Giugno 27th, 2015 Riccardo Fucile
ORA SI ASPETTA LA PROSSIMA MOSSA, LA VIA D’USCITA DIPENDE DAI TEMPI DI NOTIFICA DEL DECRETO DEL GOVERNO
Ed ora? Ed ora cosa succede, dopo che Matteo Renzi ha buttato la palla nel campo di Vincenzo De Luca, sospendendo il condannato per abuso d’ufficio da Governatore della Campania come previsto dalla legge Severino, invece di apparecchiare il decreto ad personam che gli avrebbe consentito di nominare vice e giunta senza affanni, recependo il parere dell’Avvocatura dello Stato?
Si aprono scenari inediti. Si scrive a tentoni la giurisprudenza sulla pelle della Campania. E dello stesso De Luca, lasciato solo da Renzi sul più bello.
Ricapitoliamo.
Il decreto di sospensione del premier è un atto recettizio e va notificato anche al consiglio regionale della Campania.
Consiglio che dovrebbe riunirsi lunedì mattina alle 10 con quattro punti all’ordine del giorno: presa d’atto della proclamazione dei consiglieri, elezione del presidente dell’assemblea regionale campana, elezione dell’ufficio di presidenza, esposizione del programma di governo da parte del presidente della giunta regionale (ovvero De Luca) e discussione.
L’ultimo punto è quello che più interessa.
Secondo lo Statuto della Campania, De Luca può nominare vice ed assessori soltanto dopo aver esposto in aula le linee programmatiche. Ma potrà entrare in aula per fare questo?
In queste ore gli avvocati del M5S Oreste Agosto e Stefania Marchese stanno scrivendo una diffida al prefetto di Napoli Gerarda Maria Pantalone affinchè notifichi immediatamente la sospensione a De Luca e all’assemblea regionale.
Ovviamente il prefetto potrà notificare l’atto soltanto dopo averlo ricevuto dal governo.
Primo scenario. De Luca viene raggiunto dalla notifica della sospensione prima di lunedì mattina. A quel punto ha davanti a se due opzioni.
La prima: non va in aula ma, forte del parere dell’Avvocatura dello Stato secondo cui la sospensione non può tramutarsi in una ineleggibilità di fatto e non può condurre alla paralisi della Regione e alla decadenza del consiglio regionale, parere citato da Renzi in conferenza stampa mentre annunciava la sospensione (“saranno contenti quelli del Fatto Quotidiano”), nomina comunque il vice presidente, quasi certamente l’amico e sodale deputato Pd Fulvio Bonavitacola, e otto assessori, tra cui quattro donne.
Lo fa però con un atto a rischio impugnazione davanti al Tar perchè viola lo statuto regionale.
La seconda opzione: De Luca non nomina la giunta, fa rinviare il consiglio regionale fissato per lunedì (o almeno ne fa rinviare l’ultimo punto in discussione) e ricorre immediatamente alla magistratura civile per chiedere un provvedimento d’urgenza ex articolo 700, ovvero la sospensiva della sospensione, già ottenuta per un caso molto simile al suo dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris giovedì scorso.
Ha ottime possibilità di ottenere un provvedimento favorevole e in tempi rapidi, forse rapidissimi.
Il giudice competente, la Prima Sezione Civile di Napoli, è infatti lo stesso del caso de Magistris. Difficilmente smentirà se stesso.
Ottenuto il via libera, si riconvoca il consiglio regionale e si va avanti sereni e con la testa sgombra dai pensieri almeno fino al 20 ottobre, data in cui la Consulta dipanerà la matassa sulla costituzionalità o meno delle parti della legge Severino che interessano De Luca (e de Magistris).
Secondo scenario.
Il decreto di Renzi non raggiunge i destinatari prima di lunedì mattina. In quel caso i 51 consiglieri regionali, De Luca compreso, andranno in aula come se niente fosse, o consapevoli dell’inevitabile sospensione in arrivo?
In effetti, a quel punto, nulla vieterebbe a De Luca di esporre il programma e procedere alla formazione della giunta. E poi ricorrere al Tribunale civile soltanto dopo la notifica della sospensione.
Ma con vice già nominato e pronto a prenderne il posto in attesa dei tempi e degli esiti del ricorso.
La ‘retroattività ‘ degli effetti sospensione, tema sollevato dall’avvocato Gianluigi Pellegrino nella battaglia legale per l’applicazione immediata della Severino a de Magistris, verrebbe comunque sanata da un provvedimento favorevole del giudice civile. Provvedimento, ribadiamolo, molto probabile.
Se a sorpresa dovesse andare diversamente, correrebbe in soccorso a De Luca il parere dell’Avvocatura dello Stato. Che però, per l’appunto, è un parere. Non è una legge dello Stato.
Quella legge che gli stessi giuristi dell’Avvocatura suggerivano a Renzi.
Il premier però non se l’è sentita di procedere con una norma cucita addosso a un singolo caso.
Ha preferito evitare il rischio di una denuncia per abuso od omissione di atti di ufficio.
Ha buttato la palla nel campo di De Luca.
Nel campo del governatore che non può ancora governare. Smascherando quella che secondo l’azzurro Stefano Caldoro, il rivale sconfitto, è stata la grande bugia che ha inquinato la competizione in Campania: “Il decreto è la dimostrazione che De Luca ha imbrogliato i campani per tutta la campagna elettorale, imbastita sulla menzogna del ‘state tranquilli che su di me la Severino non si applicherà , ho avuto rassicurazioni da Renzi’, e abbiamo visto come è andata a finire. Renzi ha fatto un atto obbligatorio che provoca uno stato di caos istituzionale. In America chi mente viene eliminato dalla scena politica, in Campania chi ha imbrogliato sull’esercizio della democrazia vuole fare il Governatore”.
Poca sorpresa per il segretario del Pd di Napoli, Venanzio Carpentieri: “Il governo ha agito secondo le anticipazioni rese da Renzi nei giorni scorsi. Tempi noti e prevedibili. Ora De Luca farà ricorso”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile
NON SARA’ SOSPESO… ORA ANCHE DE LUCA SPERA
Il Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso del sindaco di Napoli Luigi de Magistris contro la sospensione dalla carica disposta in base alla legge Severino.
Il presidente Ferrara, in considerazione dell’ “evidente rilievo mediatico assunto in questi giorni dalla questione relativa al ricorso proposto dal sindaco di Napoli avverso il decreto prefettizio di sospensione dalle funzioni nei suoi confronti emesso ai sensi della cosiddetta legge Severino, l’interesse pubblico sotteso”, si legge nella nota, comunica che “con ordinanza depositata in data odierna il Tribunale ha sospeso l’efficacia del suddetto provvedimento fino alla decisione della Corte Costituzionale sulla già sollevata questione di legittimità costituzionale, rimettendo le parti per il merito all’udienza del 26 ottobre”.
Questa sentenza delle toghe potrebbe avere effetti futuri anche sul caso De Luca. Anche sul capo del neoeletto presidente di regione pende infatti lo stesso rischio di sospensione per effetto della Severino.
Quella di mantenere in carica de Magistris è “una decisione del tribunale. L’ennesima prova che un pezzo della legge Severino non funziona. Ci sono pezzi della legge che si potrebbero correggere, come il regime delle sospensioni”.
Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano arrivando alla riunione del Ppe, a Bruxelles.
Dopo la sospensione scattata a seguito della condanna in primo grado per abuso di ufficio nel caso WhyvNot, de Magistris aveva ottenuto la sospensiva dal Tar che aveva anche trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.
Il provvedimento del Tar sarebbe comunque rimasto in vigore fino a domenica.
L’ex magistrato era sta condannato, il 24 settembre 2014 a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo “Why not”.
Il pm di Roma Roberto Felici aveva chiesto l’assoluzione per l’imputato: “Chiedo l’assoluzione per Luigi de Magistris perchè il processo ha dimostrato che non era a conoscenza che stesse compiendo atti illeciti”.
E così subito dopo il verdetto il sindaco arancione aveva annunciato battaglia, parlando di “errore giudiziario”, e aveva brindato quando il Tribunale amministrativo prima, il Consiglio di Stato poi aveva congelato la sua sospensione e inviato gli atti alla Consulta.
L’ex magistrato era sta condannato, il 24 settembre 2014 a Roma, ad un anno e tre mesi .
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 12th, 2015 Riccardo Fucile
DE LUCA VA A GIUGLIANO PER APPOGGIARE UN CANDIDATO SINDACO AL BALLOTTAGGIO A PROCESSO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Vincenzo De Luca, l’esponente Pd vincitore delle elezioni regionali in Campania già condannato in primo grado per abuso d’ufficio e quindi destinato alla sospensione in base alla legge Severino, si è recato ieri a Giugliano, dove domenica si vota il ballottaggio per l’elezione del sindaco, per sostenere un candidato che alle elezioni si è presentato contro il Partito democratico.
Antonio Poziello era stato il vincitore delle primarie dem, ma essendo stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere, non era stato poi candidato dal Pd.
Gli fu chiesto di ritirarsi, e di fronte al suo rifiuto fu commissariato il circolo e scelto un altro candidato.
Ma Poziello si è ugualmente presentato, anche senza il sostegno del partito, ed è stato premiato dagli elettori che lo hanno mandato al ballottaggio contro l’esponente di Forza Italia, lasciando fuori dai giochi il candidato ufficiale del Pd.
L’iniziativa del governatore in pectore è stata accolta con disappunto dai vertici locali del partito.
Quella di De Luca, dice il segretario regionale Assunta Tartaglione «è stata una scelta autonoma e individuale».
De Luca però replica dicendo di essere andato a Giugliano per un incontro con gli operatori balneari che rientrerebbe nelle sue consultazioni da futuro governatore campano.
Però l’incontro lo ha fatto insieme con Poziello che non ha alcun ruolo istituzionale ma era in piena campagna elettorale.
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 9th, 2015 Riccardo Fucile
IL PARTITO DELUCRATICO PARE VOLER PRIVILEGIARE I COSTRUTTORI ABUSIVI PIU’ CHE I CITTADINI IN REGOLA
De Luca, l’Impresentabile della Campania, si è presentato ai nuovi sudditi con l’annuncio pirotecnico di un mega-condono.
Ottantamila immobili abusivi, praticamente una città .
Ottantamila catapecchie cresciute in barba alle leggi che grazie al pagamento di una sanatoria diventeranno per magia dei castelli incantati.
Se gli obbrobri edilizi esistono, e abbatterli tutti è impossibile, allora tanto vale regolarizzarli, a esclusione di quelli costruiti in luoghi protetti o che appartengono a chi già possiede un altro immobile.
L’Impresentabile lo chiama pragmatismo. Totò gli risponderebbe: ma mi faccia il piacere.
Il condono sanerà case precarie e improvvisate, senza allacci nè protezioni, e anche il più scalcinato dei camorristi potrà intestarle a un prestanome ed eludere così il risibile divieto deluchista.
Tanto, al sopraggiungere della prima frana che seppellirà gli abusi condonati, De Luca guiderà l’immancabile corteo di piagnoni che lamenteranno la solitudine del Sud e la mancata tutela del territorio.
Il Partito Democratico era nato per difendere le ragioni dell’ambiente e il rispetto delle regole. Nella nuova versione pratica e maneggevole, il Partito Delucratico pare invece deciso a sostituire i cittadini in regola con i costruttori abusivi.
Non c’è dubbio che questa scelta gli abbia portato molti voti e che vincere le elezioni sia meglio che perderle.
Se però per vincerle devi diventare qualcos’altro, e quel qualcos’altro ti fa anche un po’ schifo? È il grande dilemma del renzismo.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Giugno 8th, 2015 Riccardo Fucile
PERCHE’ RENZI GLI HA DATO LA CORONA E ORA NESSUNO PUO’ TOGLIERLELA
La corona di governatore della Campania il dio-elettore gliel’ha data, guai a chi gliela tocca.
Mentre divampano le polemiche politiche e le gare all’ultimo cavillo, ci si combatte a colpi di interrogazioni parlamentari e denunce penali e ci si accapiglia tra legge Severino e statuto regionale per stabilire se venga prima l’uovo o la gallina, la verità , vi prego, su Vincenzo De luca, l’ha detta alla fine lui stesso a Radio 24.
Una cosetta breve e concisa che dà da sola il senso dei suoi continui interventi a destra e a manca: “Starò sempre io lì”. Severino o non Severino, sospensione o non sospensione.
Perchè l’ex sindaco sceriffo di Salerno parla in terza persona quando spiega che “Renzi e De Luca pensano di rispettare rigorosamente ogni legge, compresa la Severino” ma scomoda la prima persona, direttamente se stesso, quando spiega il futuro che attende la Campania: “Avrete un vicepresidente, un vicepresidente che vi farà sognare. Ma non sognerete molto. Sarò sempre io lì” dice tra il rassicurante e il perentorio.
Secondo un assunto direttamente renziano: “Chi vince governa”.
In effetti, dacchè ha vinto le regionali De Luca si comporta come uno che non abbia la legge Severino sopra la testa, pronta a scattare a causa della condanna in primo grado per abuso di ufficio. Anzi.
Si prepara a governare. Ha un sacco da fare e vuol cominciare subito.
“Il nostro obiettivo è liberare la Campania dall’emergenza della Terra dei fuochi in due, massimo tre anni. La nostra priorità sarà di chiudere in meno di un mese la nostra proposta” si è affrettato a chiarire dopo l’elezione.
Ingenuo chi lo immagina, entro un mese, semplicemente sospeso, fuori dagli incarichi: lui si occuperà della Terra dei fuochi.
Ed è deciso a non fare un nuovo termovalorizzatore: “Vuol dire impegnare 400 milioni, non ci sono le condizioni per farlo”. E affronterà il dramma dei precari della sanità . E non dimenticherà gli anziani.
E si occuperà del problema degli “ottantamila alloggi abusivi” della Campania, certo senza abbatterli tutti perchè “non sapremmo dove mettere il materiale di risulta”.
E avvererà , perchè l’ha già lanciata anche su Facebook, la “sfida della trasparenza, del rigore e della legalita” perchè lui regnante “la regione Campania dovrà essere una casa di vetro”.
Pare surreale brandire il rispetto rigoroso della legalità in queste condizioni? De Luca ha già risposto: “La legge Severino è contraddittoria, sotto accusa è il Parlamento che in tre anni non ha saputo produrre una norma coerente”.
Insomma, la colpa non è mica sua: se la legge è stupida, il buon senso del vincitore prevale e il rispetto della legalità è comunque salvo.
Giusto il tempo di nominare la foglia di fico di un facente funzioni, forma sin qui inedita di blind trust legalizzato. Il resto sono “idiozie”.
Come quella interpretazione da legulei secondo la quale, per dire, con un governatore che non potrebbe governare, non si può neanche insediare il consiglio regionale perchè qualunque suo atto potrebbe essere poi dichiarato illegittimo.
Sono idiozie, perchè intanto lui governerà .
Per interposto vice. “La giunta ce la ho già in mente, ma non la anticipo. Faremo uno sforzo per una bella rappresentanza femminile”, ha assicurato.
C’è in tutta questa foga un che di molto campano. Anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, quando fu sospeso dall’incarico e prima di essere reintegrato, si mise a urlare che avrebbe continuato a “fare il sindaco anche per strada”.
C’è però in questo caso un tratto decisionista in più, che è dato non solo dal personaggio, ma anche dalla situazione.
De Luca ha infatti dalla sua parte Renzi, e volente o nolente il premier ormai non potrebbe più tirarsi indietro: ha dato il placet alla sua candidatura alle primarie, quindi alla corsa elettorale.
E adesso, nel tempo di Mafia Capitale due, con Marino che a Roma scricchiola e con gli echi dell’inchiesta che arrivano fin dentro il governo, non può fare altro che tener duro e rilanciare.
Facendo arrivare dalla Campania quel segnale che non può arrivare da Roma.
Per lo meno, con un vicepresidente che i campani li faccia un po’ sognare, mentre De Luca governa.
Susanna Turco
(da “L’Espresso“)
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Maggio 28th, 2015 Riccardo Fucile
SI COMPLICA IL CASO DE LUCA E LA STRATEGIA DI RENZI
Quando un amministratore locale è colpito dalla sospensione per la legge Severino “non è attribuita alla pubblica amministrazione alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione; la sospensione opera di diritto al solo verificarsi delle condizioni legislativamente previste e per il tempo previsto dal legislatore”. Lo scrivono i giudici di Cassazione in una sentenza che, pur pronunciandosi su un ricorso relativo al caso De Magistris, complica ulteriormente il caso De Luca in Campania.
La sezione unite civili hanno depositato le motivazioni della sentenza che sancisce l’incompetenza del Tar a decidere sui provvedimenti di sospensione per gli amministratori condannati in primo grado per determinati reati, così come previsto dalla legge su incandidabilità e decadenza approvata nel 2012 quando Paola Severino era ministro dlla Giustizia.
I ricorsi dovranno quindi essere presentati al tribunale ordinario.
Ma i supremi giudici fissano un principio ancora più forte: le norme su incandidabilità e decadenza dei politici condannati hanno effetto automatico, e gli organi della pubblica amministrazione (i prefetti, nel caso di amministratori locali), non possono fare altro che prenderne atto e scrivere i relativi provvedimenti.
I GIUDICI: “IL PREFETTO? NESSUNA VALUTAZIONE AUTONOMA”.
“Nella valutazione della incidenza di una sopravvenuta sentenza non definitiva di condanna” per i reati indicati dalla legge Severino, “l’opzione del legislatore — afferma la Cassazione — è chiaramente orientata nel senso di una temporanea compressione del diritto soggettivo dell’eletto, allo svolgimento del mandato, per un tempo predefinito e secondo modalità del pari interamente delineate dalla legge”.
Sicchè “le controversie sulla sospensione” disposta dalla Severino “sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”.
Resta comunque il fatto che “al prefetto non è attribuito alcun autonomo apprezzamento in ordine all’adozione del provvedimento di sospensione e non è consentito di modularne la decorrenza o la durata sulla base della ponderazione di concorrenti interessi pubblici”.
In pratica, ad avviso della Suprema Corte, il “bilanciamento” tra “il diritto di elettorato passivo e il principio di buon andamento della pubblica amministrazione“, risulta “effettuato dal legislatore nel senso della chiara prevalenza della riferibilità del provvedimento (di sospensione) alla sfera dell’elettorato passivo”.
Con la conseguenza che la competenza è della magistratura ordinaria e non di quella amministrativa, come invece ha sostenuto la difesa del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che insisteva sulla necessità di dare preponderanza all’obiettivo “del buon andamento dell’ente locale”, una finalità alla quale è più ‘sensibile’ la giurisprudenza dei Tar e dei Consigli di Stato.
DE LUCA: “DAL PRIMO GIUGNO SEVERINO NON SARA’ PIU’ UN PROBLEMA”. Così, a tre giorni dalle elezioni Regionali, la grana De Luca si complica sempre di più. Una grana tutta per il Pd e per il premier-segretario Matteo Renzi.
Da un lato, il candidato presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ribadisce oggi “la vaga sensazione che dal primo giugno” l’articolo della Severino che impone la sospensione degli amministratori locali condannati anche solo in primo grado “non esisterà più”, afferma in un’intervista Repubblica.
Dall’altro, trovano conferme le indiscrezioni sulla strategia renziana, che passerebbe per il salvataggio della nuova giunta campana più che di De Luca in persona.
“Se De Luca domenica prossima vincesse le elezioni, la legge consente di avere i passaggi necessari e poi sarà il governo che deciderà di applicare la legge Severino”, afferma il deputato del Pd, Walter Verini, intervistato a Radio Città Futura.
“In questo lasso di tempo, De Luca potrebbe nominare la sua giunta prima di decadere con il provvedimento del governo”.
Uno scenario condiviso dallo stesso De Luca nella citata intervista: “Prima di un’eventuale stop — avrei comunque il tempo di nominare la giunta e un vicepresidente”. Poi il candidato presidente aggiunge un nuovo elemento: “La legge non è applicabile per chi viene eletto per la prima volta, questa è la mia opinione suffragata da giuristi”.
Ma sono tutte considerazioni distillate prima che la Cassazione depositasse la sua sentenza, che a una prima lettura complica la strategia del prendere tempo tra elezione e sospensione.
E BERLUSCONI CI PROVA
Nel frattempo, sul carro lanciato all’attacco della Severino cerca di salire anche Silvio Berlusconi, che pure è stato dichiarato decaduto da senatore su basi molto diverse (dopo una condanna definitiva per frode fiscale) rispetto alle sospensioni dei sindaci di Salerno e Napoli (dopo una condanna in primo grado, entrambi per abuso d’ufficio, De Luca per questioni legate alla realizzazione di un termovalorizzatore, De Magistris per vicende risalenti al suo ruolo di pm nell’inchiesta Why Not).
“Renzi può intervenire con una modifica alla legge Severino, cosa che non ha ritenuto di fare quando si è trattato di Silvio Berlusconi”, ha affermato il leader di Fi a Radio anch’io.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 27th, 2015 Riccardo Fucile
SE RISULTERA’ VINCITORE, IL PREMIER GLI DARA’ IL TEMPO DI INSEDIARSI E FORMARE LA SQUADRA… POI IL PD GOVERNERA’ CON IL VICEPRESIDENTE
Nel ginepraio di polemiche sulla legge Severino e la condizione ‘particolare’ del candidato
Vincenzo De Luca, una cosa è certa a Palazzo Chigi.
Se l’ex sindaco di Salerno vince le regionali di domenica prossima in Campania, avrà il tempo di formare una giunta, con assessore e vicepresidente.
Non scatterà alcuna sospensione immediata per effetto della legge Severino, che impedisce a De Luca di insediarsi da governatore per via della condanna in primo grado per abuso d’ufficio.
Dunque, se il Pd vincerà le elezioni, governerà la Campania, magari con un vicepresidente facente le funzioni De Luca che comunque resterà sospeso dalla carica fino alla pronuncia del giudice ordinario che esaminerà il suo ricorso, anche questo naturalmente è certo.
La materia è complicata.
Tecnica e tutta da studiare, visto che il caso De Luca è un inedito nella giurisprudenza italiana, da quando la Severino è in vigore, dal 2012, governo Monti.
E i renziani non fanno mistero del fatto che la vicenda sta tenendo impegnati da un bel po’ i loro tecnici esperti in materia.
Come orientarsi se De Luca dovesse vincere le regionali?
Il provvedimento di sospensione dall’incarico deve essere deciso dal governo: dal ministro dell’Interno Angelino Alfano e il premier Matteo Renzi.
Ma non sarà immediato: per intendersi, non scatterà già lunedì, all’indomani dall’elezione.
E, secondo gli orientamenti valutati dallo staff di Renzi, non cambia nulla con la sentenza emessa ieri dalla Cassazione, che sottrare al Tar la competenza di giudizio sulla Severino affidandola al giudice ordinario cui ricorrerà De Luca.
“La sospensione non può scattare prima che De Luca entri in possesso delle sue funzioni”, ci dice il responsabile Giustizia del Pd David Ermini.
E lo statuto della Regione Campania stabilisce che entro un massimo di 20 giorni ha luogo la prima seduta del consiglio regionale ed entro altri 10 il governatore nomina la giunta compreso un vice-presidente.
Soltanto dopo interverrà la sospensione.
Perchè, recita l’articolo 8 della legge Severino, dopo la proclamazione degli eletti, l’autorità giudiziaria avvisa il prefetto, che a sua volta allerta il governo, il quale decide la sospensione, la comunica al prefetto che a sua volta la notifica al Consiglio regionale.
Passaggi che non sono affatto immediati, secondo i calcoli fatti nella cerchia del premier.
Ed ecco perchè De Luca oggi ha buon gioco a dire che “per Renzi la legge Severino è superabile”.
Tanto più che la decisione presa ieri dalla Cassazione non lascia decadere tutti i ricorsi presentati in Corte Costituzionale contro la Severino.
Decadono quelli presentati dai Tar, perchè giudici ormai non più competenti. Ma non decade il ricorso presentato dalla Corte d’appello di Bari, che ha reintegrato in consiglio regionale in Puglia il Dem Fabiano Amati, condannato in secondo grado per tentato abuso d’ufficio, e impugnato le eccezioni di costituzionalità della Severino. Ecco: è proprio quello che nel Pd si spera decida il giudice ordinario che dovrà esaminare il caso De Luca: rimandare tutto alla Consulta, che sul pugliese Amati deciderà in autunno.
Il tutto sempre che De Luca vinca le elezioni domenica.
(da “Huffingtonpost“)
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Maggio 27th, 2015 Riccardo Fucile
SE IL SINDACO VINCERA’, PALAZZO CHIGI DAVANTI A DUE OPZIONI: SALVARE LA VITTORIA OPPURE NO
Saranno Matteo Renzi e Angelino Alfano gli arbitri del caso De Luca.
A loro, in quanto premier e ministro dell’Interno, l’onere di decidere sulla governabilità della regione Campania.
Il diavolo continua a metterci lo zampino in questa vigilia elettorale degna di un capitolo di “House of cards”.
C’è il pasticcio degli impresentabili su cui la commissione Antimafia fatica a dire l’ultima parola.
C’è l’inchiesta sul voto di scambio in Sicilia, regione che porta al voto due comuni importanti come Enna e Agrigento.
E c’è la Cassazione le cui Sezioni Unite civili hanno anticipato un verdetto che pesa come un macigno sul voto di domenica.
La Suprema Corte ha deciso infatti che il giudice competente sull’applicabilità della legge Severino (ineleggibilità , incandidabilità , decadenza) non è il Tribunale amministrativo che in questi mesi ha riconosciuto la sospensiva della sospensione (scusate il pasticcio di parole) al sindaco De Magistris e all’ex sindaco di Salerno, ora candidato governatore in Campania per il Pd, Vincenzo De Luca.
La giurisdizione in questi casi deve essere esercitata solo dal giudice ordinario.
Cioè il giudice civile del distretto. La decisione, che ha scatenato l’ira di De Magistris (“c’è stata una fuga di notizie”), produce effetti che non sono collaterali ma attori pieni della scena politica.
Primo effetto: decade subito il ricorso alla Corte Costituzionale che era stata investita per decidere sulla costituzionalità della legge Severino.
Questo produce due risultati: Silvio Berlusconi non avrà quel verdetto favorevole che era convinto di avere entro l’autunno.
Potrà , eventualmente, essere presentato un nuovo ricorso una volta che la questione sarà sollevata davanti al giudice ordinario. Ma i tempi si allungano.
Dovrà a questo punto essere il Parlamento a farsi carico di discutere nuovamente sulla Severino, impegno a cui aveva volentieri rinunciato confidando nell’intervento della Consulta.
Secondo effetto: è forte il rischio di vuoto istituzionale qualora Vincenzo De Luca dovesse essere eletto governatore in Campania.
Da quando è uscita la sentenza, avvocati amministrativisti sono alle prese con l’analisi delle conseguenze del verdetto.
Prima tra tutti quel Gianluca Pellegrino che, davanti alla Cassazione, ha sostenuto il ricorso presentato dal Movimento per la difesa del cittadino.
La faccenda è molto tecnica e deve fare i conti con molti “se”.
Cercando di semplificare e simulando che De Luca vinca la Campania, immaginiamo di essere al 31 maggio sera e che De Luca sia eletto.
Come è noto, il candidato ha una condanna in primo grado per abuso d’ufficio la qual cosa lo rende candidabile (diritto acquisito), non “impresentabile” (l’abuso di ufficio non è inserito nella lista dei reati del codice etico dell’antimafia) ma immediatamente sospeso dall’incarico ai sensi della legge Severino.
Finora De Luca ha sostenuto che non ci sarebbero stati problemi. “Mi eleggono, mi sospendono ma io faccio subito ricorso al Tar che mi reintegra in mezza giornata”.
Lo dice perchè è già successo, dalla sua la volontà popolare e l’interesse pubblico di dare una guida al territorio.
Ma la sentenza della Cassazione cambia tutto perchè il giudice ordinario avrà tempi certo più lunghi di quelli del Tar.
E magari convinzioni diverse.
“De Luca – spiega Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia – farà ricorso al giudice ordinario civile azionando l’articolo 700, cioè la procedura d’urgenza giustificata dal danno irreparabile come conseguenza della sospensione. Anche il giudice ordinario potrà valutare in prima battuta la sospensione e solo dopo affrontare il merito. Ma non c’è dubbio che i tempi del giudice ordinario saranno più lunghi di quelli del Tribunale amministrativo”.
Dunque ecco che occorre fare i conti con il seguente sconvolgente scenario: il 31 maggio sera De Luca eletto governatore, il giorno dopo sospeso ai sensi della Severino, almeno un mese di vuoto istituzionale prima che arrivi la decisione del giudice ordinario civile.
Si tratta di un assoluto inedito. E quindi è probabile che vengano da qui a domenica scovate altre soluzioni.
La più probabile, già sottoposta all’attenzione di Palazzo Chigi, vede protagonista, suo malgrado, il premier Renzi.
Il decreto di sospensione deve portare la firma del prefetto, in questo caso di Salerno, vistata dal ministro dell’Interno per conto del presidente del Consiglio.
Ora, è chiaro che se il decreto arriva subito, nel giro di un paio di ore, diciamo la mattina del primo giugno, nella Campania del supposto governatore De Luca sarà il caos.
In poche ore, infatti, il neo governatore non potrà aver nominato la giunta e quindi un vice presidente che ne possa garantire le funzioni in attesa della eventuale sospensione delle sospensiva che, essendo cambiato giudice, non è detto tra l’altro che arrivi. Diverso lo scenario se invece prefetto, ministro dell’Interno e presidenza del Consiglio firmeranno il decreto di sospensione con calma.
Magari in una settimana, dando così tutto il tempo al governatore di nominare giunta e vice.
Gli sceneggiatori di “House of cards” dovrebbero fare uno stage in Italia dove c’è sempre qualcosa da imparare.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 25th, 2015 Riccardo Fucile
NELLA CAMPANIA DEGLI IMPRESENTABILI NON SERVE LA RASSEGNAZIONE, OCCORRE AVERE IL CORAGGIO DELLA RIBELLIONE E DELL’ESEMPIO… COSI’ SI RICONQUISTA IL DIRITTO ALLA LEGALITA’ E LA DIGNITA’ DI UN POPOLO
Terra di sole, di mare, di storia e di tradizioni. Pregna d’arte e di mestieri. Culla dell’antica
civiltà , patrimonio dell’umanità .
Terra di infinite ricchezze e possibilità , ma anche terra di sottosviluppo culturale, industriale e di povertà , da quella sostanziale a quella etico-morale: dai senza tetto a quelli che hanno fatto dell’arte dell’arrangiarsi la pietra miliare di una specifica incapacità di darsi una visione e di avere un fine “superiore”.
Terra “fiera” ma anche di facile conquista con lo “straniero sempre pronto a passare”, affarismo politico-malavitoso e camorra compresi…
“Donna” calda, affascinante e bellissima, in buona parte confusa, però.
La politica l’ha continuamente vessata ed essa, inerme, arrendevole, solo in rari casi ha avuto slancio sincero e fierezza di contegno.
Corsi e ricorsi storici. Solite storie. Solita vita…
Qualche giorno fa, Renzi e Berlusconi sono venuti proprio in Campania per sostenere i rispettivi candidati a Governatore della Regione.
“Solo per un attimo” fingiamo che, nelle rispettive colazioni, gli “impresentabili” non “esistano”.
Berlusconi, tra le altre cose, ha rimarcato che Caldoro — ed è dato innegabile — dopo anni di governo locale, ha “realizzato” l’implementazione e la posa in opera della banda larga più diffusa di tutti i tempi e l’eliminazione del dissesto finanziario, passando dall’allora “meno 500 milioni” all’odierno “più 241 milioni” di attivo.
Renzi, invece, ha tra l’altro sostenuto che la lotta alla camorra sarebbe nel dna del PD. Sarà … Fa “solo specie” che quella dichiarazione di “guerra” sia stata resa dal Segretario di un partito che ha consumato la più grande depenalizzazione degli ultimi 10 anni – ivi compreso il “fu” reato di stalking – aumentando invece le sanzioni in tema di “illeciti finanziari” (della serie, «basta che sei un contribuente “virtuoso”, poi delinqui pure come vuoi…»).
Al di là delle altre assurdità che pure hanno profferito i relativi leader, i due schieramenti, quello di centro-destra e di centro-sinistra, sono totalmente imbarazzanti.
Sono garantista e sono anche consapevole dell’uso strumentale che può farsi della giustizia ma, almeno alle campagne elettorali, i candidati dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto.
Non si possono accettare candidature in odor di “illiceità ” da fatto penalmente, fiscalmente o civilmente rilevante.
Non si possono accettare i rischi di compromessi con la camorra o col sistema affaristico malavitoso proprio di certe realtà .
Non si può far finta che il problema non esista assumendo che, “almeno nella propria lista”, non ci sarebbero impresentabili perchè poi, una volta vinto, con gli stessi – e coi relativi “centri di interesse” – bisognerà pur governare insieme.
Davvero, la peggiore campagna elettorale “di tutti i tempi”.
Se si vuole aiutare questa terra, bisogna puntare dritto su Roma, diventare parlamentari e sostenere Governi e votare leggi capaci di rivoltare l’intero sistema.
Fare “politica sotto casa”, circondati da consistenti gruppi di “confusi”, sbandati e venduti, è il peggiore degli impegni possibili.
Comunque sia, pochi giorni ancora e l’indegno spettacolo sarà finito. Resteranno tutti gli altri problemi però, camorra compresa.
In ogni caso, non so voi, ma io, domenica prossima, annullerò la scheda e continuerò a guardare avanti perchè quello che davvero serve a questo Paese, non è un “Fonzie de noi altri”, un “nuovo Monarca calato dall’alto” o la reiterazione dei soliti “cerchi magici”.
A questo Paese serve un progetto serio e appassionante.
Un “antisistema di destra” che metta al centro della propria azione una sincera battaglia per la legalità (per riconquistare il territorio sottraendolo alla malavita ed al persistente sistema affaristico) e per l’uomo, coi suoi sogni, le sue aspirazioni ed il suo bisogno di libertà .
Il resto sono soltanto chiacchiere…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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