Destra di Popolo.net

LA KASTA GRILLINA: BARBARA LEZZI A PROCESSO PER DIFFAMAZIONE INVOCA L’INSINDACABILITA’ DA PARLAMENTARE

Maggio 28th, 2019 Riccardo Fucile

QUANDO LA LEZZI DICEVA CHE BISOGNAVA DIFENDERSI NEL PROCESSO E NON OSTACOLARE IL CORSO DELLA MAGISTRATURA

«Il Movimento 5 Stelle è sempre stato di un’opinione, che è meglio difendersi non ostacolare quello che è il corso della magistratura aggrappandosi all’immunità  parlamentare».
Così parlava il 28 gennaio 2019 ad Agorà  la Ministro del Sud Barbara Lezzi. Il tema era quello dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il “caso Diciotti“.
Come è noto il M5S ha deciso di salvare il ministro dell’Interno ma questo — ripetevano ovunque i pentastellati — non cambiava nulla perchè i valori del MoVimento rimanevano gli stessi.
Le cose però sono un po’ diverse da come le raccontava la ministra.
Perchè proprio la Lezzi è stata querelata per diffamazione da un ex attivista del MoVimento 5 Stelle.
Naturalmente la vicenda non ha nulla a che vedere con quella di Salvini nè tanto meno con il “caso Siri”.
Infine, in base al Codice Etico del M5S, i cosiddetti reati d’opinione (come appunto la diffamazione) godono di un trattamento diverso.
Fatte queste premesse torniamo alla storia della ministra Lezzi querelata. La vicenda inizia nel 2016 quando Massimo Potenza, attivista del M5S, decise di querelare l’allora senatrice Lezzi per alcune frasi pronunciate durante un incontro con gli iscritti.
Quell’incontro era una delle cosiddette “graticole”, ovvero quelle specie di “processi” con cui gli elettori del MoVimento mettevano alla prova le capacità  dei candidati e dei portavoce.
Durante quella riunione — che venne registrata — la senatrice Lezzi parlando di Potenza avrebbe pronunciato frasi che l’ex attivista ha ritenuto diffamatorie.
Dopo la fase di indagine il PM ha deciso di procedere in giudizio contro la Lezzi, che nel frattempo era diventata ministro. Ed è qui che iniziano i problemi.
Perchè la ministra non si è mai presentata, giustificandosi con il legittimo impedimento. Per questo motivo il giudice di pace non ha mai potuto aprire il dibattimento.
Il 26 marzo scorso l’avvocato difensore della ministra ha rilevato l’insindacabilità  in base all’articolo 68 della Costituzione, quello che sancisce che «i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni» chiedendo di prosciogliere l’imputata perchè il fatto non costituisce reato o in alternativa di inviare gli atti alla Giunta per le Autorizzazioni a Procedere del Senato che dovrà  decidere sulla sussistenza dell’insindacabilità  delle opinioni espresse dalla Lezzi in quella che era una riunione interna al partito.
Al di là  di come proseguirà  la vicenda processuale emerge però come la Lezzi stia facendo l’esatto contrario di quello che diceva fosse l’opinione del M5S vale a dire “difendersi nel processo” invece che aggrapparsi all’immunità  parlamentare o, in questo caso, all’insindacabilità  delle opinioni espresse dai membri della Camera e del Senato nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza dubbio la ministra ha tutto il diritto di appellarsi all’articolo 68 della Costituzione, e magari verrà  riconosciuto che definire “gentaglia” o persona “caratterizzata da infamia, menzogna e insulto” un privato cittadino è lecito se lo si fa da Senatore della Repubblica.   Rimane però il dato: quando Barbara Lezzi viene querelata per diffamazione si nasconde dietro uno dei tanti privilegi della “Casta”.

(da “NextQuotidiano”)

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FESTE A MALINDI E HOTEL A CINQUE STELLE, I LUSSI DEI SOVRANISTI AL CAVIALE

Maggio 23rd, 2019 Riccardo Fucile

CENE DA 13,500 EURO E 230 BOTTIGLIE DI CHAMPAGNE

Solo il tempo potrà  chiarire se la cacciata dal governo di Vienna del vicecancelliere Heinz-Christian Strache si sarà  rivelata una tempesta destinata a produrre i suoi effetti collaterali giusto tra i confini austriaci oppure se, al contrario, l’apparentemente innocuo tavolino di una lussuosa villa di Ibiza – tutto imbandito di champagne e vodka di primissima scelta – sarà  ricordato come l’incredibile incubatore dei più oscuri presagi destinati all’universo sovranista del Vecchio Continente.
L’unica certezza – confermata dalla storiaccia dello Strache attirato da una sedicente nipote di un oligarca russo in una trappola talmente comoda da fargli scappare la promessa di favori e appalti pubblici in cambio di finanziamenti illeciti per il suo partito – è che il demone del lusso sfrenato, quando si trova in presenza dei leader sovranisti, riesce spesso a trovare terreno fertile.
Troppo facile sarebbe tirare in ballo Donald Trump, nume tutelare dei fanatici del lusso già  dagli anni Novanta, quando la sua fama di ricco per antonomasia gli faceva guadagnare particine e camei in film e serie tv dove interpretava, per l’appunto, se stesso nella parte del miliardario di professione.
«Signor Trump, lei dal vivo sembra ancora più ricco», lo salutava la cugina di Willy il principe di Bel Air nell’omonimo telefilm, nella puntata in cui «The Donald» trattava l’acquisto di una lussuosa villa di Los Angeles.
Decisamente meno «fiction», nell’epoca in cui Trump è il vero presidente degli Stati Uniti, il partito dei sovranisti col Rolex, finora rimasti chissà  come al riparo dalla vulgata che vuole il lusso, in particolare quello sfrenato, appannaggio della sinistra da bere, dei radical chic, degli europeisti incalliti, magari foraggiati dalle banche, dai poteri forti, dai mecenati alla Soros.
Grattando quella leggera patina retorica di chi predica «tutto al popolo sovrano» e agli stati-nazione, vengono fuori alberghi di lusso, champagne a fiumi, pesce crudo, vodka di qualità , come quella che ha stordito il leader sovranista austriaco Strache.
L’ideologo del populismo mondiale Steve Bannon, in questi giorni di stanza a Parigi, non è riuscito a fare a meno dei cuscini soffici dell’hotel Bristol, dove la stanza più scarsa (e lui non ha scelto la più scarsa) costa 1.200 euro a notte.
E che dire dell’astice servito subito dopo un impeccabile assiette di formaggi francesi a chilometro zero scelto qualche tempo fa dal partito di Marine Le Pen per una cena da 400 euro a testa al costosissimo Ledoyen di Parigi, alla quale secondo il settimanale Le Canard enchainè avrebbe partecipato (ma lui ha smentito) anche Matteo Salvini.
Tra le spese rendicontate del gruppo dei sovranisti a Bruxelles, che si chiama «Europa per le Nazioni e la Libertà », sono spuntate l’anno scorso una cena di Natale da 13.500 euro e 230 bottiglie di champagne, oltre a un numero imprecisato di cene e cenette in cui il piatto più salato era sempre il conto.
E non sarà  un caso nemmeno se, volgendo l’occhio al populismo dell’Est, l’accusa principale rivolta in patria a Viktor Orbà¡n è quella di essere una «cleptocrazia».
Certo, forse le «pazzie» natalizie meritano un’indulgenza particolare. Che però non venne concessa, in Italia, all’ideologo del populismo (col Rolex) nostrano, Beppe Grillo, nell’anno 2016. «Voglio farvi gli auguri di Natale con un testo di Goffredo Parise, s’intitola Il rimedio è la povertà . È un po’ lungo ma ne vale la pena», scriveva il garante del M5S sul suo blog.
Il tempo di arrivare alla parte del testo in cui Parise evidenziava che «povertà  e necessità  nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione (mentre) superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”» che Grillo stava festeggiando il capodanno.
Su un eremo francescano? No, a Malindi.

(da agenzie)

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IL CONVIVENTE DELLA VICEPRESIDENTE LEGHISTA DELLA PROVINCIA DI BOLZANO “SISTEMATO” NEL CDA DI TERME MERANO

Maggio 17th, 2019 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL M5S: “DA PRIMA GLI ITALIANI A PRIMA LA FAMIGLIA”

Il compagno della vicepresidente del consiglio provinciale della Lega, Rita Mattei, è stato nominato vicepresidente delle Terme di Merano, società  partecipata della Provincia Autonoma di Bolzano.
Lui è Karl Martinelli, da anni attivista del Carroccio e convivente di Mattei, già  membro del cda del teatro comunale e dell’associazione Kurhaus, che ora guadagnerà  altri 6mila euro l’anno, più un gettone di presenza di 150 euro per ogni seduta.
“È scandaloso che si nomini un convivente al vertice di una partecipata”, commenta a ilfattoquotidiano.it Diego Nicolini, consigliere del M5s, che aggiunge: “Si è passati da prima gli italiani a ‘prima la famiglia’”.
“Riapre il poltronificio delle Terme”, ironizza invece l’ex Cinquestelle Paul Kà¶llenspeger sul Corriere dell’Alto Adige.
“I meccanismi sono i soliti — spiega — invece di trasparenti selezioni pubbliche basate sui titoli si premiano persone vicine al politico sulla cresta dell’onda”.
Il riferimento è anche alla nomina a presidente del consiglio di amministrazione delle Terme di Stefan Thurin, socio di studio di Karl Zeller, ex senatore e gran maestro della politica romana della Sà¼dtiroler Volkspartei, in odore di una candidatura alle prossime Comunali proprio a Merano.
Svp e Lega, dopo il risultato della scorse amministrative di ottobre, governano insieme la Provincia di Bolzano.
Il consigliere M5s giudica la nomina di Martinelli ancora più “grave” perchè arriva dalla Lega: “Ci siamo detti che siamo il governo del cambiamento, che abbiamo l’obiettivo di portare più moralità  — sottolinea Nicolini — invece se non ci fossimo noi a controllare, farebbero come chi ha governato in passato”.
Il M5s presenterà  un’interrogazione in consiglio provinciale per conflitto di interessi. Intanto Nicolini segnala che Martinelli non è solo convivente della vicepresidente Mattei, ma nel presentare il suo curriculum per la candidatura al cda ha inserito come recapito una mail della Mira Consult, lo studio di consulenza fiscale della stessa Mattei. “Davvero un eccesso di impudenza“, conclude il consigliere pentastellato.
Intanto proprio da Merano a rilanciare la polemica ci ha pensato il consigliere comunale Kurt Duschek. Ha segnalato un fotomontaggio postato su Facebook il 22 aprile scorso da Martinelli in cui Greta Thunberg viene paragonata a ragazzine della Hitlerjugend: “Ecco chi avete nominato”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL GURU DEI NAVIGATOR SCELTO DA DI MAIO VUOLE VIAGGARE SOLO IN BUSINESS CLASS

Marzo 22nd, 2019 Riccardo Fucile

DOMENICO PARISI, NEOPRESIDENTE DI ANPAL, E LA SUA BATTAGLIA SUI RIMBORSI DEGLI AEREI PER TORNARE A CASA, NEGLI USA

Il rimborso viaggi è stato uno dei temi all’ordine del giorno del primo incontro fra Domenico Parisi, nuovo presidente di Anpal, Agenzia nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro, e il suo consiglio d’amministrazione.
Certo, poi si è parlato anche di navigator e di come trovare uno straccio di lavoro agli attesi 1,3 milioni di italiani che riceveranno il reddito di cittadinanza.
Ma intanto Parisi sta portando avanti la battaglia sui biglietti aerei.
Perchè il professore italoamericano, 53 anni, origini pugliesi, da trent’anni vive in Mississippi, dove insegna sociologia all’università , e per tornare a casa deve sobbarcarsi un viaggio intercontinentale. Il regolamento Anpal prevede un rimborso spese in classe economica, Parisi punta alla business.
I due membri del cda, Gianna Pentenero e Bruno Busacca, hanno avanzato obiezioni.
Interpellata dall’Espresso sul tema sollevato dal nuovo presidente, Anpal ha risposto che «le modalità  di rimborso spese degli organi di vertice sono in via di definizione da parte dell’Agenzia, nel rispetto della normativa vigente».
È quindi possibile che Parisi la spunti e possa tornare negli Stati Uniti viaggiando in business class. Chissà  come la prenderà  Luigi Di Maio, che si era fatto un selfie fra gli scomodi sedili dell’economy di un volo diretto in Cina, per dimostrare che il governo del cambiamento non sperpera soldi pubblici.
Il professor Parisi si occupa di data science ed è fra i creatori di un software capace di incrociare domanda e offerta di lavoro in Mississippi, dove la disoccupazione è al 4,6 per cento, come in Germania. Parisi è arrivato in Italia su invito dell’università  pugliese Lum per mostrare come il data science possa risolvere il problema della disoccupazione.
E se l’obiettivo iniziale del professore era vendere al governo il software ideato in Mississippi – magari passando dall’Università , oppure dalle società  della moglie (la Camgian, di cui è direttore finanza, o la Valentz Inc, fondata la scorsa primavera dallo stesso Parisi e amministrata dalla moglie) – è poi riuscito a farsi nominare presidente di Anpal.
Ma come farà  ora a vendere il suo software all’Italia senza inciampare nel conflitto d’interessi? Si vedrà . Nel frattempo, Parisi ha ottenuto un’aspettativa di un solo anno dall’Università  del Mississippi, mentre l’incarico in Anpal ha una durata di tre anni.
Il problema maggiore del software del professore-presidente è la delicata gestione dei dati personali degli italiani che hanno chiesto il reddito di cittadinanza: dal patrimonio mobiliare e immobiliare, all’istruzione fino alle spese correnti.
Le informazioni acquisite dall’Inps, verranno elaborate dall’applicazione inventata da Parisi, che però deve ancora passare al vaglio del Garante della Privacy. C’è infine la questione della precaria assunzione dei navigator, coloro che dovranno assistere i senza lavoro nella ricerca di un impiego. Dapprima Parisi ha tentato di imporne l’assunzione alle Regioni.
Poi è stato trovato un accordo: i navigator saranno tremila (e non più seimila) e terminati i due anni di contratto di collaborazione potranno partecipare a un bando di concorso per la stabilizzazione nelle stesse Regioni. Ma è anche possibile che in un prossimo futuro i navigator si rivolgano a un giudice per essere assunti in pianta stabile, provocando un considerevole danno erariale.
È il timore di Parisi, che in un’audizione alla Camera si è lasciato andare a un’infelice battuta. Secondo lui sarebbe un’eccellente soluzione se i navigator si tenessero le offerte di lavoro destinate ai percettori di rdc: «Così li stabilizziamo tutti», ha concluso.

(da “L’Espresso”)

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PRESIDENTE INPS, LITE SULLA POLTRONA TRA M5S E LEGA

Febbraio 15th, 2019 Riccardo Fucile

I GRILLINI VOGLIONO TRIDICO, I LEGHISTI NORI, SPUNTA L’IPOTESI DI UN COMMISSARIO TRAGHETTATORE

Pasquale Tridico? “No”. Pasquale Tridico? “Non va bene”. Pasquale Tridico? “Non se ne parla”.
Chi nei 5 stelle ha guidato la trattativa con la Lega per la presidenza dell’Inps l’ha ripetuto in modo incessante nelle ultime due settimane: quel posto spetta al Movimento e nello specifico al papà  del reddito di cittadinanza, super consulente e fidatissimo di Luigi Di Maio.
Dal Carroccio è arrivata sempre la stessa risposta: no. Solo che alla scadenza del mandato di Tito Boeri mancano 24 ore e una soluzione va trovata per non lasciare senza guida un istituto che è soprattutto strategico per il disegno del governo gialloverde. Leggere quota 100 e reddito di cittadinanza.
L’intesa politica però non c’è, nè si intravede. È stallo. Ecco che allora i pentastellati, secondo quanto riferiscono fonti vicine alla partita, hanno deciso di forzare la mano: l’unica exit strategy è un commissario a tempo, un traghettatore.
Anche i contatti delle ultime ore non hanno portato alla sintesi su un nome.
Un tentativo, lato 5 stelle, aveva provato a smuovere nuovamente la palude: la presidenza dell’Inps al Movimento, quella dell’Inail al Carroccio.
Ma gli uomini di Matteo Salvini che hanno in mano il dossier hanno respinto la mediazione anche alla luce della considerazione che l’Istituto contro gli infortuni sul lavoro ha un peso politico minore rispetto all’Istituto previdenziale.
È la carambola delle nomine, le cui dinamiche sono già  affiorate pochi giorni fa in occasione del rinnovo della presidenza della Consob.
Questa volta, spiega chi ha avuto modo di sondare gli umori del Movimento, l’effetto che si vuole evitare è proprio l’effetto Consob.
Perchè negli accordi tra i due coinquilini di governo, la presidenza dell’Authority spettava ai 5 Stelle, che volevano affidarla a Marcello Minenna. Salvini accettò, ma altre questioni – a iniziare dai dubbi del Quirinale – alla fine hanno portato alla scelta di Paolo Savona, l’uomo che la Lega voleva al Tesoro.
E anche se i grillini hanno ottenuto (in forma di accordo politico perchè la nomina spetta agli organi Consob) che Minenna venga promosso segretario generale, di fatto hanno perso quella poltrona a discapito della Lega.
Su Tridico, però, la Lega non si smuove. E l’ultimo nome messo in campo dal Carroccio, quello dell’ex direttore generale dell’Inps Mauro Nori, ha ricevuto lo stesso trattamento a parti invertite: no.
Quando, intorno all’ora di pranzo, alcuni rumor hanno dato per fatto l’accordo su Nori presidente e Tridico vicepresidente, sia la Lega che i 5 stelle si sono affrettati a smentire. Il ticket non va bene a nessuno.
Come uscirne? Si pensa a una nomina a tempo, da mettere nero su bianco nei prossimi giorni attraverso un decreto congiunto del ministero del Lavoro e del Mef: un commissario di basso profilo che guidi l’Inps fino a quando entreranno in vigore le norme previste dal decretone su quota 100 e reddito di cittadinanza.
Solo allora – più o meno a metà  marzo – il commissario lascerà  il posto al presidente e agli altri quattro consiglieri che compongono la cabina di comando dell’Istituto. Sperando che in un mese maturi l’intesa politica. Quella che oggi non c’è.

(da “Huffingtonpost”)

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TUTTI I COSTOSI VOLI BLU DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

Febbraio 13th, 2019 Riccardo Fucile

LE SPESE NON SONO AFFATTO DIMINUITE: DICHIARANO 25 MISSIONI MA CON L’ACCESSO AGLI ATTI NE RISULTANO 105 IN QUATTRO MESI… 40.000 EURO DI CATERING, 3.720 EURO DI SERVIZIO DI PORCELLANA

Vi ricordate l’Air Force Renzi? Mentre nonostante la scenetta in favore di telecamera l’aereo è ancora a carico dell’Italia (e di Alitalia), il governo del cambiamento non cambia molto nella gestione dei cosiddetti voli blu e, racconta oggi Carlo Tecce sul Fatto, pure il governo gialloverde di Cinque Stelle e Lega — che propugna una politica francescana, essenziale, mezzi pubblici e felpe sdrucite — perpetua la solita gestione.
Più che il cambiamento, si manifesta la perfetta continuità : ogni dicembre — e il governo di Conte non ha ribaltato la tradizione — Palazzo Chigi pianifica le spese per il ristoro a bordo e stanzia sempre all’incirca 120mila euro.
Dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, per esempio, il servizio voli di Stato riferisce che il 31esimo Stormo dell’Aeronautica militare ha svolto 25 missioni.
E l’elenco propone i viaggi ampiamente raccontati dai media dei ministri, di Giovanni Tria o di Elisabetta Trenta o di Matteo Salvini.
Con una richiesta d’accesso agli atti, però, il Fatto ha scoperto che il 31esimo Stormo ha completato 105 missioni nel periodo citato.
E la discrepanza non si giustifica con le visite istituzionali delle più alte cariche dello Stato.
Anche la dotazione per il catering da 120mila euro è superflua: l’esborso è più consistente, ma diluito nel tempo.
Sempre dal 1° luglio al 29 ottobre 2018, come già  documentato dal Fatto, le carte di credito di Chigi hanno acquistato 26.540 euro di catering in Italia, 14.851 all’estero, 3.720 per corredo al catering, cioè porcellane dell ‘azienda Manifattura di Venezia.
Per questo è impossibile ricostruire il costo annuo dei voli di Stato
Palazzo Chigi li autorizza con l’ufficio del tenente colonnello Filideo De Benedictis e copre le spese impreviste (catering a parte); il 31esimo Stormo li controlla e si occupa di manutenzione, carburante, equipaggio. Nei prospetti finanziari del ministero della Difesa ci sono le previsioni di un triennio di “t r asporto aereo di Stato”(non è incluso il personale): 25,1 milioni di euro per il 2018; 26,1 per il 2019; 26,1 per il 2020.
I Cinque Stelle hanno celebrato più volte la rottamazione dell’Airbus A340 —il famoso Air Force Renzi da più di 150 milioni di euro per sette anni — e l’interruzione del contratto di leasing con Etihad (ex azionista di Alitalia), ma l’enorme quadrimotore è ancora parcheggiato a Fiumicino, il contenzioso legale con la compagnia emiratina è appena cominciato e il risparmio —ormai il danno è fatto —sarà  di poche decine di milioni di euro.

(da “NextQuotidiano”)

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GLI EUROPARLAMENTARI GRILLINI HANNO OTTO COLLABORATORI A TESTA A LIBRO PAGA

Febbraio 9th, 2019 Riccardo Fucile

NE HA DI MENO PERSINO TAIANI CHE E’ IL PRESIDENTE… “COSI’ ACCONTENTANO PIU’ PERSONE ANCHE SE LE PAGANO POCO”

Il Giornale va oggi all’attacco dei grillini dell’europarlamento per il numero di collaboratori che hanno assunto tra Bruxelles e Strasburgo. Il quotidiano dice che in media sono otto a testa:
Il gruppo del M5s conta 11 «portavoce» e 85 collaborazioni, 8 portaborse per ogni eurodeputato.
«Io ho sempre avuto solo quattro collaboratori — dice al Giornale Marco Affronte, ex parlamentare europeo dei 5s transitato a gennaio 2017 nel gruppo dei Verdi — ma molti miei colleghi del Movimento ne avevano e ne hanno di più».
E spiega che è molto difficile restare sotto il budget dei 24.526 euro se, ad esempio, si assumono dieci collaboratori: «Io sono stato sempre sotto, ora ho alzato gli stipendi e arrivo al massimo».
Dunque, dice una fonte nel Parlamento Europeo, «la soluzione consiste nell’accontentare più persone possibili, mantenendole però con stipendi bassi e facendo ricorso all’utilizzo di stagisti».
Quindi se gli undici parlamentari del Movimento spendessero tutti i fondi disponibili, si arriverebbe a una cifra complessiva di 269.786 euro mensili, che fa tre milioni e 237mila euro all’anno.
A parlare con il Giornale è Marco Affronte, il deputato uscito dal gruppo a cui Grillo, dopo averlo minacciato, non ha mai fatto pagare la penale:
Di fronte alla ciurma dei portaborse a Cinque Stelle, Affronte non si meraviglia più di tanto: «Il M5s è da molto tempo che si comporta come gli altri, soprattutto in Europa dove c’è sempre stata più libertà  e meno controllo da parte della stampa».
I grillini dalla squadra più scarna si fermano a sei assistenti. mentre i campioni sono Piernicola Pedicini e Dario Tamburrano, a quota 12 e 11 collaboratori.
Addirittura Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, non è andato oltre gli otto assistenti personali.

(da “NextQuotidiano”)

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“I VERI COMUNISTI COL ROLEX OGGI SONO NELLA LEGA, HANNO DISTRUTTO L’ITALIA PER POI RIFARSI UNA VERGINITA’ CON IL SOVRANISMO”

Gennaio 26th, 2019 Riccardo Fucile

IL RAPPER J-AX SUL”FATTO” NON LE MANDA A DIRE

“Oggi i veri comunisti col Rolex sono anche i destrorsi che fanno gli ‘amici del popolo’, tipo i leghisti che per vent’anni hanno distrutto l’Italia con Berlusconi e ora si son rifatti la verginità  con la keyword ‘sovranista’”.
Lo afferma – intervistato da Marco Travaglio su ‘Il Fatto Quotidiano’ – il cantante J-Ax, che la definizione ‘comunisti col rolex’ l’ha inventata e scelta insieme a Fedez per il loro album in coppia del 2017.
“È bastato farsi un selfie con una paranza di pesce in un ristorante all-you-can-eat per scaricare sugli immigrati e sull’Europa la colpa di tutte le stronzate che hanno fatto e tornare a mangiarsi tutto”.
Ma J-Ax non risparmia stoccate al Pd, colpevole a suo avviso di non aver cercato un accordo con Di Maio dopo le elezioni dello scorso anno:
“Ha preferito ‘mangiare popcorn’ e godersi lo spettacolo. Ora Salvini si è preso il Paese e detta ogni giorno l’agenda all’Italia: vorrei sapere se, a Renzi&C., è andato di traverso qualche popcorn o se sono contenti così. Mi preoccupano i 5Stelle, che rischiano di farsi vampirizzare da Salvini”.
Al Pd J-Ax contesta anche di non aver promosso il reddito di cittadinanza
“Avrebbe dovuto approvarlo la sinistra ed è giusto che esista per chi si trova in estrema difficoltà . Però la politica dovrebbe risolvere il problema alla fonte: se le persone non trovano un lavoro, non possiamo tappare il buco solo versando loro dei soldi. Dobbiamo anche tagliare l’assurdo costo del lavoro, per esempio. Come imprenditore, verso più soldi in tasse per ciascun lavoratore che assumo che in stipendi”
Infine un consiglio al Pd in cerca di un leader:
“Ispiratevi alla Ocasio-Cortez, la più giovane deputata eletta alla Camera americana, una ragazza che fino a un anno fa faceva la barista e si è presentata proponendo di tassare al 70 per cento i redditi sopra i 10 milioni di dollari all’anno. Quella è la sinistra.”.

(da “Huffingtonpost“)

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“MI AVETE RISERVATO UN POSTO TRA LE AUTORITA’?”: LA MAIL DELLO STAFF DELLA DEPUTATA GRILLINA CARLA RUOCCO SCATENA L’IRONIA DEI SOCIAL

Gennaio 25th, 2019 Riccardo Fucile

INVITATA A UN CONVEGNO, LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE FINANZE VUOLE PRIMA SAPERE SE AVRA’ UN POSTO ADEGUATO AL SUO LIGNAGGIO, COME LA PEGGIORE KASTA

Io sono io, tuonò dal suo account mail l’Onorevole Presidente grillina Carla Ruocco. Anzi, io sono “l’autorità ” e come tale devo sedere dove mi spetta al convegno sulla Shoah.
La nemesi del grillismo è tutta in una mail partita incautamente dall’indirizzo della deputata, Presidente della commissione Finanze di Montecitorio, in cui Ruocco — o chi per lei del suo entourage – richiede perentoriamente un posto tra le autorità .
E poco importa se un tempo sarebbe stata massacrata dai suoi stessi compagni in nome della battaglia all’odiata Casta.
L’ufficio del cerimoniale della Camera inoltra lo scorso 17 gennaio a tutti i deputati un messaggio che recita: “Si trasmette l’invito al convegno “Trasmettere e insegnare la Shoah è impossibile?”, che si terrà  venerdì 25 gennaio 2019 (oggi, ndr) alle ore 10.30 nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari”.
Una settimana dopo, e siamo a oggi, alle ore 9.47 dalla casella di Carla Ruocco parte questa mail: “Buongiorno, per la Presidente On. Carla Ruocco è stato riservato un posto tra le autorità ?”. Non solo.
La richiesta è accompagnata anche dall’ultimativa postilla: “Gradirei essere informato al 349…”, e segue numero di telefono completo.
Per una svista, il messaggio viene spedito non solo al cerimoniale, ma a tutti i parlamentari. La notizia inizia a circolare, i parlamentari ne parlano nelle chat private. Poco dopo, la deputata di Forza Italia Laura Ravetto commenta tagliente: “”Le autorità … e poi erano gli altri la Casta…”. Il dem Luigi Marattin: “Quando si tratta di prendere i voti, “uno vale uno” e “abbasso la casta”. Quando si siedono sulle poltrone, chiedono i posti “autorità ” anche nelle iniziative contro la Shoah, in cui basterebbe solo ascoltare. Sono proprio uno spasso questi grillini”.
Che sia stata Ruocco o qualcuno del suo staff a scrivere la mail conta poco, in fondo. Il messaggio parte dall’indirizzo istituzionale della parlamentare, tra gli esponenti di punta dei cinquestelle e già  membro del direttorio a cinque che fu incaricato di reggere il Movimento per diversi mesi.
Adesso la mutazione sembra completa. E non basterà  sostenere che “autorità ” era scritto in minuscolo per scrollarsi di dosso quel sapore evidentemente dolce di Casta.

(da agenzie)

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