorare: 70 malati in attesa
al pronto soccorso del Villa Scassi, nel quartiere genovese di Sampierdarena, 60 al Galliera (in centro) e una quarantina al San Martino.
Tempi di attesa lunghissimi, anche 8 ore, per una visita.
E posti letto introvabili nei reparti: ovviamente le proteste non si contano, e stamattina qualcuno ha addirittura minacciato di chiamare i carabinieri.
La “fotografia” è la risposta a chi, in Regione e in Alisa, assicurava che la situazione era sotto controllo e ringraziava medici e infermieri per quello che stavano facendo.
Un lavoro straordinario in una situazione che rischia di peggiorare ancora.
L’unica speranza è che con la riapertura degli studi dei medici di famiglia si riducano gli accessi al pronto soccorso.
(da “il Secolo XIX”)
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Dicembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL FILMATO VIRALE SPOPOLA SUL WEB… SONO IL PRODOTTO DI CHI BADA SOLO ALL’IMMAGINE E NON ALLA SOSTANZA
Nel filmato pubblicato su Facebook li si vede dormire tranquillamente sull’auto di servizio, in divisa e durante l’orario di lavoro.
Non era quello il loro incarico: avrebbero dovuto occuparsi di controllare la viabilità in via Canevari nella zona di Borgo Incrociati e la chiusura al traffico del tunnel di Brignole per lavori di manutenzione straordinaria.
A riprenderli, con ogni probabilità nel cuore della notte qualche giorno fa, è stato un passante che ha poi deciso di pubblicare il video.
Un filmato che, ora dopo ora, è diventato virale sulla Rete fino a raggiungere centinaia di condivisioni e migliaia di messaggi di protesta.
In molti hanno attaccato la professionalità dei due agenti, un uomo e una donna, sorpresi a dormire durante il servizio.
La notizia del video è arrivata anche al comandante della polizia municipale Giacomo Tinella che ha subito deciso di intervenire: «Si è trattato – spiega – di un fatto molto grave. Ho già chiesto al responsabile del distretto in cui lavorano i due agenti di inviare al più presto una relazione su quanto accaduto».
Dopo aver scortato l’assessore leghista all’insicurezza e il sindaco Bucci nelle loro passeggiate nel Centro storico a favore di telecamere, i vigili ritornano a onor della cronaca nel modo peggiore, dormendo in servizio.
In fondo nulla di diverso dai politici che dormono sui problemi reali della città , come l’occupazione e la cultura, il degrado urbano e le case popolari, e vivono solo di selfie programmati.
C’è chi si sveglia solo per una foto, chi si addormenta per un video.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
IL TAPPETO ROSSO DI TOTI E BUCCI FA VOLARE LA CITTA’ ALL’INDIETRO… E CROLLA PURE SAVONA
La qualità della vita nelle grandi città liguri è peggiorata: lo dimostra l’indagine del Sole 24
ore, che come ogni anno ha monitorato le 110 province italiane pubblicando la graduatoria in prima pagina.
Genova perde 21 posizioni, piazzandosi al 48esimo posto.
Savona subisce una sconfitta più amara, scendendo di ben 34 posizioni in classifica e guadagnando soltanto il 58esimo posto
L’indagine rileva ricchezza e consumi, lavoro e ambiente, demografia, giustizia, sicurezza e cultura.
Quest’anno però sono stati inseriti nuovi parametri come il gap retributivo fra uomini e donne, il tempo impiegato dagli over 25 per portare a termine gli studi, gli acquisti online, la spesa in farmaci, il consumo di suolo e l’indice di litigiosità nei tribunali.
(da agenzie)
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Novembre 27th, 2017 Riccardo Fucile
“LE NOSTRE CASE SONO UNA DIGA”… L’ABBANDONO DETERMINA DISSESTO E ALLUVIONI
Le ultime due alluvioni che hanno pesantemente colpito Genova, nel 2011 e 2014,
hanno convinto i governi, prima con il “Piano nazionale per le città ” di Mario Monti, poi con “Italia Sicura” di Matteo Renzi, a contribuire economicamente allo sforzo di Regione Liguria e Comune per realizzare alcune opere essenziali per la riduzione del rischio idrogeologico.
Ma se a valle si procede per ridurre il rischio esondazioni, molto più difficile sembra intervenire a monte, sulle alture della città .
Dove l’abbandono contribuisce a determinare dissesto e alluvioni.
In una città costruita in gran parte sull’alveo di torrenti e stretta tra i monti e il mare la manutenzione dei versanti e la regimazione delle acque ricopre un ruolo fondamentale, ma spesso questa viene lasciata alla libera iniziativa di volontari o ai Municipi particolarmente sensibili.
Un caso emblematico è quello del “Biscione”, lungo complesso di edilizia popolare costruito sul finire degli anni ’60 al delimitare del bosco sul Colle della Calcinara di Forte Quezzi, sopra al quartiere di Marassi in Val Bisagno, zona duramente colpita dalle alluvioni.
“Negli ultimi anni le nostre cantine sono state più volte sfondate dall’acqua, dal fango e dai detriti che sbattono contro il “biscione” che in pratica diventa una sorta di diga“, spiegano i residenti.
Qui l’alluvione del 1970 causò una frana che sradicò parte della costruzione che avrebbe dovuto interessare trenta alloggi popolari, proprio dove ora sorge la scuola materna.
“Ci sono canali che dovrebbero far scorrere l’acqua sotto alla strada — sottolinea Donato Bochicchio, del comitato per la salvaguardia del Forte Quezzi — ma quasi sempre le griglie si riempiono di pietre, tronchi e detriti, così l’acqua non trova sfogo e finisce per sfondare le cantine, il terreno non assorbe e tutto quello che succede qua sulle alture ha poi inevitabilmente una conseguenza in centro città ”.
La manutenzione del bosco e dei versanti viene quindi delegata completamente a gruppi di volontari, in alcuni casi sostenuti dai municipi, in assenza di una vera e propria pianificazione degli interventi.
Nel frattempo, proseguono i principali interventi in centro città : l’adeguamento della copertura del Bisagno (122 milioni di euro, fine lavori previsto per il 2020), la realizzazione del suo scolmatore (175 milioni, ancora in fase di progettazione) e di quello del Fereggiano (45 milioni, termine lavori previsto per agosto 2018).
“In continuità con la scorsa amministrazione — precisa Paolo Fanghella, assessore comunale ai lavori pubblici — stiamo provvedendo e continueremo a intervenire nella prevenzione del rischio, ma non si potrà mai parlare di rischio zero in un territorio dove storicamente si è costruito sull’alveo dei torrenti e ogni rivo può rappresentare un pericolo in caso di forti precipitazioni”.
Scopo dei lunghi tunnel sotterranei chiamati “scolmatori”, del torrente Bisagno come del Fereggiano, è quello di consentire il deflusso a mare di acqua e fango in caso di precipitazioni elevate, limitando il rischio di nuove esondazioni in centro città .
“Ma un’eccessiva attenzione per queste opere fondamentali — riflette Pietro Piana, geografo che per l’Università di Nottingham ha studiato l’evoluzione storica di Genova proprio in rapporto con l’equilibro idrogeologico — rischia di distrarre l’opinione pubblica e far dimenticare quella prevenzione quotidiana e capillare che andrebbe progettata e portata avanti sistematicamente sui versanti e nei quartieri alti della città , dove non solo in caso di forti precipitazioni, ma ad ogni pioggia, le strade si trasformano in corsi d’acqua scendendo poi a valle e causando i disastri che abbiamo visto in occasione delle alluvioni”.
Se il Municipio Bassa Val Bisagno interviene come può, aiutando questi volontari e sollecitando gli interventi del Comune, l’assessore Paolo Fanghella chiarisce come “quella del biscione sia solo una delle oltre trecento situazioni in cui gli interventi di salvaguardia idrogeologica e pulizia di alvei e versanti non sarebbero di competenza del Comune, ma dei privati”.
In base al codice civile, infatti, nessun ente pubblico potrebbe — anche ammesso che ne abbia volontà politica, competenze tecniche e disponibilità economiche — intervenire in aree di competenza di privati.
Tuttavia, spesso le responsabilità si sovrappongono e si confondono, come nel caso del bosco di Forte Quezzi: “Area di competenza di privati”, secondo l’assessore, mentre secondo i volontari che si rimboccano le maniche per prevenire disastri, l’area è “passata un anno fa dalla Regione al Patrimonio del Comune”.
Ad oggi, in ogni caso, entrambi gli scolmatori che aumenteranno la portata dei torrenti Fereggiano e Bisagno sono ben lontani dall’essere operativi, e i genovesi devono convivere con l’incubo di rivivere le devastazioni delle recenti alluvioni.
“Ma non ci sono solo gli interventi a valle — cerca di chiarire l’assessore Fanghella — il Comune è intervenuto e continuerà a farlo anche nelle altre zone di sua competenza”. Ma in una città dove si è edificato lungo l’alveo dei torrenti, le cui strade corrono per il 60% sopra a corsi d’acqua e, anche sulle colline, si è cementificato e costruito senza vincoli di sostenibilità ambientale, la paura è che la gran parte delle situazioni di rischio ricadano sulla responsabilità di privati, che neppure lo sanno e si ritrovano a scoprirlo solo quando ne devono pagare le conseguenze.
Come quando una frana spazza via le fondamenta di un condominio e i residenti, oltre al danno, si ritrovano la beffa: i lavori di rimessa in sicurezza sono a carico loro. “Certo — aggiunge Fanghella — in casi di emergenza il Comune può intervenire anche su terreni privati, ma sempre “in danno”, ovvero anticipando cifre che i residenti dovranno poi restituire”.
Insomma, ancora una volta, nel consueto ginepraio di responsabilità , non si capisce bene chi, quando e come debba intervenire, nè chi pagherà eventuali danni in caso di nuove piogge torrenziali che i cambiamenti climatici sembra proporranno sempre più di frequente
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
“ANCHE A DESTRA PERSONE COLTE E INTELLIGENTI” PROTESTA LA CONSIGLIERA PADAGNA CORSO…. FORSE PER EVIDENZIARE L’INTELLIGENZA HA QUESTA FOTO COME PROFILO FB
Primi segni di insofferenza nella maggioranza di Marco Bucci. Segno ancora più
importante perchè il primo attacco interno al sindaco di Genova arriva proprio dal suo partito di riferimento, la Lega Nord
A criticare apertamente una delle scelte strategiche di Tursi non è un big della Lega ma Francesca Corso, giovane consigliera comunale.
Ma pare strano che la velenosa frecciata al sindaco non sia stata in qualche modo “autorizzata” dai big genovesi del partito di Salvini.
Tutto ruota attorno alla nomina a presidente del collegio sindacale di Giovanni Battista Raggi in Fsu, la Finanziaria attraverso cui il Comune di Genova controlla le sue quote in Iren. Raggi è stato a lungo tesoriere provinciale del Pd ma gode della stima dell’assessore al bilancio Pietro Picciocchi che lo ha fortemente voluto. E Bucci, che con Picciocchi ha un ottimo rapporto (a differenza che con altri assessori) lo ha assecondato
Bucci ha sempre voluto sottolineare di essere un manager prestato alla politica e quindi anche la sua libertà di scelta, rispetto ai partiti, in fatto di uomini
Ma qualcuno avrebbe preferito la fedeltà al centro destra come primo criterio
E così ecco che Francesca Corso sulla sua pagina Facebook scrive: “Sarebbe carino se a sfatare il mito che fra le fila del centro destra non esistano persone dotate di cultura e intelligenza, fosse il centro destra stesso. Si torni al confronto, siamo certi ci siano persone valide e meritevoli di nomine che hanno appoggiato ed appoggiano le nostre battaglie”
Come dire: “Sindaco, prima guarda a destra”
Il suo attacco a Bucci raccoglie consensi. I commenti sono di questa natura: ”Avrà dovuto pagare una marchetta”; oppure “Tocca a noi dare le carte e invece ci facciamo rubare il mazzo….la lega è maggioranza relativa in comune mi pare..e allora si metta di traverso in maniera compatta”
Un litigio momentaneo o un matrimonio che inizia a mostrare pericolosi segni di cedimento?
Logico supporre che Bucci e Picciocchi ritengano poco più che una puntura di spillo la critica della Corso, ma i Garassino e i Rixi non sembrano al momento aver difeso il “loro” sindaco e tantomeno aver redarguito la consigliera.
(da “La Repubblica”)
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