Destra di Popolo.net

REGIONE LOMBARDIA: INIZIA LA LOTTIZZAZIONE LEGA-PDL

Marzo 23rd, 2013 Riccardo Fucile

CAMBIANO TUTTI I DIRETTORI GENERALI, GIRO DI VALZER IN ASL E OSPEDALI… FA CARRIERA IL CANTANTE DELLA BAND DI MARONI

L’era del ticket fra Roberto Maroni e Mario Mantovani alla guida della Lombardia inizia con il cambio dei vertici di tutte le direzioni generali degli assessorati.
Una decisione che nelle intenzioni della nuova amministrazione ridimensiona fortemente la presenza dei ciellini negli incarichi di maggiore responsabilità , e di fatto apre le porte a un imminente giro di poltrone anche tra i dirigenti di ospedali e Asl.
Perchè, come pare abbia rimarcato il neogovernatore Maroni durante la prima seduta di giunta, da ora in poi «il direttore generale di ogni assessorato non dovrà  più avere un ruolo di controllo politico, ma di fiducia».
Lo stesso che al governo c’è normalmente tra un ministro e il suo sottosegretario.
In pratica basta coi controlli, meglio più servi fedeli.
Di qui la scelta di far scegliere a ogni assessore il proprio massimo dirigente. A
nche se la trattativa tra Pdl e Lega in realtà  è durata ore e pare sia stata estenuante.
L’esclusione più eccellente è quella del formigoniano Carlo Lucchina, storico direttore generale alla Sanità  da oltre dieci anni, coinvolto in alcune inchieste della magistratura che hanno travolto la sanità  lombarda.
Al suo posto, al fianco del neoassessore Mario Mantovani, arriva Walter Bergamaschi, un passato da direttore del Sistema informativo del ministero della Salute, poi alla guida dell’ospedale di Circolo di Varese e infine, dallo scorso settembre, direttore dell’ospedale di Niguarda, chiamato a sostituire un altro formigoniano doc, Pasquale Cannatelli, indagato per lo scandalo degli appalti assegnati in cambio di case e retrocesso alla guida dell’ospedale Sacco.
Il neoassessore regionale alla Sanità , Mario Mantovani, promette: «Chiuderò con il passato». Il prossimo passo sarà  la nomina di una commissione guidata da Umberto Veronesi con il compito di garantire la massima trasparenza.
Dall’entourage del famoso oncologo confermano: «Un accordo c’è». Al momento «ipotesi da verificare», sulle basi «delle disponibilità  delle professionalità  contattate». Medici, ma non solo.
L’addio di Lucchina era stato preceduto da quello di un altro formigoniano: Francesco Beretta si era dimesso da direttore sanitario dell’ospedale San Gerardo di Monza.
Cambia poltrona un altro ciellino storico: Roberto Albonetti. Lascia l’assessorato alla Famiglia, finora feudo incontrastato di Cl, e segue Mario Melazzini alle Attività  produttive.
Per sostituirlo, la maroniana Maria Cristina Cantù ha chiamato Giovanni Daverio, finora direttore generale dell’Asl di Varese, nonchè cantante di Distretto 51, la storica band di Roberto Maroni.
Franco Picco passa dall’Ambiente all’Agricoltura. Mario Nova lascia la Casa per l’Ambiente: alla Casa lo sostituisce Raffaele Tiscar, che in passato aveva collaborato con Maurizio Bernardo alle Reti idriche.
Alle Infrastrutture e all’Istruzione arrivano due dirigenti della Regione, rispettivamente Anna Tavano e Giovanni Bocchieri.
Viviana Beccalossi porta Paolo Baccolo al Territorio. Sabrina Sammuri segue la leghista Cristina Cappellini alle Culture. Daniela Marforio va alla Sicurezza e Giuseppina Panizzoli allo Sport.

Andrea Montanari

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PER USCIRE DALL’ANGOLO MONTI APRE ALLA LEGA E TRADISCE IL PROGRAMMA ELETTORALE

Marzo 19th, 2013 Riccardo Fucile

CONTATTI TRA LEGHISTI E CIVICI IN NOME DEL “REALISMO”… PRIMA DEL VOTO AVEVANO POSIZIONI INCONCILIABILI

A 24 ore dall’avvio delle consultazioni Mario Monti cerca di uscire dall’angolo.
Con i suoi ragiona su come «sbloccare» lo stallo politico e far nascere un governo visto che un ritorno alle urne a giugno tra Palazzo Chigi e il Tesoro viene giudicato «pericolosissimo » per la tenuta finanziaria del Paese.
E la novità  è quella di una inaspettata apertura ai lumbà rd di Maroni: «Si potrebbe partire con un esecutivo guidato da Bersani con il sostegno di Scelta Civica e della Lega», è la conclusione alla quale è giunto l’ex rettore della Bocconi. Ma a precise condizioni.
A cosa stia lavorando Monti dopo la batosta sull’elezione dei presidenti delle Camere lo dice Linda Lanzillotta: «Vogliamo garantire al Paese condizioni di stabilità  e di coinvolgimento delle forze responsabili ».
Si tesse la tela per arrivare a un governo di coalizione. Il tentativo di Bersani di coinvolgere i cinquestelle per Monti resta una chimera anche dopo la spaccatura grillina al Senato.
«Più realistico lavorare sulla Lega», è il giudizio al quale sono arrivati nelle ultime riunioni il premier e i suoi.
Un progetto affrontato anche ieri pomeriggio nel quartiere generale di Via del Corso tra il Professore e i big del partito, tra i quali Olivero, Riccardi e Calenda.
I primi abboccamenti per capire quanto le aperture di Maroni siano serie è già  partito e dai contatti tra parlamentari civici e lumbà rd – racconta un pontiere – «i leghisti sembrano fare sul serio».
Caduto il pregiudizio di Monti – che fino a pochi giorni fa liquidava l’ipotesi Lega ricordando le differenze su riforme ed Europa – si pensa a come imbastire la trattativa.
Primo, per il premier uscente è vitale chiarire i «tre o quattro punti» su cui si baserebbe l’alleanza con democratici e leghisti.
E vista la distanza tra i soggetti in questione, l’idea è quella di trovare un accordo subito «scrivendo veri e propri disegni di legge» da approvare una volta lanciato il governo.
Un modo per ridurre al minimo gli spazi per litigi e fibrillazioni.
E il primo tema che per Monti andrebbe chiarito è il federalismo, dando subito alla Lega punti graditi come la Camera delle autonomie e disarmarla sul terreno che potrebbe usare per far ballare il governo.
Poi un accordo dettagliato sui provvedimenti economici e sulle riforme non rinviabili: legge elettorale, politica e istituzioni.
Quando saliranno al Colle per le consultazioni i civici diranno a Napolitano che per loro l’incarico dovrebbe andare a Bersani.
Poi se il segretario pd fallirà , si cercherà  un altro nome (non Monti, giurano a Chigi) «in grado di mettere insieme tutti» per un governo che negli auspici del premier dovrebbe durare almeno fino a ottobre, anche se l’ideale per non correre rischi sui mercati sarebbe giugno 2014.
Ma i numeri di una possibile alleanza Pd-Monti-Lega (163 senatori, solo 5 in più della maggioranza) non sarebbero in grado di dare sicurezze.
Per questo, per evitare uno scenario “alla Prodi”, il premier e i suoi cercano l’idea per coinvolgere il Pdl o quanto meno per incassare una sua non ostilità .
La strada – racconta un big montiano – sarebbe quella di trovare «una figura per il successore di Napolitano non del Pdl ma che non crei ansia a Berlusconi».
Intanto tra divisioni interne che stanno lacerando Scelta Civica, ieri sera i senatori montiani all’unanimità  hanno eletto Mario Mauro capogruppo, con Linda Lanzillotta che si sarebbe tirata indietro perchè i civici la vorrebbero spendere per la vicepresidenza del Senato o per la presidenza di una commissione di peso (Bilancio). Alla Camera resta la spaccatura tra montezemoliani e cattolici: tra Romano e Balduzzi potrebbe così spuntarla una terza figura di sintesi.
Oggi il voto.

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)

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BOSSI ATTACCA MARONI: “HA IL CULO LARGO PER STARE SU PIU’ POLTRONE”

Marzo 15th, 2013 Riccardo Fucile

“DA MESI DICE CHE SI VUOLE DIMETTERE, MA NON LO FA”…”LA BASE E’ IN SUBBUGLIO, LA PAROLA VA MANTENUTA”

Umberto Bossi usa parole dure contro il segretario della Lega e neo governatore della Lombardia.
Parlando con i giornalisti alla Camera, il senature afferma che “Maroni da sei mesi dice ‘mi dimetto'”, dopo l’elezione alla presidenza della regione, “poi, all’ultimo momento, si è accorto di avere il culo molto più largo, per poter stare su molte poltrone”.
Ma, osserva Bossi, “la Lega è in subbuglio, perchè è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”.
“La strategia di Maroni è quella di non dare importanza a Roma e di darla solo al nord. Ma come fai se Roma un importanza la ha?”.
Il senatur ha parlato anche della legislatura: “Stando così le cose si andrà  al voto molto presto. Mi sembra che possa durare poco, difficilmente arriverà  a giugno”.
Sul governo possibile, Bossi è stato ancora più categorico: “Appoggiare un governo targato Pd sarebbe passare da traditori rispetto a Berlusconi”.
“Il Cavaliere ha fatto vincere Maroni in Lombardia – sottolinea Bossi – e allora come si fa” ad appoggiare un governo del Pd, visto che poi “siamo assieme anche in Veneto… Come si fa…”.
Detto questo, per Bossi “se un governo si mette in piedi poi non c’è più niente che lo butta giù…”.
“Se Berlusconi non è contrario, a fare un governo con il Pd, lo faccia lui… Non tocca a noi fare il primo passo”.
E sui processi a Berlusconi, il senatur non usa mezze parole: C’è un accanimento giudiziario nei sui confronti? a prima vista sembrerebbe di sì”.
Su Grillo, infine, il giudizio di Bossi è netto: “Grillo farà  fatica a far entrare il suo schema in Parlamento: lui non vuole essere parlamentarizzato, ma alla fine sarà  costretto a fare dei cambiamenti”.

(da “La Repubblica“)

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REGIONE LOMBARDIA, ARRIVA LA BAND MARONI CON LA SOLISTA VOTINO , IL TROMBAT-TISTA GIBELLI, LA VOICE DAVERIO E LA TUTTOFARE SONIA VIALE

Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile

COMUNICATORI E DIRIGENTI PRESI IN BLOCCO DALLA LEGA, IL SASSOFONISTA SI PORTA DA VIA BELLERIO ANCHE ROVENA E FEDERICA E SCENDE DAL 35° AL 2° PIANO: IN CASO DI SCOSSE INTERNE, SCAPPA PRIMA

Dalle giacche arancione-shocking agli occhialini rossoneri.
Dalla caricature di grandeur, tipiche del ventennio formigoniano, alla promessa di uniformarsi a uno stile più sobrio.
Dalle stelle del 35esimo piano ai – si suppone – meno faraonici uffici presidenziali che verranno ricavati tra il primo e il secondo di Palazzo Lombardia.
Perchè “io voglio stare coi piedi per terra”, come   –   con puntuta allusione al suo predecessore – ha spiegato Roberto Maroni alla pattuglia degli eletti della sua lista civica.
Prima li ha accompagnati in visita al Pirellone (“Mi piace di più di Palazzo Lombardia”, altra stoccata al Celeste), per poi invitarli a pranzo in un ristorante lì vicino, il Torriani 25.
Il nuovo governatore non si è ancora ufficialmente insediato, ma le sue prime mosse seminano qualche indizio sulle piccole e grandi novità  che si annunciano in Regione. Dove Maroni, ormai quasi conclusa la fase di gestazione della giunta, si prepara a dotarsi di una squadra di tecnici fedelissimi.
Uomini e donne cui sarà  affidato il compito di sostituire la “macchina” di strettissima impronta formigoniana che dal 1995 ha fatto il bello e il cattivo tempo in Regione.
I primi punti fermi ci sono già .
A cominciare dal nuovo segretario generale che ha già  preso il posto del potentissimo Nicola Maria Sanese.
Si tratta del leghista Andrea Gibelli, vicepresidente nell’ultima giunta di Roberto Formigoni, non eletto alla Camera alle ultime politiche.
E chissenefrega dei maligni che (fuori, ma anche dentro la Lega) ironizzano sul “trombato che è stato premiato”.
Altra certezza, Isabella Votino sarà  la portavoce del presidente.
Maroni l’ha voluta ancora con sè dopo l’esperienza al ministero, e dopo averla confermata come capo ufficio stampa della Lega dopo la sua elezione a segretario. Dove, quasi con furia iconoclasta, la ‘Isa’ si è data parecchio da fare per proporre una nuova immagine del movimento, meno legata a una simbologia tradizionale fatta di ampolle, saghe paesane, riti celoduristi.
E non è difficile immaginare che questa professionista irpina uniformerà  al proprio stile parecchio accentratore tutto il settore della comunicazione in Regione.
Dove si annuncia un altro avvicendamento.
Maroni potrebbe affidare il posto di direttore di Lombardia notizie, l’agenzia di stampa della Regione, a un altro fedelissimo: Gianluca Savoini.
Che ora è a capo dell’ufficio stampa del consiglio regionale, incarico che andrà  a un comunicatore vicino al Pdl, partito cui spetterà  la presidenza dell’assemblea.
Il cuore pulsante del potere maroniano, forse ancora più della giunta, sarà  la segreteria del presidente.
Maroni aveva fatto un pensierino su Stefano Candiani, il responsabile della sua campagna elettorale che però è stato eletto senatore e, sembra con un po’ di rimpianto, andrà  a Roma.
Ora il nuovo governatore ha in mente di chiamare una sua vecchia conoscenza, leghista da sempre e amico tra i più stretti.
Si tratta di Paolo Besozzi, ingegnere dal lungo curriculum ora in forza alla società  Serravalle come vicepresidente.
“Una macchina da guerra”, lo definiscono in via Bellerio, dove la sera del 26 febbraio Besozzi festeggiava con grande calore la vittoria dell’amico Bobo.
C’erano anche, emozionatissime, due signore che da anni curano l’agenda di Maroni facendogli da segretarie. Si chiamano Rovena e Federica: e lui, il governatore, non ha fatto alcuna fatica a convincersi che neppure nel suo nuovo ruolo potrà  fare a meno di loro.
Affiancato al capo della segreteria Besozzi, dovrebbe arrivare un altro leghista che si è speso tantissimo nell’ultima campagna elettorale: si chiama Andrea Robbiani ed è sindaco a Merate.
Resta invece nel novero delle pure ipotesi la chiamata al Pirellone di Sonia Viale, segretaria della Lega in Liguria e già  stimatissima sottosegretaria di Maroni al Viminale.
Viale non è stata rieletta alla Camera, spera di entrare nel parlamento europeo se Matteo Salvini si dovesse dimettere per fare il deputato (lei è prima dei non eletti).
Ma non sembra aria, Salvini preferisce Strasburgo: e secondo fonti leghiste la Viale potrebbe traslocare a Milano.
E c’è chi dice che al Pirellone andrà  a lavorare come dirigente Johnny Daverio, che è stato già  con lui al Welfare.
Anche lui ha la passione della musica: è la voce del Distretto 51, la vecchia band di Bobo.

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)

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LOMBARDIA E CRIMINALITA’ ORGANIZZATA: MARONI CHE FA’ ?

Marzo 6th, 2013 Riccardo Fucile

LETTERA DI UN CITTADINO MILANESE

Gentile Roberto Maroni,
credo che la sua elezione a Governatore della regione più ricca d’Italia desti almeno un problema sostanziale, dal momento che ha impostato la sua campagna elettorale anche sul tema della legalità  e della lotta alla mafia lombarda (e non poteva non farlo, poichè il motivo per cui si è andati al voto è stato proprio lo scioglimento della giunta per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta).
Il problema, per dirlo semplicemente, è quello della fiducia.
Fiducia che tutti i cittadini hanno il diritto di nutrire per un neo eletto.
Di cui anzi, direi, hanno il diritto di nutrirsi.
E a proposito di fiducia, proprio nel giorno della sua elezione sono arrivate le condanne per parte del potente clan dei Flachi, che chi abita nella periferia milanese conosce bene per la sua violenza.
Una coincidenza, questa, per lo meno benaugurante. (E questa volta non potrà  dire che è merito suo, dovrà  ammettere che capita che la polizia giudiziaria lavori in autonomia.)
Ma ciò che viene spontaneo chiederle è se lei si ponga o meno il problema della sua credibilità , sulla questione della lotta alla ‘ndrangheta lombarda.
Se non se lo ponesse sarebbe gravissimo.
Se al contrario se lo pone, sarebbe forse auspicabile un suo chiarimento pubblico su questo.
Proprio per la questione della fiducia, cibo insostituibile.
Perchè mi pare che ci siano alcuni precedenti preoccupanti.
Provo a elencarle solo i più importanti.
Primo.
Dal 13 luglio del 2010, giorno degli arresti per la maxioperazione Crimine-Infinito (che smascherava la massiccia esistenza della ‘ndrangheta da almeno sessant’anni in Lombardia) il suo partito ha reagito mostrando manifestini in cui fin dagli anni novanta ne denunciava la presenza, pensando così di fare bene e invece dimostrando che — manifesti a parte — pur essendo stata al governo in Lombardia per gli ultimi 20 anni, la Lega non aveva fatto niente.
Al contrario, la ‘ndrangheta ha preso sempre più potere.
Secondo.
Come crede di recuperare credibilità  dopo uno dei più grandi scandali che hanno travolto il suo partito, i presunti rapporti dell’ex segretario amministrativo del suo partito con uno dei clan più potente della ‘ndrangheta di tutti i tempi, i De Stefano?
Terzo.
Un altro caso eclatante è stato quello di Angelo Ciocca, consigliere regionale leghista eletto a Pavia, ritratto in varie fotografie in compagnia di uno degli uomini più potenti delle cosche, Pino Neri, e di nuovo adesso rieletto con moltissimi voti.
Quarto.
E più grave di tutti, per lo meno per gli esiti che ebbe: la questione del voto di scambio con la ‘ndrangheta dell’assessore regionale Zambetti che anche il suo partito appoggiava.
Per noi cittadini lombardi, può immaginare, avere fiducia nel fatto che il nostro governatore farà  di tutto perchè la ‘ndrangheta non continui indisturbata e in buona compagnia a mangiare terreni, bar, ristoranti, negozi e imprese, o non continui a incendiare patrimonio pubblico, è diventata una questione, come dire, fondamentale.

Giuseppe Catozzella

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I GRILLINI HANNO SFONDATO IN VENETO E PIEMONTE: RESA DEI CONTI LEGHISTA TRA ZAIA E TOSI

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

CAMBIA IL POPOLO DELLE PARTITE IVA, IL MOVIMENTO CINQUE STELLE DIVENTA IL PRIMO PARTITO

In Veneto il Movimento 5 Stelle è diventato in un colpo solo il primo partito con il 24,3%, eppure la prima reazione dei politici locali di lungo corso è stata quella di procedere ad epurazioni oppure di chiedere il rimpasto di giunta a Palazzo Balbi, sede della Regione.
Appena uscite le proiezioni la presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani (Pdl), ha dimissionato l’assessore all’Interporto Domenico Riolfatto, reo di aver lasciato nelle settimane scorse gli azzurri e di esser passato armi e bagagli con la Lista Monti.
Più preoccupante è il conflitto che si è aperto tra i due partiti del forzaleghismo a proposito della giunta Zaia: i berlusconiani Giancarlo Galan e Dario Bond hanno chiesto senza mezzi termini il rimpasto in Regione.
Contando i voti del Senato la Lega appare in Veneto come la grande sconfitta (a Treviso città  è scesa sotto il 9%!), i suoi elettori sono stati il bacino di consenso di Beppe Grillo visto che il partito del Carroccio aveva alle ultime politiche incassato il 27% dei consensi, alle Regionali il 35% e ieri è passato a un misero 11,1%.
Il 24,3% di voti presi da 5 Stelle sono la traduzione nelle urne delle piazze che Beppe Grillo ha riempito in quasi tutte le città  del Nord Est e dell’appoggio che ha trovato presso il popolo delle partite Iva, tra gli artigiani e i commercianti.
La «pancia del Paese» che era stata la leva del forzaleghismo da queste elezioni esce come in condominio, parte con il centrodestra e parte con i grillini.
Ci sarà  tempo per analizzare questa mutazione repentina ma nel Nord Est il voto sembra aver preso questa strada.
E del resto gli ultimi comizi di Grillo, che è andato fino a Belluno e Rovigo, sono stati dedicati almeno per metà  a temi come la difesa del made in Italy, l’abolizione dell’Irap, i soprusi di Equitalia e la revisione degli studi di settore.
È interessante notare come in Piemonte il Movimento 5 Stelle ieri abbia preso grosso modo i voti del Veneto (attorno al 25,3%) mentre resta relativamente dietro in Lombardia, attorno al 17-18%.
Il paradosso è che anche in una piazza come Varese, dove pure Grillo è rimasto basso (17,4%), pareggia grosso modo i voti presi dalla Lega Nord in quella che è considerata la sua capitale politica per aver espresso le leadership prima di Umberto Bossi e poi di Roberto Maroni.
Intuita la mala parata il sindaco di Verona, Flavio Tosi, già  negli ultimi giorni di campagna elettorale aveva iniziato a sostenere la necessità  di creare un nuovo contenitore politico che andasse «oltre la Lega».
Dopo i dati che hanno visto il suo partito conquistare un misero 13% a Verona, ha individuato nell’alleanza con il Cavaliere la causa prima della sconfitta della Lega ma tutto ciò non potrà  evitare che si riapra il contenzioso con Zaia.
Il governatore è parso poco impegnato nei comizi e l’unica affermazione degna di nota che si ricorda di lui nelle ultime settimane è stata sibillina («Il Nord Est è finito») e poca adatta a rastrellare voti. Zaia pressato dai cronisti se l’è cavata dichiarando che «il vero bocciato di queste elezioni è Mario Monti» ma è il primo a sapere di aver solo tirato il pallone in tribuna.
Il risultato delle regioni del Nord boccia anche il neo laburismo di Pier Luigi Bersani, in Veneto il Pd con il 23,3% segna una performance più bassa di quella delle elezioni politiche del 2008 dove aveva fatto toccato il 26,5%.
Il leader piacentino aveva puntato su una candidatura locale, Laura Puppato, che non sembra aver prodotto valore aggiunto.
Il risultato delle regioni settentrionali resta amaro per il centrosinistra: al Senato in alcune province come Bergamo e Brescia il distacco dal centrodestra oscilla tra i 17 e i 15 punti. Durissima è stata la competizione in Piemonte che era considerata una regione sicura per il centrosinistra e che invece lo ha visto prevalere sulla coalizione di Berlusconi solo sul filo di lana. Scelta civica, la lista promossa da Mario Monti, non è riuscita a entrare in sintonia con la società  nordestina.
È stata vissuta come un’operazione di establishment appoggiata da qualche struttura confindustriale di base ma poco più.
E nemmeno lo svuotamento della lista di Oscar Giannino, che in un primo tempo aveva attirato molte attenzioni, sembra averlo aiutato.
Anche in questo caso è stato Grillo a fare da magnete e ad attirare il voto di una protesta indirizzata in primo luogo contro la soffocante pressione fiscale.
Uno dei risultati migliori Monti l’ha raggiunto nella sua Varese (11,4%) ma anche a Bergamo e in Piemonte è stato raggiunto lo stesso livello di consensi.
Ma non c’è dubbio che dovendo scegliere tra il Cavaliere e il Professore che l’ha sostituito a Palazzo Chigi la risposta del Nord è stata nettamente a favore del primo.
L’elettorato moderato continua a pensare che Berlusconi sia il miglior campione che si possa schierare in campo contro la sinistra e anche questa volta non gli ha fatto mancare il suo appoggio.
Di sicuro davanti a un voto così frammentato e alla palese mancanza di indirizzi condivisi la società  produttiva del Nord si ritrova oggi un po’ più sola.
I giovani per sperare di trovare lavoro aprono la partita Iva ma non pare che portino con sè una vera idea di business, nel Nord Est almeno due delle grandi imprese (Electrolux e Benetton) hanno denunciato esuberi di personale, non si riesce a trovare sedi certe nelle quali decidere se sviluppare o meno il traffico cargo dall’aeroporto di Montichiari e intanto sono 12 mila le imprese che rispetto a quattro anni fa hanno chiuso i battenti in Veneto.
Eppure aperte le urne e contati i voti assisteremo a un duello per il rimpasto della Regione e a un regolamento di conti in casa leghista tra Tosi e Zaia. Il teatrino della politica non conosce pause.

Dario Di Vico

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MISSIONE COMPIUTA: BERLUSCONI SI E’ VENDUTO IL NORD A UNA LEGA ALLO SFASCIO CHE HA PERSO L’11,6% IN LOMBARDIA, IL 24% IN VENETO E IL 7% IN PIEMONTE

Febbraio 26th, 2013 Riccardo Fucile

AMBROSOLI RECUPERA 10 PUNTI MA NON BASTANO: FINISCE 43% A 38%, 5 ANNI FA FORMIGONI VINSE 65% A 35%… E L’EX GOVERNATORE SOTTOLINEA: “E’ STATO IL PDL A TRASCINARE LA LEGA CHE HA AVUTO UN RISULTATO MODESTO”

«Missione compiuta». Maroni è da questa sera il nuovo presidente della Regione che mancava nella geografia nordista, dopo Piemonte e Veneto, e ha messo a disposizione il suo mandato al Consiglio federale convocato per l’inizio della prossima settimana. «Abbiamo aperto una pagina nuova», ha detto con al fianco Umberto Bossi e Matteo Salvini nella sede di via Bellerio.
“Questo era ciò che la Lega voleva, era il nostro obiettivo strategico. Sapevamo che per realizzare il nostro progetto – ha spiegato Maroni a risultato elettorale in tasca – dovevamo fare l’accordo con il Pdl e sapevamo che ci avrebbe penalizzato, era tutto in conto. Ma abbiamo salvato la Lega e aperto una fase nuova».
In realtà  più che salvarla, Maroni in questi mesi l’ha distrutta: in Veneto il Carroccio è passato in tre anni dal 35,15% all’11%, in Lombardia dal 26.2% al 14,6%, in Piemonte dal 12,5% al 5%, in Liguria è crollata al 2%.
Ma l’importante è aver fatto l’accordo con il Pdl che gli ha permesso di occupare la poltrona tanto ambita.
Mentre il Cavaliere per sopravvivere si è venduto il Nord a un partito ormai elettoralmente irrilevante.
«In Lombardia – ha esultato Formigoni via Twitter – vince il buon governo del centrodestra, 18 anni che sono piaciuti ai cittadini»
Ma la vittoria politica, Formigoni l’ha di fatto intestata al suo partito, affermando che è stato il Pdl a «trascinare la Lega, che non ha avuto un grande risultato».
È proprio quest’ultimo che non farà  dormire sonni tranquilli ai vertici della Lega. Tutto è stato puntato sulla Lombardia, ma nel Veneto si minaccia la rivolta.
«Io non sono così negativo» sulle percentuali, ha comunque concluso Maroni, lasciando via Bellerio.
Sai che gli importa, lui per cinque anni un’occupazione l’ha trovata.

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LEGA KO IN PIEMONTE, VENETO E LIGURIA: SE MARONI NON CE LA FA SALTA IL BANCO

Febbraio 26th, 2013 Riccardo Fucile

DIMEZZATA OVUNQUE, IN VENETO SCENDE DAL 35,15% ALL’11%, IN PIEMONTE DALL’11,6% AL 5%, IN LIGURIA E’ AL 2%…   TOSI ATTACCA: “ABBIAMO PAGATO L’ALLEANZA CON BERLUSCONI”…I BOSSIANI VENETI CHIEDONO UN CONGRESSO…MARONI DATO IN VANTAGGIO DEL 3% MA IL VOTO DISGIUNTO PUO’ FARGLI MALE

Il verdetto decisivo per il Carroccio sarà  quello delle regionali in Lombardia. E, su questo, i segnali che arrivano a Roberto Maroni dallo spoglio delle politiche sembrano incoraggianti. Anche gl instant poll gli danno tre punti di vantaggio.
I risultati per Camera e Senato, invece, no: in termini percentuali stanno dimezzando il ruolo della Lega in ambito nazionale – dall’8,6 per cento del 2008 – ma anche in regioni chiave come Piemonte e Veneto, dove potrebbe essere chiesto a breve un nuovo congresso della Liga.
E’ così che nell’altalena di instant poll e proiezioni, in via Bellerio si festeggia un risultato migliore delle previsioni ma solo in chiave di coalizione con il Pdl.
“C’è stata una affermazione del centrodestra che non era attesa dai sondaggisti, come non era previsto il calo del centrosinistra”, è stata l’analisi asciutta di Giacomo Stucchi, il vicesegretario federale della Lega mandato in sala stampa a fare la prima dichiarazione ufficiale.
“Questa affermazione del centrodestra è un risultato importante in regioni che erano date per perse per quel che riguarda il Senato – ha aggiunto – Poi c’è stato il flop della Lista Monti: i cittadini hanno dimostrato di preferire chi è più pragmatico e non chi ha avuto un atteggiamento vessatorio”.
Dunque, è la conclusione del vicesegretario leghista, “Lega e centrodestra tengono e ciò fa ben sperare per lo scrutinio” della Regione Lombardia. “E siamo fiduciosi”.
Dal Veneto sono arrivate parole meno diplomatiche.
Lo scrutinio del Senato indica la Lega attorno all’11 per cento: alle politiche del 2008 era al 27,1, arrivando al 35,15 delle regionali del 2010.
“Dal punto di vista delle politiche – ha detto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, segretario della Liga Veneta – l’alleanza con Silvio Berlusconi l’abbiamo pagata”. Adesso, è il suo ragionamento, bisogna capire se questo pegno porterà  al Carroccio una contropartita, che è ovviamente la vittoria di Maroni in Regione Lombardia.
”’E’ chiaro – ha aggiunto il sindaco in diretta al Tg3 – che se questa alleanza ci consentirà  di governare in Lombardia con Maroni sarà  valsa la pena, alla luce di questo risultato strategico”.
E’ sottinteso che viceversa la lettura del risultato elettorale sarà  completamente diversa.
“Qualora ci fosse un calo elettorale – ha invece sostenuto il governatore Luca Zaia – le motivazioni non vanno scaricate in capo a terzi o in capo peggio ancora al cittadino nella migliore tradizione della politica italiana. Ma sono da cercare quando avremo un risultato finale che ci permetterà  di fare una lettura della Lega in Veneto rispetto anche alle altre regioni: tireremo le conclusioni, analizzando fino in fondo i motivi del risultato ed eventuali responsabilita”.
Più affilato il commento di Massimo Bitonci, che sfidò Tosi per la segreteria veneta: “Il dato per la Lega è molto negativo, inutile fare giri di parole. Si apre una riflessione. E se i militanti lo vorranno, sono favorevole a un nuovo congresso”.
Sul fronte del Piemonte, infine, lo scrutinio del Senato proietta la Lega a poco più del 5 per cento dei consensi, contro il 12,6 raccolto alle ultime politiche.
“Abbiamo fatto una scelta giusta, abbiamo deciso di fare un investimento su un progetto politico – ha però detto il governatore Roberto Cota – alla luce di quello che probabilmente accadrà  in Regione Lombardia con la vittoria di Maroni”.

(da “La Repubblica“)

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INCHIESTA SULLE FIRME PER LA LISTA “MARONI PRESIDENTE”: 900 FIRME FALSAMENTE AUTENTICATE DA UN CONSIGLIERE DELLA LEGA

Febbraio 23rd, 2013 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI MONZA HA INDAGATO GIULIANO BERETTA, CONSIGLIERE PROV. DEL CARROCCIO…SU 1200 FIRME BEN 900 SAREBBERO NON VALIDE

Con l’accusa di aver falsamente autenticato circa 900 firme raccolte nella circoscrizione Monza e Brianza a sostegno della lista ‘Maroni presidente’ alla Regione Lombardia, il consigliere provinciale monzese della Lega Nord, Giuliano Beretta, è stato indagato per falso dalla Procura di Monza.
L’inchiesta è stata avviata dal pm Franca Macchia in seguito alla denuncia presentata qualche settimana fa dai radicali.
Gli atti, con l’esito degli accertamenti, sono già  stati trasmessi all’ufficio centrale elettorale presso la corte d’appello di Milano.
Le indagini hanno riguardato circa 1.200 firme raccolte nella circoscrizione brianzola e sono emerse irregolarità  per quanto riguarda le procedure di autenticazione dell’80 per cento delle sottoscrizioni.
Da quanto si è saputo, il pm non solo ha interrogato Beretta, ma ha anche sentito a campione, come testimoni, un gruppo di elettori; alcuni di loro avrebbero raccontato di aver firmato un foglio fatto ‘girare’ in famiglia.
Nel loro esposto i radicali avevano chiesto di indagare sulla sospetta raccolta delle 1.200 firme avvenuta in poco tempo, quattro o cinque giorni.

(da “La Repubblica“)

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