Destra di Popolo.net

CON DRAGHI TORNA COMUNIONE E LIBERAZIONE AL GOVERNO

Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile

DA CARTABIA A GIORGETTI, DA GIOVANNINI A BRUNETTA, DA GELMINI A CARFAGNA: SONO MOLTI AD AVER FREQUENTATO GLI AMBIENTI DI CL

Mario Draghi è il nuovo presidente del consiglio tra i gruppi che sosterranno la nuova maggioranza e alcuni nomi tecnici.
Tra questi, c’è quello di Marta Cartabia, prima donna ad aver ricoperto la presidenza della Corte Costituzionale, a cui sarà  affidato il Ministero della Giustizia. Stimata giurista accademica, ordinaria di diritto costituzionale, Cartabia è nota anche per una certa vicinanza al mondo di Comunione e Liberazione.
Pare proprio questa l’antica novità  del governo Draghi: la presenza, sottesa ma costante, di temi e persone vicine al movimento fondato da don Giussani.
Come l’autorevole guardasigilli, anche la nuova ministra dell’Università , Cristina Maria Messa, era stata accostata al movimento cattolico nel periodo della sua elezione a rettrice della Bicocca.
E sono diversi i nuovi ministri che frequentano l’annuale raduno dei ciellini, a cominciare da Giancarlo Giorgetti, ministro per lo Sviluppo economico, fino a Enrico Giovannini, alle Infrastrutture, senza dimenticare Maria Stella Gelmini (Affari generali e Autonomie) e Mara Carfagna (Sud e coesione).
Difficile allora non notare che uno dei discorsi che suggeriscono la visione politica di Mario Draghi fu pronunciato proprio al Meeting di Rimini, il 18 agosto 2020, nella giornata inaugurale del raduno di Comunione e Liberazione.
Quello di Draghi fu un intervento quasi programmatico, dal valore etico: a commentarlo, tra i vari opinionisti, ci furono anche Patrizio Bianchi, con un corsivo su Il Messaggero, e Renato Brunetta, in un’intervista di Emilio Targia per Radio Radicale. Anche Bianchi e Brunetta ora sono ministri, rispettivamente dell’Istruzione e per la Pubblica Amministrazione.
Nel 2015, Mattia Fantinati, deputato M5S, salì sul palco di Rimini “per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere”, dopo anni in cui, alla kermesse estiva, si alternavano interventi e dibattiti con Bersani, Napolitano, Formigoni.
Il meeting di Rimini, per anni, è parso rappresentare il centro nevralgico della discussione politica di agosto, talora con un ruolo quasi istituzionale: nel 2013 il discorso inaugurale spetta a Enrico Letta, allora presidente del Consiglio, nel 2014, Stefania Giannini presenta la riforma della scuola proprio alla platea ciellina.
Nel 2015 sarà  Matteo Renzi a intervenire al raduno di CL, con un discorso dal titolo “L’Italia e la sfida del mondo”, due anni dopo sarà  Paolo Gentiloni a proseguire la tradizione istituzionale (“L’eredità  e il futuro dell’Italia”, il titolo del suo intervento). Dopo qualche anno, la centralità  intellettuale di Comunione e Liberazione pare ritrovata, almeno tra i nomi che ricoprono cariche istituzionali nel nuovo governo.

(da Fanpage)

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LA GRANDE AMMUCCHIATA DELLA DRAGHI CORPORATION CHE IMBARAZZA TUTTI I PARTITI

Febbraio 13th, 2021 Riccardo Fucile

IL GOVERNO NASCE NEL SEGNO DELLE CONTRADDIZIONI INTERNE E DEI CONFLITTI LATENTI

Chissà  che ne pensano Beppe Grillo e i Cinque Stelle, costretti a votare la fiducia a un governo con Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta, archetipi dell’epopea berlusconiana, quando definivano il Pd con il nomignolo di Pidimenoelle.
O che ne dicono dalle parti di Leu di un governo con i leghisti Giorgetti, Garavaglia e Stefani, fieri sostenitori delle politiche dei porti chiusi di Matteo Salvini.
O ancora, sull’altro versante, cosa ne dirà  Matteo Salvini della conferma di Luciana Lamorgese, fino a ieri la “ministra degli sbarchi” che ha abrogato i suoi decreti sicurezza, al Viminale.
O cose dice Matteo Renzi della conferma di Roberto Speranza al ministero della Salute, visto che aveva fatto cadere il governo precedente sugli errori nella gestione dell’emergenza sanitaria.
Chissà  che ne pensa pure Giuseppe Conte, nell’aver detto sì a un governo con Vittorio Colao, da lui chiamato a capo della task force per la ripresa economica del dopo Covid e poi abbandonato al suo destino, come se nemmeno fosse mai esistito.
O cosa ne pensano Luigi Di Maio e Rocco Casalino di Daniele Franco nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, che il primo aveva indicato come la “manina” che da ragioniere generale dello Stato si rifiutava di bollinare le spese senza copertura ai tempi del governo gialloverde. E a cui il secondo si rivolgeva — dicono i suoi esegeti — quando parlava dei “i pezzi di m…” che non riuscivano a trovare “10 miliardi del c…” per il reddito di cittadinanza.
Ancora: chissà  che ne pensa Alfonso Bonafede della nomina al ministero della giustizia di Marta Cartabia, prima donna presidente della Corte Costituzionale, secondo cui — a proposito dell’abolizione della prescrizione — “i processi troppo lunghi sono un anticipo di pena”.
O cosa ne pensa Matteo Salvini, ancora, delle sue idee di riforma del carcere come strumento di rieducazione e non come un luogo del quale si deve “buttare via la chiave”.
A proposito: chissà  che pensano le donne del Pd o di Leu nel vedere che i loro, quelli di sinistra, sono gli unici partiti della maggioranza a non aver portato nemmeno una donna

(da Fanpage)

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GOVERNO DEI RACCOMANDATI, GELMINI E CARFAGNA CONFESSANO CANDIDAMENTE: “GRAZIE A BERLUSCONI PER AVERCI INDICATE A DRAGHI”

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

CROLLA LA NARRAZIONE DEL PREMIER DECISIONISTA CHE “SCEGLIE IN MODO AUTONOMO”

Ha avuto breve durata la ‘leggenda’ del professore impegnato a fare la squadra di Da giorni è stato ripetuto (fino alla nausea) che i nomi dei ministri e delle ministre sarebbero stati decisi da Draghi e Mattarella e i leader politici di tutti i partiti non avrebbero dovuto mettere bocca..
Ma questa sera invece le due nuove ministre si sono lasciate scappare che…
“Sono grata al presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi per avermi voluto indicare. Ringrazio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Mario Draghi per la nomina che onorerò con tutto il mio impegno per il nostro straordinario Paese. Sono certa che, con Mara Carfagna e Renato Brunetta, porteremo i nostri valori e la nostra storia in un governo che guiderà  l’Italia fuori dalla crisi”. Lo scrive su Fb Mariastella Gelmini, neo ministro delle Autonomie del governo Draghi.
Poi anche la Carfagna…
“Ringrazio il Presidente Mattarella e il Presidente Draghi per la fiducia e il privilegio che mi concedono chiamandomi a far parte del nuovo governo. Da donna e politica del Sud, faro’ di tutto per onorare al meglio l’incarico che hanno voluto affidarmi”. Lo scrive su Facebook dopo la nomina a Ministra per il Sud e la Coesione territoriale.
“A Silvio Berlusconi- prosegue Carfagna- va il mio ringraziamento per avermi sostenuto nella mia attivita’ politica e istituzionale in tutti questi anni e aver promosso oggi la mia nomina nell’esecutivo, in rappresentanza dei nostri comuni ideali”.

(da agenzie)

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DRAGHI SI TIENE I MINISTERI DEL RECOVERY PLAN: TESORO, TRANSIZIONE ECOLOGICA, DIGITALE E GIUSTIZIA

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

HA SCELTO MINISTRI TECNICI DI FIDUCIA CHE RAPPRESENTANO L’ESTABLISHMENT FINANZIARIO, UOMINI DI STRUTTURA DI STATO NON CERTO AMBIENTALISTI, DIRIGENTI DI AZIENDA

Nel nuovo governo, l’impronta del presidente del Consiglio Mario Draghi è sui ministeri che saranno chiave nella sfida del Recovery plan.
E’ al Tesoro, Giustizia, ma anche Transizione ecologica e Transizione digitale, dicasteri fondamentali per il Green deal europeo e per la svolta digitale richiesta dall’Ue, che l’ex governatore della Bce ‘piazza’ dei tecnici.
E non assegna un ministero degli Affari Europei, casella che probabilmente diventerà  solo un posto di sotto-governo. . E’ scontato che il referente principale del nuovo governo a Bruxelles sarà  lui
I ‘ministeri del recovery’, chiamiamoli così per indicare i dicasteri che più saranno protagonisti dello sforzo di mettere a frutto i 209 miliardi del Next Generation Eu, finiscono de-politicizzati nella squadra di governo.
L’Economia passa da Roberto Gualtieri a Daniele Franco, uomo dell’establishment finanziario, con una carriera professionale in Bankitalia, ma anche in Commissione Europea come consigliere economico e poi alla Ragioneria dello Stato dal 2013, pulpito dal quale, proprio sui conti pubblici, si è scontrato con quasi tutti gli ultimi governi, a partire da quello guidato da Renzi per finire al Conte 1.
Anche la Transizione ecologica, che per il pubblico italiano meno attento è solo la bandiera dei pentastellati, in realtà  è ministero centrale nella sfida del recovery. In quanto è il dicastero che dovrà  sovrintendere agli investimenti per trasformare l’economia in senso sostenibile, come prescritto dal piano di ripresa europeo e dal Green Deal, il progetto per l’economia verde voluto dalla presidente Ursula von der Leyen già  prima della pandemia.
Ebbene, per questo ministero che avrà  anche deleghe importanti in materia di energia e ambiente, Draghi ha scelto un altro tecnico: Roberto Cingolani, fisico con una carriera nella partecipata ‘Leonardo’, non un attivista per l’ambiente, ma uomo di struttura dello Stato, diciamo così.
Sarà  lui, per esempio, il titolare di una scelta importante per quanto riguarda la conversione energetica: cosa fare con i 20 miliardi all’anno che lo Stato italiano ancora garantisce come sussidio alle fonti fossili.
Enrico Giovannini, portavoce dell’alleanza per lo sviluppo sostenibile, ex ministro del Lavoro nel governo Letta, il nome dato come il più papabile per il ministero della Transizione ecologica fino a ieri, in una recente intervista ad Huffpost sosteneva che quei sussidi andassero aboliti. A Giovannini è toccato il ministero delle Infrastrutture e Trasporti.
Il ragionamento è simile per quanto riguarda il ministero della Transizione digitale, altro organo vitale del piano di ripresa anti-crisi. Anche qui la scelta ricade su un tecnico: Vittorio Colao, dirigente d’azienda, autore dell’ormai noto ‘piano Colao’ commissionato dal governo Conte 2 per affrontare la crisi economica e poi accantonato.
Pure la Giustizia è chiamata in causa dal recovery fund. La riforma della Giustizia è da tempo richiesta avanzata da Bruxelles a Roma. Se ne occuperà  Marta Cartabia, presidente emerito della Corte Costituzionale, una delle poche donne – va detto – nel nuovo governo.
Ma Draghi fa a meno di un ministero agli Affari Europei, carica ricoperta dal Dem Enzo Amendola nel Conte 2. Molto probabilmente, la casella tornerà  a essere un posto di sotto-governo, come nell’era Renzi,   premier con spiccata tendenza presenzialista nei rapporti con l’Ue.
All’epoca, il sottosegretario agli Affari Europei era Sandro Gozi, che mantenne la carica nel governo Gentiloni. Anche il governo Draghi probabilmente avrà  un sottosegretario agli Affari Europei. Ma d’altronde il premier è l’ex presidente della Bce: va da sè che sarà  lui il massimo referente di Bruxelles nei rapporti con Roma.

(da “Huffingtonpost”)

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LA GRANDE AMMUCCHIATA DI GOVERNO: MALUMORI IN FORZA ITALIA E LEGA

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

BRUNETTA E CARFAGNA SONO DA TEMPO SU POSIZIONI CRITICHE… GIORGETTI E GARAVAGLIA NON RAPPRESENTANO LA LINEA SOVRANISTA DI SALVINI

“Il mio manuale sarà  necessario”. Una settimana fa, in tempi non sospetti Massimiliano Cencelli profetizzava che “Super Mario dovrà  farvi ricorso” per placare gli appetiti dei partiti e scrollarsi di dosso malumori e musi lunghi.
Uomo di mondo e raffinata seconda linea degli anni d’oro della Dc, non è un caso che l’autore del più famoso testo sull’utilizzo di bilance e bilancini nella spartizione del potere sia ancora oggi, e per chi sa quanto, citato come padre nobile dell’antica arte dell’accontentare tutti i commensali.
Giancarlo Giorgetti si ritrova nel delicato dicastero dello Sviluppo economico, pur senza le deleghe all’energia, che di quel ministero sono una parte considerevole e che andranno alla Transizione ecologica di Roberto Cingolani.
“Sono stato avvertito”, puntualizza stizzito Matteo Salvini che spiega che non c’è stato un coinvolgimento nella scelta dei nomi, forse perchè l’altro portafoglio attribuito alla Lega è quello del Turismo (che il Carroccio aveva anche all’epoca dei gialloverdi) e l’uomo scelto è Massimo Garavaglia, anche lui tendenza giorgettiana.
Rientra al governo anche Erika Stefani, che incassa il ministero chiesto a gran voce durante le consultazioni, quello della Disabilità . L’ala più tradizionalmente sovranista ne esce seccamente ridimensionata.
Anche in Forza Italia si registrano malumori. Vince la linea “lettiana” che negli ultimi mesi si è opposta a quella filo-leghista. Renato Brunetta, un po’ a sorpresa, fa un gran ritorno alla Pubblica amministrazione dopo esservi già  stato, contestatissimo, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi.
Con lui anche Maria Stella Gelmini alle Autonomie e Mara Carfagna al Sud.
Nessun portafoglio, “tre ministeri minori, e con gli stessi numeri parlamentari o quasi della Lega”, attacca un dirigente azzurro, tanto che si vocifera di una telefonata proprio sul tema di Berlusconi a Draghi, oltre alle lamentele per l’assenza di esponenti del Senato.

(da “Huffingtonpost”)

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“CI VUOLE DEL FEGATO A VOTARLO”: NELLE CHAT DEI PARLAMENTARI M5S SI ESTENDE IL DISSENSO

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

NON SOLO DI BATTISTA E LEZZI… IL MALUMORE CORRE SUGLI SMARTPHONE: “IL SUPERMINISTERO PROMESSO DA GRILLO NON C’E’, CI HANNO PRESO IN GIRO” (IN EFFETTI E’ COSI’)

Il rischio di perdere pezzi c’è. Non sarà  certo un problema per la tenuta del governo, che può contare su una maggioranza parlamentare blindata da numeri altissimi, ma lo sarà  per la tenuta del Movimento 5 Stelle.
Lo strappo di Alessandro Di Battista per la nascita del governo Draghi sostenuto anche dai grillini è stato solo l’inizio: “Ne valeva la pena?”, si chiede a pubblicazione della lista dei ministri.
E Barbara Lezzi, un attimo dopo, spara a zero su Facebook: “Il super ministero chiesto da Beppe Grillo non c’è. Il ministero dell’ambiente non sarà  fuso con il ministero dello sviluppo economico. Eh no, perchè il ricco ministero dello sviluppo economico sarà  affidato alla Lega con Giorgetti. Noi non abbiamo votato per questo sulla piattaforma Rousseau.
Il malumore corre soprattutto in alcune chat interne, visionate dall’Adnkronos. “Vi sono vicino ragazzi…. Ci vorrà  veramente un grande fegato. Io vi anticipo che non ci riuscirò”, scrive un deputato. “Sarà  difficile, molto difficile”, ammette una collega. Un’altra parlamentare osserva: “Ci hanno asfaltato totalmente. Lega e Forza Italia contano più di noi”. “Ragazzi, ma siete davvero convinti di votare questo governo?”, domanda un’altra pentastellata. E non manca chi lamenta lo scarso peso dato al Sud nella compagine di governo.
Il dissenso sulla squadra Draghi potrebbe spingere diversi parlamentari a lasciare il Movimento. Si parla di una decina o quindicina di eletti tra Camera e Senato, anche se il capogruppo a Montecitorio Davide Crippa sostiene che invece i numeri “siano estremamente più esigui”.
Alla fine sono quattro gli esponenti del Movimento inclusi nel nuovo esecutivo. Nomi forti dell’universo pentastellato come Di Maio e Patuanelli, più Dadone e D’Inca’, tradizionalmente considerato vicino a Roberto Fico.
Le due anime sono state accontentante, ora bisogna vedere se ci sarà  posto nel sottogoverno per quella pattuglia di ribelli che potrebbe placarsi con un posto da sottosegretario e scongiurare quindi la mini scissione.
Il cambio di esecutivo segna anche, di fatto, un mutamento di prospettiva nella leadership governista dei Cinque Stelle, che perde due degli uomini che erano più vicini a Giuseppe Conte, cioè Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
Grillo, secondo alcune fonti M5S, avrebbe manifestato la sua soddisfazione per l’arrivo di Cingolani al ministero della Transizione Ecologico. Ma nel M5S, monta comunque la rabbia: “È il ministero dell’Ambiente cambiato di nome, altro che super-dicastero chiesto da Grillo”, protestano i ribelli capitanati da Barbara Lezzi.
E la fronda interna si organizza e potrebbe anche allargarsi. Mattia Crucioli, Elio Lannutti, Rosa Abate, Elio Lannutti, Bianca Laura Granato vergano nei loro post su Fb l’ira dei “contras” a Draghi. “Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere…”, commenta su Facebook il deputato Francesco Forciniti.
E poi ancora. “Molti che non si riconoscono più in un M5S geneticamente modificato come una pannocchia della Monsanto, se ne andranno” (Elio Lannutti, senatore). “L’esodo è iniziato e purtroppo non si arresterà ” (Bianca Laura Granato, senatrice). “Scissione? È una dinamica da non escludere” (Pino Cabras, deputato). La fronda quindi potrebbe arricchirsi di qualche astensione e di – poche – assenze strategiche.

(da “Huffingtonpost”)

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GOVERNO APPENA NOMINATO E SALVINI COMINCIA A FARE IL GUASTATORE: ATTACCHI A SPERANZA E LAMORGESE

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“O C’E’ UN CAMBIO DI PASSO, DI METODO E DI RISULTATI O CI SARA’ BISOGNO DI AIUTI DA QUELLE PARTI”… CERTO, IL SUO MODELLO SONO I RISULTATI TRAGICI DI FONTANA IN LOMBARDIA E DI CHI SEQUESTRA ESSERI UMANI

Non sono passate nemmeno pochi minuti. Il governo non ha nemmeno giurato e subito il capo della Lega si è messo a fare il guastatore facendo le pulci alle scelte di Draghi e lanciando accuse a due suoi ‘nemici’: la nuova ministra dell’Interno che ha costantemente attaccato per sottolineare che lui era più bravo e il ministro della Salute, che lui che ha sempre lanciato segnali a negazionisti e no-lockdown non ha mai sottoportato per la sua insistenza (ma guarda un po’) nel tiutelare la salute degli italiani prima dello sballo dei discotecari.
E che ha detto? La Lega è orgogliosa dei ministeri che le sono stati affidati, ma è poco contenta della conferma di Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. Lo ha detto Matteo Salvini parlando a ‘Stasera Italia’ su Rete 4.
“Non avevamo dato bigliettini o chiesto posti”, ha spiegato il leader della Lega. “Occuparsi di sostegno alle imprese, turismo e disabilità  per noi è motivo di orgoglio, impegno ed enorme responsabilità “.
“Guardando oltre, – ha aggiunto – devo dire che alcune riconferme come quelle di Sperenza e della Lamorgese… O c’è un cambio di passo, di metodo e di risultati, oppure ci sarà  bisogno di aiuto e sostegno da quelle parti, visti i risultati”
Certo per lui i modelli sono la gestione disastrosa della sanità  in Lombardia e quelli del sequestrare esseri umani invece che farli sbarcare e dar loro assistenza, come previsto dalla legge.

(da agenzie)

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IL GOVERNO DEI MIGLIORI CON IL MANUALE CENCELLI: 15 POLITICI, 8 TECNICI

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

4 DEL M5S, 3 DI FORZA ITALIA, PD E LEGA, 1 PER LEU E ITALIA VIVA, NESSUN VICEPREMIER, DRAGHI SI TIENE I MINISTERI CHE CONTANO, RITORNANO I DISONAURI DI FORZA ITALIA E LEGA… IL M5S NON NE AZZECCA UNA: LA TRANSIZIONE ECOLOGICA E’ UNA FARSA SE NON INCORPORI LO SVILUPPO ECONOMICO, ANZI LO AFFIDI A GIORGETTI CHE RAPPRESENTA I POTERI FORTI DEL NORD

Mario Draghi si è dovuto affidare parecchio a Massimiliano Cencelli, inventore del mitologico manuale che porta il suo nome.
Il governo dei competenti, quindi, è poltrone distruibuite col bilancino.
I partiti che appoggiano l’ex presidente della Bce, infatti, sono quasi tutti quelli presenti in Parlamento: deve quindi essere stato complicato trovare la quadra.
Alla fine la proporzione è di uno a due: i tecnici sono otto, i politici sono 15. Quattro ministeri vanno al Movimento 5 stelle, tre a Forza Italia, tre alla Lega, tre al Pd, uno a Italia viva e uno a Leu.
Le donne sono otto su ventitrè poltrone in totale, poco più di un terzo.
Non sempre le compentenze del “governo dei competenti” vengono rispettati. E persino i politici confermati rispetto al governo di Giuseppe Conte devono cambiare delega, mandando in fumo un anno e mezzo di esperienza. Ma andiamo con ordine.
A nove giorni dall’incarico ricevuto da Sergio Mattarella, Draghi è salito al Colle per sciogliere la riserva e sottoporre la lista dei ministri al presidente della Repubblica. Che l’ha approvata, firmando i decreti di nomina: il giuramento è previsto per sabato 13 febbraio alle ore 12. Il premier è poi uscito per leggere alla stampa la lista dei componenti dei suoi governi.
I dicasteri sono praticamente identici a quelli del governo di Giuseppe Conte. Il cambiamento principale è quello legato al ministero che suscitava maggior interesse: quello alla Transizione energetica, chiesto da Beppe Grillo come condizione per l’appoggio del M5s.
Il nuovo dicastero prende il posto del ministero dell’Ambiente, che assorbirà  le competenze in materia energetica al momento assegnate agli altri ministeri. Il titolare del nuovo dicastero presiederà  anche un comitato interministeriale che sarà  creato per la transizione energetica.
Un ruolo delicato per il quale la scelta di Draghi è finita sul fisico Roberto Cingolani, manager di Leonardo, che ha partecipato a Sum, il convegno annuale organizzato dalla fondazione Gianroberto Casaleggio. Ma è stato pure ospite della Leopolda di Matteo Renzi e di Vedrò, il vecchio think tank di Enrico Letta.
Un altro tecnico che era di recente al centro delle cronache politiche è Vittorio Colao, il manager scelto da Conte per guidare la task force sulla ripartenza in piena pandemia: guiderà  il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale.
Finisce a un tecnico pure il ministero della giustizia: sarà  guidato da Marta Cartabia, ex presidente della Consulta nominata da Giorgio Napolitano. Eredita la poltrona di Alfonso Bonafede e una serie di riforme delicate e fondamentali anche in chiave Recovery plan.
Tecnici pure Cristina Messa, ex rettrice della Bicocca, che va all’Università , e Patrizio Bianchi, ex assessore regionale in Emilia Romagna e rettore di Ferrara, al quale invece va l’Istruzione.
Alle Infrastrutture va Enrico Giovannini, già  ministro con Mario Monti, all’Economia Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia. In quota “tecnica” è pure una delle ministre riconfermate del passato governo: Luciana Lamorgese, che rimane a guidare il Viminale.
Poi ci sono i politici. I confermati dal governo Conte 2 sono per il M5s Luigi Di Maio, che resta agli Esteri, Federico D’Incà , ai Rapporti per il Parlamento, Fabiana Dadone trasloca: lascia la Pubblica amministrazione e va alle Politiche giovanile. Cambia ministero pure Stefano Patuanelli, di professione ingegnere: lascia lo Sviluppo economico e va all’Agricoltura.
Il Pd conferma Dario Franceschini alla Cultura — dal quale viene separato il Turismo — e Lorenzo Guerini alla Difesa e inserisce Andrea Orlando al Lavoro: per l’attuale vicesegretario è la terza volta da ministro dopo i precedenti all’Ambiente e alla Giustizia.
Leu ottiene la conferma di Roberto Speranza alla Salute, mentre Italia viva, che aveva provocato la crisi facendo dimettere i suoi ministri, ottiene di nuovo le Pari opportunità  per Elena Bonetti, che quindi dopo meno di un mese torna a sedersi sulla poltrona lasciata in polemica con Conte.
Poi ci sono gli altri partiti, quelli che sono passati dall’opposizione alla maggioranza. La Lega di Matteo Salvini torna al governo e piazza Giancarlo Giorgetti, già  sottosegretario del governo gialloverde, allo Sviluppo Economico. Erika Stefani, ministro degli Affari regionali del governo Conte 1, si siede sulla poltrona di ministra delle Disabilità , Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia fino al 2019, torna al governo al vertice del ricostituito ministero del Turismo.
Anche per Forza Italia tre poltrone tutte a tre ex ministri, che però non fanno parte di un esecutivo dai tempi di Silvio Berlusconi: Renato Brunetta si riprende l’incarico al vertice della Pubblica amministrazione, Mara Carfagna — già  titolare delle Pari Opportunità  — ottiene il Sud e la Coesione sociale, Mariastella Gelmini, tra le più contestate ministre dell’Istruzione, va invece agli Affari regionali.
E dunque quattro dicasteri toccano al principale gruppo politico, quello dei 5 stelle, tre a testa per tre partiti che nel 2018 hanno eletto più o meno gli stessi parlamentari — Pd, Lega e Forza Italia — mentre ai due partiti più piccoli toccano un seggio a testa. Insomma: il governo dei competenti nasce dopo attenta disamine del Manuale Cencelli.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NASCE IL GOVERNO DRAGHI: LA LISTA DEI MINISTRI, TRA TECNICI E POLITICI

Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile

NEW ENTRY FRANCO ALL’ECONOMIA, CINGOLANI ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, COLAO A QUELLA DIGITALE, CARTABIA ALLA GIUSTIZIA

Ricevuto da Sergio Mattarella al Quirinale, Mario Draghi ha sciolto la riserva. Dopo una settimana intera di lavoro, prende forma il Governo Draghi, un mix di tecnici e politici, con diversi elementi di continuità  rispetto allo scorso esecutivo. Con Draghi una squadra di 23 ministri, con 8 donne.
Sono 4 i ministri per M5S, 3 ciascuno per il Pd, la Lega e Forza Italia, 1 per Leu e Italia Viva, con 8 tecnici. Il giuramento è fissato per le 12.00 di sabato 13 febbraio al Quirinale.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Mario Draghi, 73 anni, dal 1991 al 2001 direttore generale del Tesoro, dal 2005 al 2011 governatore della Banca d’Italia e dal 2011 al 2019 presidente della Banca centrale europea.
MINISTERO DELL’INTERNO a Luciana Lamorgese, 67 anni, già  titolare del Viminale nel Conte 2, ex prefetto a Venezia e Milano.
MINISTERO DEGLI ESTERI a Luigi Di Maio, 34 anni, ex capo politico del Movimento 5 stelle, ex ministro dello Sviluppo Economico nel Conte 1 e alla Farnesina nel Conte 2.
MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA a Marta Cartabia, 57 anni, ex presidente della Corte Costituzionale.
MINISTERO DELLA DIFESA a Lorenzo Guerini, 54 anni, esponente del Partito Democratico, ex presidente del Copasir, già  titolare dello stesso Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ECONOMIA a Daniele Franco, 67 anni, dal 2013 al 2019 Ragioniere generale dello Stato e dal gennaio 2020 direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA a Roberto Cingolani, 59 anni, fisico, da fine 2005 presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dal 2019 Chief Technology and Innovation Officer di Leonardo Finmeccanica.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE DIGITALE a Vittorio Colao, 59 anni, dirigente d’azienda, ha guidato Vodafone e Rcs MediaGroup, prima di passare a Verizon. Nell’aprile 2020 è designato dal Governo Conte 2 per guidare la task force della cosiddetta “Fase 2” per la ricostruzione economica del Paese.
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO a Giancarlo Giorgetti, 54 anni, vice segretario della Lega, già  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte 1.
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI a Enrico Giovannini, 63 anni, ex presidente dell’Istat, già  ministro del Lavoro del Governo Letta e attuale presidente dell’Asvis.
MINISTERO DEL TURISMO a Massimo Garavaglia, 52 anni, esponente della Lega, già  viceministro dell’Economia del Conte 1.
MINISTERO DEL LAVORO ad Andrea Orlando, 52 anni, vice segretario del Partito Democratico, già  ministro dell’Ambiente nel Governo Letta e della Giustizia nel Governo Renzi.
MINISTERO DELL’AGRICOLTURA a Stefano Patuanelli, 46 anni, esponente del Movimento 5 stelle, ex titolare dello Sviluppo Economico nel Conte 2.
MINISTERO DELLA CULTURA a Dario Franceschini, 62 anni, esponente del Partito Democratico, già  titolare dello stesso Ministero nel Conte 2 e dal 2014 al 2018, nei Governi Renzi e Gentiloni.
MINISTERO DELLE POLITICHE GIOVANILI a Fabiana Dadone, 37 anni, esponente del Movimento 5 stelle, titolare del Ministero della P.A. nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE a Patrizio Bianchi, 68 anni, direttore scientifico dell’Ifab, coordinatore della task force istituita dalla ministra Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica.
MINISTERO DELL’UNIVERSITà€ E DELLA RICERCA a Maria Cristina Messa, 59 anni, ricercatrice di medicina nucleare, ex rettrice dell’Università  Milano-Bicocca.
MINISTERO DELLA P.A. a Renato Brunetta, 70 anni, esponente di Forza Italia, già  titolare dello stesso dicastero dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTRO DELLA SANITà€ a Roberto Speranza, 42 anni, segretario di Articolo Uno, in Parlamento con Liberi e Uguali, già  titolare del Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELLA FAMIGLIA E DELLE PARI OPPORTUNITà€ a Elena Bonetti, 46 anni, esponente di Italia Viva, già  titolare dello stesso dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO a Federico D’Incà , 45 anni, esponente del Movimento 5 stelle, già  titolare del medesimo dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER GLI AFFARI REGIONALI E PER LE AUTONOMIE a Maria Stella Gelmini, 47 anni, esponente di Forza Italia, già  ministro dell’Istruzione dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER IL SUD E PER LA COESIONE TERRITORIALE a Mara Carfagna, 45 anni, esponente di Forza Italia, attuale vicepresidente della Camera, ex ministro delle Pari Opportunità  dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER LA DISABILITà€ a Erika Stefani, 49 anni, esponente della Lega, già  titolare degli Affari regionali nel Conte 1.
SOTTOSEGRETARIATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Roberto Garofoli, 54 anni, magistrato, giudice del Consiglio di Stato e condirettore della Treccani Giuridica.

(da agenzie)

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