Settembre 21st, 2018 Riccardo Fucile
MALUMORE TRA I GRILLINI: L’UOMO DI CASALEGGIO FA IL CONSIGLIERE COMUNALE, IL SOCIO DI ROUSSEAU E ORA PRENDE PURE 80.000 EURO COME STAFF
Ieri la pubblicazione dei compensi dei collaboratori degli staff di Conte, Salvini e Di Maio ha movimentato la giornata del MoVimento 5 Stelle.
Sulla graticola non c’è certo Rocco Casalino, sul cui stipendio come capo dell’ufficio stampa di Conte nessuno tira fuori un fiato (primum vivere, deinde filosofari), bensì Max Bugani, accusato di avere un triplo incarico.
Del nervosismo dei grillini parla oggi La Stampa in un articolo a firma di Nicola Lillo e Ilario Lombardo:
L’Associazione Rousseau — anello di congiunzione della Casaleggio Associati e del M5S — ha due dei suoi tre uomini del board dentro al palazzo del governo. Ci fosse anche Davide Casaleggio, ci sarebbero proprio tutti al fianco di Di Maio. Di Pietro Dettori si sapeva: assunto con l’incarico di «Responsabile della comunicazione, social ed eventi» a oltre 130 mila euro di stipendio (comprese le indennità ).
L’altro casaleggino è proprio Bugani che porta a casa, tra trattamento economico e indennità , circa 80 mila euro, un po’ meno di Dario De Falco, l’amico di infanzia di Di Maio, che lo ha seguito da Pomigliano a Roma per 100 mila euro lordi l’anno (a proposito di amici, anche il non eletto Bruno Marton ha un ruolo al fianco del sottosegretario e compagno di lunga militanza Vito Crimi, per 73 mila euro).
De Falco e Bugani sono entrambi consiglieri comunali nel pieno del loro mandato, un compito sacro per il grillino di una volta, che puntava il dito contro chi invece sommava gli incarichi e usava la politica come un moltiplicatore economico. E infatti la cosa non è passata inosservata:
Mentre le polemiche si concentrano sulla paga di Rocco Casalino, il portavoce che a 180 mila euro è pagato più del premier (114 mila euro), svelando così i limiti del pauperismo anti-Casta un tempo predicato da Grillo, nelle chat dei parlamen tari 5 Stelle non si fa altro che parlare di Bugani: «Noi prendiamo 60 mila euro, lui fa il consigliere pagato, il socio di Rousseau e adesso, non contento, prende anche 80 mila euro», è il senso di molti messaggi.
«Mentre ti dedichi al mandato elettivo — fanno sapere dal M5S a difesa di Bugani — puoi anche lavorare».
Certo, ma se lavori per l’associazione di un’azienda privata e fai il consigliere comunale forse non dovresti finire a Palazzo Chigi.
Ma Max sembra che tutto possa.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 10th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI SCORTATO A CERNOBBIO DA BLINDATI, ELICOTTERO, VEDETTE DELLA POLIZIA, MOTO D’ACQUA E SOMMOZZATORI: MA GLIELO HANNO CHIESTO ANCHE QUESTO 60 MILIONI DI ITALIANI?
«La storia delle scorte pazze è una vergogna tutta italiana. Non si tratta solo di sprechi, si tratta di
privilegi e di forze dell’ordine sottratte al loro compito. Quello di difendere i cittadini, non i potenti»: parole (e musica) di Alessandro Di Battista, all’epoca in cui il MoVimento 5 Stelle fustigava i costumi altrui.
Eppure, spiega oggi Sergio Rizzo su Repubblica, lo spettacolo dei politici scortati non si è certo concluso con l’avvento del governo gialloverde.
Anzi: il meeting di Cernobbio organizzato dal Forum Ambrosetti ha riportato alla mente scene già viste in altre epoche:
Per non parlare della ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, accompagnata da sei (tanti ne abbiamo contati) guardaspalle e seguita fin dentro alla sala dove si svolgeva il convegno a porte chiuse da tre di loro, intenti a osservare guardinghi per tutto il tempo le mosse del gruppo di amministratori delegati, banchieri, manager, opinionisti, osservatori e personalità estere, tutti intenti ad ascoltare e prendere appunti. Disarmati, ovviamente.
Che dire, poi, della sua collega della Pubblica amministrazione, la mite Giulia Bongiorno, avvocata, seguita come un’ombra da un paio di “marcantoni”?
Roba da far impallidire, fatte le debite proporzioni, gli apparati dedicati al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, o al reggente presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
E poi, racconta sempre Rizzo, dopo Di Maio e i carabinieri di Pomigliano è arrivato anche Matteo Salvini, la cui autorevole personalità era difesa da ben tre tipi di scorte:
Quello terrestre, con uno spiegamento di blindati e uomini armati agli incroci dell’unica angusta strada che conduce a villa D’Este.
Quello aereo, con un elicottero i cui occupanti si assicuravano di tanto in tanto che giù in basso tutto filasse per il verso giusto.
E quello acquatico, dove le vedette della polizia erano supportate da agenti in divisa sulle moto d’acqua, attenti a non travolgere con le loro evoluzioni i sommozzatori (sommozzatori!) incaricati di ispezionare i fondali del lago fra l’indifferenza di pesci e papere.
Difficile dire quanti addetti alla sicurezza dei cittadini siano stati impegnati tre giorni consecutivi, in un crescendo travolgente di uomini e mezzi, per «difendere i potenti». Ma a rileggere certi proclami di sobrietà e le denunce indignate di chi ha dichiarato guerra senza quartiere alle vergogne italiane, e poi trovarsi di fronte a un tale tripudio di auto blu, macchine di scorta e pretoriani vestiti di nero, è inevitabile un’amara riflessione.
Cioè che il potere rischia di essere sempre uguale a sè stesso, nel caso in cui non si mettano davvero in discussione i suoi codici, i suoi rituali, e anche i suoi ingiustificati privilegi.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 6th, 2018 Riccardo Fucile
SPESA DI UN MILIONE DI EURO: VANNO A SOSTITUIRE 91 PEUGEOT NOLEGGIATE NEL 2012
Il Comune di Roma ordina 93 auto blu per una spesa totale di un milione di euro. Ne parla oggi il
Messaggero che racconta dell’appalto appena varato:
Altro che rottamazione, per finanziare il noleggio delle automobili il Comune ha messo sul piatto quasi un milione (966.969 euro a essere precisi) per tre anni, come si legge in una direttiva appena sfornata dal Dipartimento Razionalizzazione della spesa. A conti fatti, con questa commessa pubblica, il Campidoglio ordinerà più auto di quelle affittate finora.
Perchè se è vero che tra gennaio e aprile del prossimo anno dovranno lasciare le rimesse dell’autoparco capitolino le 91 Peugeot noleggiate nel 2012 (il contratto è in scadenza), è altrettanto vero che quelle appena richieste dall’amministrazione di Roma sono 93.
L’operazione è stata suggellata da un tocco green: 73 auto difatti si muoveranno a benzina, ma gli altri 20 veicoli saranno elettrici.
Le auto blu vengono regolarmente utilizzate dagli assessori e dalla sindaca, mentre Paolo Ferrara da capogruppo era finito in una polemica per il suo utilizzo dopo che era stato annunciato che i consiglieri non le avrebbero utilizzate.
«in ossequio alle determinazioni strategiche dell’Ente -si legge nelle carte dell’appalto — che individua nella modalità elettrica l’alternativa praticabile finalizzata alla riduzione degli agenti atmosferici inquinanti, nonchè la soluzione per il superamento della spesa che si sostiene per l’acquisto dei carburanti fossili, da cui ne deriva oltretutto un ritorno economico per l’amministrazione».
I modelli scelti dalla giunta Raggi?
Per le auto a benzina si punta sulla Lancia Y versione Elefantino blu, per quelle elettriche arriveranno le Nissan Leaf.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 16th, 2018 Riccardo Fucile
PIU’ PERSONE, PIU’ ESTERNI, PIU’ COSTI E MENO TRASPARENZA
Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni e attualmente parlamentare del Partito
Democratico, ha scritto oggi una lettera a Repubblica perchè chiamato in causa in un articolo pubblicato ieri sullo staff di Conte e sul confronto con i governi precedenti:
Gentile Direttore,
chiamato in causa direttamente da una fonte anonima M5S sui costi dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi prima della attuale gestione mi corre l’obbligo di smentire i sedicenti risparmi di oggi. Basta raffrontare il personale e gli incarichi dell’ufficio stampa del governo dal 2014 al 2018 rispetto a oggi e salta agli occhi che con il nuovo esecutivo sono stati moltiplicati i dirigenti e aumentati i costi e il personale esterno alla Presidenza.
Quando ho avuto l’onore di guidare l’ufficio del portavoce e l’ufficio stampa di Palazzo Chigi gli esterni erano 10, oggi — se non leggo male — sono 17 (e parlo di funzionari). Anche i dirigenti di prima fascia sono aumentati: uno solo dal 2014 al 2018, ben tre oggi (parliamo di cifre tra i 100 e i 200mila euro). Chiunque potrebbe fare direttamente queste verifiche se non fosse che, a due mesi dall’insediamento del governo Conte, sul sito di Palazzo Chigi non c’è alcuna informazione, anche la più basica, in barba alla normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione.
L’unico cambiamento di questo esecutivo, insomma, rispetto ai precedenti per quello che riguarda la comunicazione può sintetizzarsi in: piu’ personale, più esterni, più costi, meno trasparenza.
L’articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica di ieri diceva che 15 giorni fa il presidente del Consiglio ha firmato un decreto con cui ha assunto una trentina di persone: spostando ad altri incarichi, quindi rinviando al personale di Chigi, otto dipendenti interni su dieci.
E riconfermando pochissimi dei precari storici: tra cui due persone che lavorano al sito internet e un tecnico.
Tutti gli altri contratti a tempo, una decina, benchè non legati ad alcun partito e al lavoro con gli ultimi cinque governi, sono stati mandati via.
Per loro erano stati anche organizzati i supplementari del “concorsone” che i vertici M5S hanno fatto durante la campagna elettorale: una selezione di giornalisti avvenuta attraverso mille colloqui con Casalino e il suo staff.
Alla maggior parte dei precari, sono stati preferiti i 20 che avevano già superato le prove studiate dal M5S e che non erano stati assorbiti dall’ufficio stampa della Camera (che ne ha presi altri 20).
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2018 Riccardo Fucile
MA NON E’ IN GRADO DI APRIRE UNA PORTIERA DA SOLO?
Sembra la Regina Elisabetta. 
Una foto che, insomma, dimostra in modo piuttosto lampante come Casalino predichi bene (almeno per qualcuno) e razzoli malissimo.
Rocco Casalino, portavoce del M5s e del premier, Giuseppe Conte è stato colto in un atteggiamento che dimostra che tanto anti casta non è.
Un “dettaglio” colto in una foto di Pizzi, pubblicata sul Fatto Quotidiano, e rilanciata su Twitter da Nonleggerlo.
Eccolo, “l’anti-casta” Casalino, mentre si fa aprire la portiera dell’auto sulla quale viaggia con il premier Conte.
Il portavoce del M5S sta inanellando una serie di gaffe nelle ultime settimane che lo hanno esposto anche a parecchie critiche della base grillina.
E tutto fa pensare che questa non sia l’ultima
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2018 Riccardo Fucile
E ALLA FINE IL SONDAGGIO VIENE FATTO SPARIRE DAL BLOG DELLE STELLE
Inedito infortunio social per il MoVimento 5 Stelle, di solito il partito più scaltro nell’uso di Facebook.
Questa mattina la pagina ufficiale M5s ha lanciato un sondaggio dal risultato in apparenza più che scontato: “Noi pensiamo che i vitalizi siano un privilegio indecente e Roberto Fico si sta impegnando per eliminarli.
La casta non è d’accordo e addirittura vorrebbe denunciarlo per questo.
VOI DA CHE PARTE STATE?”. E qui arriva la sorpresa: alle 16,30 del 29 giugno, il sondaggio ha raccolto al bellezza di 18.495 con un esito sorprendente: “La Casta” (rappresentata in effige da Fausto Bertinotti, Massimo D’Alema, Paolo Cirino Pomicino e Ciriaco De Mita) batte Fico 55% a 45%.
Ovviamente la domanda è furba e strumentale visto che sulla questione il punto è che ci sono perplessità giuridiche intorno alla correttezza delle decisioni (tanto che c’è chi ha chiesto un parere all’ufficio legale della Camera prima del voto) e gli ex parlamentari hanno annunciato ricorsi.
Il problema è che mentre fino a qualche tempo fa vinceva tranquillamente Roberto Fico, nelle ultime ore è in poderosa rimonta la casta. Con uno scatto imperioso circa un’ora fa la Casta ha sorpassato il povero Roberto Fico e ha assunto il comando del sondaggio.
Il tutto, dicono i maligni, è dovuto all’attivismo di molti troll che stanno facendo girare il link e invitando a votare per la casta al puro e precipuo scopo di diffondere il caos, come insegnava il Maestro dei Maestri il quale probabilmente si starà facendo un sacco di risate nel Paradiso dell’Internet. O tempora! O mores!
Il sondaggio alla fine è stato tolto.
L’ultimo risultato prima della cancellazione dava la casta in grande vantaggio al 65%.
(da agenzie)
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Giugno 17th, 2018 Riccardo Fucile
SENZA COMMISSIONI NON SI FA NULLA E A BREVE ARRIVANO LE VACANZE ESTIVE… E’ IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO
Avvertenza per il lettore: questo è un articolo populista, volutamente populista, al passo con i tempi. Il 4 marzo 2018 si sono tenute le elezioni politiche, la Terra doveva ancora raggiungere l’equinozio di primavera per poi dirigersi verso il solstizio d’estate. Alla vigilia di questo nuovo traguardo orbitale, ancora il Parlamento italiano non è nel pieno delle sue funzioni.
Una primavera dorata per i 950 parlamentari italiani, una “pacchia” – come si usa dire anche a sproposito in questi giorni — lautamente retribuita dal contribuente.
Le porte del Parlamento non sono state chiuse. Sparute sedute lunghe e anche accese, spesso a favore di telecamera, sono state utili per ricostituire l’architettura istituzionale dello Stato, dalle nomine parlamentari alla fiducia per il Governo di Giuseppe Conte. Tra un commovente esordio in Aula della senatrice a vita Liliana Segre e uno show nonsense di Vittorio Sgarbi, è stato tutto tempo utile per i parlamentari per prendere confidenza con i colleghi, con i saloni e gli uffici di Camera e Senato.
Un esercito ancora non operativo, ma molto attivo soprattutto alla buvette o sui divanetti che arredano gli eleganti corridoi del Parlamento.
Attivo, soprattutto, nell’ammassare disegni di legge, spesso importati da passate legislature, negli uffici delle Camere: sono 1162 le proposte di legge presentate da marzo ad oggi, stando agli archivi di Camera e Senato.
E nessuna di queste è stata incardinata nè assegnata alla Commissione di competenza. Per una ragione piuttosto intuitiva: le Commissioni ancora non ci sono.
Il presidente di Montecitorio Roberto Fico ha chiesto ai gruppi di renderle operative entro il 21 giugno ma al momento solo Forza Italia ha comunicato i suoi componenti per la Camera. Al Senato la presidente Elisabetta Casellati si aspetta di avere la lista dei membri entro le 20 di lunedì 18 giugno.
Se è apprezzabile lo sforzo profuso nella presentazione di una mole consistente di leggi, gran parte delle quali non verranno mai discusse in cinque anni di legislatura, lo è ancor di più l’indubbia qualità di alcune di queste proposte. Ad esempio, l’atto numero 32 a prima firma della deputata Michela Vittoria Brambilla vuole introdurre norme “per garantire l’opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati”. Un’altra proposta mira invece a diffondere la cultura del veganesimo nell’ambito dell’insegnamento scolastico.
Per gli onorevoli Verini e Ciampi è prioritario approvare le disposizioni per “la promozione, il sostegno e la valorizzazione delle manifestazioni dei cortei in costume, delle rievocazioni e dei giochi storici”.
Per Paolo Russo è necessario riaprire i termini di un condono edilizio di 15 anni fa (326/2003). Varie leggi costituzionali, poi, per abolire il famigerato Cnel, e una per trasferire Pedemonte dal Veneto al Trentino Alto Adige.
Se per la grillina Azzurra Cancelleri è necessario introdurre norme “in materia di turismo all’aria aperta”, per la forzista Stefania Prestigiacomo è opportuno istituire “il luogo elettivo di nascita”. Infine, sempre a firma Russo, la proposta di riconoscere il pomodoro San Marzano “patrimonio culturale nazionale”.
Qualcosa si muove, seppur con molta calma, ma senza l’istituzione delle commissioni non si “cantano messe” in Parlamento.
Le Camere sono state convocate per la prima volta il 23 marzo per le elezioni dei rispettivi presidenti. Da allora a Montecitorio hanno avuto luogo 15 sedute. Nella quarta, il 10 aprile, si è dato il via libera alla composizione della Commissione speciale per il vaglio delle disposizioni urgenti, in attesa che lo stallo parlamentare, ancora nella sua fase embrionale, producesse una maggioranza stabile.
Di lì in poi ha regnato la nullafacenza, salvo qualche sporadica convocazione dei deputati per la proroga dei vertici dell’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente e altre questioni per nulla rilevanti.
Stesso discorso per i senatori: in tre mesi hanno scaldato lo scranno nella migliore delle ipotesi, non lo hanno nemmeno visto nella peggiore.
Sullo sfondo, la prolungata fase di consultazioni dei presidenti della Repubblica, Camera e Senato per trovare una maggioranza e la successiva crisi istituzionale tra M5S-Lega e Quirinale sul veto posto dal Colle al nome di Paolo Savona per il Ministero dell’Economia.
Il premier Giuseppe Conte, dopo un primo incarico e la parentesi Carlo Cottarelli, ha ricevuto l’incarico il 31 maggio, e nello stesso giorno ha presentato la lista dei ministri.
Il giorno successivo, il 1 giugno, ha giurato registrando il record di giorni trascorsi dalle elezioni alla formazione dell’esecutivo: 89. Il precedente record era stato fissato dal governo Amato nel 1992, in quell’occasione trascorsero 83 giorni dal voto al giuramento.
Per ora il Parlamento ha approvato solo il decreto di proroga dei vertici Arera.
Ci sono però altri tre provvedimenti urgenti, ereditati dal Governo Gentiloni, che necessitano di essere convertiti in legge, pena la decadenza. Il dl Alitalia è stata approvato il 30 maggio dalla Camera ma aspetta il via libera di Palazzo Madama. Al contrario, il decreto Calenda sulle aziende in crisi è passato al Senato ma aspetta il via libera di Montecitorio. Il decreto Terremoto invece è al Senato e aspetta ancora un primo via libera.
Complici lo stallo parlamentare, le traversie affrontate dalla maggioranza poi saldata in Parlamento a sostegno del Governo Conte, le trattative (e le polemiche) intorno alla stipula del Contratto di Governo, le performance dei parlamentari della XVIII legislatura sono state quantomeno deludenti.
Ma il Parlamento non è una azienda dove una parte dello stipendio può, teoricamente, essere vincolata ai risultati conseguiti.
A spanne, per uno stipendio medio di 13mila euro (comprensivo di indennità , diaria e rimborsi a vario titolo) a parlamentare, l’onorevole organico delle due Camere è costato nel complesso 270 milioni di euro in tre mesi di (poco) lavoro.
Ma non c’è da dubitare che nell’arco dei prossimi giorni, quando le Commissioni saranno formalizzate e i lavori parlamentari potranno finalmente andare a regime, l’esercito di 950 eletti si farà perdonare dal popolo sovrano e tornerà al suo onorevole servizio.
Allora, si spera, la pacchia sarà realmente finita, almeno per loro. Tanto molto presto, tra la fine di luglio e i primi di agosto, comincerà la pausa estiva.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2018 Riccardo Fucile
8 VICEMINISTRI E 35 SOTTOSEGRETARI NELLA PIU’ CLASSICA SPARTIZIONE PARTITOCRATICA
La squadra di Governo è quasi completata, mancano solo dettagli, poi sarà il Cdm, convocato per le
20.30 a ratificare le nomine.
Bilancino alla mano, per gestire al meglio gli equilibri, i vice ministri saranno 8 – di cui 5 a M5S e 3 alla Lega – e i sottosegretari saranno 35 – di cui 20 pentastellati e 15 leghisti.
L’accordo è stato raggiunto nel corso di un lungo vertice a Palazzo Chigi, alla presenza del premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi di Maio e Matteo Salvini: sono stati sciolti gli ultimi nodi in particolare quelli riguardanti le deleghe di peso. Ovvero telecomunicazioni, editoria e servizi segreti.
Alla fine tutte e tre resterebbero in capo ai 5Stelle. Tlc a Luigi Di Maio, che dice: “La crisi della Tim ci fa capire perchè è importante che Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico lavorino all’unisono. Così come è importante la delega alle telecomunicazioni, che ho deciso di tenere”. È possibile però che venga ceduta a un sottosegretario in quota M5S, e si fa il nome di Stefano Buffagni.
Sull’editoria fino all’ultimo la Lega ha provato a strapparla ai grillini che però hanno tenuto il punto.
Tra i nomi che circolano ci sono quelli di Emilio Carelli e Primo Di Nicola. Infine la delega ai Servizi segreti sarà mantenuta dal premier.
La Lega invece ha ottenuto il Cipe che verrà assegnato come ‘contrappeso’ al numero due della Lega Giancarlo Giorgetti, che prenderà in carico anche lo Sport.
Tra i vice ministri ci sarà spazio all’Economia per l’M5s Laura Castelli e il leghista Massimo Garavaglia. Mentre come sottosegretario potrebbe arrivare il grillino Alessio Villarosa esperto di banche. Al Viminale Matteo Salvini vuole il parlamentare Nicola Molteni. Per gli Esteri si è fatto nei giorni scorsi il nome di Emanuela Del Re. Infine, tra i nomi avanzati dai leghisti vi sarebbe quello dell’ideologo della ‘flat tax’ Armando Siri come sottosegretario al Mise.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 8th, 2018 Riccardo Fucile
NIENTE AEREO DI LINEA COME PROMESSO DAL M5S PERCHE’ “TROPPO COMPLICATO”
Alle 19 di ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è partito per il G7 di Charlevoix, in
Quebec nella sua prima trasferta internazionale.
Non essendo disponibili autobus e taxi che facessero quel tragitto (i tram di Roma sono stati tutti sabotati), come un Mackaulay Culkin di un certo livello Conte ha preso l’aereo.
Già , ma quale?
Ricorderete che qualche anno fa era scoppiata la polemica dell’Air Force Renzi; ebbene, il MoVimento 5 Stelle ha fatto sapere con un comunicato stampa ieri sera che nonostante le antiche polemiche del M5s sui “voli blu”, il Presidente del Consiglio viaggerà su un aereo di Stato ma non “quello di Renzi”, precisano i 5 Stelle che assicurano di aver tentato fino all’ultimo di provare ad organizzare la trasferta con voli di linea.
Soluzione complicata, a causa del tempo che sarebbe stato necessario, causa scali, per raggiungere la destinazione canadese e per l’esigua disponibilità di posti sui voli delle tradizionali compagnie per una partenza tutto sommato “last minute”.
In ogni caso, assicura il M5s, è intenzione del Presidente utilizzare il più possibile voli di linea soprattutto per le tratte più brevi.
Ma la verità del M5S viene contestata dal Partito Democratico.
Comincia Alessia Morani: “Attraverso le agenzie di stampa veniamo a sapere che della trasferta di Conte non si è occupato Palazzo Chigi ma il Movimento 5 Stelle. Lo veniamo a sapere perchè, come già accaduto con i taxi che un minuto dopo l’incarico hanno preso il posto delle Maserati, ogni viaggio del premier rappresenta evidentemente per i grillini una ghiotta occasione per fare demagogia. Intanto, hanno fatto finta di non sapere che sull’aereo da loro definito ‘di Renzi’, Renzi non c’è mai salito, avendo sempre l’ex premier utilizzato l’apparecchio su cui oggi vola Conte. A questo si aggiunge un fatto, più che irrituale, tragicomico: il tentativo di far volare Conte su voli di linea, salvo poi rinunciare perchè troppo complicato”.
La polemica prosegue con Michele Anzaldi: “Per andare in Canada al G7 il premier Conte viaggia esattamente con lo stesso aereo blu usato in questi anni da tutti i presidenti del Consiglio, compreso Renzi: farebbe bene ad evitare gaffe propagandistiche per non fare la fine del presidente Fico con l’autobus”, scrive su Facebook il deputato.
“A dispetto delle fake news non esiste alcun ‘aereo di Renzi’, tanto che l’Airbus per le missioni istituzionali è stato usato da ministri e massime cariche istituzionali per le missioni di sistema, ma mai dall’ex premier Renzi -prosegue Anzaldi-. Conte provi, se ci riesce, a tenersi alla larga dalla cialtroneria dei cinquestelle, come avrebbe fatto bene in aula alla Camera a tenersi alla larga dai bigliettini e i suggerimenti di Di Maio. I cinquestelle pur essendo arrivati nelle stanze del potere continuano a fare campagna elettorale becera e ad alimentare bufale”.
Il Corriere intanto fa sapere che d’ora in avanti Conte farà le missioni (brevi) con i voli di linea e lascerà l’aereo di Stato nell’hangar.
Un po’ come l’amata Jaguar, destinata a restarsene in garage.
(da “NextQuotidiano”)
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