Destra di Popolo.net

ZINGARETTI PROCLAMATO SEGRETARIO: “DEVE CAMBIARE TUTTO, SERVE NUOVO PARTITO”

Marzo 17th, 2019 Riccardo Fucile

GENTILONI ELETTO PRESIDENTE, ZANDA TESORIERE, RENZI MANDA AUGURI

“Serve un nuovo Pd, deve cambiare tutto a cominciare dallo statuto per impedire la salvinizzazione del Paese”.
È il grido di battaglia che il neosegretario Luca Zingaretti lancia dal palco dell’Assemblea del Pd riunita all’hotel Ergife di Roma, dove è stato proclamato ufficialmente segretario dopo la vittoria alle primarie del 3 marzo scorso.
Paolo Gentiloni è stato invece eletto presidente del partito con 86 astenuti e nessun contrario.
Una candidatura, quella dell’ex premier, su cui c’è stata la convergenza anche dei renziani, come annunciato prima dell’inizio dei lavori da Maria Elena Boschi (che ha salutato calorosamente il neosegretario al suo arrivo) e dall’area che fa capo a Guerini e Lotti.
“L’obiettivo è quello di tornare a vincere”, dice Gentiloni ringraziando i presenti per la sua nomina. E nomina vicepresidenti Anna Ascani e Deborah Serracchiani. Luigi Zanda viene invece eletto tesoriere con 83 astenuti.
È partita dunque oggi l’era zingarettiana del Pd, in un’Assemblea affollatissima, forse la più partecipata di sempre con oltre 2.000 persone tra delegati e ospiti, che rispecchia i valori in campo alle primarie con le truppe del neosegretario in netto vantaggio (con il 66 per cento) sull’ex maggioranza renziana.
In camicia azzurra e cravatta blu, Zingaretti viene proclamato segretario da parte del presidente della Commissione Congresso, Gianni Dal Moro, dopo la prammatica lettura dei risultati definitivi delle primarie (votanti: 1.582.083. Martina ha ottenuto 345.318 voti pari al 22%, Zingaretti 1.035.955 pari al 66%, Giachetti 188.355 voti pari al 12%.
I componenti dell’Assemblea sono così suddivisi: 119 membri dalle liste collegate a Giachetti, 228 per l’area Martina, 653 delegati per Zingaretti).
Poi il neosegretario fa un lungo intervento, circa un’ora e un quarto, in cui tocca tutti i punti principali del suo programma per un nuovo Pd.
L’intervento di Zingaretti
“Ricordiamo che oggi 17 marzo si festeggia l’Unità  di Italia   – esordisce Zingaretti – un augurio al Paese che amiamo e per il quale lottiamo. Ora dobbiamo muoverci. Insieme, io mi auguro, dobbiamo metterci di nuovo in cammino”.
“Non è in gioco solo il governo ma le fondamenta irrinunciabili della nostra comunità  politica”, continua il segretario dem. “Il Paese è bloccato e sta decadendo. Il pil è fermo – prosegue – nel prossimo autunno ci sarà  bisogno di una manovra di decine di miliardi di euro e sarà  drammatica”.
“Su tutte le questioni più urgenti – osserva ancora- abbiamo un governo che pronuncia solo degli imbarazzanti ‘ni’ con un fraseologia tipica della prima Repubblica. L’Italia è un grande paese che non si governa con i ‘ni’, non si governa con l’immobilismo”.
“Dobbiamo rimettere al centro la persona umana –   continua Zingaretti –   come hanno fatto le ragazze e i ragazzi scesi in piazza per il clima. Serve più riformismo per affrontare il futuro. Dobbiamo rimettere al centro la giustizia sociale, perchè la lotta alla povertà  è la condizione per stare meglio tutti”. Altro obiettivo è “ricostruire una classe dirigente italiana. Mettiamoci alle spalle le contese sugli equilibri interni, avviamo una dialettica nuova tra le componenti. Non dobbiamo più neppure lambire una politica lontana dalla vita”.
I quattro pilastri
Quattro sono i pilastri del nuovo Pd di Zingaretti: “In primo luogo le infrastrutture materiali: serve un grande piano per un’Italia più sicura ma anche più rispettosa dell’ambiente. Perchè solo con una svolta green si può tornare a produrre ricchezza. La riconversione ecologica dell’economia è il futuro. L’Italia deve contribuire all’obiettivo di emissioni zero in Europa”.
Il secondo pilastro sono le infrastrutture immateriali, la Rete: “Serve un grande piano per rilanciare innovazione e sapere e superare il digital divide”.
Terzo è l’infrastruttura della conoscenza: “Investire sulla scuola e sull’istruzione pubblica come architrave di un’ampia operazione di crescita culturale”.
Quarto, infine, è il welfare e la sanità : “Non crediamo nella monetizzazione del welfare, ci batteremo per la sanità  pubblica promuovendo quota 10, ossia un incremento di 10 miliardi per aumentare i livelli di assistenza e assumere 100mila nuovi operatori nella sanità  pubblica italiana. La vera priorità  di questa epoca è il lavoro, in tutto il Paese ma soprattutto nel Mezzogiorno”.
Cambiare tutt
Zingaretti poi spiega come dovrà  cambiare il Pd: “Dobbiamo cambiare tutto, penso a un nuovo statuto da scrivere insieme. Credo in un partito aperto e pluralista, aperto al civismo e al volontariato, basta con il correntismo esasperato che ha lasciato fuori troppe persone. A noi serve un Pd forte ma anche una rete di corpi intermedi. Dobbiamo costruire un campo democratico largo più allargato e inclusivo, senza settarismi. Potranno farne parte anche forze diverse, forze civiche ma anche di orientamento liberale, persino nobilmente conservatrici che sono ugualmente lontane da Salvini”. Insiste sul movimento ambientalista di Greta Thunberg: “Spalanchiamo le porte del nostro partito a questa nuova generazione, ai ragazzi come Greta, non abbiamo paura di coinvolgerli”.
Più attenzione anche alle donne: “Abbiamo bisogno di un protagonismo delle donne, già  da domani e nelle prossime settimane avvierò le procedure per ricostituire la Conferenza nazionale delle donne democratiche”. E critica la conferenza sulla famiglia in programma a Verona, a cui parteciperà  anche Matteo Salvini, ricevendo una standing ovation dalla sala.
Quanto alle europee, Zingaretti conferma che la collocazione del Pd sarà  nel gruppo dei socialisti e democratici, “grazie alla scelta di Matteo Renzi, che ha sciolto (quando era segretario, ndr) il nodo della nostra collocazione”.
E aggiunge: “Vi propongo la nostra prima iniziativa. Facciamo nostro e rilanciamo l’appello lanciato da Romano Prodi di fare del 21 marzo una giornata per la nuova Europa, esponendo la bandiera europea”.
Matteo Renzi, assente invece per motivi privati, manda un augurio al neosegretario su Facebook: “Oggi Nicola Zingaretti inizia il suo lavoro come Segretario Nazionale del Pd. Un abbraccio a lui e a tutta la squadra che lavorerà  con lui. L’Italia si aspetta dal Pd una risposta allo sfascio di Salvini e Di Maio, non più polemiche interne. Avanti tutta! Buon lavoro, Nicola” §
I candidati delle altre mozioni
Forti le frecciate di Roberto Giachetti ai bersaniani che hanno lasciato il Pd. “Saremo una minoranza leale, non faremo guerra a questa dirigenza. Ma chiedo a Zingaretti di non cambiare lo Statuto nel punto del doppio incarico del segretario che è anche candidato premier”.
“Questo è un partito, non una ‘baracca’ – sottolinea invece Maurizio Martina – Siamo pronti a dare una mano, saremo una minoranza, non un’opposizione. Vogliamo dare il senso del riformismo radicale che abbiamo messo nella nostra mozione”. E aggiunge: “Non lascerei mai la battaglia del salario minimo a questa maggioranza di governo”, ha poi detto Martina rivolto a Zingaretti, ribadendo che “il mio avversario è questa destra, non è dentro questa sala. Il Pd se vuole essere grande deve essere plurale”.

(da agenzie)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

SE IL PD VA NELLA NUOVA SEDE DI VIA DELLA LEGA LOMBARDA

Marzo 12th, 2019 Riccardo Fucile

ZINGARETTI VUOLE LASCIARE LA TROPPO COSTOSA SEDE DEL NAZARENO… E POTREBBE FINIRE SULLA TIBURTINA IN UNA VIA CHE SA DI SBERLEFFO

Una nuova sede in un quartiere semi-periferico. Nicola Zingaretti, appena eletto segretario del Partito Democratico, ha lanciato l’idea dell’addio al Nazareno, “sporcato” dal Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi e anche troppo costoso (600mila euro l’anno) come affitto.
L’idea alternativa è quella di spostarsi sulla Tiburtina, in un luogo che però ha qualche problema dal punto di vista mediatico.
Spiega oggi Giovanna Vitale su Repubblica:
Si tratterebbe del complesso “Città  del sole”, nome che è tutto un programma, come la strada dove sorgeva l’ex deposito Atac accanto alla stazione Tiburtina, demolito e ricostruito grazie a un poderoso intervento di rigenerazione urbana (lo stesso che serve al partito): via della Lega Lombarda, intitolata all’alleanza militare tra alcuni comuni del Nord stretta a Pontida nel Medioevo.
Un trasloco che sa di rinascita dopo la stagione delle sconfitte renziane e anche un po’ di sberleffo ai danni del leader padano, quel Matteo Salvini primo obiettivo dell’opposizione al governo gialloverde.
Una scelta dettata anche dalla tempistica, mai tanto propizia. Il 30 giugno scade infatti il quindicennale contratto stipulato nel 2004 dall’allora tesoriere della Margherita Luigi Lusi: nel 2010, dopo la fusione coi Ds, i 3.400 metri quadri di uffici in via Sant’Andrea delle Fratte vennero subaffittati ai dem per 600mila euro l’anno.
Troppi soldi e una eredità  scomoda da lasciarsi per sempre alle spalle. Inclusa la “guerra dei cacciavite”, a lungo si narra combattuta intorno alla targa Dl-Margherita: sparita dall’ingresso principale senza preavviso, poi riapparsa e di nuovo scomparsa, a riprova della difficile coabitazione tra i due gemelli diversi del centrosinistra.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

DEM BATTUTI MA CONTENTI: DA ABRUZZO E SARDEGNA SEGNALI POSITIVI

Febbraio 25th, 2019 Riccardo Fucile

IL “MODELLO ZINGARETTI” PUO’ CRESCERE… IN SARDEGNA IL PD PRIMO PARTITO

Non c’è quel testa a testa immaginato dagli exit polls, che ieri sera hanno regalato una notte di speranza ai dirigenti del Pd, come non succedeva ormai da tanto tempo.
E comunque i numeri che lentamente affluiscono dall’altra sponda del Tirreno rappresentano la conferma che esiste un embrione di centrosinistra e che su questo progetto si può lavorare per tornare a essere competitivi.
Progetto che poi — e forse non è un caso — coincide con quello immaginato da Nicola Zingaretti, quel modello inclusivo, aperto a esperienze civiche, che torna a guardare a sinistra e che punta senza mezzi termini a riconquistare gli elettori delusi dal (si spera) temporaneo innamoramento per i Cinquestelle. Massimo Zedda ne è stato un interprete perfetto e tutti nel Pd gliene danno atto.
Rispetto a quanto successo in Abruzzo, poi, c’è una novità  non di poco conto.
In Sardegna, il Partito democratico nei parziali risulta essere il primo partito, per il contemporaneo tonfo del M5S e la redistribuzione di voti nel centrodestra, che ha fatto scendere Fi a vantaggio della Lega di Salvini, che comunque non fa il botto tanto atteso.
Se il centrosinistra, allargato a Leu, guadagna circa 15 punti rispetto alle politiche dello scorso anno, il Pd resta sugli stessi numeri, senza considerare le liste civiche alleate, infarcite di candidati dem a tutti gli effetti.
Insomma, non è detto che una coalizione allargata finisca necessariamente con il penalizzare il risultato di lista del partito “aggregatore”, anzi può funzionare da moltiplicatore.
Soprattutto, se a trainare c’è un candidato forte e innovativo, rispetto alla stagione precedente. È la tesi che Zingaretti sostiene con più forza, che affonda le radici nelle regionali da lui vinte nel Lazio lo scorso anno, in controtendenza rispetto alla contemporanea catastrofe del suo partito alle politiche.
Non stupisce quindi che dalle parti del candidato favorito per le primarie di domenica prossima trapeli un certo ottimismo per il futuro.
E si ritiene già  una vittoria il fatto stesso di aver “convertito” alla necessità  di alleanze larghe una buona parte degli ex sostenitori della vocazione maggioritaria a tutti i costi. Se non il turborenziano Giachetti, quanto meno Martina (che di Renzi fu il vicesegretario) ormai ne parla apertamente.
Poco importa che il candidato alla presidenza in Sardegna non fosse del Pd, che quello abruzzese abbia fatto di tutto per mostrarsi autonomo e che in Basilicata si sia dovuto pescare un professionista sconosciuto alla politica, per ricompattare la coalizione in vista delle regionali del 24 marzo.
Così come lasciano il tempo che trovano le polemiche sui big tenuti lontani in campagna elettorale. “Ancora non c’è un segretario in carica — ripete Zingaretti ai suoi — quando ci sarà , potremo lavorare meglio ai confini, le caratteristiche e i candidati della coalizione”.
Per il momento, i segnali importanti sono il ritorno di fatto a un bipolarismo destra-sinistra e la ricostituzione di un blocco di forze, che segna la fine definitiva di quello che il Governatore del Lazio chiama il “partito borioso” della stagione renziana.
“Sinistra e destra esistono ancora”, ha twittato Andrea Orlando, tra i principali sostenitori di Zingaretti: “Dobbiamo saper far vivere la sinistra in questo tempo nuovo, l’indignazione per le ingiustizie e la speranza per cambiare”.
E gli fa eco il cinguettio del leader di Mdp, Roberto Speranza: “C’è ancora tanto terreno da recuperare e tanta fiducia da riconquistare. Ma anche dalla Sardegna arriva un segnale incoraggiante di ripartenza. È sempre più urgente offrire un’alternativa credibile agli italiani”.
Chi conosce meglio il territorio sardo fa notare come il centrosinistra abbia subito una pesante frenata in una roccaforte storica come Sassari.
Mentre a Cagliari, città  di cui è ancora sindaco, Zedda stacca solo di poco l’avversario Solinas. Ma sono dati che, visti in controluce, dimostrano come le preferenze per la coalizione siano state raccolte anche nei piccoli centri, che erano stati facile terreno di conquista per i Cinquestelle alle ultime politiche. È un ulteriore segnale della fluidità  dell’elettorato e di come il centrosinistra possa tornare a essere in breve tempo un’alternativa credibile.
Certo, le elezioni europee sono dietro l’angolo, il vento di destra soffia ancora impetuoso ed è troppo presto per dare per spacciati i Cinquestelle.
Ma adesso, almeno, c’è una strada da percorrere.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

ZINGARETTI RECUPERA PISAPIA “FEDERATORE” E SI PREPARA A RILANCIARE IL CENTROSINISTRA

Febbraio 24th, 2019 Riccardo Fucile

DA CALENDA A LEGNINI PRENDE CORPO UNA FORMAZIONE EXTRA-LARGE

È cambiata la colonna sonora. Da Jovanotti siamo passati a Mahmood, il vincitore di Sanremo. Il tema però è sempre lo stesso: come tenere insieme poli magnetici che non si attraggono ma si respingono. L’ossessione della Sinistra.
Dal 4 marzo, cioè dal dopo primarie dem, il pallino potrebbe trovarselo tra le mani Nicola Zingaretti, attuale governatore del Lazio, per la vulgata televisiva fratello del commissario Montalbano.
Ma se a lui andrà  il compito titanico di resuscitare il pd, “andando oltre il pd”, il ruolo di aspirante federatore è già  assegnato.
Andrà  a Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, che già  in passato provò (invano) a far convivere le varie anime.
Ma la novità  non è solo questa, La novità  è che dalla convention di Zingaretti – titolo “A sinistra la Piazza grande”, location lo Spazio eventi dell’hotel Nazionale — non partono bordate ad alzo zero, sfumano gli attacchi ai 5stelle.
E c’è persino chi evita per pudore di pronunciare il nome del ministro dell’Interno. Come dire che avere un nemico è importante, certo. Ma avere un progetto e mettere in campo una “nuova cultura delle alleanze” lo è forse anche di più.
Listone inclusivo
L’idea è un listone “inclusivo” che tenga insieme il campo largo del centrosinistra e il progressismo civico. Una Piazza grande, appunto, dove abbiano diritto di cittadinanza anche i moderati. Con capilista che in vista delle prossime Europee del 26 maggio tengano insieme tante sensibilità , senza creare steccati. E chi non se non Giuliano Pisapia ha una vocazione il ruolo di federatore?
Zingaretti vuole aprire una fase nuova. “Non ho paura delle differenze”. Vuole costruire “un progetto politico che parta dell’idea delle differenze per liberare tutti”.
“Mai avrei pensato di trovarmi in questo momento della storia in questa posizione che sto avendo. Ma da quando abbiamo iniziato non mi sono mai sentito solo. Dal Nord al Sud. Abbiamo iniziato a tessere una rete di relazioni fondate sulla politica ma anche sull’umanità . Siamo di fronte ad una fase drammatica — è l’analisi — la crisi colpirà  ancora e sempre di più le persone povere. Ogni giorno si perdono 350 posti di lavoro, si tagliano investimenti su scuola università  e centri del sapere”. E ancora: “Lo scontro individua nella Costituzione repubblicana e nella democrazia l’ostacolo da rimuovere”. Perchè, avverte Zingaretti, il pericolo è questo, “l’attacco alla democrazia stessa, la terza fase del populismo”.
L’idea prende forma da questa emergenza. Ecco allora la necessità  di una formazione extralarge, pezzi di società  civile e politici da Calenda a Legnini, leader della coalizione progressista in Abruzzo.
Una nuova stagione e un nuovo Pd “targato Zingaretti” che parli anche ai grillini disillusi, a chi critica la saldatura Lega-5stelle
Leonardo Majocchi, un 18 enne di Latina che fa l’elogio della politica, “quella fuori dalle istituzioni”, il filosofo Giacomo Marramao, docente dell’Università  Roma 3 che attacca il neo-populismo mediatico che produce effetti di depoliticizzazione e auspica un nuovo intreccio tra rappresentativa amministrativa e una rete consiliare nei territori che tenga insieme lavoratori di tutti i settori e intellettuali.
Silvio Maselli, assessore alla Cultura del Comune di Bari; Marta Bonafoni, consigliere regionale del Lazio, Livia Turco, ex ministro e ora presidente della Fondazione Nilde Jotti, ringrazia Zingaretti per l’applicazione della legge 194.
“A cosa serve una sinistra che non sappia prendersi cura delle persone?”. Fare del bene “fa stare bene”, e si commuove fino alle lacrime quando chiede di ritrovare “il popolo della sinistra che se n’è andato”.
Che si respiri un buonismo riveduto e corretto, magari 2.0, è un dato di fatto.
Ondate di veltronismo allo stato puro. Porti aperti, braccia aperte. Facce nuove e volti già  visti. Si rivede ad esempio Cecile Kyenge, bersaglio preferito dei nazi-leghisti duri e puri. Un simbolo che in tempi bui è diventato scomodo anche a sinistra. Lei chiude il suo intervento in modo irrituale, patriottico: “Viva la Repubblica, viva l’Italia” ma la platea non si scalda.
In ordine di apparizione appuntiamo i nomi di Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII municipio di Roma che ha dato la cittadinanza a Mimmo Lucano, si sente al “centro di una tempesta di m…” e svaria da Hannah Arendt a padre Alex Zanotelli, Jacques Derrida fino al cantante di Sanremo e (della Serpentara) Achille Lauro.
Ha diritto di parola anche Greta Guadalupi, studentessa del Liceo Tasso. “siamo una generazione che vuole cambiare le cose, non deludeteci. Un contributo video dell’eurodeputato Goffredo Bettini e un endorsement di Dacia Maraini
Ius soli? “Lo fece Caracalla nel 212 a.C”, si prende una discreta quota di applausi. Aminata Kida, guida turistica, una dei “neri italiani”. “14 anni per aver riconosciuto un diritto”.
Marco Furfaro, coordinatore nazionale di Futura mette il dito nella piaga quando dice che “il problema non è mettere insieme tutti quelli che ci sono nell’agenda telefonica di Calenda”.
Un piccolo Pantheon senza dogmi, la cantante Emma Marrone, Don Sardelli, il prete che si trasferì in borgata, al civico 75 dell’Acquedotto, Jurgen Klopp, il coach tedesco del Liverpool che preferisce le partite in cui si esce con la maglia zuppa e la faccia sporca.
La cabina di regia è affidata al coordinatore di Piazza Grande, Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Pisana. In settimana presenterà  il suo Relod, un glossario minimo di rigenerazione politica. Ora dice “bravo” al presidente Mattarella per aver premiato “i protagonisti della tenuta sociale”.
Sì al salario minimo, sì ad una legge che consideri sfruttamento, Poi rivolgendosi a Zingaretti: “Abbiamo fatto piazza grande, ora dobbiamo fare Largo della Vittoria senza passare da Vicolo Stretto e ripartire dal via”.
A Monopoli avrebbe già  vinto.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

CASSE VUOTE, URNE…?

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

PD ALLE PRESE CON PROBLEMI FINANZIARI, MANCANO PERSINO I SOLDI PER I MANIFESTI DELLE PRIMARIE

Il Partito democratico non organizzerà  una tradizionale campagna pubblicitaria in vista delle primarie del 3 marzo, come è stato fatto in occasione dei congressi svolti finora. Poche decine di migliaia di euro investite nella promozione on line, ancora da valutare la trasmissione di spot radiofonici, per il resto tutto è lasciato all’iniziativa (e alle risorse) dei singoli candidati.
La ragione è semplice e tristemente nota: le casse sono vuote.
Fino a che punto non è dato saperlo: tutti rimandano al tesoriere Francesco Bonifazi, che tiene la bocca cucita.
Nel 2017 il bilancio del Pd, l’ultimo disponibile e il primo senza rimborsi elettorali dallo Stato, si chiuse con un attivo di 555 mila euro, dopo il tracollo dell’anno precedente, con l’infausta campagna referendaria che aveva fatto precipitare i conti a un passivo di quasi nove milioni e mezzo.
E ora? L’austerity imposta da Bonifazi, con i dipendenti dem tutti in cassa integrazione (in buona parte anche a zero ore), ha impedito che si ripetessero i conti allegri delle gestioni precedenti: basti ricordare che quando Renzi arrivò al Nazareno ereditò dalle segreterie Bersani-Epifani un buco di 10,8 milioni di euro. Ma i problemi di liquidità  restano gravi.
Anche perchè il duro colpo subito alle elezioni dello scorso anno ha comportato una drastica riduzione del numero dei parlamentari eletti, con ciò che ne consegue sia in termini di contributi di Camera e Senato ai gruppi parlamentari (calcolati proporzionalmente al numero degli iscritti), che spesso vengono utilizzati per coprire spese per attività  politica e di comunicazione “collaterale” a quella del partito, sia per quanto riguarda il contributo degli eletti alle casse del Nazareno, pari a 1.500 euro al mese.
A quest’ultimo proposito, tra l’altro, è stata avviata proprio nei giorni scorsi una verifica da parte della tesoreria, visto che la fase di transizione nella gestione interna ha provocato un aumento del numero dei morosi al di sopra del livello di guardia (sarebbero due parlamentari su tre, secondo voci di corridoio, con cifre di entità  diversa), tenendo conto che una quota di ritardatari viene comunque ritenuta fisiologica. Oggi il Corriere della sera quantifica in 460 mila euro l’ammanco complessivo.
Tengono, fortunatamente per i dem, i contributi ricevuti grazie al due per mille nelle dichiarazioni dei redditi: quasi mezzo milione di italiani lo scorso anno ha indicato la propria scelta per il Pd, che ha portato così a casa (ma in realtà  incasserà  solo a luglio) sette milioni di euro, uno in meno rispetto al 2017 ma comunque un buon bottino.
Sarà  più difficile, infine, raccogliere contributi da parte dei privati.
La nuova legge anticorruzione infatti non si limita a imporre la necessità  di rendere pubblici i nomi dei donatori di somme superiori ai 500 euro annui verso i partiti, ma rende anche più complicate le procedure che così – spiegano i dem – scoraggerebbero le raccolte di fondi tra aziende e privati in genere.
Fin qui il quadro finanziario. Il dato politico riguarda un congresso che fatica ad appassionare gli stessi addetti ai lavori, figurarsi gli italiani.
Senza una campagna di mobilitazione diffusa promossa dal partito, la partecipazione alle primarie del 3 marzo, già  a forte rischio, diventa ancora più preoccupante. Soprattutto per chi, come Roberto Giachetti, deve tentare una avventurosa rimonta, almeno per provare a conquistare la seconda piazza a scapito di Maurizio Martina, e per chi, come Nicola Zingaretti, veste la maglia del favorito e ha bisogno di mostrare un sostegno popolare ampio e diffuso per rafforzare la sua prossima leadership.
“Ma per fortuna il mondo è cambiato – spiega il presidente Matteo Orfini, di fatto l’unico dirigente dem rimasto in carica, insieme al tesoriere – con una campagna targettizzata on line riesci a raggiungere più persone di quante ne raggiungeresti con i manifesti o i volantini”.
Sarà , ma i candidati si stanno già  organizzando per conto loro per portare gli elettori ai gazebo, tenendo conto anche della soglia massima di 200mila euro di spese per la campagna, imposta dal regolamento a ciascun comitato.
Zingaretti ha organizzato tre giornate di mobilitazione dei suoi sostenitori in tutta Italia per il 15-16-17 febbraio. Martina e Giachetti spingono per organizzare quanti più confronti televisivi possibili: “Capiamo che Zingaretti cerchi di evitarli, essendo il favorito, ma almeno un paio sarà  costretto a concederli”, spiegano dall’entourage dell’ex Ministro.
D’altra parte, una maggiore partecipazione alle primarie comporterà  anche maggiori introiti nelle casse del partito.
Una boccata d’ossigeno per il prossimo segretario, che, appena arrivato, si troverà  ad affrontare non solo la campagna per le europee ma anche il problema del personale.
La cassa integrazione scadrà  a fine luglio e prima di allora bisognerà  decidere quanti e chi mandare a casa: i numeri del piano concordato (ma solo verbalmente) da Bonifazi con i rappresentanti sindacali sono impietosi e parlano di un taglio da circa 170 a 45 dipendenti, con margini di manovra che, dati i chiari di luna, appaiono minimi.
Un leader che iniziasse il proprio mandato con un risultato elettorale non esaltante, le casse vuote e i dipendenti da licenziare, si troverebbe facilmente sotto il fuoco di sbarramento delle minoranze più battagliere.
Tanto che negli ambienti dem circola il sospetto che qualcuno stia pensando di rimandare i problemi per mettere in difficoltà  Zingaretti e iniziare a far circolare l’idea che il Pd sia ormai in fin di vita. Un’ottima premessa per chi pensa di abbandonarlo e fondare un altro partito.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

CONVENTION PD, SI INASPRISCE IL DUELLO MARTINA-GIACHETTI

Febbraio 3rd, 2019 Riccardo Fucile

MENTRE ZINGARETTI, FORTE DEL 4% DI BOCCIA, E’ VICINO AL TRAGUARDO… LE PRIMARIE APERTE TRA UN MESE

La convenzione nazionale del Pd si risolve in un confronto tra le claque dei tre candidati che si sfideranno alle primarie del 3 marzo.
Rumorosissima, per quanto numericamente ridotta, quella di Roberto Giachetti; ben organizzata quella di Maurizio Martina, con il grido “unità ” studiato per sottolineare alcuni passaggi del suo intervento; orgogliosa e desiderosa di riscatto quella di Nicola Zingaretti.
Il clima di questa platea, insieme alle parole sul palco dei protagonisti, anticipa bene quello che succederà  nelle prossime quattro settimane, che precedono i gazebo.
Zingaretti parla già  da segretario in pectore, sa di essere il grande favorito e di dover pensare non solo alla sfida congressuale, ma soprattutto al dopo.
Martina e Giachetti, d’altro canto, sembra stiano giocando una partita tutta loro, che vede come convitato di pietra Matteo Renzi.
È uno scontro che nasconde il grande travaglio interno ai renziani, con un’ala dura che si rafforza e che trova in Giachetti l’elemento identitario unificante, forte del buon risultato nei circoli (11,13%), mentre un’area più dialogante vuole trovare il modo di continuare a vivere dentro il Pd e cerca nell’affermazione dell’afflato unitario di Martina la condizione indispensabile a questo scopo.
Dietro le quinte, intanto, si ragiona già  delle liste per l’Assemblea nazionale da presentare alle primarie, stando ben attenti a evitare conte identitarie che potrebbero finire male, ma anche il modo per valorizzare l’apporto di singoli dirigenti a livello locale.
Giachetti si pone in assoluta continuità  con la gestione renziana. Parla di una “linea già  tracciata”, che bisogna solo “potenziare”. Stuzzica gli ex ministri, ricordando che “ci stavate voi al governo” quando è stato fatto quello che “nelle vostre mozioni pensano che debba essere cancellato, mentre noi lo difendiamo”.
Prova a ridimensionare il risultato elettorale come una “sconfitta” e non la “morte definitiva”, dovuta al fatto che “per cinque anni abbiamo fatto un racconto delle cose che abbiamo realizzato peggiore di quello fatto dai nostri avversari”.
E, ovviamente, cerca lo scontro diretto con i due che lo precedono nella conta, come deve fare chi sa di dover recuperare consensi.
“Il congresso – dice – non è il momento dell’unità , altrimenti ci sarebbe stato un solo candidato. L’unità  deve venire dopo, deve accadere quello che non è accaduto nei cinque anni scorsi”. E propone: “Andiamo a fare dibattiti in tutta Italia e sui media. Lucia Annunziata mi ha già  chiesto se sono disponibile a partecipare a un confronto. Io ho risposto di sì, mi auguro che anche gli altri lo facciano”.
Martina si trova nella difficile condizione di dover combattere su due fronti, contro la rimonta di Giachetti dietro di lui e su Zingaretti che lo precede.
Ma, pesando le sue parole sul palco, è il primo quello che sembra preoccuparlo maggiormente. Rivendica “quello che ho fatto” con “orgoglio”, ripercorrendo i suoi atti da ministro. Spiega che “l’unità  non te la inventi il giorno dopo se prima, durante il congresso, ne hai minato i presupposti”.
E punge chi già  si sente con un piede fuori, chi pensa che “l’alternativa nasca dalle ceneri del Pd” e per questo immagina la sua fine: “L’unica alternativa è un piccolo partito”. Un messaggio rivolto ai turborenziani di Giachetti ma anche a chi, tra i suoi sostenitori originari, pensa di cambiare rotta in vista delle primarie, passando intanto con il deputato romano e poi chissà …
Ci pensa Carlo Calenda, nel dibattito successivo (dominato dagli interventi dei delegati giachettiani), a invitare a uscire da questo loop: “Anche io ho litigato con Renzi, poi sono stato con Renzi, l’ho fatto anch’io questo casino. Ora però basta”.
E mette in chiaro: “Io qua dentro sto e qua dentro rimango. Mi prenderebbero per pazzo se uscissi dal Pd per fare un partito che poi si allea con il Pd”. L’ex ministro si è innervosito per la presentazione di un documento degli europarlamentari dem sulla linea da seguire in vista delle europee, che era apparso in contrapposizione al suo. Un incidente rientrato apparentemente senza conseguenze, con i tre candidati che sottoscrivono entrambi.
Se la parola d’ordine di Martina è “unità “, quella di Zingaretti è “pluralismo”.
“Nessuno cerca abiure – dice il Governatore del Lazio – ma dobbiamo ammettere che ci sono stati degli errori”, a partire dalla difficoltà  a “leggere che c’erano difficoltà  diffuse” dovute “all’aumento delle disuguaglianze”.
E critica anche quell'”isolamento borioso” che ha caratterizzato la propaganda del Pd negli ultimi anni, che “non sposta i rapporti nella società “. Ma poi chiarisce: “Basta con un partito fondato sugli antirenziani, gli antifranceschiniani, gli antiboschiani. L’Italia si aspetta che tornino i Democratici, a chi ha bisogno non interessa nulla delle nostre piccolezze”.
Zingaretti afferma in premessa che l’obiettivo del congresso deve essere di “indicare la via per ritornare a vincere e rimettere il Paese sui giusti binari”.
E in effetti, per gran parte del suo intervento – come aveva fatto anche Martina, d’altra parte – si rivolge già  all’esterno, alzando la critica al governo e provando a immaginare la posizione del Pd per “rompere la tenaglia che sta stritolando l’Italia, tra la fiducia e le aspettative affidate a questo governo e l’incapacità  a soddisfare queste aspettative”.
Tuttavia, non aggira le critiche che gli vengono rivolte dagli avversari, ribadendo che “non voglio favorire alcuna alleanza con i Cinquestelle”, ma che dobbiamo porci il problema di riconquistare l’elettorato” che votava Pd ed è passato da quella parte.
E, su un presunto spostamento a sinistra del Pd sotto la sua guida, chiarisce: “Non è antico, ma è modernissimo dire che bisogna accorciare le distanze tra chi ha troppo e chi non ha nulla”.
La partita vera inizia adesso.
Zingaretti nel frattempo incassa il sostegno di Francesco Boccia, il cui 4% tra gli iscritti lo spinge oltre il 51%, mentre con Martina si schiera l’unica donna candidata, Maria Saladino (0,7%). I
l rischio che la campagna si avveleni rimane forte, soprattutto sul tema della discontinuità  rispetto alla stagione renziana. E più che la vittoria finale, il tema sul tavolo rimane l’unità  del Pd, soprattutto dopo il passaggio decisivo delle elezioni europee.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

PD, LITE SUL SIMBOLO E PRESSING SULLA LISTA UNITARIA, GELO DA LEU

Gennaio 12th, 2019 Riccardo Fucile

FOSSERO MAI TUTTI D’ACCORDO SU QUALCOSA

Il Partito democratico sotto congresso pensa alle Europee e litiga sul simbolo, ma la strada verso una lista unica della sinistra per Strasburgo appare ad oggi piuttosto complicata.
Leu non ci sta, infatti, ad un indistinto “fronte repubblicano” e vuol correre da sola. Anzi, rilancia il partito della sinistra e prepara un congresso fondativo.
Intanto, i dem scendono con tavolini e gazebo in mille piazze d’Italia per protestare sulle misure varate dal governo a fronte della “gelata nell’economia italiana” che, secondo l’ex premier Paolo Gentiloni, “si sta profilando, favorita anche dal rallentamento europeo, ma determinata in modo significativo dall’irresponsabilità  a cui abbiamo assistito in questi mesi. Ma questa serietà  non c’è”.
Ma, manovra a parte, il tema caldo nella sinistra è come presentarsi come alternativa alla Lega ed al M5S in vista delle elezioni europee.
Il Pd punta ad una lista unica che raggruppi tutte le forze di centrosinistra per la corsa all’Europarlamento.
“Alle Europee dovremo andare con una grande lista unitaria”, sostiene Gentiloni, senza però sbilanciarsi ai gazebo di Roma se nel simbolo di questa grande lista debba esserci quello del Pd: “lo discuteranno nel Pd e con chi parteciperà  a questa operazione, sicuramente la lista unitaria avrà  il Pd come pilastro fondamentale”, puntualizza.
E al dibattito sulla presenza o meno del simbolo del Pd alle prossime europee non si appassiona Giuseppe Sala: gli interessa di più “il futuro della sinistra e quello che si deve fare per tornare a vincere”.
E Roberta Pinotti trova “singolare e francamente incomprensibile che il dibattito congressuale del Pd oggi si stia focalizzando sull’utilizzo del simbolo alle europee”.
Il segretario uscente Maurizio Martina di rinunciare al simbolo per le Europee non ci pensa per niente. “Altro che rinunciare al simbolo. Io penso che dobbiamo allargare a tante energie del Paese che anche oggi hanno detto No a questo governo, non dobbiamo annullarci”, sbotta.
In ogni caso, Leu dice no alla lista unica, candidandosi ad essere “alternativa di sinistra”: “Alle prossime elezioni europee l’errore peggiore che la sinistra potrebbe compiere sarebbe quello di confondersi in un indistinto “fronte repubblicano”, sostiene Federico Fornaro, mentre la rete nazionale dei comitati di base ribadisce la volontà  “di andare avanti e di procedere nel progetto di costituzione del nuovo partito di sinistra nello spirito di liberi uguali che oggi vede la disponibilità  anche di sinistra italiana e di movimenti e di associazioni politiche culturali di sinistra”.
E pensa, appunto, ad un congresso di fondazione.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

EMILIANO, L’ORACOLO PUGLIESE: “I GRILLINI? LA GENTE LI INSEGUIRA’ PER STRADA”

Dicembre 31st, 2018 Riccardo Fucile

“L’AUTONOMIA NON E’ DANNOSA PER IL SUD”

“L’autonomia non è dannosa. Il Sud non si aiuta con l’assistenzialismo e i regimi di favore ma se ogni governatore applica alla sua terra la cura mitteleuropea che io ho adottato in Puglia. Mi è costata consenso ma la Regione ne ha guadagnato in termini contabili e io di rispetto. Il Mezzogiorno deve capire che si salva da solo: la questione meridionale non si risolve con un trasferimento delle risorse dal Nord, perchè di questo passo avremo sempre un Settentrione appesantito e un Sud incapace di crescere”.
Lo afferma il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, in un’intervista a ‘Libero’, in cui spiega: “L’autonomia di Lombardia e Veneto a me non fa paura, ma la voglio anche per me”.
Dall’autonomia per tutte le Regioni del Sud, secondo Emiliano, “ne trarrebbe beneficio tutta Italia, prima però i miei colleghi presidenti devono rendere virtuose le loro terre. Per Calabria, Campania e Basilicata oggi l’autonomia sarebbe difficile da raggiungere”.
E sulla possibilità  che M5s freni sull’autonomia Emiliano osserva: “I grillini per me erano una grande speranza, ci avevo messo la faccia, mi sono battuto per un governo M5s-Pd. Ora i miei compagni di partito che si sono opposti all’alleanza si staranno mangiando i gomiti, se fossimo al posto della Lega, avremmo raddoppiato noi i consensi, non Salvini”.
Secondo il governatore “succederà  a tutti i grillini quanto sta accadendo a Toninelli: la gente li inseguirà  per strada per manifesta incompetenza e per non aver mantenuto fede alle loro promesse”.
Infine sul Pd Emiliano afferma che “probabilmente” sosterrà  Nicola Zingaretti alla segreteria “poichè è l’unica garanzia della fine del renzismo”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

UNITI E CONTENTI: IL PD IN PIAZZA PER UN GIORNO TORNA A SORRIDERE

Dicembre 29th, 2018 Riccardo Fucile

MA RESTA L’INCOGNITA SUL PROSSIMO SEGRETARIO

È un sorriso a metà , ma pur sempre un sorriso, quello che può permettersi oggi il Partito democratico.
Radunato in piazza Montecitorio per quello che era stato convocato come un semplice presidio dei parlamentari contro la manovra economica del governo gialloverde, alla fine ha potuto constatare che la risposta c’è stata ed è arrivata anche da una buona fetta di militanti.
I candidati al congresso sono tutti presenti, ad eccezione di Nicola Zingaretti, che ha inviato comunque un messaggio di adesione.
Ci tengono a farsi vedere anche i renziani più ortodossi, sospettati di essere già  con un piede fuori dal partito (Renzi non c’è, sta rientrando da una delle sue missioni all’estero). “Unità “, chiede la piazza (oggi, come sempre), e per un giorno i dirigenti sembrano accontentarla.
Le note positive, però, non vanno molto oltre.
Perchè, vuoi o non vuoi, le facce che si vedono in giro sono sempre le stesse, solo più invecchiate.
C’è una buona rappresentanza di giovani, ma tra questi e i più anziani scarseggia quella fascia di età  media, considerata la parte “produttiva” del Paese.
Certo, è pur sempre sabato 29 dicembre, ma è anche vero che da lì sono venuti gran parte dei voti all’attuale maggioranza di governo e, dalla visione parziale che viene dalla piazza di oggi, i dem non sembrano ancora essere riusciti a scalfire quel consenso.
E così quello che rimane è sempre la colonna sonora spontanea di “Bella ciao”, il megafono che non funziona, i cartelli portati da casa, i candidati che a mala pena si sfiorano ma vanno ciascuno per conto proprio.
Ci sta, ma il lavoro da fare per il nuovo segretario rimane tutto. Lo dimostra anche la difficoltà  a individuare un punto di attacco chiaro, popolare e ben definito alla manovra, provocando un messaggio ancora troppo vago e difficile da cogliere.
“I nostri militanti hanno ragione a chiederci unità  – sottolinea Maurizio Martina – io ho sempre cercato di lavorare per questo. Spenderò ogni minuto che ho perchè il percorso che facciamo, anche nelle prossime settimane, ci dia più forza, ci apra, ci unisca e renda il Pd sempre più forte nella costruzione dell’alternativa a Lega e M5S”.
È evidente come la differenza tra chi sta in piazza oggi e chi guida i Palazzi della politica sia profonda.
Salvini e Di Maio sono accusati di essere omofobi, di rovinare il paese, di calpestare quella “onestà ” di cui soprattutto i Cinquestelle si facevano paladini.
E la reazione decisa dei dem stavolta è apparsa adeguata, perfino quando è stata meno composta (“Menaje di nuovo”, si è sentito incitare da un militante Emanuele Fiano, protagonista degli scontri di ieri a Montecitorio).
“Tornate nelle strade”, grida una donna verso Paolo Gentiloni. Per il momento, si torna nelle piazze, il 12 gennaio, con i tradizionali banchetti per spiegare i guai provocati dalla manovra.
“Governo ladro”, azzarda Martina. “Di Maio e Salvini sono come due autisti ubriachi che ci portano a sbattere”, rincara la dose Graziano Delrio.
Teresa Bellanova invoca la “resistenza civile”. Mentre Matteo Orfini attacca direttamente per la sua gestione dei lavori il presidente della Camera, da altri considerato come un possibile interlocutore dentro il Movimento: “Fico ha sbagliato, ha scelto di essere il braccio armato della maggioranza. Non è così che si difendono le istituzioni”.
La piazza pian piano si svuota, i deputati tornano in aula a proseguire per quanto possibile la loro opera di ostruzionismo, qualche militante arriva solo ora e chiede se la manifestazione sia già  finita.
Rimane in tanti la soddisfazione di essere tornati a farsi sentire, a incontrarsi soprattutto. Per tornare a dividersi ci sarà  tempo fino al 3 marzo, data delle primarie.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Partito Democratico | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (343)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.587)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.532)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.804)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (37.169)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Gennaio 2026 (525)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (263)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Gennaio 2026
    L M M G V S D
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
    « Dic    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • IN UN MONDO DI BULLETTI COME TRUMP E PUTIN, GLI ITALIANI HANNO CAPITO CHE SERVE UN’EUROPA PIÙ FORTE: IL 61% VORREBBE CHE L’UE SI TRASFORMASSE IN UN’UNIONE FEDERALE DI STATI
    • SI MUOVONO ANCHE I VESCOVI CONTRO LA RIFORMA NORDIO: IL PRESIDENTE DELLA CEI, IL CARDINALE MATTEO ZUPPI, INVITA AD ANDARE A VOTARE AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA E DEMOLISCE LA RIFORMA DEL GOVERNO MELONI
    • VANNACCI FISSA LA DATA DELLO STRAPPO: IL16 FEBBRAIO TOGLIERA’ IL DISTURBO
    • CARABINIERI COSTRETTI A INGINOCCHIARSI DA UN COLONO ISRAELIANO ARMATO, ORA CI FACCIAMO PURE UMILIARE DA UN CRIMINALE
    • TRUMP MINIMIZZA L’APPORTO DEI SOLDATI NATO IN AFGHANISTAN (“ERANO UN POCHINO A DISTANZA DAL FRONTE”) E GLI RISPONDE IL GENERALE PORTOLANO, OGGI CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA
    • MARIA MESSENIO, LA MADRE DI CLAUDIO CARLOMAGNO CHE SI È UCCISA INSIEME AL MARITO PASQUALE, PER NON AVER RETTO LA GOGNA SUL FIGLIO OMICIDA (HA UCCISO E FATTO A PEZZI LA MOGLIE, FEDERICA TORZULLO) ERA ASSESSORE ALLA SICUREZZA NELL’AMMINISTRAZIONE DI CENTRDESTRA GUIDATA DAL LEGHISTA ANGELO PIZZIGALLO
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA