Luglio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
CRITICI, DELUSI E IN USCITA VERSO L’ASTENSIONE
Il Messaggero pubblica oggi i risultati di un sondaggio SWG sugli elettori del MoVimento 5 Stelle che
dipinge il 28% di quelli che hanno scelto i grillini nel segreto delle urne il 4 marzo 2018 come critico, deluso o in uscita.
Tra gli elettori la stragrande maggioranza (ovvero il 72% del totale) approva la scelta di essersi alleati con la Lega e aver dato vita al governo gialloverde presieduto dal professor Conte.
Ma c’è un 28% di elettori che è attualmente critico e in uscita; di questi, il 9% è sì in uscita ma per approdare su sponde più estreme come quelle della Lega (che i sondaggi danno al 31%, primo partito e sopra i grillini sorpassati dal Salvinismo).
Il 10% invece è indeciso mentre il 7% ha già deciso che non tornerà a votare.
Infine, un 2% ha cambiato completamente idea rispetto al 4 marzo e ha deciso che adesso voterà per il Partito Democratico: una percentuale infinitesimale.
D’altro canto anche all’interno del partito c’è maretta: le varie anime pentastellate oscillano tra la protesta nei confronti della linea leghista sui morti in mare (rappresentata dalla corrente di Roberto Fico) e le lamentele dei cani sciolti che magari avrebbero voluto maggiori spazi nella scelta dei rappresentanti M5S nelle istituzioni.
Le divisioni nel M5S però sono sempre esistite, salvo quando il fischio del Padrone ha richiamato tutti all’ordine: lì tutti hanno sempre perso la voce.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 1st, 2018 Riccardo Fucile
POVERO BEPPE, COME SI E’ RIDOTTO: A FARE IL COMICO INVOLONTARIO PER GIUSTIFICARE L’INEFFICIENZA DELLA RAGGI
In un video postato sulla sua pagina Facebook Beppe Grillo si dota di un megafono per fare il “moralizzatore” del traffico a Roma e dà consigli ad automobilisti e motociclisti armato di megafono.
Nel video il Garante M5S, seduto in auto al posto anteriore del passeggero, dirama direttive ai veicoli che lo precedono, ai pedoni, persino — e non senza ragione — al fotoreporter che con una mano guida lo scooter e con l’altra lo riprende con uno smartphone.
Un divertissement che Grillo prosegue — chissà quanto tra il serio e il faceto — dando conto dello stato ottimale del manto stradale nel tratto di strada percorso, e osservando che in effetti qualche lavoro da fare c’è sul fronte della gestione di verde pubblico ed erbacce, pur in un’area estesa come quella del Comune di Roma.
C’è però un problema.
A parte che proprio quando Beppe nel video dice “neanche una buca” al minuto 00.57, l’auto fa un saltello di quelli che per chi abita a Roma sono proprio inconfondibili, Grillo dice di non trovare buche anche se ammette che “quaranta milioni di metri quadri di verde” sono difficili da gestire, ma non si rende conto che sta girando quella parte della gag su uno svincolo per il Raccordo anulare, esattamente svincolo tra G.R.A. e A24 sulla Circonvallazione Tiburtina .
Dove la gestione è di competenza dell’ANAS.
La prima parte del video è invece girata in via Cavour, ovvero nel primo municipio. Dove governa la piddina (direbbe lui) Sabrina Alfonsi.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
LA REGOLA CHE 1000 EURO DEVONO ESSERE DESTINATI ALL’ORGANIZZAZIONE DI EVENTI UFFICIALI DEL M5S
C’è maretta nel MoVimento 5 Stelle per il fondo di sostegno con i soldi dei parlamentari che è stato annunciato ieri insieme al varo delle nuove regole sui rimborsi.
Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera racconta che a far storcere il naso a una parte del gruppo parlamentare (che mostra una crescente insofferenza anche verso il ruolo dei burocrati nei ministeri) è la decisione di istituire una quota mensile di mille euro da destinare con rendicontazione a «organizzazione e partecipazione ad eventi ufficiali» targati M5S.
La notizia, circolata tra i Cinque Stelle già alcuni giorni fa, ha dato il la a qualche malumore.
L’obiezione ricorrente tra la vecchia guardia è che «prima si poteva restituire anche meno», mentre i nuovi si lamentano, in qualche caso, di introiti ridotti rispetto ai loro impieghi precedenti.
Le nuove norme, soprattutto il tetto dei 3.000 euro per vitto alloggio e trasporti hanno anche provocato indirettamente qualche cambio negli stili di vita in chi è alla seconda legislatura
La strada però, nonostante i malumori interni, è tracciata. Anzi. Sul blog delle Stelle emerge la volontà del Movimento di trasformare la regola interna in obbligo di legge per tutti i partiti.
La forzista Elvira Savino, però, punge: «Nel giorno in cui si vogliono abolire i vitalizi agli ex parlamentari, i grillini si sono aumentati lo stipendio a 6.250 euro al mese».
Anche il Fatto Quotidiano racconta che qualcuno è sull’orlo di una crisi di nervi:
Ieri i parlamentari hanno scoperto che 1.000 euro sui 3.600 originariamente previsti solo per le spese relative ai collaboratori ora dovranno essere destinati “all’organizzazione e alla partecipazione a eventi ufficiali del Movimento”.
In pratica, sibilava ieri un deputato, “ci chiedono di pagare eventi sul territorio e di restituire il resto. Ma è chiaro che così si riprenderanno anche gran parte di quei soldi”.
Mentre c’è grande nervosismo anche per l’obbligo per ministri e sottosegretari eletti di restituire tutte le indennità aggiuntive.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 21st, 2018 Riccardo Fucile
OBIETTIVO CAMBIARE LO STATUTO E DIRE BASTA A SCELTE CADUTE DALL’ALTO… NEL MIRINO L’ALLEANZA CON IN RAZZISTI
Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano oggi racconta che alcuni parlamentari del MoVimento 5 Stelle sono
pronti a una raccolta di firme contro il ruolo di Luigi Di Maio e le sue nomine decise senza discussione con il gruppo.
Sotto accusa c’è anche il ruolo di Salvini nel governo:
Ma in assemblea in diversi promettono anche e soprattutto di tuonare contro le nomine di governo decise dal capo.
Già oggetto di critiche nell’ultima assemblea dei deputati, quella in cui era stato ratificato il nuovo direttivo. In cui soprattutto i nuovi eletti avevano lamentato di essere stati esclusi dall’esecutivo, a scapito dei veterani.
E di non aver avuto voce in capitolo sui nomi del direttivo, di fatto calati dall’alto. E così avevano invocato “più condivisione”.
Da qui si arriva all’idea della raccolta di firme per cambiare gli statuti, per restituire ai gruppi il potere di nominare i propri organi.
Già , perchè in base alla normativa attuale, “l’assemblea ratifica a maggioranza assoluta dei propri componenti la nomina del presidente del gruppo proposta dal capo politico”.
E sempre il capo può revocare il presidente, e può “proporgli” i nomi del direttivo. Regole che la pancia del Movimento vuole cambiare, come grimaldello per rimettere in discussione Di Maio. A cui anche molti sodali suggeriscono di delegare. Accettando una nuova struttura che gestisca assieme a lui il Movimento. ford.itcari protegge anche le tue “passioni” e tuoi “affetti” a 4 zampe.
I parlamentari vogliono creare un coordinamento di almeno dieci persone. Ma Di Maio non intende cambiare modo di lavoro:
Così ieri sera ha inviato una mail a tutti i parlamentari, in cui torna ad accusare “i media che in questi giorni o ci ignorano o ci attaccano”. E questo, sostiene, “ci dice che siamo sulla strada giusta”.
Del resto “il leitmotiv è accusarci di essere un governo fascista oppure comunista”. E segue elenco delle proposte del M5S, dalla voglia di “rivedere” il Jobs Act all’immigrazione.
Fino a rivendicare:“Da un anno ho sollevato il tema delle Ong che effettuano trasporti e non salvataggi”. Oggi ne parlerà anche in assemblea. Dove però vogliono chiedergli conto anche del Salvini che gioca a fare il premier.
Di certo diversi senatori ieri sono apparsi a Montecitorio, per preparare l’assemblea. E forse già per contare le possibili firme per l’assalto agli statuti.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 20th, 2018 Riccardo Fucile
UGO FORELLO, CAPOGRUPPO AL COMUNE DI PALERMO:: “SALVINI PARLA ALLA PANCIA, MA GLI ITALIANI HANNO TESTA”
“Non so se alzare la voce paghi e se il caso Aquarius sia stata una vittoria per qualcuno, ma per il popolo
italiano è stato solo uno specchio per le allodole, una decisione che nulla risolve, rivolta alla pancia dei cittadini che sono anche dotati (e per fortuna…) di un grandissimo cuore e testa”.
L’ex candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Ugo Forello, adesso capogruppo grillino al Comune di Palermo, scarica l’alleato del suo partito, il ministro degli Interni Matteo Salvini, con un lungo post su Facebook: “Il problema – scrive – sta nel modo, che ritengo eticamente e politicamente sbagliato, con cui in queste prime settimane si è mosso il neo ministro degli interni con le dichiarazioni sui migranti, sull’omicidio di Regeni e, per ultimo, sui Rom. Sembra che la propaganda e gli spot, superficiali per definizione, abbiano preso il sopravvento; ma argomenti di tale importanza, invece, dovrebbero essere affrontati con particolare accuratezza e meticolosità “.
Non è la prima crepa fra grillini palermitani e leghisti sul tema migranti, ma è la prima volta che lo scontro esce dai retroscena ed entra nelle dichiarazioni apertamente rilasciate.
Qualche giorno fa, ancora al Comune, Forello si era scontrato con un altro consigliere grillino, l’ex sindacalista di polizia Igor Gelarda, sulla linea da tenere sull’hotspot di Palermo: votato all’accoglienza il primo, più propenso alle espulsioni indicate dal “contratto” gialloverde il secondo.
Adesso, però, l’ex candidato sindaco va giù duro: “L’Italia – prosegue Forello – non è solo un luogo nel quale dilaga un senso di fragilità , insicurezza, paura e inquietudine, ma è anche un Paese capace di sognare, di creare relazioni sociali basate sull’empatia, di avere fiducia nel prossimo e nel futuro”.
“Il Movimento – aggiunge Forello – è stato in grado di essere l’interprete di una nuova idea di cittadinanza, di un patrimonio di diritti che accompagna la persona in ogni luogo del mondo, di attrarre e coalizzare le forse positive, ottimiste e costruttive del paese; e, come diceva qualche anno fa, il grande Dario Fo sul M5S: ‘Non dobbiamo diventare un animale braccato, come vorrebbero molti, ma restare in fuga, avanti agli altri’”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile
IL DOCENTE DI STORIA DELL’ARTE IN PASSATO ERA STATO VICINO AI GRILLINI: “QUANTI ALTRI CASI LANZALONE CI SARANNO? DI MAIO NON E’ STATO SCELTO, E’ STATO IMPOSTO DALL’ALTO”
Tomaso Montanari, professore di storia dell’arte un tempo vicino al MoVimento 5 Stelle, sul Fatto
Quotidiano di oggi va all’attacco dei grillini e punta il dito sull’assenza di democrazia interna della creatura di Grillo e Casaleggio; è questa assenza che porta al proliferare dei Lanzalone, secondo Montanari:
Quanti altri casi analoghi, infatti, covano sotto la cenere, in attesa di venire scoperti? Quanti altri Lanzalone hanno già approfittato della totale scalabilità del treno a 5 Stelle? Un treno che, rinunciando al gioco democratico con cui diventare, attraverso il consenso, capostazione, controllore o capotreno, si espone alla possibilità che ogni passeggero prenda i comandi del locomotore e lo dirotti verso i propri fini.
D’altra parte, è proprio il rigetto di ogni dinamica democratica ad aver spinto Di Maio nel tunnel dal quale ora il Movimento non può uscire senza un bagno di sangue elettorale (avendo ormai perso per sempre i voti di sinistra e rischiando di cedere una gran parte di quelli di destra al vero capo del governo, Salvini).
Perchè in un partito democratico la leadership dovrebbe essere sempre contendibile: e invece la designazione dall’alto con cui Di Maio è stato unto si è dovuta bilanciare con la bizzarra trovata del mandato unico e irripetibile.
Un’unicità che lo ha spinto ad andare al governo col diavolo, pur di farlo subito: salvo scoprire che il diavolo, come sempre, ti chiede in cambio l’anima.
Il Pd o Liberi e Uguali (per non parlare di Forza Italia) sono fulgidi esempi di non-democrazia di fatto. Ma la scelta di eludere il problema per paura di finire così, ha spinto a una sorta di autocastrazione che ha lasciato potenti solo i Lanzalone di turno.
E che poi i Lanzalone scrivano nientemeno che lo Statuto del Movimento è una sorta di allegoria della sostituzione della democrazia con la consorteria.
La lezione che i5 stelle dovrebbe imparare è dura, e assai ben nota: la democrazia è il sistema peggiore che abbiamo.
Tranne tutti gli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 18th, 2018 Riccardo Fucile
UNO STUDIO RIVELA CHE GLI STESSI COMMENTI ALLE PROPOSTE DI LEGGE SONO CROLLATI DA 446 A 63… E CONTINUA LA MANCANZA DI CONTROLLO ESTERNO SULLE VOTAZIONI
Uno studio curato da Lorenzo Mosca, professore alla Scuola Normale Superiore, di cui parla oggi
Matteo Pucciarelli su Repubblica, rivela che la democrazia diretta targata MoVimento 5 Stelle è sempre più deserta: se nel 2012 su beppegrillo.it partecipava alle votazioni (ad esempio a quelle per individuare i candidati alle elezioni) il 64% degli iscritti, cinque anni dopo si è scesi al 15.
Spiega il professore, il quale ha preso in esame tutte le 66 votazioni online fatte in questi anni dal Movimento, che «generalmente notiamo come ci sia poca cura dei processi partecipativi, si moltiplicano le iniziative ma si perde l’attenzione su ciò che già c’è. Quindi l’offerta dei prodotti della Casaleggio è cresciuta, ma l’obiettivo di far partecipare di più le persone non è stato raggiunto».
Infatti dopo il blog di Grillo è nato il portale Lex, per discutere le proposte di legge, e infine Rousseau (“intelligenza attiva e azioni sul territorio”, è il claim che si dà il portale).
Il calo della partecipazione lo si intuisce anche dal numero di commenti alle proposte di legge: a fronte di un numero stabile di proposte messe in discussione nei quattro anni di vita di Rousseau, il numero medio di commenti per legge è passato da 446 nel 2014, a 184 nel 2015, 144 nel 2016 e 63 nel 2017.
Altra questione: la natura stessa e le possibilità di uso della piattaforma Rousseau negano ogni possibilità di interazione orizzontale tra gli utenti, consentendo solo interazioni verticali tra rappresentanti e utenti.
«C’è una concezione aggregativa del processo, e non deliberativa tipica dei movimenti», ragiona Mosca.
E poi, solo in 49 casi sui 326 considerati (il 15 per cento) chi ha gestito le discussioni inerenti le proposte di legge pubblica un report in cui dà conto dei commenti di ricevuti.
Nella relazione del professore si fa notare che «la lunga serie di votazioni online ha evidenziato diverse criticità tuttora irrisolte: problemi tecnici riguardanti la procedura di voto; limitata trasparenza delle procedure di voto e incompletezza dei risultati, in particolare con riferimento agli aventi diritto; tempistiche delle votazioni, spesso annunciate via email con scarso preavviso, anche a votazioni già in corso, con durata limitata a un solo giorno ed esclusivamente in orari lavorativi, il che ha reso difficile per molti iscritti partecipare; scelta degli argomenti determinata esclusivamente dai leader; informazioni incomplete e asimmetriche sui temi in votazione, con una chiara messa in risalto delle preferenze dei leader, a scapito degli argomenti concorrenti».
Infine, «controllo esclusivo delle procedure di voto da parte della Casaleggio, col rischio di possibili manipolazioni».
La ricerca è stata illustrata allo stesso Davide Casaleggio. Il quale non ha fatto un plissè: «Non conosco questi dati, non sono ufficiali».
Per avere tutti quelli ufficiali però servirebbe la trasparenza dei dati. Che non c’è.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
NEFASTA L’ALLEANZA CON LA LEGA: “UN PARTITO CHE SEMINA ODIO E PAURA”
“Oggi ho preso le distanze dal M5s perchè ritengo che abbia abbandonato i suoi principi
fondanti. L’alleanza-contratto con la Lega è un’alleanza con la casta, quella casta che per tanti anni avevamo combattuto”.
Così Dora Palumbo, consigliera comunale di Bologna, motiva la decisione di lasciare il gruppo pentastellato a Palazzo d’Accursio.
“Andiamo a governare con una forza politica che non ha a cuore gli ultimi, ma cerca il consenso seminando odio e paura per poi innalzarsi ad antidoto per accaparrarsi voti”, dichiara Palumbo: “Abbiamo portato al governo un partito che è stato scelto solo dal 17% della popolazione, un partito che aveva governato con il celebre condannato”.
E ancora: “Abbiamo accettato un contratto svendendo gran parte dei nostri obiettivi pur di andare al governo. E cosa dovevamo fare? aspettare… Aspettare che gli italiani fossero pronti al cambiamento, che entrassero a far parte di quella rivoluzione culturale e sociale che abbiamo interrotto per andare a governare insieme ai nostri avversari”.
Per Palumbo, dunque, “dovevamo continuare a favorire la partecipazione, invece ci siamo arroccati, difendendo il potere che man mano stavamo acquisendo”, è l’accusa mossa al M5s.
“Mi auguro comunque che questo governo operi per il bene del paese”, aggiunge la consigliera bolognese, assicurando che “per conto mio continuerò a lavorare come avevo promesso nel 2016, come se i valori fondanti del m5s non fossero mai stati calpestati, difendendo gli ultimi, l’ambiente e la libertà . Nessuno resti indietro”, conclude Palumbo.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2018 Riccardo Fucile
FRANCESCA MENNA E’ CONSIDERATA MOLTO LEGATA A ROBERTO FICO
Con una lettera al presidente del consiglio comunale Sandro Fucito, Francesca Menna, eletta a Napoli alle comunali del 2016 tra le fila del Movimento Cinque stelle, ha rassegnato le dimissioni da consigliere comunale.
Di prima mattina ha aperto il suo profilo Facebook con questo post: “Condivido con piacere”.
E sotto l’articolo di Repubblica: “Da Fico a Nugnes, il disagio della sinistra M5s per le posizione leghiste”.
Verso ora di pranzo ha postato la sua lettera di dimissioni giustificando la decisione di lasciare l’aula di via Verdi con “nuovi incarichi universitari” che non le consentirebbero di essere presente come prima in consiglio comunale.
La professoressa, come tutti i colleghi la chiamavano per la sua professione di docente di veterinaria all’università Federico II, era stata la seconda eletta due anni fa insieme al candidato sindaco del Movimento Matteo Brambilla.
Legatissima al presidente della Camera Roberto Fico, è stata tra gli “assenti non giustificati” martedì quando il candidato premier M5s, l’attuale ministro Luigi Di Maio, era stato a Napoli per dichiarare di “essere pronto a collaborare con Mattarella” dopo la sua richiesta di impeachment nei confronti del Capo dello Stato.
(da agenzie)
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