Agosto 17th, 2015 Riccardo Fucile
CASTA E PALAZZI, CONFERMATI GLI AFFITTI DI FAVORE
“L’articolo del Fatto Quotidiano del 15 agosto, relativo alle recenti decisioni assunte in tema di alloggi di servizio dalla Presidenza della Repubblica, non coglie appieno la portata delle nuove disposizioni”.
Il Quirinale inizia così la lettera inviata al nostro giornale, dopo il decreto presidenziale sugli alloggi di servizi dati in“concessione”.
Quello che la Presidenza della Repubblica propone è un altro punto di vista di una notizia che non viene smentita.
Punto di vista pienamente accolto ieri da diversi organi di stampa che, dopo la pubblicazione della notizia da parte del Fatto, hanno ripreso titolato: “Tagli al Quirinale, Mattarella: ‘Via chi non ha i requisiti’”.
Un modo per rivendicare la funzione di moralizzazione del Presidente.
Che Sergio Mattarella abbia fatto dei tagli è vero: da settembre, infatti, si deciderà a chi dare gli appartamenti ‘di servizio’, liberando anche“vaste aree immobiliari vicino al Quirinale, che quindi saranno destinate a un uso pubblico”.
Gli alloggi verranno distribuiti tra il personale del Segretariato Generale ma solo a chi è ritenuto necessariamente reperibile 24 ore su 24,anche oltre l’orario d’ufficio.
Si produrrà , così, “un risparmio di denaro pubblico” mentre il nuovo regolamento punta a mettere fine“all’esistenza di alloggi di servizio non motivata da esigenze dell’Amministrazione”.
La preoccupazione per gli sprechi di denaro pubblico e l’ansia di dare segnali positivi in tal senso caratterizza l’azione del Quirinale dal momento del suo insediamento. Nell’articolo pubblicato dal Fatto, però, scrivevamo che il canone che dovrà pagare il personale selezionato, sarà di gran lunga inferiore a quello degli affitti in zone così centrali a Roma.
Secondo il decreto firmato il 6 agosto sui 58 appartamenti che fanno parte del Fabbricato San Felice, di quello Martinucci, delle Scuderie da Tiro e del palazzo di Sant’andrea,“gli alloggi di servizio sono assegnati, anche secondo un principio di rotazione,al personale del Segretariato generale chiamato a svolgere funzioni e mansioni la cui piena ed effettiva continuità di esercizio è ritenuta strettamente necessaria per il buon andamento e l’efficienza dell’Amministrazione”.
Chi rientrerà in questa categoria dovrà pagare un canone (oltre le utenze e il secondo parcheggio) assai ridotto rispetto ai prezzi di mercato. Come stabilito dall’articolo 8 dello stesso decreto, “3 euro e 60 al metro quadrato, per i primi cento metri; 5 euro e 40 al metro quadrato, per i metri quadrati eccedenti i primi cento”.
Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 15th, 2015 Riccardo Fucile
PER I FUNZIONARI CANONI DA 360 EURO PER APPARTAMENTI DA 100 MQ
Sapete quanto costa abitare in via della Dataria, la salita in pieno centro di Roma che sbocca in
piazza del Quirinale?
Trecento sessanta euro al mese per un appartamento di cento metri quadri.
Non è però una “concessione” accessibile a tutti. Canoni così vantaggiosi se li può permettere solo il personale del Segretariato generale del Quirinale.
Durante la Presidenza Napolitano, quegli appartamenti erano gratuiti. Adesso con il nuovo inquilino al Colle, Sergio Mattarella, si è deciso a far pagare un canone mensile.
Ma perchè i funzionari hanno diritto a quelle case?
Per questioni di reperibilità : devono abitare vicino all’ufficio, proprio per quelle mansioni la cui “continuità di servizio è ritenuta strettamente necessaria per il buon andamento e l’efficienza dell’Amministrazione e per le quali le esigenze di reperibilità e di flessibilità nonchè di prolungamento della presenza in servizio oltre l’orario di lavoro assumano carattere di ordinarietà ”.
C’è scritto così nell’articolo 3 dell’ultimo decreto della Presidenza della Repubblica firmato prima della pausa estiva, il 6 agosto.
In altre parole dice che possono avere la “concessione” (non l’affitto, le parole sono importanti) dei preziosi immobili i funzionari del Quirinale, a prescindere che già abbiano o meno una casa a Roma, ma solo perchè devono essere sempre a portata di mano,anche oltre l’orario di ufficio. Il decreto diventerà esecutivo il primo settembre e poi si deciderà a chi destinare i 58 appartamenti.
Questi fanno parte dei Fabbricati di San Felice e di Martinucci, delle Scuderie da Tiro e del Palazzo Sant’Andrea.
Case che si trovano lungo la salita di Montecavallo e in via della Dataria, che si affacciano proprio nella stessa piazza del palazzo del Quirinale.
Oltre ai dipendenti del Segretariato generale, le case sono destinate, ma ad uso foresteria, anche“ai consiglieri del presidente della Repubblica, che svolgano attività di diretta collaborazione alle funzioni del presidente della Repubblica”.
In alcuni casi le unità immobiliari sono molto gradi. Come l’appartamento nella salita di Montecavallo di 191 metri quadri con 135 metri di terrazza. In questo caso, il funzionario pagherà 1.580 euro al mese.
Invece una casa di 222 metri quadri in via della Dataria costerà circa mille euro al mese.
Insomma, un affare considerando la posizione, la metratura e il fatto che appartamenti in pieno centro di Roma per gli affitti vengono valutati almeno 24 euro al metro quadro (per una spesa mensile, quindi, di almeno 2400 euro per un appartamento di cento mq).
A regolare il canone è l’articolo 8 del decreto che spiega: “L’ammontare del canone mensile di concessione è calcolato come segue: 3,6 euro al metro quadrato, per i primi cento metri quadrati; 5,4 euro al metro quadrato, per i metri quadrati eccedenti i primi cento”.
Inoltre gli assegnatari di alloggi possono “usufruire di un posto auto per il parcheggio di auto di proprietà di un componente del nucleo familiare convivente. Possono chiedere di usufruire di un secondo posto auto”.
Anche qui si va al risparmio: il secondo parcheggio verrà pagato 150 euro al mese.
“È una novità rispetto al passato — spiegano dal Quirinale — Finora le case veniva date gratuitamente. Si pagavano solo le bollette. Per noi è opportuno avere una serie di funzionari e operatori a portata di mano. Devono essere reperibili. Ora pagano anche un canone”.
Valeria Pacelli
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 30th, 2015 Riccardo Fucile
ROMA O CORLEONE? AZZOLLINI, L’UOMO CHE HA FATTO FAVORI A TUTTI
Bene ha fatto Renzi a disertare, cosa mai accaduta a un segretario del Pd, il comizio di chiusura alla Festa dell’Unità di Roma.
La gente, la sua gente, dopo averlo plebiscitato 19 mesi fa alle primarie,l’avrebbe accolto a fischi e pernacchie.
I motivi erano già noti l’altroieri: Jobs Act, Buonasquola, Italicum, Senato, tasse, bavaglio, reclutamento di Verdini&C.
Ieri poi s’è toccato il fondo con un triplete che nemmeno il Barcellona: il Pd che salva Azzollini dall’arresto, poi manda avanti i soliti scudi umani a giurare che Renzi era all’oscuro di tutto e la Serracchiani a chiedere scusa piangendo lacrime di coccodrillo; Padoan che annuncia il nuovo assalto alla diligenza Rai con la legge Gasparri, in barba a tutti i propositi di riforma; e i partiti che bocciano gli ordini del giorno M5S per tagliare 100 milioni ai costi della Casta.
Una grande festa della Banda Larga con baci, abbracci e fuochi d’artificio.
Un gioioso revival del berlusconismo trionfante sotto mentite spoglie.
Il caso Azzollini riassume perfettamente la rivincita della Casta contro tutto e tutti.
Dal 10 giugno tre persone sono in carcere e sette agli arresti domiciliari, più 15 indagati a piede libero, per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e altri reati a proposito del crac da mezzo miliardo della Congregazione Ancelle Divina Provvidenza, con sedi a Bisceglie, Foggia e Potenza.
Gli arresti, chiesti dalla Procura di Trani, disposti dal Gip della stessa città e confermati dal Riesame di Bari, riguardavano anche un undicesimo inquisito: Antonio Azzollini, ex FI e ora Ncd, per ben 12 anni presidente della commissione Bilancio del Senato (dal 2001 al 2006 e dal 2008 al mese scorso).
Essendo senatore, per arrestarlo (e solo ai domiciliari) i giudici han dovuto chiedere il permesso a Palazzo Madama.
Prim’ancora di leggere le carte, solo in base alle agghiaccianti ricostruzioni dei giornali, il presidente del Pd Matteo Orfini disse subito che il partito avrebbe votato Sì all’arresto: un figurone, in vista delle regionali.
Poi l’8 luglio, letti tutti gli atti, la giunta per le autorizzazioni dà il via libera alla catturacon13Sì (Pd,M5SeLega) e 7 No (FI, Psi e Ncd).
Ieri, in aula, contrordine compagni: 189 No, 96 Sì e 17 astenuti.
Siccome i partiti dichiaratamente contrari all’arresto (Ncd-Udc, FI, Gal e Autonomie) totalizzavano 128 senatori, almeno 60 del Pd (metà del gruppo parlamentare) hanno votato in modo decisivo per salvare Azzollini dalla galera.
Complimenti vivissimi. Ma nessuna sorpresa.
Nella Repubblica del Ricatto era altamente improbabile che il ras alfaniano scampasse alle manette.
Come ha raccontato al Fatto Barbara Lezzi dei 5Stelle, che l’ha visto all’opera in commissione Bilancio senza le lenti deformanti della Casta che cancellano ogni distinzione fra normalità e anormalità , “lui non presiede la commissione: la dirige a suo piacimento. Le sedute durano un quarto d’ora. Azzollini prepara il lavoro nella sua segreteria, poi presenta i pareri già pronti e compilati. Non vuole mai votare, nonostante le nostre insistenze.’Non ce n’è bisogno, la maggioranza è d’accordo’, risponde. Poi guarda i membri dei partiti di governo, e sono sempre sguardi d’intesa… Tende a respingere tutti i nostri emendamenti, anche perchè quando entra in commissione ha già chiuso l’accordo con la maggioranza… Parla raramente in aula, ma quando lo fa cala il silenzio, e dopo i suoi interventi riceve molti complimenti. È potente, perchè accontenta e garantisce tutti. Quando serve, trova sempre la copertura economica per il provvedimento che gli preme, la classica ‘pezza’”.
Disquisire di diritto o di libertà di coscienza (casomai qualcuno ne avesse una) non è sbagliato, è inutile. Ieri i senatori sapevano benissimo che il diniego a una richiesta di arresto è consentito dalla Costituzione solo nel caso, più unico che raro, di “fumus persecutionis”, cioè di un’inchiesta basata sul nulla e condotta da toghe politicamente e dichiaratamente ostili all’arrestando.
Qui ci sono dieci persone in carcere per decisione di un pm e di un gip, confermata da tre giudici di un’altra città , e ce n’è un’undicesima accusata di aver fatto le stesse cose che però ha avuto l’accortezza di rifugiarsi in Parlamento.
Dunque il voto di ieri non c’entra nulla con la legge, infatti è fuorilegge: c’entra con i giochetti sporchi di un governo senza maggioranza nel Paese e con una maggioranza truccata da una legge elettorale incostituzionale in Parlamento, ridotto a mercanteggiare ogni giorno con le peggiori canaglie.
Un anno fa, per farsi bello alla vigilia delle elezioni europee, il Pd votò per l’arresto del suo ras messinese, Francantonio Genovese, che ancora alberga nelle patrie galere.
Ma non poteva permettersi di fare altrettanto con Azzollini: paradossalmente l’Ncd, che sfugge ai sondaggi ma non ai mattinali di questura, conta più del Pd.
Infatti a fine 2014 il Pd votò contro l’autorizzazione all’uso delle sue intercettazioni, e ieri ha concesso il bis sul suo arresto.
Altrimenti il governo sarebbe caduto o si sarebbe ulteriormente indebolito.
Al ricatto politico, si aggiungono poi quelli impliciti dell’uomo che non deve chiedere mai perchè ha fatto favori a tutti: gli basta guardarli negli occhi. Lui sa tutto di tutti, e tutti sanno che lui sa. Resta solo da capire che differenza passi fra Roma e Corleone.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 30th, 2015 Riccardo Fucile
PENA TROPPO BREVE PER FAR SCATTARE LA SOSPENSIONE
Ha patteggiato 2 anni e dieci mesi per corruzione, pena confermata dalla Cassazione, è ancora ai domiciliari ma riceverà comunque il vitalizio dopo la lunghissima esperienza da amministratore regionale.
Il buen ritiro di Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto e attuale deputato di Forza Italia (con annesso stipendio), sarà lautamente finanziato dallo Stato nonostante la condanna definitiva rimediata dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sulle tangenti per il Mose.
Poco importa, infatti, che in ben tre gradi di giudizio si sia provato come Galan debba restituire 2,6 milioni di euro alla collettività : quella pena infatti è troppo breve per trasformarsi in una mannaia sul vitalizio dell’ex governatore.
Merito, come racconta Repubblica, della legge regionale veneta 47 del 2012 che accoglie il decreto Monti, negando ogni emolumento per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione, “ai sensi degli articoli 28 e 29 del codice penale”, cioè le stesse norme che prevedono come l’interdizione scatti dai tre anni di pena in su.
Ecco quindi che gli servizio affari legislativi del consiglio regionale Veneto si è trovato costretto a scrivere, nel parere chiesto dal presidente Roberto Ciambetti, che “non potrà non verificarsi , da parte della struttura regionale incaricata della loro esecuzione il sussistere delle condizioni per la materiale corresponsione delle diverse componenti del trattamento indennitario differito”.
Cioè la Regione deve pagare Galan, che in caso contrario gli può anche fare causa.
Pronto ad incassare il vitalizio anche Renato Chisso, consigliere regionale e assessore di Galan e Luca Zaia,condannato a 2 anni e sei mesi e accusato di aver ricevuto 6 milioni di euro di tangenti.
Per lui i contabili della Regione Veneto hanno già fatto i conti: 80.558,88 euro all’anno e un tfr da 96.244,87 euro.
Denaro che non potrà essere sequestrato nonostante a Chisso siano stati confiscati 2 milioni di euro, mai trovati dalla Guardia di Finanza.
Il motivo? I soldi del vitalizio arriverebbero successivamente rispetto alla pena.
Fabio Tonacci
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 24th, 2015 Riccardo Fucile
MONTIANI, LEGA E FRATELLI D’ITALIA GRAZIE A UNA DEROGA CONTINUANO AD AVERE PERSONALE GRATIS, STANZE E SOLDI
Un gruppo parlamentare è per sempre. Almeno finchè dura la legislatura.
Lo slogan di una pubblicità dei diamanti in voga negli anni Ottanta ben si addice ai gruppi parlamentari della Camera dei deputati.
Che restano in vita anche se a farne parte ci sono meno dei venti deputati previsti dal regolamento grazie ad un escamotage semplice, ma efficace.
Il gruppo parlamentare di Per l’Italia — Centro democratico, quello presieduto da Lorenzo Dellai e fatto di transfughi di Scelta Civica ma anche di Bruno Tabacci ed alcuni suoi seguaci eletti nelle liste del Partito democratico, ha solo 13 deputati, ben sette in meno rispetto al minimo di venti per costituire un gruppo previsto dal regolamento di Montecitorio.
Tuttavia, malgradio abbia perso dei pezzi nelle ultime settimane, quel gruppo continuerà ad esistere.
E continuerà a percepire il contributo da parte della Camera per il proprio funzionamento e ad avere a disposizione personale interno ed esterno a Montecitorio, oltre a stanze ed uffici, merce particolarmente rara nel Palazzo da quando sono stati lasciati i locali dei palazzi Marini.
Come è possibile questa eccezione?
Semplice: lo ha deciso l’Ufficio di presidenza di Montecitorio, approvando la deroga con il voto contrario dei componenti M5S e l’astensione di quelli di Forza Italia e Lega.
La “scialuppa di salvataggio” si chiama Bruno Tabacci, con il suo micro partito Centro Democratico, il cui nome è entrato a far parte integrante del gruppo parlamentare con un obiettivo chiaro: far passare il messaggio che quella componente fa riferimento ad una formazione politica che si è presentata autonomamente alle ultime elezioni e, di conseguenza, ha diritto di tribuna alla Camera malgrado abbia perso il numero minimo per fare il gruppo.
La situazione è analoga per altri due gruppi a Montecitorio.
Il primo è quello di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, i cui soli otto deputati sono presieduti a Montecitorio da Fabio Rampelli, diventato famoso per aver roteato un fazzoletto tricolore durante un’azione violenta dei M5S in Aula all’altezza dei banchi del governo.
L’altro è quello della Lega: a Montecitorio, il Carroccio di deputati ne ha soli diciassette malgrado l’arrivo di Barbara Saltamartini, che è l’unica donna della formazione.
L’escamotage è lo stesso: hanno meno di venti deputati, ma siccome hanno corso alle Politiche, quei gruppi hanno diritto a restare.
E a mantenersi stanze, personale e soldi.
Roberto Grazioli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 19th, 2015 Riccardo Fucile
RINUNCIA ANCHE IL SEGRETARIO GENERALE ZAMPETTI…E UNA VILLA A CASTEL PORZIANO SARA’ DATA PER LE VACANZE AI DISABILI
Finestre sbarrate. Sono quelle del palazzo di via della Dataria, la salita che congiunge Fontana di
Trevi alla piazza del Quirinale.
Un palazzo enorme dalla facciata cinquecentesca, con uno splendido cortile all’interno e confinante con le Scuderie del Quirinale, dove si trovano gli appartamenti dei consiglieri del presidente della Repubblica.
Quegli appartamenti sono stati abitati, con tanto di guardaportone in livrea e carabiniere di servizio all’ingresso e zona rimozione anti bomba per tutto il perimetro dell’immobile, fino a quando era presidente Giorgio Napolitano.
Ma da quando al Quirinale è arrivato Sergio Mattarella, quegli appartamenti sono rimasti praticamente vuoti, e di conseguenza le finestre sono sbarrate.
Nessuno dei consiglieri del nuovo Capo dello Stato, infatti, è andato a vivere negli appartamenti di servizio, preferendo restare nelle loro residenze private a Roma.
Una scelta di sobrietà assoluta, quella dei consiglieri di Mattarella, in linea con la cifra “monastica”, e comunque poco incline agli sfarzi ed ai pennacchi, del nuovo inquilino del Colle.
A rinunciare all’appartamento di servizio è stato anche il segretario generale Ugo Zampetti, la cui casa privata, dove vive da sempre con la famiglia, si trova peraltro a pochi passi dal Quirinale. Zampetti, da sempre allergico alle “case blu” (a Montecitorio nessuno ricorda di averlo mai visto entrare nel piccolo pied a terre con terrazzino a lui riservato all’ultimo piano del palazzo quando era segretario generale della Camera) ha rinunciato anche alla villa che gli toccherebbe in ragione del suo incarico nella tenuta presidenziale di Castel Porziano.
Villa che sarà offerta ai disabili che, per volere di Mattarella, trascorreranno le vacanze estive proprio a Castel Porziano, un’immensa oasi naturalistica finora inaccessibile a chi non facesse parte dell’inner circle quirinalizio.
Roberto Grazioli |
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile
TRA GLI ATTACCATI ALLA POLTRONA ANCHE LA RUSSA, CICCHITTO, PRESTIGIACOMO, CASINI, BINDI E MATTEOLI
28 anni fa entrava per la prima volta in Parlamento, varcando la porta d’ingresso di Palazzo
Madama.
Correva l’anno 1987 quando Umberto Bossi venne soprannominato “Senatùr”.
Da allora la sua carriera parlamentare è proseguita senza intoppi. Sono 24 anni e 59 giorni che il fondatore della Lega Nord siede tra Palazzo Madama e Montecitorio, guidando la classifica degli attuali deputati con maggior anni di incarichi parlamentari alle spalle.
Il vento della rottamazione soffia sulla politica, ma non tutti ne sono stati investiti. OpenPolis tiene continuamente aggiornata la classifica dei 50 parlamentari che più degli altri hanno consumato le suole delle scarpe nel tratto che va da Piazza Montecitorio a Corso Rinascimento.
Tra i deputati di oggi, i primi otto sono tutti di area centrodestra.
I deputati.
Dietro Umberto Bossi c’è un ex aequo: si tratta di Elio Vito, ex radicale ma convertitosi alla rivoluzione liberale di Silvio Berlusconi nel 1994 e da allora sempre fedele a Forza Italia/Popolo della Libertà .
E di Ignazio La Russa, partito dal Movimento Sociale per poi partecipare alla “svolta di Fiuggi” e aderire ad Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, fino alla sua adesione prima al Pdl e poi a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni: entrambi hanno una poltrona in Parlamento da ben 23 anni e 46 giorni.
A seguire c’è Fabrizio Cicchitto, parlamentare del Nuovo Centrodestra e presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, da 23 anni e 7 giorni in Aula; Rocco Crimi di Forza Italia da 21 anni e 55 giorni. Stefania Prestigiacomo ha invece collezionato 21 anni e 55 giorni.
Prima deputata di sinistra a figurare nella classifica c’è Rosy Bindi, con i suoi 21 anni e 55 giorni da parlamentare.
I senatori.
Ma c’è un nome, forse meno noto rispetto ai soliti volti che compaiono nei pastoni televisivi, che scala tutte le classifiche: è Francesco Colucci di Alleanza Popolare (Ncd-Ucd), che tocca la punta di 36 anni in Parlamento (per la precisione 35 anni e 334 giorni). È entrato per la prima volta in Parlamento, come deputato socialista, il 25 maggio 1972. Ha successivamente ricoperto anche incarichi governativi: dal 1980 al 1982, per esempio, è stato sottosegretario alle Finanze.
Oggi fa parte del gruppo Ap di Palazzo Madama, con il 60 per cento di presenze in Aula e un indice di produttività parlamentare, calcolato secondo i criteri OpenPolis, che lo colloca al 290° posto su 315 senatori.
Dietro di lui Pierferdinando Casini, oggi presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, in Parlamento da 31 anni e 332 giorni.
Come lui, Altero Matteoli, di Forza Italia.
Primo esponente del Partito Democratico a comparire nella graduatoria è Anna Finocchiaro, in Aula da 27 anni e 342 giorni.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 4th, 2015 Riccardo Fucile
HA PATTEGGIATO 3 ANNI DI CARCERE E UNA CONFISCA DI 2,6 MILIONI DI EURO MA NON LASCIA LA CARICA PERCHE’ LA LEGGE GLIELO CONSENTE
È ancora imbullonato lì.
Dopo aver patteggiato due anni e 10 mesi di carcere e la confisca di 2,6 milioni di euro.
Dopo aver tignosamente ricorso in Cassazione contro il suo stesso patteggiamento. Dopo aver fatto spallucce all’invito della Presidenza della Camera a mollare la poltrona che dovrebbe esser occupata «con disciplina e onore».
Macchè: Giancarlo Galan non si schioda dalla presidenza della commissione Cultura. E non c’è modo di sollevarlo di peso.
Trecentosessantacinque giorni: è passato tantissimo tempo dal giorno in cui esplose, con raffiche di arresti, lo scandalo del Mose. Un anno esatto.
Nel corso del quale è emerso un andazzo da fare accapponare la pelle.
Basti dire, come documentano in Corruzione a norma di legge Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi, che le paratie mobili, che dovevano costare meno di 2 miliardi, ne hanno inghiottiti 6,2: il doppio del costo dell’Autosole.
Soldi finiti spesso in un pozzo nero: «La nostra stima è che i maggiori costi dovuti al “peccato originale” di aver affidato i lavori in monopolio ammontino a oltre 2 miliardi di euro».
Uno finito in mazzette, «consulenze» strapagate, regalie…
Sotto la grandinata di nuove rivelazioni, nuove accuse, nuovo pattume, l’ex Ras veneto prostrato dal carcere (in infermeria) dopo il via libera all’arresto, decise di patteggiare.
Nel libro Governatori il nostro Goffredo Buccini ricorda la testimonianza di Daniela Santanchè: «Ho trovato un uomo finito, che per un’ora mi ha detto soltanto di volersi uccidere, di non poter più resistere».
L’accordo, ricostruiscono in Mose. La retata storica Gianluca Amadori, Monica Andolfatto e Maurizio Dianese, è questo: Galan accetta «una condanna a 2 anni e 10 mesi e di farsi confiscare 2.600.000 euro, quasi il 54% dei 4.830.000 euro che, stando ai conti della Finanza, avrebbe incassato in maniera illecita (parte dei quali già prescritti)».
Il Gip ci sta e Galan torna a casa: «Dovrà restare a villa Rodella per un bel po’ di mesi, ai domiciliari, dopo aver passato in carcere 2 mesi e mezzo. Una prigione dorata, dicono in molti. Una villa del Trecento di 1.700 metri quadrati adagiata su una collina che Galan immaginava “abbellita” da un albergo di lusso e da un agriturismo extralusso».
«Prigione» che dovrebbe lasciare a breve. Il 15 luglio. Per scadenza della custodia cautelare.
«Tutto qui?», si chiedono tanti cittadini.
«Abbiamo privilegiato l’aspetto pecuniario della sanzione», replica il procuratore aggiunto Carlo Nordio.
«Di fronte alla prospettiva di un processo lungo, del rischio di prescrizione e di una pena detentiva comunque incerta, nel bilanciamento di interessi prevale la riscossione immediata di somme considerevoli a titolo di confisca».
In fondo, aggiunge, in un’intervista a Renzo Mazzaro, negli Stati Uniti il patteggiamento «risolve oltre il 90% dei processi».
Vero, conferma Stefano Marcolini, avvocato, docente universitario, autore del libro Il patteggiamento nel sistema della giustizia penale negoziata.
Laggiù, però, chi patteggia si dichiara colpevole e ciao: «L’unico ricorso alla Corte Suprema, che io sappia, fu di un certo Henry Alford, arrestato per omicidio. Disse d’essere stato spinto a patteggiare per evitare la pena di morte. Affari tuoi, gli rispose la Corte: hai patteggiato, fine».
Qua no. Dopo aver patteggiato il trasloco dal carcere alla villa sui colli, Galan ha potuto, grazie all’articolo 111 della Costituzione (rimasto appeso anche dopo la nuova legge) far ricorso in Cassazione contro, come dicevamo, il suo stesso accordo coi giudici.
E la mitica «riscossione immediata» dei soldi? Quando sarà il momento, concluso l’iter in Cassazione, in ogni caso la villa è stata confiscata, niente fretta, si vedrà … Nel frattempo, per dimostrare d’essere in condizione di pagare i due mutui spropositati per la villa nonostante dichiarasse al Fisco solo 29.700 euro netti, poco prima di essere arrestato, Galan è andato a mostrare la busta paga a L’aria che tira di Myrta Merlino: un’indennità sui cinquemila euro netti più 13.335 di diarie e rimborsi vari.
Per un totale di oltre 18 mila: «A questo punto meglio essere considerato “Casta” che non ladro».
Le diarie, dopo l’arresto, non le prende più. All’ultimo privilegio della Casta, però, si è aggrappato come una patella allo scoglio.
La legge, come ha ricordato Laura Boldrini («Certo, sarebbero opportune le dimissioni») non consente di rimuoverlo.
E lui, in attesa che arrivi il ricambio «scontato» con la scadenza di metà legislatura, resta lì. Per tigna.
Non può partecipare da un anno a una sola riunione?
E vabbè…
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera“)
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Maggio 7th, 2015 Riccardo Fucile
ECCO COSA PREVEDE LA DELIBERA APPROVATA DA CAMERA E SENATO … A QUALI PARLAMENTARI SI APPLICA
Vitalizi aboliti per i parlamentari condannati in via definitiva, ma non per tutti.
Le identiche delibere approvate dagli uffici di Presidenza di Camera e Senato prevedono infatti alcune “eccezioni” che possono permettere a deputati e senatori che hanno avuto guai con la giustizia a non rinunciare, per forza, alla pensione a vita.
Il risultato viene comunque festeggiato come un “bel segnale” dai presidenti dei due rami del Parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini.
Tuttavia non hanno votato le delibere Ap (alla Camera), Forza Italia e Movimento 5 Stelle.
I grillini hanno attaccato la “delibera farsa perchè salva la stragrande maggioranza dei politici condannati, tutti i loro amici di tangentopoli e colpisce solo una piccola cerchia”.
Con le nuove norme c’è lo stop al vitalizio per i parlamentari condannati in via definitiva per reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione, con pene superiori ai due anni. Nell’ultima fattispecie è però escluso l’abuso d’ufficio.
Inoltre, la cessazione del vitalizio viene meno nel caso il politico condannato in via definitiva si serva della riabilitazione, istituto dell’ordinamento penale che consente, decorsi almeno 3 anni, di ottenere l’estinzione degli effetti penali della condanna e delle pene accessorie.
È il caso, per esempio, di Marcello de Angelis, condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come elemento di spicco del gruppo neofascista Terza Posizione, ma riabilitato.
Rientra invece nell’abolizione Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, condannato in via definitiva per ricettazione e finanziamento illecito dei partiti nella vicenda Tangentopoli.
Pochi mesi fa disse che se avessero abolito il vitalizio “non arriverò alla fine del mese”.
Non solo: le norme si applicano in caso di condanne in via definitiva a più di due anni per reati comuni che prevedano un massimo edittale non superiore ai sei anni.
Ancora: lo stop al vitalizio non può essere applicato nel caso di assegni e pensioni di reversibilità , laddove il parlamentare sia deceduto prima dell’entrata in vigore della delibera.
Rientrano a pieno titolo nell’abolizione del vitalizio Marcello Dell’Utri, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; Cesare Previti, condannato a 6 anni per corruzione in atti giudiziari; Totò Cuffaro, condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia; Toni Negri, condannato a 12 anni per complicità con le Brigate Rosse; Massimo Abbatangelo, condannato a 6 anni per detenzione di esplosivo. Rientra anche Silvio Berlusconi che, comunque, dal 2018 potrà fare richiesta per la riabilitazione penale.
La delibera approvata dall’Ufficio di presidenza della Camera prevede all’articolo 1: “E’ disposta la cessazione dell’erogazione dei trattamenti previdenziali erogati a titolo di assegno vitalizio o pensione a favore dei deputati cessati dal mandato che abbiano riportato, anche attraverso” il patteggiamento a) condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater del codice di procedura penale (mafia e terrorismo) e dagli articoli da 314 a 322-bis, 325 e 326 del codice penale (reati contro la P.A. come peculato e concussione); b) “condanne definitive con pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a sei anni, così determinata ai sensi dell’articolo 278 del codice di procedura penale”.
Il M5S attacca: “Ecco chi si salva”. Il grillino Riccardo Fraccaro attacca sulla sua pagina Facebook e fa un elenco dei parlamentari che invece la “fanno franca”.
“Paolo Cirino Pomicino – scrive Fraccaro – percepirà ogni mese 5.573 euro nonostante la condanna per corruzione finanziamento illecito (pena inferiore ai due anni e riabilitato, ndr). Idem Enzo Carra, ex deputato Pd condannato per false dichiarazioni sulle mazzette, ben 3.979 euro. Per gentile concessione del Pd, i cittadini pagheranno i vitalizi a vecchi e anche nuovi tangentisti: come Salvatore Sciascia, attuale parlamentare forzista già condannato per corruzione, che a fine legislatura potrà riscuotere l’assegno (anche lui riabilitato, riporta oggi il Fatto Quotidiano)”.
Un altro parlamentare che potrà contare sul vitalizio, scrive sempre Fq, sarà Giuseppe Ciarrapico.
(da “Huffingtonpost”)
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