Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
LO SCATOLONE DI ER BATMAN DAI PM: “DISTRIBUIVO, NON RUBAVO, ECCO LE CARTE”….E FA ANCHE IL NOME DI ABRUZZESE
È stato un interrogatorio fiume, finito alle 22.30 circa del 19 settembre. 
Franco Fiorito ha parlato alla procura di Roma per quasi sette ore
L’ex capogruppo e tesoriere del Popolo della libertà alla Regione Lazio, indagato per peculato nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei fondi regionali assegnati al partito, ha raccontato così la sua verità .
Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Alberto Pioletti hanno chiesto conto a Fiorito di tutto il suo patrimonio: case, la villa vicino al Circeo, gli appartamenti di proprietà a Roma e Anagni, i terreni in Ciociaria, l’asta vinta per l’assegnazione di una casa in affitto da 200 metri quadri a 4 mila euro al mese dell’Ipab in via Margutta, e di tutti i suoi conti correnti, compresi quelli all’estero.
Sotto la lente d’ingrandimento anche il conto cointestato con la madre, aperto ad Anagni, che conteneva alcune migliaia di euro.
Il politico ciociaro deve effettivamente spiegare perchè ha spostato oltre 800 mila euro dai conti correnti del Pdl a quelli intestati a lui e ai suoi familiari e fare luce sui 109 bonifici intestati a se stesso, sempre o con l’importo di 4.180 euro oppure di 8.360 euro.
E dare risposte sui 6 milioni di euro che secondo il consigliere regionale del Lazio Francesco Battistoni sarebbero spariti dai depositi del gruppo consiliare.
FA I NOMI DI OTTO CONSIGLIERI
Ma come evidenzia La Repubblica, Fiorito non è arrivato impreparato in caserma, ma con tanto di prove alla mano.
Il Batman ciociaro ha portato agli inquirenti due scatoloni.
All’interno una serie di carte, email, fatture, conservate gelosamente, che dimostrerebbero lo sperpero di denaro pubblico di almeno sette-otto consiglieri di maggioranza
Confermati davanti ai pm i nomi di alcuni colleghi contro cui aveva già puntato contro il dito: il presidente della Commissione sviluppo economico, innovazione, ricerca e turismo Giancarlo Miele; il vicepresidente della commissione Bilancio Andrea Bernaudo e il consigliere Carlo De Romanis, passato alla cronaca per lo sfarzoso toga-party che avrebbe realizzato con soldi pubblici (guarda la gallery).
Ma Fiorito ha anche parlato dei vertici, citando il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese, il segretario Nazzareno Cecinelli e la stessa governatrice Renata Polverini.
«Questo è il sistema», ha detto l’ex sindaco di Anagni consegnando il materiale scottante, «Io non rubavo. Non ho mai rubato. Se ho sbagliato l’ho fatto in buona fede, e comunque pagherò. Io distribuivo risorse. E di quel che ho preso posso dare giustificazione. Altri del partito non penso siano in grado di farlo».
«IO DISTRIBUIVO, NON RUBAVO».
Solo il 20 settembre si potrà realmente comprendere la portata e l’attendibilità di questo interrogatorio che rischia di far cadere la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini – le cui dimissioni sono ancora un giallo irrisolto – e con lei altri consiglieri regionali
Sicuro è che Fiorito miri a non passare come l’unico capro espiatorio di un «sistema», che secondo Er Federale, in molti hanno incoraggiato o per lo meno tollerato.
Ed effettivamente all’attenzione degli inquirenti, ora, non c’è solo Er Batman, ma diversi intestatari dei bonifici da lui firmati.
Come evidenzia La Repubblica, quindi, è questa la linea difensiva dell’ex capogruppo della Regione Lazio: l’ex tesoriere del Pdl vuole «dichiararsi innocente perchè colpevole non di aver rubato denaro pubblico (peculato), ma piuttosto di aver utilizzato fondi di Partito, in quanto tali “privati”, come tutti facevano (al più, un’appropriazione indebita)».
Secondo indiscrezioni, Fiorito è al momento ancora l’unico indagato di questa indagine, ma è forte la probabilità che i nuovi elementi coinvolgano altri soggetti.
(da “Lettera 43″)
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Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
SE LA MINACCIA DELLE DIMISSIONI DIVENTA UNA INUTILE SCENEGGIATA
C’è da chiedersi se ciò a cui i cittadini italiani stanno assistendo ormai da giorni sia una cosa seria o la solita sceneggiata.
Dopo aver fatto sapere di essere pronta a dimettersi, Renata Polverini si presenta nel consiglio regionale del Lazio mostrando i denti.
Formula una minaccia spaventosa: «Andiamo tutti a casa, oggi».
A quel punto ti aspetti di veder rotolare qualche testa. Almeno quella di qualche responsabile delle ruberie dei soldi pubblici ai gruppi politici regionali.
Niente.
Passa la linea che si prosciuga il fondo dal quale si rubava e si tira la cinghia di qua e di là .
Tutti contenti di essere ancora tutti interi e si va davvero a casa, ma per cena.
Il giorno dopo bisognerebbe cominciare a maneggiare le forbici. Invece nemmeno quello: qualcuno si dev’essere fatto i conti di quanto ci rimetterebbe e parte una indecente melina per salvare il salvabile.
La governatrice è fuori di sè.
Lancia l’anatema: «Nel Pdl ci sono troppe mele marce».
E ricomincia il tormentone delle dimissioni.
Non le ha date il presidente del consiglio regionale, non le ha date il capogruppo del partito, non le ha date nemmeno il monumentale Franco Fiorito, quello dei 109 bonifici a se stesso con i soldi nostri, allora le darà lei.
Per dimostrare di essere proprio determinata, va dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri.
Le agenzie riportano che ha chiesto quando si può tornare a votare.
Gira voce che gli assessori siano già in lutto, avendo avuto la comunicazione che la giunta è caduta.
Gira voce che per prendere ispirazione Renata Polverini abbia chiesto di leggere la lettera di dimissioni di Piero Marrazzo.
Gira voce di una conferenza stampa alle 18, poi alle 18,30, poi più niente.
Arrivano le smentite: sono tutte voci, solo voci.
La governatrice viene data in partenza per Palazzo Grazioli, dov’è in programma il confronto risolutivo con l’azionista di maggioranza, Silvio Berlusconi.
Vertice in serata, riferiscono le agenzie.
Ci risiamo: il solito stucchevole teatrino della politica mentre la Regione affonda nel fango. E avevano giurato che non l’avremmo più visto.
Questa proprio non è una cosa seria.
Le dimissioni sono una cosa seria.
Soltanto le dimissioni: ma quelle vere.
Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera”)
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Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
ANCELLE, MAIALI E CHAMPAGNE ALLA CORTE DEL GOVERNATORE
Ricordate Berlinguer in braccio a Benigni, l’effetto simpatia, la politica ingentilita
nell’incontro tra il leader e l’artista?
Ebbene, paragonate quelle immagini con le foto della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, accanto allo schiavetto dell’antica Grecia, una specie di Antinoo e di Aspasia.
Riflettete quindi sull’effetto degradazione, sulla politica ridotta a bava trimalcionesca nell’incontro tra la leader della destra e il simulacro dell’artista, la donna capo che Berlusconi proprio in queste ore avrebbe voluto lanciare come suo successore e che precipita invece nel ridicolo di questa mascherata che fa da sfondo alla più colossale ruberia di danaro pubblico nella Roma della seconda repubblica.
Video e foto di questo ricevimento in costume che il festeggiato De Romanis, vestito da Ulisse, ha definito «sobrio e misurato», vanno molto al di là del cattivo gusto, del kitsch che in fondo è stato studiato da Gillo Dorfles come stile.
Qui siamo nella pacchianeria grottesca e casuale, una vera sarabanda di puttanate, uno spettacolo di trivialità senza alcun nesso se si esclude l’idea che «semo romani» e dunque «semo pure greci».
I grecoromani sono duemila, alcuni però vestiti da maiali con le mani che acchiappano cosce mentre le “puellae” in tunica si leccano i musi e finalmente la scrofa prende il posto della lupa capitolina.
Direbbe forse Marcuse che l’Ergon metafisico del generone romano ha la meglio anche sull’Eros romantico da ammucchiata.
E lo sgangherato Vulcano, che sembra la controfigura dello Zampanò di Fellini mentre spezza le catene, è un consigliere comunale, un Paravia nientemeno, oggi con Storace, rampollo degli imprenditori degli ascensori.
E ci sono pure l’assessore regionale Stefano Cetica, ex segretario della Polverini stessa, e Annagrazia Calabria, la più giovane deputata Pdl.
Chi fa Mercurio e chi fa Plutone con una Olimpia Colonna nel ruolo della Medusa, e noi speriamo che questo ramo caduto sia anche cadetto.
Nella linfa della Roma carnascialesca ci sono i produttori televisivi come Aurelia Musumeci e i cosiddetti “public relation” come Olimpia Valentini di Laviano: «Ho un brutto vizio da premi diverto a fare le campagne elettorali».
Come si vede, l’impiastricciata e gelatinosa antropologia, quella dai mestieri vaghi e imprendibili che altrove produce “i creativi”, a Roma subito si degrada nel galoppino elettorale e nel portaborse.
E nel video del cosiddetto backstage della festa tutti comunicano il loro divertimento emettendo suoni gutturali.
C’è un omone grande e grosso che grufola e potrebbe essere Menelao o forse il divino porcaro Ermeo.
Qualcuno più che a un antico greco somiglia a un turco o a un mongolo con i baffi spioventi.
Costumisti e truccatori sembrano le sole persone normali, i gladi sono di plastica, il peplum ha i merletti appiccicaticci, la colla svela la natura dozzinale della scena, e c’è pure una cornucopia da dove fuoriesce una rosa che non sembra neppure una rosa tanto è brutta, e infatti viene stritolata da una mano di donna stretta tra due maiali e con le unghia laccate di un orribile blu opaco.
La festa è così tamarra che ai suoi tempi non riuscì neppure a guadagnarsi la vetrina di Dagospia, solo un trafiletto sul Messaggero con la foto della Polverini e ovviamente un servizio su “Parioli Pocket”, che è la rivista di riferimento degli aspiranti semivip della capitale.
Così diventa persino banale la Crapulopoli del Lazio, con i suoi conti correnti coperti, le cene, le case, le auto di lusso e il peculato.
È vero che er Batman, l’ex capogruppo ed ex tesoriere del Pdl Francone Fiorito, assistito e ispirato dall’avvocato Taormina, il quale è un altro Batman ma delle cause perse, da ieri racconta ai magistrati «quel gran giro de quatrini» trascinandosi dietro tutti, ma proprio tutti, perchè «la guera è guera» e, come si dice tra legionari non solo ciociari, «camerata, camerata / fregatura assicurata».
Ma rubare è quasi un dettaglio in questa sciagura etica ed estetica che è l’abuso dei simboli, dei miti e della storia antica, l’idea di patacca che la destra italiana ha della romanità e dell’antichità classica.
Per capire quanto sia importante questo ciarpame nell’attuale decadenza è bene sapere che il momento magico del miserabile suk della memoria è previsto il 27 e 28 ottobre con una grandiosa celebrazione della battaglia di Ponte Milvio e del miracolo di Costantino.
Il sindaco Alemanno e il suo cerimoniere acculturato Broccoli stanno organizzando, riservatamente «per fare una sorpresa ai romani», una straordinaria festa celebrativa dell’identità cristiana di Roma con l’idea di stupire e forse pure di istupidire il mondo: «L’esperienza più eccitante mai vista, un monumento alla Romanità , qualcosa che i bambini delle scuole ricorderanno per il resto della loro vita».
E benchè il programma sia ancora top secret, Marco Perina, vicepresidente del XX Municipio, me lo illustra con fierezza vanitosa.
Dunque «a Saxa Rubra, perchè è li che in realtà nel 212 è avvenuta la battaglia e non sul Ponte Milvio, il 27 ottobre verrà ricostruito un castrum, un accampamento romano con macchine da guerra, tende, e ovviamente i centurioni, i decurioni…».
E l’indomani mattina verrà messa in scena la battaglia e «finalmente nei cieli dei colli fatali, al tramonto, un fascio di potentissime luci scriverà “in hoc signo vinces” mentre l’imperatore Costantino…».
Lo interrompo: lui in carne ed ossa? «Ma no che c’entra, un figurante…, leverà in alto la croce con il cerchio, che si chiama Chirò».
Infine Perina, che intanto si è infiammato, mi annunzia che «Costantino dopo aver trionfato sul pagano Massenzio passerà con i suoi uomini il Ponte Milvio».
Gli chiedo se è per questo che il ponte è stato ripulito dai lucchetti dell’amore e Perina, vinta l’iniziale reticenza, ammette questo secondo miracolo: «Beh, certo non c’entravano molto con Costantino. E però i lucchetti non sono tanto male. Vedrai che li rimetteranno».
Ecco dunque che si capisce meglio perchè questa foto della Polverini con il suo Antinoo riccioluto racconta l’epoca molto più dei verbali giudiziari, dello scandalo dei soldi pubblici finiti a ostriche, del costo della casta ciociara, dell’antropologia impresentabile der Batmà n che non è il popolo del Lazio che assedia Roma ma è la sua schiuma.
La festa in (mal)costume sul viale delle Olimpiadi e sulla scalinata di Valle Giulia per divertire il vicepresidente del gruppo consiliare del Pdl non è stata insomma lo sfogo del solito burino pittoresco, non è l’assalto del Viterbese e del Frusinate che sfidano la capitale.
C’è invece tutto il degrado politico e umano di una sottocultura che è stata per troppi anni vincente in Italia, la stessa del sindaco Alemanno che si traveste da spazzaneve, da vigile urbano, da idraulico, da spazzino e da stradino.
E ogni 21 aprile presenzia alle sfilate del Natale di Roma, dà il via ai legionari e ai carri che percorrono i Fori imperiali, accende la miccia dei fuochi d’artificio al Circo Massimo, promuove la ricostruzione di un accampamento a villa Celimontana e due siparietti pastorali in onore del dio Pale che ricordano la pagliacciata di Bossi in onore del dio Po con il rito dell’ampolla.
Il presidente della commissione cultura di Roma Federico Mollicone organizza ogni anno il grande carnevale – un milione e mezzo di euro – e anche il sindaco Alemanno e sua moglie Isabella indossano i costumi presi in affitto al teatro dell’Opera per partecipare alla festa in maschera che la nobiltà romana organizza in piazza Colonna.
Dietro questo bisogno di nascondersi, di guardarsi allo specchio e di riconoscersi nella parodia del passato c’è lo spavento di un ceto sociale che, arrivato al potere come ruota di scorta del carro di Berlusconi, ha surrogato la legittimità con i baffi posticci, con le parrucche, con l’identità urlata e frullata dove Cesare si confonde con Pericle, dove la toga diventa tirso e viceversa, e la romanità è una specie di opera dei pupi, una fiction, uno show televisivo sì, ma di Teletuscolo…
Eppure persino la sinistra si era illusa che a lungo andare questa destra potesse generare nel mondo berlusconiano una certa qualità sociale e culturale, nel nome degli Ugo Spirito e di Gentile, di Marcello Piacentini e della sociologia di Gaetano Mosca, e ancora della prosa Longanesi e della terza pagina di Montanelli, con Ionesco, Junger, Rosario Romeo, a Nicola Abbagnano a Mario Praz.
E invece abbiamo er Batman al quale dobbiamo lo scandalo della verità : non era, come pensavamo noi, solo un mondo inadeguato, quello della Polverini e di Alemanno.
Ci sono pure i ladri e non soltanto i pessimi amministratori.
Ma è soprattutto il mondo dei figli degenerati dei gladiatori di cartapesta, che almeno si limitano a molestare i turisti al Colosseo.
Francesco Merlo
(da “la Repubblica“)
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Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
LA GOVERNATRICE STA VALUTANDO DI LASCIARE DOPO LO SCANDALO FONDI DEL PARTITO… PRESUNTO INCONTRO CON IL MINISTRO CANCELLIERI PER VALUTARE LA DATA DELLE ELEZIONI ANTICIPATE… IN SERATA VA DA BERLUSCONI
Polverini si dimette, anzi no. 
La Regione Lazio vive l’ennesima giornata di passione dopo lo scandalo dei fondi Pdl.
In mattinata circola la notizia di un imminente passo indietro della governatrice.
Si parla di una conferenza stampa per annunciare la decisioni.
Poi il ditrofront: «Tutto falso, non lascia», dicono fonti del partito.
Per ora l’unica notizia confermata è che in serata la Polverini è attesa a Palazzo Grazioli per un vertice con Silvio Berlusconi.
L’indiscrezione delle dimissioni era stata confermata dall’agenzia Agi.
Ma gli assessori della Giunta smentiscono e negano di essere stati informati dalla Presidente dell’intenzione di lasciare l’incarico.
«Non ho ricevuto nessuna telefonata dalla Presidente, anzi ho chiamato i miei colleghi e tutti me lo hanno smentito», spiega l’assessore trasporti Francesco Lollobrigida.
La smentita arriva anche dai colleghi Teodoro Buontempo, assessore alla casa, e Luca Malcotti, assessore ai lavori pubblici.
Nega anche l’assessore all’urbanistica Luciano Ciocchetti: «non mi risulta proprio, non l’ho sentita».
L’aut aut della Polverini è arrivato dopo lo scandalo dei fondi Pdl.
«Sto chiedendo un appuntamento al ministro Cancellieri per capire, nel caso in cui si proceda in questo disastro, quali siano i tempi e le condizioni per andare al voto», aveva spiegato in mattinata la presidente della Regione Lazio.
«Mi auguro – era stato l’ultimatum della Polverini – che i consiglieri la smettano con questo atteggiamento che sta diventando ridicolo per tutti. O questa storia finisce oggi o finisce comunque, perchè la faccio finire io. Sono stanca, molto stanca».
Polverini ricorda: «Ho posto come condizione al Consiglio regionale di rientrare nei parametri economici delle altre regioni. Ciò che dipendeva da me e dall’azione della mia giunta è stato messo in campo e ho deciso che queste risorse andranno per l’edilizia sanitaria, visto che abbiamo un sistema sanitario in difficoltà , e le altre risorse per il sociale e per il lavoro».
L’opposizione chiede dimissioni immediate.
Il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, attacca: «Debbo insistere sulla necessità , istituzionale oltre che politica, che la presidente Polverini con le sue immediate dimissioni renda possibile il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio».
(da “La Stampa“)
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Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
GASPARRI: “IGNAZIO VUOLE USCIRE, IO SONO PER DARE BATTAGLIA DALL’INTERNO, MA PER AMICIZIA LO SEGUIREI”… CONTATTI CON STORACE PER RIDARE VITA ALLA BECERODESTRA DI CUI SONO SPECIALISTI.. PER LA SERIE “GLI SCAPPATI DA CASA”
Il Pdl è nella tempesta. 
Anche lo scandalo del Lazio, quell'”abisso di perdita di moralità , di credibilità , d’immagine” (parole di Renata Polverini, la presidente della giunta, data ormai vicino all’Udc)) contribuisce a scuoterlo dalle fondamenta e rischia di dare il colpo finale a un partito lacerato da una guerra di tutti contro tutti.
Stasera alle sette si terrà un vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi e gli ex An Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni.
Sul tavolo l’ipotesi di uscire dal Pdl e dar vita a un movimento di destra autonomo. Contatti in corso anche con Francesco Storace per una reunion di ex An.
Edmondo Cirielli questa mattina è andato a trovare Gasparri per chiedere lumi e il capogruppo dei senatori del Pdl ha risposto alzando le spalle: “Ignazio vuole uscire, io invece sono per dare battaglia da dentro. Tuttavia per me l’amicizia conta più della politica e se Ignazio decide io lo seguo”.
Francesco Bei
(da “la Repubblica”)
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Settembre 19th, 2012 Riccardo Fucile
“MAI RIUSCITO L’AMALGAMA TRA EX AN ED EX FORZA ITALIA”…”NEL LAZIO ERA UNO SCANDALO ALLA LUCE DEL SOLE, TANTI SAPEVANO”
Lunedì mattina è finita con la macchina in una voragine mentre accompagnava il figlio a scuola. Un tombino ha ceduto in via Spallanzani a Roma e Alessandra
Mussolini c’è affondata dentro con tutte le ruote. In quel momento ha capito che non era quello l’unico buco nero della sua vita. “Con quel che è successo al Pdl nel Lazio
è franato un mondo, ora ci finiremo tutti”.
Onorevole, questo scandalo non assomiglia di più a una guerra tra bande, ex An contro ex Forza Italia?
È chiaro che la bomba è scoppiata in un momento di crisi tra due realtà .
Di chi è la colpa?
La scissione di Fini ha lasciato delle conseguenze.
Ancora lui?
Parte da lì. E da un’amalgama mal riuscito tra i due ex partiti in alcuni territori.
Tipo nel Lazio.
Siamo stravolti. Ma come si possono fare delle cose così grossolane nel momento in cui la gente chiede assoluta trasparenza?
Già , come si fa?
Danno la colpa a Piero Marrazzo per aver diminuito i controlli, ma mica ci devono essere i controlli per non rubare. Non devono rubare e basta.
Limpido. Ma secondo lei perchè non denunciava nessuno, erano tutti conniventi?
Sapevano, perchè la modalità di spartizione del denaro pubblico era uno scandalo alla luce del sole.
Che andava bene a tutti.
La sensazione è quella. Neanche gli altri partiti sono intervenuti.
Renata Polverini doveva fare un passo indietro?
Credo che deciderà a seconda di come si metterà la situazione, ma ha reagito a testa alta. Lei è una realtà a se stante, aspettate e vedrete.
Grandi manovre.
È tutto in movimento. L’unica consolazione di questa storia è che alla fine si sono auto-denunciati senza aspettare che arrivasse la magistratura.
E a quel punto sono volati gli stracci tra colleghi di partito.
Conseguenze di un’unione venuta male.
Paventa la scissione?
Per carità , a chi conviene andarsene in un momento di crisi? Guardate che fine ha fatto Fini con il suo gruppo di deputati, sta al 2% se ci arriva.
Scommetto non le dispiace. Che conseguenze allora per il Pdl nazionale?
Pesantissime. La gente sente parlare di Pdl alla tv e non fa distinzioni.. Poi, dopo i casi Lusi e Belsito, diventa tutto un calderone. Eravamo già in difficoltà con le dimissioni di Berlusconi, il governo Monti e l’Italia dilaniata dalla crisi.
Vi serve una faccia nuova?
Per carità , se significa avere un altro Renzi proprio no.
Vi rottamerebbe?
Ma lui è da rottamare. Chiede trasparenza e poi è il meno trasparente di tutti, sul suo sito non c’è una riga sui costi di questa campagna.
Sempre e solo Berlusconi?
Condivido in pieno la sua pausa di riflessione. Così come le due ultime uscite su Imu e fiscal compact. È tutto così indeciso, dalla legge elettorale in giù, che non si può prevedere quel che succederà . Ormai noi politici siamo estremamente volubili, quasi vapore acqueo… il rischio è quello di una bella sublimazione e spariamo tutti. Non si può più sbagliare.
Caterina Perniconi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 18th, 2012 Riccardo Fucile
DA DUE ANNI FIORITO NON DICHIARA PATRIMONIO… A FRONTE DI SPESE ELETTORALI IRRISORIE, GIA’ NEL 2005 AVEVA 5 AUTO DI LUSSO
C’è un angolo di Paradiso dove quel diavolo di Fiorito, er Batman, aveva fatto il nido. Perchè così raccontano ora, con il timore che si deve a un boss, in quel di Anagni, dove il “miracolo ciociaro” del nostro è cominciato.
Ma, soprattutto, perchè così documentano il catasto e la conservatoria di Latina.
È una villa di 8 vani nel cuore del Parco del Circeo, aggrappata al promontorio, lungo la strada del sole, la sterrata che lo taglia a metà , all’altezza del faro.
E se è vero che non è una novità la passione dei tesorieri di partito per il mattone (il caso Lusi insegna), se è vero che di case, il “nostro”, ne ha collezionate come al Monopoli (all’agenzia del territorio risultano intestati a suo nome 8 fabbricati e 5 terreni ad Anagni, tra cui la prestigiosa tenuta della “Montagnola”; 1 fabbricato e un terreno a Piglio), questa del Circeo è una casa diversa dalle altre.
Non fosse altro per come è stata acquistata e quando è stata acquistata.
CASA ABUSIVA PAGATA IN CONTANTI
È il 28 novembre dello scorso anno quando il notaio di Anagni, Paola Di Rosa, stipula la compravendita della villa. Fiorito compra da una signora, M. D.
E quel che compra non è un immobile qualunque.
La casa è infatti la porzione di una villa dalle due grandi ali che, anni prima, è stata costruita abusivamente nel cuore della riserva naturale e che, nel Paese dei condoni edilizi licenziati dalla maggioranza politica di cui Fiorito è punta di diamante, è «in sanatoria». Il dettaglio è cruciale.
Per questo tipo di immobili, infatti, non c’è banca che conceda mutuo.
La compravendita non può che essere per contanti.
La proprietaria chiede 1 milione di euro. Fiorito la spunta per 800 mila.
Una montagna di grano che non ha difficoltà a tirare fuori, vincendo un’asta “al ribasso” per la quale erano stati rifiutati 750 mila euro.
Sappiamo ora che, nel novembre dello scorso anno, Fiorito è nel pieno del vortice di bonifici con cui sta prosciugando il conto Unicredit da 6 milioni e mezzo di euro destinato alle spese del gruppo Pdl alla Pisana.
E certo la coincidenza dell’acquisto della villa in contanti qualcosa può significare. Anche perchè la circostanza che, in quei mesi, l’uomo sia liquido come una banca, è nel progetto che ha per il suo buen retiro.
Lo ricordano spesso in giro su una “Jeep” nera, compiaciuto nel vantarsi di un cabinato da 15 metri del cantiere “Manò Marine” ancorato nel porto di san Felice.
È un fatto che Fiorito chieda e ottenga che, in barba a qualunque vincolo paesaggistico, si realizzi un bel parcheggio di fronte alla villa.
E quando al cantiere vengono immediatamente messi i sigilli, pensa bene di sventrare un po’ di terreno per una piscina per la quale chiama muratori e idraulici da Anagni. Non ne avrà tempo, perchè anche questo cantiere, aperto la scorsa estate, viene smontato in fretta e furia quando sul nostro piomba il dossier Battistoni.
DICHIARAZIONI DEI REDDITI ASSENTI
Del resto, l’acquisto della villa “in sanatoria” al Circeo e un tenore di vita da Creso de noantri devono essere motivo di qualche preoccupazione per il nostro.
E la conferma è negli archivi del Consiglio regionale.
Fiorito, che, nel suo doppio ruolo di tesoriere e capogruppo del Pdl, dovrebbe essere un esempio di “trasparenza”, dimentica infatti di rendere pubblica, come pure prevedono una legge dello Stato (la 441/82) e lo Statuto della Regione, la sua situazione patrimoniale e dunque rende impossibile la discovery non solo di ciò che guadagna con il suo stipendio da consigliere, ma anche delle sue proprietà immobiliari.
Su tre anni di consiliatura – 2010, 2011, 2012 – presenta infatti una sola dichiarazione, nell’estate del 2010.
Nè, a quanto pare, qualcuno lo sollecita a farlo.
Tantomeno chi oggi, nella sua maggioranza, lo taccia del rubagalline.
Quel solo pezzo di carta firmato da Fiorito in tre anni si riferisce ai suoi cespiti del 2009, quando è ancora “soltanto” un consigliere di opposizione nella Regione guidata da Marrazzo, quando ancora non è cominciata la pesca nelle casse della Regione.
Il suo modello “Unico” registra un reddito da lavoro dipendente di 124 mila 995 euro lordi.
Mentre, genericamente, dichiara la proprietà di 4 fabbricati e un terreno ad Anagni (abbiamo visto che, oggi, di immobili in Ciociaria ne risultano otto) e di un immobile a Roma. E non è tutto.
PROPAGANDA DA PEZZENTE E 4 AUTO
Nell’auto-certificazione che accompagna quella sua unica dichiarazione, Fiorito giustifica come spese per la sua propaganda elettorale una miseria. Poco più di 24 mila euro.
Più o meno un quinto del valore di quello che, in quel momento, dichiara essere il suo parco macchine: una Jaguar XJ e una Mercedes 600 sl immatricolate nel 2003, una Mercedes 320 sl del 1996 e una Bmw x5 immatricolata nel 2008.
Lo stesso tipo di Suv che ricomprerà nel 2011 (con soldi non suoi) e senza la quale, evidentemente, proprio non sapeva stare.
Forse perchè la più adatta a tenere stretto il «rapporto tra elettore ed eletto».
O magari a raggiungere la sterrata del Circeo.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)
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Settembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
LA RICOSTRUZIONE DI TUTTI I MOVIMENTI DELL’EX CAPOGRUPPO DEL PDL FIORITO ALLA REGIONE LAZIO CHE POTREBBE ALLARGARSI AD ALTRI ESPONENTI DEL SUO PARTITO E AD ALTRI GRUPPI…. PRELIEVI IN NERO PER OLTRE UN MILIONE
Non è stato un lavoro di fino. Franco Fiorito ha trafficato alla grossa.
Si è mosso con la perizia e la circospezione finanziaria di un forchettone da condominio, lasciando traccia di sè ovunque.
O, forse, con l’arroganza di chi è certo che nessuno avrebbe messo becco nella greppia dove – dice lui agitando l’arma del ricatto – “magnaveno tutti”.
A cominciare da chi gli è succeduto e lo ha ammazzato, il nuovo tesoriere e capogruppo Pdl Battistoni, come pure, dice lui, Arianna Meloni, sorella dell’ex ministro Giorgia, Alessandra Sabatini, cognata dell’ex assessore comunale Rampelli, e tale Carmela Puzzone, moglie del presidente della commissione Scuola, Del Balzo.
E tuttavia, nelle parole con cui in queste ore una fonte inquirente dipinge il quadro di movimenti bancari spalancato da un SOS di Bankitalia e da una guerra di dossier nel Pdl prima, e da un’indagine della Procura poi, c’è una doppia indicazione.
“Fiorito? – chiosa – Un Lusi alla amatriciana, che ragionevolmente non farà una fine diversa”.
Dove l’evocazione degradante del metodo (all’amatriciana) indica anche e soprattutto un probabile e comune approdo: il carcere.
Non fosse altro che un peculato è affare penalmente assai più serio (dai 3 ai 10 anni) di un’appropriazione indebita.
7 milioni e mezzo in 2 anni
Vediamole, dunque, le mosse di “Francone” e il suo “lavoro alla ciociara”. Almeno per quello che sin qui è possibile documentare.
Succhia nei due conti che dovrebbero alimentare le spese del gruppo regionale Pdl, di cui lui è tesoriere e dunque “padrone”.
Vengono entrambi accesi nella filiale Unicredit 30656 della Pisana (la sede della Regione) nell’estate del 2010, subito dopo le elezioni, e portano i numeri 72130 e 72093.
Il primo è destinato a saldare i mandati di pagamento necessari al funzionamento del gruppo.
Il secondo, ai rimborsi delle spese sostenute dai 17 consiglieri Pdl “per garantire il rapporto tra elettore ed eletto”.
Ebbene, tra il giugno del 2010 e il luglio del 2011, i due conti vengono svuotati per complessivi 7 milioni e mezzo di euro. Cinque milioni 976 mila escono dal 72093, 1 milione e 817 mila dal 72130.
Sui due conti, Fiorito ha la delega ad operare con Bruno Galassi, il suo “spicciafaccende”. ”
Un Fiorito in sedicesimi”, dice un inquirente.
Certamente, uno che non fa, nè si fa troppe domande.
Non fosse altro perchè l’effetto che creano le migliaia di operazioni in uscita dai due conti Unicredit (almeno 300 solo in questi ultimi due mesi) è di assoluta confusione sulle ragioni dei movimenti.
Rimborsi legittimi per altrettanto legittime spese politiche si impastano con le “privatissime” spese e gli altrettanto privatissimi appetiti di Fiorito.
Il tipo maneggia contanti, bancomat, assegni circolari e una carta di credito ricaricabile, come i soldi del Monopoli.
E – incredibilmente – quando c’è da prendere per lui – non prova neppure a dissimulare.
Due banche italiane, 4 spagnole
Fiorito si intesta dodici conti. O almeno questo è il numero di quelli già documentati con certezza.
Sette in Italia, presso filiali di Roma del “Monte dei Paschi” e della “Banca Popolare del Lazio”.
Cinque, in quattro istituti spagnoli: “Banco Santander”, “Caixa banc”, “Banco Pastor”, “Caja general del Ahorros”.
Anche se poi un altro, secondo i primi accertamenti del Nucleo valutario della Guardia di Finanza, sarebbe in Francia, neanche fosse una beffarda conferma di quell’antico adagio del popolino romano, “Franza o Spagna l’importante è che se magna”.
È un fatto che su questi dodici (o forse tredici) conti personali, Fiorito pompa 753 mila euro con 108 bonifici dalla ridicola causale “fondi per il rapporto tra elettore ed eletto” pescati dal conto Unicredit 72130 (quello del gruppo). 439 mila vengono parcheggiati su “Monte dei Paschi” e “Banca Popolare del Lazio”, gli altri 314 mila spalmati sulle quattro banche spagnole.
E parliamo, va da sè, di una fetta soltanto della torta da 5 milioni e 900 mila.
Il vortice
Perchè per avere idea del vortice in cui appozza con bulimica frenesia, con l’ebbrezza da pentolaccia in una fiera di paese, basta scorrere le singole voci in uscita del conto 72130 nei 24 mesi in cui ne è stato il “custode”.
Stacca assegni per 864 mila euro di cui non rendiconta i beneficiari.
Firma 417 deleghe di pagamento per il saldo di “contributi dei collaboratori” (quali, non è dato sapere).
Salda piccole spese con Pagobancomat per 32 mila euro. E ne preleva 235 mila.
Mentre la carta appoggiata sul conto, intestata al gruppo, ma nelle sue personali mani, viene ricaricata per 188 mila euro: 90 mila l’anno, 7 mila al mese. Fino ai rid per pagamenti ricorrenti a scadenza fissa per 47 mila euro e ai 13 mila per spese generiche.
La bulimia
Ci vorrà del tempo per venire a capo di tutti i capricci che Fiorito si è tolto con il grano pubblico.
Sappiamo della Bmw X5, della Smart, delle vacanze in Costa Smeralda. Ma nel mazzo figurerebbero anche articoli di pelletteria e ogni genere di gadget elettronico.
L’avvocato Carlo Taormina, che difende Fiorito, continua a dire che “la vicenda è solo una questione di qualificazione giuridica” del denaro grattato al conto del gruppo Pdl.
È un fatto che il tempo, per Fiorito, non sembra molto.
E che dovrà in fretta provare a mettere insieme pezzi di carta che provino a spiegare (ammesso esista una spiegazione diversa dall’evidenza) il sacco di questi due anni.
Fiorito, per altro, potrebbe essere solo l’incipit di un’inchiesta che potrebbe andare a spulciare anche i conti degli altri partiti della Pisana.
Maria Elena Vincenzi e Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)
argomento: la casta, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 16th, 2012 Riccardo Fucile
SOSPESO IL BANDO DELLA REGIONE: 10 MILIONI DI EURO PER FAR ALLOGGIARE I 48 CONSIGLIERI COME AL GRAND HOTEL… LO SCANDALO DEL PDL GUASTA LA FESTA E LA POLVERINI FA MARCIA INDIETRO
Le buste stanno tutte chiuse al buio, in un cassetto.
E contengono una specie di tesoro: l’appalto da 10 milioni di euro per costruire due nuovi edifici destinati al Consiglio regionale del Lazio, due palazzi di tre piani (più interrato) piazzati di fianco alla sede storica della Pisana.
Il bando, pubblicato lo scorso marzo, ha riscosso il giusto entusiasmo: una dozzina di imprese si sono fatte avanti inviando la propria proposta entro luglio, come prescritto.
Ognuna di loro ha dovuto versare 170mila euro di fidejussione, mica noccioline, per poter partecipare alla gara.
Ma il 6 settembre è arrivata la brutta notizia: bando sospeso, tutto rimandato a data da destinarsi.
Come mai? Il caso Fiorito c’entra, eccome.
Anzi, è stata proprio la faida interna al Pdl, travestita da un’inedita lotta contro gli sprechi, a generare i guai che hanno travolto il prestante presidente della Commissione Bilancio.
La governatrice Renata Polverini ha iniziato la sua campagna di prima estate sparando ad alzo zero sulle spese di Mario Abbruzzese, Pdl (ex azzurro) e presidente del Consiglio regionale.
Era stato proprio lui a spingere in ogni modo l’edificazione bis della Pisana, immaginando più spazio e bellezza per i consiglieri presenti e futuri.
Inizialmente la Polverini non s’era opposta allo slancio creativo, nonostante ci fosse chi urlava la propria insoddisfazione: “Far parte di una maggioranza non vuol dire ingoiare qualsiasi cosa — diceva a luglio Francesco Storace, La Destra —. C’è in ballo una cifra spropositata, tanto più che dovremo tagliare il numero dei seggi del Consiglio e quello delle Commissioni consiliari. A che serve l’ampliamento?”.
Nessuna risposta ufficiale della Polverini. Silenzio, attesa.
Ma poi, mentre sulla stampa fiorivano le notizie sui conti dei gruppi consiliari infarciti di ostriche e resort stellari, quell’idea edificatoria è sembrata davvero poco opportuna alla governatrice, che ha virato nettamente sul negativo invitando pubblicamente Abbruzzese a “sospendere o annullare il bando”.
Detto, sospeso. “Diciamo che i nuovi palazzi servivano a evitare una situazione promiscua — spiega Mauro Gentili, il geometra cui la Regione ha affidato il progetto —. Attualmente i gruppi consiliari devono condividere spazi comuni, invece con i 3mila metri di nuova cubatura si potranno dare stanze più riservate a ciascun consigliere, con spazio di segreteria annessa”. In effetti il bando specifica che i progetti di realizzazione dell’opera devono rispondere a un piano di massima già prestabilito: urgono “48 uffici con bagno personale e segreteria con numero 2 postazioni di lavoro”.
Ogni consigliere avrà perciò diritto a uno spazio tutto suo, alle scrivanie per i fidati collaboratori, e naturalmente a un bagno con tanto di doccia e bidet per ogni eventualità istituzionale. Bello, perfino elegante come principio.
Ma quanto costerà questa igienica privacy degli eletti ai contribuenti laziali?
Per ora lo studio preliminare approntato dai tecnici regionali ha un costo preventivato di 250mila euro. In più ci sono gli scavi realizzati per verificare l’assenza di reperti archeologici sottoterra (tutto ok, nulla osta dei Beni archeologici ottenuto a tempi di record), i lavori per l’abbattimento della tensostruttura nota come Pala Ciocchetti che ospita alcuni gruppi consiliari (pare in realtà la si voglia trasformare in un asilo nido) e infine l’abbattimento di alcuni alberi (4 pini, 9 ippocastani e 9 cipressi: benchè filari vincolati, le necessarie autorizzazioni sono presto giunte).
Riassumendo: spesi quei 300mila euro per le opere preventive, accantonati i 170mila euro per ogni impresa partecipante al bando, tutti erano in attesa di aprire le famose buste il 13 settembre, giorno di scadenza ufficiale della gara.
Invece, il 6 settembre, giunge lo scarno comunicato: “Alla luce delle nuove disposizioni economiche e finanziarie stabilite con Legge dello Stato (Spending Review), su disposizione del Presidente del Consiglio Regionale si co-munica che le procedure di gara sono sospese al fine di verificare le disponibilità finanziarie necessarie”.
Tradotto: per colpa di Monti, niente doccia riservata per i consiglieri laziali.
Oppure, politicamente parlando, ecco la prosa laziale della Polverini dedicata ad Abbruzzese: “Dubito che l’opinione pubblica comprenderebbe, nella difficile congiuntura economica che colpisce anche questa Regione, le ragioni dell’effettiva utilità della spesa per i nuovi edifici del Consiglio”.
Insomma, per ora, tutto fermo.
Addio capitolato di ultima generazione molto attento a dettagli come il free cooling e il comfort termo-igrometrico.
Addio 1.100 giorni entro cui inaugurare trionfalmente altre due colonne del potere regionale: “Non so come andrà a finire — ammette il geometra della Regione —, tra i tagli aitrasferimenti e la storia di Fiorito, è saltato tutto.
Comunque il bando è solo sospeso, non annullato: le buste restano chiuse ma si può anche decidere di aprirle. Non ci vuole niente”.
Basta aspettare il momento giusto.
Intanto per domani alle 16 è stata convocata una seduta straordinaria del Consiglio regionale. Unico punto all’ordine del giorno: “Comunicazioni urgenti della presidente Renata Polverini”
Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL, Politica, Roma | Commenta »