Destra di Popolo.net

GRILLO DA’ LA BENEDIZIONE AGLI INCIUCI: “SIAMO UN PO’ DEMOCRISTIANI, POSSIAMO ADATTARCI A QUALSIASI COSA COME LE PROSTITUTE”

Marzo 19th, 2018 Riccardo Fucile

NON AVEVAMO DUBBI, LO DICIAMO DA ANNI, POI CI SONO SEMPRE I PIRLA CHE CREDONO ALLE FAVOLE

Beppe Grillo sembra felice di non dover dare una risposta. M5S e Lega, si può fare? “Vi conosco, una smorfia e tirate le conclusioni” dice a Repubblica il fondatore del Movimento 5 Stelle, in veste di comico nei camerini del suo spettacolo Insomnia.
“Io non capisco più cosa è vero e cosa finto, se sono ancora il padre spirituale di un movimento oppure no. Non mollo, ma adesso un capo politico c’è e certe risposte deve darle lui”.
Tocca a Luigi Di Maio, ma Grillo un’idea su come debba comportarsi il Movimento in questa fase ce l’ha chiara, anche se comincia con un discorso più generale.
“Io sono come una prostituta in una città  senza marciapiedi: non so dove collocarmi. E il mio problema, anche prima del 4 marzo, è sempre stato non digerire. Così non dormo e non mi resta che pensare, pensare, da solo con me stesso. E dico che adesso la responsabilità  di tutti è dare all’Italia una visione per i prossimi vent’anni” […] “L’Italia ora deve riconquistare una visione lunga, a vent’anni. La sfida è cambiare il sistema culturale, il modo di pensare. Siamo rimasti alle idee e alle parole di mezzo secolo fa. Anche i meccanismi di comunicazione, dei media e della gente, sono gli stessi. Penso che dopo quello è successo sia tempo di uscire in mare aperto e di rovesciare gli schemi”.
Il problema, secondo Grillo, è dare visione, perchè “tra 20 anni saremo una nazione di vecchi e nessuno ci pensa: tutti a chiedersi chi fa il presidente, chi il ministro, chi il premier. Servono riforme, risorse, a cominciare dalle pensioni”.
Per fare questo, serve un nuovo M5S:
“La specie che sopravvive, anche in politica, non è la più forte, ma quella che si adatta meglio. Noi siamo un po’ democristiani, un po’ di destra, un po’ di sinistra, un po’ di centro. Possiamo adattarci a qualsiasi cosa. A patto che si affermino le nostre idee”. […] A noi preme affermare una visione per i prossimi vent’anni, definire la vocazione e il ruolo dell’Italia nel lungo periodo e in tutti i settori, dalla cultura all’economia. La priorità  sono i giovani e gli anziani, chi più è stato lasciato solo. Governare è affrontare il futuro con chi condivide una visione, non dividere le poltrone e poi scoprire di non avere una visione, tantomeno comune”.
Quale sia la visione non è dato sapere, ma per gli italiani abituati ad accostarsi ai lampioni dove battono le prostitute va bene lo stesso

(da agenzie)

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COMICHE GRILLINE: IL CANDIDATO CHE PAGA 7 EURO DI AFFITTO NON E’ PIU’ INCOMPATIBILE

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

EMANUELE DESSI’ AMMESSO NEL GRUPPO M5S AL SENATO… ERA STATO AL CENTRO DELLE POLEMICHE ANCHE PER I POST VIOLENTI E L’AMICIZIA CON IL CLAN SPADA

Il portavoce Emanuele Dessì, finito al centro delle polemiche per la casa popolare in affitto a 7 euro al mese, per le amicizie con il clan Spada di Ostia e i post violenti, potrà  iscriversi al gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle al Senato della Repubblica.
E’ quanto si apprende da Danilo Toninelli capogruppo al Senato. Non è stato riscontrato, infatti, alcun profilo di incompatibilità , nè sono emersi elementi di natura penale, civile o anche fiscale che impediscano a Dessì di partecipare alla vita politica del gruppo in cui è stato regolarmente eletto.
Inoltre, per il M5s, “la richiesta che egli stesso ha avanzato al comune di Frascati, di rideterminazione del canone abitativo con effetto immediato, anticipando quindi di circa un anno le verifiche previste dalla normativa, risulta un gesto apprezzabile che rimuove anche eventuali ostacoli di opportunità , fatto sempre salvo che il canone abitativo finora corrisposto da Dessì è previsto dalla legge”.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S VIA DAL BLOG DI GRILLO? CROLLANO I CONTATTI MA LUI GUADAGNA DI PIU’

Marzo 18th, 2018 Riccardo Fucile

SPARITO OGNI RIFERIMENTO AL MOVIMENTO, BEPPE SEMPRE PIU’ GUARDIANO DELLA RIVOLUZIONE TRADITA

La separazione è compiuta, il cordone ombelicale rotto.
Il padre ha lasciato libero il figlio, anche se lo osserva (e brontola) da lontano. E il figlio, come tutti i figli, si prende la sua libertà : non chiama mai, e quando deve, lo tratta in modo sbrigativo, come si fa con un genitore ingombrante e un po’ castrante. La rottura si è compiuta qualche giorno fa, quando silenziosamente dal nuovo blog, creato a gennaio, è sparito anche l’ultimo legame con il Movimento.
I link al neonato Blog delle Stelle e alla piattaforma Rousseau sono stati rimossi.
Oggi un alieno che leggesse l’home page di Grillo non troverebbe traccia di quel movimento che proprio lui fondò ormai molti anni fa.
Non è una casualità , ma un segnale politico, che si accompagna ad altri indizi disseminati da settimane. Grillo ormai è diventato il Guardiano della rivoluzione. Una Rivoluzione non ancora tradita, ma messa a rischio da una mutazione genetica incarnata dal blazer e dai toni felpati di Luigi Di Maio.
La «partnership per il blog con finalità  commerciali», come la chiamò a ottobre Davide Casaleggio, si è rotta.
Grillo si è ripreso la sua creatura, il suo archivio e i proventi della pubblicità . A guardare ora l’home page, l’unico collegamento con i 5 Stelle, beffardamente, è «Anvedi Roma», una sezione dedicata alla Capitale.
E se guardi il Blog delle Stelle, trovi solo l’altro fondatore, Gianroberto Casaleggio, con i suoi Aforismi. La separazione ha prodotto anche un effetto, che a pensarlo un anno fa, sarebbe stato clamoroso.
Il blog di Grillo, nell’ultimo mese, è andato a picco e ha dimezzato le visite. Parlare di immortalità  cerebrale, robotica, di Phobos e Deimos non paga.
Il crollo verticale è stato accompagnato da un picco del Blog delle Stelle, che lo ha superato nel ranking dei siti, secondo Similarweb, dominio dedicato al traffico web: ora è al numero 759 su 1.279 nella classifica dei siti italiani più cliccati.
La separazione rende libero Grillo e gli fa guadagnare qualche soldo in più, perchè nonostante il crollo, stavolta sono tutti suoi (anche se il 2018 ha già  visto sestuplicare i suoi redditi).
Ma il divorzio lo rende libero di esprimersi. Alla vigilia del voto, spiega che «è finita l’epoca del vaffa». Annuncio dolente, accompagnato da un altro: «Sto impazzendo». All’indomani del voto, Grillo fa sapere di essere contrario agli inciuci e per spiegarlo meglio pubblica un video in spiaggia dove fa un vortice di alleanze improbabili tracciate sulla sabbia.
Il nuovo Grillo, libero dalle minacce di causa, dalla necessità  di essere responsabile e cauto e di mediare tra le parti – tutte doti che non fanno parte del suo bagaglio di guitto geniale – va a Torino e annuncia il clamoroso sì alle Olimpiadi. I 5 Stelle si spaccano e Di Maio non fa i salti di gioia.
Ma ormai Grillo si muove sul lato selvaggio (come da canzone di Lou Reed, Walk on the Wild Side, sparata a palla il giorno del voto).
E incarna in pieno il Movimento delle origini, spontaneista, esagerato, maleducato, in perfetta sintonia con la base. Raggiunta la connessione sentimentale con i militanti, lancia la resistenza, fa il guastatore e annuncia: «Non mollo».
E lo dice ai tanti che vorrebbero uccidere il padre castrante, a chi si sente adulto e autonomo, a chi pensa di poter prendere le redini della famiglia senza rendere contro al patriarca. C’è una premonizione, aggiunta come postilla al «non mollo»: «Io sono sempre con voi e sarò la vostra voce quando non ne avrete più».
Quando il Movimento sarà  partito, le 5 Stelle istituzione e i suoi «portavoce» siederanno sulle soffici poltrone ministeriali.
Certo, potrebbe essere un gioco delle parti. Lui e Di Maio potrebbero essersi divisi i ruoli, per restare di lotta e di governo, concavi e convessi.
Ma solo il tempo, e il governo, ce lo diranno.

(da “Il Corriere della Sera”)

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REDDITO DI NASCITA, L’ULTIMA UTOPIA DI GRILLO CHE STRIDE CON DE GASPERI

Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile

IL REDDITO DI NASCITA IN UN MONDO SENZA LAVORO E L’ESTREMISMO VISIONARIO

Nel Palazzo Luigi Di Maio fa il moderato, il perbenista, cita De Gasperi, mette la tattica politica al primo posto, media, smussa, si intrattiene con la stampa estera per salvaguardare l’immagine internazionale, cita i vescovi, indossa sempre la stessa cravatta per dire al mondo che lui non è uomo di zig zag imprevedibili, cerca le coperture finanziarie per il reddito di cittadinanza.
Nel suo blog tutto nuovo e purificato Beppe Grillo, lontano dalle pastoie della politica quotidiana, dà  invece fondo al suo utopismo estremo, anzi estremista.
Attinge al suo repertorio di «visionario», come si dice cambiando radicalmente la semantica di un termine che prima indicava uno squilibrato che aveva le allucinazioni, le visioni, e invece indica uno che guarda lontano e che ha una visione.
La visione di Beppe Grillo, assicura lui sul suo blog, non è più il reddito di cittadinanza, che il fondatore dei 5 Stelle tratta oramai alla stregua di una prosaica riformetta.
Ma il reddito di nascita, l’idea che qualunque essere umano, per il semplice fatto di esistere al mondo debba essere titolare di un diritto alla retribuzione sganciato da quel reperto archeologico che secondo Grillo è stato sinora la fonte di quel reddito: il lavoro.
Mitologia lavorista
Basta, sostiene Grillo, il lavoro non è che va abolito, si è abolito da sè. La maledizione del lavoro ha cessato di esercitare i suoi effetti malefici. Ora con le stampanti 3D e i robot, l’umanità  può tranquillamente buttare il lavoro nella spazzatura della storia. Chissà  che umanità  tutta sbadigli e inettitudine nelle attività  più semplici porterà  la visione grillesca di un mondo dove non servirà  lavoro nemmeno per sollevare il peso immane di una tazzina di caffè da portare alle labbra.
Ma è tutta una mitologia lavorista, o laburista, con i suoi miti della classe operaia, delle fabbriche, dei campi da coltivare, delle officine fumose, una mitologia che è stata carne e sangue della sinistra e del movimento operaio per tutto il secolo scorso che viene meno in questa visione.
Oppure potrebbe essere il contrario. E cioè che la visione grillesca, la sua utopia da blog tutto nuovo e senza il peso della politica quotidiana, si riallacci a correnti molto potenti della storia della sinistra.
Un’umanità  di sfaccendati senza lavoro? Ma quando faceva sul serio il visionario, lo stesso Karl Marx, molto prima dell’avvento dei robot e delle stampanti 3D, descriveva il comunismo come un idillio in cui la costrizione del lavoro sarebbe svanita, e l’umanità , emancipata dal peso dell’alienazione, si sarebbe dilettata nella coltivazione del tempo liberato: «Fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi vien voglia; senza diventare nè cacciatore, nè pescatore, nè pastore, nè critico».
Inferni totalitari terreni
Ora, andare a caccia oramai è ecologicamente scorretto, ed è difficile fare della pastorizia il centro degli interessi di un giovane iper-connesso del ventunesimo secolo. Ma la visione di Beppe Grillo, che Di Maio non deve seguire perchè deve rassicurare i mercati internazionali e i vescovi italiani, riprende alcune suggestioni di una storia che per esempio difficilmente potrebbero trovare cittadinanza nell’altra variante, quella leghista e salviniana e nordista, dell’epopea antipolitica del 4 marzo.
E del resto sui fogli dell’estrema sinistra degli anni Settanta campeggiavano titoli, nell’occasione della festa del Primo maggio, in cui si proclamava stentoreo l’obiettivo: «Contro il lavoro».
Nessuno però aveva osato immaginare un reddito che avrebbe gratificato chiunque fosse nato. Un’utopia, dice Grillo.
Ma si sa che nella storia molto spesso le utopie paradisiache hanno generato molti inferni totalitari terreni.

(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA A ROBERTA LOMBARDI: “ZINGARETTI? NOI DAL NOTAIO NON CI ANDIAMO”

Marzo 15th, 2018 Riccardo Fucile

“NEL LAZIO IL PD REGIONALE HA UNA STRUTTURA DIVERSA DA QUELLO NAZIONALE, POSSIBILE CONVERGENZA SUI TEMI”

Il piano diabolico di Sergio Pirozzi per portare i consiglieri regionali a dimettersi dal notaio allo scopo di affossare Nicola Zingaretti è già  morto.
Dopo la smentita di Parisi, anche Roberta Lombardi chiude la porta al sindaco di Amatrice, che aveva detto stamattina di voler portare i consiglieri appena eletti a dimettersi per causare la caduta della giunta non ancora eletta offrendosi anche di pagare il conto dal notaio.   Pirozzi quindi per la caduta di Zingaretti può attendere. Almeno risparmierà  i soldi del notaio.
Roberta Lombardi sta lavorando alle prime proposte da presentare in Regione. Risponde al telefono ed esclama: “Guardi, nel Lazio non ci sono nè manovre nè intrecci con il centrodestra”.
Si racconta di un’intesa tra M5S e centrodestra per far cadere il governatore Nicola Zingaretti, non è così? Dimissioni di massa e nuovo voto?
È una cosa che non esiste. Noi dal notaio non ci andiamo, quel metodo appartiene a qualcun altro. Le persone si sfiduciano nelle aule democratiche. Poi, certo, se oggi Zingaretti non ha i numeri è perchè prima di chiudere la consiliatura ha fatto una legge elettorale che non garantisce la governabilità .
Dunque come farà  Zingaretti a governare se mancano due consiglieri per avere la maggioranza?
Il voto dei cittadini va rispettato, è l’essenza della democrazia. Laddove Zingaretti si mostrerà  ancora una volta incapace di gestire adeguatamente la macchina amministrativa e di governare nell’interesse dei cittadini saremo i primi a chiederne le dimissioni.
Ci sono margini per trovare un’intesa programmatica con Zingaretti?
Noi dei 5 Stelle convergiamo sui punti. Se ci sono proposte in sintonia con il nostro programma non avremo problemi a votare a favore.
Da prima capogruppo alla Camera nella scorsa legislatura, a capogruppo in Regione Lazio. Adesso i due piani, quello nazionale e quello regionale, sembrano intrecciarsi sempre di più. È vero?
Guardi, i due piani sono di norma interconnessi, come dovrebbero essere interconnessi anche con il Comune di Roma, finora invece questo non lo abbiamo visto. Mi auguro di vedere un cambio di rotta, il mio lavoro in Regione Lazio sarà  anche questo: ricordare al presidente che ha un obbligo verso Roma, che è la Capitale d’Italia, indipendentemente dal colore politico. Dunque il nostro lavoro sarà  aiutare Virginia e tutta l’amministrazione capitolina, tenere accesso il riflettore sulle Province e vigilare sul lavoro della Giunta regionale.
Che significa l’incontro tra Zingaretti e il sindaco di Roma Virginia Raggi? Zingaretti si vuole blindare con M5S per avere in regione i voti che mancano?
È stato un incontro di carattere istituzionale. Al riguardo credo possa chiedere al Campidoglio.
Il vostro dialogo con il centrodestra nel Lazio si intreccia con i possibili accordi M5S-Lega, al di là  delle presidenze delle Camere?
Non c’è nessun dialogo con il centrodestra e pertanto nessun intreccio. Quel che è certo è che un governo senza il M5S, in Italia, oggi non è possibile.
Oppure M5S alla Camera e al Senato spera in fondo nell’accordo con il Pd. Dunque si può arrivare al risultato che M5S in Regione appoggia il Pd e il Pd appoggia M5S al governo?
È fantapolitica. E poi in Regione Lazio il Pd ha una struttura, in Parlamento un’altra. Lo abbiamo visto anche nelle alleanze pre-elettorali. LeU diviso dal Pd sul nazionale e alleato nel Lazio.
Vede un voto anticipato politiche e regionali insieme?
Vedo il primo governo del M5S e la nascita della Terza Repubblica.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CONSIGLIERE M5S CHE SI FA MANDARE LE RICHIESTE DI MANUTENZIONE DEGLI ALLOGGI POPOLARI

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DELL’UNIONE INQUILINI DEL VI MUNICIPIO DI ROMA

Qualche giorno fa l’Unione Inquilini di Roma ha segnalato un presunto abuso da parte di un consigliere M5S del VI Municipio, Alessandro Stabellini.
Secondo il racconto del sindacato il modulo per la richiesta di interventi ordinari per gli alloggi ERP veniva inviato dagli uffici proprio a Stabellini.
“Ci domandiamo perchè un ufficio istituzionale-amministrativo debba svolgere il ruolo di comitato elettorale del Consigliere appartenente al M5S Alessandro Stabellini. Ma soprattutto, perchè nessun Dirigente è intervenuto per impedire questo abuso?”, scriveva l’Unione Inquilini qualche giorno fa.
Oggi il segretario romano Guido Lanciano e Fabrizio Ragucci dell’Unione Inquilini sono stati ascoltati in Commissione Trasparenza, presieduta da Marco Palumbo (PD) sull’argomento.
Ma il presidente del VI Municipio Romanella e lo stesso Stabellini non si sono presentati all’audizione, nemmeno per difendersi.
Il prestampato con tanto di doppio indirizzo è stato rinvenuto presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Nonostante l’unico rappresentante del Municipio presentatosi oggi in Commissione, il responsabile dell’Urp, abbia dichiarato che il modulo in questione non è quello ufficiale del Municipio e che in Municipio nessuno sapeva di questa doppia destinazione dei moduli, una relazione dettagliata è stata richiesta al presidente e al direttore del Municipio.
Le consigliere comunali Eleonora Guadagno e Carola Campi (M5S) hanno invece constatato l’abuso e hanno preso le distanze dal consigliere, che invece nella pagina del M5S VI Municipio fino a qualche giorno fa andava raccontando “gli oltre 350 gli interventi di manutenzione effettuati dal Municipio VI. Tutti interventi diventati improcrastinabili causa totale mancanza di manutenzioni effettuate dalle Amministrazioni precedenti, comportanti però un aggravio sulle già  esigue risorse economiche municipali”.

(da “NextQuotidiano”)

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DANILO TONINELLI, DA MEGAFONO A PRESIDENTE DEL SENATO?

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL FEDELISSIMO DI LUIGI DI MAIO HA UN PROFILO POCO ISTITUZIONALE E UNA VITA POCO “FRANCESCANA”: IN 5 ANNI HA INCASSATO 433.000 EURO DI RIMBORSI

Danilo Toninelli potrebbe essere il nuovo Presidente del Senato e di conseguenza la seconda carica della Repubblica. La certezza la avremo solo a partire dal 23 marzo quando inizieranno le procedure di voto per l’elezione dei presidenti delle due Camere.
Secondo le voci che circolano in queste sarebbe stata raggiunta un’intesa tra Lega e M5S per assegnare la presidenza del Senato ai 5 Stelle e quella della Camera al partito di Salvini. Casella che verrebbe occupata dal leghista Giancarlo Giorgetti.
Nei giorni scorsi Toninelli — che alla scorsa legislatura era stato eletto alla Camera — era stato indicato come futuro capogruppo del M5S al Senato. In precedenza si era parlato di un suo possibile ruolo all’interno della squadra di “supercompetenti” del governo Di Maio come possibile Ministro delle Riforme in virtù del suo infaticabile operato alla Camera e in commissione Affari costituzionali.
Fedelissimo di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio Toninelli è uno dei pretoriani dell’ortodossia pentastellata. Quando c’è da difendere il MoVimento e l’operato dei suoi portavoce potete stare certi che Toninelli sarà  tra i primi ad intervenire, con un tweet, una dichiarazione un’ospitata ad Otto e Mezzo.
Toninelli non è uno che sta con le mani in mano, durante la scorsa legislatura è stato uno tra i deputati più produttivi e il suo attivismo gli ha consentito di diventare uno dei “volti” televisivi del MoVimento 5 Stelle.
Particolarmente impegnato sul fronte delicatissimo della legge elettorale del deputato lombardo si ricorderà  l’invenzione del Democratellum, la legge votata dai cittadini per i cittadini, che però il M5S non ha avuto alcuno scrupolo a rimettere nel cassetto per sostenere addirittura l’idea di un doppio Italicum e poi — dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale — del “Legalicum”.
Per finire con la nascita dell’accordo a quattro (con PD, Lega e FI) sul Rosatellum. Accordo inaudito per il quale Toninelli venne “processato” dall’assemblea a 5 Stelle. Più di recente Toninelli ha attaccato il sistema delle coalizioni alle amministrative dicendo che sono “una truffa” e che le schede elettorali erano un inganno nei confronti degli elettori.
Oggi il M5S si trova nella necessità  di trovare partiti disposti a “collaborare” (accordo e alleanza sono parole proibite, per ora) con loro per formare un governo.
Il futuro Presidente del Senato non è un pentastellato qualsiasi.
È uno dei pochi (assieme a Di Maio) che ha saputo interpretare al meglio la trasformazione del M5S da MoVimento “di rottura” a partito di governo, quello che è passato dal Vaffa Day agli endorsement dei vescovi italiani.
Non bisogna però farsi ingannare, anche Toninelli è uno di quelli che sono sempre pronti ad andare all’attacco dell’avversario politico, con tutti i mezzi a disposizione. Memorabile rimarrà  il tweet dell’allora deputato sulla tragedia ferroviaria di Pioltello. Ci fu chi lo accusò di sciacallaggio ma più che altro Toninelli aveva abilmente estrapolato una frase del sindaco di Milano Sala dal suo contesto per fini meramente politici.
Il senatore cremonese (è nato nel 1974 a Soresina, in provincia di Cremona) è noto agli spettatori dei programmi di approfondimento politico per il suo particolare modo di rivolgersi agli interlocutori.
Il tono è affettato, vuole passare per quello che sta dicendo con molta calma una verità  che sarebbe autoevidente se non fosse per le distorsioni operate da giornali e politici della casta.
I contenuti però sono esattamente gli stessi dei grillini più sfegatati. In una celebre puntata di Otto e Mezzo Toninelli ha passato mezz’ora a raccontare le solite favole sui rimborsi elettorali “rifiutati”, i vitalizi, il dimezzamento dello stipendio e i successi di Virginia Raggi a Roma.
E non è un caso che sia proprio lui tra i primi a correre in soccorso della disastrata giunta della Capitale. Quando si scoprì che il maiale fotografato da Giorgia Meloni era di un membro dei Casamonica Toninelli non perse tempo ad avanzare l’ipotesi di un complotto: «il maiale postato da Giorgia Meloni per infangare Roma è di un membro del clan dei Casamonica. Quindi, per sporcare l’immagine della Capitale, è stato utilizzato un animale che il clan ha dichiarato, guarda caso, essere sfuggito al loro controllo il giorno precedente».
Oppure che dire dello spiccato senso del garantismo che caratterizza Toninelli (che pure è laureato in giurisprudenza)? Come sempre accade nel M5S si applica a giorni alterni, e solo quando gli avvisi di garanzia riguardano eletti del 5 Stelle.
La vita “francescana” di Toninelli
Contenuti non certo di alto profilo istituzionale ma anzi degni delle peggiori pagine “non ufficiale” dei sostenitori del MoVimento.
Come quando Toninelli accusò il PD e il “clan fiorentino” di Renzi di aver fatto mettere in coda cittadini cinesi durante le primarie per la scelta del sindaco di Milano. Peccato però che l’immagine utilizzata da Toninelli (che poi dirà  che era “in chiave ironica”) ritraeva cittadini cinesi in coda per il permesso di soggiorno.
Curiosamente Toninelli ha speso molte parole sulla democrazia interna del PD ma non ha mai fiatato sui molti problemi della democraticità  delle scelte e delle votazioni online su Rousseau. E sì che qualcosa dovrebbe saperne visto che è stato il responsabile della gestione delle spassosissime Lex Iscritti.
Toninelli ama dare di sè una rappresentazione tutto “lavoro e famiglia”. Quando non è in Parlamento a sgobbare sulle sudate carte corre a casa a Ticengo da moglie e figli. Ma i numeri de rimborsi e delle spese ci raccontano di un deputato che nel corso del 2017 a Ticengoha utilizzato sempre tutti i rimborsi forfettari.
Panorama ha calcolato che nel periodo 2013-2017 Toninelli ha incassato complessivamente 433.000 euro di rimborsi.
Nel 2014 ne ha restituiti poco più di 23mila mentre nel 2017 non ha restituito nemmeno un euro. Tutto in regola per il MoVimento, che prevede l’obbligo di restituire solo “la metà ” dello stipendio. Per la cronaca Toninelli incassa 3.300 euro al mese (che non è proprio il 50%).
ninelli non è tra i deputati coinvolti nel caso “rimborsopoli” ma le sue rendicontazioni sono ferme a dicembre 2017 e, spulciando i dati su TiRendiconto si scopre che il bonifico di restituzione di dicembre è stato versato il 12 febbraio 2018.
Ovvero dopo che i giornali avevano iniziato a interessarsi alla vicenda.

(da “NextQuotidiano”)

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“VI SPIEGO COME FUNZIONA LA MACCHINA DELLA PROPAGANDA M5S: COSI’ DISTRUGGONO I LORO NEMICI”

Marzo 11th, 2018 Riccardo Fucile

PARLA ARNALDO CAPEZZUTO, EX CAPO DELLA COMUNICAZIONE M5S IN CAMPANIA… SI SCONTRO’ CON IL GRUPPO DIRIGENTE E FU MANDATO VIA

«La macchina del fango social non esisteva solo in Veneto. Anzi. È così dappertutto, e c’è una regia nazionale».
Chi parla così è Arnaldo Capezzuto, giornalista, ex capo della comunicazione ufficiale del M5S in Campania, la regione dei pezzi grossi Luigi Di Maio, Vincenzo Spadafora, Dario De Falco.
Capezzuto non è stato solo l’addetto alla comunicazione ufficiale M5S in Campania, ma l’uomo che ha messo in piedi l’ufficio comunicazione in Regione.
Un testimone oculare eccezionale. Parliamo con lui dopo che è esploso giorni a febbraio il caso della “macchina del fango” ufficiale M5S, quando emersero le istruzioni date in chat dal capo della comunicazione ufficiale veneta M5S ai candidati grillini: trovate qualunque cosa per distruggere gli avversari.
Succede anche altrove, Capezzuto?  
«Pure a me capitava. Quando stavo qua in Regione»
Chi le girava, queste istruzioni?
«Rocco Casalino. Casalino ha la rete, i gruppi. Gestisce una serie di gruppi con tutti quelli che facevano comunicazione regionale».
Lei che ruolo aveva?  
«Ero il capo della comunicazione M5S in Campania».
La figura del Veneto era il suo omologo?
«Sì. Tutti noi capi facemmo anche una riunione, a Milano, da Davide Casaleggio, in cui ci spiegava tutta la piattaforma Rousseau. In quell’occasione io fui l’unico che faceva piccole fotografie alle varie schede. Casaleggio si fermò e mi disse “ma lei che fa?. Qua non si fanno foto e non si registra, si prendono solo appunti delle cose più importanti, poi noi vi manderemo il materiale”».
Non un inno alla trasparenza.
«Nella pausa tra una slide e l’altra, Casaleggio jr diceva ad esempio “adesso, quando andate fuori, trovate un messaggio che possa servire, in modo indotto, alle battaglie del Movimento. Inventatevi cose che abbiamo fatto qua dentro.”. Invece quella era una seduta normale in cui stava spiegando Rousseau. Loro ce l’hanno, questa cosa. Dopo quell’incontro a Milano, hanno fatto queste liste, tutti gli uffici comunicazione delle Regioni in una lista whatsapp. Coordinate da Casalino; anche se lui sta al Senato ha tutto in mano. Poi c’è l’esperto di twitter, l’esperto di Facebook, e così via».
Ci può spiegare come funziona in pratica questa macchina?
«Funzionava così: nella pagina del gruppo regionale – che fa tot condivisioni, tot mi piace, eccetera – loro che dicono? Dato che in due anni tutte queste pagine regionali sono assai cresciute, loro – quando c’è una cosa importante anche a livello nazionale – per cui dovevamo organizzare una controffensiva, ci dovevamo coalizzare tutte le pagine su un obiettivo. “Io vi dico l’obiettivo – ci veniva detto – e voi procedete”».
Cioè in sostanza vi veniva detto: questo è l’obiettivo, distruggetelo?  
«Bravo. Ci dicevano “voi, con modalità  diverse, dovete veicolare questi contenuti che noi vi facciamo e vi trasmettiamo”. Loro monitoravano tutte le pagine di Facebook. In quell’occasione vennero consegnati tutti i vari indirizzi web, e tutti gli accessi».
Stiamo parlando delle pagine ufficiali.  
«Pagine ufficiali, collegate all’attività  istituzionale di promozione del lavoro dei consiglieri M5S».
Le password chi le aveva?  
«Un incaricato di Casalino diventò amministratore in tutte le pagine d’Italia di sostegno all’attività  regionale. Ma così anche degli enti locali, così anche delle altre strutture. Loro che facevano? Da Roma, da Milano, dove stava Casaleggio, questo incaricato ogni giorno faceva i diagrammi del flusso del movimento delle pagine e dei like. Quando dovevano fare attacco, ci dicevano: “Questo è il contenuto, Veneto, alle ore così fate questo; Campania, alle ore così fate questo”»
Anche con obiettivi di black propaganda?  
«Sì. Quando tornai in Regione feci una riunione con tutti i consiglieri e dissi loro: sentite, io ho partecipato a un bando pubblico, sono un giornalista, la pagina regionale ufficiale M5S l’ho creata io, e non mi presto a questo gioco. La Ciarambino (Valeria, ex candidata regionale M5S, fedelissima di Di Maio, ndr.) disse “no, tu non ti devi permettere”».
Su questo lei fu mandato via, non le fu rinnovato il contratto?  
«Sì, e anche sugli attacchi indiscriminati che loro facevano. Avviso di garanzia? “Sei un mafioso”, “sei un cattivo”, eccetera. Le faccio l’esempio più clamoroso che mi ha toccato, il caso Graziano, un esponente del Pd molto importante, accusato di concorso esterno in associazione camorristica, poi assolto, già  dallo stesso pm. Io, prima di fare gli attacchi, avvisai tutti, Ciarambino e tutti i consiglieri: “Andateci cauti, dissi, ho letto le carte, diciamo solo che è un’accusa grave, ma nell’inchiesta, credetemi, non c’è niente, non c’è l’utilità  e il ritorno diretto del consigliere”. Graziano, in quell’occasione, decresce, nei consensi. Non c’era prova. In seguito a quei fatti mi hanno cacciato. Non volevo sporcarmi facendo quelle cose».
Che successe?  
«Chiamai Casalino. Era l’estate 2016. Ho tutto conservato, slide, fotografie, screenshot. Gli dissi: “Non sono d’accordo con voi, io non posso fare questa cosa, con questi contenuti aggressivi e non accertati”».

(da “La Stampa”)

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FABIO FUCCI SI RICANDIDA A POMEZIA SENZA IL M5S

Marzo 10th, 2018 Riccardo Fucile

“IL M5S SE MI RITIRO MI HA OFFERTO DI FARE IL CAPO DI GABINETTO DELLA RAGGI, GUADAGNEREI IL DOPPIO, MA NON VOGLIO DIVENTARE UN POLITICO DI PROFESSIONE”

Come ampiamente annunciato, Fabio Fucci annuncia che si ricandiderà  come sindaco di Pomezia senza il MoVimento 5 Stelle.
Lo annuncia su Facebook: “Ho scelto una lista civica perchè il Movimento 5 Stelle non mi permette una nuova candidatura nel nome di una regola miope che non tiene conto del merito e delle persone. Io ci metto ancora una volta la faccia e il cuore”.
La maggioranza pentastellata sabato prossimo, in occasione della presentazione del bilancio, potrebbe decidere di sfiduciarlo.
In una conferenza stampa stamattina Fucci non ha risparmiato qualche stoccata alla Giunta Raggi: “Siamo stufi che la Capitale dirotti i suoi problemi in periferia o in provincia, perchè Pomezia vuole crescere e non vuole freni. Qui non abbiamo avuto grandi vantaggi da quando Raggi è diventata sindaca, anzi: ho conservato un messaggio che le ho mandato mesi fa sul campo nomadi di Castel Romano e non ha dato neanche un cenno di vita. Lo stesso è successo quando ci fu l’incendio sulla Pontina, quando l’ho chiamata per coordinare l’azione di Protezione civile visto che si trattava di un territorio di confine ma non mi ha mai risposto”.
Fucci ha anche fatto sapere di aver ricevuto la proposta di diventare capo di gabinetto della Giunta Raggi: “La politica di professione non mi piace, e per questo, oggi posso dirlo, quando mi è stato proposto l’incarico ben pagato di capo di gabinetto di Virginia Raggi alla Città  metropolitana di Roma, con uno stipendio di circa 100mila euro all’anno, il doppio di quello attuale, ho rinunciato perchè ho voluto puntare tutto su Pomezia”.

(da “NextQuotidiano”)

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