Aprile 23rd, 2015 Riccardo Fucile
COINVOLTO ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DELL’AZIENDA…MARONI E’ INDAGATO PER CONCUSSIONE
Ancora guai per Expo, a una settimana dall’inaugurazione.
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati la stessa società che gestisce l’evento.
Si tratta dell’inchiesta che vede coinvolto con il reato di concussione per induzione il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni difeso dall’avvocato Domenico Aiello, neo nominato dallo stesso governatore nel cda di Expo spa.
Al centro dell’indagine, coordinata dal pm Eugenio Fusco, due assunzioni pilotate da Maroni e dal suo entourage.
La prima, quella di Mara Carluccio, nella società Eupolis, partecipata dalla stessa Regione.
La seconda, invece, coinvolge Expo ed è quella di Maria Grazia Paturzo, ex collaboratrice del Viminale, che ha ottenuto un contratto di collaborazione per due anni con uno stipendio di 5 mila euro al mese.
Per la vicenda Paturzo, oltre a Maroni, da luglio è indagato anche il dg di Expo Michelangelo Malangone.
Anche qui l’accusa nasce dopo che la legge Severino ha sdoppiato il reato di concussione.
Attualmente infatti esiste la concussione per costrizione e l’induzione indebita. In sostanza anche l’indotto, in questo caso il dg di Expo, è ritenuto punibile perchè cedendo alle pressioni potrebbe aver ottenuto vantaggi.
Stando alle carte dell’accusa Maroni avrebbe esercitato pressioni indebite su Malangone per far ottenere all’ex collaboratrice Maria Grazia Paturzo i biglietti per un viaggio a Tokyo, al quale avrebbe dovuto partecipare anche il presidente della Regione.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE NON PARTE PER IL SOL LEVANTE SENZA L’ASSISTENTE PREFERITA
Roberto Maroni, il politico famoso per avere solcato vent’anni di storia patria senza mai dire nulla di
ricordabile due ore dopo, torna sulle pagine dei giornali per un episodio che gli fa ancora una volta onore.
Invitato da Expo 2015 a partecipare a una missione di finto lavoro in Giappone, la versione lombarda dell’uomo invisibile avrebbe potuto rifiutarsi, adducendo di avere cose ben più importanti da fare che andare a rimpinzarsi di sushi in qualche albergo extraluxe del Sol Levante.
Invece, forse perchè non aveva niente di così importante da fare, la fronte più spaziosa della Lega ha accettato di mettere la faccia barbuta sull’iniziativa, dichiarandosi disponibile a raggiungere Tokyo per farne un sobborgo di Varese.
A una piccola, insignificante condizione: portarsi al seguito una delle sue assistenti, Mariagrazia Paturzo, che secondo i soliti inquirenti malevoli sarebbe stata assunta nel simpatico baraccone espositivo milanese per volontà dell’ex dito mignolo di Bossi.
Maroni avrebbe potuto partire per Tokyo in solitudine («depaturzizzato», direbbe lui). Oppure anticipare i 6500 euro necessari a coprire la trasferta della collaboratrice. Invece ha preferito piegarsi alla soluzione più dolorosa: pretendere da Expo 2015 che la Paturzo paturzasse in Oriente a spese dei contribuenti italo-padani.
Vistosi incredibilmente rifiutare la richiesta, per ripicca ha deciso di restare a casa pure lui.
Perchè da Formigoni non ha ereditato solo la poltrona, ma anche la passione per i viaggi a sbafo.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Luglio 29th, 2014 Riccardo Fucile
L’ASSESSORE ALLA CULTURA SI SMARCA: “DECISIONE DEL GOVERNATORE”
Per partecipare al Meeting “culturale” di Comunione e Liberazione, in programma a Rimini dal 24 al 30 agosto, la giunta Maroni, attraverso una delibera della presidenza, ha stanziato un contributo diretto di 60mila euro.
Il Festivaletteratura di Mantova, manifestazione di portata internazionale capace l’anno scorso di raccogliere oltre 100mila persone ai vari eventi, si deve accontentare di 20mila euro e per ottenerli deve anche partecipare a un bando.
“Maroni ci spieghi il criterio di queste scelte” tuona il consigliere regionale Marco Carra.
“L’assessore alle culture, Cristina Cappellini — prosegue il consigliere — aveva detto che tutte le manifestazioni, fossero sagre, feste più o meno provinciali o festival culturali nazionali o internazionali, dunque senza distinzione, avrebbero dovuto partecipare a un bando per accedere a un contributo di massimo 20mila euro. E aveva anche assicurato che la regola era ferrea e non potevano più esserci contributi diretti di Regione Lombardia a nessun evento”.
Insomma, perchè questa disparità di trattamento, come mai si è fatta quest’eccezione? Se vale la regola che le rassegne culturali possono essere finanziate solo attraverso regolare bando, perchè il meeting di Cl, a tutti gli effetti evento culturale, si sottrae a questa normativa?
“Le due situazioni non possono essere paragonate — spiega l’assessore Cappellini — poichè l’assegnazione di fondi per il meeting di Comunione e Liberazione non è stata decisa dal mio assessorato. Si è trattato di una decisione della presidenza. Con ciò non dico che non la condivido. Il Festivaletteratura ha partecipato al bando e venerdì uscirà la graduatoria. Allora sapremo a quanti soldi avrà diritto”.
Bene che vada saranno 20mila euro, il massimo previsto dal bando.
Su un budget che per il Festival si aggira intorno al milione e 500mila euro.
Secondo Carra, però, è chiaro il modus operandi della Giunta Maroni: “Quei 60mila euro sono un obolo politico di Maroni agli alleati ciellini, un investimento per garantirsi l’appoggio necessario a tenere in piedi la sua Giunta. Al meeting i soldi della Regione non mancano mai a differenza di altre iniziative, ma per quanto riguarda uno degli eventi che caratterizzano ormai la Lombardia nel mondo, Maroni e la Lega concedono solo spiccioli: 20mila euro, decisi, evidentemente, con l’unico criterio della convenienza politica”.
Dal Comitato organizzatore del Festivaletteratura — la diciottesima edizione è in programma dal 3 al 7 settembre — non c’è molta voglia di commentare: “Non vogliamo entrare in polemica con nessuno — afferma Marzia Corraini, una degli otto membri del Comitato Organizzatore — e prendiamo atto della scelta della Giunta regionale. Per quanto ci riguarda abbiamo partecipato al bando e attendiamo l’esito. Se ne avremo diritto, incasseremo i soldi previsti”.
La querelle fra Regione e Festival si trascina da un po’ di tempo.
Da quando sul libretto ufficiale della rassegna letteraria è sparito il logo della Regione, ente che diciott’anni fa aveva contribuito a realizzare la manifestazione.
Il Comitato aveva spiegato che si trattava di una normale prassi.
Non avendo ancora ricevuto il finanziamento, la Regione non era stata inserita fra gli sponsor. Ma si era poi aperto un duro confronto con l’assessore Cappellini che aveva detto chiaro e tondo agli organizzatori che dovevano sottostare alle nuove regole: niente contributi diretti, assegnazione di fondi soltanto attraverso bandi.
Emanuele Salvato
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Luglio 25th, 2014 Riccardo Fucile
NUOVI SVILUPPI DELL’INCHIESTA IN CUI MARONI E’ INDAGATO: AL SUO POSTO FU INVIATO MANTOVANI
I biglietti erano già stati prenotati. Volo per Tokyo, andata e ritorno, più soggiorno al Park Hyatt Hotel:
portare Mariagrazia Paturzo in Oriente, nella delegazione della Regione Lombardia impegnata nelle celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno scorso, sarebbe costato quasi 6mila 500 euro.
La trasferta era gestita dal ministero degli Esteri, però, e non faceva parte delle tappe del World Expo Tour.
Per questo i vertici di Expo 2015 si sono opposti a finanziare il viaggio alla donna, che per la Procura di Busto Arsizio sarebbe stata assunta nella società su pressione del governatore Roberto Maroni.
Così i biglietti già prenotati non vengono emessi, i soldi vengono bloccati e girati alla delegazione del vicepresidente Mario Mantovani, che parte per il Giappone al posto di quella del presidente. Perchè, dopo le tensioni con Expo, Maroni decide improvvisamente di non partire.
Resta in ambasciata a Berna, poi fa ritorno in Italia.
Partendo proprio dalle assunzioni di Mara Carluccio in Eupolis (società della Regione) e di Mariagrazia Paturzo in Expo, i carabinieri del Noe, coordinati da due pm della Procura di Busto Arsizio, Eugenio Fusco e Pasquale Addesso, hanno verificato come la Paturzo – oltre ad aver ottenuto un contratto presso l’Agenzia dei beni confiscati quando Maroni era ministro degli Interni – fosse presente alle due missioni del World Expo Tour, precedenti al viaggio a Tokyo, a Barcellona e Parigi.
In entrambi i casi è stata Promos (Camera di commercio) a farsi carico della spesa.
Per il viaggio a Tokyo, invece, sorgono i problemi: la missione non fa formalmente parte del World Expo Tour.
E da Expo fanno sapere al governatore che non sono contenti di questa spesa.
Sull’inchiesta i pm Fusco e Addesso mantengono il massimo riserbo, tanto da aver vietato ai giornalisti l’accesso in Procura.
Ma è un fatto che siano sfilati davanti agli investigatori molti testimoni in grado di chiarire cos’è successo in quei giorni di fine maggio: l’amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala; il direttore delle relazioni esterne Roberto Arditti e anche la portavoce di Maroni, Isabella Votino, sentita a metà luglio.
Nell’inchiesta sono indagati per induzione per costrizione Maroni e il capo della sua segreteria Giacomo Ciriello; il direttore di Eupolis, Alberto Brugnoli; e ora anche Mara Carluccio, per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (stessa imputazione di Brugnoli).
Il manager è rimasto per oltre otto ore davanti ai pm, che stanno scavando anche su altre assunzioni negli enti regionali considerate anomale.
La gara per l’assunzione di Carluccio, per esempio, si è perfezionata in brevissimo tempo.
Per l’accusa, la candidata si sarebbe accordata, anche con sms, con Brugnoli per un compenso (29mila 500 euro annui) identico a quello del bando di gara.
Sandro De Riccardis
(da “La Repubblica”)
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Luglio 1st, 2014 Riccardo Fucile
GLI ELETTORI DOVRANNO ESPRIMERSI SULL’ADOZIONE DI UNO STATUTO SPECIALE PER LA REGIONE LOMBARDIA: PECCATO CHE SIA NECESSARIA UNA MODIFICA DELLA COSTITUZIONE DA PARTE DEL PARLAMENTO
Si possono stanziare trenta milioni di euro per un sogno? Perchè no, se stiamo parlando di soldi pubblici e
della Regione Lombardia, locomotiva autonoma e sede naturale della grande Padania.
Nei desiderata dei leghisti al potere c’è infatti lo statuto speciale di regione autonoma che consentirebbe di trattenere in casa il 75 per cento della tasse pagate, lo slogan della fortunata campagna elettorale che ha portato Roberto Maroni all’ultimo piano del Pirellone.
Un traguardo che suona come una sfida al centralismo di Roma diventato, insieme alla lotta all’immigrazione, un tema centrale del nuovo corso della Lega.
Così, per arrivare a questo traguardo, i leghisti di lotta e di governo lombardi hanno deciso di stanziare 30 milioni di euro per celebrare il referendum consultivo sull’autonomia della Lombardia.
Risorse messe in cantiere per il 2015, anno in cui probabilmente il Pirellone chiamerà alle urne 7 milioni e 700 elettori per esprimere la propria opinione in merito alla trasformazione a statuto speciale.
Peccato che serva una modifica della Costituzione, fatta dal Parlamento con maggioranza qualificata e in doppia lettura.
Anche con l’ok dei lombardi, infatti, non c’è nessuna chance concreta, solo un semplice atto di manifestazione di volontà .
La riforma della carta costituzionale è un iter lungo e complesso.
Tutto è iniziato lo scorso lo scorso 17 aprile, quando al parlamentino lombardo vine presentato un ordine del giorno ad hoc: la giunta di centrodestra ha deciso di inserire in assestamento al bilancio del triennio 2014-2016 i trenta milioni necessari per sostenere i costi delle operazioni di voto.
A luglio, prima della pausa estiva, si voterà sull’assestamento di bilancio e anche lo stanziamento da trenta milioni dovrà ricevere l’ok del consiglio.
Sulle barricate l’opposizione che ha scoperto la manina leghista tra le pieghe del bilancio.
“Il referendum per l’autonomia è una mossa propagandistica della Lega, senza effetti pratici, che i cittadini pagheranno a carissimo prezzo», attacca il capogruppo del Pd Enrico Brambilla.
«Ci sono molti modi migliori per spendere quelle risorse, a partire dal fondo sociale regionale, destinato ai cittadini più in difficoltà , che nel 2014 è stato tagliato di dodici milioni dalla giunta Maroni».
La lista per spendere meglio i fondi si allarga anche alla scuola (il budget per gli studenti meno abbienti che frequentano le scuole statali è stato tagliato da 30 a 5 milioni) o per alleviare i ticket sanitari più cari d’Italia.
Insomma quei trenta milioni non vanno buttati al vento.
Ma l’autonomia della Lombardia non ha prezzo.
(da “L’Espresso“)
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Marzo 27th, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE HA SEMPRE SMENTITO DI AVER FATTO IL NOME DELL’EX DG ARRESTATO PER LA CARICA DI SUBCOMMISSARIO ALL’EXPO… MA DALL’INCHIESTA EMERGE UN INCONTRO IL 20 FEBBRAIO
“Questo lo avete scritto voi, io ho chiesto al commissario Giuseppe Sala di avere una persona in rappresentanza della Regione come vice-commissario, non ho fatto nomi”.
È il 21 marzo e il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, replica così ai giornalisti che, il giorno dopo la bufera giudiziaria su Infrastrutture Lombarde, gli chiedono perchè in un’intervista del 2 marzo scorso avesse detto che l’ex direttore della società regionale, Antonio Rognoni, finito in manette, era “uno dei candidati” al ruolo di subcommissario a Expo.
Ma a leggere le carte dell’inchiesta sembra che il governatore e il manager — che aveva presentato le dimissioni perchè indagato in un’altra indagine milanese su Expo — invece stessero in qualche modo trattando per una posizione.
Esistono intercettazioni telefoniche, disposte lo scorso febbraio e agli atti dell’inchiesta, che “rivelano”, secondo la Guardia di Finanza, non solo “come il medesimo continui a svolgere le proprie funzioni all’interno” degli uffici dell’Ilspa e ad “occuparsi fattivamente dell’ operatività ” della società , ma anche telefonate che “hanno ad oggetto la posizione di Rognoni nella struttura organizzativa della società ”.
Ma a quale società di fa riferimento visto che Rognoni aveva dato le dimissione già a metà gennaio e avrebbe lasciato la poltrona per aprile?
Dalle intercettazioni, annotano le Fiamme Gialle nell’ultima informativa sulle indagini, “emerge che Rognoni è in diretto contatto con l’attuale Presidente della Regione, Roberto Maroni, presso il quale nel pomeriggio del 20 febbraio 2014 si sarebbe recato per discutere della propria posizione”.
Anche perchè sembra emergere, a leggere le conversazioni, tra Rognoni e alcuni suoi collaboratori una specie di ‘lotta intestina’ tra il dg dimissionario e il presidente del Consiglio di Gestione di Ilspa, Paolo Besozzi, che in pratica ha preso il suo posto dopo le dimissioni.
Rognoni riferisce ai suoi interlocutori di presunte “intimidazioni” subite da Besozzi.
E di questi contrasti l’ex dg avrebbe parlato anche con l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità della Regione, nonchè presidente del Consiglio di Sorveglianza di Ilspa, Maurizio Del Tenno, con il quale “è in stretto e costante contatto”.
A lui Rognoni riferisce di ciò che avrebbe scritto Besozzi: “Cose ‘aberranti’ allo scopo di intimorirlo e dare le dimissioni”.
Sempre Rognoni, in una telefonata del 20 febbraio giorno dell’incontro con il presidente leghista, dice a Del Tenno che Maroni avrebbe criticato l’operato di Besozzi, sostenendo che “questo non si deve occupare di queste cose”.
Per gli inquirenti “risultano interessanti in tal senso i commenti formulati da Del Tenno quando afferma ‘adesso la prova decisiva è l’Expo’, ed in tale contesto confida a Rognoni di volersi rivolgere a Maroni perchè ‘non ci sono le condizioni, o mandi via Besozzi o non faccio un cavolo!’”.
A quel punto Rognoni rivela, scrive gli inquirenti, a Del Tenno quello che gli avrebbe detto Maroni: “Io gli ho detto ‘Guardi Presidente siccome questo qui non cambia io non riesco a lavorare per Expo? (…) E allora lui ha detto ‘No, ma come, non avete ancora fatto l’incarico, allora io voglio portare in Giunta l’incarico anche se non è ancora stabilito il quantum”.
E Rognoni avrebbe risposto: “Guardi Presidente che io non sono in grado di lavorare per lei o per Expo avendo a che fare con uno (Besozzi, ndr) che urla davanti a tutti al telefono e che la gente non ne può più”.
L’assessore Del Tenno, secondo la Gdf, manifesta allora “l’intenzione di perorare la causa di Rognoni”.
E così che Del Tenno dice che “avrebbe investito della questione anche ‘Raffaele’ da individuarsi — scrive la Gdf — verosimilmente nell’attuale presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo”.
Tutte telefonate che dimostrano, si legge nel rapporto, la “continuità delle funzioni direttive del dimissionario Rognoni”.
L’ex dg, infine, in un’altra telefonata con “una persona di sesso maschile”, non meglio identificata, concorda “di incontrare insieme il Commissario Unico dell’Expo nonchè ad della Expo2015 spa, Giuseppe Sala”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 23rd, 2014 Riccardo Fucile
UNA MAIL SVELA CHE FORMIGONI E I SUOI SAPEVANO… E MARONI SCONSIGLIATO DA PISAPIA VOLEVA COME SUBCOMMISSARIO PROPRIO ROGNONI, ORA ARRESTATO
Infrastrutture Lombarde: un appaltificio da 240 milioni a disposizione degli amici. 
La spa nasce nel 2003 per agevolare l’interventismo pubblico dei governi regionali guidati da Roberto Formigoni, il quale, secondo il tribunale di Milano, assieme ai suoi fedelissimi era a conoscenza del malaffare.
Secondo il giudice, che giovedì ha firmato otto arresti, uno come Pierangelo Daccò, amico e pagatore dell’ex presidente, aveva “un certo ascendente” sulla società .
Formigoni e formigoniani, dunque.
La nascita di Ilspa, infatti, è tutta farina del Celeste che piazza sulla poltrona di direttore generale Antonio Rognoni.
Carriere intrecciate, con il dg che mette in fila investimenti per 11 miliardi e il presidente che inciampa negli scandali fino al rinvio a giudizio approdando in Senato.
Nel gennaio scorso, poi, Rognoni lascia.
Pochi giorni dopo diventano pubbliche le indagine della Corte dei Conti sulle spese pazze dell’Ilspa.
Ai piani alti c’è Bobo Maroni. Si ipotizza una discontinuità . Capita il contrario, perchè il neo-governatore propone la candidatura dell’ex dg a sub commissario per Expo.
E questo nonostante sia stato sconsigliato dal sindaco di Milano.
Con Giuliano Pisapia, l’incontro, riservatissimo, avviene prima della bufera giudiziaria. In quel frangente il primo cittadino sconsiglia Maroni nel proseguire sulla strada di Rognoni, perchè, ragiona Pisapia, con lui in Expo aumenterebbe il rischio di infiltrazioni mafiose.
Ipotesi concreta visto che l’esposto dal quale parte l’indagine del procuratore aggiunto Alfredo Robledo arriva da una società su cui pesano sospetti di collusioni con la ‘ndrangheta.
Questo, dunque, il clamoroso dietro le quinte dell’affare Infrastrutture Lombarde sul quale ieri è intervenuto lo stesso Maroni smentendo di aver proposto la candidatura dell’ex dg.
Il caso della holding promette dunque futuri sviluppi soprattutto su Expo. Con buona pace del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che ieri ha invitato “a non perdersi in nuove iniziative giudiziarie per concentrarsi sull’esecuzione dei lavori”.
L’inchiesta, però, c’è e mette sul piatto un dato clamoroso.
Lo scrive il gip Andrea Ghinetti nella sua ordinanza quando, a proposito del sistema Rognoni, sostiene “la consapevolezza di tutte le parti in causa di agire in un ambito di diffusa illegalità , compresi i vertici della Regione”.
Tutti sapevano delle gare Expo addomesticate e delle consulenze milionarie riservate alla“cerchia”.
Il ragionamento del giudice nasce da una mail inviata dal legale Carmen Leo a Rognoni. Nel documento l’avvocato, arrestato giovedì, riferisce di un incontro in Regione proprio sulle consulenze legali dell’Ilspa.
“Caro Antonio — scrive Leo — alla riunione erano presenti: Zucaro, Vivone, Colosimo, Sala”. I primi due erano all’epoca avvocati dell’ufficio legale del Pirellone. Mentre Sala era “dirigente dell’Unità Organizzativa Normativa e Amministrativa della Regione”. Insomma , il ruolo di controllore sulle consulenze era interno al Pirellone.
Il dato conferma il passaggio dell’ordinanza dal quale emerge la consapevolezza del malaffare da parte di Paolo Alli, ex sottosegretario alla presidenza.
Una consapevolezza che emerge, nettissima, dalle intercettazioni.
L’avvocato Salvatore Primerano, anche lui ai domiciliari , descrive il sistema. “Le persone di cui (Rognoni) si contorna poi lo seguono in questo percorso”. E dunque “chi è troppo rigido trova difficoltà ”.
Il motivo lo si ascolta in un’altra telefonata tra Pierpaolo Perez, responsabile dell’Ufficio gare e contratti di Ilspa, e un avvocato.
Dice il legale: “Non si possono mai dare incarichi fuori dalla cerchia”.
Il dato, tassativo, sottende una regola ferrea che si apprende dalla voce di Rognoni: “Io pretendo che la gente lavori con la mia testa”.
Tutti lo seguono, nonostante dubbi e paure. Come quelle dell’avvocato Maurizio Malandra (ai domiciliari). “Siamo deboli — dice — , se viene la Corte dei Conti pensi che scavalliamo tanto?”.
Più esplicita Carmen Leo: “Questi sono tutti abusi”. Il legale si riferisce ai “ricatti” che Rognoni fa alle imprese chiedendo “garanzie non dovute” in cambio dell’appalto. Un modo di agire che, spiega Perez, “serve a fare in modo che la Regione vinca 2 a 0 e che loro siano i più fighi del mondo”.
Insomma, Rognoni tira dritto dando consulenze anche a chi non le vorrebbe più come nel caso della Leo che confessa: “È per rischiare meno, io prendo già tanti soldi”.
Netta la risposta del dg: “Gli importi li decido io”.
Nomi, fatti, accuse. Da questi emerge un personaggio (non indagato) definito “molto potente” che può “essere di aiuto”.
Ex carabiniere, vicino ai servizi segreti, campione di incarichi, potrebbe essere la chiave per accedere ai santuari su cui indaga l’antimafia.
Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
“DATI NON RUBATI DAL SUO PC” PRECISANO DAL SUO STAFF
Foto dei diamanti di Belsito e scannerizzazioni di documenti giudiziari. 
Anonymous Italia ha pubblicato 369 mega di “leaks” che riguardano il presidente della regione Lombardia Roberto Maroni.
Dall’entourage del segretario del Carroccio, però, fanno sapere che il computer dal quale sono stati sottratti, non sarebbe quello del presidente della Regione Lombardia.
Oltre alla foto del passaporto, ci sono decine di immagini e pdf.
Tante anche le foto che riguardano il sequestro dei diamanti dell’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito.
Ad annunciarlo è stato il gruppo di hacker: su Twitter ha postato il link, che rimanda al sito CyberGuerrilla, dove sono stati pubblicati una fotografia del passaporto di Maroni e il suo tesserino da deputato.
“La diffusione dei dati di Scopelliti — il presidente della regione Calabria già finito nel mirino di Anonymous due settimane fa — era solo l’inizio del caos che stiamo per provocare a tutti i presidenti delle regioni italiane che abbiamo indicato in precedenza”, spiega il comunicato online. Il riferimento è a un post risalente al 9 novembre e pubblicato sullo stesso blog, in cui gli Anonymous annunciavano di aver compromesso alcuni computer di presidenti di regioni italiane, tra cui Calabria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Campania e Puglia.
Poi, gli hacker si rivolgono a Maroni chiamandolo “Maestro BOB” e lanciano le loro accuse: “Hai fatto qualcosa per contrastare il cartello di Medellin [narcotrafficanti colombiani, ndr] che fa affari a Milano? Hai fatto qualcosa per fermare i pedopornografi come Moskalenko and Chistyakov che riciclando denaro attraverso le banche lombarde? Raccontaci dei tuoi affari segreti con la mafia di Aiello e di tutte le cose orrende che la gente scoprirà oggi senza il tuo nobile consenso. Bevi vino costoso, guidi macchine costose, non paghi le tasse e ti godi la vita, mentre la Lombardia è piegata da guerre criminali e corruzione”.
A seguire, il gruppo pubblica i link attraverso i quali è possibile vedere una sorta di “anteprima” di alcuni dei file e quelli che permettono di scaricare tutto il materiale.
Rispetto a quanto accaduto in altri casi, come in quello recente che ha coinvolto il presidente della regione Calabria Giuseppe Scopelliti, il “leak” operato dagli Anonymous ai danni di Roberto Maroni sembra essere qualcosa di più grave rispetto a una semplice violazione del server di posta.
Marco Schiaffino
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 5th, 2013 Riccardo Fucile
REGOLE DA STATO DI POLIZIA, EPURAZIONI, TESSERE STRACCIATE, NOMINE CALATE DALL’ALTO: UN PARTITO ORMAI SENZA GUIDA…E I FEDELISSIMI DI MARONI STANNO TRAMANDO PER AFFOSSARE SALVINI, CANDIDATO DI BOBO
“Bossi rappresenta la storia della Lega”. Maroni prova a dire la sua. Ma il fu barbaro sognante non ha più seguito nel partito.
Manca poco più di un mese al congresso del Carroccio, che si celebrerà il 14 e 15 dicembre, ma la candidatura ufficializzata ieri dal vecchio Senatùr, per quanto annunciata, ha risvegliato lo scontro mai sopito nel partito.
Con un fronte nuovo: molti degli ex fedelissimi di Maroni, che ne hanno sostenuto e guidato l’ascesa in via Bellerio, hanno preso le distanze dall’ex ministro, delusi dalla gestione sia del partito (affidato nelle mani della portavoce Isabella Votino da Montesarchio) sia della Regione Lombardia, in cui consulenze e nomine sono state affidate e distribuite secondo logiche non condivise da tutti.
Lo scontro si consumerà al congresso di dicembre convocato per eleggere il nuovo segretario al posto di Maroni.
I candidati sono di fatto a oggi quattro: Bossi, Matteo Salvini, Gianluca Pini e Manes Bernardini.
Sul nome di quest’ultimo, giovane consigliere del Carroccio in Emilia, si stanno concentrando le attenzioni (e le forze) degli ex maroniani che potrebbero ora convogliare su Pini.
Il vice capogruppo alla Camera ha sciolte le riserve solo ieri.
E di certo non è “il nostro Renzi” di cui Maroni ha detto di aspettare l’arrivo.
Non lo è neanche Salvini, che fino a pochi giorni fa sembrava destinato a guidare via Bellerio, ora appare a molti come lo sconfitto certo.
Ed è forse un bene perchè cosa c’è ancora da rottamare nella Lega?
Misteri padani.
“Serve gente seria e preparata, il giro di boa vero per noi saranno le elezioni europee: lì si vedrà se la Lega è morta e sepolta o se invece può riprendere un cammino costruttivo per il Nord, per questo non possiamo lasciare nulla al caso e siamo pronti a correggere gli errori commessi”.
Un colonnello storico di Maroni sintetizza così la situazione. “Ci sono problemi tra lombardi e veneti per beghe mai risolte, così abbiamo deciso di puntare su un giovane emiliano, bravo, preparato, capace e soprattutto disponibile a confrontarsi”, confida.
Che Maroni abbia contezza dei malumori è evidente dalle regole stabilite per il congresso.
Dopo aver stilato il nuovo statuto che relega Bossi ai margini; effettuato massicce epurazioni; gestito le liste elettorali (per il Parlamento e per la Regione Lombardia) con soli fedelissimi (di Maroni e dei suoi colonnelli) ora anche le regole del congresso sembrano create ad hoc per tutelare le posizioni di potere conquistate.
E tentare di far vincere il presunto giovane Salvini, delfino dell’ex ministro dell’Interno.
Non solo i militanti ma anche alcuni dei vertici definiscono il regolamento come “fuffa, regole da Stato di Polizia”.
L’articolo più contestato è quello relativo alla presentazione delle candidature. Chi vuole diventare segretario, infatti, deve presentare tra le 1000 e le 1500 sottoscrizioni alla propria mozione.
Ma, cosa mai vista in nessun partito politico, non è il singolo candidato che raccoglie le firme e le consegna alla segreteria federale ma chi vuole sostenerlo deve presentarsi alla segreteria provinciale e dichiarare chi vuole votare.
“Vogliono schedarci tutti”, è la critica più diffusa dei bossiani e anche di molti ex maroniani che delusi, come detto, hanno intenzione di evitare l’ascesa di Salvini.
In pratica una sorta di voto palese, prima ancora del congresso.
Congresso che fra l’altro, sempre stando al regolamento, appare totalmente inutile.
Per due motivi: perchè il 7 dicembre ci saranno le primarie per decidere il candidato unico e perchè la due giorni al Lingotto di Torino servirà esclusivamente a nominarlo. Senza neanche un minimo di dibattito o confronto.
Recita infatti il regolamento che “tutti i militanti in regola con il tesseramento 2013 parteciperanno senza diritto di voto nè di parola”.
Infine molti criticano anche le modalità dello scrutinio delle primarie: tutti i militanti il 7 dicembre voteranno il proprio candidato ma lo spoglio non avverrà nelle singole sezioni perchè le urne saranno portate nel fortino di via Bellerio, dove rimarranno custodite per una settimana e da qui portate al Lingotto di Torino dove saranno aperte. Alla faccia della trasparenza tanto sbandierata da Maroni.
Lontano dal quartier generale padano i militanti hanno cominciato a stracciare le tessere.
A Mantova, per dire, sono state chiuse numerose sezioni per protesta contro i presunti brogli nell’elezione del segretario provinciale Cedrik Pasetti, ritenuto vicino all’assessore regionale Gianni Fava.
Nel veronese, le indagini che hanno recentemente sfiorato Flavio Tosi, hanno risvegliato i bossiani che stanno organizzando una manifestazione per il 13 novembre davanti al Comune.
E ancora: in Lombardia, lungo l’asse Bergamo-Milano-Varese, ogni giorno ci sono incontri quasi carbonari, cui partecipano con frequenza sia assessori regionali sia componenti della segreteria federale del Carroccio, per sostenere Bernardini solo per affondare Salvini.
Una fronda che si è già palesata la settimana scorsa quando, insieme a Daniele Belotti, molti hanno costretto Maroni ad aumentare il numero di sezioni in cui votare per le primarie.
Solo lunedì prossimo si saprà chi correrà per la segreteria.
Al momento solamente Bossi ha ufficializzato la sua candidatura.
Ieri si è aggiunto anche Pini, mentre altri parlamentari da settimane tentato di convincere Giancarlo Giorgetti a presentarsi.
Già segretario nazionale, braccio destro del Senatùr, capogruppo alla Camera, saggio tra i saggi di Giorgio Napolitano, Giorgetti è indicato da molti come l’uomo ideale per far ripartire la Lega.
O almeno tentare, sempre che possa esserci un’altra occasione.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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