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I “NUOVI ITALIANI” FANNO INCASSARE ALLO STATO 1,7 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Novembre 4th, 2018 Riccardo Fucile

L’ANALISI COSTI-BENEFICI REALIZZATO DAL CENTRO DI RICERCHE IDOS

«Prima gli italiani!». Sui costi dell’immigrazione si gioca buona parte della campagna elettorale permanente che caratterizza il nostro Paese.
In un periodo prolungato di crisi economica, infatti, le risorse spese in accoglienza dei migranti diventano inevitabile terreno di scontro politico.
Per questo è utile un’analisi dettagliata del rapporto tra costi e benefici del pianeta immigrazione, anche per disinnescare facili slogan e false notizie. Ebbene numeri alla mano, emerge come i “nuovi italiani” fanno incassare allo Stato (al netto delle spese a loro favore) un minimo di 1,7 miliardi di euro l’anno.
I conti del pianeta immigrazione. A fare i conti è il Dossier statistico immigrazione 2018, realizzato dal centro studi e ricerche Idos, con il centro studi Confronti e in collaborazione con l’Unar, in 480 pagine fitte di analisi e tabelle. Si parte dalla forte differenza di reddito tra migranti e autoctoni: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro-capite di 12.000 euro, inferiore di quasi 10.000 euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).
Il che si spiega col fatto che dei 2.423.000 occupati stranieri, ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie.
Costi-benefici dei “nuovi italiani”.
Il Dossier analizza l’anno 2016, caratterizzato oltretutto da un numero record di sbarchi, per evidenziare voce per voce, come il saldo tra entrate e uscite risulti positivo soprattutto a causa della bassa età  media degli immigrati e della tendenza della spesa pubblica a concentrarsi verso la popolazione anziana.
Come evidenzia anche la Fondazione Leone Moressa, sui loro redditi i contribuenti stranieri hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro, che sommati ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (tra cui 320 milioni solo per i rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), assicurano un introito nelle casse dello Stato pari a 19,2 miliardi di euro, che paragonati con i 17,5 miliardi di spesa pubblica dedicata agli immigrati (divisa in varie voci: sanità , istruzione, casa…), rendono il bilancio statale tra entrate e uscite imputabili all’immigrazione positivo di 1,7 miliardi di euro.

(da agenzie)

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I DATI REALI SMENTISCONO LE BUFALE SOVRANISTE: IN ITALIA MENO STRANIERI E FLOP DELLE ESPULSIONI

Ottobre 25th, 2018 Riccardo Fucile

26.000 IMMIGRATI IN MENO, I MUSULMANI SONO UNA MINORANZA… SU 41.000 IRREGOLARI CONTROLLATI SOLO IL 44% E’ STATO EFFETTIVAMENTO ALLONTANATO (IL 3,7% DI CHI NON HA TITOLI PER RESTARE IN ITALIA)… GLI IMMIGRATI RENDONO 3 MILIARDI L’ANNO ALLE CASSE DELLO STATO

Gli immigrati in Italia? Diminuiscono: in un anno ne sono spariti 26mila.
Gli italiani all’estero? Aumentano: nel 2017 sono partiti in 114mila.
I musulmani? Una minoranza: tra gli stranieri sono il 32%, i cristiani li doppiano.
I profughi? Non superano quota 354mila, tanti, ma molti meno che in Germania e anche meno che in Francia.
Le espulsioni? Ferme al palo: lo scorso anno è stato rimpatriato il 3,7% degli irregolari.
Sulla perenne emergenza immigrazione si giocano fortune politiche, maggioranze di governo e assetti europei. Il “pianeta migranti” è percorso da mille tensioni, scosso da guerre di parole e numeri. Proprio dai numeri è allora utile ripartire.
“L’invasione che non c’è”
Il Dossier statistico immigrazione 2018, realizzato dal centro studi e ricerche Idos, in partenariato con il centro studi Confronti e in collaborazione con l’Unar, da 28 anni prova a fotografare in maniera obiettiva il “pianeta migranti”.
I risultati: in 480 pagine fitte di analisi e tabelle emerge come “in Italia, contrariamente alla credenza che vorrebbe il Paese assediato e “invaso” dagli stranieri, il numero dei migranti è pressochè stabile intorno ai 5 milioni dal 2013″.
Più precisamente, Idos stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia, 26mila in meno rispetto alla stima del 2016 (molti quelli che si stanno trasferendo all’estero).
Per capire, in Germania sono 9,2 milioni, nel Regno Unito 6,1 milioni.
E ancora: l’Unhcr stima in 354.000 i richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria presenti in Italia, lo 0,6% dell’intera popolazione del Paese.
Veniamo dopo la Germania (1,4 milioni) e la Francia (400mila).
Insomma, scrivono gli analisti, l’Italia non detiene alcun record europeo: “Non è nè il Paese con il numero più alto di immigrati, nè quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo”.
La “fuga” dei giovani italiani
Degli oltre 114.000 italiani che si sono trasferiti all’estero nel 2017, la fascia più rappresentata è quella dei 25-39enni. Tendenza questa che sta facendo strada anche tra gli stranieri: oltre 40.500 cancellazioni anagrafiche per l’estero nel 2017. E così colpisce che lo scorso anno il numero degli italiani residenti all’estero (oltre 5.114.000) fosse analogo a quello degli stranieri residenti in Italia.
Record Centro-Nord e caso Roma
Gli immigrati che risiedono in Italia provengono da quasi 200 diversi Paesi del mondo.
I romeni costituiscono la collettività  di gran lunga più numerosa (1.190.000 persone, pari al 23,1% di tutti i residenti stranieri), seguiti da albanesi (440mila), marocchini (417mila), cinesi (291mila) e ucraini (237mila).
Queste prime 5 collettività  coprono la metà  dell’intera presenza straniera in Italia, mentre le prime 10 (per arrivare alle quali occorre aggiungere, nell’ordine, Filippine, India, Bangladesh, Moldavia ed Egitto) arrivano a poco meno dei due terzi.
E ancora: sono 826.000 gli alunni stranieri del Paese, quasi un decimo (9,4%) di tutti gli scolari in Italia. Con l’83,1% di tutti i residenti stranieri, il Centro-Nord continua a essere l’area che ne catalizza la quota più consistente. Ma va anche detto che nella sola città  metropolitana di Roma si concentra il 10,8% di tutti gli stranieri residenti in Italia.
La minoranza musulmana
“Le discriminazioni – denuncia il Dossier – dilagano in internet, con un aumento esponenziale di discorsi d’odio razzista, spesso sulla base di rappresentazioni distorte che riguardano anche la religione di appartenenza, fomentando l’idea che siamo “invasi da musulmani”, mentre tra gli immigrati i cristiani sono la maggioranza assoluta (2.706.000, pari al 52,6% del totale), con preminenza degli ortodossi (1,5 milioni) e dei cattolici (oltre 900.000), mentre i musulmani sono 1 ogni 3: 32,7%, pari a 1.683.000 persone”.
Il flop delle espulsioni
Nel 2017 sono stati intercettati 41.158 stranieri irregolari. Di questi, solo il 44,6% è stato effettivamente espulso o rimpatriato, la parte restante è “non ottemperante”, ossia è rimasta in Italia nonostante sia destinataria di un provvedimento di espulsione.
Non solo. Se ci si basa sulla stima della Fondazione Ismu, per cui in Italia vi sarebbero circa 490mila stranieri privi di titolo di soggiorno, emerge come la “macchina delle espulsioni” ne abbia intercettato solo l’8,4% e allontanato appena il 3,7%.
I lavori dei “nuovi italiani”
Dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie.
In particolare, è straniero il 71% dei collaboratori domestici e familiari, quasi la metà  dei venditori ambulanti, più di un terzo dei facchini, il 18,5% dei lavoratori negli alberghi e ristoranti (per lo più addetti alla pulizie e camerieri), un sesto degli edili e degli agricoltori.
La spesa per gli stranieri
Come evidenzia la Fondazione Leone Moressa, i contribuenti stranieri hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro, che sommati ad altre voci di entrata (tra cui 320 milioni solo per i rilasci e rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), assicurano un introito nelle casse dello Stato pari a 19,2 miliardi di euro, che paragonati con i 17,5 miliardi di spesa pubblica dedicata agli immigrati, rendono il bilancio statale tra entrate e uscite imputabili all’immigrazione positivo di un importo che oscilla tra 1,7 e 3 miliardi di euro.

(da agenzie)

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I PROFUGHI? TUTTI IN ITALIA: GRANDE SUCCESSO DI CONTE AL VERTICE DI SALISBURGO, UN FAVORE A ORBAN

Settembre 20th, 2018 Riccardo Fucile

CHI NON ACCOGLIE, PAGA: ERA LA PROPOSTA CHE IL GOVERNO AVEVA SEMPRE RIFIUTATO… PER CHI SCEGLIE I SOLDI, NESSUN VINCOLO CHE VADANO AL FONDO PER L’AFRICA… CI VOLEVANO DUE GRANDI INTELLETTUALI COME SALVINI E DI MAIO PER UN AUTOGOL DEL GENERE

Chi non accoglie i migranti, paga. Un principio che i partner europei hanno sempre cercato di infilare nelle discussioni con l’Italia.
Finora non era passato, ieri sera invece a Salisburgo il premier Giuseppe Conte lo ha accettato.
L’approccio italiano cambia e non è roba da poco: offre una via d’uscita ai tanti che non ne vogliono sapere di accogliere i migranti, non si vogliono caricare addosso i ‘casi Diciotti’ scatenati da Matteo Salvini che blocca le navi nei porti.
Insomma, la tavola europea è apparecchiata per chi dice no e potenzialmente i migranti che sbarcano possono restare tutti in Italia.
Il cambio è scattato ieri sera alla cena di Conte con gli altri leader Ue, nella grande sala concerti della città  di Mozart, più di quattro ore di discussione principalmente sul dossier migranti.
Conte insomma dice sì alla proposta accennata da Jean Claude Juncker ieri prima dell’inizio di questo vertice informale, apre finalmente le porte dell’Italia ad un principio che da sempre Bruxelles tenta di farci accettare.
Non è roba da poco. E’ una lancia spezzata a favore dei paesi che hanno ostacolato il piano di ridistribuzione dei migranti elaborato dalla Commissione Juncker nel 2015: il blocco di Visegrad, gli alleati sovranisti di Matteo Salvini, quell’area politica che oggi vola nei sondaggi di tutta Europa preoccupando tutti gli altri partiti e anche i cinquestelle italiani.
Ma vediamo con ordine.
Ieri sera la proposta Juncker è stata presentata anche da Angela Merkel, naturalmente. E adesso sarà  lei a stilare un elenco di paesi che dicano sì all’accoglienza dei migranti che sbarcano in Italia.
Vale a dire paesi che in automatico poi dovrebbero farsi carico di smaltire eventuali altri ‘casi Diciotti’, diciamo così.
La Cancelliera punta a comporre un elenco il più largo possibile e vorrebbe presentarlo al consiglio europeo del 18 ottobre.
Sarà  la lista cosiddetta ‘attiva’, cioè di coloro che accolgono. Poi ci sarà  quella passiva: chi invece di accogliere, sceglie il pagamento.
Il punto è che l’Italia ha accettato questo principio senza garanzie.
Perchè nella discussione di ieri sera – comunque pacata, del resto si tratta ancora di un vertice informale – non si è parlato di vincoli per i soldi che in teoria dovrebbero arrivare da chi non accoglie.
Cioè: questi eventuali nuovi finanziamenti non sono vincolati a contribuire al fondo per l’Africa, il ‘salvadanaio’ europeo che ha permesso gli accordi di rimpatrio con il Niger, per esempio.
Nulla di tutto ciò. E c’è ancora da vedere quanti saranno i paesi che sceglieranno la via dell’accoglienza piuttosto che quella dei finanziamenti. Con le elezioni europee alle porte tra meno di un anno, c’è da scommettere che i secondi saranno più numerosi dei primi, ma si vedrà .
Finora i governi guidati da Matteo Renzi e anche quello Gentiloni avevano sempre rifiutato qualsiasi deroga al principio che tutti gli Stati europei debbano contribuire in termini di accoglienza.
Un approccio che ha ispirato e sostenuto il piano Juncker: 160mila ricollocati da Italia e Grecia, nonostante i ‘no’ del blocco di Visegrad.
Conte avvicina invece l’Italia al blocco di Visegrad. E magari lo può fare perchè – numeri alla mano – gli sbarchi sono diminuiti dell’80 per cento negli ultimi tre anni: ieri lo ha detto persino il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che non è tenero con l’Ue.
C’è una questione sulla quale il premier ieri sera a cena si è riservato di decidere: l’ampliamento di Frontex, sia in termini di uomini che di finanziamenti (10 miliardi di euro). “Bene, vediamo”, è stata la sua risposta quando gli hanno presentato il dossier, anche questo elaborato da Juncker.
Il punto è che rafforzare Frontex si tradurrebbe in maggiori controlli e dunque più registrazioni di migranti in Italia.
Cioè: meno migranti riuscirebbero a sfuggire per raggiungere il nord Europa. E siccome questa è una valvola di sfogo spesso usata per smaltire i flussi nel Belpaese, ‘più Frontex’ non viene visto di buon grado da Roma.
Ma anche qui c’è un’affinità  con Visegrad: “Non deroghiamo al nostro diritto di proteggere le nostre frontiere”, sono le parole del premier ungherese Viktor Orban qui a Salisburgo.
“Sono esseri umani”
“Se iniziamo a parlare del prezzo di un migrante, è una vergogna per tutti”. Lo ha detto il premier lussemburghese Xavier Bettel, arrivando al vertice europeo di Salisburgo, commentando la possibilità  che i paesi Ue che non accolgono i migranti possano dare un contributo economico. “Non parliamo di mercati, non parliamo di tappeti o di merci. Parliamo di essere umani”, ha aggiunto.

(da “Huffingtonpost”)

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50 MIGRANTI DELLA “DICIOTTI” SE NE SONO ANDATI? HANNO FATTO BENE, PERCHE’ MAI DOVREBBERO RIMANERE IN ITALIA?

Settembre 5th, 2018 Riccardo Fucile

E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE NON ESISTE ALCUNA INVASIONE, VISTO CHE LA META FINALE NON E’ IL NOSTRO PAESE… ANZI, DOVEVAMO ACCOMPAGNARLI ALLA FRONTIERA, MUNENDOLI DI UN PERMESSO D’ASILO TEMPORANEO, VALIDO IN TUTTA EUROPA

La polemica della sera è quella relativa al fatto che cinquanta migranti, sbarcati dalla nave Diciotti e trasferiti nel centro di Rocca di Papa, si sono allontanati .
In particolare, sei si sarebbero allontanati il primo giorno di trasferimento, cioè venerdì 31. A questi si aggiungono 2 eritrei destinati alla diocesi di Firenze che sono si sono allontanati il 2 settembre, altri 19 il cui allontanamento è stato riscontrato il 3 settembre, e 13 destinati a varie diocesi e spariti ieri. All’interno del gruppo, quattro si sono allontanati quando erano ancora a Messina.
Le persone che si sono allontanate si erano limitate a “manifestare l’interesse per formalizzare la domanda d’asilo”. Tutte erano state identificate con rilievi fotodattiloscopici e inserite in un sistema digitale europeo.
Per la legge, queste persone hanno libertà  di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato, come precisa il Viminale, quindi dov’è il problema?
“È allontanamento volontario, non fuga”, precisa il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu. “Si fugge da uno stato di detenzione e non è questo il caso, nessuno vuole rimanere in Italia, si sa”.
“Queste persone – spiega Soddu – davanti ad una situazione di affidamento o prima o dopo avrebbero potuto scegliere di allontanarsi volontariamente” perchè la struttura che li accoglie non ha il compito di trattenerli.
I migranti che si sono resi irreperibili “potranno chiedere asilo ricominciando quella procedura che era stata avviata nelle nostre strutture, a partire dal centro di accoglienza straordinaria” Mondo Migliore.
In concreto: uno puo’ chiedere asilo e avviare la pratica in Italia o tentare di raggiungere altri Paesi dove spesso hanno parenti o amici cui appoggiarsi e che hanno ottenuto la regolarizzazione.
A dimostrazione che non esiste alcuna invasione del nostro Paese, dato che la destinazione finale è un’altra.
Se si è formato “un tappo” è grazie ai quei Paesi con governi razzisti che non hanno rispettato la ricollocazione fissata dalla Ue, Orban e compagni di merende di Salvini al seguito.
Se Renzi (e ora il prestanome Conte) avesse fornito loro un permesso di asilo temporaneo, accompagnandoli alle varie frontiere, molti sarebbero riusciti, prima o poi, ad attraversarle per raggiungere la meta ambita.
A quel punto l’Italia si sarebbe svuotata di almeno i due terzi dei profughi, invece che pietire gli altri Paesi di prenderne in carico una quota, ottenendo solo schiaffoni.
Il punto è semplice: solo l’anno scorso Francia, Svizzera e Austria ci hanno “restituito” circa 40.000 migranti. Con il permesso temporaneo avremmo potuto negare il rientro obbligato e sarebbero rimasti in carico degli altri Paesi europei.
Ovvio che a quel punto sarebbe scoppiata una polemica feroce con altri Stati, ma era la via da percorrere per dare una lezione a tanti governi che “ci hanno lasciati soli” e far esplodere le contraddizioni di un’Europa dove ci sono Paesi che prendono miliardi, si cuccano solo i diritti e non accettano i relativi doveri di solidarietà .
Era un’ipotesi concreta   ventilata da Renzi e Minniti, salvo poi farsela addosso nel timore delle polemiche degli altri Stati europei.
Per fare una cosa del genere ci vogliono le palle, quelle che Salvini non ha, preferendo essere forte coi deboli e debole coi forti.
Lui preferisce le battutine sui 50 migranti “irreperibili” senza sapere che nessuno li obbliga per legge a rimanere in Italia o sugli “scheletrini” che da morti di fame ora hanno la forza di scappare.
Ci sono tanti maiali razzisti obesi, ma non per quello non riescono a raggiungere una pasticceria per rimpinzarsi di creme e pasticcini.
Non per questo esplodono.

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NUOVI SBARCHI “FANTASMA” A LAMPEDUSA E NELL’AGRIGENTINO, ARRIVANO DALLA TUNISIA A BORDO DI BARCHE DI LEGNO

Settembre 1st, 2018 Riccardo Fucile

SCENDONO SULLE SPIAGGE, SI CAMBIANO I VESTITI E POI PRENDONO UN TRENO… ALTRI ARRIVI CON VELIERI DALLA TURCHIA

Tra Lampedusa e l’Agrigentino sono giornate e nottate di sbarchi di migranti: gli ultimi, stamattina, sono approdati sulla spiaggia di Giallonardo, in territorio di Realmonte, nell’Agrigentino.
Non si sa ancora quanti fossero perchè in questo caso si tratta di uno di quegli «sbarchi fantasma» cominciati circa un anno fa, che ormai sembravano essersi esauriti e su cui da tempo indaga la procura di Agrigento.
Migranti «economici» che arrivano dalla Tunisia e che, a bordo di piccole barche in legno, percorrono indisturbati il tratto di Mediterraneo fino alle coste della Sicilia, dove poi abbandonano l’imbarcazione, cambiano gli abiti lasciando quelli inzuppati sulla spiaggia e raggiungono le strade vicine con destinazione una stazione ferroviaria, spesso quella di Agrigento o quella di Licata.
Molti riescono a completare il viaggio via terra, altri vengono poi bloccati dalle forze dell’ordine lungo le strade, una volta scattato l’allarme.
Accadrà  probabilmente così anche per questo ultimo episodio di stamattina. Dell’ultimo sbarco di oggi ha dato notizia l’associazione Mareamico di Agrigento che da tempo segue il fenomeno e che ha pure diffuso alcune foto.
A Lampedusa invece sei persone, tutti membri dell’equipaggio di un motopesca tunisino, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza perchè sono ritenuti gli scafisti di uno degli ultimi arrivi di migranti in Sicilia: il 29 agosto un aereo del dispositivo Frontex ha intercettato il peschereccio mentre trainava una piccola barca con 14 migranti tunisini a bordo.Una volta giunti a 24 miglia dalla costa di Lampedusa, sono intervenute le motovedette che hanno bloccato entrambe le imbarcazioni, il motopesca aveva già  lasciato la barca in direzione dell’isola e aveva invertito la rotta.
La Finanza ha portato a Lampedusa entrambe le imbarcazioni, sequestrandole, e l’equipaggio del motopesca è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ieri a Lampedusa sono arrivati altri 66 migranti, e tra loro cinque minorenni, su sei diverse imbarcazioni. Sono quasi tutti tunisini.
Nella maggiore delle isole delle Pelagie, ultimo avamposto italiano di fronte alle coste africane, da giorni si susseguono arrivi di barche di migranti partite dalla Tunisia e giunte fin dentro il porto o agganciate dalla Guardia costiera a poche miglia dalla costa.
Nell’ultima settimana si segnalano almeno un centinaio di arrivi; i migranti vengono ospitati nell’hotspot dell’isola in attesa di essere trasferiti in Sicilia per poi, quando è possibile, essere rimandati in Tunisia (con cui l’Italia ha un trattato di riammissione) oppure per essere re-distribuiti nei centri di accoglienza italiani.
Dall’inizio dell’estate altre centinaia di migranti sono arrivati invece sulle coste del Siracusano. Si tratta di profughi siriani, pakistani, afgani, che in gruppi di 30-50 sbarcano da insospettabili velieri che partono dalla Turchia.
Rotte diverse, insomma, che solo nell’ultima settimana hanno consentito l’arrivo di diverse centinaia di persone dopo traversate quasi mai intercettate nè da navi militari nè da imbarcazioni civili di soccorso. Proprio oggi uno di questi velieri, con 32 migranti tra pachistani e bengalesi, è arrivato in Calabria, a Capo Cimiti, territorio di Isola Capo Rizzuto.

(da agenzie)

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SE ANCHE GIORGETTI SI ACCORGE CHE SALVINI “LE SPARA GROSSE”

Agosto 31st, 2018 Riccardo Fucile

IMPOSSIBILE RIMPATRIARE 500.000 IRREGOLARI: MANCANO GLI ACCORDI, I SOLDI E GLI AEREI

«Ci sono mezzo milione di irregolari in Italia. Con le dovute maniere vanno allontanati tutti. Altrimenti si alimenta la confusione».
Questa è la promessa fatta il 23 gennaio 2018 da Matteo Salvini che in un’intervista spiegava che la Lega era l’unico antidoto al razzismo e l’unico argine alla confusione. Cosa resta di quella promessa, ad otto mesi di distanza? Nulla.
Nel frattempo la Lega è andata al governo e Salvini è diventato ministro dell’Interno, una posizione dalla quale può fare tanto, se non tutto, per mantenere gli impegni con gli italiani.
Come mai Salvini non ha avviato le pratiche di espulsione di tutti gli irregolari in Italia?
La risposta è semplice: è impossibile farlo.
Per rimpatriare un immigrato irregolare occorre infatti avere stipulato degli accordi con i paesi di provenienza. Allo stato attuale però questi accordi non sono molti.
E c’è il problema dei costi dei voli. Solo la Tunisia accetta voli charter mentre per gli altri tre paesi con i quali sussistono accordi per la riammissione bisogna utilizzare i voli di linea. Il che ovviamente fa salire notevolmente i costi.
Mancano gli accordi, mancano i soldi e mancano gli aerei.
Salvini aveva preso atto ad Innsbruck, alla riunione dei ministri dell’Interno della UE, che rimpatriare 500 mila persone è una promessa irrealizzabile quando aveva detto che «Negli ultimi anni sono arrivati dalla Nigeria 60mila migranti, nella stragrande maggioranza dei casi non-profughi e siamo riusciti ad espellerne 700. Quindi voi capite che l’Italia ha un pregresso di 500mila clandestini e se non riusciamo ad espellerne più di 10mila l’anno ci mettiamo cinquanta anni a recuperare il passato».
Ci ha pensato però il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti (Lega) a dire chiaramente che quella dei 500 mila è stata una promessa irealizzabile. Intervistato da Peter Gomez alla festa del Fatto Quotidiano, a Marina di Pietrasanta (Lucca), Giorgetti ha detto che a proposito dei 500 mila irregolari da espellere «Matteo l’ha sparata grossa, ora è importante che non ne arrivino più».
E per quelli che sono già  in Italia cosa prevede di fare la Lega? La risposta potrebbe essere quello che la Lega ha già  fatto in passato: una sanatoria.

(da “NextQuotidiano”)

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IL FILOSOFO SORRENTINO: “SUI MIGRANTI L’IMBARBARIMENTO AMPLIFICA CONFLITTI DEVASTANTI”

Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile

NEL PAMPHLET “AIUTARLI A CASA NOSTRA” PARLA DI DEMOCRAZIA, NAZISMO, CRISTIANESINO: SENZA COMPASSIONE IL NOSTRO VIVERE CIVILE RISCHIA TUTTO

Quante volte sentiamo esclamare, sui migranti, “aiutiamoli a casa loro”?
Che è un modo per dire di non volerli intorno, perchè poi non si sa nè si vuole certo risollevare le sorti di Paesi poveri o lacerati da guerre.
Vincenzo Sorrentino, docente di filosofia politica presso l’Università  di Perugia, autore dei libri “Il pensiero politico di Foucault” (2008), “Il potere invisibile. Il segreto e la menzogna nella politica contemporanea” (2011) e “Cupio dissolvi. Senso della vita e abbandono” (2015), condirettore della rivista “Cosmopolis” rovescia quell’espressione e ha dato alle stampe il pamphlet “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione” (Castelvecchi Editore, pp. 96, euro 13.50).
Dove adotta la forma del dialogo diretto, rivolgendosi a un “tu” neanche troppo immaginario, per andare al nocciolo di interrogativi che vanno alle radici del nostro stesso stare al mondo, della democrazia stessa, della libertà  di tutti e, anche, del “male”.
Cominciamo dal titolo: perchè ribalta una frase usata e abusata, quella di aiutare i migranti “a casa loro”, non qua?
Davanti ai nostri occhi abbiamo bambini, donne e uomini che fuggono da situazioni drammatiche, da guerre, povertà  estrema, feroci dittature, e che viaggiano in situazioni drammatiche, spesso morendo durante il tragitto. Si tratta di un fenomeno estremo, tragico, a cui non si può rispondere come se si trattasse di un “normale” flusso migratorio. Non voglio negare la complessità  della situazione. Tuttavia, credo che ci sia una domanda che non possiamo non porci: cosa fare adesso e qui con queste persone che invocano il nostro aiuto? La formula “aiutiamoli a casa loro” è giusta in linea di principio, ma ormai è sempre di più solo un modo ipocrita di lavarsi le mani di fronte a questa tragedia.
Lei cita ampiamente Papa Francesco che si spende pensando ai migranti. Dai sondaggi risulta che molti italiani, cattolici soprattutto, lo apprezzino di meno proprio per questo suo interesse. Cosa significa?
Papa Francesco ha levato con forza la sua voce, definendo quanto sta accadendo la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra Mondiale. Cosa dire di questi sondaggi? I Vangeli mi sembrano chiari: “ero forestiero e mi avete ospitato”. Gesù invita a vedere nel volto dello straniero che chiede aiuto il suo volto. Dalla risposta a tale appello dipenderà  la salvezza nel giorno del Giudizio. Poi certo molti si costruiscono una religione su misura, tagliando fuori ciò che risulta più scomodo. Gesù, però, non sembra sia stato molto disposto al compromesso sul punto
Lei ricorda la parabola del buon samaritano. In più punti si richiama al “prendersi cura” del Vangelo, alla “disobbedienza civile” di Gesù che si disse “forestiero”. Lo spirito d’umanità  è nel cristianesimo (o in quale cristianesimo)?
Io non sono credente, ma il discorso evangelico è una straordinaria sollecitazione per tutti. Ci invita ad instaurare un rapporto diretto con l’altro che ci chiede aiuto, a metterci nei suoi panni. È un punto fondamentale. Dobbiamo pensare che sui barconi ci sono delle persone come noi, che hanno un primato su tutto, anche sulla legge. La riduzione dell’altro a mero clandestino è un modo per spogliarlo della sua umanità . È importante l’immaginazione: non è semplice, perchè siamo tutti presi dai nostri problemi, ma dobbiamo sforzarci di immedesimarci nella loro sofferenza, consapevoli del fatto che ci saremmo potuti trovare noi nelle loro condizioni. Nessuno di noi ha scelto il posto in cui nascere.
Sorrentino, lei affronta un interrogativo profondo: si può essere amorevoli con chi ci è vicino, in casa, e indifferenti e feroci con chi riteniamo estraneo, diverso da noi.
Purtroppo non è necessario essere dei mostri per fare cose mostruose. Anche il nazista nei campi era spesso un buon padre di famiglia. È determinante quello che accade dentro di noi. Nel momento in cui innalziamo dei muri interiori, che ci rendono insensibili nei confronti di tutto ciò che non è “nostro”, apriamo le porte all’orrore. Ecco perchè è così importante, di fronte alla tragedia dei migranti, metterci nei loro panni
Parlando di “prigioni libiche come i nuovi campi di concentramento” osserva che oggi sappiamo molto di più di quanto non sapessero gli europei durante la seconda guerra mondiale sui lager. Però oggi i più non vogliono sapere nè sentire. Come mai?
Quello che sta accadendo è una vergogna, bisogna dirlo con forza. La priorità  dell’Europa è arrestare i flussi. Non contano i costi umani: i morti, le sofferenze atroci nei campi di detenzione, le sistematiche violenze sessuali sulle donne. Stiamo facendo cose per le quali i nostri figli forse (spero) si vergogneranno di noi. I governi conoscono la situazione; anche noi cittadini sappiamo molto di quello che accade e questo aumenta le nostre responsabilità . Non abbiamo scuse. Nel libro parlo dei Lager nazisti. È una questione delicatissima e non bisogna cedere a nessuna semplificazione. Eppure l’unicità  della Shoah non deve impedirci di interrogarci sulle sue relazioni con il nostro presente. Troppi, oggi come allora, si voltano dall’altra parte, per indifferenza, cinismo, assuefazione, passività .
Professore, lei si appella a uno spirito di compassione. Ma chi sta con Salvini si ritiene buono, nel giusto, e accusa gli avversari di ipocrisia, di falsità , di collusione con gli scafisti.
Questo concentrarsi sugli scafisti è ripugnante e ipocrita. Come se fossero loro il problema e non invece le drammatiche condizioni di vita che spingono ad emigrare. Sì, insisto sulla compassione, sulla capacità  di mettersi nei panni di chi soffre. Quello che più mi preoccupa è la crescente insensibilità  di fronte alla sofferenza altrui, perchè apre una voragine nella quale la nostra civiltà  rischia di precipitare. Anche i “duri di cuore” contro cui si scagliava Gesù ritenevano di essere buoni e nel giusto.
Sul tema serve un dialogo o serve una contrapposizione netta anche tra persone che si conoscono, serve uno scontro politico (non violento neanche nelle parole) senza nessuna concessione anche a costo di essere minoranza?
Nessuna concessione sui valori. Questo non esclude il dialogo. Ci sono fasce dell’opinione pubblica con le quali, credo, si può ancora interloquire, ad esempio mostrando quanto sia ingannevole la retorica della chiusura delle frontiere. In fondo questa esibizione muscolare del “dentro chi ha diritto e fuori tutti gli altri” è una colossale presa in giro, che in nome della sicurezza crea insicurezza, perchè alimenta conflitti che prima o poi esploderanno con una potenza difficilmente gestibile. Si stima che la popolazione in Africa raddoppierà  da qui al 2050. Praticamente domani. La retorica della chiusura non servirà  ad arrestare i flussi, ma solo a far crescere il risentimento, per motivi diversi, tra le popolazioni europee e quelle africane: la premessa di conflitti devastanti che investiranno i nostri figli.
È vero che chi non convive con situazioni di migrazione nel quartiere, nella zona difende la causa dei migranti? È una battaglia dei ceti benestanti?
Indubbiamente nelle periferie le tensioni e i conflitti sono spesso molto aspri. Ancora una volta assistiamo ad una guerra tra poveri. Non voglio semplificare, ma è indubbio che non di rado lo stato di emarginazione, di sofferenza, di difficoltà  di tanti italiani è dovuto alle stesse cause che spingono molti migranti a cercare di raggiungere il nostro paese. Pensiamo alla spaventosa crescita delle diseguaglianze e della precarietà  provocata dalla globalizzazione neoliberista. Se solo le “vittime” invece di combattersi tra di loro si unissero per combattere i “carnefici” spesso comuni, la situazione cambierebbe drasticamente. Qui si sente l’assordante silenzio culturale e politico di gran parte della cosiddetta sinistra.
A pagina 55 scrive che “ci troviamo di fronte alle radici della nostra libertà  e della responsabilità ”. A suo parere, tanti italiani appoggerebbero una dittatura mascherata da democrazia pur di non vedere migranti intorno?
Credo che non siamo ancora al punto di rottura, ma che ci stiamo avvicinando ad esso molto rapidamente. Penso che sia un errore trascurare il potenziale autoritario di posizioni politiche e culturali che stanno conquistando sempre più terreno. Tuttavia, ritengo anche che non si debba evocare con troppa leggerezza lo spettro del fascismo e più in generale della dittatura, altrimenti si finisce per non comprendere la peculiarità  di quanto sta accadendo. Quello che vedo è un imbarbarimento, una deriva grave e pericolosa, di fronte alla quale ciascuno di noi è chiamato a prendere posizione.
Vincenzo Sorrentino, “Aiutarli a casa nostra. Per un’Europa della compassione”, Castelvecchi Editore, pp. 96, euro 13.50

(da Globalist)

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QUANDO I MIGRANTI ERAVAMO NOI: “LA VITA PROMESSA” SU RAI 1

Agosto 11th, 2018 Riccardo Fucile

DAL 16 SETTEMBRE LA MINISERIE DI RICKY TOGNAZZI SU UNA SICILIANA CON FIGLI CHE EMIGRA NEGLI STATES PER FUGGIRE DA POVERTA’ E SOPRUSI

Gli italiani poveri, di solito del sud ma anche dal centro e nord Italia, sono stati emigranti. Fino agli anni ’60, agli anni ’70, oggi con molti ragazzi.
E tanti vogliono dimenticare quando i migranti eravamo noi. Lo ricorderà  la fiction di Rai “La vita promessa” che deve andare in onda il 16 e il 17 settembre con le prime puntate, poi nei lunedì seguenti: con la regia di Ricky Tognazzi, in quattro puntate racconta di Carmela Carrizzo, una donna che a inizio ‘900 dovette lasciare la Sicilia e andò in Nord America, a New York, per dare una vita migliore ai suoi cinque figli. Non fuggiva da una guerra, fuggiva dalla povertà .
La miniserie è coprodotta da Rai Fiction e Picomedia, prodotta da Roberto Sessa. Tognazzi aveva detto che la fiction “parla dei migranti di allora raccontando la tragedia dell’immigrazione oggi”.-
Altri interpreti sono Francesco Arca, Thomas Trabacchi, Miriam Dalmazio, Primo Reggiani, Cristiano Caccamo.
Luisa Ranieri interpreta Carmela, Lina Sastri è Assunta Moggi, tenutaria di un “casino” a Napoli, affitta camera ai emigranti che si imbarcano per gli Stati Uniti. Signora “burbera dall’animo buono”, che a Napoli gestisce un ‘casino’ in cui affitta camere anche ai disperati in partenza per la terra promessa. Carmela deve fuggire perchè l’uomo che lavora per il barone Musumeci presso il quale lavora il marito, Spanò, di fatto un “caporale”, le uccide in un’imboscata il consorte.
Così lei vende le cose e parte per Napoli per imbarcarci per New York. Dove conosce anche il lato criminale della Little Italy, degli italiani delinquenti che lucrano sui poveri italiani sbarcati in città .
Simona Izzo ha rivisto la sceneggiatura che aveva scritto Laura Toscano (autrice di serie come “Commesse” e “Il maresciallo Rocca”.

(da Globalist)

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I RIMPATRI DEI “CLANDESTINI” SONO OSTACOLATI DALLA LEGGE BOSSI-FINI

Agosto 10th, 2018 Riccardo Fucile

DALL’ACCOMPAGNAMENTO ALLA FRONTIERA ALL’ALLONTANAMENTO VOLONTARIO FINO AL REATO DI CLANDESTINITA’ CON OBBLIGO DELL’AZIONE PENALE: NORME SBAGLIATE E INAPPLICABILI, MA NESSUNO HA IL CORAGGIO DI CAMBIARLE

Nei giorni scorsi abbiamo seguito un paio di rimpatri forzati, uno in Tunisia e uno in Nigeria.
Non abbiamo ancora parlato del perchè è così difficile rimandare a casa chi non ha il diritto di rimanere nel nostro Paese.
Immaginate di dover scrivere una legge sull’immigrazione per impedire di risolvere il problema dei clandestini. Una legge che impedisca, di fatto, l’espulsione degli irregolari.
Lasciate perdere, non perdete tempo. Quella legge esiste già . Si chiama Bossi-Fini. Se è molto difficile espellere le persone lo dobbiamo proprio a quella legge e alle norme successive.
Non ci credete? Rileggiamo la storia di questo Paese in tema di espulsioni. Cominciando con il numero degli irregolari in Italia.
Il valore è passato dalle 750 mila unità  del 2002 alle 491 mila del 2017. A partire dal 2011 si è avuta un’importante riduzione, per poi riguadagnare numerosità  dopo il 2013, per effetto della crescita degli sbarchi.
Tenete conto che nel frattempo la popolazione straniera regolarmente residente in Italia è notevolmente aumentata.
Da meno di un milione e mezzo nel 2002, a più di tre milioni e mezzo nel 2010, a cinque milioni nel 2017.
Dal 2,4% nel 2002, al 6,2% nel 2010, all’8,3% nel 2017.
A partire dagli anni ottanta ci sono state sanatorie, regolarizzazioni e decreti flussi. Per esempio i 647mila immigrati regolarizzati con legge Bossi-Fini (legge 189/2002). E’ stata la sanatoria più ampia mai realizzata in Europa. (credo uguagliata da una spagnola nel 2005).
Il decreto flussi del 2006 portò in Italia 170.000 cittadini stranieri. Visto che le domande erano state (come sempre) molte di più, ci fu il decreto flussi del governo Prodi che regolarizzò le domande eccedenti (altri 350.000).
Dopo il numero di irregolari, vediamo ora il numero delle espulsioni.
Con l’introduzione della legge Bossi-Fini del 2002 è diventato sempre più difficile espellere gli irregolari.
Il motivo? Perchè la Bossi-Fini contiene qualcosa di irrealizzabile. Per la legge tutte le espulsioni vanno effettuate con accompagnamento alla frontiera. E non è possibile. Per i costi esorbitanti e perchè mancavano (mancano tutt’ora) accordi con tutti i Paesi di provenienza.
Si potevano peggiorare le cose? Certo. Visto che non si riusciva ad espellere la gente, nel 2011 pensarono bene di introdurre un decreto legge, l’89/2011. Quel decreto sostituì, all’espulsione forzata, l’allontanamento volontario.
Non è tutto. Nel frattempo nel 2009 si erano inventati il reato di clandestinità .
Con una differenza rispetto agli altri paesi. L’obbligatorietà  dell’azione penale. E ci hanno messo pure un’ammenda. Che nessuno è in grado di pagare.
Con il reato di clandestinità  deve esserci un processo anche quando magari c’è una minima possibilità  di espulsione immediata. Nel frattempo nessuno può essere messo in carcere nemmeno in via temporanea con l’arresto. Tutti in giro in attesa del processo.
La Bossi-Fini è una legge sbagliata. Ha ridotto notevolmente la possibilità  di espellere i clandestini. Per non parlare della altre norme, come il foglio di via e il reato di clandestinità .
Il problema vero però è un altro. Tutti sanno che quelle norme sono sbagliate o inapplicabili. Ma nessuno si preoccuperà  mai di cambiarle.
Quelle norme, per ragioni politiche, sono state fatte passare come autentici cani da guardia contro l’immigrazione illegale. E la gente ci ha creduto. E vi dirò di più.
I clandestini in Italia sono effettivamente un problema. Quando diventano schiavi nei campi o quando vengono arruolati nella criminalità . O quando sono costretti, senza alternative, a delinquere anche solo per mangiare.
E’ giunto il momento di smetterla di usarli come capri espiatori per i propri tornaconti politici. E fare nuove leggi. Che mettano al primo posto la soluzione del problema, e non il proprio consenso e il numero dei voti alla prossima tornata elettorale.
Va beh, come non detto.

Johannes Bà¼ckler
(da “NextQuotidiano”)

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