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I GIOVANI DI FLI REGALANO COTECHINO E LENTICCHIE A CALDEROLI

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

IRONIA SUL PADAGNO DOPO LE SUE USCITE SUL CAPODANNO DI MONTI: “LEI E’ NOTO PER AVER REGALATO ALL’ITALIA IL PORCELLUM, NOI CONTRACCAMBIAMO, SPERANDO NON LE VADA DI TRAVERSO DOPO LA BRUTTA FIGURA CON MONTI”

”Caro Calderoli, Lei è noto per aver regalato all’Italia il famigerato ‘Porcellum’, noi contraccambiamo con un po’ di cotechino e lenticchie avanzate dal cenone di fine anno. Non sono quelle di Palazzo Chigi, purtroppo: siamo in periodo di crisi e dobbiamo risparmiare. Speriamo non le vadano di traverso, specie dopo la nota di ieri sera del Presidente del Consiglio. Saluti”.
I giovani di Futuro e libertà  ironizzano sullo scambio di messaggi avvenuto ieri tra il premier Mario Monti e l’ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli sul cenone di Capodanno, del presidente del Consiglio, che, a detta del deputato leghista sarebbe stato inopportuno perchè tenuto a Palazzo Chigi.
La lettera è stata recapitata questa mattina a Calderoli, direttamente al parlamento della Padania, insieme a una confezione di cotechino e lenticchie.
Insomma, il cenone di capodanno della famiglia Monti a Palazzo Chigi continua a far discutere. L’ex ministro leghista Roberto Calderoli ha accusato infatti il premier di aver speso soldi degli italiani per festeggiare l’arrivo del 2012.   “Corrisponde alla verità  la notizia secondo cui la notte dell’ultimo dell’anno si siano tenuti dei festeggiamenti presso la Presidenza del Consiglio?”, ha scritto Calderoli chiedendo chiarimenti su “chi abbia sostenuto gli oneri della serata”. Perchè, “se il premier ha utilizzato un Palazzo istituzionale e il personale per una festa privata — è la conclusione dell’ex ministro — dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni”.
Monti però non ha rinunciato a rispondere e non senza un tocco di humor ha così replicato. Festa? Si è trattato di “una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15”.
La nota della presidenza è dettagliatissima: “Hanno partecipato — si legge — Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento, nonchè, quali invitati, la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età  compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”. “Tutti gli invitati alla cena risiedevano all’Hotel Nazionale — prosegue la nota di Palazzo Chigi — ovviamente a loro spese”.
E i costi della cena? “Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie)”. E per fugare ogni dubbio c’è anche un piccolo affresco di vita familiare del premier: “La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti”.
Infine una precisazione non senza malizia: “Il presidente Monti — si legge — non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente”.
La nota sottolinea che “il presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni. Pertanto, il Presidente per raggiungere il proprio domicilio a Milano — conclude — utilizza il treno”.

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CALDEROLI PROVA A DIFFAMARE MONTI E RIMEDIA LA SOLITA FIGURA DI MERDA

Gennaio 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA VANEGGIA DI UNA FESTA A PALAZZO CHIGI PER LA FINE DELL’ANNO, FORSE PENSAVA AI FESTINI DEL PRECEDENTE PREMIER… MONTI GLI RISPONDE IN DETTAGLIO E LO DISTRUGGE: “SOLO UNA CENA CON I SEGUENTI FAMILIARI NELLA MIA ABITAZIONE PRIVATA E A MIE SPESE”… UNA DOMANDA LA FACCIAMO NOI AL LEGHISTA: PERCHE’ A SUO   TEMPO SI E’ RIFIUTATO DI SOTTOPORSI AL TEST ANTIDROGA PROMOSSO DA GIOVANARDI?

Quella specie di ministro al nulla per il quale era stato creato un ministero fantasma perchè potesse pavoneggiarsi tra roghi di presunte leggi che già  non venivano applicate da anni e giri in bermuda alle feste di paese con relativa scorta pagata dai contribuenti italiani, stavolta l’ha fatta proprio fuori dal bulacco.
Se non fosse per i diversi usi cui può essere destinata la protuberanza in questione, si potrebbe dire che ha proprio sbattuto di naso, lui che di naso trinariciuto se ne intende.
Sul far del pomeriggio, imbeccato da qualche maldestro “spacciatore” di palle, Calderoli cerca di conquistarsi uno spazio sui media con una interrogazione che   riguarderebbe voci di un presunto party a palazzo Chigi per la fine dell’anno.
“Se corrispondesse al vero la notizia secondo cui la notte del 31 dicembre si sono tenuti festeggiamenti di natura privata per il nuovo anno a Palazzo Chigi – dice in un’interrogazione scritta al presidente del Consiglio – Monti dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere scusa al paese e ai cittadini”.
L’esponente leghista domanda informazioni su “chi ha sostenuto gli oneri diretti e indiretti della serata”.
E pone un’altra serie di domande: “Se la festa avesse le caratteristiche di manifestazione istituzionale o di natura privata; quanti fossero gli invitati alla festa e a che titolo vi abbiano partecipato; se l’iniziativa sia stata effettivamente disposta dal presidente; se tra gli invitati figurassero anche le persone care al presidente; chi abbia sostenuto gli oneri, con particolare riferimento alla sicurezza e agli straordinari del personale addetto, e se gli stessi sono stati già  corrisposti”.
Il senatore del Carroccio domanda “se non si ritiene inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare, in un momento di crisi come l’attuale, una festa utilizzando strutture e personale pubblici”.
Basterebbe rispondergli: per proteggere un soggetto come lui per tanti anni, quanto hanno dovuto pagare di scorte i contribuenti italiani?
Come mai non ha posto queste domande quando qualcuno nelle sedi istituzionali faceva entrare troie in incognito, puttane professioniste, magnacci e futuri inquisiti, sputtanando l’Italia nel mondo?
Ma andiamo avanti.
La risposta di Palazzo Chigi è arrivata   con una nota, ed è molto dettagliata.

«Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità  di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonchè quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età  compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà , ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti.
Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.
Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poichè anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”.
Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.
D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri.
Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale».

Non contento della figura di merda che ha rimediato, il poveraccio Calderoli, che di buchi evidentemente se ne intende, replica dicendo che “la toppa è peggio del buco e che la nota di Monti conferma che c’è stata una festa privata, testimoniata dall’ampia partecipazione dei suoi parenti e congiunti, indipendentemente dal lavoro che sarebbe stato svolto dalla signora Monti in
cucina e nel servizio ai tavoli”.
Forse non gli è ancora chiaro un semplice concetto che gli traduciamo in un linguaggio più alla sua portata: ognuno a casa sua invita chi cazzo gli pare!
A differenza di altri, Monti non porta troie in aerei di Stato e paga il cotechino di tasca sua.
Piuttosto Calderoli risponda a una semplice domanda: perchè quando, a suo tempo, il ministro Giovanardi chiese a tutti i parlamentari di sottoporsi al test antidroga lui si rifiutò di aderire all’iniziativa   e di sottoporsi all’esame?
Forse agli italiani interessa più questo.

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LE MOSSE DELL’ESECUTIVO: GOVERNO A CACCIA DI 5 MILIARDI

Gennaio 2nd, 2012 Riccardo Fucile

NEL MIRINO OLTRE 25.000 VOCI E 11 TIPOLOGIE DIFFERENTI… LA CORTE DEI CONTI VIGILA SULLA SPESA PUBBLICA

E’ caccia aperta a 5 miliardi di nuovi tagli alla spesa pubblica.
Nulla, se paragonato al totale delle uscite che viaggiano verso quota 800 miliardi, tanto se si considera che negli ultimi tre-quattro anni la scure su ministeri, enti locali e trasferimenti è calata più volte.
Lo stesso governo Monti, col decreto Salva-Italia, ha introdotto numerose misure di risparmio (pensioni e stipendi pubblici in primis). Ma non basta.
Perchè, per effetto della manovra della scorsa estate firmata Berlusconi-Tremonti, per quest’anno bisogna raccattare altri 5 miliardi.
Poi ci sarà  da far marciare le misure del decreto Salva-Italia, alcune già  scattate come le nuove norme sulle pensioni.
Si tratta di una manovra tutta in crescendo: 10 miliardi tagliati quest’anno, 25 sul 2013 e 29 quello ancora dopo.
Il grosso dei risparmi arriva da 4 voci: patto di stabilità  interno ed enti locali, ovvero minori risorse trasferite a comuni e regioni (6,9 miliardi nel 2012, che salgono a 9,2 in ognuno dei due anni seguenti), previdenza (3,5 miliardi di risparmi quest’anno, che salgono a 7,1 nel 2013 e a 10 nel 2014) e spesa sanitaria (-2,5 miliardi nel 2013 e -5 nel 2014).
Ultimo capitolo, tutto da affrontare, la razionalizzazione degli acquisti e la riduzione della spesa dei ministeri.
Che nei programmi di Monti dovrebbe portare a 8,1 di risparmi quest’anno, 7,1 nel 2013 ed altri 5,9 nel 2014.
Detto questo, complice il cattivo andamento della ricchezza nazionale, l’incidenza della nostra spesa pubblica rispetto al Pil cala a fatica: dal 51% del 2010, l’anno passato si è scesi al 50,5%.
Quest’anno risalirà  al 50,7 per tornare sotto quota 50 (49,6%) nel 2013.
A forza di manovre la spesa primaria è sotto controllo, a crescere e a preoccupare è invece la spesa per interessi, che continuerà  a salire, sia per l’aumento dello stock del debito e sia per l’aumento degli interessi il cui peso passerà  dai 77 miliardi del 2012, ai 94 di quest’anno per superare poi quota 100 l’anno successivo.
Dove trovare i 5 miliardi che servono subito?
La parola magica è «spending review». Una procedura introdotta in via sperimentale nel 2007 che sta piano piano prendendo piede.
In pratica, si tratta di effettuare una analisi approfondita, voce per voce, di tutte le uscite, andando ad identificare quelle non necessarie o che si possono ridurre, e cercando allo stesso tempo di riqualificare la spesa per renderla sempre più efficiente.
Questo è uno dei compiti che è stato affidato in tandem al viceministro dell’Economia Vittorio Grilli e al ministro per i rapporti col Parlamento Piero Giarda, che in qualità  di esperto fino a pochi mesi fa aveva guidato la commissione sulla spesa pubblica. «Spending review» sul bilancio di Palazzo Chigi, innanzitutto, come ha annunciato nel suo discorso di insediamento Mario Monti.
Posto che col governo precedente le spese della presidenza del Consiglio, gravata di un’infinità  di compiti, una ciurma di sottosegretari e ministri senza portafoglio (a cominciare da Bossi e Calderoli) era lievitata sino a quota 4,7 miliardi di euro con un aumento del 46% rispetto al 2006, come denunciava nelle settimane passate un’inchiesta de «L’Espresso».
Ci sarà  una ricognizione a tutto campo delle oltre 25 mila voci di spesa che compongono il bilancio pubblico partendo dall’indagine conclusa Giarda la scorsa estate («Dinamica, struttura e governo della spesa pubblica», si intitola il rapporto finale) frutto di uno dei quattro tavoli istituiti da Tremonti in vista della riforma fiscale.
Nel mare magnun della spesa pubblica si nascondono tuttora «sprechi ed inefficienze, scriveva Giarda nella sua relazione finale, che si possono classificare in tre grandi comparti: inefficienze produttive, inefficienze gestionali ed inefficienze economiche. In tutto venivano catalogate una decina di differenti tipologie di spreco (vedere schede sotto).
Il governo punta a concludere il lavoro entro la fine di aprile quando dovrà  presentare a Bruxelles l’annuale Piano Nazionale di riforma, ma una prima griglia di interventi dovrebbe essere pronta ben prima.

Paolo Baroni
(da “La Stampa”)

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FINALMENTE UN LEADER DI LIVELLO EUROPEO

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

MONTI E’ UN FINE UOMO POLITICO, CI HA RIDATO CREDIBILITA’ IN EUROPA…LA POLITICA SERIA NON FA MIRACOLI:   E’ PIUTTOSTO SENSO DI RESPONSABILITA’, REALISMO, DIAGNOSI DEI MALANNI E ATTENTO DOSAGGIO DEI RIMEDI

Monti non è un tecnico e non è un economista.
Mario Monti è un finissimo uomo politico e ne abbiamo avuto la prova, anzi la conferma, dalla conferenza stampa di giovedì scorso.
È durata più di due ore. Ha fatto un discorso introduttivo di un quarto d’ora e poi, per più di un’ora e mezzo, ha risposto a 31 domande assai pepate dei giornalisti.
Forse alla fine era un po’ stanco ma non si vedeva, l’adrenalina lo sosteneva come fosse uscito in quel momento da un benefico riposo.
Durante la conferenza stampa, tra tanti argomenti toccati e approfonditi, ha fatto l’elogio della politica ricordando che è l’attività  più nobile dello spirito umano perchè si occupa del bene comune nostro e dei nostri figli e nipoti.
“Gli uomini politici possono essere all’altezza del compito oppure scadenti e corrotti, anteponendo il bene proprio alla prosperità  degli altri. Il nostro sforzo   –   ha detto   –   è quello di favorire il miglioramento del personale politico operando con efficacia per recuperare il valore di quell’attività “.
Era molto tempo che non assistevamo ad un incontro di quel livello.
Competenza, padronanza degli argomenti, ironia e autoironia, furbizia tattica e sapiente strategia.
Personaggi di quella taglia se ne vedono pochi in giro in Italia e anche in Europa.
A me che ne ho conosciuto parecchi sono venuti in mente Vanoni e Andreatta, La Malfa e Visentini, Schmidt e Jean Monnet.
Esponeva i dati della situazione economica, le strettezze della finanza, le difficoltà  di elaborare un programma di sviluppo senza abbandonare il rigore, tenendo insieme un’eterogenea maggioranza parlamentare e negoziando con le parti sociali sul patto generazionale senza il quale è impossibile realizzare la crescita e l’equità .
Alla fine ha riassunto l’obiettivo che il suo governo si propone di realizzare indicando i tre valori che vi presiedono: libertà , giustizia, solidarietà . S
ono i valori sui quali è nata l’Europa moderna e le bandiere tricolori della Grande Rivoluzione ne furono e ne sono il simbolo rappresentativo.
Quella conferenza stampa è stata il battesimo di un leader di prima grandezza e ne siamo usciti rassicurati e grati.
Le critiche non sono mancate.
Si voleva che desse conto dell’articolato dei provvedimenti destinati allo sviluppo che saranno pronti entro il 20 gennaio, seguiti da ulteriori interventi in febbraio e in aprile.
Si volevano indicazioni sul livello ottimale dello “spread” che si trova ancora al suo picco.
Le “lobbies” che ancora padroneggiano ampi settori del Pdl e della Lega sono decise a limitare l’entità  delle liberalizzazioni.
Di Pietro è arrivato a rimproverarlo di non avere la bacchetta magica come ci si aspettava.
Ma chi si aspettava i miracoli?
C’è ancora gente così stolta e così intrisa di demagogia da pronunciare frasi così insensate?
C’è ancora gente che rimpiange i tempi in cui imperavano le cricche berlusconiane?
Gli italiani hanno scarsa memoria storica, ma non fino a questo punto. La politica seria non fa miracoli e non è un circo equestre dove si esibiscono acrobati, orsi che fanno l’inchino e maghi che mangiano il fuoco.
La politica è senso di responsabilità , realismo, diagnosi dei malanni e attento dosaggio dei rimedi.
Al circo ci vanno i bambini e recitano i pagliacci che li fanno ridere con le loro smorfie e la faccia infarinata.
Non vi aspettate che la crescita sia a costo zero, lasciate a Giulio Tremonti queste baggianate con le quali ci ha portato al punto in cui siamo.
E non vi aspettate che le misure di sviluppo indicate da Monti siano sufficienti se non saranno accompagnate da un’adeguata politica economica europea.
Lo sviluppo presuppone investimenti, gli investimenti presuppongono un aumento della domanda, quell’aumento presuppone un maggior potere d’acquisto.
Questa sequenza di cause e di effetti che interferiscono tra loro presuppongono fiducia, cambiamento delle aspettative, mobilitazione di risorse ed equità  nella distribuzione dei sacrifici e dei benefici.
Il governo ha messo al primo posto della sua agenda la lotta all’evasione indicando gli strumenti dei quali dispone.
Ha sottolineato la necessità  di far crescere la produttività  e con essa i salari. Per ottenere l’aumento dei salari netti bisogna ridurre il divario tra costo del lavoro e busta paga.
Quindi bisogna fiscalizzare i contributi riducendo massicciamente le imposte sulle imprese, il cuneo fiscale o comunque lo si chiami.
Ma sull’aumento di produttività  va aggiunto che il problema va molto al di là  del costo del lavoro: ci vogliono forti innovazioni sia nei processi produttivi e sia – soprattutto – dei prodotti.
Su questo secondo punto l’industria e i servizi del terziario di qualità  lasciano molto a desiderare.
Quando si discute della produttività  sembra quasi che il tema non riguardi gli imprenditori ma i sindacati operai.
Marchionne è l’esempio eloquente di quest’errore di prospettiva.
Se l’imprenditoria italiana non specializzerà  la sua ricerca sull’innovazione del prodotto, recuperare adeguati livelli di produttività  resterà  una chimera.
Non a caso su questo punto Monti ha messo l’accento.
Il “piccolo è bello” ha fatto il suo tempo perchè il “piccolo” non è in grado di fare ricerca. Il piccolo non è bello affatto e va energicamente incoraggiato a crescere anche se finora su questo punto si è fatto pochissimo.
Quanto alla mobilitazione delle risorse per accrescere il potere d’acquisto dei consumatori, il recupero dell’evasione è certamente fondamentale ma i risultati avranno bisogno di tempo.
È esatto constatare che fino a quando quella lotta non avrà  prodotto i suoi frutti continueranno a pagare “i soliti noti”.
Ma se bisognava salvarsi dal baratro con una manovra preparata in due settimane, chi avrebbe dovuto pagare se non i suddetti “noti”?
Si poteva aspettare un anno o ancora di più?
I movimenti di protesta, le opposizioni senza argomenti, non rispondono a questa domanda sui tempi, quando gli attuali “ignoti” saranno finalmente scovati, l’aumento delle entrate bisognerà  destinarlo a ridurre le imposte sui soliti noti, questa è l’equità  che il governo si propone e ci propone.
Nel frattempo però anche la crescita richiede una partenza rapida.
L’obiettivo più a portata è il taglio delle esenzioni e delle regalie fatte a suo tempo a molte categorie di impresa che non danno alcun particolare contributo d’innovazione e di crescita.
La cosiddetta “spending review” prevede una mappatura che solo questo governo ha cominciato ad avviare ma che chiederà  anch’essa tempo, salvo alcuni casi macroscopici che gli esperti conoscono bene.
Questi sprechi   –   perchè di veri e propri sprechi si tratta   –   vanno colpiti subito, la cifra che si può recuperare prevede almeno 10 miliardi immediati. Non si tratta di tasse ma di spese da tagliare.
Entro aprile quest’obiettivo può essere realizzato ma lo sgravio sul potere d’acquisto dei consumatori può essere disposto subito finanziandolo con quell’esenzione dal deficit degli effetti della congiuntura che Monti ha già  chiesto a Bruxelles e che auspichiamo sia definitivamente riconosciuta negli incontri europei di fine gennaio.
Molti si chiedono quali risultati abbia dato l’imponente erogazione di liquidità  (500 miliardi) che la settimana scorsa Draghi ha effettuato.
Monti non ha fatto alcun cenno in proposito perchè la Bce ha finanziato il sistema bancario e non i debiti sovrani degli Stati europei, visto che il suo statuto non glielo consente.
Ma è ovvio che il governo conosce i possibili e fondamentali effetti di quella manovra per il collocamento dei titoli di Stato per cifre imponenti da febbraio ad aprile e oltre.
Le banche finora non hanno utilizzato la liquidità  proveniente dalla Bce. In piccola parte sono intervenute alle aste dei giorni scorsi soprattutto sui Bot a tre e sei mesi e, in misura ancor più limitata, sui quinquennali e decennali emessi giovedì scorso.
In parte hanno ricomprato obbligazioni proprie sul mercato secondario, ma il grosso della liquidità  è fermo nei depositi della Bce. In attesa di che cosa?
Due sono i motivi di questa prevista gradualità . Il primo riguarda le decisioni europee di fine gennaio, il secondo la letargia della clientela sia per quanto riguarda l’attivo sia il passivo delle banche.
C’è stata nei mesi scorsi una diminuzione cospicua dei depositi e una altrettanto cospicua diminuzione della richiesta di nuovi prestiti, in parte come effetto della recessione e in parte a causa della perdurante sfiducia nella capacità  dell’Europa di governare la crisi.
Meno depositi, meno prestiti, preferenza per investimenti a breve, cautela su quelli a lungo termine.
Le previsioni della Bce sono moderatamente ottimistiche.
Prevedono che in febbraio le banche europee saranno presenti attivamente alle aste in Italia, Spagna, Francia, Germania.
Faranno profitti con la differenza tra i tassi delle aste e quello dell’1 per cento che gli è costato l’approvvigionamento.
Quei profitti andranno a rinforzare i loro capitali e la loro presenza alle aste avrà  il risultato di far scendere i rendimenti sui titoli pubblici, sempre che questo circuito virtuoso si realizzi.
Per quanto riguarda lo “spread” se questi percorsi si metteranno in moto diminuirà  anch’esso anche se i picchi attuali dipendono in parte dal minor rendimento dei “Bund” tedeschi, quotati attorno all’1.80 anzichè, come pochi giorni fa, al di sopra del 2.
La Germania dovrebbe accrescere i consumi interni e le spese pubbliche per equilibrare l’economia propria e quella europea, ma ancora non ci sono segnali in questa direzione.
Infine una parola sul tasso di cambio euro-dollaro.
Molti commentatori vedono la svalutazione dell’euro, che recentemente oscilla attorno a 1.30 con tendenza a ulteriore ribasso, come una sciagura. Ma non è affatto una sciagura.
Appena un anno e mezzo fa l’euro era a livello di 1.18 sul dollaro e questa quotazione favorì le esportazioni.
In tempo di recessione, un leggero aumento dell’inflazione e una discesa del cambio estero non sono sciagure ma eventi positivi e come tali andrebbero valutati.
Post scriptum: Mario Monti ha escluso tassativamente sue candidature politiche alle future elezioni e ha escluso anche   –   e giustamente   –   una sua candidatura al Quirinale perchè quella posizione non prevede e non sopporta candidature.
Le domande su questi propositi politici di Monti ed eventualmente dei suoi attuali ministri erano inutili poichè le risposte erano prevedibili ed ovvie.
Resta il fatto che alle prossime elezioni tutto sarà  diverso da prima; pensare che si ripetano le procedure d’un tempo e che si torni a confrontarsi sullo stesso campo da gioco è pura illusione.
Questo governo è stato un’innovazione per il fatto stesso di esistere e di esser nato con queste modalità  peraltro perfettamente costituzionali.
Questa innovazione non è una rondine pellegrina ma un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare.
Questo è un evento positivo con il quale la dolorosa e sofferta emergenza ci compensa.

Eugenio Scalfari
(da “La Repubblica“)

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MONTI: “NON FARÒ LO STRUZZO”

Dicembre 31st, 2011 Riccardo Fucile

“SUGLI SPRECHI NELL’ OPINIONE PUBBLICA C’E’ UN ALLARME GIUSTIFICATO”

Si informerà , assicura. Poi, forse, prenderà  provvedimenti.
Come fa sempre quando non ha una posizione già  definita, il premier Mario Monti prende tempo, si riserva di approfondire.
Anche quando l’argomento è già  stato sviscerato dagli articoli di giornale.
Il tema è questo: si può tagliare finchè si vuole la spesa pubblica e dare un’immagine di calvinista austerità , ma se la casta prospera come prima, il danno alla credibilità  dell’Italia e del governo non è meno grave del segnale che arriva dallo spread.
“Ringrazio per la segnalazione perchè ci sono motivi di grande allarme”, risponde così alla domanda del Fatto Quotidiano durante la conferenza stampa di fine anno di ieri pomeriggio.
La segnalazione è la seguente: soltanto nell’ultima settimana, come raccontato dal Fatto, almeno tre scandali denunciano come sprechi indifendibili stiano minando la credibilità  di ogni proclama sui tagli di spesa.
Primo: i 14 assessori regionali del Lazio che, grazie a un blitz notturno, riusciranno ad andare in pensione a 55 anni, alla faccia dei normali lavoratori rassegnati ad aspettare i 67.
Secondo: i gruppi che gestiscono le lucrose slot machine di nuova generazione potrebbero avere nuove licenze gratuite, uno spreco di gettito analogo a quello (forse evitato) della gara per le frequenze tv.
Terzo: l’Agenzia del Territorio guidata da Gabriella Alemanno, un pezzo del ministero del Tesoro cui è affidata la cruciale riforma del Catasto voluta da Monti, rimborsa note spese tanto colossali quanto discutibili. Il fattoquotidiano.it   pubblicherà  online oggi pomeriggio tutte le carte, dove si scoprono spese poco giustificabili per un ramo della pubblica amministrazione che dovrebbe occuparsi di censire e tassare gli immobili e di combattere l’evasione fiscale.
Ci sono per esempio 21 mila euro di calendari per il 2012, 42 mila euro per sponsorizzare CortinaIncontra, la manifestazione dei coniugi Cisnetto, 984 euro di “pop corn e bibita” (in un giorno solo), migliaia di euro di gioielli (bracciali in pietre dure, gemelli d’argento, una sciarpa di seta con perle) per spese di rappresentanza.
In conferenza stampa c’è tempo giusto per un esempio: l’Agenzia del Territorio, che risponde direttamente a Monti in quanto ministro del Tesoro, ha speso 3240 euro per “uova di struzzo decorate e personalizzate secondo vs indicazioni”, cioè con le mappe del Catasto, da regalare a Natale 2010.
Monti reagisce con una battuta: “Sono molto interessato a questa cosa delle uova di struzzo decorate, sulle quali porrò la mia attenzione. E credo che l’aspetto della decorazione non sia sostanziale. È il concetto di uova di struzzo che mi preoccupa, perchè la politica di questo governo non è quella della struzzo”.
Sempre serio, precisa subito: “Scherzi a parte, ringrazio per la segnalazione, guarderò anche gli altri due casi segnalati. Ha ragione, mi sembra che siano motivi di grande allarme per l’opinione pubblica”.
Per la cronaca: l’Agenzia del territorio fa sapere che le uova servivano per attività  di rappresentanza in Paesi come Cina e Russia cui l’Italia sta vendendo “ il proprio know-how sul Catasto”.
Molte delle promesse iniziali del governo in materia di costi della politica sono state annacquate dai passaggi parlamentari, come l’abolizione delle Province (che per almeno un anno sopravviveranno tranquille) o il taglio degli stipendi dei parlamentari, rimandato a quando un’apposita commissione avrà  calcolato le medie europee a cui uniformarsi.
Il termine previsto del 31 dicembre difficilmente sarà  rispettato.
Ma il premier rivendica di essere riuscito a fare comunque qualcosa, tipo la rinuncia simbolica (ma anche concreta) allo stipendio da presidente del Consiglio: “Ci sono state varie manifestazioni di autocontenimento non dovute e ho visto anche non apprezzate”. Secondo punto a favore del premier, quello sulla comunicazione dei conflitti di interesse all’Antitrust (secondo la legge Frattini) che Monti aveva assicurato: “Il termine è quello dei 90 giorni previsto dalla legge, sarà  rispettato”.

Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL GENERO TEDESCO

Dicembre 31st, 2011 Riccardo Fucile

TRA IRONIE, CITAZIONI E FRECCIATE, MONTI SI SMARCA DA SILVIO: “VESTO BANALE E PARLO POCO, PER I TEDESCHI SONO IL GENERO IDEALE”… COMUNQUE LA SI PENSI, MONTI NON NASCONDE LA VERITA’ SULLO STATO DELL’ITALIA E PARLA DI LOTTA ALL’EVASIONE COME PRIORITA’ ASSOLUTA… I FATTI SONO ANCORA POCHI, MA LO STILE E’ MOLTO

Una delle richieste del mondo all’Italia, un cambiamento nello stile di governo, Monti l’ha garantita.
Per chi ha seguito la decina di conferenze di fine d’anno di Berlusconi, è una rivoluzione. Sul piano dello humour, per cominciare, siamo passati da Bombolo a Oscar Wilde.
Il professore dimostra una bella dimestichezza con alcune delle virtù meno frequentate dagli uomini pubblici italiani, l’ironia e l’understatement. Il suo incedere lento, a tratti meccanico, si apre di continuo a paradossi divertenti, perfino trovate surreali.
Quando gli chiedono se riuscirà  a rassicurare l’opinione pubblica tedesca, risponde citando la Suddeutsche Zeitung, «che mi ha definito il genero ideale, perchè parlo poco e vesto in maniera banale. Un grande complimento per me e per i tedeschi. Direi che il più è fatto».
Al lungo cahier de doleances dell’Ordine dei giornalisti, replica di conoscere la materia «avendo scritto due o tre articoli nella vita».
Agli appelli degli economisti obietta «conosco anch’io un minimo di economia e capisco che la manovra ha molti inconvenienti».
Quindi affronta l’ossessione dell’anno: «Vorrei dire qualcosa a proposito dello spread, forse avrete già  sentito questo termine…».
Ringrazia i giornalisti presenti per i molti scoop sulle intenzioni del governo: «Non di rado leggendo i giornali io stesso apprendo le cose che ho detto, un importante servizio di in house information».
Un giornalista gli ricorda i continui sprechi dell’amministrazione pubblica, perfino l’acquisto recente di uova di struzzo decorate da parte di un ufficio: «Questa faccenda mi colpisce molto, non solo per le decorazioni, ma proprio per lo struzzo, che non corrisponde affatto allo spirito del nostro governo».
Se insomma il professore azzeccasse i provvedimenti come le battute, potremmo stare tranquilli. Finora è andata un po’ così.
Ma certo il prestigio, il tono, il clima sono cambiati con questo presidente del consiglio. Dall’autarchia del predecessore, immerso in un perenne disagio nei vertici internazionali, dal quale cercava di uscire con bizzarrie cafone, alla naturale apertura di Monti, che chiacchiera in inglese prima della conferenza e ottiene per la prima volta la presenza della stampa estera al rito di fine anno.
Dalla vergogna d’essere rappresentati in giro per il mondo da un leader definito dalla stampa anglosassone «un patetico pagliaccio», al cui confronto qualsiasi mediocre leader faceva la figura dello statista planetario, al sollievo di vedere l’immagine dell’Italia affidata a un uomo colto, competente, stimato.
Ma la vera rivoluzione di Monti consiste nel semplice fatto di dire la verità  ai cittadini. Per un decennio abbiamo assistito alla conferenza stampa di fine anno come al fuoco d’artificio della balla governativa.
La scommessa su quanto stavolta Berlusconi le avrebbe sparate grosse, truccato i dati, falsificato i bilanci, sventolato promesse iperboliche, veniva ogni volta polverizzata da performances costantemente oltre le peggiori aspettative.
Non per caso, la più acuminata delle ironie di Monti è stata dedicata proprio al predecessore.
Quando il professore, nell’omaggiare con una citazione l’ex premier, non ha potuto fare a meno di ricordare che nella conferenza stampa del dicembre 2010 Berlusconi aveva giurato solennemente che non vi sarebbero state altre manovre d’aggiustamento.
«Da allora – ha precisato Monti – ce ne sono volute cinque e soltanto l’ultima porta il mio nome».
Nel bene o nel male, quella di Monti è la verità  sullo stato della nazione. Sia quando non nasconde la gravità  della crisi, sia quando sottolinea le possibilità  di uscirne.
Senza miracoli o scorciatoie, perchè, citando l’ex ministro Visco «sui mercati la fiducia si perde in fretta, ma si recupera soltanto con un lungo lavoro».
Per questa sincerità  gli italiani, sondaggi alla mano, sono disposti a comprare da Mario Monti un’auto usata come l’attuale manovra, ma non erano più da tempo disposti a comprare le fiammanti promesse di Berlusconi, come avevano fatto per tanti anni. A quale prezzo, si vede adesso.
Si potrà  obiettare che il premier è stato vago assai sulle prossime mosse del governo, la famosa «fase due».
Soprattutto sulle riforme e la lotta all’evasione. Ma è anche vero che di annunci se ne fanno fin troppi, con l’unico risultato concreto di far scappare i capitali all’estero.
Con quel «minimo di economia», Monti sa benissimo che quando si vogliono cambiare le cose è meglio agire prima e fare gli annunci più tardi.
E’ chiaro comunque che se «gli straordinari strumenti forniti all’Agenzia delle Entrate e alla Finanza» non dovessero funzionare, si passerà  direttamente alla fase tre, detta «si salvi chi può».
In ogni caso è già  sorprendente ascoltare un presidente del consiglio italiano che dichiara la lotta all’evasione fiscale «la priorità  assoluta dell’azione di governo».
Mi sbaglierò, ma mi pare proprio che sia il primo nella storia repubblicana.

Curzio Maltese
(da “La Repubblica”)

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BOSSI RUTTA INSULTI CONTRO NAPOLITANO, LA BASE PADAGNA LANCIA TURPILOQUI CONTRO MONTI, LA MAGISTRATURA NON FA NULLA, LA DESTRA DORME

Dicembre 30th, 2011 Riccardo Fucile

“TERUN” AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, CORI DI “VAFFANCULO” AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, MINACCE DI SECESSIONE “CON LE BUONE O CON LE CATTIVE”: A BERGAMO VA IN SCENA L’OSTERIA DELLA FECCIA LEGHISTA

Insulti, fischi e grevi ironie. Alla “Berghem Frecc” va in scena il peggio della Lega non più di governo che cerca di rinverdire agli occhi dei militanti l’immagine della “Lega di lotta”.
Obiettivi dello stato maggiore del Carroccio il premier Mario Monti ma soprattutto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole di aver fatto nascere il governo dei professori e di aver spinto sulle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità  d’Italia.
A dare il “la” agli attacchi è stato in prima persona il leader leghista, Umberto Bossi, che ha chiesto ai militanti che gremivano il palazzetto di Albino di “mandare un saluto al presidente della Repubblica”: è partita una lunga serie di fischi, proseguita con un gruppo di leghisti che dal fondo ha scandito all’indirizzo del presidente del Consiglio lo slogan ‘Monti vaffa…’: “Magari gli piace”, ha osservato ridendo l’ex ministro delle Riforme dal palco.
“Il presidente della Repubblica – ha detto il Senatur dal palco – è venuto a riempirci di tricolori, sapendo che non piacciono alla gente del nord”.
Secondo Bossi, che ha fatto riferimento alle guerre per l’unità  nazionale “tutti i giovani morti stavolta sparerebbero dall’altra parte”.
Quanto al governo di Mario Monti, il Senatur ha tenuto a sottolineare che “è stato voluto e messo lì dal presidente della Repubblica, non ce ne dimenticheremo”.
Da chi gli stava vicino sul palco è arrivata anche una voce che indicava le origini partenopee di Napolitano: “Non sapevo che l’era un terun”, ha chiosato il leader del Carroccio.
Bossi ne ha avuto anche per l’ex premier Silvio Berlusconi, definito “fedele alleato” di Monti nel realizzare “quello che dice la sinistra”.
Una bacchettata anche per l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, indicato da più parti come in rotta con il Pdl e sempre più vicino al Carroccio.
Secondo Bossi, Tremonti avrebbe sbagliato a introdurre l’8 per mille per la Chiesa, “perchè poi ci si dimentica la vera missione dei preti. Roma è piena di furbacchioni – ha aggiunto – non solo la politica ma anche il Vaticano”.
Quindi un nuovo riferimento alla secessione, anche se Bossi ora preferisce chiamarla “indipendenza”: “Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che con le buone o le meno buone che Padania sarà : adesso ci siamo rotti le balle”. ha detto il Senatur riferendosi alla manifestazione contro il governo indetta dal Carroccio per il 22 gennaio nel capoluogo lombardo.
Chissà  se la magistratura leggerà  i resoconti giornalistici della serata da osteria e riterrà  finalmente di intervenire con le dovute denunce per vilipendio o farà  finta di nulla.
E se saranno felici certi elettori di “presunta destra”, sempre pronti ad allearsi con una feccia che in altre parti d’Europa nessuno ha mai osato portare al governo: giusto Berlusconi poteva farlo, in cambio dell’impunità  garantitegli dalle leggi ad personam che i leghisti erano sempre pronti a sottoscrivere.

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I PALETTI DI BERLUSCONI E BERSANI: “NON TI FAREMO CADERE, MA DEVI CONSULTARCI SU TUTTO”

Dicembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

MONTI: “HO BISOGNO DI TUTTI, MA SIATE PIU’ CHIARI”

Due ore a pranzo con Berlusconi e Gianni Letta. Altre due ore e mezza, la sera, con Pier Luigi Bersani.
Mario Monti, dopo gli sbandamenti sull’articolo 18 e le liberalizzazioni, dopo la polemica con il suo precedessore (che l’aveva definito «disperato»), prova a serrare i bulloni della maggioranza in vista della fase due, quella dedicata alla crescita e alla riforma del lavoro.
«Per andare avanti – chiarisce infatti il premier incontrando il Cavaliere – abbiamo bisogno di tutti, anche del Pdl. Soprattutto in questa situazione. Quindi mi dica chiaramente cosa pensa, siamo qui per questo».
E Berlusconi, abbandonando i propositi bellicosi, si mostra molto disponibile. Anzitutto smentisce di aver mai detto di voler «staccare la spina» al governo.
«Non è vero che ho minacciato la crisi, sono stati i giornali a distorcere le mie parole. Non voglio mettervi i bastoni fra le ruote in alcun modo. Anzi – ripete il leader del Pdl – noi riponiamo grande fiducia in voi e pensiamo che possiate andare avanti fino alla fine della legislatura».
Terminato l’incontro con Monti, alla quale partecipa anche Antonio Catricalà , il Cavaliere si trasferisce quindi in un locale dei Parioli per un brindisi con gli eurodeputati.
E ai suoi illustra il nuovo «metodo» suggerito al premier. «Troveremo il modo di discutere con il Governo i futuri provvedimenti in modo che gli stessi possano arrivare in Parlamento avendo avuto un nostro accordo precedente, così che l’itinerario parlamentare possa essere più agevole».
È l’idea di una “cabina di regia” per condizionare dall’esterno Monti.
«Credo sia importante che il governo – spiega infatti Berlusconi – possa approfondire i temi con i segretari dei partiti ma anche con i capigruppo ».
A sera, altro giro di spumante con i senatori e la posizione si fa quasi minacciosa: «Ci deve essere una consultazione preventiva prima dei provvedimenti altrimenti non ci staremo. Non prendiamo più niente a scatola chiusa».
E se la linea continuerà  a essere quella vista finora, Berlusconi evoca di nuovo le elezioni anticipate.
«Se i sondaggi ci dicessero che possiamo vincere anche da soli – e questo è possibile se il governo continuasse con questa imposizione fiscale e se la sinistra e i sindacati continueranno sulla linea dello scontro – in questo caso si potrebbe andare alle elezioni. Noi siamo gli arbitri di questa situazione».
Ma sembrano discorsi fatti più per galvanizzare truppe allo sbando che veri propositi di guerra.
Se Berlusconi pretende di essere «consultato» in via preventiva, la posizione di Bersani è opposta.
«Il regista ce l’abbiamo già , lasciamo stare la cabina», taglia corto il segretario del Pd dopo aver visto il Professore.
«Il Pd – spiega Bersani riassumendo il contenuto del faccia a faccia – intende confrontarsi con lealtà , ma intende rendere chiari quelle che sono le sue idee, con lealtà  e trasparenza».
Insomma, il discorso del segretario al capo del governo contiene il preannuncio di una maggiore libertà  di manovra per il futuro. «Leali ma liberi di criticare, anche perchè i nostri elettori si aspettano da noi un discorso di verità ».
A Monti Bersani ha anche posto un altolà  sull’articolo 18, suggerendo invece alcuni «driver» per aiutare la crescita senza spendere troppo: dall’ambiente all’efficienza energetica fino a un allentamento del patto di stabilità  interno per dar modo ai comuni di finanziare subito piccole opere pubbliche.
Su una cosa Berlusconi e Bersani si sono comunque trovati d’accordo e l’hanno detto che con parole simili a Monti: il governo lasci alle forze politiche il tema delle riforme.
Il Cavaliere pensa che sia «un gran bene» se «il sostegno delle forze che ora appoggiano il governo può essere utilizzato per le riforme istituzionali ».
E anche Bersani, nelle due ore spese a palazzo Chigi, invita il governo a lasciare ai partiti l’agenda delle riforme.
Pessimo segnale sarebbe infatti se la politica dovesse ricorrere ai tecnici anche per autoriformarsi.
Dopo le feste ci sarà  quindi un incontro dei segretari ABC (Alfano-Bersani-Casini) per iniziare la discussione nel merito.
Con i faccia a faccia a palazzo Chigi (giovedì sarà  la volta di Casini, venerdì di Alfano insieme ai capigruppo Pdl), Monti intende consolidare la sua maggioranza.
Un impegno necessario di fronte all’aggravarsi della crisi e al prezzo che dovrà  ancora pagare il paese.
«A Marzo – spiega il capogruppo Pdl a Bruxelles Mario Mauro – il Parlamento italiano dovrà  ratificare il nuovo accordo voluto da Merkel e Sarkozy. E l’articolo 4 obbliga l’Italia a ridurre ogni anno di un ventesimo il debito pubblico fino alla soglia del 60%. Questa follia ci impone di fare una manovra da 46 miliardi di euro per i prossimi 20 anni. Qualcuno se n’è accorto?».

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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MONTI ROMPE IL TABU’: “FAVOREVOLE ALLA TOBIN TAX”

Dicembre 16th, 2011 Riccardo Fucile

PER BERLUSCONI ERA UNA “PROPOSTA RIDICOLA” TASSARE LE TRANSAZIONI FINANZIARIE

“Dopo una attenta valutazione abbiamo segnalato che l’Italia è pronta a unirsi a quelli che vorrebbero la Tobin tax”.
Non mancano di sorprendere le parole pronunciate dal premier Mario Monti che, illustrando i contenuti e le modifiche alla manovra, ha deciso di puntare l’attenzione su una questione già  ampiamente dibattuta in sede Ue ma, al tempo stesso, molto spesso trascurata sul fronte istituzionale italiano.
In antitesi con la posizione del precedente governo — Berlusconi aveva definito la proposta “ridicola” — l’esecutivo di Monti sarebbe ora pronto ad allinearsi con il fronte franco-tedesco, sostenitore non solo in Europa ma anche al G20 dell’ipotesi di introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf).
Sostenuta una prima volta da John Maynard Keynes, e successivamente rielaborata da James Tobin — di cui lo stesso Monti è stato allievo a Yale — la tassa si tradurrebbe nell’applicazione di un’imposta molto piccola (si pensa allo 0,05%) su tutte le operazioni finanziarie (valute, azioni, obbligazioni, derivati e altri strumenti) con l’obiettivo di frenare la speculazione e di ridistribuire il ricavato tra le casse pubbliche e i progetti di sviluppo.
L’aliquota ridotta avrebbe impatti trascurabili sugli investimenti di lungo periodo penalizzando, al contrario, gli speculatori che, realizzando migliaia di operazioni quotidiane, dovrebbero pagare la tassa su ogni transazione.
Ad opporsi alla proposta, ovviamente, sono soprattutto Stati Uniti e Gran Bretagna, sedi delle due maggiori piazze finanziarie del mondo.
Proprio il No espresso da Washington e Londra costituisce oggi il principale problema sulla strada dell’introduzione della tassa.
Il timore generale, infatti, è che l’assenza di un accordo globale comporti la fuga degli investitori dai mercati tassati e il loro approdo alle piazze finanziarie dove l’imposta non si applica.
Come a dire che l’imposizione di un’aliquota a Parigi e Francoforte finirebbe solo per determinare maggiori guadagni (tax free) per gli operatori di Londra e New York.
Non tutti però sembrano convinti del rischio esodo.
In passato, Stephan Schulmeister, docente e ricercatore presso l’Istituto di Studi Economici (Wifo) di Vienna, l’ipotesi dell’applicabilità  della tassa in un numero ristretto di Paesi — come i 27 dell’Ue o i 16 di Eurolandia — grazie al cosiddetto “approccio decentralizzato”, ovvero quel sistema fiscale che consente di tassare le transazioni alla fonte, cioè su chi effettua l’operazione. In sostanza, secondo questa visione, ogni volta che effettuano una transazione, nel proprio Paese o all’estero, tutti i residenti delle nazioni che applicano la Ttf sarebbero legalmente debitori della tassa. Un’ipotesi che deve aver convinto la cancelliera tedesca Merkel che in passato, per prima, ha ipotizzato la futura introduzione della Ttf in Eurolandia trovando il sostegno, tra gli altri, dei governi di Francia, Spagna, Austria e Portogallo.
Lo scorso anno, la Commissione Ue ha rilanciato uno studio di fattibilità  ipotizzando l’applicazione di un’aliquota dello 0,1% sugli scambi di valute, titoli, obbligazioni e derivati.
Il gettito fiscale stimato per l’Unione Europea ammontava a 400 miliardi di euro.

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