Destra di Popolo.net

C’E’ UN’ARIA DA REGIMETTO

Maggio 25th, 2021 Riccardo Fucile

GUAI A DISTURBARE IL MANOVRATORE, MA IN DEMOCRAZIA DECIDONO I PARLAMENTI, QUALCUNO SE LO E’ DIMENTICATO

In quest’arietta da regimetto, non nuova peraltro nel Paese con l’intellighenzia più serva del mondo, sta passando l’idea che i partiti debbano stare a cuccia e lasciar fare tutto a Draghi, il nostro Ronaldo (che peraltro ha appena trascinato la Juve al minimo storico del decennio).
Ogni proposta è bollata come un fastidioso disturbo al Manovratore, ogni protesta come un sabotaggio delle magnifiche sorti e progressive dei Migliori e dai giornaloni si levano moniti contro i partiti che “piantano bandierine”.
Prima che la sindrome di Stoccolma renda le forze politiche ancor più paralizzate e afasiche di quanto già non siano, è il caso di ricordare a lorsignori alcuni fondamentali della democrazia parlamentare: Draghi e i suoi tre o quattro “tecnici” non hanno mai preso un voto, diversamente dai partiti.
E alle prossime elezioni, verosimilmente, Draghi siederà sul Colle o su qualche altra poltrona oppure a casa, mentre a chiedere i voti agli elettori saranno i partiti.
Il governo esiste in quanto e finché il Parlamento gli dà la fiducia. Ciascun partito è liberissimo di votarla o di negarla in base a quello che il governo fa. E non c’è “Europa”, o suo improvvisato portavoce, che possa dire ai rappresentanti del popolo cosa devono fare.
Semmai è Draghi che dovrebbe pensarci mille volte prima di mettere le mani sulla Rai e sulle altre partecipate di Stato senza consultarli.
Quanto ai miliardi del Recovery, peraltro procacciati dal governo precedente, arriveranno in base al Piano presentato alla Ue (per il 95% copiato da quello di Conte e per il 5% modificato in peggio) e alle riforme promesse su giustizia, lavoro, ambiente, burocrazia. Ma non le decide l’Europa e nemmeno il governo: le decide il Parlamento, libero di votarle o bocciarle o modificarle in base ai programmi e alle aspettative degli elettori dei vari partiti.
Se i 5Stelle vogliono il salario minimo e il sorteggio dei togati del Csm e non vogliono la prescrizione, la separazione delle carriere, l’azione penale discrezionale, l’abolizione del codice degli appalti e altre deregulation foriere di stragi tipo Morandi e Mottarone, nessuno può obbligarli a votare l’opposto in nome di presunte urgenze europee o esigenze di unità nazionale.
Lo stesso vale per Pd e Lega&FI sulla tassa di successione.
I partiti non solo possono, ma devono “piantare bandierine”, cioè combattere le battaglie promesse agli elettori, anche a costo di disturbare i manovratori senza elettori.
Se troveranno buoni compromessi per le famose “riforme”, bene. Sennò si saluteranno, manderanno Draghi al Quirinale o dove vuole lui, e torneremo a votare per chi pare a noi. Non alla fantomatica “Europa”, che fra l’altro non ha fra i suoi compiti quello di insegnarci a votare.
(da Il Fatto Quotidiano)

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DAGLI ULTIMATUM AL “ME LO SEGNO”: SALVINI SI E’ ACCORTO CHE NON CONTA UNA MAZZA

Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

COPRIFUOCO E RIAPERTURE AVVENGONO SECONDO IL CALENDARIO FISSATO DA DRAGHI E DAGLI SCIENZIATI

Fa quasi tenerezza Matteo Salvini. Ad un interlocutore che gli ha chiesto a Milano quando si potranno togliere le mascherine, ha risposto: “Spero di poter togliere il prima possibile le mascherine. Intanto mi segno le riaperture che stiamo ottenendo”. Aggiungendo: “Al chiuso sì, ma per me all’aperto si potrebbe già a giugno pensare di toglierla”.
Come un salmone che risale faticosamente il suo mar dei Sargassi (quelle cose che ti restano dalla scuola di un tempo frettolosamente relegata a nozionistica, quella in cui ti insegnavano la geografia e le capitali di tutto il mondo e dove fossero) il leader leghista, che una volte tuonava, indicava obiettivi e dava ultimatum ai premier di turno, adesso si è acconciato ad un pio, “me lo segno”.
Sulle mascherine il presidente del Consiglio ha parlato di almeno due mesi, invitando alla prudenza. E le riaperture non le ha ottenute Salvini, ha atteso un tempo definito altrove, anche se oggi se lo segna, come un punto preso fuori casa con la capolista.
Draghi lo ha spinto a miti consigli. Lo ha indotto a seguire invece di inseguire. Non indica più date, ore, giorni del destino.
Salvini ha perso la battaglia del coprifuoco e delle riaperture, andando fuorigiri davanti al passo autonomo del premier
Adesso, non prendendoci più e dovendo constatare di aver perso nel felpato braccio di ferro impostogli dal premier si fa un quadernino di auspici, in attesa di decisioni prese nella stanza dei bottoni di palazzo Chigi, in cui entra, ma non tocca palla.
A cui, resta, tra le altre cose, insistere su Draghi al Quirinale tra otto mesi, per illudersi di riprendere in mano il pallino e tornare a dare diktat sulla data delle elezioni.
Intanto, come ha detto, se lo segna.
(da Huffingtonpost)

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ENNESIMO DECRETO SOSTEGNI, ALTRI 40 MILIARDI A DEBITO CHE GRAVERANNO SULLE FUTURE GENERAZIONI

Maggio 20th, 2021 Riccardo Fucile

SONO SOLDI CHE AUMENTANO GLI INTERESSI PASSIVI CON LE BANCHE E CHE ANDRANNO RESTITUITI CON GLI INTERESSI… SI DEVE AIUTARE CHI QUATTRINI NON NE HA, NON CHI HA 100.000 EURO IN BANCA

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali, il cosiddetto Sostegni bis.
Un provvedimento atteso dallo scorso 22 aprile, quando il Parlamento aveva dato il via libera allo scostamento di bilancio da 40 miliardi di euro. I ristori a fondo perduto previsti ammontano complessivamente a 15,4 miliardi.
Dai ristori a doppio binario al pacchetto lavoro, passando per gli aiuti alle famiglie e a finanziamenti per Alitalia. Sono in tutto 77 gli articoli del decreto: queste le principali misure.
I ristori
In dettaglio, per i ristori automatici identici a quelli del primo dl sostegni sono stanziati 8 miliardi di euro. Stanziamento da 3,4 miliardi per quelli (per chi sceglierà il nuovo calcolo del calo dei ricavi) che emergono dal confronto del fatturato tra il periodo dal primo aprile 2020 al 31 marzo 2021 e il periodo dal primo aprile 2019 al 31 marzo 2020. Il contributo non potrà superare i 150mila euro come nelle altre edizioni dei ristori. Mentre per i cosiddetti ristori “a conguaglio” calcolati sul risultato d’esercizio i fondi ammontano a 4 miliardi di euro.
Indennità alle attività chiuse
Viene inoltre istituito un fondo da 100 milioni per il 2021 per le attività che sono rimaste chiuse per almeno quattro mesi complessivamente, nel periodo tra il primo gennaio 2021 e la data di conversione del decreto. La platea e lo stanziamento verrà determinati con decreto del ministero dello Sviluppo economico, con cui saranno anche individuate le modalità di erogazione della misura tali da garantire il pagamento entro i successivi trenta giorni.
Nuovo stop alla riscossione
Prevista la proroga della sospensione dell’attività di riscossione al 30 giugno. Slitta inoltre al primo gennaio 2022 la plastic tax.
Alitalia
Per il 2021, è concesso ad Alitalia in amministrazione straordinaria e alle altre società del medesimo gruppo in amministrazione straordinaria un finanziamento a titolo oneroso non superiore a 100 milioni di euro e della durata massima di sei mesi, da utilizzare per la continuità operativa e gestionale. Il finanziamento, si legge nel testo, è restituito alla scadenza, per capitale e interessi, in prededuzione, con priorità rispetto ad ogni altro debito della procedura.
Liquidità imprese
Sono prorogate al 31 dicembre le misure per la liquidità delle imprese. Inoltre la durata massima dei finanziamenti con garanzia pubblica verrebbe estesa fino a 10 anni, dai sei precedenti.
Reddito di emergenza
Per l’anno 2021 sono riconosciute, su domanda, ulteriori quattro quote di reddito di emergenza, Rem, relative alle mensilità di giugno, luglio, agosto e settembre 2021.
Naspi e contratti di espansione
Fino al 31 dicembre non si applica la riduzione del 3% mensile a partire dal quarto mese di fruizione alla Naspi. A partire da gennaio 2022 l’importo della prestazione è calcolato applicando le riduzioni corrispondenti ai mesi di sospensione trascorsi. Il dl inoltre amplia la platea delle aziende per l’applicazione del contratto di espansione. Il decreto abbassa da 250 a 100 dipendenti la soglia per poter applicare il contratto per consentire un esodo incentivato ai lavoratori con 60 mesi alla pensione.
Contratto di rioccupazione
In via eccezionale fino al 31 ottobre 2021 è istituto il contratto di rioccupazione, con l’azzeramento dell’onere contributivo per l’azienda per sei mesi, come contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato per incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori disoccupati. “Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo e del lavoro domestico, che assumono lavoratori con il contratto di cui al presente articolo è riconosciuto, per un periodo massimo di sei mesi, l’esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro”.
Anpal commissariata
L’Anpal torna sotto l’ombrello del ministero del Lavoro e il vertice non sarà un presidente ma “un direttore”. Stanziati anche 70 milioni di euro nel 2021 per rafforzare i centri per l’impiego per le politiche attive del lavoro.
Aiuti alle famiglie
Bonus spesa, affitto e bollette per le famiglie in difficoltà. “Al fine di consentire ai comuni l’adozione di misure urgenti di solidarietà alimentare, nonché di sostegno alle famiglie che versano in stato di bisogno per il pagamento dei canoni di locazione e delle utenze domestiche è istituito nello stato di previsione del ministero dell’interno un fondo di 500 milioni di euro per l’anno 2021″.
Indennità agli stagionali
Indennità da 1.600 euro per i lavoratori stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali, così come dello spettacolo e dello sport, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il primo gennaio 2019 e la data di entrata in vigore del presente decreto, che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo, non titolari di pensione né di rapporto di lavoro dipendente né di Naspi alla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuta un’indennità onnicomprensiva pari a euro 1.600″, si legge nel decreto.
Taglio bollette e Tari
Proroga al 31 luglio del taglio degli oneri in bolletta per un costo per le casse dello stato di 150 milioni. Con il decreto arriverà anche l’agevolazione sulla tassa sui rifiuti, Tari. Costo dell’operazione 600 milioni.
Affitti dei negozi – Proroga al 31 luglio del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda.
Turismo e moda
Misure per il settore turistico, delle attività economiche e commerciali nelle Città d’Arte, compreso il bonus alberghi. Previsto anche un credito d’imposta per il settore del tessile e la moda. L’onere della misura è pari a 170 milioni di euro per il 2021 e 150 milioni di euro per il 2022.
(da agenzie)

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DRAGHI AVVISA SALVINI: “COSI’ CI FAI PERDERE I SOLDI DEL RECOVERY FUND”

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL PREMIER SI ‘E STANCATO DEGLI ULTIMATUM DEL LEGHISTA

Mario Draghi si è stufato degli ultimatum di Matteo Salvini. E anche delle furbe strategie del Capitano per mandarlo al Quirinale lasciando la via libera a lui per Palazzo Chigi. E così oggi su tutti i giornali i retroscena raccontano un presidente del Consiglio molto irritato con il segretario della Lega.
La Stampa racconta che il premier ha una road map precisa. Dopo l’ok al Decreto Sostegno e il nuovo provvedimento sulle riaperture e il coprifuoco, entro la fine del mese deve arrivare la norma sulla governance del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Poi quello sulle semplificazioni. Subito dopo, il governo si concentrerà sulla riforma della concorrenza, da presentare entro fine giugno, e sulla legge delega di riforma della giustizia civile.
La road map è questa e non si scappa. Perché, come ha più volte detto pubblicamente il premier, anche alle Camere, e poi ha ribadito la ministra della Giustizia Marta Cartabia meno di una settimana fa ai capigruppo: «Senza riforme non arriveranno i soldi del Recovery». È vitale, dunque, che la maggioranza non finisca nel pantano delle incertezze, dei sabotaggi, dei veti.
«Ne va della credibilità italiana e dei finanziamenti che possono migliorare il Paese», è il pensiero di Draghi. Salvini può dire quello che gli pare ma non c’è alternativa, secondo il premier. E sminuire questo percorso vuol dire rendere senza senso la nascita del governo di unità nazionale.
Anche Repubblica racconta che Draghi vuole «completare il lavoro» iniziato. È l’unico modo per mettere sul binario giusto il Recovery, una questione di «serietà». E quindi, non sarà Matteo Salvini a dettare i tempi al premier, nonostante gli scomposti avvertimenti lanciati dalle colonne di Repubblica.
Sostenere infatti, come fa il leghista, che non è questo l’esecutivo giusto per le riforme – a partire da quelle della giustizia e del fisco – significa boicottare in partenza due dei pilastri necessari al Next generation Eu.
Senza gli interventi strutturali, si «mette a rischio» la montagna di denaro del piano europeo. Draghi non accetterà che accada. «Rispetterò gli impegni presi con il Paese e con l’Europa», ecco il senso dei suoi ragionamenti in queste ore. Perché l’agenda di governo «c’è, è ben definita e non cambia»
Per questo Draghi è irritato, preoccupato e stufo. Perché l’attivismo del leghista rischia di diventare, anzi forse è già diventato un problema. Il timore è che sia alle porte una nuova fase, in cui l’ostilità del leader del Carroccio diventi sempre meno moderata.
Il sospetto, temono a Palazzo Chigi, è che la situazione peggiori durante l’estate, con la campagna per le amministrative d’autunno nelle grandi città. La scintilla capace di produrre nuovi equilibri, oppure il caos. Non è quello a cui Draghi intende sottoporsi
Consapevole della portata delle sfide che ha di fronte, ha promesso al Quirinale e ai suoi interlocutori europei e internazionali che farà di tutto per completare il lavoro avviato. Con un obiettivo non dichiarato: trasformare il Paese da laboratorio dei sovranismi ad asset fondamentale dell’unità europea e atlantica, anche in vista del dopo Merkel.
Letta, nell’assemblea di Articolo Uno che lo vede assieme a Giuseppe Conte e Roberto Speranza in un’ipotesi di centrosinistra unito, sceglie la linea della nettezza: “Salvini lasci. E lasci che le riforme le faccia Draghi con chi le vuole”.
A testimonianza del fatto che l’uscita della Lega della maggioranza, al centrosinistra non dispiacerebbe. Un centrosinistra che, nel frattempo, prova a superare le scorie della mancata alleanza con il M5S alle Comunali di Roma. “La nostra esperienza comune non può essere accantonata” in vista delle elezioni politiche, sottolinea Conte che, entro la fine di maggio, proverà a dare il là definitivo al nuovo M5S.
(da agenzie)

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PROVENZANO (PD): “SALVINI NON VUOLE LE RIFORME? RITIRI I MINISTRI LEGHISTI CHE GESTISCONO I SOLDI UE”

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

GUALTIERI: “SALVINI NON HA CAPITO CHE COSI’ PERDIAMO I SOLDI DEL RECOVERY”

Nuova puntata dello scontro fra il Pd e Matteo Salvini. Questa volta tocca a Beppe Provenzano e Roberto Gualtieri attaccare il leader della Lega. “Ma che problemi ha Matteo Salvini con i fondi Ue? Prima a Bruxelles era contro Next Generation Eu, ora in Italia sabota le riforme per ottenerli. Sì, non può fargli fare la fine dei 49 miloni della Lega, ma se non li vuole è semplice: si dimettano i ministri leghisti chiamati a gestirli”, twitta il vicesegretario dem.
“Ci sono delle increspature nella maggioranza, Salvini dice di no alle riforme. Forse non ha capito che così perderemo i soldi, ma il Pd è il baricentro e la garanzia che l’Italia non perderà la straordinaria opportunità del Pnnr”, aggiunge l’ex ministro Roberto Gualtieri.
Nel Pd, spiega il candidato dem alla poltrona di sindaco di Roma “vedo una forte unità che nasce dalla consapevolezza di quanto fatto. Grazie al Pd l’Italia in crisi con il Papeete di Salvini è riuscita a rilanciarsi e affrontare la pandemia cambiando l’Europa e ottenendo un piano di rilanci. Il Pd è stato decisivo per salvare l’Italia, noi abbiamo puntato sull’Europa e ottenuto che l’Europa ci aiutasse”.
Dunque un nuovo affondo, dopo le critiche del segretario del Pd Enrico Letta all’intervista a Repubblica in cui aveva detto che questo governo non è in grado di fare le riforme necessarie per incassare i soldi europei. “Se Salvini dice che non si fanno le riforme, tragga le conseguenze ed esca da questo governo, che è fatto per fare le riforme”, aveva detto Letta nel corso del suo intervento all’Assemblea di Articolo 1.
Federico Fornaro capogruppo di Leu alla Camera pensa che “le ultime dichiarazioni del leader della Lega indicano una chiara volontà di guerriglia continua all’interno del governo. Salvini non pare interessato ad affrontare e risolvere i problemi degli italiani – continua il parlamentare -, ma piuttosto non apparire troppo arrendevole rispetto all’opposizione di Fratelli d’Italia”.
Per Fornaro, “con queste premesse il semestre bianco rischia di trasformarsi in un autentico Vietnam con continue imboscate al governo. Una prospettiva inaccettabile e contraria all’interesse di cittadini e imprese”.
(da La Repubblica”)

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DRAGHI FA SPALLUCCE E SALVINI RESTA SOLO

Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile

IL PREMIER VA AVANTI SULLE RIFORME DI FISCO E GIUSTIZIA MALGRADO I DISTINGUO LEGHISTI

A Palazzo Chigi lo avvertono come un chiacchiericcio. Sono così tante le cose da fare – racconta chi ha in mano i dossier caldi – che non si ha tempo da perdere e soprattutto per badare a polemiche che non farebbero altro che far perdere i soldi del Recovery.
Insomma, alle minacce di Matteo Salvini, il governo reagirà portando a termine le riforme necessarie e il piano vaccinale, forte del fatto che i numeri in Parlamento ci sarebbero anche senza i leghisti.
Con una doppia intervista a due quotidiani il leader della Lega prima avverte Mario Draghi sulla mission ‘limitata’ del suo governo, escludendo che si possa procedere con le riforme, e poi candida l’attuale premier alla Presidenza della Repubblica.
Una doppia mossa che fa reagire con rabbia il resto della maggioranza.
Enrico Letta è il più netto di tutti: “Se quella è l’intenzione con la quale Salvini è al governo, per quanto ci riguarda credo che le strade debbano divergere al più presto. Salvini dice che non si fanno le riforme. Allora tiri le conseguenze ed esca dal governo”, dice il segretario dem.
A testimonianza del fatto che l’uscita della Lega della maggioranza, al centrosinistra non dispiacerebbe. Si realizzerebbe invece l’idea della maggioranza Ursula, fallita quando è nato il governo guidato da Mario Draghi. Ovvero un esecutivo con dentro tutto il centrosinistra e Forza Italia, che non a caso ha preso le distanze dal collega di centrodestra.
Ma in tanti leggono nelle parole di Salvini nient’altro che la paura dei sondaggi, che vedono crescere Giorgia Meloni a scapito della Lega. Ed è in questo senso che il leader leghista prova a recuperare terreno, bombardando il governo ma alla fine con scarsi risultati, non solo perché Forza Italia non abbocca ma anche perché – è la consapevolezza di tanti leghisti – Salvini non affonderà il colpo nonostante le distanze nella maggioranza riguarda le riforme ci siano e sono evidenti.
Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Roberto Occhiuto chiarisce però che “i fondi europei del Pnrr saranno il carburante, ma senza vere riforme il motore del Paese rischia di rimanere arrugginito. E per realizzare tutto questo servono l’autorevolezza di Draghi e del suo governo, e la compartecipazione convinta di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, anche di quelle di opposizione”. Un messaggio chiaro che prende le distanze dagli intenti incendiari di Salvini.
Draghi certamente non retrocede, anzi. C’è un cronoprogramma e va rispettato. Chi voterà contro – è il ragionamento – si prenderà le sue responsabilità.
Al decreto Sostegni bis, già la prossima settimana, si potrebbe affiancare il decreto Semplificazione nelle mani del ministro Renato Brunetta, sempre in contatto con Palazzo Chigi perché è questa l’architrave della prima fase di riforme con cui l’Italia punta incassare la prima tranche di aiuti europei entro luglio.
Non solo. Entro fine giugno arriverà anche il decreto sulla concorrenza. Inoltre il premier avrebbe intenzione di accelerare anche sul decreto sulla governance del Recovery. Ed è qui che le scintille nella maggioranza potrebbe rallentare notevolmente il timing del capo del governo. Poi c’è la riforma della Giustizia a cui sta lavorando la ministra Cartabia e che va approvato in prima lettura entro giugno.
Draghi, per il momento, si tiene ben lontano dalle polemiche. Alla cabina di regia sulle riaperture di lunedì proverà a frenare le richieste di Lega e anche di Forza Italia. Accelererà invece sui primi decreti e sui nuovi sostegni, che saranno tarati anche rispetto alle decisioni di lunedì sulle aperture.
Ma su giustizia e fisco la maggioranza resta lontanissima da un’intesa. La riforma del processo penale avanzata dalla commissione del ministero della Giustizia, ad esempio, continua a innescare “forti perplessità nel Movimento 5 Stelle”, come spiega l’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi.
I grillini puntano a rallentare l’iter, concentrando le forze sulla riforma del processo civile. E sul fisco non va meglio. “Far pagare di più a chi sta meglio è una proposta di buon senso”, sottolinea Speranza. Difficile però che la proposta passi con la Lega e Forza Italia nel governo. Sarà necessaria una forte opera di mediazione
(da Huffingtonpost)

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IL PIANO DRAGHI SUI MUTUI NON AIUTERA’ I GIOVANI A LASCIARE LA CASA DEI GENITORI: ECCO PERCHE’

Maggio 14th, 2021 Riccardo Fucile

INTERVISTA A LUCIANO MONTI, DOCENTE ALLA LUISS

“Il percorso che porta una persona ad essere autonoma e a raggiungere la maturità passa attraverso l’apertura delle famose tre porte: la prima è costituita dall’uscire dalla casa dei genitori per entrare in una casa propria. La seconda è quella, anche virtuale, della postazione di lavoro, quindi assicurarsi una lavoro stabile e dignitoso. La terza porta/tappa è avere degli eredi. In Italia la maggior parte degli under 35 non ha ancora varcato neanche la prima porta”.
Luciano Monti, docente di Politiche dell’Unione europea alla Luiss Guido Carli e condirettore scientifico della Fondazione Bruno Visentini, spiega ad HuffPost perché i propositi del Governo Draghi che nel decreto “Imprese, lavoro, professioni” mira a garantire ai giovani condizioni maggiormente favorevoli per l’acquisto della prima casa e ad abbatterne gli oneri fiscali, potrebbero rivelarsi fallimentari come spesso sono state le facilitazioni per l’accesso ai mutui nelle politiche che lo hanno preceduto.
“Nella piattaforma della proposta Draghi”, ci spiega il Professore, ”si stima ci siano 55 milioni di euro per il rifinanziamento del Fondo: con la volontà di rinforzare il sistema e agevolare l’accesso a una casa per i giovani”.
Quali strumenti intende utilizzare?
Essenzialmente due: agevolazioni fiscali di deducibilità e garanzia per i mutui. La prima è una misura inefficace per natura.
Ci spieghi meglio.
La deducibilità fiscale per giovani con reddito molto basso ha poco senso e andrebbe a favorire quella percentuale minima di coloro che possono contare su un reddito più alto. Auspicherei che in tutte queste bozze qualsiasi strumento di deduzione fiscale venga abbandonato perché non è quello che può aiutare i giovani. Da uno studio fatto dal Consiglio nazionale giovani (CNG) e Eures, su quasi 1000 giovani intervistati (under 35) nei mesi di marzo e aprile 2021 di prossima pubblicazione, ben oltre la metà ha avuto negli ultimi tre anni mediamente un reddito inferiore a 10mila euro. Soltanto il 7,4% sopra i 20 mila euro. Immaginare detrazioni fiscali su redditi mediamente così bassi è una misura inefficace.
Perché?
Molto semplice: se lei ha un reddito basso, e qui la maggioranza dei possibili beneficiari posiziona buona parte del suo reddito nella No-Tax Area, la detrazione è inutile. Un conto è dedurre una spesa da qualcuno che ha il 43% di imponibile e un conto dedurla da qualcuno che ha il 27%, che è poco più della metà.
Quindi no alla detrazione fiscale. Quale è il secondo strumento di cui si doterà lo Stato?
Come ho detto, l’aumento delle garanzie dello Stato per l’acquisto della prima e/o agevolazioni al mutuo. Misure sicuramente efficaci che sono già in atto, tant’è che dal 2013, da quando è stato istituito il Fondo Consap, l’acceso alla prima casa è migliorato a livello teorico. Ma a livello pratico no, i giovani non stanno acquistando. Le do un po’ di dati che aiutano a capire meglio.
Prego.
Nel 2007 i giovani che ancora vivevano nella famiglia natale erano il 59,10%. Nel 2019 sono saliti al 64.3% (dati Istat). E’ evidente che questa è una cartina di tornasole: qualsiasi intervento sia stato fatto per rendere autonomi i giovani e assicurare loro l’apertura della prima porta è stato inefficace. Non solo. Sa quante sono state le richieste dei mutui dei giovani sul totale delle richieste dei mutui fatte in Italia in un anno?
Quante?
Fonte Crif: nel 2016, primo trimestre, fatto 100 la richiesta dei mutui, un quinto soltanto era degli under 35, il 20%. Nel primo trimestre del 2020, siamo al 22%. La situazione è pressoché invariata. E attenzione: parliamo di richieste, non di mutui concessi.
Dunque perché questi ragazzi se ne stanno a casa dei genitori?
Non perché sono dei bamboccioni, ma perché non vedono delle prospettive. La prima causa è la mancanza di reddito autonomo o poter contare su un reddito che è comunque insufficiente. Molti di loro lavorano in nero. Sempre secondo l’indagine Eures-Cng viene fuori che tra gli intervistati il 74,2% ha un lavoro precario o è disoccupato. Un dato coerente con la percentuale (il 64,3%) dei ragazzi che non hanno la possibilità di uscire dall’abitazione dei propri genitori.
Diventa impossibile chiedere un mutuo
Ovvio. Il problema vero è il lavoro. Se non si crea lavoro per i giovani è inutile spingere sui mutui: è come spingere sulle auto elettriche quando la gente non ha i soldi per comprarle.
Stessa cosa vale per l’affitto
Gli affitti sarebbero in parte una soluzione al problema. Ma prendere una casa in affitto non significa solo pagare il canone, ma farsi carico della gestione intera di tutte le utenze. Considerando i redditi bassi dei giovani, una fetta altissima sarebbe dedicate alle spese di casa. Dunque anche questa soluzione diventa impraticabile
Se aggiungiamo poi che i canoni degli affitti nelle grandi città sono altissimi…
Per questo ho avanzato una proposta, sposata anche da Confedilizia: complice la diffusione dello smartworking, portiamo i giovani verso i borghi, verso i comuni più piccoli. Visto che abbiamo dei luoghi molto belli che stanno perdendo residenti, soprattutto nelle aree interne c’è rischio estinzione e il termometro di questo è la chiusura delle scuole primarie, invertiamo questa tendenza. Indirizziamo i giovani verso questi centri. Come? Rendendo competitivi questi borghi: da questo punto di vista bene il PNRR che prevede banda larga, digitalizzazione, servizi primari, guardia medica, ritorno delle scuole, stanziando, tra l’altro, 1,04 miliardi di euro per un piano nazionale borghi. L’altra spinta potrebbe arrivare dai privati.
In che modo?
Indennizzando i piccoli comuni affinché possa essere tolto l’Imu dalle seconde case dai proprietari a condizione che vengano affittate a prezzi calmierati ai giovani che vogliano trasferirsi. Misura stimata da Confedilizia in circa 280 milioni di euro, cifra grande ma non grandissima nell’economia di un Paese. Invece di gonfiare un Fondo di Garanzia per l’acquisto delle prime case, forse sarebbe meglio provare a agevolare lo spostamento dei giovani in affitto nei piccoli centri. E poi c’è un altra cosa: oramai pensare alla casa di proprietà è un ragionamento da Baby Boomer.
Ci spieghi meglio
La generazione Erasmus è più mobile, pensare alla casa di proprietà non è un pensare contemporaneo e non conviene. In Inghilterra prima della crisi finanziaria, sono stati concessi mutui a chiunque: gli under 35 hanno acquistato e a seguito della crisi non solo non sono stati in grado di rimborsare il mutuo, ma si sono trovati con patrimonio personale negativo. Un incubo: senza più la casa (messa all’asta) e con lo stipendio pignorato.
Mi sta dicendo che il futuro per poter uscire dalla casa dai genitori, è tentare una vita in affitto?
Esattamente. E non dimentichiamo che esiste un asset patrimoniale notevole rappresentato dalle famiglie italiane che arriverà in successione a questi soggetti. E qui attenzione: no alla tassa di successione che sarebbe l’ennesima beffa per questi giovani ai quali prima rendi impossibile la vita e poi quando finalmente riescono a guadagnarsi la casa dei genitori devo anche pagare la successione, e nella maggioranza dei casi magari costretti a svenderla in fretta per pagarne gli oneri. Si tratta di una misura decisamente antigenerazionale.
Se si mettesse davvero in atto lo spostamento in smartworking nei piccoli centri alle condizione che ci siamo detti fino a questo momento, che ne sarebbe delle case delle grandi città?
Bisognerà riqualificare quelle strutture. Il mercato si tranquillizzerebbe, gli affitti si adeguerebbero, ma non possiamo pensare di concentrare tutto nelle grandi città. Bisogna rendere più accessibili i nostri capoluoghi, non trascurando i comuni di piccole e medie dimensioni che rappresentano un numero diffusissimo in Italia.
Che cosa guadagnerebbero le aziende decentrando il lavoro nei piccoli borghi, incentivando lo smartworking?
La produttività del lavoratore che alterna lavoro in presenza a lavoro in smartworking aumenta ed è un aumento a due cifre. Vuol dire che l’azienda riuscirebbe a contare su lavoratori più competitivi: non perderebbero tempo nell’attività di commuting, banalmente i trasferimenti per andare a lavoro, e si presenterebbero a lavoro più freschi. E poi c’è un non indifferente impatto ambientale: una riduzione del commuting porta con sé una riduzione dei veicoli che gravitano intorno alla metropoli. Le grandi aziende, anche in Italia, hanno già capito i vantaggi di un sistema ibrido, lo capiranno anche le aziende più piccole. Ma non si torna indietro: si chiama Resilienza Trasformativa.
Quale potrebbe essere invece una politica vincente per garantire ai giovani un lavoro stabile che permetta loro di garantirsi una vita autonoma?
Continuare a pensare che l’obiettivo sia necessariamente il posto da impiegato è sbagliato. L’ Osservatorio delle politiche giovanili dalla Fondazione Bruno Visentini, tempo fa ha svolto un’indagine presso studenti tra i 14 e i 19 anni. Alla domanda ‘che cosa vorresti fare da grande: impiegato, lavoratore autonomo o imprenditore?’, solo una quota minima ha risposto l’impiegato. Questo vuol dire che andiamo verso dinamiche che vanno ricostruite, non cercherei di irrigidire il mercato del lavoro verso forme stabili. Purtroppo manca nel PNRR un incentivo per l’autoimprenditorialità giovanile, quando sappiamo che nell’economia circolare, nell’ambito della transizione ecologica e digitale sono tantissime l’opportunità di autoimpiego per i giovani.
In molti persiste la paura di mollare il posto fisso per lanciarsi in avventure di autoimprenditorialità..
E’ vero, ma perché c’è insicurezza sociale. Oggi la contribuzione di un lavoratore autonomo non si sa bene dove realmente vada a finire. Le partite Iva sono i reietti. C’è scarsa mobilità sociale, anche perché chi è meno abbiente non ha tutte le opportunità di formarsi che hanno gli altri. In questo senso abbastanza bene le borse di studio introdotte nel PNRR, ma male che le abbiano dimezzate dalla bozza Conte a quella Draghi. E questo è un elemento di debolezza dell’Italia: bisogna accompagnare quelli che hanno la vocazione al lavoro autonomo, al rischio, perché il futuro è in quella direzione. Il passo dal lavoro dipendente a quello autonomo è difficile perché si ha paura di passare nella schiera dei “non tutelati”: bisogna immaginare forme di tutela per quel sempre maggior numero di giovani che sceglieranno il lavoro autonomo. Andiamo verso modelli che ci sono anche in altri Paesi occidentali dove si passa dal lavoro dipendente a quello autonomo e viceversa.
Sarebbe bello avere anche in Italia questo tipo di possibilità…
L’obiettivo è di arrivarci nel 2030. La Germania è molto più avanti di noi perché ha investito molto sulla digitalizzazione e le formazione duale. Ma dobbiamo metterci in testa che è finita l’era dell’unico lavoro in tutto l’arco della propria vita, come è finita la dualità del prima si studia e poi si lavora: nel PNRR sono stati stanziati fondi per attività lavorative durante percorsi scolastici. Ci sono segnali che si vada in quella direzione: alcuni il PNRR li ha colti, altri rimangono in chiaroscuro. La pecca del PNRR è che è fatto con occhi da adulti e prova a tracciare dei percorsi che non sono congeniali per i giovani. Infatti il piano italiano non ha il Pilastro Giovani, ad esempio, nonostante Bruxelles l’avesse inserito tra le sei priorità assolute del Recovery Plan.

(da Huffingtonpost)

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CHI E’ ALESSANDRA BELLONI, LA PRIMA DONNA CHIAMATA A GUIDARE I SERVIZI SEGRETI

Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile

PERCHE’ LA SUA NOMINA NON PIACE AI CINQUESTELLE

Con la nomina dell’ambasciatore Elisabetta Belloni a capo del Dis, al vertice dunque dell’intelligence, ieri si è aperta un’altra crepa tra un’ampia parte del Movimento 5 Stelle e il resto della maggioranza che sostiene il Governo di Mario Draghi.
Alcuni esponenti dei 5S, dallo stesso ministro degli esteri Luigi Di Maio a Vito Crimi, come è prassi hanno fatto gli auguri all’ormai ex segretario generale della Farnesina, ma le truppe pentastellate, in particolare quelle più vicine all’ex premier Giuseppe Conte, sono furiose per quella scelta e per le modalità con cui è stata effettuata.
“Questo – assicurano fonti M5S – è l’ennesimo schiaffo al Movimento 5 Stelle e a Conte. Non sapevamo nulla e abbiamo appreso del cambio della guardia direttamente in Consiglio dei ministri”.
Non è del resto un mistero che il predecessore della diplomatica al Dis, il generale Gennaro Vecchione, sia stato uno degli uomini più vicini a Conte. Della scelta fatta da Draghi però, prima di entrare a Palazzo Chigi, il ministro Di Maio era stato informato. “Questo è un modo per attaccarci”, insistono i pentastellati, già sul piede di guerra per la riforma della giustizia penale.
E non a caso tra i primi a esultare per la nomina della Belloni sono stati Matteo Salvini e il presidente leghista del Copasir, Raffaele Volpi.
Ma dal Carroccio sono stati poi ancor più espliciti, parlando di buone notizie per loro perché, “come successo per Domenico Arcuri, sono l’ennesimo segnale di discontinuità rispetto alle scelte di Conte e dei 5 stelle”.
Il fronte è aperto. Il Consiglio dei Ministri intanto ha confermato per un anno Mario Parente alla guida dell’Aisi e ha scelto come nuovo segretario generale della Farnesina l’ambasciatore Ettore Francesco Sequi, un fedelissimo di Di Maio.
Palazzo Chigi, oltre alla nomina della Belloni, ha promosso gli ammiragli Giuseppe Berutti Bergotto e Paolo Pezzutti e i generali Vasco Angelotti, Ignazio Gamba e Nicola Zanelli, ha confermato Francesco Saverio Abate a capo del Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, della pesca e dell’ippica, Felice Assenza a capo del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, Giuseppe Blasi a capo del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, e ha conferito l’incarico di segretario generale del Ministero della salute a Giovanni Leonardi.
Il profilo del nuovo capo del Dis.
La Belloni, 63 anni il prossimo primo settembre, dal maggio 2016 ricopriva l’incarico di segretario generale della Farnesina, anche in questo caso. E’ laureata in scienze politiche alla Luiss ed è entrata in carriera diplomatica nel 1985, ricoprendo vari incarichi, tra gli altri, a Vienna e Bratislava.
Nel 2004 è stata nominata a capo dell’Unità di crisi della Farnesina, gestendo, tra le varie emergenze, anche i rapimenti di italiani in Iraq e in Afghanistan e lo tsumani nel sudest asiatico. Dal 2008 al 2012 la Belloni è stato direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo e poi dal 2013 al 2015 direttore generale per le Risorse e l’innovazione. Promossa ambasciatore di grado nel 2014, nel 2015 è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Parla inglese, francese, spagnolo e tedesco ed è vedova dell’ambasciatore Giorgio Giacomelli, morto a febbraio 2017.
(da La Notizia)

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DRAGHI: “NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO IN ACQUE ITALIANE”

Maggio 12th, 2021 Riccardo Fucile

E CI MANCHEREBBE PURE QUELLO, LO PREVEDE IL CODICE PENALE E QUELLO DELLA NAVIGAZIONE… “DIALOGO IN CORSO CON GERMANIA E FRANCIA” PER LA RICOLLOCAZIONE

“A fronte di questa complessa e drammatica realtà politica, sull’ immigrazione il governo vuole seguire una politica equilibrata efficace e umana, nessuno sarà lasciato solo in acque territoriali italiane, il rispetto dei diritti umani è una componente fondamentale nella politica migratoria”. A dirlo il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel rispondere al leghista Maurizio Molinari sul tema migranti durante il question time alla Camera dei deputati.
Nella gestione dei flussi migratori l’Italia, prosegue Draghi, è “impegnata a promuovere opportune iniziative bilaterali” con i Paesi del Nord Africa, mentre a livello europeo il governo si impegna a chiedere a Bruxelles una “redistribuzione credibile e efficace” dei migranti.
Il presidente del Consiglio aggiunge: ”È in corso un fattivo dialogo con Germania e Francia per rivitalizzare” l’accordo di Malta “questa forma di cooperazione, applicata con regolarità sino all’esplosione della pandemia e in virtù della quale è stato possibile ricollocare circa mille richiedenti protezione”.
“Il nostro obiettivo – continua – è attivare subito un meccanismo temporaneo di emergenza per il ricollocamento dei migranti soccorsi in operazioni Sar, basato sugli stessi principi di condivisione e di solidarietà dell’Accordo di Malta”.
Pronta la risposta della Germania. “L’Italia non può essere lasciata sola” per quanto riguarda il flusso di migranti, “non deve essere lasciata sola. La Germania ha partecipato alla ricollocazione dei profughi e lo faremo anche in futuro” ma “ci aspettiamo lo stesso comportamento dagli altri partner dell’Ue”.
Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, al termine dell’incontro con il titolare della Farnesina Luigi Di Maio, aggiungendo di aver già contattato la commissione per dare la disponibilità.
(da agenzie)

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