Settembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
PDL NEL CAOS, ORMAI E’ GUERRA PER BANDE… DOMANI CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO
“Io non ci sto”. Renata Polverini non ha alcuna intenzione di farsi rosolare a fuoco lento sulla graticola dei ricatti e dei veleni incrociati che stanno dilaniando il Pdl regionale, sempre più preda di una guerra tra bande che ha ormai travalicato i confini locali mostrando tutta l’inanità di una dirigenza nazionale incapace di prendere qualsiasi decisione, persino quella di espellere l’ex capogruppo Fiorito indagato per peculato.
“Io non ci sto a farmi coinvolgere nelle beghe di un partito allo sbando, a essere confusa coi ladri”, ha ribadito ieri la governatrice del Lazio, sibilando ai fedelissimi quelle quattro parole che da giorni le frullano in testa: “Ora basta, mi dimetto”.
Proposito annunciato ai vari responsabili della sua maggioranza che fino a notte fonda si sono affacciati nel palazzone della regione.
E che stavolta sia qualcosa più di una minaccia – già ripetuta altre volte, nel tentativo estremo di farsi rispettare dagli ex colonnelli di An e Fi che l’hanno sempre considerata un corpo estraneo – lo dimostra la convocazione, domani, di un consiglio straordinario per “comunicazioni urgenti”.
È nell’acquario della Pisana, l’aula a forma di emiciclo isolata dai vetri blindati, che la sindacalista già finiana, poi folgorata dal verbo berlusconiano, potrebbe annunciare il suo addio alla Regione.
Una strategia studiata a tavolino che prevede due subordinate, a seconda dalle risposte che arriveranno nelle prossime: dimissioni senza condizioni, che le consentirebbero di proporsi come l’unica faccia pulita di una politica sporca, mettersi sul mercato portando in dote la sua lista civica e provare il gran salto in Parlamento (magari con l’Udc, anche se il corteggiamento di Storace è assai più stringente); dimissioni condizionate a un cambio di registro radicale, della serie “o tutti quelli che sono marci o me ne vado”.
Un aut aut rivolto a tutti i partiti, non solo al Pdl: o il consiglio regionale approva subito una legge che tagli di netto i costi della politica, a cominciare dai fondi destinati ai gruppi, affidando l’esame delle fatture al Segretariato generale e il controllo alla Guardia di Finanza; oppure stop, game over, si va a casa.
È frustrata la governatrice, agitata, arrabbiata.
All’indomani della pubblicazione dei dossier su vacanze, auto di lusso, ostriche e champagne pagati dai pidiellini con soldi pubblici, si sarebbe aspettata uno scatto d’orgoglio: un segnale chiaro dal segretario Angelino Alfano, al quale aveva chiesto provvedimenti esemplari contro Fiorito e gli altri consiglieri coinvolti nello scandalo; l’azzeramento delle cariche all’interno del gruppo per ripartire daccapo con volti meno compromessi; una sforbiciata seria alle indennità e ai rimborsi che il presidente del consiglio, Mario Abbruzzese, avrebbe dovuto predisporre in tempi brevi per dare una risposta all’indignazione popolare.
E invece niente: non una sola delle sue richieste è stata esaudita.
Ecco perchè ora è necessario forzare. Per dare una scossa. Giocarsi il tutto per tutto alla roulette russa delle dimissioni.
Una manovra che pare sortire subito i primi effetti. “Per quanto ci riguarda Fiorito è già fuori dal partito”, tuona Alfano in serata, precisando come l’espulsione non dipenda da lui, “la sospensione è la sanzione massima che io come segretario, a norma di statuto, posso irrogare”.
Oggi poi toccherà al gruppo regionale riunirsi per sostituire Francesco Battistoni, uomo vicino all’europarlamentare azzurro Antonio Tajani, che a fine luglio una congiura forzista promosse al posto di Fiorito, fedelissimo del sindaco Gianni Alemanno.
Un blitz che in molti lessero come un’opa lanciata dagli azzurri sul Campidoglio e sul suo inquilino, al quale inviare un messaggio chiaro: se vuoi ricandidarti devi fare i conti con noi.
La prova di quella guerra fratricida che ha precipitato nel caos il Pdl locale, creato non pochi imbarazzi a Via dell’Umiltà , provocato la crisi del governo Polverini.
Un incendio che, a dispetto dei pompieri in campo, non accenna a spegnersi. La miccia innescata nell’aprile 2010 dal famoso panino di Alfredo Milioni, il funzionario di partito che in preda a un attacco di fame ritardò a presentare la lista romana del Pdl e ne causò l’esclusione dalle elezioni regionali.
È allora che comincia la battaglia tra ex An ed ex Fi per accaparrarsi i posti migliori, in giunta e nelle aziende; il “tutti contro tutti” tra correnti.
L’ultimo tra berlusconiani doc: la componente che fa capo a Tajani contro quella guidata dal segretario capitolino Gianni Sammarco, cognato di Cesare Previti. Altissima la posta in palio: poltrone, prebende e soldi.
Tanti soldi. Come quelli gestiti dal capogruppo in Regione.
Sullo sfondo, il banchetto più prelibato: le candidature alle Politiche del 2013.
Anna Borgognoni
(da “La Repubblica“)
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Settembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
PRESSIONI PER RINVIARE LA DECISIONE DEL MINISTRO… I BERLUSCONIANI VOGLIONO IMPEDIRE IL PROVVEDIMENTO PER SALVARE IL GOVERNATORE SCOPELLITI
‘Usciogghiunu”. È il tormentone che infiamma questi giorni di settembre Reggio
Calabria.Il Comune sta per essere sciolto per mafia.
Lo ripetono come un brano rap consiglieri comunali e assessori che “’nnacano” lungo il corso cittadino per stringere mani e rassicurare elettori e fedelissimi.
Il terrore che agita le notti dei Demetrio Arena, detto Demi, e soprattutto del suo lord protettore Peppe Scopelliti, uno che in Calabria conta il 70% dei voti, è il tutti a casa decretato dal Viminale.
A casa perchè la ‘ndrangheta che succhia il sangue alla città è entrata in tutti gli angoli di Palazzo San Giacomo, dentro le società miste e le municipalizzate, ha suoi politici di riferimento, gente che ha chiesto i voti ai boss e li ha avuti: consiglieri comunali, assessori, uomini potenti che sono la vera macchina del consenso del Pdl.
C’è una relazione firmata dal prefetto Vittorio Piscitelli che in città definiscono “terribile”.
Una radiografia impietosa e allarmata su come i boss che da sempre comandano a Reggio hanno messo le mani sulla città .
Ma la partita ora si gioca a Roma ed è tutta politica.
Quelle pagine vergate dal prefetto e che portano a una sola, definitiva conclusione, lo scioglimento e il commissariamento per mafia, sono da settimane sul tavolo del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. Tocca a lei proporre una decisione definitiva a Monti e all’intero consiglio dei ministri.
La responsabile del Viminale, che nei giorni passati ha inviato i commissari antimafia a Taurianova e a San Luca, ha chiesto tempo, vuole riflettere, analizzare altre carte e dossier e per questo ieri ha convocato a Roma il prefetto Piscitelli.
La decisione è di quelle da far tremare le vene ai polsi, perchè mai, da quando esiste la legge sullo scioglimento per mafia dei comuni, è stata commissariata una città capoluogo di provincia.
Sarebbe una notizia mondiale.
Ma questa è solo una delle ragioni che hanno indotto la Cancellieri a chiedere un supplemento di indagine e a rinviare la discussione prevista nel Consiglio dei ministri di oggi.
L’altra è più politica e riguarda le pressioni che sul Viminale sta esercitando il Pdl.
Reggio è una roccaforte del partito di Berlusconi, una delle ultime in Italia e la prima nell’intero Mezzogiorno.
E Peppe Scopelliti è una delle giovani promesse del berlusconismo alla canna del gas.
In sua difesa è sceso in campo l’intero quartier generale del Pdl, con Gasparri e Cicchitto in prima fila.
“Ma la relazione del prefetto è una bomba —dice chi l’ha vista —, descrive in modo dettagliato la capacità di penetrazione delle cosche nel tessuto istituzionale della città . Ci sono nomi ed episodi. Decidere di voltarsi dall’altra parte e di non sciogliere è praticamente impossibile”.
L’attenzione è altissima e il ministro si trova con le spalle al muro: se scioglie viene crocifissa dal Pdl, se non lo fa rischia l’effetto Crotone.
Da mesi sul suo tavolo c’è un durissimo dossier del prefetto dove si propone lo scioglimento della Provincia per infiltrazioni mafiose.
Non è stato ancora discusso dal governo provocando l’intervento dell’ufficio di presidenza della Commissione antimafia che ha chiesto di acquisire l’intero incartamento.
Clima tesissimo a Reggio, con il sindaco Arena che l’altro giorno, davanti a migliaia di reggini in processione per onorare la Madonna della Consolazione ha tuonato contro i “nemici della città ”.
“Madre Santissima, intercedi affinchè la cultura disgregante e autolesionista, il male principale della nostra comunità , sia definitivamente debellato”.
Non una parola contro la ‘ndrangheta, la malapolitica, i consiglieri regionali che per quattro voti baciavano le mani a boss del calibro di Peppe Pelle da San Luca, gli assessori amici degli amici.
Tutti uniti nella difesa del Modello Reggio.
Peppe Scopelliti ha fatto tappezzare la città di manifesti dove i reggini lo ringraziano.
Silenzio sui tre consiglieri regionali della sua maggioranza in galera, due per rapporti con la mafia, il terzo perchè vendeva posti di lavoro farlocchi in cambio di voti.
Il Comune è sull’orlo del dissesto, ma negli anni del suo regno si sono buttati dalla finestra centinaia di migliaia di euro per portare starlette e figuranti del Grande Fratello.
Conta poco.
Nei giorni scorsi ha fatto arrivare da Milano Roberto Arditti, ex portavoce del ministro Scajola ed ex direttore del Tempo , per rivendicare in una intervista pubblica il suo modello.
Ha portato in città Lele Mora, Costantino, Belèn: “Grazie a loro siamo entrati in un circuito di notorietà ”
La festa è finita da tempo e la musica è cambiata.
Si canta il rap, “’u sciogghiunu”.
Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 13th, 2012 Riccardo Fucile
LA MELONI: “I PROFESSORI NON CI PIACCIONO”
“Una freddezza agghiacciante”. Il militante di Atreju, Cesare, 25 anni, è sbalordito dopo
aver ascoltato l’intervento del ministro Fornero alla festa dei giovani Pdl di fronte al Colosseo.
“Hai davanti duecento giovani, che sono interessati ai temi del lavoro e della precarietà , e non ci hai messo il cuore nemmeno un secondo”.
Accusa sferzante, in linea con questa realtà giovanile che, pur gravitando nel Pdl romano — quello finito nelle inchieste per sottrazione di fondi — ci tiene a mantenere una visione della politica fatta di militanza e di passione.
Elsa Fornero arriva puntuale a un appuntamento fissato diversi mesi fa.
Era stata Giorgia Meloni, tosta deputata cresciuta alla corte di Gianfranco Fini ma rimasta berlusconiana, a invitare il ministro durante dei lavori parlamentari.
Atreju si svolge ogni anno, è famosa, soprattutto, per la presenza di Berlusconi prevista per venerdì prossimo. È sicuro? Chiediamo a Meloni: “Sì, me lo ha confermato la settimana scorsa”.
Forse anche per il ricordo dei dibattiti del Cavaliere, anche il ministro Fornero è venuta convinta di dover tenere un incontro-confronto con i ragazzi della destra ex aennina, mentre invece si trova catapultata sul palco in un classico dibattito da festa di partito, con sei ospiti e l’ex ministro Sacconi che ne approfitta per attaccare il governo Monti.
Che la “location” non sia quella auspicata, il ministro lo fa capire subito all’inizio del proprio intervento quando sottolinea che la platea non è poi “tutta così giovane” (e ha ragione).
Poi, si lancia nella classica lezione che da lei ci si aspetta.
“Il paese era sull’orlo del disastro”, “Ricordatevi l’estate scorsa che situazione grave che c’era”, “Mi hanno assegnato due compiti, riforma pensioni e riforma mercato del lavoro, e io li ho svolti”.
Del resto, chiede alla platea esigendo la risposta, “La precarietà esiste o no? Rispondete!”.
Qualcuno dalla sala dice “sì, è vero” e lei prosegue spiegando che le norme sulla flessibilità sono state pensate proprio per ridurla. Non entusiasma, anzi non convince proprio.
Ma non convince più di tanto nemmeno Maurizio Sacconi che, ovviamente, gli applausi li riceve.
“Il fatto è che a quest’area i tecnici non piacciono” spiega al Fatto Giorgia Meloni.
“A noi piace la politica vera, non le persone calate dall’alto. Andava meglio quando invitavamo Bertinotti o Vendola. Quest’anno volevo Renzi o Landini ma l’imminenza della campagna elettorale induce a mantenere le distanze”.
I tecnici, sembra di capire, addormentano il confronto, la politica ne risente e le passioni vanno a farsi benedire.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile
IN PROCURA IL RAPPORTO DI BANKITALIA SUI MOVIMENTI E BONIFICI MILIONARI
Sul mistero di quei bonifici, adesso, farà luce la procura. 
E non perchè gli esponenti del Pdl alla Pisana, nel mezzo di una guerra fratricida, abbiano presentato un esposto ai pm accusando l’ex capogruppo Franco Fiorito di avere trascorso vacanze da sogno con i soldi del partito o avere spostato denaro Oltralpe.
Il fascicolo aperto dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto nello Rossi, responsabile del pool di sostituti che si occupa di reati economici e finanziari, al momento, contiene solo la lunga e dettagliata relazione dell’Uif di Bankitalia, consegnata direttamente in procura dal direttore dell’ufficio, Giovanni Castaldi. Perchè l’unità di informazione finanziaria di Palazzo Koch, attenta alle movimentazioni in odor di riciclaggio, si era già accorta dei bonifici e dei trasferimenti di denaro all’esterodaq quel conto.
Somme consistenti che avevano acceso i sospetti degli 007.
Così erano stati chiesti chiarimenti alla filiale Unicredit presso la quale era aperto il deposito del Pdl.
Le movimentazioni finite sotto inchiesta riguardano gli ultimi due anni.
E i chiarimenti chiesti a Unicredit, adesso, sono arrivati e la relazione è finita a piazzale Clodio.
Un fascicolo ancora senza indagati e ipotesi di reato.
Ma ieri, in procura, è arrivato direttamente Castaldi, il direttore dell’Uif a consegnare la relazione. Ha incontrato i pm.
L’indagine adesso sarà delegata al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza che non avrebbe ancora ricevuto un incarico formale, ma sarà chiamata a seguire quel flusso di denaro e stabilire dove sia finito e se le operazioni fossero legittime o ci sia un profilo penalmente rilevante.
Riciclaggio o evasione fiscale.
Almeno finchè dal Pdl non arrivi una denuncia.
Le informazioni fornite da Unicredit, su due anni e mezzo di gestione dei conti Pdl, riguardano bonifici su altre filiali bancarie.
Su conti italiani, come un’agenzia di Anagni. O su conti esteri: cinque banche spagnole.
La movimentazione complessiva, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe di di centinaia di migliaia di euro.
Ma sono soprattutto due bonifici, per una somma complessiva di circa un milione e mezo di euro ad avere acceso l’attenzione degli 007 di Palazzo Koch.
Poi i pagamenti in favore di una società proprietaria di alcuni resort in Sardegna. A Porto Cervo.
E altri due bonifici sono finiti all’esame di Bankitalia: uno da diecimila euro, l’altro da 19 mila, che hanno causale «soggiorno dell’onorevole Fiorito».
E da Unicredit sarebbero arrivati chiarimenti anche su una decina di carte di credito prepagate.
Con addebiti sullo stesso conto.
Infine i pagamenti ai concessionari, per una Bmw e una Smart, acquistate coi soldi del gruppo: una pagata a rate, l’altra in un’unica soluzione.
Valentina Errante
(da “Il Messaggero“)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
A ROMA IN CORSO LE GRANDI MANOVRE TRA ESPONENTI DI FLI ED EX AN…. MELONI ED ALEMANNO SONDANO IL TERRENO E AL CAFFE’ SANT’EUSTACHIO TOCCA A MENIA E AUGELLO FARSI BECCARE
Sarebbe il caso che qualcuno avvertisse Alemanno che in questa città ormai il traffico s’è fatto insostenibile, a ogni angolo di strada c’è un ingorgo di finiani che inciucia con il Pdl, provi a svicolare per un vicoletto laterale e ti ritrovi un “gabbiano” a centro strada che inciucia con uno di Fli, entri nella ztl e finisci in un parcheggio di scambisti di voti tra ex An che tramano contro il sindaco.
E’ il caso che Gianni si dia una mossa, anche perchè con la ripresa dell’attività parlamentare le stradine intorno alla Camera si intaseranno di inciuciatori nazionali di altissimo cabotaggio, già immagino cosa potrebbe accadere nelle retrovie del Senato al primo voto sulla legge elettorale, poveri noi portaborse…
Ma veniamo al traffico di finiani.
L’altro giorno vi ho raccontato di quel vertice segreto e un po’ fantozziano di Flavia Perina e Umberto Croppi con Giorgia Meloni, in vista di un possibile sostegno alla sua candidatura, alternativa a quella di Alemanno.
Ovviamente Giorgia e i “gabbiani rampelliani”, gli unici che tra gli ex An a Roma possono muovere un bel pacchetto di voti insieme con gli “augelliani”, ribadiscono sostegno incondizionato al sindaco, nonostante i rapporti quasi gelidi.
Intanto, però, si guardano intorno, abboccando o fingendo di abboccare alle esche dei vecchi amici finiani, con la Perina che a Roma ha necessità di giocare un ruolo, per non scomparire del tutto dopo aver perso il Secolo, e Croppi che puntava a fare il Nicolini di destra e s’è ritrovato disoccupato e abbandonato dalle truppe finiane in rottura prolungata.
L’altro grande “elettore” di Alemanno, Andrea Augello, a sua volta smentisce trame contro il sindaco, ma ha ben presente, come tutti, del resto, che l’amico Gianni contro Zingaretti ha pochissime possibilità di vincere.
Ecco perchè a sua volta non rinuncia a fare incontri bilaterali e ad esplorare nuove strade.
E in questi casi, come detto, tutte le strade portano a quelli di Fli.
Ecco perchè ieri sera, verso le otto, ho aspettato una ventina di minuti prima che si sbloccasse l’ingorgo davanti al caffè Sant’Eustachio dove a un tavolino il finiano Roberto Menia e Andrea Augello cercavano di conciliare, con toni molto, molto amichevoli.
(da “Il Portaborse”)
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Settembre 6th, 2012 Riccardo Fucile
RISPUNTA L’IDEA DELLE PRIMARIE… ALFANO. “IO NON CORRO”
Sondaggi neri, umore blu.
Non bastasse aver passato tre ore in caserma a rispondere alle domande di Antonio Ingroia, ieri al Cavaliere è toccata pure una serata dedicata alla legge elettorale, tema notoriamente in cima ai suoi pensieri.
Ma la vera ragione del morale sotto i tacchi è un’altra.
È la corona di spine che gli ha consegnato lunedì la sondaggista Alessandra Ghisleri. Numeri impietosi che fotografano l’assoluta mancanza di un «effetto Silvio» sul Pdl. Il partito è infatti inchiodato al 18-20 per cento, gli stessi numeri che aveva con Alfano.
Per questo il Cavaliere è di nuovo in preda al dubbio, non sa come andare avanti, se candidarsi o meno.
Mentre nel partito – condannato allo stallo – cresce la fibrillazione per questa indecisione del leader.
Ieri sera a palazzo Grazioli è stato un coro, da Alfano a La Russa, da Cicchitto a Gasparri, tutti a dirgli «Silvio ti devi decidere, ci dobbiamo muovere per la campagna elettorale».
E visto che Berlusconi ha annunciato di voler partecipare alla festa di Atreju a Roma (l’appuntamento dei giovani di An, ora ereditato dal Pdl) il 14 settembre, il segretario è arrivato fino a minacciare di portargli davanti al palco un pattuglione di giovani «per chiedergli di sciogliere la riserva» perchè «Berlusconi rimane il miglior candidato».
Il fatto è che, a tutt’oggi, è anche l’unico. Alfano, dopo il tira e molla a cui Berlusconi l’ha sottoposto per mesi, con tanto di umiliazione sulla «mancanza del quid», ha già messo in chiaro che lui non intende trangugiare altra cicuta: «Io non correrò».
Scartata quindi l’idea che si possa tornare su Alfano, in un balletto poco dignito)so, ieri si è riaffacciata l’ipotesi di organizzare delle primarie, come peraltro era già stato deciso.
Si potrebbero svolgere a novembre, vicino a quelle del Pd, creando un effetto “convention Usa”.
«Ma la prima opzione – riferisce uno dei boss del Pdl vicini al segretario – è che si candidi Berlusconi, che ci metta lui la faccia».
Così, in caso di sconfitta, sarà il Cavaliere a caricarsela sulle spalle.
Raccontano tuttavia che Berlusconi stia ancora almanaccando sulla possibilità di trovare un candidato nuovo, «un outsider, un giovane, magari con qualche importante esperienza all’estero».
Gli piacerebbe un Marchionne giovane, ma al momento ha solo in mano l’identikit.
Così, con il Cavaliere poco propenso alle battute e con nulla da annunciare, ieri sera è andato avanti per ore un confronto sulla legge elettorale.
Il Pdl infatti su questo argomento è spaccato in due.
Da una parte c’è chi punta su un modello proporzionale alla tedesca, quello che Gaetano Quagliariello aveva trattato con Luciano Violante prima dell’estate.
È uno schema che renderebbe più facile per il Pdl rientrare in una futura grande coalizione dato che ogni partito arriverebbe dopo il voto con le mani libere.
Inoltre riaprirebbe il casello autostradale verso l’Udc, cosa a cui puntano molto le colombe del Pdl.
Al Senato questa carta si potrebbe giocare subito, tanto che Renato Schifani sta premendo in tutti i modi per sbloccare l’intesa e ieri ha fatto filtrare tutta la sua «irritazione» per l’ennesimo buco nell’acqua.
Una presa di posizione che ha raccolto il plauso, guarda caso, di altri due centristi filo Monti come Lorenzo Cesa (Udc) ed Enrico Letta (Pd).
Ma c’è una corrente potente nel Pdl che tira dalla parte opposta e punta a chiudere un accordo con il Pd su una legge elettorale vicina al Provincellum, con un terzo di parlamentari eletti in liste bloccate e un premio di maggioranza del 15% al primo partito.
È Denis Verdini il capofila di quest’ala e ieri sera si è detto ancora convinto di poter «portare a casa l’intesa con il Pd nelle prossime 48 ore».
A quel punto, ma qui siamo ai confini della fantascienza, si potrebbe riprendere in mano l’idea di anticipare il voto a Novembre.
Peccato che Napolitano abbia già fatto sapere a Gianni Letta, nell’ultima conversazione avuta al Quirinale, di ritenere questa ipotesi morta e sepolta.
Infine ci sono gli ex An. Da qualche tempo hanno ripreso a vedersi tra di loro, guidati da La Russa, tra Roma e Milano.
Riunioni in cui si riparla di andarsene per conto proprio se una parte del Pdl dovesse mettersi d’accordo con Casini per la grande coalizione.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Settembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
FLI ALLE PROSSIME COMUNALI DI ROMA PENSA A CROPPI, MA E’ TENTATO DI STRINGERE UN ACCORDO CON LA MELONI
I pranzi nella Capitale posso essere molto divertenti in certi giorni. 
Si fanno incontri curiosi, come quello di oggi.
Passo poco dopo le 13 per piazza di Pietra per andare verso Fontana di Trevi e vedo una bella coppia seduta su una poltroncina all’esterno del Salotto 42, noto locale al centro della Capitale dove di solito parte lo struscio al tramonto tra un aperitivo e un altro.
I due sono volti noti della politica romana.
Lui è Umberto Croppi, ex assessore alla Cultura che Alemanno ha accompagnato alla porta nel momento in cui si è legato a Futuro e Libertà . Lei è Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d’Italia legata a doppio nodo a Fini col compito di occuparsi del coordinamento cittadino di Fli.
I due inciuciano, dico io lanciando un tweet mentre li supero.
Parlano di politica, del futuro del Campidoglio e mangiano un’insalata (come mi racconterà Alessandro Bolis, rispondendo al mio tweet, che dice di averli sentiti al telefono).
Di sicuro parlano del Comune di Roma che verrà , perchè Fli vuole un suo candidato (probabilmente proprio Croppi) magari presentato attraverso una lista civica.
Ma queste sono cose note, non c’è nulla di strano se due romani dello stesso partito mangiano un’insalatina al centro di Roma.
E infatti il punto non è questo.
A pasto finito, Umberto e Flavia si alzano per una passeggiata.
Non sarà lunga.
Passano per Montecitorio e s’infilano in via degli Uffici del Vicario dove c’è la famosa gelateria Giolitti. Vogliono prendere lì il caffè.
Ma attendono, prima di entrare.
Pochi minuti e arriva Giorgia. Sì, avete capito bene, Giorgia Meloni.
Che trio, ragazzi!
L’ex ministro della Gioventù, la romana del Pdl che tutti vedrebbero candidata a sindaco al posto di Alemanno, se ne va in pieno centro storico a prendere un caffè con due “pezzi grossi” di Fli a Roma.
Non deve essere proprio un incontro casuale.
Infatti non lo è.
A quanto pare Croppi e Perina si sarebbero visti con la Meloni per capire se l’ex ministro ha veramente in mente di candidarsi.
I due avrebbero fatto capire a Giorgia che, qualora facesse il grande passo, Futuro e libertà sarebbe dalla sua parte.
Insomma, i finiani della Capitale appoggerebbero ben volentieri la Meloni sindaco e stringerebbero con lei, e tutti i “Rampelliani” (l’area legata a Fabio Rampelli), un accordo elettorale.
Del resto, se per Umberto e Flavia un Pdl guidato da Alemanno sarebbe insostenibile, al contrario un Pdl guidato da Meloni sarebbe la chiave per provare a salire al Campidoglio.
(da “il Portaborse.com”)
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Settembre 4th, 2012 Riccardo Fucile
LA CONSIGLIERA REGIONALE PDL, SOTTO PROCESSO PER IL CASO RUBY, ANNUNCIA CHE NON SI DIMETTERA’…E CHIEDE AGLI ORGANIZZATORI DI MISS ITALIA DI INVITARLA COME OSPITE
“Dopo l’estate ho scelto di restare per gli stessi motivi che mi hanno fatto avvicinare alla politica: l’ammirazione per le idee di libertà di Silvio Berlusconi. Non mi arrendo alle prime difficoltà : gli ostacoli mi motivano a essere più forte e tenace. Quindi per ora non mollo”.
A dirlo, in un’intervista al settimanale Diva e Donna, è il consigliere lombardo pdl Nicole Minetti, sotto processo a Milano per il caso Ruby, che sembra così chiudere la discussione sulle sue dimissioni avviata all’inizio dell’estate.
L’esponente del Pdl, secondo un’anticipazione del servizio, lancia anche un appello a Patrizia Mirigliani, organizzatrice di Miss Italia, commentando la presenza in finale di Chiara Danese, parte civile al processo Ruby contro di lei, a cui rivolge comunque un “in bocca al lupo”.
“Mi ha colpito l’attenzione che Miss Italia riserva alla partecipazione di questa ragazza che in fin dei conti dovrebbe essere una concorrente qualsiasi, come le altre, ma sui giornali le è sempre riservato grande spazio – dice – Spero che un concorso così importante sia super partes rispetto alla vicenda come dovrebbe essere. Anzi, Patrizia Mirigliani per dimostrarlo davvero dovrebbe invitarmi come ospite a una delle serate”.
Diva e Donna anticipa poi di aver chiesto a Minetti di dare sexy-pagelle ad alcuni politici.
Queste le risposte: voto 8 a Roberto Formigoni (“la giacca gialla che ogni tanto indosso in consiglio regionale l’ho scelta ispirandomi alle sue camicie”,che sono simbolo di “autoironia”), 7 a Matteo Renzi (“anche se ha un po’ troppo l’aria del bravo ragazzo per i miei gusti: lo vedrei meglio con un giubbotto in pelle, più rock”); 4 al leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo (“in un uomo non mi piace mai la barba incolta”) e 3 al segretario pd Pierluigi Bersani (“Se dovessimo unire la folta chioma di Grillo con la flemma di Bersani, non ne uscirebbe certo l’uomo più sexy del pianeta”).
(da “La Repubblica”)
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Agosto 29th, 2012 Riccardo Fucile
“IL FUTURISTA” ATTACCA LA RUSSA CHE AVEVA DEFINITO FINI “UTILE IDIOTA” E RIBATTE: “SONO VECCHI ARNESI DI UA DESTRA RIDOTTA A CARICATURA DI SE STESSA”
Scontro fra gli ex di Alleanza nazionale: da una parte ci sono i finiani e dall’altra Ignazio
La Russa.
L’oggetto della polemica è il Presidente della Camera.
L’ex ministro della Difesa, oggi coordinatore Pdl, in un’intervista al Giornale ha detto di Fini: “Ora fa comodo alla sinistra che lo accoglie nei suoi salotti”, perchè “quando servono li usano, a seconda della convenienza: utili idioti, anche quando non sono idioti”.
Dura la replica de Il Futurista, quotidiano di area finiana diretto da Filippo Rossi, che commenta così le parole di Ignazio La Russa: ”Vecchia storia, che si trascina ormai da tempo. Fini e i finiani venduti ai salotti di sinistra, traditori della destra, fascisti pentiti. Ecco come i vecchi arnesi di una destra ridotta a caricatura di se stessa continuano a raccontare quel che è accaduto nel centrodestra italiano negli ultimi anni”.
Il quotidiano online, poi, si rivolge all’ex ministro e scrive: “E a proposito — conclude il Futurista — anzichè pensare ai presunti utili idioti della sinistra, quando si accorgerà , il povero La Russa, di essere ormai diventato l’inutile idiota di Arcore?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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