Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
LA COMPONENTE MDP-ART.1 INVECE POSSIBILISTA, PER CONSERVARE IL MINISTERO DELA SANITA’ CON SPERANZA
Se si farà il governo Draghi, e se dentro il governo ci sarà Matteo Salvini, anche la piccola ma
finora coordinata pattuglia di LeU, la gamba sinistra del governo giallorosso, andrà incontro ad una spaccatura.
Da una parte Mdp-Art.1 di Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, con il ministro della Salute che tutti danno vicino alla riconferma in uno dei dicasteri più impegnativi e delicati in questa fase storica; dall’altra Sinistra Italiana con il suo rieletto segretario Nicola Fratoianni, dove non si è disposti a restare in una maggioranza con la Lega
Non è ancora detta l’ultima parola, però. Nel senso che in queste ore il tentativo congiunto di Pd, 5 Stelle e la stessa LeU è quella di riuscire a tener fuori Salvini dal perimetro della maggioranza, allargandola alla sola Forza Italia.
La decisione ultima però spetta a Mario Draghi e su questo al momento non ci sono garanzie. La gradazione di imbarazzo per la creazione di un esecutivo politico che va dalla sinistra al Carroccio è alto per tutti nella vecchia maggioranza, chi finora però ha detto un no secco e pregiudiziale è stata solo Sinistra Italiana.
“Vogliamo un governo che creda in un’Europa solidale e che difenda i diritti umani, in casa e nel mondo. Emergono quindi incompatibilità che abbiamo il dovere di riaffermare quando si immagina la costruzione di un governo politico, incompatibilità come quella tra noi e la destra nazionalista di Lega e Fratelli d’Italia”, ha spiegato Fratoianni venerdì scorso dopo l’incontro tra la delegazione di LeU e Draghi.
Gli ex pd di Mdp-Art.1 ormai da tempo si coordinano strettamente con il Pd zingarettiano, più orientato a sinistra (ma non in Parlamento, dove la maggioranza dei parlamentari fu nominata da Matteo Renzi) e già sostenuto alle Europee del 2019. Speranza poi in questi mesi di pandemia ha avuto un ruolo di primo piano nel governo, c’è anche bisogno di una continuità per continuare a gestire l’emergenza.
Nonostante i mal di pancia del ritrovarsi con i leghisti in maggioranza, sarà difficile per lui tirarsene fuori.
Insomma per LeU, 6 senatori (di cui due ex 5 Stelle, Paola Nugnes e Elena Fattori, sette se si aggiunge anche l’indipendente Sandro Ruotolo) e 12 deputati, il passaggio è stretto e ci sono buone possibilità che il bacio del rospo decreti la fine del cartello elettorale nato nel 2018. Il quale però in questi anni, in realtà , sul piano politico non è mai decollato.
Dopodichè su un punto, comunque vada, chi sta in LeU concorda: l’alleanza con Pd e 5 Stelle, per il presente e per il futuro, va preservata.
(da “La Repubblica”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
“FARE UN PATTO CON CHI HA ASSUNTO POSIZIONI LIBERTICIDE DETERMINEREBBE LA FINE DEL PARTITO”
Pubblichiamo la lettera di alcuni militanti e attivisti del Partito Democratico indirizzata al segretario dem Nicola Zingaretti
Egregio Segretario,
Emergono in queste ore delle novità in merito alla formazione del Governo presieduto dal prof. Mario Draghi, ove si afferma la disponibilità del Partito Democratico a far parte di una larga maggioranza politica in cui figurerebbero anche Lega e Forza Italia, oltre al già ben noto e scontato appoggio di Italia Viva.
Pur consapevole della delicata situazione in cui versa attualmente il nostro Paese, dobbiamo dissentire da questa decisione; il Partito Democratico, ha sempre agito con grande senso di responsabilità e di servizio verso le istituzioni, anche derogando, talvolta, i valori statutari.
Governare con chi ha assunto deliberatamente posizioni liberticide e anti-europeiste, o con chi già in passato ha utilizzato gli incarichi di Governo per la realizzazione di interessi personali e di parte, significherebbe sancire la morte politica del partito, creando una situazione identica a quella presentatasi già nel 2013 dopo il Governo Monti.
Per quanto Mario Draghi sia una personalità di spicco e di sicuro valore, non ci consente di accettare delle mortificanti condizioni, che mettono in difficoltà anche il ruolo dei tanti militanti, ma soprattutto questa situazione sarebbe uno svilimento dell’esperienza giallo-rossa.
Pertanto, l’unica soluzione auspicabile è quella proposta dal Presidente uscente prof. Giuseppe Conte, ovvero un Governo politico presieduto dal prof. Draghi con una maggioranza giallo-rossa e con il ritorno di Italia Viva (già questo risulterebbe un compromesso) e con l’ingresso di +Europa e Azione nella compagine governativa.
Altre soluzioni diverse da quest’ultima, risulterebbero indigeste e non comprese, non solo dai militanti, ma anche dai cittadini, determinando l’isolamento politico del PD e la fine dell’alleanza con il MoVimento 5 Stelle e Liberi e Uguali, in tal senso, chiediamo di non procedere alla formazione di un Governo a tutti i costi.
Militanti del Partito Democratico
(da TPI)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREMIER NOMINERA’ TECNICI DI FIDUCIA PER ECONOMIA, INTERNI E GIUSTIZIA
Il ministero dell’Economia. Gli Interni. La Giustizia. E ovviamente il sottosegretario alla Presidenza e il ministro per i Rapporti con il Parlamento.
Ecco la “quota Draghi”. Un cuscinetto di sicurezza che il premier incaricato, anche confrontandosi con il Quirinale, potrebbe riservare a figure tecniche. Non per brama di controllo, ma per sottrarre alcune caselle e i dossier più scottanti all’inevitabile tensione politica di una maggioranza così larga.
Ministeri politici, ma senza leader
Sui nomi nulla è ancora deciso. Anzi, mentre i partiti si agitano immaginando spartizioni correntizie col bilancino, l’ex banchiere centrale sembra concentrato soprattutto sul programma. Solo dopo verranno le ambizioni dei singoli. La novità della “domenica di decantazione”, comunque, è che tra le segreterie si fa largo la voglia di ministri politici. Una tentazione che riguarda soprattutto il Nazareno. Pesa, in questo senso, la necessità degli alleati del Movimento di piazzare alcuni big al governo, per non esplodere.
Ministri politici, dunque. Ma difficilmente i leader. Nicola Zingaretti, a dire il vero, è tentato da questa opzione, ma come sostenere la convivenza con Matteo Salvini in cdm? E così, inizia a farsi spazio l’opzione di un governo dei “numeri due”. Figure meno ingombranti dei segretari. Capaci di sedare le risse politiche.
La Lega insiste su Giorgetti allo Sviluppo
Per la Lega resiste il nome di Giancarlo Giorgetti. Un’opzione è affidargli il ministero dello Sviluppo, ma questo a patto di lasciare l’altro ministero di spesa – cioè l’Economia – al Pd.
Roberto Gualtieri spera ancora nella riconferma, ma potrebbe pagare alcune divisioni interne ai dem. E siccome per quel ruolo sembra farsi largo il direttore generale di Bankitalia Daniele Franco – in alternativa gira addirittura voce di un interim del premier per via XX settembre – allora il Mise potrebbe finire al Nazareno, lasciando le Infrastrutture al numero due di Salvini.
Venti ministri o ventiquattro
Sia chiaro, l’incastro è ancora complessissimo. Ad esempio, circolano due schemi di gioco: il primo prevede venti ministri, il secondo ventiquattro. Nel primo caso, i politici in squadra sarebbero dodici: tre per il Movimento, due per Pd, Lega e Forza Italia, uno a Italia Viva, Leu e centristi. Nel secondo, addirittura quattordici: tre per Movimento, Pd e Lega, due per Forza Italia, uno per Italia Viva, Leu e centristi.
Per il Pd in pole Orlando, Franceschini e Guerini
Ogni partito, poi, ha i suoi problemi. Il Pd, ad esempio, chiede quattro posti sapendo di poterne ottenere al massimo tre. Nel caso, sarebbero in pole Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini. Quest’ultimo, anche per il peso nei gruppi, difficilmente potrebbe restare fuori, al massimo ricevere la delega ai Servizi. Se invece la Difesa finisse in mano a un tecnico, gira il nome di Claudio Graziano, presidente del comitato militare Ue.
Agli Esteri Di Maio o Conte, Cartabia alla Giustizia
Ma il vero nodo è quello degli Esteri. Ci punta ovviamente Luigi Di Maio, che assieme a Stefano Patuanelli ha buone chance di far parte della squadra. Resta il problema, gigantesco, di Giuseppe Conte: la casella naturale sarebbe la Farnesina.
Ma è l’ambizione, come detto, di Di Maio. Tra i 5S c’è chi spinge per dirottarlo in un ruolo meno “ingombrante” alla guida del partito. L’alternativa è la Giustizia, dove però sembra solida Marta Cartabia. E anche agli Interni sembra possibile la conferma di Luciana Lamorgese.
Le caselle meno pesanti
Anche le caselle meno “pesanti” sono ancora da riempire. Per lo Sport gira tra gli altri il nome di Andrea Abodi, presidente dell’istituto per il Credito sportivo, con rapporti trasversali che vanno da Fratelli d’Italia fino a Giorgetti e al Pd.
Mentre Antonio Tajani potrebbero diventare ministro per gli Affari europei. Tra gli azzurri, circola anche il nome di Mara Carfagna.
Matteo Renzi, invece, dovrà scegliere tra due fedelissimi: Teresa Bellanova o Ettore Rosato. Se Leu entrerà in maggioranza, verrà confermato Roberto Speranza. E anche i centristi sperano in un posto, magari per Carlo Calenda o Benedetto Della Vedova.
Resta un paradosso: quanto più i partiti rilanciano sui ministeri, tanto più per Draghi diventa faticoso trovare un equilibrio solido. Ci proverà . Ma se gli appetiti dovessero diventare insaziabili, potrebbe scegliere i nomi senza troppo badare al bilancino. Starà ai partiti, poi, dire sì o no al suo “dream team”.
(da “La Repubblica”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
VOTO SU ROUSSEAU ANCORA IN BALLO
Quattro ore. Tanto è durata la lunga assemblea dei parlamentari del Movimento 5 Stelle,
convocata domenica sera per fare il punto sull’incontro di sabato con Mario Draghi e affrontare le posizioni del partito alla vigilia del secondo giro di consultazioni del presidente incaricato.
Due i punti che emergono dal vertice iniziato alle 22.30 e terminato alle 2.15 di notte. Il primo riguarda la decisione sul voto su Rousseau, che spetterà al capo politico reggente Vito Crimi al termine dei colloqui con Draghi. Solo allora, infatti, si saprà se sarà necessario o no coinvolgere anche la base con la consultazione online.
In secondo luogo, dal vertice pentastellato è emersa anche la scelta dell’ex premier Conte di non fare parte del nuovo esecutivo.
Ma procediamo con ordine. Ad aprire l’assemblea dei deputati e senatori grillini, convocata in videocollegamento sulla piattaforma Zoom, è stato proprio Crimi. Secondo quanto riferiscono fonti del Movimento, il capo politico reggente ha riassunto le posizioni riportate a Draghi, ribadendo che il Conte 2 ha stabilito dei punti fermi, come il reddito di cittadinanza, su cui non si possono fare passi indietro. Il tema è dunque partire da quanto già fatto. E il presidente incaricato si è detto aperto a questo metodo.
Seconto quanto riferito da Crimi, Draghi ha esposto le sue priorità , ovvero il piano per affrontare la crisi pandemica, sia sul piano delle difficoltà economiche che sanitarie. Poi ha parlato dei problemi del lavoro, dal blocco dei licenziamenti ai debiti delle aziende. Da parte del premier incaricato, inoltre, forte è stata l’attenzione sulla questione ambientale, definita “ineludibile”, alla quale Grillo si è agganciato con la sua proposta di un ministero della Transizione ecologica.
Quanto al perimetro politico, anche in questo caso per Crimi bisogna partire dal Conte 2 e fare pochi innesti. “Non possono esserci dentro tutti, mancherebbe l’identità politica”, ha spiegato il capo politico cinquestelle.
Poi la sorpresa. Crimi ha annunciato l’intervento di Conte in assemblea e l’ex premier, riferiscono dal Movimento, nel suo discorso non si sarebbe risparmiato.
Dopo aver ringraziato tutti, parlamentari e ministri, l’ex presidente del Consiglio ha spronato i grillini a entrare nella maggioranza, perchè dopo anni di risultati raggiunti non sarebbe questo il momento dell’Aventino, bensì il Movimento ha il ruolo chiave di difensore delle cose fatte e avviate finora. Ribadendo la necessità di usare bene e presto i soldi del Recovery, Conte ha quindi comunicato la sua decisione di non fare parte dell’esecutivo. Non assumerà , dunque, nessun incarico da ministro.
Una scelta che, raccontano fonti del Movimento, avrebbe fatto sfiorare lo psicodramma. Durante l’assemblea tutti i deputati e senatori grillini hanno accolto le parole di Conte con un applauso. Microfoni accesi su Zoom, lacrime, foto scattate con la telecamera del computer e pubblicate questa mattina sui profili social dei parlamentari 5 Stelle.
Il discorso motivazionale di Conte non sarebbe però stato sufficiente a convincere tutti i pentastellati della necessità del Movimento di entrare nella maggioranza del nuovo governo Draghi. Per la senatrice Barbara Lezzi l’unica via sarebbe il voto entro i prossimi mesi, massimo maggio-giugno, mentre l’ex ministro Danilo Toninelli avrebbe sostenuto, riferiscono dal fronte grillino, che solo stando all’opposizione i 5 Stelle potranno influenzare maggiormente l’opinione pubblica.
E oggi Alessandro Di Battista in un post sui suoi social ribadisce il suo no al governo Draghi. “Sia chiaro – scrive – non ho dubbi che il professor Draghi sia una persona onesta, preparatissima ed autorevole. Questo non significa che lo si debba appoggiare per forza”. E aggiunge: “Io contrasto Draghi non sul piano personale ma su quello politico. E, ripeto, non cambio idea. Oltretutto l’assembramento parlamentare che si sta delineando è l’antitesi della Politica. Si può rispettare un uomo anche facendo opposizione. Io la mia scelta l’ho presa, e vado fino in fondo”.
A cercare di placare gli animi dei dissidenti e dei peònes ci avrebbe pensato Luigi Di Maio convinto, così come il collega ex ministro Stefano Patuanelli, che per il Movimento il posto corretto dove sedere sarà ai tavoli della futura maggioranza.
Domani Vito Crimi tornerà a Montecitorio da Draghi e dopo l’ultimo giro di consultazioni il capo politico reggente dovrà , come ha comunicato ieri a tarda notte a chiusura dell’assemblea, decidere se sarà necessario o no consultare i grillini con il voto sulla piattaforma Rousseau.
E sempre domani Inizia domani il percorso del Movimento 5 Stelle che porterà alla nuova governance collegiale. Per attuare gli indirizzi votati dagli iscritti è infatti necessario procedere all’elezione del nuovo organo direttivo per il quale occorre però prima apportare le relative modifiche allo Statuto.
Per questo è stata convocata a partire da domani, e fino a mercoledì, l’assemblea degli iscritti, in prima convocazione, per la quale è richiesta la maggioranza degli iscritti per deliberare. Dal 16 febbraio fino 17 febbraio l’assemblea sarà invece chiamata in seconda convocazione dove potrà deliberare a maggioranza dei voti espressi.
(da La Repubblica”)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile
CRESCE IL FRONTE DEI “SENZA GARANZIE E PERIMETRO DEFINITO, NON ENTRIAMO NEL GOVERNO DRAGHI”
Una giornata in video conferenza. E’ quella che hanno passato deputati e senatori del Movimento 5 stelle. Al mattino una riunione con i direttivi e i presidenti di commissione, nel pomeriggio poi si è tenuta una riunione dei 40 senatori che non nascondono tutto il proprio malessere per l’eventuale appoggio del Movimento al governo Draghi, in tarda serata ci sarà poi l’assemblea congiunta con le comunicazioni dei vertici
Movimento sempre più in fibrillazione
Si tratta di un vero e proprio travaglio. Anche personale, con deputati e senatori (soprattutto senatori) pronti a mettersi di traverso qualora dal premier incaricato non arrivassero garanzie sul programma.
Il fronte dei ’40’ a palazzo Madama ha ribadito, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, che non ci sarà un sì senza garanzie. Il ‘gruppo dei 40’, in realtà , è diviso in due parti. La prima è composta da chi ha già fatto capire di non volerci essere.
I nomi? Nel Movimento girano quelli di Moronese, Agostinelli, Naturale, La Mura, Lannutti, Abate, Crucioli, Mantero, Vanin, Granato. A questi vanno aggiunti anche quelli di Lezzi, Morra e di altri senatori che fanno riferimento alle posizioni espresse da Di Battista. Un’altra ala, invece, resta perplessa ma potrebbe aprire. Con un grosso ostacolo, però.
La presenza di FI e della Lega. Non tanto a FI, il perimetro ‘Ursula’ potrebbe essere digerito anche se ci sono tanti parlamentari pentastellati che hanno difficoltà a stare in maggioranza con gli azzurri di Berlusconi.
Perplessi su Salvini
Ma è sull’ingresso di Salvini che ci sono le maggiori perplessità . Perchè una maggioranza allargata anche ai ‘lumbard’ — questo il ragionamento — renderebbe impossibile la realizzazione del programma M5s, di vanificare ogni possibilità di portare avanti temi quali il reddito di cittadinanza, il salario minimo, la transizione energetica, il superbonus.
I vertici pentastellati stanno lavorando senza sosta per ridurre il dissenso. A mediare da tempo è il responsabile uscente della Farnesina, Di Maio. Ieri ad esprimere la posizione M5s a Draghi sono stati il capo politico Crimi, il fondatore M5s Grillo, c’e’ stato il discorso improntato al “pensiamo prima al Paese e poi ai destini personali” di Conte. E naturalmente ci sono i capigruppo Crippa e Licheri che hanno fatto sapere che si attendono dei segnali dall’ex numero uno della Bce.
“È evidente — questo il messaggio dei capigruppo — che si tratta dell’inizio di un percorso di trattativa molto complesso al quale il M5S non ha messo ostacoli pregiudiziali ma solo condizioni e prospettive così come riassunte nel discorso del nostro Vito. Draghi ha preso nota di tutto quanto detto riservandosi la formulazione di un pensiero che verosimilmente ci esprimerà al secondo giro di consultazioni che inizierà nella giornata di martedì e con un nostro incontro verosimilmente intorno a giovedì prossimo”.
Lavori in corso, dunque. Ma il malessere c’è. “Se ci sono la Lega e FI non possiamo esserci noi, meglio restare fuori, astenersi e magari pensare ad un’opposizione costruttiva”, spiega un ‘big’ M5s.
Pressing per evitare scissione
Il pressing per evitare una scissione è fortissimo. In tanti non escludono un appoggio esterno, qualora appunto si arrivi a comprendere nel governo anche il partito di via Bellerio. Grillo ieri ha chiesto l’attenzione del premier incaricato soprattutto sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. M5s punta ad un esecutivo politico, possibilmente con esponenti pentastellati proprio in quei dicasteri.
Il timore, tuttavia, è che Draghi non possa concedere spazio alle richieste M5s. “Ma deve fare i conti con noi — osserva un’altra fonte parlamentare -. Se vuole un progetto europeista non può aprire le porte a Salvini”.
Si punterà ad un coordinamento con Pd e Leu, in modo che la vecchia maggioranza si faccia sentire con un programma condiviso, con l’auspicio di spingere il partito di via Bellerio verso l’appoggio esterno. “Ma il Pd — dice un’altra fonte — non può accettare di entrare senza porre condizioni, così l’alleanza sarebbe a rischio”. L’ipotesi di ministri tecnici d’area non sarebbe al momento considerata.
“Draghi — dice un altro senatore — rappresenta uno dei motivi per cui è nato il Movimento, per andare contro i poteri forti, non certo per appoggiarli”. Ma l’ala ‘dialogante’ M5s tratta per ammorbidire le posizioni, per evitare che vengano messi paletti e veti. “Dobbiamo turarci il naso ma dobbiamo farlo partire questo governo”, osserva un deputato. In realtà anche alla Camera il fronte del no non è limitato nei numeri. Una decina — tra questi ci sarebbero Maniero, Raduzzi, Corda, Cabras — sono quelli considerati più ‘oltranzisti’.
L’appuntamento con l’ex numero uno della Bce è per martedì, ma giovedì potrebbe esserci un altro incontro per sciogliere gli ultimi nodi. Non si esclude inoltre che possa esserci un voto anche sulla piattaforma ‘Rousseau’. L’obiettivo dei ‘big’ M5s resta quello di evitare spaccature, affinchè ci sia un’unica posizione da indicare, una volta che saranno ascoltate le proposte, al premier incaricato.
L’assemblea dice no alla Lega
È una domenica che non sembra tale nel Movimento, e si conclude solo in tarda serata con le rassicurazioni di Vito Crimi sul “perimetro” politico che consentirebbe ai 5 Stelle di dire sì a Mario Draghi: “No ad un governo con dentro tutti”, con anche la Lega. “Mancherebbero una identità politica e le garanzie per portare avanti i nostri temi”, spiega il reggente all’assemblea congiunta dei parlamentari via Zoom.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
TEMI DIFFICILMENTE DIGERIBILI PER IL CARROCCIO
Nella bozza del programma che il Partito democratico porterà domani al secondo giro di
consultazioni con Mario Draghi ci sono tutti i presupposti perchè l’ingresso della Lega in una eventuale maggioranza possa risultare più complicata del previsto.
Le prime macroaree trattate nel documento, che Open è in grado di anticipare, riguardano Europa, Salute e Lavoro.
Ma è già dal quarto punto, quello relativo a una riforma fiscale, che i Dem propongono la prima trappola per il Carroccio: «Introduzione di un sistema fiscale più progressivo, per alleggerire il carico sui ceti medio-bassi e scoraggiare la rendita; la nostra proposta prevede di passare dall’attuale sistema a più scaglioni a un sistema ad aliquote continue», si legge nella bozza. Un modello che, per i sostenitori della flat tax, è inaccettabile.
C’è un capitolo del programma che, però, si presenta come un attacco diretto alla Lega: l’immigrazione. «Quando nacque il governo Conte, negli accordi presi, il Partito Democratico volle con forza inserire la modifica dei decreti voluti dall’allora Ministro degli interni Salvini, da noi considerati al contempo disumani e insicuri. Non fu quello un vezzo ma una battaglia di civiltà per noi imprescindibile. Quei decreti erano demagogici e avversi allo spirito con cui l’Italia Repubblicana si è collocata storicamente nel contesto italiano ed europeo», si legge.
E ancora: «Avevano come scopo non dichiarato quello di rendere impossibile, di fatto, la protezione internazionale per decine di migliaia di persone in fuga da carestie e guerre, con l’aggravante che molte persone venivano espulse dalle strutture e dai percorsi di accoglienza, diventando così degli “invisibili”.
A ciò si sommava la chiara carica simbolica di quei decreti: il migrante era l’invasore da respingere, sacrificando a tale scopo l’umanità e il diritto».
Una sferzata che incrina le possibilità di dialogo con la Lega per la formazione dell’esecutivo Draghi. Ponendo nell’agenda, tra l’altro, il tema della cittadinanza: il Pd chiede a Draghi l’«approvazione in via definitiva del disegno di legge sullo Ius Culturae». Cose, però, di competenza più parlamentare che di governo.
Non mancano alcuni passaggi che rievocano le differenze politiche tra i due partiti. Nella bozza, i Dem citano più volte l’elemento del sovranismo per rimarcare una precisa scelta di campo: «Bisogna contrastare ogni disegno sovranista e ogni tendenza negazionista».
E ancora: «Contrastare così ogni deriva sovranista, anacronistica e condannata dalla storia». Infine, un altro punto di contrasto — qualora Draghi decidesse di accogliere le richieste del Pd e includerle nel programma di governo — sarebbe la legge Zan. Nel capitolo dedicato al welfare e al terzo settore, la bozza recita: «Auspichiamo la rapida approvazione della legge contro omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo».
(da Open)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“HA VOTATO CONTRO IL RECOVERY E ORA VUOLE AVERE VOCE IN CAPITOLO NELLA RIPARTIZIONE DEI FONDI”
“Non c’è dubbio che è una novità : Salvini ha dato ragione al Pd, non ci siamo scostati noi. Tutti possono riconoscere che l’idea di risolvere i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare. Si apre una fase nuova, non c’è dubbio: vedremo le coerenze”. Lo dice Nicola Zingaretti, segretario del Pd, a Mezz’ora in più su Rai3. “Ho visto scricchiolare il progetto politico per cui il nuovo era un attacco alle democrazie occidentali e la morte dell’Europa”, aggiunge.
“Quello di Draghi è un profilo che si è messo al servizio di una possibile rinascita italiana. Gli chiederemo di produrre fatti concreti. Siamo per creare lavoro, è una priorità assoluta. Poi una riforma fiscale all’insegna della progressività , della giustizia, della sburocratizzazione, senza la furbizia dei condoni”, ha aggiunto Zingaretti.
“Fra qualche settimana o mese voteranno milioni di italiani. Ogni città deciderà per sè, ma noi portiamo sul territorio alleanze civiche competitive ovunque. Uno spirito unitario penso che porterà a una grande vittoria delle elezioni amministrative”.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
OBIETTIVO DEI PARTITI: SPARTIRSI SOLDI PER LE CLIENTELE, PARTECIPARE AL BANCHETTO, SCARICARE RESPONSABILITA’ SU DRAGHI E TRA UN ANNO BEATIFICARLO MANDANDOLO AL QUIRINALE E LIBERANDO LA POLTRONA DA PREMIER
Nel giro di 24 ore il premier incaricato è passato dall’avere pochi partiti disposti a sostenerlo ad averne troppi, e qui iniziano i problemi. Sarà il programma a tentare una selezione naturale
La geografia della politica italiana costituitasi dopo il governo Monti è saltata ma anche se per ora l’apparenza è salva nel prossimo futuro molte cose cambieranno.
Nel giro di pochi giorni Matteo Salvini è diventato europeista, dichiarandosi disponibile alla massima cooperazione e offrendo ministri leghisti per il governo dell’uomo che ha salvato l’euro.
La stagione del Basta Euro tour è archiviata, per sempre. La stessa cosa è successa al M5S, con Beppe Grillo e Luigi di Maio pronti a dare l’appoggio, pur insistendo che ci vuole un governo politico e non tecnico come quello di Mario Monti.
Anche in questo caso, è un modo per chiedere incarichi di governo a
L’appoggio incondizionato con disponibilità a entrare nella squadra di governo è arrivato anche da parte del PD, FI, IV e praticamente tutti gli altri tranne Giorgia Meloni.
Nel giro di 24 ore Draghi è passato dall’avere pochi partiti disposti a sostenerlo ad averne troppi, e qui iniziano i problemi. Il presidente Mattarella aveva chiesto un governo di alto profilo, che non avesse bisogno di identificarsi con alcuna formula politica, invece sembra che Draghi dovrà riuscire a comporre la miglior squadra di governo possibile attingendo alle risorse dei partiti
Risolvere il rebus del governo tra nemici non sarà facile.
Durante i colloqui con i leader, il premier incaricato ha parlato di debito buono e debito cattivo, di investimenti, programmi per la crescita, politiche sociali. Tutto ovviamente all’insegna dei famosi 209 miliardi di euro del Next Generation EU.
A differenza di Mario Monti infatti, Draghi è chiamato ad amministrare una fase caratterizzata dalle politiche espansive del post-pandemia attingendo alle risorse straordinarie del Recovery Plan.
Probabilmente il suo programma potrà salvare l’essenza del Reddito di cittadinanza — indispensabile per il M5S, gradito al PD — trasformandolo in un sistema di sussidi di disoccupazione attiva, simile a quello del Piano Hartz tedesco (cosa che piacerebbe anche al mondo delle imprese).
Potrà anche soddisfare le richieste della Lega e Forza Italia con un pacchetto di supporto finanziario e sgravi fiscali alle imprese (forse addirittura con un condono), mentre è più difficile immaginare di fare il bis con i pensionamenti anticipati di Quota 100. Poi tante infrastrutture, e politiche sostenibili.
Il problema però è che le politiche espansive possono essere divisive tanto quanto quelle di austerità . In teoria sono tutti d’accordo che c’è bisogno di più crescita, meno tasse, più infrastrutture, politiche per l’occupazione e tutele sociali.
Se ci fosse un solo modo per applicarle, non esisterebbe un dibattito sulla politica economica dei governi. Ma quando si tratta di scegliere come, dove e quante risorse allocare per ogni cosa, diventa tutta un’altra storia.
Qui Draghi dovrà riuscire letteralmente a far convivere il diavolo e l’acqua santa, e con meno abbondanza di quanto si pensi.
Tutti i numeri del Recovery Plan
Facciamo due conti. Per l’Italia il Recovery Plan prevede circa 80 miliardi di euro in sovvenzioni e 120 miliardi in prestiti. Per farsi un’idea della dimensione di queste cifre, consideriamo che in Italia il fatturato annuo della sola industria del turismo è di circa 232 miliardi, il 13,2% del Pil e il 15% degli occupati (dati 2018). Nel corso di un’audizione alla Camera, gli operatori del settore hanno spiegato che il crollo delle presenze nel 2020 ha prodotto una perdita di valore della produzione di 100 miliardi di euro. Perciò, se a causa della campagna vaccinale che procede a rilento l’Unione europea vivesse un’altra stagione di vacanze primavera-estate con le limitazioni dell’anno scorso, per l’Italia la perdita avrebbe un effetto pari a mezzo Recovery Plan.
Inoltre, per funzionare il Recovery Plan dovrà essere accompagnato da riforme economiche di ogni tipo.
Riforme strutturali, divisive, complesse, da attuare con la competenza necessaria a evitare incidenti giuridici e costituzionali. Cose difficili da realizzare nel pieno di una crisi, specialmente se sei a capo di un governo che deve mettere Berlusconi, Salvini, Renzi, Di Maio e Zingaretti e altri ancora tutti insieme nella stessa stanza (e forse non solo metaforicamente).
Se poi aggiungiamo che il Recovery Plan prevede un’esecuzione pluriennale — fino al 2026 — con controlli semestrali della Commissione europea, e che Draghi resterà a Palazzo Chigi al massimo fino al 2023, stiamo parlando di una missione ai limiti dell’impossibile.
Mettere insieme i partiti italiani però sarà molto più ostico che lavorare come leader di un gruppo selezionato tra i migliori economisti dell’eurozona.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Febbraio 7th, 2021 Riccardo Fucile
GRADIMENTO POLITICI: DRAGHI 71%, CONTE 65%, RENZI ULTIMO 17%
Nella classifica di gradimento di Demos, Mario Draghi, pompato a senso unico dalla stampa
in mano ai maggiori gruppi economici italiani, è in testa con il gradimento del 71%, tallonato dal premier uscente Conte al 65%. In fondo alla classifica Matteo Renzi con il 17%.
IL GIUDIZIO SUL GOVERNO DRAGHI SENZA CONOSCERE IL PROGRAMMA
Quanto al giudizio sul possibile governo Draghi è positivo “soprattutto fra gli elettori del Pd. Dove raggiunge l’85%, cioè, quasi la totalità .
Tuttavia, sfiora il 70% anche nella base della Lega e dei Fratelli d’Italia, probabilmente appagati dalle dimissioni di Conte. Nonostante le perplessità dei gruppi dirigenti e la posizione apertamente contraria espressa da Giorgia Meloni.
“Meno ampio appare il sostegno fra gli elettori di Forza Italia e, ancor più (meno), del M5S. Internamente diviso, tanto più dopo le dimissioni Conte.
E’ stato chiesto agli intervistato anche sulla durata del governo Draghi e per il 52% dovrebbe arrivare a fine legislatura. Mentre sulla composizione per il 61% è preferibile il mix tra tecnici e politici.
Infine sulle intenzioni di voto: Lega al 22,8%, Pd al 20,9%, Fdi al 16,9, M5S al 15,2, Forza Italia al 7,8%, Leu al 3,2, Azione al 2,8, Italia Viva al 2,7, Più Europa al 2.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »