Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
IN REGIONE LAZIO DELIBERE-SCANDALO APPROVATE ALL’UNANIMITA’
Le erogazioni ai gruppi politici della Regione Lazio sono lievitate senza che fosse fornita alcuna giustificazione specifica.
Le decisioni dell’ufficio di presidenza, poi ratificate dal consiglio regionale – che hanno consentito di passare da un milione di stanziamento ratificato il 26 gennaio 2010 (la giunta all’epoca è guidata dal centrosinistra) ai 14 milioni dell’8 novembre 2011 – sono sempre state motivate con una generica esigenza di denaro.
E adesso pure su questo si stanno effettuando controlli.
La legge prevede infatti che si specifichino i motivi delle variazioni di bilancio, soprattutto se i fondi devono essere sottratti ad altre «voci».
Nonostante la norma fissi criteri precisi per la gestione dei soldi pubblici, le delibere che determinavano i nuovi stanziamenti sono sempre passate all’unanimità , vale a dire con il consenso di maggioranza e opposizione.
«Il presidente Mario Abbruzzese decideva d’accordo con il segretario generale Nazzareno Cecinelli e tutti votavano senza effettuare alcuna obiezione o verifica», ha raccontato durante il suo interrogatorio della scorsa settimana l’ex capogruppo Franco Fiorito, ora indagato per peculato.
A dimostrarlo ci sono adesso le copie degli atti acquisiti la scorsa settimana nella sede della Pisana dagli uomini del Nucleo Valutario per ordine dei magistrati.
IL VOTO ALL’UNANIMITA’
Il primo provvedimento preso dopo l’elezione della nuova giunta guidata da Renata Polverini risale al 14 dicembre 2010.
Il denaro messo a disposizione dei partiti viene aumentato fino a 5,5 milioni di euro.
Il 10 febbraio 2011 l’ufficio di presidenza decide all’unanimità che quello stanziamento è congruo.
Cecinelli «vista» la pratica. Sono presenti Abbruzzese, il vicepresidente Raffaele D’Ambrosio dell’Udc, e i consiglieri Gianfranco Gatti della lista Polverini, Isabella Rauti del Pdl, Claudio Bucci dell’Idv.
Ma due mesi dopo, il 4 aprile, arriva una nota firmata dal funzionario Maurizio Stracuzzi che segnala come «la disponibilità attuale del capitolo 5 non consente, nei prossimi mesi, di soddisfare le obbligazioni».
Non viene effettuata alcuna verifica ulteriore visto che in appena 24 ore si riunisce l’ufficio di presidenza e si determina uno stanziamento aggiuntivo di 3 milioni di euro. La composizione è identica a quella della precedente riunione.
E anche questa volta tutti sono d’accordo.
Il 19 luglio 2011 si segue la solita procedura.
A cambiare è solo la «formazione» dell’ufficio di presidenza. Assente D’Ambrosio, è presente l’altro vicepresidente: Bruno Astorre del Pd.
Ma il risultato è identico. Anche questa volta la «segnalazione» che le casse sono vuote arriva da Stracuzzi.
È stato lui, cinque giorni prima dell’incontro, a sottolineare la necessità di disporre di altri 3 milioni. Detto, fatto.
Grazie alla sintonia che regna nell’ufficio di presidenza tutti i gruppi avranno i soldi in più.
GLI STANZIAMENTI PRENATALIZI
Si arriva così al 2 novembre 2011.
Stracuzzi usa la stessa formula generica per chiedere altri 2,5 milioni di euro. L’organismo guidato da Abbruzzese procede, senza sollecitare chiarimenti, sei giorni dopo.
Nella delibera numero 86 dell’8 novembre 2011 ci si limita a scrivere di «dover procedere per stanziamento da legge di bilancio di previsione esercizio 2011 non sufficiente come dimostra la lettera dell’ufficio preposto».
Anche questa volta non c’è D’Ambrosio e manca pure Rauti.
A ratificare la decisione ci pensano gli altri rappresentanti che votano per conto di Pdl, Pd, Udc e Idv.
Nelle casse dei gruppi arrivano dunque ulteriori fondi e proprio in quel periodo Fiorito comincia a disporre bonifici senza specificare nelle distinte il nome del destinatario e la causale.
Una girandola di accrediti che alla fine supera il milione e mezzo di euro.
Parte dei soldi è certamente finita nelle sue tasche. Ma il resto?
Era stato l’avvocato Carlo Taormina a sollecitare verifiche sulle procedure adottate dall’ufficio di presidenza «perchè è in quella sede che si decide la destinazione dei fondi pubblici e dunque, in caso di irregolarità , si commette peculato».
Ora anche la Corte dei Conti sta verificando se le procedure seguite nella distribuzione del denaro siano regolari o se le scelte effettuate nel corso degli ultimi due anni abbiano causato danni all’Erario.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: la casta, PdL, Roma | Commenta »
Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
LA GOVERNATRICE “MOLTO PROVATA” HA CHIESTO UN PARERE AL PREMIER… ALEMANNO POCHE ORE PRIMA AVEVA PARLATO DELLA NECESSITA’ DI “AZZERARE IL CENTRODESTRA”… L’OPPOSIZIONE SI DIMETTE IN BLOCCO E SPERA NELL’UDC
Renata Polverini sarebbe di nuovo tentata dalle dimissioni. Lo scrive per prima
l’agenzia Agi, che cita ambienti del Pdl.
La governatrice del Lazio ha incontrato il presidente Monti, in partenza per gli Stati Uniti, al quale ha chiesto un parere sulla vicenda.
Riserbo sulle intenzioni della governatrice: “Spetta a lei riferire sull’esito del colloquio”.
Renata Polverini viene descritta come “molto provata”, anche dopo l’ultimo colpo alla sua leadership, arrivato dal sindaco di Roma Alemanno, che ha dichiarato in serata: “Bisogna azzerare la leadership del centrodestra”.
Alle 23,20, la governatrice del Lazio ha rilasciato un comunicato: “Ho chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione; mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese. Il colloquio è stato cordiale come sempre e ringrazio il Presidente per avermelo accordato”.
Altra brutta notizia per la Polverini, la raccolta di firme del Pd per arrivare allo scioglimento del Consiglio Regionale.
Anche Idv, Sel, Fds hanno detto sì. Tutti hanno rassegnato “le proprie dimissioni irrevocabili per lo scioglimento del Consiglio regionale”.
Prime crepe nella maggioranza: lascia anche il consigliere dell’Mpa, Pascucci e quello della Lista Civica, secondo quanto dichiara a Sky l’ormai ex capogruppo del Pd, Esterino Montino.
“L’Udc diventa a questo punto decisiva con i suoi sei consiglieri, so che c’è una discussione in corso”.
Servono 36 firme, e cioè la maggioranza più uno.
“Siamo a 29” dice.
“Non si può reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
A far cadere le riserve dell’Udc sull’opportunità di porre fine all’esperienza di governo regionale potrebbe essere anche la dura presa di posizione del cardinale Bagnasco.
Per tutta la giornata sono stati continui i contatti tra Casini e i suoi in Regione: le parole di Buttiglione, dunque, sebbene siano state pronunciate a titolo personale, rappresenterebbero il sentimento generale all’interno del partito di via Due Macelli.
Anche se c’è da convincere il vicepresidente del gruppo, Luciano Ciocchetti, per ora contrario.
Al compagno di partito Savino Pezzotta, che gli chiedeva esplicitamente di staccare la spina per tornare al voto, Casini ha testualmente risposto su twitter: “Correttezza impone che si decida con gli amici laziali. Pensando ai nostri elettori e all’Italia che vogliamo costruire”.
“Non credo che si possa reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
argomento: PdL, Politica, Regione, Roma | Commenta »
Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
“E’ UN RITORNO ALLE ORIGINI, CHI FA POLITICA NON PUO’ METTERSI IN CSTUME DA BAGNO?…. E RIBADISCE: “NON MI DIMETTO DALLA REGIONE”
“C’è chi fa l’avvocato, il medico, l’attore comico. Non vedo perchè io non possa avere una seconda occupazione, se così vogliamo chiamarla visto che comunque è stata una tantum”. Nicole Minetti irrompe alla settimana della moda di Milano e non delude le aspettative.
L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi diventata consigliera regionale in Lombardia, imputata con Lele Mora ed Emilio Fede per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile per affaire bunga bunga, rivendica la scelta di “modella per un giorno” e non teme affatto le critiche dei colleghi del Pdl: “Sinceramente non vedo perchè dovrebbero esserci delle polemiche. Qualcuno dell’opposizione potrà strumentalizzare la mia presenza qui, ma fa parte del gioco”.
Del resto, “che c’è di male a mettersi in costume da bagno? Chi fa politica non può mettersi in costume da bagno?”.
La consigliera si è esibita in una sfilata ‘succinta’, indossando prima un bikini viola e poi un tre pezzi bianco.
Testimonial della casa di costumi lombarda, l’ex igienista dentale non ha rinunciato però a parlare di politica, ribadendo di non avere alcuna intenzione di dimettersi.
“Non ho nessun ripensamento — spiega nel backstage — non mi dimetto”.
Poi, parlando delle primarie del Pd, ha svelato che “se dovessi votare, lo farei per Renzi” (non avevamo dubbi n.d.r.)
Infine, sempre attorniata da giornalisti e fotografi, ha spiegato che “politica e moda possono conciliarsi benissimo. Anzi, per me la politica è al servizio della moda”.
”La mia prima passione resta sempre la politica — ha precisato la Minetti — oggi è solo un ritorno alle origini, perchè avevo sfilato quando era un po’ più piccola”.
Francesca Martelli e Claudia Rossi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume, PdL, Politica | Commenta »
Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
TIRATA IN BALLO LA NUOVA GIOVANE CAPOGRUPPO DEL PDL: “NCHE LEI HA PRESO SOLDI PRELEVATI DAI FONDI REGIONALI DEL GRUPPO”… SE E’ QUESTO IL VOLTO DEL CAMBIAMENTO…
Renata Polverini ieri l’ha presentata come il volto del cambiamento al Gruppo Pdl della Regione Lazio: “Ora posso andare avanti” ha detto abbracciandola. Lei, la consigliera 26enne dalla faccia pulita, Chiara Colosimo, è stata nominata nuovo capogruppo del Pdl. Sul sito Internet si legge il suo motto: “Io ho quel che ho donato” ma — stando a quello che ha dichiarato Franco Fiorito ai pm romani — la consigliera avrebbe anche preso.
L’ex capogruppo Pdl Franco Fiorito, ora indagato per peculato, ai pm Alberto Caperna e Alberto Pioletti ha raccontato di aver consegnato alla giovane Colosimo circa 200mila euro prelevati dai fondi del gruppo regionale.
Una parte di questi, circa 22mila euro, sarebbero stati utilizzati per pagare una società che aveva fornito il catering durante l’evento denominato “Notte di mezza estate” che il ministro Giorgia Meloni e il deputato Pdl Fabio Rampelli avevano organizzato all’Auditorium negli anni passati.
Anche i soldi per rifocillare i partecipanti a quella serata in cui si discuteva di politica, sarebbero stati prelevati dalle casse del Pdl.
Fiorito ha consegnato ai pm gli strumenti per allargare a dismisura l’indagine: dai fondi del gruppo Pdl nell’ultimo biennio a quelli del partito laziale dal 1998 al 2011. l’ex capogruppo ha consegnato sei faldoni contenenti i bilanci di 14 anni di gestione del Popolo della libertà e, prima ancora, di Forza Italia.
La Procura per ora li ha messi da parte, preferendo concentrare la sua attenzione sui soldi trasferiti all’estero dal capogruppo uscente.
Fiorito però sembra intenzionato a raccontare tutto quello che sa sul periodo in cui era capogruppo Alfredo Pallone, della corrente di Antonio Tajani come Francesco Battistoni, suo rivale.
Ai suoi amici in questi giorni ha confidato di avere molti dubbi sul rimborso di buoni benzina per decine di migliaia di euro e per alcuni soggiorni in hotel di parenti dei politici del Pdl.
Tra i documenti consegnati spuntano anche nuove spese rimborsate ai consiglieri.
Finisce così nel calderone anche il consigliere Antonio Cicchetti, ex forzista, poi passato al Pdl, che aveva la passione per i libri.
A spese del gruppo infatti avrebbe acquistato mille copie del libro ‘manoscritti della Biblioteca apostolica vaticana’, dello scrittore reatino Andrea Di Nicola. E altre 1500 copie di un altro testo, sempre a firma dello stesso autore, ‘La città sanitaria’.
Ma Cicchetti al gruppo avrebbe presentato anche le spese per l’acquisto di spazi in reti televisive reatine.
Per una sola ospitata, infatti, aveva chiesto al gruppo che fossero pagati 220 euro.
Ma ci sono anche i soldi per le fondazioni, che Francone dice di aver rimborsato.
Dopo la nota associazione “Mario Ruggero Lazzaroni” che Fiorito dice di aver finanziato per circa 50mila euro, ne spunta una seconda.
Si tratta della fondazione Roma Laboratorio di Comunità , che avrebbe chiesto un rimborso di 12mila.
E poi ci sarebbero 100mila euro pagati all’associazione dei giovani del Ppe, di Carlo De Romanis, l’organizzatore della celeberrima festa romana. Per lunedì prossimo Fiorito è stato convocato a Viterbo per l’indagine sulle fatture false che sarebbero contenute nel suo dossier.
Intanto l’ex consigliere annuncia la volontà di restituire i soldi.
Lo annuncia il suo legale, Carlo Taormina, che aggiunge: “Lo scandalo vero è che all’interno del gruppo consiliare non c’è controllo alcuno sui fondi. Il problema è a monte, al momento della delibera del comitato di presidenza che assegna i fondi. Noi faremo i conti e restituiremo i soldi che non ci spettavano per legge”.
Marco Lillo e Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL, Roma | Commenta »
Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX CAPOGRUPPO HA PARLATO DI UN SISTEMA DI RIMBORSI SPESA A CUI SI POTEVA ACCEDERE FACILMENTE
“Così facevan tutti” e la presidente non poteva non sapere. 
Il capogruppo del Pdl Franco Fiorito, indagato per peculato, si è scagliato contro tutti ieri durante l’interrogatorio fiume davanti agli inquirenti romani.
“Tutti i consiglieri regionali del gruppo Pdl chiedevano soldi. Erano diventati insopportabili, una persecuzione. Mi telefonavano continuamente o mi aspettavano fuori dall’ufficio per chiedermi soldi per cene, book fotografici, manifestazioni. Mi sono stati chiesti anche 10 mila euro per una cena di 300 persone in locali in cui non so se potessero contenere tutte quelle persone”.
Il politico regionale ha snocciolato una per una le richieste dei colleghi e scaricato una valanga di documenti a supporto.
E sul banco degli imputati di sprechi e non solo Fiorito mette anche l’ex segretario del sindacato Ugl: ”La presidente della Regione Renata Polverini non poteva non sapere, poichè si trattava di una decisione di cui la giunta prendeva atto, dell’accordo di ripartizione dei fondi assegnati ai gruppi dall’ufficio di presidenza”.
Un accordo di ripartizione dei fonditra tutti i gruppi del consiglio regionale in funzione della loro consistenza politica che prevedeva l’assegnazione di 100 mila euro l’anno a ciascun consigliere per finalità politiche ed un accordo all’interno del Pdl che raddoppiava o triplicava tale assegnazione a seconda degli incarichi ricoperti.
Ecco il sistema, secondo Fiorito, in vigore alla Pisana.
Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti della Procura di Roma quindi è finita la posizione di diciassette politici regionali.
Fiorito ha descritto ”una gestione caotica” dei fondi ai quali si poteva “accedere con estrema facilità , anche solo con una telefonata” ha detto agli investigatori della Guardia di Finanza e agli inquirenti che hanno subito disposto gli accertamenti.
E così questa mattina gli uomini del nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno visitato si la sede del Consiglio regionale del Lazio per acquisire nuovi documenti e cercare documentazione cartacea e informatica.
Blitz necessario per trovare i riscontri alle parole e alle carte depositate da Fiorito. Documenti e fatture che rappresenterebbero anche la prova di operazioni inesistenti.
L’avvocato Carlo Taormina che assiste Fiorito spiega così l’interrogatorio: “Il mio assistito ha chiesto ai pubblici ministeri di indagare, di andare a guardare se a fronte dei soldi concessi corrisponda o meno l’organizzazione di un convegno, l’affissione di un manifesto, la pubblicazione di un testo. Comunque — ha detto ancora Taormina — Ai magistrati ha consegnato anche documenti riguardanti le somme e le indennità a lui liquidate”.
A chi gli ha chiesto se Fiorito ha accusato i colleghi Taormina smorza: “Accusare è una parola grossa. Fiorito ha chiesto che l’autorità giudiziaria proceda per comprendere che i materiali documentari che abbiamo depositato possano portare a una conclusione in tal senso”.
Sul sistema di elargizione dei fondi ai gruppi consiliari laziali Taormina ha poi detto che “era un sistema ben collaudato almeno dall’inizio di questo mandato.
Il sistema chiama in causa chi decideva ovvero l’ufficio di presidenza regionale da dove partivano le assegnazioni delle erogazioni.
Fiorito ha chiesto che si facciano accertamenti su tutti i gruppi perchè i benefici li hanno avuti tutti. Può darsi che Fiorito abbia delle responsabilità , ma se le ha lui le hanno tutti”.
Sul ruolo della Polverini il legale aggiunge: “Sul piano politico sono affari dei politici, ma quello che voglio dire è che eventuali accertamenti possono essere utili. La Polverini ha avuto una sua lista e un suo gruppo e se ci sono stati privilegi potrebbe averli avuti anche il suo gruppo”.
Fiorito agli inquirenti ha anche detto che “se ha commesso errori è pronto a pagare”. Per lui però potrebbe essere in arrivo altri guai.
Nei prossimi giorni infatti sarà ascoltato dal pm di Viterbo Massimiliano Siddi per reati connessi ad un’inchiesta aperta sulla gestione di fondi regionali.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: PdL | Commenta »
Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
E’ STATO ANCHE PRESIDENTE DEGLI UNIVERSITARI CATTOLICI… FIORITO LO AVEVA ACCUSATO DI AVER USATO I SOLDI DEL GRUPPO PER UN WEEK END A TORINO CON L’AMANTE
Una biografia che parte da Montefiascone e atterra alla Pisana, sempre nel nome di Tajani.
Quarantacinquenne rampante (almeno sino a poche ore fa), Francesco Battistoni arriva al Consiglio regionale del Lazio nel 2010, dopo una lunga gavetta in provincia.
Nella sua biografia on line si legge che fin da giovane si interessa al mondo del volontariato e dell’associazionismo, diventando nel 1994 presidente della Fuci (Federazione universitaria cattolici italiani).
Nello stesso anno aderisce a Forza Italia e assume il coordinamento provinciale a Viterbo dal ’97 al 2000, anno in cui viene nominato assessore provinciale all’ambiente. Nel 2004 vince le elezioni amministrative del Comune di Proceno e ne diventa primo cittadino.
Una carriera sempre nel nome del – e guidata dal – vicepresidente della Ue Antonio Tajani, che controlla buona parte del partito nel nord del Lazio.
Già al centro di un caso politico, Battistoni si ribella alla scelta della Polverini di chiamare alla carica di assessore all’Agricoltura la viterbese Angela Birindelli, poltrona che gli viene soffiata all’ultimo momento nel nome delle quote rosa.
Una battaglia, quella contro la Birindelli, che Battistoni continua nel partito e che sfocia in un’inchiesta giudiziaria.
E’ dei giorni scorsi la conferma che la Birindelli è indagata per lo stanziamento di 18 mila euro in pubblicità istituzionale in favore dell’Opinione di Viterbo – legata al quotidiano di Arturo Diaconale – che si distingueva per gli attacchi ai suoi avversari interni al partito.
La Procura di Viterbo ipotizza che la testata, che ha alcune pagine locali dedicate al Viterbese, fosse diventata una “macchina del fango” della politica locale.
A luglio arriva il momento della rivincita per Battistoni, sposato e con tre figli.
Una concitata riunione del gruppo Pdl fa fuori Francone Fiorito e mette sulla poltrona d’oro Francesco.
Un cambio che gli rovescia addosso anche un sacco di guai, comprese le ultime accuse di Fiorito, ma che non gli fa perdere la priorità nella sua azione politica.
Nei giorni scorsi, sulle spese pazze in Regione Lazio, Battistoni era stato ascoltato come persona informata dei fatti dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e al pubblico ministero Alberto Pioletti, gli stessi che ieri hanno messo sotto torchio per sette ore l’ex collega Fiorito.
Va detto anche che negli ultimi giorni tra lui e Batman Fiorito sono volati stracci privatissimi.
Fiorito ha insinuato che Battistoni avrebbe pagato con i soldi del gruppo anche un suo week end clandestino a Torino con l’amante, l’azzurro Battistoni ha negato tutto, arrivando a sostenere che Fiorito ha manipolato le fatture per gettare fango su di lui e tutto il gruppo.
Un duello fra gentiluomini.
L’ultimo post pubblicato sul suo sito? Magnifica la “sagra del fagiolo di Sutri, straordinario evento di promozione” con tanto di taglio del nastro.
(da “la Repubblica“)
argomento: PdL | Commenta »
Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
LA GOVERNATRICE RIMANDA OGNI DECISIONE PERSONALE: “IO SONO UNA PERSONA ONESTA, VOGLIO USCIRE DA QUESTA VICENDA A TESTA ALTA”… BERLUSCONI TEME LA SPACCATURA CON GLI EX AN IN VISTA DELLE POLITICHE
Il Pdl passa al regolamento di conti. Mentre la mattinata si chiude con le dimissioni del
capogruppo in Regione Francesco Battistoni, una delle richieste del presidente Renata Polverini ancora in bilico tra dimissioni e permanenza in carica, il caso Lazio si trasforma in una partita nazionale che mina il matrimonio tra berlusconiani ed ex An.
E mette a rischio la tenuta del Pdl anche in altre regioni, a cominciare dalla Lombardia, dove è in bilico la permanenza in sella di Roberto Formigoni, travolto dagli scandali e alle prese con il nuovo corso della Lega nord. Per non parlare del voto politico che è già dietro l’angolo.
Battistoni, fresco successore del protagoinista dello scandalo Franco Fiorito alla guida del gruppo Pdl in Regione Lazio, ha gettato la spugna dopo un faccia a faccia con il segretario nazionale Angelino Alfano.
E il presidente?
Dopo aver dettato in consiglio regionale le sue condizioni per moralizzare la vita politica ed evitare il tutti a casa, Renata Polverini non ha ancora preso una decisione, e ha ricevuto da Silvio Berlusconi un pressante invito a restare (“Ho sentito Berlusconi, non l’ho visto”, precisa oggi Polverini).
”Dimissioni? qualcuno parla al posto mio, domani si riunisce il consiglio, poi vediamo”, ha detto ai giornalisti uscendo di casa per andare “dal medico”, ha precisato.
“Ho condizionato il mio impegno al consiglio, non sono disposta a pagare le colpe di altri”.
Domani il consiglio regionale del Lazio voterà sui tagli e sulla riduzione dei costi della politica.
Dopodichè il presidente potrebbe annunciare la decisione che riporterebbe la Regione alle urne.
Intanto promette: “Oggi daremo i dati. Ho dato autorizzazione ai miei uffici di mettere rete e di trasmettere alle agenzie quello che noi abbiamo fatto e quello hanno fatto gli altri”.
”Io sono una persona onesta”, ha continuato Polverini parlando con i giornalisti sotto casa, “non ho mai rubato nulla e respingo scenari raccapriccianti. Di questa classe politica faccio parte, ma ne voglio uscire bene”.
E a chi le chiedeva una candidatura da premier ha risposto: “Ma per carità ”.
Il presidente della Regione Lazio ha parlato anche della sua partecipazione all’ormai famosa festa in stile antica Roma, con ancelle in toga e maschere da maiale, organizzata dal consigliere regionale Pdl Carlo De Romanis.
“Sono stata invitata a una festa da un consigliere per festeggiare l’addio al suo vecchio incarico, questo ragazzo credo abbia rapporti con Tajani: le foto mostrano il mio sconcerto e me ne sono andata via subito”.
Sulle condizioni poste per la sua permanenza, Polverini precisa: ”Io non chiedo la testa di nessuno, faccio il presidente di Regione e agisco nel rispetto delle mie prerogative. Il Pdl, partito che sostiene la mia maggioranza, ci ha messo nei guai attraverso persone poco perbene, a dire poco”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: PdL | Commenta »
Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
PER IL SINDACO DI ROMA “NEL PDL NON C’E’ SOLO IL CAVALIERE, LE PRIMARIE VALGONO ANCHE PER LUI”… L’EX MINISTRO DEGLI ESTERI ATTACCA LA RUSSA E GASPARRI: “CERCANO UN PRETESTO PER AVERE RASSICURAZIONE SUI POSTI”
Lo scandalo alla Regione Lazio e le ripercussioni interne al Pdl nazionale.
Sullo sfondo, i giochi di potere in vista del futuro prossimo del partito.
E le guerre intestine tra ex An e lo zoccolo duro dei berlusconiani. Maurizio Lupi, ma soprattutto Franco Frattini e Gianni Alemanno, non nascondono la polvere sotto al tappeto.
E lo dicono a chiare lettere, senza giri di parole, in un clima da fine impero che testimonia come il passaggio dal Popolo della libertà all’assetto futuro della creatura politica berlusconiana non avverrà senza tensioni e colpi bassi.
L’ex ministro degli esteri, in un’intervista al Messaggero, non si limita a commentare duramente ciò che sta avvenendo nella ‘squadra’ di Renata Polverini.
Ma le sue considerazioni non possono non partire proprio dallo scandalo degli ultimi giorni, che a suo parere rappresenta lo specchio di un degrado generale della politica. ”Siamo in un abisso di immoralità — ha detto Frattini — sintomo di un sistema che non funziona più non solo per un singolo partito, ma per il complesso del meccanismo del finanziamento della politica. Si è prodotto un meccanismo diffuso di ruberie, di approfittamento personale e di sfrontatezza”.
Non solo.
Per l’ex titolare della Farnesina “tutto quello che si fa rischia di essere solo la rincorsa dell’emergenza”.
Per quanto riguarda la vicenda del Pdl laziale, invece, secondo Frattini “Renata Polverini ha fatto molto bene a minacciare le dimissioni e a tagliare venti milioni di finanziamento ai gruppi, ma non è una risposta strutturale” perchè ”Fiorito e Battistoni — ha detto l’ex ministro — hanno dossier l’uno contro l’altro che fanno emergere lotte fratricide interne al Pdl laziale”.
La ricetta per uscire dall’impasse, quindi, a parere di Frattini è una sola: “azzeramento dei vertici a partire dai gruppi consiliari” anche per il fatto che “io non posso accettare che nel mio partito ci sia un signore che organizza festicciole vestito da antico romano con le ragazze che versano le coppe di mojito”.
La vicenda di questi giorni, inoltre, per l’esponente del Pdl viene da lontano.
E tocca la natura stessa del Pdl. “Il virus del correntismo, delle lotte intestine, ha fatto sì che la competizione interna sia stata condotta unicamente a colpi di chi prendeva di più per poi distribuire agli amici” ha detto Frattini, secondo cui questo virus “è figlio anche della fusione fredda tra Forza Italia e An. Che questo nel Pdl sia un problema è evidente”.
Inevitabile, a questo punto, un passaggio sull’ipotesi di scissione paventata dai colonnelli di Alleanza Nazionale La Russa e Gasparri.
Una mossa che per Frattini ha solo interessi personali. Parole durissime: “E’ un discorso che si innesta nelle tattiche di posizionamento per l’assegnazione dei posti nelle future liste elettorali.
Gli ex An — è il parere dell’ex ministro — mi paiono alla ricerca di un casus belli per provocare da parte di Berlusconi una rassicurazione del tipo: state sicuri, le vostre quote nessuno le tocca, i posti per voi ci sono”.
Infine la morale della favola, che per Frattini non è a lieto fine: “Ciò che rattrista — ha detto — è che viene fuori l’immagine di un partito in cui la politica è a zero e quel che domina sono gli affari o gli imbrogli, almeno a livello locale”. Per questo motivo è “necessario un ripensamento” sulle preferenze nella riforma elettorale, perchè c’è il rischio che, esportando a livello nazionale il meccanismo delle preferenze, “esportiamo anche i mali che hanno provocato a livello locale”.
Anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno prende spunto dallo scandalo Lazio per denunciare la situazione di stallo all’interno del Pdl.
Rispetto a Frattini i toni sono più pacati, ma il messaggio che arriva ai vertici del partito è forte e chiaro: urge un cambiamento, anche nella scelta dei candidati.
Con quale ricetta?
Sempre la stessa: le primarie, perchè nel Pdl — è il succo dell’Alemanno-pensiero — non c’è solo Berlusconi.
Il pasticciaccio brutto alla Regione Lazio, però, per il primo cittadino capitolino viene da lontano.
”La storia del consiglio regionale del Lazio parte male senza la lista del Pdl a Roma — ha detto Alemanno a Omnibus, su La7- Quindi ha dovuto scontare questo peccato originale della mancanza di qualità complessiva, c’è stato un elemento non di selezione ma di libera scelta”.
In virtù di questo dato di fatto, secondo l’ex An “da quel momento la situazione in Consiglio è stata molto debole perchè sono entrate persone che non dovevano entrare e non ne sono entrate 10-15 che potevano qualificarlo”.
Per quanto riguarda l’atteggiamento di questi giorni di Renata Polverini, invece, secondo Alemanno la governatrice “sta sicuramente considerando l’idea delle dimissioni, non da ieri ma da qualche giorno. Personalmente non so se le darà perchè ieri ho provato più volte a chiamarla senza riuscire a parlarci”.
Poi l’invito: “Non deve dimettersi: tenga duro e faccia pulizia”
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: PdL | Commenta »
Settembre 20th, 2012 Riccardo Fucile
QUALE MALE MINORE PERSEGUIRE DA QUI AL VOTO?… IL CASO LAZIO E IL TIMORE DI UN EFFETTO DOMINO
Sarebbe azzardato sostenere che il collasso del centrodestra laziale anticipi, in miniatura, la crisi del Pdl nazionale.
Per quanto riguarda la giunta di Renata Polverini, la sorpresa semmai è che non sia implosa prima: esprime una classe dirigente che non è mai apparsa tale per l’incapacità , se non il rifiuto, dei partiti di trovare persone competenti.
Per il movimento di Silvio Berlusconi la situazione è diversa.
Le tensioni affondano nella perdita di identità e di leadership dell’ex premier, che irradia disorientamento e incertezza sull’intera ex maggioranza.
Le stesse voci, magari gonfiate in modo strumentale, di una scissione tra i «puri» di Forza Italia e la componente di An, sono il sintomo di una diaspora latente. L’impressione è che Berlusconi voglia tentare di arginare lo spettacolo indegno offerto dai politici della regione Lazio.
Il vertice convocato ieri sera nella sua abitazione romana sa di manovra in extremis per evitare che l’immagine sfigurata del Pdl locale contagi l’intero partito a pochi mesi dalle elezioni politiche.
L’ombra inevitabile di un’inchiesta della magistratura contribuisce a drammatizzare uno sfondo nel quale sarebbe difficile, questa volta, evocare il fantasma della «giustizia a orologeria».
Eppure, sarà acrobatico scindere e distinguere le responsabilità politiche; e riuscire ad accreditare una pulizia interna tale da cancellare o solo bilanciare quanto sta venendo fuori.
Anche perchè si affianca alle inchieste giudiziarie che frugano nel sottobosco della regione Lombardia, cuore storico del potere berlusconiano.
E promette di preparare la riconquista del Campidoglio e della Regione da parte del centrosinistra, di qui alla primavera prossima.
Per questo lo scandalo potrebbe tradursi in ulteriori spinte centrifughe: si inserisce in una fase di enorme sofferenza del Pdl.
Non soltanto, però, tra berlusconiani «puri e duri» ed «ex fascisti», come alcuni settori del centrodestra hanno ricominciato a chiamare gli ex di An.
Lo scontro attraversa lo stesso Pdl semi-orfano della guida del Cavaliere, e la stessa An orfana di Gianfranco Fini.
Dilata il disaccordo sulla sesta candidatura di Berlusconi a palazzo Chigi e sull’atteggiamento da tenere nei confronti del governo di Mario Monti.
Ma finisce per toccare anche i rapporti con gli ex alleati della Lega e con l’Europa.
E riconduce a una domanda sul futuro tuttora in sospeso: quale «male minore» perseguire di qui a un voto che si preannuncia sempre più incerto e nel segno di una probabile sconfitta.
L’ipotesi di serrare le fila, facendo volare qualche straccio, è intrigante quanto problematica.
Non perchè il Pdl non ci pensi,ma perchè sarà difficile metterla in pratica. L’atteggiamento della nomenklatura coinvolta è quello di chi ha avuto un breve quanto intenso tirocinio su come funziona il sottopotere.
E si prepara a usarlo non per ammettere le proprie responsabilità ma per additare complici: come minimo in termini politici.
E probabilmente senza salvare nessuno, a cominciare dalla Polverini.
L’epilogo delle dimissioni, che pure sarebbe positivo e forse diventerà inevitabile, aprirebbe un altro buco nero nel centrodestra.
Berlusconi vuole evitarle, per prevenire un «effetto domino», ma la governatrice traccheggia, tutta intenta a calcolare le conseguenze di ogni sua mossa. Vuole apparire diversa dai suoi sodali; ed è preoccupata per il suo futuro politico.
Ma, ci sia o no un suo passo indietro, si conferma l’esistenza di un sistema di potere postumo di se stesso.
È il segno che l’immobilismo scelto come tattica da Berlusconi per tenere insieme l’esercito (e l’elettorato) rimasto fedele al suo mito logoro di vincente non basta.
Il blocco si sgretola dall’interno, corroso non dagli scandali ma dal difetto di politica e dall’eccesso di famelico dilettantismo: il malaffare sembra essere solo il prodotto finale, quasi il destino di quel peccato originale.
Può darsi che di fronte al disastro prevalga ancora la logica del bunker, perchè nessuno ha la forza e il coraggio per divincolarsi.
In questo caso, si assisterà alla sopravvivenza sempre più precaria e malinconica di equilibri, alleanze e leader che appartengono a un’altra era geologica; e alla crescita di finti anticorpi e antidoti, che in realtà sono parte della crisi e non la sua soluzione.
Massimo Franco
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: PdL | Commenta »