Destra di Popolo.net

DAL CELESTE FORMIGONI AL GRIGIO MARONI: STESSO SPRECO

Ottobre 29th, 2013 Riccardo Fucile

L’EX GOVERNATORE SI È RICICLATO E NESSUNO RICORDA PIÙ I SUOI GUAI… IL SUCCESSORE LEGHISTA CONCEDE STIPENDI D’ORO A 54 DIRIGENTI E BLINDA I VECCHI DIRETTORI TRA LA NOIA GENERALE

Non è più la Regione di una volta.
Non c’è più Roberto Formigoni con le sue giacche colorate.
Non c’è più Nicole Minetti con le sue cene eleganti.
Non c’è più il Trota con il Gatorade a spese nostre.
Spariti anche Filippo Penati e gran parte degli indagati (non tutti) dell’era formigoniana. Resta Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia nell’era della politica che torna noiosa.
Lui, Formigoni, il grande sconfitto, dopo le dimissioni date a Milano si è riciclato a Roma. Niente più “vacanze di gruppo”, niente cravatte fucsia.
Abiti sobri e aria da statista, in attesa dei processi per i milioni in benefit ottenuti dai faccendieri della sanità  lombarda.
Si atteggia a protagonista della politica, ala colombe, pronto a rifondare una specie di Dc o almeno la corrente ciellina del centrodestra.
Il suo successore Maroni, intanto, cerca di governare la Regione più ricca d’Italia e quasi quasi è soddisfatto di essere un po’ uscito di scena: con Formigoni e il Trota la politica lombarda diventava quasi ogni giorno cronaca nazionale, con Maroni resta per lo più confinata nelle pagine locali dei quotidiani.
Segno che finora grandi scandali non lo hanno toccato.
Quanto alla politica, Umberto Bossi ormai lo tratta da traditore e minaccia di candidarsi alla segreteria della Lega “per sistemare le cose”. Maroni risponde sornione: “Sono contento, chiunque può partecipare. Ma questa volta non ci saranno giochini, il segretario sarà  eletto dalla base. Io vorrei un giovane”.
Intanto, però, gli arriva il primo colpo: si chiama Lombardia verde.
È una rivista mensile che dovrebbe informare i cittadini su campi e culture, stalle e concimi: organo dell’assessorato regionale all’Agricoltura.
Peccato che sia diventata un foglio di propaganda leghista e di celebrazione del presidente Maroni.
Il verde, del resto, è il colore del Carroccio; così colpisce vedere la copertina dell’ultimo numero: il faccione sorridente di Bobo con cravatta verde (come la testata) e la scritta: “Dal programma ai fatti”.
All’interno, intervista “a tu per tu con il presidente della Regione Lombardia”.
In 48 pagine, Maroni compare in foto ben nove volte. Otto volte l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, anche lui leghista.
Dopo il pezzo forte, c’è un servizio dedicato alla “Macroregione a difesa della nostra produzione”, con foto di Maroni (ancora) attorniato dai colleghi governatori Luca Zaia (Veneto) e Roberto Cota (Piemonte).
Neanche fossero le pagine della Padania.
Seguono articoli che inneggiano alla Giunta verde e alla tradizione contadina lombarda. Più innovativo un servizio sull’allevamento dei visoni: attività  “semplice, ecocompatibile e remunerativa” (ma questo è scritto in una pubblicità ).
Il tutto per la modica cifra di 1 milione di euro: è quanto sono costati due anni di Lombardiaverde, 500 mila euro l’anno di fondi regionali.
La cifra compare in una delibera regionale che stanzia i soldini per pagare la rivista.
Le cose ora dovrebbero cambiare: non sappiamo se ci saranno meno foto di Maroni e meno propaganda della Lega, ma ci saranno meno soldi.
La rivista diventerà  bimestrale e lo stanziamento sarà  di 280 mila euro per sei numeri l’anno: ma solo a partire dalla metà  del 2014.
Protesta l’opposizione di centrosinistra: “L’amministrazione leghista mostra di non aver capito bene i confini tra l’informazione istituzionale e la propaganda”, ha dichiarato Fabio Pizzul del Pd.
“Siamo al marketing padano pagato dai contribuenti. E neanche tanto efficace”.
Più efficace una delibera di giunta varata in silenzio nel luglio scorso: premia 54 manager regionali concedendo loro compensi d’oro. In tempi di crisi, gli stipendi dei dipendenti pubblici sono bloccati dal 2009.
Ma per i dirigenti del Pirellone cari a Maroni si fa un’eccezione. La bella cifra di 20 milioni di euro è messa sul piatto per gli emolumenti dei superdirigenti lombardi.
Più che nell’era Formigoni, quando aveva toccato il tetto di 19 milioni.
In tutto, i direttori e dirigenti in servizio sono 218 (erano 213 negli ultimi mesi del Celeste).
Ora un quarto di essi sarà  premiato con un aumento.
Il più fortunato è Andrea Gibelli, ex assessore leghista, che è diventato segretario generale della Regione e braccio destro di Maroni: prende 223 mila euro l’anno.
Patrizia Carrarini, invece, è la leghista che ha ideato la campagna elettorale di Bobo, con lo slogan “La Lombardia in testa”: oggi è direttore della comunicazione regionale e incassa 144 mila euro l’anno.
Premiati anche gli uomini di Formigoni rimasti al Pirellone. Michele Camisasca, per esempio, nipote di Massimo Camisasca vescovo ciellino e storiografo ufficiale del movimento, è vicesegretario generale vicario, con stipendio di 155 mila euro (12 mila in più dell’anno scorso).
Luca Merlino è il direttore dell’assessorato alla Sanità  che firmava i provvedimenti d’oro per il San Raffaele e le cliniche Maugeri: anche lui premiato con un bell’aumento di 5 mila euro.
Maroni dunque garantisce la continuità  a Milano del-l’apparato di Formigoni che ora, dismesse le cravatte più agghiaccianti, è impegnato a Roma a “rinnovare” la politica nazionale.

Gianni Barbacetto

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MANAGER D’ORO AL PIRELLONE: CON MARONI AUMENTI DI 20.000 EURO ANNUI…STIPENDIO DA 180.000 EURO PER CHI HA CURATO LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL LEGHISTA

Ottobre 25th, 2013 Riccardo Fucile

BENEFICIARI 54 DIRIGENTI, PARTITI UN PAIO DI ESPOSTI IN PROCURA: PER GLI STIPENDI DEI MANAGER QUEST’ANNO LA REGIONE SPENDERA’ 20, 4 MILIONI RISPETTO AI 19,7

Poveri dipendenti pubblici, con gli stipendi bloccati dal 2009 e che anche nel 2014 dovranno rassegnarsi perchè non vedranno un aumento. Mica tutti però.
Per direttori e dirigenti del Pirellone, invece, le cose non vanno troppo male neanche quest’anno, ennesimo anno di crisi e vacche magre (per gli altri).
La delibera varata il 25 luglio scorso ha infatti decretato un aumento per ben 54 di loro, su un totale di 218 in servizio.
Un beneficiato su quattro, insomma. Oltretutto su stipendi che già  di per sè non si facevano mancare nulla.
Aumenti contestati all’interno della stessa macchina della Regione Lombardia, tanto che sono partiti un paio di esposti in Procura.
Va anche detto che per qualcuno dei superdirigenti, invece, la retribuzione è diminuita e con qualche malizia c’è in chi ti spiega che la “colpa” sarebbe quella di non rientrare troppo nelle grazie del potente di turno. Sarà .
Venendo invece a quelli con il segno più in busta paga, le motivazioni a norma di legge ci sono tutte: nuovi incarichi, nuova posizione organizzativa e così via.
Fatto sta che per gli stipendi dei dirigenti, alla fine, quest’anno l’ente regionale spenderà  di più: da 19,7 milioni di euro a 20,4.
Nonostante l’organico dirigenziale complessivo dalla scorsa legislatura a quella attuale, per via dei pensionamenti, sia passato da 240 a 225 unità ; mentre quelli effettivamente in servizio in realtà  sono aumentati da 213 a 218.
Grazie a delle new entry che in qualche modo sono fisiologiche, visto il cambio di guardia alla guida della Regione.
Un esempio? Patrizia Carrarini, ideatrice della fortunata e vincente campagna di Roberto Maroni ‘La Lombardia in testa’, oggi direttrice della comunicazione ben remunerata con 139mila euro l’anno (e altri 41mila come retribuzione di risultato).
Il più pagato è l’ex assessore Andrea Gibelli, oggi segretario generale del Pirellone: 223mila euro per leghista braccio destro del governatore.
Fra i direttori con ritocco allo stipendio c’è invece Michele Camisasca, vicesegretario generale vicario e fedele alfiere del formigonismo con sangue di origine controllata, essendo nipote del vescovo ciellino (e storiografo ufficiale del movimento) Massimo Camisasca: 12mila euro in più l’anno.
‘Solo’ 5mila euro di aumento per Giancarla Neva Sbrissa, una dei tre vicedirettori generali con identico ruolo sotto Roberto Formigoni.
Stessa cifra in più per Luca Merlino, direttore dell’assessorato alla Sanità , teste-chiave della Procura di Milano nelle indagini sull’ipotesi di corruzione del Celeste: era il dirigente che firmava i provvedimenti con lo stanziamento dei soldi pubblici destinati al San Raffaele e alla Maugeri. Filippo Bongiovanni (Sistema dei controlli e coordinamento organismi indipendenti) e Manuela Giaretta (Programmazione e gestione finanziaria) possono festeggiare con oltre 20mila euro l’anno in più.
Chissà  cosa ne pensa Giuseppina Panizzoli (direttore Sport e politiche giovanili), passata dai 147mila euro l’anno agli attuali 132mila. Oppure un ex direttore dell’Arpa, Franco Picco (ora direttore generale agricoltura), 186mila euro prima e 155mila oggi.
Capitolo a parte è quello delle spese sostenute dal Pirellone per gli stipendi dei 31 dirigenti assunti attraverso il famoso concorso irregolare del febbraio 2006 (non fu pubblicato in Gazzetta ufficiale: “Violazione grave e inescusabile della legge”, si espresse il Tar).
I primi 20 in graduatoria vennero assunti a tempo indeterminato il 1° settembre 2007, gli altri il 13 gennaio 2008.
Fu anche quella una bella infornata di ciellini. Che quest’anno, messi tutti e 31 insieme, peseranno sulle casse pubbliche circa 4 milioni di euro.

Andrea Montanari e Matteo Pucciarelli

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QUANDO MARONI SORRIDEVA AI DITTATORI

Ottobre 8th, 2013 Riccardo Fucile

L’IPOCRISIA DI CHI NON POTEVA NON SAPERE

Roberto Maroni è il fiore dell’ipocrisia che offriamo ai morti di Lampedusa.
Con orgoglio ricorda la saggezza delle sue raccomandazioni, mentre la fila delle bare si allunga. Vale la pena riepilogarne la praticità .
Non dovevano attraversare il deserto e imbarcarsi sulle carrette trappola senza due righe di permesso.
Bastava bussare al consolato italiano di Asmara, riempire i moduli specificando il motivo del viaggio. Vacanze o lavoro, più semplice di così.
Per otto anni ministro, Maroni non è mai stato informato dell’Eritrea nel terrore.
Anche perchè non esistono profughi politici dal paese amico, solo teste disordinate, voglia d’avventura e l’Italia diventa la scorciatoia per la bella vita.
Ma il pane è nostro e anche la marmellata. Manteniamo le distanze senza trascurare le buone occasioni offerte dalle dittature.
Camicie Armani cucite in Eritrea e l’Italcantieri del Paolo Berlusconi che aveva in mente di costruire villaggi vacanze attorno a Massawa sopra le rovine delle belle case disegnate da architetti di gran nome: per l’Unesco patrimonio dell’umanità  e per l’impresa italiana che le ha distrutte un lavoro come tanti.
Purtroppo, Berlusconi Due lascia infastidito dalle polemiche e dall’imbarazzo della Farnesina. Per salvare la villa della famiglia Melotti (italiani che conquistano l’Africa con la birra) Ludovico Serra, primo segretario dell’ambasciata , va a vedere cosa sta succedendo. Strappato dall’auto, bastonato, segregato con la ruvidezza riservata agli agenti nemici.
Non va meglio all’ambasciatore Antonio Bandini.
Nel 2001 (Maroni nel parterre di chi governa) spariscono undici ministri forse in galera, forse morti mentre l’Italia di Berlusconi guida l’Unione europea.
A nome dell’Europa, Bandini chiede spiegazioni. Espulso.
Costretti a scappare anche i carabinieri inquadrati nella missione Onu. Caserma circondata dalle truppe del generale Isaias Afwerki: nel 1997 aveva annunciato le elezioni, ma non se ne è più ricordato.
Governa con la mano dura che distrugge le famiglie e obbliga chi non è sposato al servizio militare eterno, preti e suore comprese.
Penultimo paese del mondo, libertà  ed economia quasi zero dopo la Corea del Nord, eppure il primo ministro Cavaliere fa finta che non sia successo niente: rinnova la spesa di due miliardi per una missione fantasma e Isaias visita l’Italia con gli onori della regina Elisabetta e quattro chiacchiere senza i giornalisti addosso, weekend nel villone hot di Sardegna.
In suo onore l’università  Federico II di Napoli organizza un convegno, mentre il sindaco di Parma (destra di Elvio Ubaldi) consegna a Isaias il sigillo della città .
Per banale dimenticanza non invita la comunità  eritrea.
Quando Isaias passa da Milano abbraccia Pier Gianni Prosperini entrato in politica con la Lega e poi vicepresidente Lombardia col pacchetto Forza Italia di Formigoni.
Nel suo ufficio al Pirellone sventolavano bandiere eritree e la pergamena che lo promuove colonnello del dittatore. È finito in tribunale, traffico di armi con Asmara.
Chi scappa e rischia la pelle scappa da fame, brutalità , polizie padrone di ogni vita con le ombre di al Qaeda attorno alla frontiera della Somalia.
Ma i figli spirituali di Maroni non sanno e se ne fregano: è normale che allo stadio insultino chi è annegato a Lampedusa.

Maurizio Chierici

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MARONI A SILVIO: “NON FARTI TRATTARE COME CRAXI”, MA SI DIMENTICA IL CAPPIO AGITATO DALLA LEGA IN AULA

Settembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

IL “DIRITTO ALL’OBLIO”… UNA VOLTA I LEGHISTI TIRAVANO LE MONETINE A CRAXI, ORA A SILVIO FORSE POTREBBERO LANCIARE I DIAMANTI DI BELSITO

Gli avvocati hanno scoperto il “diritto all’oblio”.
Dopo tot anni, chi ha fatto una sciocchezza deve poter contare sulla scarsa memoria della gente. Ed è un peccato che questo principio non venga applicato alla politica, altrimenti nessuno avrebbe fatto un salto sulla sedia, ieri mattina, quando Roberto Maroni ha invitato l’alleato Berlusconi a sganciarsi dal governo, «dove il Pd lo sta trattando come all’epoca fu trattato Craxi».
Purtroppo per lui, nessuno ha dimenticato che vent’anni fa c’era proprio la Lega, in prima fila nell’assalto a Craxi.
E fu un deputato leghista a sventolare nell’aula di Montecitorio un cappio da forca.
Le cose cambiano.
Allora qualcuno tirò le monetine a Craxi.
Oggi, se i leghisti si frugassero nelle tasche, forse potrebbero lanciare all’amico Berlusconi i diamanti di Belsito.

Sebastiano Messina

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BABBO NATALE MARONI LASCIA LA SEGRETERIA ENTRO DICEMBRE

Settembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

“IL SUCCESSORE? SALVINI O TOSI, MA NON SONO IO A DECIDERE”… “NESSUNA INTESA CON GRILLO”

Roberto Maroni chiude un’affollata Bèrghem fest, ad Alzano Lombardo, affondando l’ ipotesi di alleanze o intese con il Movimento 5 stelle: «Una cosa impossibile – ha spiegato –, certo ho sentito qualcuno del mio partito fantasticarne. Ma l’unica cosa che abbiamo in comune con Grillo è il fatto di essere all’opposizione».
Il segretario federale della Lega sale sul palco della decana delle feste del Carroccio, dopo aver scelto per giorni la linea del silenzio.
Intervistato dal giornalista Vittorio Feltri, parla di Silvio Berlusconi: «Insomma – dice l’ex ministro dell’Interno –, ho stima per Berlusconi, in primis perchè è presidente del Milan… Adesso però lo chiamerò perchè vorrei sapere cosa è successo: ha firmato il referendum dei Radicali, quello che abolisce la Bossi-Fini. Ma questa legge l’abbiamo fatta insieme. Ecco, io penso, voglio pensare, che abbia letto male ciò che gli hanno fatto firmare. Sono curioso di sapere – aggiunge – cosa voleva fare Berlusconi, perchè così fa più di quello che fa la sinistra, si mette a sinistra di Nichi Vendola. Ma noi della Lega su quella legge faremo le barricate».
Poi, parlando del progetto del segretario della Liga veneta Flavio Tosi che da questo stesso palco, sabato, ha illustrato una sua fondazione per «un programma nazionale», il leader leghista chiarisce: «Condivido l’idea di Flavio, ne abbiamo parlato. Dobbiamo allargare il consenso nel centrodestra».
Poi tema vira sugli equilibri interni: «Il congresso federale ci sarà . L’avevo promesso e lascerò la segreteria entro Natale. La rosa di ipotetici candidati è ampia, personalmente la ridurrei a Matteo Salvini e Tosi, ma non sono io a decidere».

Anna Gandolfi

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MARONI, CHE FIGURA DI MERDA

Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile

LOMBARDIA DECLASSATA, MARONI DICE CHE E’ COLPA DI MONTI, MA IL RAPPORTO UE E’ RIFERITO AL 2010, QUANDO GOVERNAVANO BERLUSCONI E LA LEGA

Comunque la pensi Roberto Maroni, con il declassamento della Lombardia nella classifica europea sulla competitività  il governo Monti non c’entra.
“Colpa dei tecnici che hanno penalizzato il Nord a suon di tasse”, aveva commentato il governatore due giorni fa.
Ma i dati analizzati dal Rapporto Ue sulle regioni si fermano al 2010, quando Berlusconi sedeva a Palazzo Chigi e al Pirellone regnava la decennale alleanza tra Pdl e Lega.
E ad essere bocciata è innanzitutto la qualità  della governance, giudicata in base al livello di corruzione percepita dai cittadini e all’efficienza delle istituzioni.
“Chi è al governo della Regione da anni non dovrebbe sorprendersi”, ribatte oggi Giuseppe Berta, docente di Storia contemporanea alla Bocconi di Milano, che rilancia: “Finiamola con la stucchevole retorica del Nord”.
La Lombardia passa in soli tre anni dal 95° al 128° posto nella classifica Ue sulla competitività  delle regioni europee?
Nessuna esitazione: per il presidente Roberto Maroni la colpa è del governo dei tecnici guidato da Mario Monti.
“Una politica basata soltanto sul rigore e sull’aumento della pressione fiscale, che ha danneggiato il sistema produttivo della Regione”.
Ma le accuse del governatore non reggono il confronto con i dati.
Basta sfogliare il ‘Regional Competitiveness Index 2013′ per rendersi conto che si tratta di uno studio che analizza dati raccolti fino al 2010, quando Berlusconi era premier e al Pirellone imperava il Celeste Roberto Formigoni, da anni al comando della Lombardia grazie alla solida alleanza tra il Cavaliere e la Lega Nord.
Anni che lo stesso Maroni continua a definire “di eccellenze e di buon governo”.
Ma il primo dei cinque indici che compongono il RCI 2013 riguarda proprio la qualità  della governance, che attraverso un’indagine condotta tra il 2002 e il 2009 misura il livello di corruzione percepito dagli abitanti, la democraticità  delle istituzioni, la loro efficienza e il grado di trasparenza dei media.
Il posizionamento della Lombardia? Pessimo.
Delle 262 aree regionali in cui il Rapporto 2013 divide l’Europa, la regione guidata da Maroni è al 200° posto per “qualità  istituzionale”.
Ennesima fotografia di un decennio in cui all’ombra del matrimonio tra Lega e Pdl si consumavano i grandi scandali della sanità  lombarda.
Un sistema spartitorio che vedeva coinvolte le forze di maggioranza e che di lì a poco sarebbe stato travolto dalle inchieste sulle cliniche Maugeri e San Raffaele, dall’arresto del faccendiere Pierangelo Daccò e dalle indagini per corruzione che hanno costretto lo stesso Formigoni a dimettersi.
Anni in cui la Lombardia ha scalato ben altre classifiche: quelle dei consigli regionali con il maggior numero di indagati.
Un record raggiunto anche grazie ai disinvolti rimborsi dei consiglieri leghisti. “Nessuno si può sorprendere di fronte alla classifica europea e al risultato della Lombardia”, commenta Berta.
“Il nostro sistema di sviluppo economico è sbagliato”, attacca il docente ai microfoni di Radio Popolare, e rilancia: “Chi amministra la Lombardia dovrebbe smetterla con la stucchevole retorica del Nord, e farebbe bene a concentrarsi sulle priorità  che studi come quello alla base del RCI 2013 indicano ormai da anni”.
E ancora: “Abbiamo smesso di produrre conoscenza, quella che serve all’innovazione e quindi alla produzione. Per questo perdiamo la sfida dello sviluppo, che altri Paesi dimostrano di invece di saper raccogliere”.
E conclude: “Indici come quello sulla qualità  delle istituzioni, la salute, l’educazione, segnano il deterioramento di un’area prima ancora del dato macroeconomico, anzi, ne sono la causa”.

Franz Baraggino
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA KYENGE FA EMERGERE LA FAIDA INTERNA ALLA LEGA

Luglio 30th, 2013 Riccardo Fucile

“MARONI FERMI I LEGHISTI NEGLI INSULTI O NON VENGO ALLA FESTA”: LA LEGA DI PANCIA E QUELLA DI TESTA NON HANNO TROVATO UN TIMONIERE ADEGUATO E TRA I DUE LITIGANTI NESSUNO GODE

Non ci sta Cecyle Kyenge a diventare l’oggetto della faida interna alla Lega.
E a Maroni dice:”Fermi i suoi o non vegno alla festa”.
Il presente e il futuro della Lega si sta giocando sulla pelle (nera) del ministro. Attacchi brutali contro inviti al dialogo, la schizofrenia leghista nei confronti del ministro dell’integrazione mette a nudo la verità  più profonda del Carroccio: la creatura fondata da Umberto Bossi è ormai vittima di una lacerazione insanabile.
E le polemiche su e con la Kyenge sono l’esempio più evidente, più profondo.
Da una parte i bossiani, i duri e puri quelli dei paragoni con gli oranghi, delle accuse sulla razza, degli insulti, delle minacce via web, delle accuse.
“È la pancia più profonda che parla” dice chi come Giancarlo Galan, li conosce bene. E non si parla di semplici militanti ma di assessori e consiglieri comunali.
La pancia e la testa,
Perchè dall’altra c’è il blocco maroniano – e tosiano seppur con qualche distinguo – che invece si muove in tutt’altro modo: inviti al dialogo e alle feste, dichiarazioni che condannano il razzismo: “Non è certo il colore della pelle il nostro problema” spiegano, incontri abbracci e strette di mano (vedi il sindaco di Varese Fontana, maroniano di ferro) .
Tra i due litiganti non c’è nessuno che gode anzi.
La Kyenge resta la vittima sacrificale di una faida destinata a lasciare il segno. La Lega di lotta (il celodurismo bossiano, tanto per intederci) contro la lega di governo (Maroni ex ministro, Maroni presidente di Regione).
“Se continuano gli attacchi non andrò alla loro festa ” dice il ministro.
L’invito è diretto al segretario, Maroni, ma è un messaggio a tutta la Lega: “Ho accettato volentieri di confrontarmi con il governatore Zaia alla festa della Lega Nord dell’Emilia Romagna a Milano Marittima il prossimo 3 agosto – scrive in una nota – ma se se da qui a dieci giorni che ci separano all’appuntamento di Milano Marittima continueranno attacchi contro la mia persona di pari virulenza, mi troverò costretta a declinare l’invito”.
“Spero partecipi da noi nessun isulto e solo condanne per alcuni comportamenti” le risponde il vicepresidente dei deputati della Lega Nord Gianluca Pini (maroniano di ferro).
Intanto la Kyenge domenica sarà  a Verona per inaugurare la Summer school di Villa Buri, Business incubator for Africa.
A rivceverla l’assessore all’integrazione Anna Leso e non il sindaco Tosi. Ufficialmente perchè in ferie anche se i maligni dicono che il primo cittadino – viste tutte le polemiche – abbia preferito non esporsi troppo.
Sancire ora un patto (l’apertura di una scuola) con il ministro avrebbe forse significato incendiare ancor di più il dibattito interno? Domande, per ora, senza risposta.
Certo è che il gioco tra la Lega di pancia e la Lega di testa sembra giocarsi sulla pelle di un ministro.
Il primo di colore della storia della nostra Repubblica.

Andrea Punzo

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QUOTE LATTE, LA UE INTIMA ALL’ITALIA: “RECUPERATE 1,4 MILIARDI DAI PRODUTTORI CHE HANNO TRUFFATO, FINORA NON AVETE FATTO NULLA”

Giugno 20th, 2013 Riccardo Fucile

SILVIO, ECCO DOVE TROVARE I SOLDI PER ABOLIRE IMU E AUMENTO IVA: CHIEDILI A BOSSI E MARONI CHE HANNO PROTETTO PER ANNI DEGLI IMPOSTORI

Giornata pesante per l’Italia al cospetto di Bruxelles.
Oltre alla questione della gestione dei rifiuti in Campania, la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora, prima tappa della procedura d’infrazione Ue, esortandola a “recuperare ai produttori di latte, che tra il 1995 e il 2009 hanno superato le quote loro assegnate, multe per un totale stimato in almeno 1,42 miliardi di euro, in gran parte ancora non riscossi”.
Il riferimento è al sistema di quote – introdotto dal lontano 1984 – che assegna ai produttori di ogni Stato membro un quantitativo limite di produzione nazionale, ideato in teoria per combattere il problema della sovraproduzione cronca.
Se uno Stato membro supera la propria quota, i caseifici o i suoi singoli produttori sono tenuti a pagare un prelievo sulle eccedenze.
“Oggi la Commissione europea ha esortato l’Italia a porre rimedio alle carenze nelle azioni di recupero dei prelievi sulle eccedenze dovuti dai produttori lattiero-caseari che hanno superato le quote individuali negli anni in cui il paese ha superato le quote latte nazionali”, si legge nel comunicato della Commissione.
“Le autorità  italiane, nonostante le ripetute richieste della Commissione, non hanno ancora adottato le opportune misure per recuperare i prelievi dovuti tra il 1995 e il 2009, che si stima corrispondano a un importo complessivo di almeno 1,42 miliardi di euro e che sono in gran parte ancora non riscossi. La Commissione ha sottolineato la necessità  di rimborsare tale somma al bilancio dello Stato, per evitare che le conseguenze ricadano sui contribuenti italiani”, si aggiunge.
Il mancato recupero di questi prelievi, scrivono ancora a Bruxelles, “vanifica le azioni intraprese a livello europeo per stabilizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari, oltre a creare distorsioni della concorrenza con altri produttori europei e italiani che hanno rispettato le quote di produzione o pagato i prelievi sulle eccedenze in caso di superamento dei limiti”.
La Commissione ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora, concedendole un termine di due mesi entro il quale presentare eventuali osservazioni; dopo averle esaminate, potrà  chiedere allo Stato italiano – con un “parere motivato” – di intraprendere le misure necessarie per conformarsi al regime delle quote entro un determinato intervallo di tempo.

(da La Repubblica”)

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MARONI: “LA LINEA LA SCELGO IO”

Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile

BOSSI REPLICA: “A CHI VUOLE CACCIARMI FACCIO UNA PERNACCHIA”

La crisi della Lega Nord è arrivata in una fase culminante, al punto da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del partito.
Che il clima sia rovente è ormai chiaro: domenica il segretario del Carroccio in Emilia, Fabio Ranieri, ha proposto l’espulsione di Bossi dopo l’attacco e l’accusa di tradimento rivolta a Maroni.
Sulla questione il segretario taglia corto: “Non mi interessa, non è questo il problema”.
E il ‘Senatur’ fa spallucce: “Sono superiore a queste beghe”, dice Bossi arrivando a Montecitorio e aggiunge: “L’espulsione non mi preoccupa” e se qualcuno dovesse chiederla lui risponderebbe “con una pernacchia”.
Gli elettori si ribellerebbero? “Non so, però mi ribellerei io”.
E a chi gli chiede se Maroni gli sembri un “figlio parricida”, risponde secco: “Per fortuna noi due non siamo padre e figlio”.
Poi pronuncia un monito: “Chi espelle ha paura, non è forte. Io non amo chi espelle, porta il suo Movimento alla rottura. Questo vale per tutti”.
Dopo la dèbà¢cle delle amministrative, lo scontro fra il segretario generale Roberto Maroni e il leader storico Umberto Bossi si è dunque fatto ancora più aperto.
Tanto da provocare la reazione dura del governatore lombardo: “Io sono il segretario, chi non è d’accordo si può accomodare fuori, il mondo è grande, la linea la scelgo io”.
Dipende a quale linea si riferisce ovviamente.

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