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DAL LATTE PARMALAT AI CENTRI COMMERCIALI: I MILLE AFFARI DI MICHELE ZAGARIA

Dicembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

COMPLICITA’ NELLE BANCHE E BUSINESS MILIARDARI: IL LEADER DEI CASALESI E’ UNA STORIA SIMBOLO PER IL GOVERNO…ROBERTO SAVIANO: “NON BASTA REPRIMERE OCCORRE COLPIRE I TESORI DELLE ORGANIZZAZIONE”

La storia che racconto è stata scritta dalla procura antimafia.
Dai pubblici ministeri Federico Cafiero De Raho, Antonello Ardituro, Catello Maresca, Raffaello Falcone, Franco Roberti e Raffaele Cantone.
Dalla polizia, dai carabinieri, dalla Guardia di finanza.
E soprattutto è una storia che riguarda non la mia sfortunata terra, non semplicemente Casal di Principe, il comune più sciolto nella storia d’Italia, ma riguarda l’intero paese e l’economia di questo paese.
Michele Zagaria era un imprenditore, è un imprenditore.
È un imprenditore camorrista, non un camorrista imprenditore.
Sembra uno scioglilingua, ma non lo è.
Non è un camorrista che ha fatto soldi e quindi si è messo a fare impresa con denaro sporco. Al contrario è un casalese e precisamente di Casapesenna   –   un piccolo paese vicino a Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, i tre paesi dell’Agro Aversano con i maggiori problemi   –   partito come costruttore, come imprenditore, e ha sempre continuato a comportarsi da imprenditore.
Michele Zagaria è stato una pedina fondamentale, ad esempio, nella storia della Parmalat. Quando la Parmalat decide di fornire dati sulle vendite in grado di poter giustificare quotazioni elevate in borsa, ha bisogno di vendite sicure, e queste vendite gliele garantisce Michele Zagaria.
Come? Semplice: decidono di pagare un estorsione settimanale al boss che in cambio impone a tutti i supermercati, a tutti i dettaglianti, a tutto il mondo distributivo e commerciale di acquistare latte Parmalat.
E lo fa attraverso una strategia semplice, da imprenditore, non solo con le pistole puntate.
Va dai grandi distributori di latte e gli propone di distribuire i prodotti Parmalat a una percentuale di sconto elevata.
Accade, naturalmente, che tutti siano soddisfatti perchè il garante di questo sconto si fa Michele Zagaria con Pamalat stesso.
Cioè lui decide di imporre ovunque Parmalat a un dato prezzo che deve necessariamente andare bene anche alla Parmalat.
A questo punto tutti i concorrenti di Parmalat non riescono a reggere quelle percentuali di sconto, e quando uno solo ci riesce, Foreste Molisane, gli uomini di Zafaria gli bruciano i camion per il trasporto.
Michele Zagaria è stato imperatore del cemento in Emilia Romagna; sono note le società  riconducibili a suo fratello Pasquale Zagaria, detto Bin Laden.
E quelle imprese avevano nomi altisonanti (Ducato, Stendhal Costruzioni) e costruirono addirittura un edificio nell’ex area Mondadori, nel cuore di Milano, in via Santa Lucia 3.
Michele Zagaria è un uomo che mette le mani nei più importanti centri commerciali d’Italia.
Al centro commerciale Campania, un colosso dello shopping alle porte di Napoli, lui applica una doppia strategia.
Da un lato chiede la singola estorsione alle imprese che non fanno parte del suo cartello; dall’altro partecipa con le sue aziende alla vittoria dell’appalto e chiede quindi dei negozi da poter gestire. Quindi estorsione e costruzione.
Ho raccontato questa breve storia perchè desidero chiedere a questo governo di avere uno sguardo diverso sui tesori delle mafie. Il precedente ha attuato unicamente una strategia di repressione, ma ora la logica deve necessariamente cambiare. Il nuovo esecutivo può fare molto.
L’inchiesta svelata due giorni fa e che coinvolge anche l’onorevole Cosentino, spiega nel dettaglio come funziona il sistema finanziario che il clan dei casalesi utilizza per garantirsi i crediti.
Accade che un’impresa, in questo caso la “Vian srl” del boss Nicola Di Caterino, impegnata nella costruzione del centro commerciale fantasma “Il Principe” a Casal di Principe, non abbia i requisiti per ottenere un finanziamento dall’Unicredit, eppure il responsabile della gestione crediti per il Sud Italia, Alfredo Protino, e il direttore della filiale Unicredit di Roma Tiburtina, Cristofaro Zara, decidono di accordarlo ugualmente.
Questo è un modo per riciclare denaro, perchè Di Caterino, che avrebbe dovuto costruire un importante centro commerciale con soldi sporchi, avrebbe giustificato quel denaro come proveniente da Unicredit.
Sono decenni che le banche collaborano al riciclaggio del denaro sporco delle mafie.
Le banche, non tutte per fortuna, e spesso attraverso dirigenti infedeli, finanziano le imprese legate alle mafie.
Chiedo a questo governo di mostrarsi risoluto nell’aggredire i patrimoni criminali che costituiscono miliardi di euro accumulati illegalmente.
Chiedo a questo governo di esortare le banche che hanno avuto dirigenti infedeli di poter riparare non soltanto collaborando con l’antimafia, ma investendo al Sud e dando credito all’imprenditoria sana, la stessa che è stata spesso accantonata preferendo sostenere le imprese protette dai capitali mafiosi.
C’è molto da fare, moltissimo, e non bisogna credere che siano altre le priorità , perchè l’enorme tesoro saccheggiato dai clan può tornare alla società  civile.
Deve.

Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)

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LA POLITICA DELLA CAMORRA: UN VOTO CENTO EURO

Dicembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

E SPUNTA ADDIRITTURA LA SCHEDA BALLERINA

L’operazione di due giorni fa apre uno squarcio inquietante su anni di consultazioni in Casal di Principe.
Qui tutto era sotto il controllo dei Casalesi. Che accumulavano preferenze con ogni metodo.
Da una parte i ferrariani dall’altra i corviniani al centro Casal di Principe, il feudo da conquistare con ogni mezzo.
Dall’ordinanza del gip Egle Pilla, che ha portato in carcere 52 persone, 5 ai domiciliari, emerge il sistema per rendere il voto inutile e truccato.
Le elezioni, è la fredda ricostruzione dell’ordinanza, da decenni sono controllate dal crimine che elegge suoi uomini con i sistemi più disparati.
I corviniani fanno riferimento alla famiglia Corvino, da anni protagonista della politica a Casale, vicini a Nicola Cosentino, i ferrariani alla famiglia Ferraro con il capostipite
Nicola sotto processo per camorra e ras dell’Udeur in terra casertana.
Ma anche lo scontro tra famiglie è finto, chi vince alla fine è sempre la camorra.
Lo confessa candidamente un pentito in riferimento alle comunali del 2007.
Si sfidavano da un lato Cipriano Cristiano, appoggiato da Forza Italia e Alleanza Nazionale e dall’altro Sebastiano Ferraro (oggi consigliere provinciale), sostenuto da Udeur e Margherita. Nell’operazione di ieri sono stati entrambi arrestati, il collaboratore Luigi Grassia spiega nell’interrogatorio dell’aprile scorso: “ In tutta sincerità , che per noi del clan o vinceva Cipriano come poi ha vinto o vinceva Ferraro era sempre la stessa cosa, nel senso che chi comandava eravamo sempre noi e di politici di qualsiasi bandiera seguivano le nostre richieste, nel senso che eseguivano i nostri ordini specie in materia di appalti”.
Per condizionare il voto sia nel 2007 che nel 2010 ( al comune così come alla provincia) i politici al soldo del clan si inventano di tutto.
Il primo strumento è la compravendita.
Il racconto di testimoni e pentiti parla di un’Italia povera e umiliata come nel dopo guerra. I fratelli Corvino, figli d’arte il padre Gaetano già  condannato aveva ospitato un summit di camorra, erano legatissimi a Nicola Schiavone, figlio di Sandokan.
La politica nel nome dei padri. Antonio Corvino, Udc poi Pdl, da assessore e poi consigliere, forniva indicazione al clan in occasione di lavori edili o concessioni in modo da imporre i fornitori e tangente.
Alle elezioni Antonio Corvino si comprava i voti con tariffe da 50 a 100 euro e Sebastiano Ferraro per tutta risposta alzava il prezzo.
Ecco il racconto di Salvatore Caterino: “Ferraro Sebastiano che io ben conosco, proprio nel corso della campagna elettorale, mi disse che siccome lui sapeva per certo che Corvino Antonio offriva cento euro per ciascun voto, era disponibile ad offrirne lui stesso 150,00, a chi avesse votato lui invece che il Corvino”.
Stesse modalità  nelle comunali del 2007 quando Corvino diventa assessore in quota Forza Italia e alle provinciali del 2010 quando Sebastiano Ferraro per l’Udeur varca la soglia del consiglio provinciale. Angelo Ferraro, fratello di Sebastiano, anche lui arrestato, invece, nell’ultima giunta comunale di Casale diventa addirittura assessore con delega ai beni confiscati.
Non solo soldi anche promesse di posti di lavoro, blocchetti di buoni pasto e ogni genere di mercanzie per comprare il consenso.
Oltre i soldi c’era un altro sistema raffinato. In primis la scheda ballerina.
Meccanismo semplice, l’organizzazione forniva al primo elettore pagato una scheda vidimata e firmata dagli scrutatori, ma già  votata.
Dopo averla infilata nell’urna doveva uscire con quella bianca e il giro poteva continuare all’infinito.
A Casale di Principe durante le elezioni si compie un altro miracolo.
Vanno a votare anche i testimoni di Geova che sono contrari così come malati gravi, disabili, persone da anni domiciliati nel Nord Italia che, in realtà , non hanno mai varcato la soglia del seggio.
L’organizzazione monitora chi non vota per fede o per impossibilità  fisica di malattia o lontananza, poi prepara la documentazione.
Assolda persone che, tramite funzionari comunali compiacenti, ottengono un duplicato della tessera elettorale del soggetto non votante, infine si recano al seggio con una carta di identità  falsa riportante le generalità  dell’astensionista.
Ma non solo. Dalle indagini risulta che alcune persone hanno votato sotto falso nome senza presentare neanche il documento di identità  grazie al riconoscimento compiacente del presidente di seggio.
Dati, infatti, che non sono riportati nella lista elettorale dove non appare neanche la firma dello scrutatore.
Gli investigatori sono risaliti ad Arturo Cantiello, presidente di seggio della sezione incriminata, che copriva i falsi elettori.
E’ un avvocato penalista che difende la famiglia Russo ed è un esponente locale del partito democratico che nell’occasione favoriva l’ascesa degli esponenti candidati con Udeur e Forza Italia.
Dalle liste elettorali grazie a funzionari comunali compiacenti non erano stati cancellati neanche alcuni appartenenti al clan dei Casalesi pur avendo perso il diritto al voto.
Per Casale di Principe suonano profetiche le parole di uno degli arrestati Demetrio Corvino che prima delle comunali del 2010 chiarì: “ Tanto anche se non vinciamo noi …. e non ci andiamo sul comune ….ma comandiamo sempre noi”.

Nello Trocchia

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IL DEPUTATO DELL’IDV INCONTRA I BOSS

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

GAETANO PORCINO A COLLOQUIO CON GLI UOMINI DELLA ‘NDRANGHETA MILANESE…IL NOME DEL POLITICO COMPARE ANCHE NELL’INCHIESTA PIEMONTESE “MINOTAURO”: FILMATO INSIEME AL CAPO DELLA LOCALE DI RIVOLI

Contatti, rapporti, affari e favori. Al nord la ‘ndrangheta gioca su tavoli importanti. Non più solo droga o estorsioni. Ma appalti e politica.
E uno dei tanti filoni emersi incrocia l’asse Milano-Torino. Due fronti e altrettante inchieste di mafia che raccontano, per strade diverse, le comuni frequentazioni dei boss. In mezzo e a far da trait d’union un politico: Gaetano Porcino, calabrese, classe 57, parlamentare dell’Italia dei Valori, nonchè consigliere comunale a Torino e già  vicecommissario di governo per la regione Piemonte.
Il nome di Porcino, che ad oggi non risulta indagato in nessuna delle due indagini, compare nell’inchiesta Minotauro che il giugno scorso ha svelato la presenza delle cosche calabresi in Piemonte e nell’ultima operazione della procura di Milano sul clan Lampada-Valle.
Iniziamo allora dai contenuti delle indagini torinesi.
Dalle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emergono diversi contatti tra gli uomini delle cosche e alcuni politici, sia locali sia nazionali.
Scrive il gip: “Prova concreta dell’attivismo degli affiliati in funzione di infiltrazioni di natura politica, si evince dai contatti intercorsi tra esponenti della ‘ndrangheta piemontese con persone a vario titolo impegnate nella campagna elettorale per le elezioni amministrative da tenersi a maggio 2011″.
Uno dei politici che finisce nella rete delle indagini è proprio l’onorevole Porcino. Prosegue il giudice: “Dalla lettura degli elementi contenuti nell’annotazione si evince che, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la fine di febbraio 2011, Salvatore Demasi, detto “Giorgio” (capo locale della locale di Rivoli) si è incontrato, anche per il tramite di intermediari, con diversi esponenti politici gravitanti sul territorio torinese e provinciale”. E ancora: “Sono stati registrati contatti tra Demasi e l’Onorevole Porcino”.
A fine di gennaio 2011, raccontano gli investigatori, Demasi sta organizzando un incontro con quello che al telefono viene chiamato “onorevole”.
Tutto dovrebbe avvenire a metà  febbraio, ma alcuni impegni consigliano di accelerare. Il 28 gennaio 2011 così il presunto capo della locale di Rivoli è al telefono con Domenico Cairoli (“conosciuto negli ambienti di ‘ndrangheta da numerosi solidali, che lo indicano proprio come una “testa di legno” ).
Dice Demasi: “La settimana prossima lì, l’onorevole va (…) e quindi se fosse possibile domani mattino… dieci e mezza…undici?”.
La richiesta del boss, evidentemente, viene girata a chi di dovere.
Così il giorno successivo l’appuntamento è fissato al bar in piazza Massaua tra l’ex cinema e la banca.
Il 29 gennaio 2011 in piazza Massaua ci sono anche gli investigatori.
Si legge dall’annotazione trascritta nell’ordinanza: “Alle ore 11.20 circa, nei pressi del Bar Massaua di Torino, è avvenuto l’incontro tra Demasi, Vreazzo, Cairoli e una persona, individuata nell’onorevole Gaetano Porcino, sopraggiunto sull’autovettura Audi Q5 di colore grigio scuro tg.EA654CH a lui intestata. L’incontro si è protratto sino alle successive ore 12.20″.
Naturalmente non vi è nulla di penalmente rilevante. Di inopportuno forse sì.
Ma comunque, quando la notizia finisce sui giornali, Porcino liquida così il suo rapporto con i boss: “L’avevo visto in compagnia di altre persone nell’incontro in un bar con un nostro militante che proponeva la sua candidatura al Comune di Alpignano. Giusto il tempo di prendere un caffe’, in piedi, al banco. La questione che mi riguarda e per la quale viene menzionato il mio nome, nasce e muore qui. Non esiste null’altro”.
Antonio Di Pietro porta il carico da novanta: “L’onorevole Gaetano Porcino non ha avuto alcun tipo di rapporto, nemmeno politico, con le persone coinvolte nell’inchiesta Minotauro. Lo stesso nostro deputato ha già  dichiarato di essere disponibile ad essere ascoltato dai magistrati, qualora lo ritenessero opportuno”.
Solo un incidente di percorso, dunque.
Caso chiuso? Non proprio.
Perchè a distanza di pochi mesi una nuova inchiesta racconta i rapporti tra Porcino e altri boss della ‘ndrangheta.
Si tratta dell’operazione che mercoledì scorso ha portato in carcere dieci persone, tra cui un giudice calabrese accusato di aver favorito la ‘ndrangheta.
Esattamente quella ‘ndrangheta che negli ultimi anni ha conquistato Milano e dopo aver gettato le fondamenta di uno spietato controllo del territorio, ha dato la scalata alla politica.
Le lancette del tempo, in questo caso, tornano indietro all’aprile 2010.
E’ il 18 aprile. Gli uomini della squadra Mobile di Milano seguono gli spostamenti di Francesco Lampada (arrestato il primo luglio 2010), fratello di Giulio Giuseppe, “boss armato di pc e non di pistola”, considerato dai Ros “il braccio finanziario della cosca Condello”.
Poco dopo le 10 Lampada è a bordo della sua Bmw serie 7.
Da Milano arriva a Pogliano milanese. Qui preleva Antonino Cotroneo definito dal gip “appartenente alla cosca Condello”.
A questo punto i due mafiosi prendono l’autostrada verso Torino. Arrivati in città  attendono tra corso Regina Margherita e via Consolata. Chi devono incontrare? Annotano gli agenti: “Qui sono stati raggiunti da un’Audi Q5 tg. EA654CH di Gaetano Porcino, da cui è sceso un uomo elegante, alto circa 1.90/1.95, stempiato e brizzolato, che li ha salutati confidenzialmente, seguito da una donna di circa 40/45 anni, capelli lunghi scuri, alta circa 1.65. Poi, intono aile 13.05, i quattro si sono salutati e la coppia Lampada-Cotroneo è rientrata a Milano“.
Questi i fatti emersi fino a pochi giorni fa.
L’onorevole Porcino non ha commentato l’ultima sua comparsata (senza rilevanza penale, va ricordato) in un’operazione di mafia.
E dunque restiamo alle parole della scorsa estate: “Totale assenza di qualsivoglia rapporto o anche lontano e minimo mio ipotizzabile coinvolgimento“.
I rapporti di Porcino con le cosche, l’11 giugno scorso provocarono le dimissioni di Giulio Cavalli (oggi consigliere regionale di Sel) da coordinatore cittadino dell’Idv. “La differenza — dice lo stesso Cavalli — sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perchè gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema. Certo ora gli incontri “sfortunatamente” emersi sono due. E immaginatevi se fosse stato Angelino Alfano, Cicchitto o Formigoni come l’avremmo letto e discusso dappertutto.”
Decisamente allarmante, invece, la posizione espressa dal gip di Milano Giuseppe Gennari: “Come si vede i Lampada — che sono legati ai Cotroneo da una dichiarata relazione di comparaggio (relazione essa stessa indice di legame mafioso) — mantengono sistematici rapporti con compare Nino, con il quale scambiano favori, scambiano influenze elettorali e fanno affari”.
E ancora: “Colpisce il fatto che la coppia abbia frequentazioni non casuali con l’ onorevole Porcino”.
Quindi si precisa: “L’indagine non ha consentito di comprendere quali fossero gli interessi comuni tra questi soggetti.
Tuttavia si ricordi che Porcino e già  emerso nella indagine “Minotauro” per suoi contatti con esponenti della ‘ndrangheta”.
Dopodichè la conclusione che in maniera plastica riassume il rapporto che esiste oggi tra politica e mafia. “Come si sa — spiega Gennari —   i politici non sanno mai nulla delle persone con cui entrano in contatto. Ma alla fine- sarà  uno sfortunato caso- sono sempre gli stesso politici a frequentare i mafiosi”.

Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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‘NDRANGHETA, ARRESTATO IL MAGISTRATO CALABRESE VINCENZO GIGLIO: “FAVORIVA IL CLAN LAMPADA”

Novembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

IN MANETTE ANCHE L’AVVOCATO VINCENZO MINASI, IL CONS, REGIONALE PDL FRANCESCO MORELLI E IL MARESCIALLO DELLA G.D.F. MONGELLI… PRIMA O POI TOCCA A TUTTI

Magistrati di spicco, politici di primo piano, uomini delle forze dell’ordine e affiliati: è un’operazione anti-‘ndrangheta che coinvolge tutti i livelli quella in corso in queste ore a Reggio Calabria ad opera della Dda di Milano.
In manette Francesco Morelli, consigliere regionale del Pdl, considerato dagli inquirenti l’anello di collegamento tra i clan e gli ambienti politici nazionali.
Il suo non è l’unico nome di peso.
Corruzione, favoreggiamento personale, rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività  della ‘ndrangheta: con queste accuse, la Dda di Milano ha arrestato il giudice Vincenzo Giglio, 51 anni, presidente anche di Corte d’Assise e della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, esponente della corrente di sinistra di ‘Magistratura democratica’ , docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università  statale Mediterranea di Reggio Calabria.
Secondo gli inquirenti, avrebbe favorito un esponente del clan Lampada e gli interessi della cosca.
L’inchiesta del procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e dei sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci ha fatto scattare le manette anche per l’avvocato milanese Vincenzo Minasi e per Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista ‘Pdl-Berlusconi per Scopelliti’.
Il primo è noto, tra le altre cose, per essere il difensore di Maria Valle, la figlia di Francesco, patriarca della famiglia, della quale tempo fa aveva ottenuto l’annullamento dell’arresto in Cassazione.
Morelli, invece, è considerato uomo molto vicino al sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ne aveva fortemente sponsorizzato la candidatura e sostenuto la campagna elettorale, intervenendo anche in prima persona.
In carcere, inoltre, anche il maresciallo capo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, per corruzione, e sono in corso perquisizioni che riguardano anche Giancarlo Giusti, giudice in servizio presso il Tribunale di Palmi. In tutto, gli arresti dovrebbero essere una decina.
Sono stati fermati anche tre presunti affiliati alla ‘ndrangheta, Gesuele Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso.
Misale è accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, Nasso di associazione mafiosa e Rinaldi di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità  mafiose.
I fermi sono stati eseguiti dalle Squadre mobili di Reggio Calabria e di Milano.
Su disposizione della Dda di Reggio Calabria sono stati perquisiti, inoltre, gli studi degli avvocati Francesco Cardone, del Foro di Palmi, e Giovanni Marafioti, del Foro di Vibo Valentia, indagati nella stessa inchiesta.
La dda di Reggio Calabria ha confermato che il provvedimento di custodia cautelare è del Gip di Milano, su richiesta della Dda del capoluogo lombardo, mentre la Dda di Reggio Calabria ha emesso il provvedimento di fermo eseguito stamattina.
Immediata la reazione delle istituzioni calabresi. ”Fateci leggere le carte. Dateci la possibilità  di leggere qualcosa. Ancora non abbiamo nessuna notizia” ha detto il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti in merito all’arresto del consigliere regionale Franco Morelli.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA DISCUSSIONE TRA FINI E LA BASE MILITANTE DI GENOVA: ECCO LA RASSEGNA STAMPA

Novembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

LA ANIMATA DISCUSSIONE TRA FINI E LA BASE GENOVESE CHE RECLAMA LEGALITA’ FINISCE SULLE PAGINE DEI QUOTIDIANI DELLA LIGURIA: DAL SECOLO XIX AL IL GIORNALE, DA REPUBBLICA A IL CORRIERE MERCANTILE-LA STAMPA

IL SECOLO XIX: INCONTRO COI DISSIDENTI, COMMISSARIO “DEGRADATO”

Degradata sul campo minato del Fli genovese.
Via dalle spalle il grado di commissario per non aver saputo tenere le polemiche lontano da Gianfranco Fini nel giorno della sua visita genovese.
Nelle fibrillazioni interne a Futuro e Libertà  cade anche Barbara Contini, commissario nominato per mettere ordine a Genova.
Al termine del convegno sul volontariato, Contini fa da tramite tra il leader di Fli e i “dissidenti” genovesi, presenti circa 80 persone formalmente uscite dal partito (ma le dimissioni sono state congelate a Roma) in polemica con il coordinatore regionale Enrico Nan per aver accettato in comodato d’uso come sede del partito dei locali da Andrea Nucera, imprenditore nel mirino dei giudici.
A capo della delegazione (di quasi ex) Rosella Oddone, Riccardo Fucile e Michele Forino. Luogo dell’incontro il giardino della Meridiana.
Fini li ascolta, i dissidenti attaccano Nan.
Il presidente si irrigidisce. “Per sostituire i coordinatori ci sono i congressi” sibila prima di girare le spalle al gruppo ed essere trascinato via dalla scorta.
Il resto è per Barbara Contini: “Questo non me lo dovevi fare. Non occuparti più di Genova”.
I testimoni ci sono, le voci cominciano a girare, dopo poco è di dominio pubblico.
Prima c’era stato il caso di Christian Abbondanza, l’esponente della Casa della Legalità  minacciato di morte per le sue inchieste contro la mafia, a cui Fini avrebbe dovuto esprimere solidarietà , incontro saltato,   si dice, per le molte insistenze di Nan.

IL GIORNALE : FINI A GENOVA INCONTRA I FAN E FINISCE PER LITIGARE CON LORO…”CADUTA DI STILE PER IL PRESIDENTE: NON ACCETTA LE PACATE CRITICHE”

«Avevamo concordato con la senatrice Barbara Contini un incontro con il presidente Gianfranco Fini, a margine dell’evento organizzato dai giovani volontari di Janua al Palazzo della Meridiana. Eravamo un centinaio. Quasi tutti delusi dalla gestione locale del partito. Dopo soli pochi minuti, quando tre cittadini avevano appena finito i loro civili e brevi interventi, la terza carica dello Stato, ha realizzato una caduta di stile imperdonabile, choccando i presenti. Da cittadino, rimasto muto all’incontro, ma apostrofato, impersonalmente, in maniera inaccettabile, mi sento di esternare tristezza. E la mia protesta. Non voterò e non appoggerò mai più quel partito».
Quella di Fini doveva essere la giornata della «coesione» politica, anche fra le varie anime del partito genovese e non soltanto quella nazionale.
Invece, poco dopo essere sbarcato a Genova, quello di Fini è stato un altro «d-day» della fuga da Fli.
«Fino a poco tempo fa ero di Alleanza Monarchica – racconta l’avvocato Michele Forino – mi sono iscritto insieme a tanti altri amici a Fli, nella convinzione che il manifesto e le idee di Fini fossero condivisibili. Sono stato presidente del primo circolo finiano costituito a Genova: il Cavour. Lo scorso giugno, insieme ad altri trecento iscritti al partito, mi sono dimesso anche da responsabile regionale per l’Organizzazione. Ieri, alle 13.30, dovevamo rappresentare al Presidente le nostre idee, comprese quelle di valutare l’espressione di uomini al di fuori del partito, anche per le prossime elezioni amministrative. Inspiegabilmente, la reazione di Fini è stata eccessivamente brusca.
A me non ha insultato personalmente, ma siamo rimasti quasi tutti sbigottiti. In modo a dir poco sarcastico ci ha poi consigliato di iscriverci al partito di Di Pietro.
Uno schiaffo alla nostra serietà  politica e dignità  personale di cittadini, ancorchè potenziali elettori, attivisti e simpatizzanti. Dalla terza carica dello Stato non ce lo aspettavamo. Lo avevamo accolto con un caloroso applauso. C’è chi predica bene e razzola male. Fini se ne è andato via lasciandoci a bocca aperta e fortemente delusi. Anche se siamo semplici persone, meritiamo rispetto».

CORRIERE MERCANTILE-LA STAMPA:   FINI: TENSIONE CON I DIMISSIONARI E LA CONTINI

L’avvio della 24 ore genovese indica che nel partito c’è ancora tensione dall’estate scorsa, una tensione che sfocia in uno scontro con la sen. Contini che sembrava essere stata indicata come “commissario” di Genova.
Nel cortile di palazzo della Meridiana, al termine del Convegno, la Contini si è avvicinata a Fini con il gruppo di dimissionari.
C’è stato uno scambio di battute sul partito che deve essere “più pulito” con il segretario a replicare che è in grado di riconoscere chi ha la fedina penale pulita.
E c’è chi racconta che alla fine Fini sia sbottato: “Tu da oggi hai finito”.
Minimizza la Contini: “Con quel gruppo che ha voglia di rientrare con me sto lavorando bene da un mese ed è quello che dovevano dire a Fini. Si sono messi a parlare di legalità  e capisco che essendoci tensione, sia facile arrabbiarsi. Ci sarà  un chiarimento”.
Ma ci sarà  da lavorare per ricucire

REPUBBLICA: FINI SCARICA LA CONTINI, LITE COI DISSIDENTI CHE RECLAMANO LEGALITA’

Fli anche ieri, e proprio protagonista Fini, ha mostrato tutte le divisioni già  diventate di dominio pubblico.
Fini ha scaricato la sen. Barbara Contini, commissaria da poco tempo, salvo poi cercare di recuperarla qualche ora dopo.
Contini accompagnava il gruppo dei dissidenti che si erano dimessi in polemica con il coordinatore ligure di Fli, Enrico Nan.
Costoro hanno cominciato a parlare di “scarsa democrazia”, di “legalità ” e “fedine penali”.
Fini è andato su tutte le furie, replicando che “qui la fedina penale più sporca è la mia”

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LA CASA DELLA LEGALITA’ RINGRAZIA TUTTI: “SI VA AVANTI, NON SI CEDE NE’ TEMPO NE’ PASSO”

Novembre 27th, 2011 Riccardo Fucile

PUBBLICHIAMO IL MESSAGGIO DI RINGRAZIAMENTO DI CHRISTIAN ABBONDANZA, MINACCIATO DI MORTE DALLA ‘NDRANGHETA, PER AVER PARTECIPATO ALLA GRANDE MANIFESTAZIONE DI SOLIDARIETA’ NEI SUOI CONFRONTI… MA E’ LA SOCIETA’ CIVILE CHE DOVREBBE RINGRAZIARE PERSONE COME LUI, MAGARI ANCHE QUALCUNO CHE NON HA RITENUTO DI MANDARGLI NEANCHE UN TELEGRAMMA

L’abbraccio in cui ci si è stretti oggi a Genova non era un abbraccio di quelli consueti, ma sentito, senza ipocrisie.
Oggi in “diversi” ci si è ritrovati per dire che le minacce e intimidazioni mafiose non passano e non passeranno!
E’ stato l’esempio, credo, di ciò che serve all’antimafia per vincere: partire dai cittadini e non essere di parte, ma trasversale e senza ipocrisia o retorica. Non era solo solidarietà  a me o sostegno alla Casa della Legalità , ma esempio di una presa di coscienza e partecipazione all’impegno per sconfiggere quel sistema di potere mafia-politica-affari che, con le complicità  di pezzi dei settori di controllo, devasta le nostre vite!
Grazie a Piombo Marco, Enrico Bini, Enrico Musso, Marco e Nicoletta Barberis, Barberis Alessandra, Riccardo Preve, Felice Airoldi, Riccardo Fucile, Paola Del Giudice… grazie ai ragazzi straordinari del MoVimento 5 Stelle dell’Emilia-Romagna (Bologna, Modena, Reggio Emilia…) e Nik e Serena, Werter, Matteo Olivieri, Patrizia Sardella… a tutti… ed ancora ai ragazzi del MoVimento 5 Stelle di Savona…
Grazie a Liliana!!!! Grazie a Giovanna ed al suo coro.
Grrrrrazzzzzieeee a chi ha lavorato giorno e notte per questo appuntamento… Enrico, Francesco, Ludovica, Andrea e Chiara… ed a tutti quelli che lo hanno diffuso in rete.
Grrrrrrazie al nuovo capo della Squadra Mobile che con lo Sco era presente.
Grrrrrrazie allo staff della Fondazione Cultura di Genova.
Ed ancora grrrrrazzzieeee a Giulio Cavalli che ci telefona per avere gli aggiornamenti e cercare di smuovere, insieme a Beppe Lumia, quanto è possibile perchè sia data la protezione necessaria.
Grazie a tutti quelli che sono venuti ed hanno riempito la sala in questo forte, davvero forte abbraccio… a tutti, ma proprio a tutti… ma in particolare a Clara con la piccola Matilda ed a Claudio con Barbara ed il piccolo Gabriele… che speriamo, quando saranno grandi, possano dire di ricordarsi strani discorsi su una cosa che non vedono più intorno a loro… la mafia!
Oggi a Genova, in questo pomeriggio di novembre, c’era la BELLEZZA!!!
Noi si va avanti… non si cede perchè il futuro è ancora tutto da scrivere ed è nelle nostre mani!!!”
Christian

Francesco Tasso, uno degli organizzatori,   ha poi scritto al ns. direttore:
“Grazie a Riccardo per esser stato presente ieri… disarmante vedere che in una città  governata dalla sinistra perbenista gli unici attestati di solidarietà  siano venuti dalla destra… e questo lo dico perchè sono sicuro tanti perbenisti di sinistra non se lo aspettano. l’importante è ricordarsi che la lotta per la legalità  non è ne di destra ne di sinistra… è di tutti. (o di nessuno – di loro ovviamente – )

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“AL NORD QUALCUNO HA APERTO LE PORTE AI BOSS”: L’INTERVISTA A NICOLA GRATTERI, PROCURATORE DI REGGIO CALABRIA

Novembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

DALLA STORICA SENTENZA DI MILANO CHE HA VISTO 110 IMPUTATI E DECRETATO PENE PER 700 ANNI EMERGE CHE LA MAFIA AL NORD SI VA ESTENDENDO GRAZIE A TROPPE COMPLICITA’

“Sempre più dovremo abituarci alla presenza, nelle indagini di mafia, di soggetti che hanno potere reale nella pubblica amministrazione”. Parola di Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, chiamato a commentare la sentenza del processo Infinito: l’ ultimo grande dibattimento che si è celebrato contro la ‘ndrangheta a Milano e che due giorni fa ha decretato oltre sette secoli di carcere per 110 imputati.
Le parole di Gratteri suonano come un avvertimento, rispetto alle vie future che seguirà  la magistratura.
Del resto, il Procuratore aggiunto, parla a ragion veduta. Lui, della maxi-indgine contro la ‘ndrangheta che Milano e Reggio Calabria si sono divisi, ha infatti in mano il ramo calabrese ribattezzato “Il Crimine”.
E così, come al nord, anche al sud ci si è trovati con due processi.
Uno in rito ordinario, partito a fine settembre nell’aula bunker del tribunale di Reggio Calabria; l’altro in abbreviato, nel quale è stato lo stesso Gratteri a chiedere alla Corte oltre 1500 anni di carcere per 118 imputati alla sbarra.
Tornando alla sentenza di Milano, Dottor Gratteri cosa la fa maggiormente riflettere?
Il fatto che in maniera chiara si sia mostrato a tutti che tra gli imputati, o meglio che tra gli associati, ci siano stati dei soggetti non tipicamente mafiosi, non ordinariamente considerati degli ‘ndranghetisti
Tra gli altri, alla sbarra c’erano un sindaco (Giovanni Valdes, di Borgarello nel pavese ndr), un bancario (Alfredo Introini ndr) e un imprenditore (Salvatore Paolillo ndr), condannati a tre anni e 4 mesi in tutto per turbativa d’asta, anche se su di loro non pesava l’accusa di associazione mafiosa…
Questo è vero. Ma è stato più importante evidenziare, nel complesso delle indagini e nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali, che la ‘ndrangheta abbia sempre più spesso a che fare con personaggi che hanno un ruolo attivo all’interno della pubblica amministrazione. Un contributo non irrilevante alla diffusione della criminalità  organizzata anche al nord, lo hanno dato questi colletti bianchi collegati con la politica. Ed è la vera novità  scaturita da queste ultime inchieste
Qual è, secondo lei, la caratteristica principale di questa ‘ndrangheta che ha trovato al nord una suo nuova area di conquista?
L’essersi organizzata in una struttura unita e verticista, la Provincia. Nel prosieguo delle indagini e nelle continue riunioni che facevamo io, il Procuratore Pignatone e la dottoressa Boccassini, si evidenziava un dato che vado sostenendo da anni. La ‘ndrangheta del nord, contrariamente a quanto dicevano altri studiosi ed esperti di mafia, non si è ‘sgabellata’, ovvero sganciata da quella calabrese, ma con quella continua ad essere un tutt’uno. Viceversa sarebbe stata un’altra cosa: non sarebbe stata più ‘ndrangheta. La prova l’abbiamo avuta quando il boss Carmelo Novella dal suo ‘buen retiro’ vicino Legnano, visto che si voleva separare, è stato prima ‘posato’, cioè messo da parte, poi ucciso
Non l’ha quindi stupita più di tanto la grande quantità  di condanne decretate dal giudice di Milano?
Il risultato di questa prima sentenza era quasi scontato. Nel momento in cui delle indagini si basano su intercettazioni telefoniche e ambientali, ma soprattutto su video riprese che presentano prove inequivocabili, nella sostanza si va in udienza e si discute la pena
Rimangono aperti i due procedimenti calabresi e quello in rito ordinario ancora in corso a Milano. È su questi che si giocano le prossime sfide?
Nelle aule giudiziarie sì. Chi ha scelto di essere giudicato con la via più lunga — quella del rito ordinario — lo ha fatto seguendo una strategia difensiva. Si pensa che nel corso di un’istruttoria dibattimentale ci sia maggiore possibilità  di dimostrare la propria innocenza. Però, ripeto, noi stiamo parlando di un’indagine fatta di prove davvero schiaccianti
Il potere giudiziario, anche al nord, ha dimostrato di saper reagire al radicamento della criminalità  organizzata calabrese, la più potente…
Certo, ma bisogna tenere alta la guardia! Bisogna ricordarsi che l’operazione Infinito non è l’unica indagine contro la ‘ndrangheta fatta in Lombardia. Addirittura agli inizi degli anni ’90 ci fu la ‘Notte dei Fiori di San Vito” e la “Nord Sud” condotta da un magistrato fuoriclasse, Alberto Nobili. Ma non è che bastano due o tre operazioni per debellare il fenomeno, anzi la ‘ndrangheta è più forte di prima, perchè più ricca. La ‘ndrangheta è arrivata al nord, ma sicuramente qualcuno, in questi anni, gli ha aperto la porta!

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CASO SORICAL: NEL CDA DELLA SOCIETA’ DELL’ACQUA L’EX SINDACO DI UN COMUNE SCIOLTO PER MAFIA

Novembre 25th, 2011 Riccardo Fucile

PASQUALINA STRAFACE, EX SINDACO DI CORIGLIANO CALABRO, NONOSTANTE LE PESANTI ACCUSE SUL SUO COMUNE, DA QUALCHE MESE SIEDE NELLA SOCIETA’ DI RAPPRESENTANZA DELL’ANCI CALABRIA… ANGELA NAPOLI PRESENTA UN’INTERROGAZIONE

C’è una presenza imbarazzante nel consiglio di amministrazione della Sorical, la società  mista (Regione Calabria e Veolia) che gestisce gli acquedotti calabresi.
Si chiama Pasqualina Straface, ex sindaco del Pdl di Corigliano Calabro (provincia di Cosenza), sciolto per infiltrazione mafiosa.
Una decisione firmata dall’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni lo scorso otto giugno, che accolse la proposta venuta dal prefetto di Cosenza, basata sulla “sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali — come si legge nel decreto di scioglimento — con la criminalità  organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale”.
L’ex sindaco di Corigliano Calabro, nonostante le pesanti accuse che pendono sulla sua amministrazione, non ha però lasciato l’importante posto di consigliere della Sorical, dove siede da qualche mese in rappresentanza dell’Anci Calabria.
Un ruolo chiave, divenuto sensibile dopo la decisione del gestore degli acquedotti di ridurre l’acqua ai comuni calabresi che non riescono a pagare le bollette.
Dovrebbe essere proprio lei, il sindaco dimesso dal prefetto, a sostenere i diritti delle amministrazioni comunali di fronte all’amministratore delegato Maurizio Del Re, nominato — come da statuto — dal socio privato, la francese Veolia.
L’Anci della Calabria non sembra stupirsi più di tanto: “Non è che non ci dormiamo la notte per questa vicenda — spiega Rosanna Palazzo, segretario regionale — e dico di più: chi ripagherà  Pasqualina Straface per quello che ha subito quando, magari tra anni, si scoprirà  che non era vero nulla?”.
La segretaria della sezione calabrese dell’associazione dei comuni si dice sicura della estraneità  di Pasqualina Straface e della sua famiglia dai condizionamenti della ‘ndrangheta.
L’ex sindaco è stata indagata insieme ai fratelli per associazione mafiosa, nell’ambito dell’operazione “Santa Tecla”, condotta dalla Dda di Catanzaro lo scorso anno, che portò a 67 arresti.
Il nome dell’indagine derivava dall’omonimo via a pochi passi da Piazza Duomo a Milano, dove — secondo l’accusa — gli affiliati si incontravano per organizzare il traffico di droga dalla Calabria verso la Lombardia.
Pasqualina Straface è stata poi prosciolta dal Gip, che però ha mantenuto le accuse per i due fratelli: “Lei è una bravissima persona, e anche il fratello, morto da poco: al suo funerale c’era tanta gente, dicono che era un uomo generoso. Ma questi magistrati li leggono i giornali?”.
I fratelli dell’ex sindaco, Franco e Mario Straface, sono indagati davanti al Gup per associazione mafiosa.
I loro presunti contatti con le cosche del cosentino sono ampiamente citati nella relazione del prefetto che ha chiesto e ottenuto lo scioglimento del consiglio comunale di Corigliano Calabro: “Elementi sintomatici di un condizionamento dell’amministrazione da parte della criminalità  organizzata — si legge nel decreto di scioglimento dello scorso giugno — sono stati rinvenuti nei particolari legami tra uno dei componenti della giunta comunale ed i fratelli del primo cittadino interessati dalla menzionata ordinanza di custodia cautelare. Viene inoltre rilevato che parte dei componenti dell’attuale compagine politica sono gravati da precedenti penali, pregiudizi rilevati peraltro anche nei confronti di funzionari e dipendenti dell’ente locale, alcuni dei quali ritenuti organici o contigui alla malavita organizzata”.
Angela Napoli, deputato calabrese di Fli, aveva presentato il 24 novembre del 2010 un’interrogazione al ministro dell’Interno Maroni, chiedendo spiegazioni sulla presenza di Pasqualina Straface nel Cda di Sorical: “La Sorical è una società  per azioni a maggioranza di capitale pubblico — scriveva Napoli — e che, pertanto, dovrebbe attenersi alla disciplina pubblicistica in materia di incompatibilità  per le nomine dei consiglieri di amministrazione e degli altri vertici societari nonchè per le assunzioni e gli incarichi dirigenziali”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“DESTRA DI POPOLO” E’ A FIANCO DELL’AMICO CHRISTIAN ABBONDANZA MINACCIATO DALLA MAFIA

Novembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

CONTRO MAFIE E IPOCRISIE, SOSTENERE LA “CASA DELLA LEGALITA'”
E’ UN DOVERE CIVILE… LA DESTRA SOCIALE DEI VALORI E DELLA LEGALITA’ SABATO SARA’ PRESENTE, IN MEMORIA   DI PAOLO

Ci sono nuove e concrete evidenze che il presidente della Casa della Legalità  – Onlus (www.casadellalegalita.org), Christian Abbondanza, sia ritenuto in concreto ed effettivo pericolo di vita per possibili attacchi da parte di cosche mafiose operanti sul territorio.
Le Prefetture di Savona e Genova hanno conseguentemente disposto misure di protezione per tutelarne l’incolumità , dando così conferma del fatto che nel 2011 in Liguria un uomo rischia la vita se denuncia le pesanti presenze ed attività  mafiose nel territorio e le infiltrazioni nell’economia e nella politica.
Questa notizia dovrebbe imporre a tutta la comunità  ligure una profonda riflessione e smuoverne la coscienza.
La Casa della Legalità , tramite i suoi Osservatori su mafie, reati ambientali e pubbliche amministrazioni, ha promosso inchieste ed effettuato denunce che hanno anticipato anche di diversi anni sviluppi giudiziari ed investigativi che hanno poi confermato la Liguria come “colonizzata” in tutte le sue province dalle mafie.
A riconferma di ciò, la recente riunione della Commissione Parlamentare Antimafia a Genova, con le audizioni di Prefetti, Reparti e Magistratura, ha evidenziato, dopo anni, che quanto denunciato dalla Casa della Legalità  era fondato.
Con un lavoro costante la Casa ha raccolto segnalazioni e promosso approfondimenti che sono stati poi raccolti dai reparti dello Stato, Prefetture e da diverse Procure.
Questo lavoro ha permesso anche al mondo dell’informazione di aprire gli occhi su questa drammatica realtà , contribuendo fortemente a rompere il muro di silenzi, negazionismi e omertà  che per anni ha avvolto ed avvolge tutt’ora mafiosi noti e meno noti, così come anche i rapporti di affari che questi avevano (ed hanno) con imprese, cooperative, società  pubbliche e pubbliche amministrazioni.
Con determinazione non hanno lasciato soli coloro che hanno trovato il coraggio di denunciare, così come sono stati stati capaci di mettere in imbarazzo e difficoltà  la politica che, da una parte e dall’altra, vede propri esponenti affiancarsi ai boss e diversi Comuni soccombere ad infiltrazioni e condizionamenti, spesso in cambio di una manciata di voti.
Certamente qualcuno potrà  dire: “se la sono cercata”.
E’ vero, si sa a cosa si va incontro quando si denunciano certe collusioni e complicità , quando si punta l’indice sul mafioso e sulle attività  di riciclaggio che vedono, ad esempio, la Liguria in prima fila con le speculazioni edilizie.
Ma non è così che una società  civile può e deve rispondere.
Una “società  civile” deve prendere esempio da quanto fatto dalla Casa della Legalità .
Ognuno deve farsi carico di un pezzetto di responsabilità  in questa lotta all’illegalità  ed alle mafie.
Ognuno deve sostenere questa battaglia.
La Casa della Legalità  è una struttura che non riceve alcun contributo pubblico e che non ha sponsor: non li ha proprio perchè ha voluto mantenersi assolutamente indipendente e libera d’azione; l’unica fonte di sostentamento della struttura sono le sottoscrizioni e le donazioni dei singoli cittadini.
Purtroppo alle spese ordinarie (cancelleria, telefono, benzina per gli spostamenti solo per fare alcuni esempi) si aggiungono sempre più sovente (e più a fondo si colpisce) da un lato le spese legali per difendersi dalle querele e dall’altro magari le spese di “manutenzione” per le casuali manomissioni all’auto usata per gli spostamenti o per gli attacchi informatici…
Ed allora ecco che ci sentiamo in dovere, oltre all’esprimere solidarietà  al Presidente della Casa della Legalità  ed agli altri ragazzi che lo affiancano nelle inchieste, nelle denunce e nelle incursioni sul territorio, di invitare ad un sostegno anche economico della Casa della Legalità , così che possano continuare ad andare avanti nel loro lavoro che si è dimostrato così efficace ed incisivo, sia per l’impatto civile e culturale, sia per il contributo portato anche ad inchieste e provvedimenti giudiziari che hanno condotto ad un’aggressione vera e propria alle cosche ed ai loro capitali illeciti.
Se ognuno di noi si impegnasse a sostenere questa realtà  libera, con un piccolo contributo mensile, tutti saremo più liberi.
Questo sostegno, alla luce dei nuovi atti intimidatori che in queste ore stanno colpendo i membri della Casa della Legalità  e le persone ad essa vicine, stringendo sempre di più il cerchio attorno al Presidente dell’associazione, è una sorta di “impegno e dovere civile”, a testimonianza del fatto che cedere di un solo passo sarebbe una sconfitta ed una svendita del nostro territorio e patrimonio alla criminalità  organizzata.
Nel mirino, ora, ci sono loro.

Le adesioni all’inziativa di sabato 26 novembre

Rosario Crocetta – Europarlamentare ed ex sindaco antimafia di Gela
Giuseppe Lumia – Senatore – Commissione Parlamentare Antimafia già  Presidente della commissione
Angela Napoli – Deputato – Commissione Parlamentare Antimafia
Andrea Orlando – Deputato – Commissione Parlamentare Antimafia
Enrico Musso – Senatore – Commissione Parlamentare Antimafia
Giulio Cavalli – Attore, scrittore e consigliere regionale in Lombardia
Piero Ricca e Qui Milano Libera – Attivista, blogger e giornalista freelance italiano
Alfredo Galasso – Avvocato, politico e docente italiano
Lirio Abbate – Giornalista
Dario Fo – Drammaturgo, attore teatrale, scrittore, regista, scenografo, attore cinematografico comico e blogger italiano. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura
Franca Rame – Attrice teatrale, drammaturga e politica italiana
Valerio Gennaro – Medico Oncologo Epidemiologo ISDE
Patrizia Gentilini – Oncologo, ISDE
Daniele Biacchessi – Giornalista, scrittore, autore e interprete di teatro civile
Roberto Galullo – Giornalista
oSKAr Giammarinaro e gli Statuto
Marino Severini e The Gang
Ivan Cicconi – esperto ti appalti pubblici
Luigi Marra e comitato di redazione della rivista “Medicina Democratica”
Maurizio Bardi e la cooperativa “La Liberazione” di Milano
Paolo Franceschi – Pneumologo – Medici Per l’Ambiente
Vittorio Malagutti – Giornalista
Valentina Petrini – Giornalista
Ezio Orzes – Assessore Ponte nelle Alpi
Claudio Porchia – Centro Impastato di Sanremo
Pino Maniaci – Giornalista Telejato
Rosita Rosa – Giornalista
Mario Molinari e savonanews.it
Paolo Rabbitti – ingegnere e urbanista
Francesco Saverio Alessio – giornalista scrittore
Enrico Bini – Presidente camera di commercio Reggio Emilia
Michelangelo Bolognini – medico, Medicina Democratica
Antonio Signorile con uominiliberi.eu e truciolisavonesi.it
Le Vie del Canto – associazione-coro
nuove adesioni:
Sabina Provenzani – giornalista
Antonio Amorosi – giornalista e scrittore
Maria Teresa Falbo – giornalista
Rodingo Usberti – veterinario Cesana
Cesare Manachino – Medicina Democratica
Anna Prandina
Gianluigi Salvador – WWF Veneto referente energia e rifiuti – Membro fondatore MDF
Walter Fossati
Rosa Stano
Paola Nugnes
Giuseppe Cristoforoni
Laura Valsecchi
Luigi Bergantino – Napoli
Sonia Toni – Dir. Rep. “La Scienza Verde” Mensile on line di ecologia, salute, politiche del territorio – www.scienzaverde.it
Adriana Pagliai
Bernardo Piemonte – Verona
Marcella Corò – Mogliano Veneto
Luca Tittoni – vice presidente Associazione Differenziati Castelli Romani
Claudia Massa
Stefano Palmisano – Avvocato Bari
Luigi Gasparini – Ferrara
Margherita Piastrelloni
Ruggero Ridolfi – Medico Oncologo – Forlì
Doriana Sarli
Lino Balza
Luigi Gasparini – Medico igienista preoccupato per la Salute Pubblica e Referente per la Provincia di Ferrara dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia (International Society of Doctors for the Environment) Gasparini Luigi, presso la CASA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE
Silvia Franzini – Chimica Pistoia
Società  Futura Vercelli
Dario Roasio
Margherita Piastrelloni – Medico – Cesena
Iolanda Faraioca
Gianluca Garetti
Angelo Baracca – Prof. Fisica Università  di Firenze
Mario Frusiì
Sergio Benvenuti – Comitato Ambientale di Casale (Prato)
Giorgio Forti
Valentino Tavolazzi – MD Ferrara
Giovanni Ghirga – Civitavecchia
Riccardo Fucile e destradipopolo.net
Luca Rinaldi – Giornalista e blogger
Stefano Milano – Libreria UBIK Savona
Alessandro Braggio – ricercatore CNR-SPIN
Carla Cavagna
Movimento 5 Stelle Milano
Movimento 5 Stelle Bologna
Movimento 5 Stelle Reggio Emilia

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